“Il governo ha paura dell’esito del referendum e sta limitando il diritto di voto dei fuorisede”. Così, in Aula alla Camera, il deputato democratico Federico Fornaro è intervenuto per motivare il voto contrario del PD al decreto referendum. “Negare il voto ai fuori sede è una decisione gravemente antidemocratica. Il decreto referendum esclude consapevolmente il voto dei fuori sede, nonostante questa modalità sia già stata sperimentata con successo alle elezioni europee e al referendum sul lavoro. Le motivazioni fornite dal Governo non reggono. Non esistono problemi tecnici: la questione riguarda esclusivamente le tempistiche. Ma i tempi li ha decisi il governo stesso, che ha scelto di accelerare la data del referendum senza tenere conto delle condizioni necessarie per garantire il voto ai fuori sede. Non è quindi un limite tecnico, ma una precisa responsabilità politica del Consiglio dei ministri, che ha deliberatamente impedito a studenti, lavoratori e persone fuori sede per motivi di salute di esercitare pienamente il proprio diritto costituzionale. La stessa logica si ripropone sul voto degli italiani all’estero, dove il dimezzamento dei fondi per le campagne informative rappresenta un ulteriore ostacolo alla partecipazione. Nel complesso, il governo sta nei fatti restringendo l’esercizio del diritto di voto per paura del giudizio degli elettori e del rischio di vedere bocciata l’unica riforma finora approvata. E’ una sconfitta della politica. Per queste ragioni il Partito Democratico ha espresso voto contrario al decreto referendum”.
“Sul caso di Crans-Montana il Partito Democratico non ha mai cavalcato l’onda emotiva, ma ha il dovere di segnalare alcune anomalie che non possono essere ignorate”. Lo afferma Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, commentando gli sviluppi dell’inchiesta sui fatti avvenuti in Svizzera.
“L’anomalia principale – spiega – riguarda il tempo trascorso tra i fatti e la prima convocazione dei coniugi Moretti: sono passati nove giorni, un lasso di tempo significativo, soprattutto alla luce del serio rischio di inquinamento delle prove segnalato anche dalla stampa svizzera”.
“Ricordo - aggiunge l’esponente dem - che sono scomparse le immagini di 250 telecamere e lo stesso Moretti ha parlato con i dipendenti, indicando loro cosa dire. Tutti elementi che rendono necessario fare piena luce.
Ma non siamo di fronte a un problema tra Nazioni. Le responsabilità, se accertate, sono sempre individuali: non esistono Paesi migliori di altri. In vista dell’incontro con miei omologhi svizzeri, il nostro obiettivo è costruire ponti, non alimentare conflittualità”.
“Ho notato – conclude Ricciardi – una forte reazione di deputate e deputati svizzeri nei confronti del lavoro della stampa libera. Ma la libertà di stampa è un valore che vale in Svizzera come in Italia. Credo sia arrivato il momento di ricostruire una collaborazione piena tra i nostri Paesi. Questa vicenda non si chiuderà in pochi giorni, ci sono ancora persone in pericolo di vita e il numero delle vittime è salito a 41. Per rispetto dei familiari delle vittime e dei feriti serve dialogo, cooperazione e un impegno comune per arrivare alla verità”.
“Il Governo Meloni crea lavoro povero e lo rivendica come una vittoria. Ce lo dice la nota di Upb che sottolinea che, nonostante la crescita dell’occupazione, i salari reali restano ancora sotto il livello pre-pandemia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla nota di febbraio dell’Ufficio parlamentare di bilancio.
“I numeri sull’occupazione potevano essere l'occasione per fare un salto di qualità, per innovare e rinnovare il sistema produttivo italiano nelle transizioni, ma si è rivelata un’occasione mancata per le politiche miopi scelte dal Governo - prosegue la deputata dem - che si accontenta di seguire la "via bassa": basso valore aggiunto, bassi salari, bassa qualificazione, sono questi i posti di lavoro "creati" da questo Governo. Va anche considerato il fatto che stiamo ancora vivendo sulla scia positiva del Pnrr: quando la magia finirà e non ci sarà nulla a sostituirlo che argomentazione si inventeranno?”.
“Il rifiuto di parlare di una legge sul salario minimo e i continui tentativi di inserire dei condoni in caso di contratti inferiori a quelli confederali dimostrano il loro interesse solo per la stabilità del Governo, non di certo per quella delle famiglie italiane” conclude Gribaudo.
“L’Ufficio per il Bilancio dice chiaramente che la dinamica dei salari resta moderata. E che siamo ancora molto dietro i livelli pre pandemici. Significa in soldoni che i salari reali sono stati mangiati dalla inflazione. E questo sta continuando. Chiediamo di riaprire la discussione sul salario minimo. La destra anziché inventarsi emergenze inesistenti pur di limitare il diritto al dissenso, si confronti con le priorità degli italiani”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Potevamo essere i primi in Europa: l’Italia aveva tutte le carte in regola per guidare l’Unione europea nella regolazione dei social media a tutela della salute dei bambini e dei ragazzi, grazie a un lavoro serio e bipartisan portato avanti in Parlamento. Invece, se arriviamo, arriveremo dopo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria alla Camera della proposta di legge bipartisan sull’accesso dei minori alle piattaforme social. “Prima la Francia e ora anche la Spagna - aggiunge Madia - hanno anticipato il nostro Paese su misure concrete di protezione dei minori nello spazio digitale. Almeno il podio, Presidente Meloni non perda l’occasione di far fare un salto avanti al paese a difesa della salute dei bambini e degli adolescenti. Oppure vuole che l’Italia resti la zona franca degli interessi delle grandi piattaforme digitali, lasciando sole le famiglie davanti a fenomeni sempre più invasivi? Serve una scelta politica chiara e immediata: la tutela dei minori deve venire prima degli interessi economici delle piattaforme” conclude Madia.
“Mentre a Rosignano Solvay cresce l’allarme per il futuro dello stabilimento Ineos, con 400 lavoratori diretti e un indotto fondamentale per tutta la costa livornese, dal Governo continuano ad arrivare risposte evasive. Invece di assumere impegni concreti su costi energetici, tutela occupazionale e apertura immediata di un tavolo di crisi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ci vengono elencati lunghi iter procedurali su tutt’altro tema, rivendicando tempi e confronti che però non hanno prodotto risultati. È lo stesso schema che vediamo da anni: burocrazia, molti rinvii e nessuna decisione rapida, mentre le imprese chiudono e i lavoratori rischiano il posto. Due anni di attesa, come ammesso dallo stesso governo in altri dossier, sono un lusso che territori già colpiti da crisi industriali complesse non possono permettersi”: così Marco Simiani ed Emiliano Fossi sulla discussione della loro interrogazione svolta oggi nell’Aula di Montecitorio.
“Il caso Ineos dimostra tutta l’inadeguatezza dell’azione dell’Esecutivo sulla politica industriale: si parla di competitività e autonomia strategica, ma non si interviene sui costi energetici insostenibili né sulla concorrenza sleale dei prodotti extraeuropei. Il governo rivendica tavoli, incontri e ‘riflessioni’, ma intanto in Europa si chiudono impianti e si perdono posti di lavoro, come già avvenuto in Germania. Serve subito un cambio di passo: attivare un tavolo di crisi con Regione Toscana, sindacati e azienda, difendere il polo chimico di Rosignano e portare in sede europea una battaglia vera su energia, dazi e politiche industriali. Senza scelte rapide e coraggiose, il rischio è quello di assistere all’ennesimo declino industriale annunciato, pagato ancora una volta dai lavoratori e dai territori”.
“Leggo con un certo stupore un intervento sul sole 24 ore del presidente del CNEL Brunetta e del consigliere Tiraboschi sulla delega al governo in tema di salari. Che ovviamente viene promossa come strumento, nonostante la sua origine stia nel tentativo esclusivo di cancellare dall’orizzonte il dibattito parlamentare sulla proposta unitaria delle opposizioni sul salario minimo. Non stupisce, visto che fu il documento del CNEL (approvato a maggioranza con il voto contrario di CGIL , UIL e altri autorevoli consiglieri) a bocciare il salario minimo su commissione del Governo Meloni”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Si fa fatica a capire - aggiunge - perchè una istituzione come il CNEL, che proprio su questa posizione ha registrato la più grande spaccatura di sempre tra i suoi componenti, debba ostinarsi a fornire consigli al Governo e al Parlamento su cosa si possa o non si possa legiferare. A partire dal tema dei contratti pirata, specificando che sui contratti basta nei fatti l’archivio istituito presso il CNEL. La questione purtroppo non si risolverà se non si affronta il tema della rappresentanza datoriale e sindacale, né continuando ad insistere sul criterio dei “maggiormente applicati” che già all’epoca del varo della delega contestammo. Serve invece - conclude- legiferare sul salario minimo e varare una legge sulla rappresentanza. E su questo continueremo a insistere”.
"I fatti di Torino sono gravissimi: noi abbiamo condannato con nettezza e forza, senza ambiguità alcuna, quelle violenze criminali, azioni barbare e indegne compiute da delinquenti che speriamo vengano individuati al più presto e assicurati alla giustizia nel modo più rigoroso possibile.
Abbiamo espresso, anche con la segretaria Elly Schlein, piena solidarietà alle forze dell’ordine, che stavano semplicemente svolgendo il proprio lavoro con professionalità nella gestione di una situazione complessa, e un abbraccio al poliziotto vittima della vile aggressione.
Proprio per questo non possiamo tollerare la vergognosa strumentalizzazione politica che in queste ore sta mettendo in campo un pezzo della destra, provando ad accomunare il centrosinistra, il Pd a violenti e delinquenti. È una narrazione intollerabile, falsa e anche irresponsabile: alimenta divisioni per mera propaganda, anziché unire il Paese.
Su vicende così gravi le istituzioni devono lavorare per unire, non per dividere o per incendiare pericolosamente il clima". Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissioni politiche europee a Tagadà su La7.
"Chi ha aggredito il poliziotto a Torino a martellate è un delinquente. E va perseguito senza esitazione alcuna. La violenza non fa parte della nostra cultura politica e della nostra storia. L’abbiamo sempre contrastata, da qualsiasi parte politica venisse. La destra invece la smetta di speculare su una vicenda così grave scagliandosi contro il Pd, l’opposizione e i magistrati. E’ insopportabile che chi sta al potere e ha la responsabilità dell’ordine pubblico usi ogni argomento per costruire una polemica politica contro l’avversario. Sarebbe assai grave che i fatti di Torino venissero usati per ulteriori strette dal sapore autoritario. Non sarebbe la prima volta”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"Quello che è successo a Torino è gravissimo. Un poliziotto di 29 anni accerchiato, pestato, colpito con un martello mentre era a terra. Calci alla testa, pugni, tre martellate alla schiena. Si chiama Alessandro Calista, ha una moglie e un figlio.
Chi ha fatto questo non è un manifestante. È un criminale. E va trattato come tale.
Individuato, arrestato, processato, condannato”. Lo scrive su Facebook Marco Furfaro, deputato Pd e componente della segreteria nazionale.
"Non esistono giustificazioni. Non esistono ‘però'. Non esistono contesti che rendano accettabile colpire un uomo con un martello. Questo va detto - prosegue il post - con chiarezza assoluta. E va detto anche altro. Chi oggi usa queste immagini per criminalizzare chiunque sia sceso in piazza in questi mesi, per i diritti, per il lavoro, per la Palestina, per la democrazia, sta facendo un’operazione politica. Sporca. E pericolosa".
"Così come lo è - conclude Furfaro - usare questa vicenda per parlare del referendum sulla giustizia. Manifestare è un diritto costituzionale. Prendere a martellate un poliziotto è un crimine. Sono due cose diverse. E chi le confonde lo fa volutamente. Solidarietà ad Alessandro Calista. Condanna senza ambiguità per i criminali che lo hanno aggredito".
Licenziata per 2,9 euro: una vergogna che chiama in causa azienda e ministero.
"Licenziare una lavoratrice con trent’anni di servizio per un flacone di detersivo da 2,9 euro è un atto ingiusto e sproporzionato. Pam Panorama dimostra ancora una volta un modello aziendale basato sull’accanimento e non sul rispetto delle persone, trattando una dipendente storica come una colpevole senza alcun fondamento penale. Qui non c’è rigore, ma solo umiliazione e abuso di potere". Lo dichiara Marco Simiani, deputato Pd, in merito a quanto accaduto a Grosseto.
"Altrettanto grave - conclude Simiani - è il silenzio del governo Meloni, che si gira dall’altra parte di fronte a licenziamenti e pratiche vessatorie già contestate dalla Magistratura. La destra ha respinto atti parlamentari che chiedevano di intervenire sulla crisi del gruppo, di fermare pratiche vessatorie come il ‘test del finto cliente’ e di aprire un tavolo nazionale. È una scelta politica precisa: abbandonare chi lavora, legittimare comportamenti aziendali arbitrari e rinunciare al ruolo pubblico di tutela del lavoro e della dignità delle persone. Il Pd continuerà a stare dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, dentro e fuori le istituzioni".
"Le ricostruzioni e le insinuazioni diffuse da Tommaso Cerno sul lavoro di Report e sul suo conduttore Sigfrido Ranucci sono gravi, infondate e rientrano in una campagna di delegittimazione che non può essere ignorata”. Lo dichiarano in una nota i componenti del Partito Democratico della commissione di Vigilanza Rai, che esprimono piena solidarietà a Ranucci e alla redazione di Report. "Non è la prima volta che Cerno diffonde informazioni false: lo ha già fatto in passato, anche in collaborazione con Bellavia e con Ecm, attribuendo a Report pressioni e interferenze mai avvenute”.
"Particolarmente clamorosa – si legge nella nota – è l’affermazione secondo cui il procuratore capo di Torino Bombardieri avrebbe subito pressioni da Report. Un fatto categoricamente smentito dallo stesso Bombardieri, che oggi ha escluso qualsiasi interferenza, confermando l’infondatezza di quanto scritto. Siamo di fronte a un metodo che non ha nulla a che vedere con il diritto di critica ma che mira a colpire una trasmissione d’inchiesta del servizio pubblico attraverso insinuazioni e falsità, con l’obiettivo evidente di delegittimare il giornalismo d’inchiesta”.
"La Rai - conclude la nota - ha il dovere di tutelare il proprio patrimonio professionale e la libertà di informazione. Come commissione di Vigilanza continueremo a vigilare affinché il servizio pubblico non diventi terreno di campagne politiche o personali contro chi svolge il proprio lavoro con rigore e indipendenza".
"Il carcere non può servire solo a espiare la pena, ma deve garantire la riabilitazione e re-inclusione delle persone detenute nel tessuto sociale e lavorativo. Occorre un Progetto definito per il loro reinserimento nella comunità che veda la partecipazione concreta della Fondazione PescarAbruzzo a Pescara nel rispetto di quanto previsto nel suo Statuto, al pari di quanto già avvenuto a Torino con la Fondazione CRT”. Lo afferma il deputato del Partito Democratico Luciano D’Alfonso, in una lettera indirizzata al presidente della Fondazione.
Nel testo, D’Alfonso sottolinea come iniziative di questo tipo rappresentino "un investimento civile e sociale di primaria importanza", capaci di incidere concretamente sul percorso rieducativo previsto dall’articolo 27 della Costituzione. Il deputato evidenzia inoltre il ruolo fondamentale del lavoro come strumento di dignità, responsabilizzazione e riduzione della recidiva. D’Alfonso richiama l’importanza di un’azione condivisa tra istituzioni, mondo del terzo settore e realtà produttive del territorio, rimarcando come il progetto possa costituire "un modello virtuoso" per l’Abruzzo e non solo. In questo quadro, il coinvolgimento della Fondazione PescarAbruzzo, “che deve perseguire scopi di utilità sociale tra cui l’educazione, l’istruzione e la formazione”, viene indicato come elemento fondamentale per la riuscita dell’iniziativa.
"Favorire percorsi concreti di formazione e occupazione per le persone detenute – conclude D’Alfonso – significa rafforzare la coesione sociale e dare piena attuazione ai principi costituzionali, trasformando il tempo della pena in un’opportunità reale di riscatto e reintegrazione".
"Siamo qui a Napoli per dare il nostro contributo di idee all’Italia che vogliamo costruire: un’alternativa credibile, concreta, di governo. Per vincere non basta l’anti-melonismo: non basta parlare contro Giorgia Meloni, bisogna parlare al Paese, dei problemi reali che vivono ogni giorno le persone. Così Simona Bonafè, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, intervenendo all’iniziativa “Idee per l’Italia” promossa da Energia Popolare.
"Proprio sull’economia e sul lavoro - prosegue l’esponente dem - il governo Meloni mostra tutta la distanza tra propaganda e realtà. L’Italia è ferma, non cresce, ma la presidente del Consiglio racconta un Paese che non esiste, parlando dell’occupazione più alta dai tempi di Garibaldi. I dati dicono anche altro: crescono i contratti nei lavori a basso valore aggiunto, aumentano i lavoratori poveri, il ceto medio perde potere d’acquisto sotto i colpi dell’inflazione. Ecco perché la nostra battaglia per il salario minimo è una battaglia di dignità, di giustizia.
"Noi siamo quelli che - aggiunge - credono che senza crescita non ci sia giustizia sociale. Ma servono politiche industriali capaci di ridisegnare le filiere del Made in Italy in un mondo scosso da dazi, da transizioni tecnologiche e climatiche che cambieranno profondamente anche il lavoro. E dobbiamo essere pronti, cambiare anche noi gli strumenti delle nostre risposte.
«La sinistra – conclude Bonafè – troppe volte ha parlato solo ai garantiti. Noi dobbiamo occuparci anche delle partite IVA senza tutele, delle PMI che sono l’ossatura del nostro tessuto produttivo e troppo spesso vengono dimenticate. Dopo tre anni di governo Meloni, gli italiani si sentono più poveri e più insicuri. Tocca a noi parlare con umiltà, pragmatismo, allargando l’orizzonte oltre la curva. Energia Popolare nasce per questo: perché un partito plurale e unito è un partito più forte".
«Sulla riforma del sistema ferroviario il Governo continua a procedere per annunci, smentite e indiscrezioni di stampa. Ma il luogo del confronto non sono i giornali: è il Parlamento».
Lo dichiara Andrea Casu, deputato del Partito Democratico e Vice Presidente della Commissione Trasporti, intervenendo in Aula con un’interpellanza urgente sulla riorganizzazione del sistema ferroviario nazionale.
«Da mesi – sottolinea Casu – emergono ipotesi di riforma che incidono in modo profondo sulla governance del settore, sulla concorrenza nel trasporto regionale e Intercity, sulla gestione del materiale rotabile e sull’utilizzo delle risorse del PNRR. Si parla della nascita di una Rosco pubblica esterna al gruppo FS, della separazione tra proprietà dei treni ed esercizio del servizio e persino della possibile scissione della rete Alta Velocità secondo il modello RAB. Scelte di questa portata non possono essere calate dall’alto né inserite per decreto in singoli provvedimenti senza aprire un serio confronto pubblico sul futuro del nostro sistema ferroviario».
«Le preoccupazioni sono concrete – aggiunge – riguardano la prospettiva industriale del settore, la continuità del servizio pubblico, la qualità e la sicurezza dei trasporti, oltre alle condizioni di lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori. L’avvicinarsi delle gare per i servizi regionali e Intercity, senza un quadro chiaro sugli investimenti e sul contratto di servizio oltre il 2028, rischia di alimentare incertezza e frammentazione».
«Per questo chiediamo chiarezza: quali sono le reali intenzioni del Governo, quali i tempi, quale il cronoprogramma. E soprattutto chiediamo un coinvolgimento pieno e preventivo del Parlamento, delle Commissioni competenti e delle rappresentanze sindacali. Serve un ciclo di audizioni trasparenti, in cui Governo, vertici di FS e parti sociali si confrontino apertamente».
«Il trasporto ferroviario è un servizio pubblico essenziale e un asset strategico per la coesione territoriale e la transizione ecologica del Paese. Proprio per migliorarlo – conclude Casu – serve un confronto vero, non riforme annunciate e smentite a mezzo stampa. Il Parlamento deve tornare ad essere il luogo delle decisioni».