05/02/2026 - 14:09

“Nelle ultime settimane, a causa di voci relative a un possibile disimpegno di Enel nel nostro territorio, le preoccupazioni dei lavoratori dei call center impegnati per le commesse dell’azienda in Puglia si sono intensificate. Per vederci chiaro, ho contattato Enel per verificare la situazione. Nel corso di un incontro con i responsabili aziendali mi sono stati forniti alcuni chiarimenti. Enel ha infatti precisato che, diversamente dalle dichiarazioni riportate in diversi articoli di stampa, al momento non è stata indetta alcuna gara per le attività di call center, confermando la massima attenzione al futuro lavorativo di tutte queste persone. È emerso, inoltre, che il bando di assegnazione più recente ha riguardato altre attività, in particolare quelle di back-office, che non riguardano quindi l’assistenza telefonica ai clienti ma la lavorazione di pratiche e reclami.
Continuerò a mantenere un filo diretto costante con Enel per tutte le questioni relative al territorio, per tutelare il diritto al lavoro di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Vigileremo affinché in una fase storica delicata per la presenza di Enel in Puglia, non si possano aprire fronti che coinvolgono i lavoratori”. Lo dichiara Claudio Stefanazzi, deputato leccese del Partito Democratico.

05/02/2026 - 13:56

“Negare il voto ai fuori sede al referendum di marzo è una scelta politica incomprensibile e senza alcuna giustificazione tecnica. Alle elezioni europee del 2024 e alla precedente consultazione referendaria il voto ai fuori sede è stato consentito. In tutte le democrazie avanzate chi si trova temporaneamente lontano da casa, per ragioni di studio, lavoro o salute, può esercitare il diritto di voto”. Lo afferma Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria, insieme al senatore dem Marco Meloni, della proposta di legge “Voto dove vivo”, commentando la decisione della maggioranza di non consentire il voto a chi studia, lavora o si cura lontano dal comune di residenza al prossimo referendum sulla Giustizia.

“La scelta del governo - aggiunge l’esponente dem - colpisce proprio quell’astensionismo involontario di cui tutti dicono di voler farsi carico: persone che vorrebbero votare ma che, per distanze e costi, non possono farlo. Non esistono motivi tecnici: la scheda referendaria è identica in tutta Italia e non ci sono neppure ragioni economiche. È difficile trovare spiegazioni comprensibili a questo stop, se non una decisione politica che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni”.

«A perderci – conclude Madia – sono le istituzioni e la politica nel suo complesso. Consentire il voto ai fuori sede è stato un impegno assunto trasversalmente, anche con molte associazioni. Non mantenere quella promessa, senza motivi oggettivi, rappresenta un grave fallimento della politica”.

 

 

05/02/2026 - 12:45

“Per l’ennesima volta il governo dimostra la sua totale insensibilità verso il lavoro e l’industria del Mezzogiorno. La chiusura unilaterale dello stabilimento Cargill di Giammoro in provincia di Messina, presidio storico che garantiva occupazione qualificata a decine di lavoratori e all’indotto locale, viene accompagnata dall’inerzia delle istituzioni, senza alcuna strategia né piano di tutela occupazionale. Chi paga il prezzo più alto sono le famiglie e le competenze della Sicilia industriale”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino sul suo ordine del giorno alla Legge Pmi respinto oggi, giovedì 5 febbraio, dall’Aula di Montecitorio. L’atto avrebbe impegnato l’esecutivo ad attivare subito un tavolo istituzionale con parti sociali, Regione e enti locali per tutelare i lavoratori di Cargill, ad utilizzare strumenti di politica industriale per salvaguardare presìdi produttivi strategici nel Mezzogiorno, a promuovere percorsi di reindustrializzazione in caso di chiusura, coinvolgendo imprese e investitori ed a rafforzare le misure contro delocalizzazioni e chiusure unilaterali,
“È inaccettabile che governo e Regione Siciliana non attivino strumenti concreti per salvare il sito: nessun tavolo istituzionale, nessun piano di reindustrializzazione, nessuna politica industriale reale. La multinazionale continua a investire altrove mentre i lavoratori restano soli. Noi continueremo a batterci affinché lo Stato torni a fare il suo dovere, difendendo il lavoro e contrastando delocalizzazioni e chiusure unilaterali”: conclude.

05/02/2026 - 10:41

"La sicurezza dei giovani passa anche attraverso ciò che accade sui social network, che oggi rappresentano l’ambiente in cui ragazze e ragazzi si incontrano, si informano, costruiscono relazioni e interpretano ciò che accade nella società".

Con queste parole la deputata democratica Marianna Madia, prima firmataria della proposta di legge bipartisan presentata alla Camera e al Senato sulla regolazione della presenza digitale dei giovani, interviene alla vigilia del Consiglio dei Ministri che, secondo quanto si apprende, approverà oggi sia un decreto sia un disegno di legge in materia di sicurezza, che saranno poi discussi rispettivamente al Senato e alla Camera.

"Per questo motivo – prosegue Madia – se il Governo non presenterà all’interno di questi provvedimenti una norma concreta sulla presenza digitale dei giovani, annunciamo fin da ora la presentazione di un emendamento sia al decreto sia al disegno di legge, che ricalcherà esattamente il contenuto della proposta bipartisan Madia/Mennuni, arrivata in Senato a un passo dall’approvazione prima dello stop voluto da Giorgia Meloni. Una proposta firmata anche da autorevoli esponenti della Lega e frutto di un lungo confronto con la Commissione europea".

"Arrivati a questo punto – sottolinea la deputata – tutti i partiti dovranno prendersi le proprie responsabilità. Stiamo assistendo a un balletto inqualificabile da parte della maggioranza: annunci di nuove proposte identiche a quelle già sottoscritte e discusse, improvvise frenate che, da comunicati mai smentiti, arrivano direttamente dalla Presidente del Consiglio".

"Intanto negli altri Paesi le leggi vengono approvate, mentre noi, che grazie a un lavoro serio e trasversale della Commissione Infanzia e Adolescenza eravamo arrivati primi, rischiamo di trovarci ultimi. Alla maggioranza dico: invece di presentare tanti testi uguali, fatene approvare uno".

"I nostri emendamenti – conclude Madia – saranno il vero banco di prova. Chiederemo la massima convergenza, perché sarà lì che si vedrà quali partiti intendono davvero rispettare gli impegni presi e affrontare un tema estremamente delicato, già oggetto di regolamentazione in tutta Europa. L’Italia rischia di arrivare per ultima: sarebbe una grave responsabilità della maggioranza e del Governo Meloni, oltre a una grande occasione persa per il Paese".

Lo dichiara Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge bipartisan sulla regolazione della presenza digitale dei giovani sulle piattaforme social.

 

04/02/2026 - 19:19

“Il governo ha paura dell’esito del referendum e sta limitando il diritto di voto dei fuorisede”. Così, in Aula alla Camera, il deputato democratico Federico Fornaro è intervenuto per motivare il voto contrario del PD al decreto referendum. “Negare il voto ai fuori sede è una decisione gravemente antidemocratica. Il decreto referendum esclude consapevolmente il voto dei fuori sede, nonostante questa modalità sia già stata sperimentata con successo alle elezioni europee e al referendum sul lavoro. Le motivazioni fornite dal Governo non reggono. Non esistono problemi tecnici: la questione riguarda esclusivamente le tempistiche. Ma i tempi li ha decisi il governo stesso, che ha scelto di accelerare la data del referendum senza tenere conto delle condizioni necessarie per garantire il voto ai fuori sede. Non è quindi un limite tecnico, ma una precisa responsabilità politica del Consiglio dei ministri, che ha deliberatamente impedito a studenti, lavoratori e persone fuori sede per motivi di salute di esercitare pienamente il proprio diritto costituzionale. La stessa logica si ripropone sul voto degli italiani all’estero, dove il dimezzamento dei fondi per le campagne informative rappresenta un ulteriore ostacolo alla partecipazione. Nel complesso, il governo sta nei fatti restringendo l’esercizio del diritto di voto per paura del giudizio degli elettori e del rischio di vedere bocciata l’unica riforma finora approvata. E’ una sconfitta della politica. Per queste ragioni il Partito Democratico ha espresso voto contrario al decreto referendum”.

 

04/02/2026 - 14:48

“Sul caso di Crans-Montana il Partito Democratico non ha mai cavalcato l’onda emotiva, ma ha il dovere di segnalare alcune anomalie che non possono essere ignorate”. Lo afferma Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, commentando gli sviluppi dell’inchiesta sui fatti avvenuti in Svizzera.
“L’anomalia principale – spiega – riguarda il tempo trascorso tra i fatti e la prima convocazione dei coniugi Moretti: sono passati nove giorni, un lasso di tempo significativo, soprattutto alla luce del serio rischio di inquinamento delle prove segnalato anche dalla stampa svizzera”.

“Ricordo - aggiunge l’esponente dem - che sono scomparse le immagini di 250 telecamere e lo stesso Moretti ha parlato con i dipendenti, indicando loro cosa dire. Tutti elementi che rendono necessario fare piena luce.
Ma non siamo di fronte a un problema tra Nazioni. Le responsabilità, se accertate, sono sempre individuali: non esistono Paesi migliori di altri. In vista dell’incontro con miei omologhi svizzeri, il nostro obiettivo è costruire ponti, non alimentare conflittualità”.

“Ho notato – conclude Ricciardi – una forte reazione di deputate e deputati svizzeri nei confronti del lavoro della stampa libera. Ma la libertà di stampa è un valore che vale in Svizzera come in Italia. Credo sia arrivato il momento di ricostruire una collaborazione piena tra i nostri Paesi. Questa vicenda non si chiuderà in pochi giorni, ci sono ancora persone in pericolo di vita e il numero delle vittime è salito a 41. Per rispetto dei familiari delle vittime e dei feriti serve dialogo, cooperazione e un impegno comune per arrivare alla verità”.

 

04/02/2026 - 13:41

“Il Governo Meloni crea lavoro povero e lo rivendica come una vittoria. Ce lo dice la nota di Upb che sottolinea che, nonostante la crescita dell’occupazione, i salari reali restano ancora sotto il livello pre-pandemia”.

Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla nota di febbraio dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

“I numeri sull’occupazione potevano essere l'occasione per fare un salto di qualità, per innovare e rinnovare il sistema produttivo italiano nelle transizioni, ma si è rivelata un’occasione mancata per le politiche miopi scelte dal Governo - prosegue la deputata dem - che si accontenta di seguire la "via bassa": basso valore aggiunto, bassi salari, bassa qualificazione, sono questi i posti di lavoro "creati" da questo Governo. Va anche considerato il fatto che stiamo ancora vivendo sulla scia positiva del Pnrr: quando la magia finirà e non ci sarà nulla a sostituirlo che argomentazione si inventeranno?”.

“Il rifiuto di parlare di una legge sul salario minimo e i continui tentativi di inserire dei condoni in caso di contratti inferiori a quelli confederali dimostrano il loro interesse solo per la stabilità del Governo, non di certo per quella delle famiglie italiane” conclude Gribaudo.

 

04/02/2026 - 13:05

“L’Ufficio per il Bilancio dice chiaramente che la dinamica dei salari resta moderata. E che siamo ancora molto dietro i livelli pre pandemici. Significa in soldoni che i salari reali sono stati mangiati dalla inflazione. E questo sta continuando. Chiediamo di riaprire la discussione sul salario minimo. La destra anziché inventarsi emergenze inesistenti pur di limitare il diritto al dissenso, si confronti con le priorità degli italiani”.

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
 

 

03/02/2026 - 17:37

“Potevamo essere i primi in Europa: l’Italia aveva tutte le carte in regola per guidare l’Unione europea nella regolazione dei social media a tutela della salute dei bambini e dei ragazzi, grazie a un lavoro serio e bipartisan portato avanti in Parlamento. Invece, se arriviamo, arriveremo dopo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria alla Camera della proposta di legge bipartisan sull’accesso dei minori alle piattaforme social. “Prima la Francia e ora anche la Spagna - aggiunge Madia - hanno anticipato il nostro Paese su misure concrete di protezione dei minori nello spazio digitale. Almeno il podio, Presidente Meloni non perda l’occasione di far fare un salto avanti al paese a difesa della salute dei bambini e degli adolescenti. Oppure vuole che l’Italia resti la zona franca degli interessi delle grandi piattaforme digitali, lasciando sole le famiglie davanti a fenomeni sempre più invasivi? Serve una scelta politica chiara e immediata: la tutela dei minori deve venire prima degli interessi economici delle piattaforme” conclude Madia.

03/02/2026 - 14:47

“Mentre a Rosignano Solvay cresce l’allarme per il futuro dello stabilimento Ineos, con 400 lavoratori diretti e un indotto fondamentale per tutta la costa livornese, dal Governo continuano ad arrivare risposte evasive. Invece di assumere impegni concreti su costi energetici, tutela occupazionale e apertura immediata di un tavolo di crisi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ci vengono elencati lunghi iter procedurali su tutt’altro tema, rivendicando tempi e confronti che però non hanno prodotto risultati. È lo stesso schema che vediamo da anni: burocrazia, molti rinvii e nessuna decisione rapida, mentre le imprese chiudono e i lavoratori rischiano il posto. Due anni di attesa, come ammesso dallo stesso governo in altri dossier, sono un lusso che territori già colpiti da crisi industriali complesse non possono permettersi”: così  Marco Simiani ed Emiliano Fossi sulla discussione della loro interrogazione svolta oggi nell’Aula di Montecitorio.
“Il caso Ineos dimostra tutta l’inadeguatezza dell’azione dell’Esecutivo sulla politica industriale: si parla di competitività e autonomia strategica, ma non si interviene sui costi energetici insostenibili né sulla concorrenza sleale dei prodotti extraeuropei. Il governo rivendica tavoli, incontri e ‘riflessioni’, ma intanto in Europa si chiudono impianti e si perdono posti di lavoro, come già avvenuto in Germania. Serve subito un cambio di passo: attivare un tavolo di crisi con Regione Toscana, sindacati e azienda, difendere il polo chimico di Rosignano e portare in sede europea una battaglia vera su energia, dazi e politiche industriali. Senza scelte rapide e coraggiose, il rischio è quello di assistere all’ennesimo declino industriale annunciato, pagato ancora una volta dai lavoratori e dai territori”.

03/02/2026 - 12:30

“Leggo con un certo stupore un intervento sul sole 24 ore del presidente del CNEL Brunetta e del consigliere Tiraboschi sulla delega al governo in tema di salari. Che ovviamente viene promossa come strumento, nonostante la sua origine stia nel tentativo esclusivo di cancellare dall’orizzonte il dibattito parlamentare sulla proposta unitaria delle opposizioni sul salario minimo. Non stupisce, visto che fu il documento del CNEL (approvato a maggioranza con il voto contrario di CGIL , UIL e altri autorevoli consiglieri) a bocciare il salario minimo su commissione del Governo Meloni”.

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.

“Si fa fatica a capire - aggiunge - perchè una istituzione come il CNEL, che proprio su questa posizione ha registrato la più grande spaccatura di sempre tra i suoi componenti, debba ostinarsi a fornire consigli al Governo e al Parlamento su cosa si possa o non si possa legiferare. A partire dal tema dei contratti pirata, specificando che sui contratti basta nei fatti l’archivio istituito presso il CNEL. La questione purtroppo non si risolverà se non si affronta il tema della rappresentanza datoriale e sindacale, né continuando ad insistere sul criterio dei “maggiormente applicati” che già all’epoca del varo della delega contestammo. Serve invece - conclude- legiferare sul salario minimo e varare una legge sulla rappresentanza. E su questo continueremo a insistere”.

 

02/02/2026 - 17:40

"I fatti di Torino sono gravissimi: noi abbiamo condannato con nettezza e forza, senza ambiguità alcuna, quelle violenze criminali, azioni barbare e indegne compiute da delinquenti che speriamo vengano individuati al più presto e assicurati alla giustizia nel modo più rigoroso possibile.

Abbiamo espresso, anche con la segretaria Elly Schlein, piena solidarietà alle forze dell’ordine, che stavano semplicemente svolgendo il proprio lavoro con professionalità nella gestione di una situazione complessa, e un abbraccio al poliziotto vittima della vile aggressione.

Proprio per questo non possiamo tollerare la vergognosa strumentalizzazione politica che in queste ore sta mettendo in campo un pezzo della destra, provando ad accomunare il centrosinistra, il Pd a violenti e delinquenti. È una narrazione intollerabile, falsa e anche irresponsabile: alimenta divisioni per mera propaganda, anziché unire il Paese.

Su vicende così gravi le istituzioni devono lavorare per unire, non per dividere o per incendiare pericolosamente il clima". Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissioni politiche europee a Tagadà su La7.

01/02/2026 - 15:28

"Chi ha aggredito il poliziotto a Torino a martellate è un delinquente. E va perseguito senza esitazione alcuna. La violenza non fa parte della nostra cultura politica e della nostra storia. L’abbiamo sempre contrastata, da qualsiasi parte politica venisse. La destra invece la smetta di speculare su una vicenda così grave scagliandosi contro il Pd, l’opposizione e i magistrati. E’ insopportabile che chi sta al potere e ha la responsabilità dell’ordine pubblico usi ogni argomento per costruire una polemica politica contro l’avversario. Sarebbe assai grave che i fatti di Torino venissero usati per ulteriori strette dal sapore autoritario. Non sarebbe la prima volta”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.

 

01/02/2026 - 11:08

"Quello che è successo a Torino è gravissimo. Un poliziotto di 29 anni accerchiato, pestato, colpito con un martello mentre era a terra.  Calci alla testa, pugni, tre martellate alla schiena. Si chiama Alessandro Calista, ha una moglie e un figlio.

Chi ha fatto questo non è un manifestante. È un criminale. E va trattato come tale.

Individuato, arrestato, processato, condannato”. Lo scrive su Facebook Marco Furfaro, deputato Pd e componente della segreteria nazionale.

"Non esistono giustificazioni. Non esistono ‘però'. Non esistono contesti che rendano accettabile colpire un uomo con un martello. Questo va detto - prosegue il post - con chiarezza assoluta. E va detto anche altro. Chi oggi usa queste immagini per criminalizzare chiunque sia sceso in piazza in questi mesi, per i diritti, per il lavoro, per la Palestina, per la democrazia, sta facendo un’operazione politica. Sporca. E pericolosa".

"Così come lo è - conclude Furfaro - usare questa vicenda per parlare del referendum sulla giustizia. Manifestare è un diritto costituzionale. Prendere a martellate un poliziotto è un crimine. Sono due cose diverse. E chi le confonde lo fa volutamente. Solidarietà ad Alessandro Calista. Condanna senza ambiguità per i criminali che lo hanno aggredito".

 

31/01/2026 - 19:16

Licenziata per 2,9 euro: una vergogna che chiama in causa azienda e ministero.

"Licenziare una lavoratrice con trent’anni di servizio per un flacone di detersivo da 2,9 euro è un atto ingiusto e sproporzionato. Pam Panorama dimostra ancora una volta un modello aziendale basato sull’accanimento e non sul rispetto delle persone, trattando una dipendente storica come una colpevole senza alcun fondamento penale. Qui non c’è rigore, ma solo umiliazione e abuso di potere". Lo dichiara Marco Simiani, deputato Pd, in merito a quanto accaduto a Grosseto.

"Altrettanto grave - conclude Simiani - è il silenzio del governo Meloni, che si gira dall’altra parte di fronte a licenziamenti e pratiche vessatorie già contestate dalla Magistratura. La destra ha respinto atti parlamentari che chiedevano di intervenire sulla crisi del gruppo, di fermare pratiche vessatorie come il ‘test del finto cliente’ e di aprire un tavolo nazionale. È una scelta politica precisa: abbandonare chi lavora, legittimare comportamenti aziendali arbitrari e rinunciare al ruolo pubblico di tutela del lavoro e della dignità delle persone. Il Pd continuerà a stare dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, dentro e fuori le istituzioni".

 

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