“L’impatto dell’uragano Harry è stato devastante per la Sicilia. Speriamo che il Governo Meloni se ne renda presto conto e stanzi delle cifre congrue all’entità del danno. 100 milioni per un danno da 1 miliardo di euro è un’offesa al popolo siciliano che è ridotto in miseria. Serve una ricostruzione immediata dei territori colpiti, le comunità non possono aspettare, c’è gente senza casa”. Lo dichiara Giovanna Iacono, deputata siciliana del Pd.
“I 100 milioni stanziati dal Governo per le tre regioni colpite dal ciclone Harry sono del tutto insufficienti rispetto ai danni provocati dal maltempo. Nella sola Sicilia i danni stimati sono di oltre un miliardo, a cui va aggiunto il dramma della frana di Niscemi che avevamo chiesto venisse specificamente affrontato con lo stato di emergenza. Evidentemente la Presidente Meloni sta sottovalutando una situazione gravissima. Servono interventi importanti, sospensione dei tributi, risorse adeguate e procedure efficaci per l’emergenza e la ricostruzione che deve partire immediatamente. In questi casi la paura più grande delle popolazioni colpite è il senso di abbandono. E no, questa non è una risposta all’altezza della situazione”, così il deputato democratico Peppe Provenzano, che nei giorni scorsi aveva effettuato i sopralluoghi nelle aree colpite, commenta quanto emanato oggi dal Cdm.
“Quanto deliberato dal Consiglio dei ministri sullo stato di emergenza per la Sicilia è del tutto insufficiente e dimostra che il Governo non ha compreso la reale gravità della situazione”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Trasporti della Camera. “Stiamo parlando di un territorio duramente colpito dal ciclone Harry, con danni enormi a infrastrutture, viabilità, abitazioni e attività produttive, per cifre che sono nettamente superiori ai 100 milioni annunciati dal Governo. Una somma che rischia di essere poco più che simbolica di fronte a un’emergenza di questa portata. Ancora più grave – prosegue Barbagallo – è che dal Consiglio dei ministri non arrivino norme chiare per garantire interventi rapidi, procedure semplificate e una ricostruzione veloce e tempestiva. Senza strumenti straordinari, lo stato di emergenza rischia di restare uno slogan. Il Governo smetta di fare propaganda e ascolti davvero i territori colpiti. La Sicilia ha bisogno di risorse adeguate, certezze sui tempi e di un piano serio di intervento. Il Partito Democratico continuerà a incalzare l’esecutivo affinché assuma decisioni all’altezza di una situazione la cui gravità è sotto gli occhi di tutti. Così Anthony Barbagallo deputato e segretario regionale PD in Sicilia che sottolinea come “solo per la Sicilia si parla di stime dei danni che superano il miliardo di euro”.
“Abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri della Protezione civile, delle Infrastrutture e dell’Ambiente per chiedere chiarimenti urgenti sulla grave frana che il 16 gennaio scorso ha colpito il territorio di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, mettendo a rischio abitazioni, infrastrutture e la sicurezza di cittadine e cittadini”.
Così i deputati democratici, Peppe Provenzano e Giovanna Iacono.
“La vicenda di questi giorni - aggiungono - riporta drammaticamente alla memoria quanto già accaduto nel 1997, quando un’altra frana colpì Niscemi causando ingenti danni e l’evacuazione di circa 400 persone. Nonostante allora fossero state adottate misure straordinarie di protezione civile, il versante ovest – oggi nuovamente interessato dal dissesto – presentava già evidenti condizioni di instabilità.
Con l’interrogazione chiediamo al Governo di chiarire se esistano progetti esecutivi per la stabilizzazione dei versanti, se siano state richieste o ottenute risorse finanziarie e se siano stati effettuati studi geologici aggiornati. E, soprattutto, quali interventi urgenti si intendano mettere in campo per il ripristino in sicurezza della Strada provinciale 12, arteria fondamentale per il territorio. La sicurezza delle persone non può dipendere da interventi tampone o da promesse rimaste sulla carta. È indispensabile conoscere lo stato reale della programmazione e delle risorse disponibili, e soprattutto, avviare finalmente opere strutturali di messa in sicurezza. Niscemi non può continuare a vivere nell’emergenza permanente. Seguiremo con attenzione l’evolversi della situazione e l’iter della nostra interrogazione - concludono - mantenendo costante il confronto con le istituzioni preposte e con la Protezione civile”.
“La provincia di Agrigento è stata duramente colpita dal ciclone Harry, che nelle ultime ore ha provocato ingenti danni, paura e pesanti disagi per le cittadine e i cittadini, le imprese e le amministrazioni locali. Litorale devastato, strade allagate o interrotte, campagne distrutte, edifici pubblici e privati danneggiati: un colpo durissimo per un territorio già segnato da fragilità strutturali e che fonda gran parte della propria economia sull’agricoltura e sul lavoro stagionale. Da deputata agrigentina sento il dovere di essere al fianco della mia comunità. Ho già avviato le necessarie interlocuzioni istituzionali affinché venga riconosciuto lo stato di calamità naturale e siano attivati ristori rapidi e adeguati per famiglie e imprese colpite”.
Così la deputata dem, Giovanna Iacono, esprimendo il proprio ringraziamento a Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine e volontari impegnati senza sosta per garantire sicurezza e assistenza alla popolazione.
“Ora - ha aggiunto - è il tempo della concretezza. La provincia di Agrigento non può essere lasciata sola. Servono interventi immediati, ma anche una strategia seria di prevenzione e messa in sicurezza del territorio, perché eventi estremi come questo non possono più essere considerati eccezionali. La situazione - ha concluso - continuerà a essere seguita passo dopo passo nelle sedi istituzionali competenti, per garantire risposte rapide e adeguate al territorio”.
“Il ciclone Harry si è abbattuto nel Meridione e in particolare in Sicilia. I danni sono ingenti, si stima intorno al mezzo miliardo di euro. Da stanotte non esiste più la marineria di Aci Castello, narrata da Giovanni Verga, ne ‘I Malavoglia’. Così come il porto Rossi a Catania, di Riposto, quello di Ortigia, i borghi Acesi, il lungomare di Mascali, Giardini, Taormina, Sant’Alessio, Furci e Santa Teresa. Distruzione e danni enormi anche a Marzamemi, il borgo reso celebre da Salvatores con la pellicola ‘Sud’, che oggi è stato evacuato e sommerso. Per non parlare dei luoghi di Montalbano colpiti anch'essi. Una Sicilia spezzata in due, con la linea ferroviaria Messina-Catania-Siracusa interrotta e devastata e strade statali sprofondate. In un territorio già fragile e arido di finanziamenti per grandi infrastrutture, in cui la politica regionale si caratterizza per mance e mancette e dove il dirigente del dipartimento regionale della protezione civile è citato più volte nelle pagine delle inchieste sulla correzione in Regione, servono risorse certe, immediate e procedure semplici e veloci per garantire credibilità alle istituzioni”.
Così il deputato dem, Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula per chiedere un’informativa urgente al governo e, in particolare, al ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, sui danni causati in Sicilia dal ciclone Harry.
“Il maltempo che in queste ore sta colpendo duramente Sicilia, Sardegna e Calabria non è un evento isolato né imprevedibile, ma l’ennesima emergenza che mette in ginocchio territori già fragili, con danni ingenti a infrastrutture, abitazioni, attività produttive e servizi essenziali. Di fronte a piogge torrenziali, allagamenti, frane e mareggiate, non bastano dichiarazioni di circostanza: è indispensabile che il governo riconosca immediatamente lo stato di emergenza nazionale e stanzi risorse adeguate per le prime necessità, la messa in sicurezza dei territori e i ristori a famiglie e imprese colpite. Ogni ritardo rischia di aggravare ulteriormente una situazione già drammatica”. Lo dichiara il deputato Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente.
“È ora - conclude Simiani - di smontare definitivamente la falsa narrazione della destra, che per anni ha negato o minimizzato il cambiamento climatico, per poi tagliare risorse alla prevenzione, alla manutenzione del territorio e alla protezione civile. Il surplus termico del Mediterraneo, ampiamente documentato dalla comunità scientifica, è uno dei fattori principali all’origine di questi eventi estremi sempre più frequenti e violenti. Continuare a ignorare questa realtà significa condannare intere regioni a vivere in un’emergenza permanente. Servono scelte nette, investimenti strutturali e una strategia seria di adattamento climatico: tutto il resto è propaganda”.
“La Sicilia è nuovamente in ginocchio, sotto l’acqua e nel fango e ancora una volta paga il prezzo di una fragilità del territorio nota da anni e colpevolmente sottovalutata. Nelle province di Enna e Messina il maltempo sta causando gravi disagi: strade allagate e interrotte, frane, famiglie isolate, attività produttive in difficoltà, con decine di interventi dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile per fronteggiare una situazione che resta critica. Non siamo di fronte a eventi imprevedibili, ma agli effetti concreti dell’assenza di prevenzione e di investimenti strutturali”. Lo dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
“Il Governatore Schifani chieda subito stato di emergenza ed il Governo Meloni si attivi rapidamente per stanziare risorse straordinarie per le prime necessità, il ripristino dei servizi essenziali e la messa in sicurezza dei territori colpiti. Non bastano le dichiarazioni di circostanza: servono atti rapidi e fondi certi. Le comunità di Enna, Messina e dell’intera Sicilia non possono essere lasciate sole ancora una volta. Vigileremo perché alle parole seguano finalmente fatti concreti”, conclude la deputata dem.
«Le notizie e i sopralluoghi dei sindaci confermano una situazione che non può essere affrontata con i soli strumenti ordinari: evacuazioni precauzionali, esondazioni, strade interrotte, mareggiate eccezionali e danni diffusi lungo i versanti più esposti dell’isola. Per questo chiedo al Governo di attivare immediatamente la procedura per la deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale e lo stanziamento delle prime risorse per gli interventi urgenti». Lo dichiara Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna, dopo le ore più difficili del passaggio del ciclone “Harry”.
«La protezione civile in Sardegna, con i sindaci delle aree coinvolte, ha gestito in maniera esemplare l’emergenza che non è ancora conclusa. In queste ore – prosegue Lai – si registrano centinaia di evacuati in diversi comuni e una pressione straordinaria sui sistemi di soccorso e protezione civile. La cronaca parla di oltre 150 interventi dei vigili del fuoco in poche ore e di condizioni meteo-marine con mareggiate estreme lungo le coste esposte, con conseguenze su abitazioni, attività economiche, viabilità, opere di difesa costiera e servizi essenziali».
«Chiedo alla Presidenza del Consiglio e al Dipartimento nazionale della Protezione civile di avviare senza ritardi l’istruttoria prevista dal Codice della Protezione civile per la dichiarazione dello stato di emergenza per la Sardegna e per le altre regioni colpite e l’attivazione delle misure straordinarie, a partire dagli interventi di somma urgenza e dai primi ristori».
“Accogliamo con cauta soddisfazione lo stanziamento delle nuove risorse approvate dal Consiglio dei Ministri per far fronte ai danni causati dagli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito la Toscana nei mesi di febbraio e marzo 2025. Parliamo di 2.170.000 euro per i territori interessati dagli eventi del 12-14 febbraio e di 96.870.000 euro per quelli colpiti a partire dal 14 marzo nella Città Metropolitana di Firenze e nelle province di Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia e Prato. Un risultato comunque significativo, seppur tardivo e non esaustivo delle richieste dei territori, ottenuto soprattutto grazie alla forte e costante pressione politica del Partito Democratico": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
“Le comunità colpite hanno atteso troppo a lungo risposte concrete, mentre i danni a infrastrutture, abitazioni e attività produttive erano sotto gli occhi di tutti. Il governo avrebbe dovuto intervenire prima e con maggiore tempestività e va inoltre sottolineato come per le alluvioni dell'autunno 2023 in Toscana serva subito una proroga dello stato di emergenza e ristori per imprese e cittadini. Il Partito Democratico continuerà a vigilare affinché queste risorse vengano utilizzate rapidamente ed efficacemente e affinché la gestione delle emergenze climatiche diventi finalmente una priorità strutturale dell’azione di governo”: conclude.
"Il governo ha prorogato lo stato di emergenza per le alluvioni del 2023 in Toscana, ma ha di fatto bocciato ogni nostra iniziativa per rendere questa proroga realmente incisiva ed utile. È un atto grave e irresponsabile: a fronte di oltre 2,7 miliardi di euro di danni accertati, nei territori colpiti è arrivato poco più di un decimo delle risorse necessarie. Senza fondi adeguati, la proroga dello stato di emergenza rischia quindi di essere solo un annuncio sterile. Le comunità di Firenze, Prato, Pistoia, Lucca, Massa-Carrara, Pisa e Livorno aspettano da oltre due anni risposte concrete su ricostruzione, sicurezza del territorio e ristori a famiglie e imprese. Respingerle significa voltare le spalle a una regione che ha pagato un prezzo altissimo". Lo quanto dichiara il deputato e segretario Pd della Toscana Emiliano Fossi in merito all'ordine del giorno, respinto, a sua prima firma al Decreto sicurezza sui luoghi di lavoro.
"La destra - conclude Fossi - non ha più alibi. C’erano almeno tre provvedimenti all’esame del Parlamento in queste ultime settimane, dal Decreto Ristori alla Legge di Bilancio oltre alla legge attuale, per stanziare subito almeno 500 milioni di euro. Eppure, nonostante le opportunità, la Toscana è stata completamente dimenticata. Le comunità locali hanno dimostrato una straordinaria solidarietà, ma sono state lasciate sole dallo Stato. Il continuo respingimento delle richieste di chi ha perso casa, lavoro e sicurezza ha alimentato crisi economica, spopolamento e sfiducia. Il governo deve assumersi le proprie responsabilità e garantire risorse all’altezza dei danni subiti: senza questo, lo stato di emergenza rimane una scatola vuota".
“Il Partito Democratico esprime piena vicinanza alla popolazione del Friuli, alle famiglie colpite dal maltempo e ai comuni interessati, ai quali va il nostro sostegno in questo momento difficile. Un sentito ringraziamento va ai volontari, alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco per l’impegno e la dedizione dimostrati sul territorio” così oggi in Aula alla Camera, il deputato Federico Fornaro, componente dell’Ufficio di Presidenza del PD, che ha chiesto al Governo “un’informativa urgente sulla situazione. Le immagini – ha sottolineato Fornaro - riportano l’attenzione sulla fragilità dei nostri territori. Il Partito Democratico continuerà a seguire attentamente la situazione, garantendo vicinanza alle comunità locali e sollecitando interventi immediati e concreti”.
“È il gioco dell’oca, si ricomincia dal via: “fun-zio-ne-ran-no.” Ecco la ricetta di Meloni per i centri in Albania, 800 milioni di euro buttati in un centro chiuso e in uno che accoglie immigrati trasferiti dall’Italia. Uno spreco di denaro pubblico che poteva essere utilizzato per opere davvero utili. E su cui da quanto si apprende si è acceso il faro della Corte dei Conti. La novità di oggi è che Meloni è pronta ancora una volta a scaricare responsabilità: i giudici, l’Europa, i sindacati, la sinistra, il maltempo. C’era l’occasione di chiedere scusa e chiudere tutto invece insiste con un progetto già fallito, senza speranza e sempre costosissimo” così il deputato democratico Matteo Orfini commenta le parole della premier Meloni a margine del vertice intergovernativo Italia-Albania a cui ha preso parte con il premier albanese Edi Rama.
Teniamo alta l'attenzione sui diritti dei lavoratori
Dopo la presentazione a Torino, la Proposta di Legge Griseri Prisco arriva a Firenze: questa mattina, mercoledì 12 novembre, è stata infatti illustrata l’iniziativa a Casa Rider, dove la prima firmataria e Onorevole Chiara Gribaudo ha dialogato con Roberta Turi, segretaria nazionale di Nidil Cgil, Mattia Chiosi, della segreteria Nidil Cgil Firenze con delega ai rider, e Dario Danti, assessore al Lavoro di Firenze.ì
L’obiettivo della legge è quello di sospendere le consegne e tutelare economicamente i rider nei giorni di emergenza climatica. Pioggia torrenziale, caldo estremo, vento, eruzioni vulcaniche: lavorare non deve significare rischiare la vita. L’immagine che ha acceso la legge è quella descritta da uno degli ultimi articoli scritti dal giornalista di Torino Paolo Griseri, che pochi giorni prima di mancare descrisse le condizioni di lavoro dei rider durante l’alluvione di Bologna, a ottobre 2024. Contemporaneamente, si è scelto di dedicare la legge anche ad Antonio Prisco, rider e sindacalista di Nidil CGIL.
“Vogliamo aumentare tutele e diritti dei rider. Una proposta già bocciata dal Governo, che ancora una volta sceglie di non tutelare sicurezza e diritti sul lavoro, ma noi andiamo avanti perché i riders vanno tutelati - così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico - Una proposta per me molto importante non solo nel merito, ma anche perché è dedicata alla memoria di un grande giornalista e di un sindacalista pioniere della gig economy che hanno lottato per questi temi. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione sul tema: la proposta è stata depositata quasi un anno fa, ora attendiamo la calendarizzazione per la discussione in Parlamento”.
“La proposta di legge Griseri–Prisco rappresenta un passo importante nella direzione che come NIdiL CGIL indichiamo da tempo: riconoscere che i rider sono lavoratrici e lavoratori veri, non numeri dentro un algoritmo. Il diritto alla sicurezza non può essere una variabile dipendente dal meteo o dai profitti delle piattaforme, ma un principio universale del lavoro - ha detto Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil Cgil - I risultati della nostra ultima inchiesta nazionale parlano chiaro: questo è un lavoro pagato poco, costoso da svolgere e privo di tutele effettive. Ogni giorno migliaia di persone pedalano o guidano per consegnare beni essenziali, ma restano senza ammortizzatori sociali, senza copertura in caso di malattia o di allerta meteo. Le battaglie legali degli ultimi anni – da Palermo a Torino, da Milano a Firenze – hanno già stabilito che chi lavora sotto il controllo dell’algoritmo deve essere riconosciuto come lavoratore subordinato, con diritti e sicurezza garantiti. Ora è tempo che anche il legislatore ne tragga le conseguenze, superando definitivamente il cottimo e costruendo un sistema di tutele universali, a partire proprio dalle situazioni di rischio climatico. Con questa proposta, la politica può e deve colmare un vuoto che i rider non possono più sopportare da soli”.
“Per la tutela dei rider, come sindacato da mesi stiamo spingendo sulla contrattazione nazionale, avendo contribuito a produrre una piattaforma coi rider. Nel mentre, vigiliamo sul percorso di recepimento della direttiva europea sul lavoro mediante piattaforma - così Mattia Chiosi, Nidil Cgil Firenze - Rileviamo che il vulnus dell'applicazione dell'autonomia senza le tutele del lavoro subordinato ha esteso una stortura macroscopica sulla salute e la sicurezza sul lavoro, specie di fronte alle emergenze maltempo e alle ondate di calore, spingendo il rischio a carico dei rider al massimo livello. Vanno bene le ordinanze regionali che sono state messe in campo, ma senza integrazione salariale siamo di fronte alla scelta tra salute e salario, quindi ben venga la proposta Prisco-Griseri se integrata in un percorso teso a modificare le condizioni inaccettabili dei rider, non solo attraverso la normativa ma anche e soprattutto attraverso la contrattazione collettiva”.
"Nonostante i passi avanti fatti proprio a Firenze, più di un anno fa, con l'apertura di 'Casa Rider' - ha ricordato l'assessore al lavoro Dario Danti - a livello nazionale tanti impegni sono rimasti solo sulla carta e oggi i rider continuano ad essere lavoratori di fatto alla mercè di un algoritmo. Questa legge sarà una conquista non solamente sociale e sindacale ma di civiltà. Firenze è sempre stata vicina ai lavoratori, le politiche per il lavoro e il reddito sono centrali per questa amministrazione e sono uno dei tratti distintivi della sindaca Funaro e della sua giunta. Non dimentichiamo che la nostra città ha un protocollo appalti tra i più avanzati d'Italia. Da marzo 2024, dopo l'approvazione di due apposite delibere, il salario minimo di 9 euro è applicato in tutti gli appalti nei quali il Comune è stazione appaltante".
“Dopo fenomeni di maltempo come quello che ha flagellato il Polesine nella serata e nella nottata tra il 23 e il 24 settembre, superata la fase emergenziale, per la quale dobbiamo ringraziare per l’immediato intervento i vigili del fuoco, la protezione civile e le forze dell’ordine, è necessario fare un passo in più, per cercare di capire se e come sia possibile fare prevenzione”.
Lo spiega Nadia Romeo, rodigina, deputata del Pd e componente capogruppo della commissione d’inchiesta sul rischio sismico e idrogeologico.
“E’ innegabile – prosegue Romeo – come si vada verso fenomeni meteo sempre più violenti, con enormi quantità di acqua scaricata in un lasso temporale ristretto, che mettono in crisi soprattutto i centri urbani. Un aspetto che è impossibile non legare coi temi della cementificazione e del consumo di suolo, che hanno interessato pesantemente la nostra Provincia, così come il Nordest in genere”.
Ed è su questo punto, allora, che si può lavorare sul fronte della prevenzione, quantomeno per mitigare le conseguenze di questi eventi estremi. “La pianificazione urbanistica – prosegue Romeo - le misure mitigative (in primis vasche di laminazione urbane), devono cambiare marcia da subito, altrimenti i fenomeni intensi, come quello di ieri, ormai sempre più frequenti, metteranno sempre più spesso in crisi soprattutto le aree urbane”.
“Chiaro – dice ancora la parlamentare dem – come i Comuni e gli enti locali in genere non possano essere lasciati soli di fronte a un compito del genere: è necessario reperire immediatamente risorse per questo scopo, in maniera da poterle mettere a disposizione subito. Questa deve essere una priorità chiara in primo luogo per il Governo, chiamato a una immediata inversione di tendenza, rispetto alla condotta attuale, che lo ha visto, tra l’altro, tagliare i finanziamenti ai Consorzi di Bonifica per la lotta alla subsidenza, scelta mai operata in precedenza da nessun esecutivo della storia Repubblicana del nostro paese”.