“Mentre la sottosegretaria Borgonzoni si fa bella con i numeri del Piano Cinema e Immagini per la Scuola, la realtà è che la manovra del governo Meloni mette in discussione l’intero sistema del cinema e dell’audiovisivo italiano. Altro che festa: con tagli complessivi superiori al mezzo miliardo di euro, il Governo rende incerti perfino i progetti per le scuole di cui oggi la stessa Borgonzoni si vanta. Progetti che, a causa di un comma inserito nella Legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri e trasmessa alle Camere, non avranno più garanzia di finanziamento stabile”, lo dice Matteo Orfini, deputato democratico e componente della Commissione Cultura della Camera.
“Ai tagli al Fondo per il Cinema — spiega Orfini — che perderà 150 milioni nel 2026 e altri 200 milioni dal 2027, si aggiungono i tagli lineari e la decisione drammatica annunciata ieri dalla sottosegretaria di ridurre il tax credit dal 40% al 30%.
Scelte che colpiranno duramente le produzioni italiane e allontaneranno quelle internazionali, con effetti pesanti sull’occupazione e sull’intera filiera.”
“Borgonzoni prenda atto della realtà — conclude Orfini —: non c’è nulla da festeggiare. Il governo di cui fa parte sta affossando il cinema italiano.”
"La Legge di Bilancio per le opere del Paese è stata un bagno di sangue. Meloni e Giorgetti hanno svenduto il futuro delle infrastrutture italiane lasciando intatte le risorse solo per il Ponte sullo Stretto. Una infrastruttura, peraltro, che adesso è soltanto sulla carta e con progetto e permessi che hanno ancora troppe incognite”.
Così il capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani.
"La manovra economica trasmessa al Senato - aggiunge - mostra chiaramente che sono stati definanziati progetti essenziali, come le metropolitane di Roma, Milano, Napoli, la statale 106 Jonica, la statale 4 Salaria, la Tirrenica e la Salaria. Si tratta di Infrastrutture necessarie per la mobilità dell'intera nazione e dei centri urbani a maggiore densità. Questi tagli devastanti certificano l'assoluta inconsistenza politica di Matteo Salvini, che ha assistito impotente e nonostante le continue promesse mancate, alla completa messa in mora del suo Ministero. Come Partito Democratico - conclude - cercheremo di rimediare a questo disastro presentando emendamenti durante il passaggio parlamentare”.
“La manovra del Governo Meloni rappresenta un pugno in faccia all’intero sistema del trasporto pubblico locale. La manovra 2026 non sostiene il settore adeguandolo all’aumento dei costi per l’inflazione e mette anche a rischio il rinnovo dei contratti per le lavoratrici e i lavoratori del trasporto pubblico locale. Come spiega la lettera inviata da Agens, ANAV e Asstra la copertura attualmente prevista è stimata in circa 150–180 milioni annui, a fronte di un costo complessivo pari a 270 milioni di euro nel 2025, 370 milioni nel 2026 e 510 milioni annui a regime dal 2027”. Lo dichiarano in una nota il senatore e responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture Pd, Antonio Misiani e il deputato e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu.
“Nella manovra – sottolineano i parlamentari dem - non c’è traccia di iniziative per sostenere la crisi dei trasporti, potenziare servizi e collegamenti sempre più difficili con le aree interne, evitare il taglio di diritti e servizi per cittadini e lavoratori. Nemmeno un euro per reintrodurre il bonus abbonamenti e garantire la gratuità per gli studenti come già avviene in Campania ed Emilia-Romagna insieme al diritto al ritorno a casa dei fuori sede come abbiamo chiesto di fare con le proposte di legge che, come Partito Democratico, abbiamo da tempo presentato insieme al Coordinamento nazionale dei circoli della mobilità del PD”.
“Le uniche iniziative del Governo sulla mobilità sono i tagli che rischiano di compromettere opere fondamentali per la mobilità delle città come la Metro C di Roma, la linea M4 di Milano e la metropolitana di Napoli e al tempo stesso riducono sensibilmente i fondi per la mobilità sostenibile, le ciclovie urbane e per lo sviluppo infrastrutturale. Come PD ci batteremo in Parlamento e nel Paese per cambiare la manovra, che colpisce insieme passeggeri, pendolari, lavoratori, enti locali, sindacati e imprese impegnandoci a depositare tutti gli emendamenti necessari per portare nelle Camere la loro voce, che evidentemente la Presidente Meloni e il Ministro Salvini hanno deciso di non ascoltare” concludono Misiani e Casu.
"Sulla Tirrenica si è purtroppo concluso il grande inganno della destra di governo: con la Legge di Bilancio 2026 è stata infatti definitivamente definanziata di tutte le risorse che erano state stanziate dall'esecutivo Draghi; dopo i tagli della scorsa Manovra sono stati infatti tolti altri 80 milioni di euro e per l'infrastruttura rimane solo un misero milione. Non possiamo addossare soltanto la colpa al Ministro Salvini, che ormai è alle prese con una perenne e sconclusionata campagna elettorale e con un partito in palese crisi, e che - viste le recenti esternazioni su pensioni e affitti brevi - non ha nemmeno letto il testo approvato dal Cdm. Salvini d'altronde si è dimostrato, fin dal 2022, inaffidabile facendo annunci falsi sulla Tirrenica mai confermate dai fatti. La colpa è oggi soprattutto di tutti i rappresentanti territoriali e dei parlamentari dei partiti di governo che in questi anni hanno fatto promesse su promesse e difeso il governo. Il risultato è che adesso siamo tornati indietro di decenni e nonostante i continui pericoli per la viabilità locale e la necessità di un'opera fondamentale per lo sviluppo e la viabilità. Proveremo a rimettere le risorse con emendamenti alla Manovra nel corso del passaggio parlamentare, ma adesso la destra dovrebbe solo tacere e vergognarsi": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
Borgonzoni annuncia riduzione dal 40% al 30%. ‘Una follia’
“Le dichiarazioni della Sottosegretaria Borgonzoni confermano la confusione totale che regna attorno alle politiche per il cinema e l’audiovisivo. Prima ammette che i fondi sono stati drasticamente ridotti, poi assicura che saranno aumentati attingendo al bilancio del Ministero, quindi sostiene che le risorse verranno recuperate già in Parlamento durante l’esame della manovra, e infine cambia di nuovo versione parlando di un assestamento di bilancio. Tutte ipotesi diverse e contraddittorie, che alimentano soltanto disorientamento tra gli operatori del settore.
E, cosa ancora più grave, mentre le risorse diminuiscono, il Governo preannuncia un nuovo taglio anche sulla percentuale del tax credit, che scenderà dal 40% al 30%. Una scelta incomprensibile, l’ennesima conferma dell’assenza di una direzione chiara, che getta sempre più nell’incertezza un comparto che, per continuare a generare investimenti e occupazione, avrebbe invece bisogno di stabilità e regole certe.
Siamo di fronte al solito gioco delle tre carte. Il risultato è un settore colpito ancora una volta duramente, nonostante il suo ruolo strategico per la cultura e per l’economia del Paese — solo per ragioni ideologiche e politiche, e per rispondere al mandato di Meloni di colpire chi ha l’unico difetto di essere libero. E come se non bastasse, la Sottosegretaria ha l’assurdo pretesa di essere ringraziata dalle opposizioni. Ringraziata per cosa? È lei – insieme al suo Governo – la principale responsabile di questo caos e del disastro che sta travolgendo il cinema italiano.”
Così il deputato democratico, componente della Commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini.
“Il governo Meloni festeggia i tre anni ma solo con bugie. A questo punto ci chiediamo: sarà vero che la presidente Meloni è romana? Se lo è davvero, spieghi il definanziamento di 50 milioni di euro alla Metro C, un taglio assurdo che rischia di bloccare un’opera strategica per la città di Roma, proprio in un momento cruciale in cui si stanno portando avanti importanti cantieri. Questa manovra con tagli non previsti ad importanti infrastrutture denota tutta l’inadeguatezza di questo governo”. Lo dichiara la deputata del Pd e Garante per gli animali di Roma Capitale, Patrizia Prestipino.
“I tagli al Fondo per il cinema e l’audiovisivo previsti nella manovra, 150 milioni in meno nel 2026 e 200 nel 2027, rappresentano un disastro industriale. Il settore non può reggere un colpo di questa portata, dopo due anni di difficoltà dovuti al pasticcio sul tax credit. Migliaia di imprese e lavoratori rischiano di non farcela, e con loro un pezzo importante della produzione culturale del Paese”. Così il deputato dem Matteo Orfini, componente della commissione Cultura.
“Con questi tagli – prosegue l’esponente Pd – si indebolisce una filiera che genera ricchezza e occupazione per oltre 180mila persone e che ha saputo portare la qualità del cinema e delle serie italiane sui mercati internazionali. È un accanimento incomprensibile, dettato da motivi politici: la destra considera questo mondo ostile e, non potendolo egemonizzare, prova a distruggerlo. Ma il cinema non è un giocattolo o un lusso, è un pezzo dell’industria nazionale e dell’identità culturale del Paese”.
“Tra l'altro – conclude Orfini - sono stati tagliati anche finanziamenti accessori, ma non meno importanti, come quelli per portare il cinema nelle scuole a fare progetti educativi di avviamento alla conoscenza del cinema italiano e della cultura italiana. Il Partito Democratico si batterà in Parlamento per correggere queste scelte inique, insieme alle altre opposizioni e a tutte le realtà del settore, dai produttori agli autori fino agli interpreti. Difendere il cinema significa difendere lavoro, cultura e futuro”.
“All’indomani dell’approvazione del testo base sulla riforma di Roma Capitale, le scelte sulla manovra di Meloni, Giorgetti e Salvini tradiscono immediatamente Roma e i romani. Il taglio di 50 milioni alla metro C di Roma rischia di mettere a repentaglio la realizzazione di una fondamentale opera strategica per la Capitale e per tutto il Paese e l’acquisto del materiale rotabile necessario a renderla funzionale e operativa. Ringraziamo il Ministro Tajani e le voci che anche nella maggioranza si stanno levando per chiedere al Governo di fare immediata marcia indietro, come già fatto l’anno scorso ci opporremo con tutte le nostre forze in Parlamento per fermare questa incoerente assurdità” così una nota del vicepresidente della commissione trasporti della Camera, il deputato democratico Andrea Casu.
“Nelle bozze che circolano della manovra la crisi dei trasporti non esiste. Non solo non ci sono le risorse necessarie a evitare i tagli di servizi nel trasporto pubblico locale, garantendo almeno gli 800 milioni di euro necessari a coprire l’aumento dei costi per l’inflazione, ma manca anche la destinazione vincolata di tutte le risorse necessarie a coprire interamente il rinnovo dei contratti per le lavoratrici e lavoratori che il governo, nell’accordo siglato il 20 marzo 2025, aveva promesso di trovare con la rimodulazione della accise che ancor prima Meloni e Salvini avevano, a più riprese, promesso di abolire. Ma quante volte vogliono riuscire a rimangiarsi la parola nella stessa legislatura?”. Così in una nota congiunta i componenti democratici della commissione Trasporti alla Camera, Andrea Casu e Anthony Barbagallo, rispettivamente vicepresidente della commissione e capogruppo, Ouidad Bakkali, Valentina Ghio vicepresidente del Gruppo Pd e Roberto Morassut, componente della presidenza del Gruppo Pd.
“Questa legge di bilancio non migliora la situazione economica e sociale del Paese, anzi la peggiora. Non c’è niente sulla crescita, non c’è nulla per le famiglie se non degli sconti come se fossimo al supermercato, e aumenta l’età per andare in pensione. Dovevano abolire la Fornero e cancellare le accise sulla benzina, invece peggiorano tutto”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla legge di bilancio.
Ma quale governo della stabilità, quello Meloni è il governo dell’austerità: hanno presentato la manovra più piccola degli ultimi anni, con coperture incerte e senza misure per la crescita.
Litigano sugli affitti brevi, non hanno una strategia per lo sviluppo e mancano del tutto politiche industriali. Taglio delle tasse irrilevanti e pochi euro per le pensioni: quindi non sarà minimamente compensato l’aumento del carrello della spesa né i costi dell’energia che pesano su famiglie e imprese e che sono i più alti d’Europa. Per non parlare della sanità, dove gli investimenti raggiungono il minimo storico degli ultimi anni.
Mancano anche i 25 miliari di euro per le imprese annunciati per fronteggiare l’aumento dei dazi, tema che la Premier si rifiuta di affrontare dopo non aver ottenuto alcun vantaggio dal suo rapporto privilegiato con Trump.
L’unica certezza ancora una volta è il premio all’infedeltà fiscale perché in questo paese le tasse le pagano sempre e solo gli stessi: lavoratori e pensionati. A quest’ultimi la manovra cancella anche le ultime agevolazioni rimaste come opzione donna.
Lo ha detto ad Agorà Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Quella del governo Meloni è una manovra figlia di nessuno: improvvisata, scritta all’ultimo minuto per tenere insieme una maggioranza divisa e senza visione. È un provvedimento che si caratterizza soprattutto per ciò che non c’è: misure per la crescita, per il lavoro stabile, per i salari, per contrastare la povertà. Si regalano piccole mance a categorie diverse, ma senza una strategia complessiva”. Lo afferma la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Partito Democratico, in un’intervista diffusa sui canali social dei deputati dem.
“Sul fisco – aggiunge l’esponente Pd – il governo restituisce solo briciole dopo aver tolto 25 miliardi ai lavoratori dipendenti, e sul lavoro continua a ignorare la necessità di regole sulla rappresentanza e sulla contrattazione negli appalti. Sulle pensioni poi siamo di fronte a un vero arretramento: cancellata ‘Opzione donna’, bloccati i canali di pensione anticipata e dimenticati disoccupati, persone con disabilità e donne con carichi familiari. È un’impostazione che tradisce ogni promessa elettorale.”
“Anche sulla Sanità – conclude Guerra – le risorse sono del tutto insufficienti. La spesa cresce, ma i finanziamenti non tengono il passo: a pagare saranno ancora una volta i cittadini, con l’aumento delle addizionali regionali e l’impossibilità di garantire i livelli essenziali di assistenza. E il tetto sulle assunzioni resta, condannando ospedali e servizi pubblici alla paralisi. È una manovra sbagliata nel metodo e nel merito, e a farne le spese saranno i più fragili”.
Oggi, in commissione Affari costituzionali della Camera, è stato adottato, come testo base dei lavori, il disegno di legge del Governo che è in realtà un testo concordato a livello istituzionale col Campidoglio. Per questa ragione abbiamo espresso una posizione favorevole. Abbiamo, tuttavia, sottolineato la necessità di dare rapido seguito a quella parte delle intese Governo-Campidoglio che prevedono la costituzione di una commissione paritetica che dovrà redigere una legge ordinaria che individui risorse e mezzi per assolvere alle nuove competenze legislative. Soprattutto abbiamo chiesto che già in questa manovra di legge di bilancio ci siano risorse speciali per Roma Capitale. Solo in presenza di queste garanzie si potranno ritenere sincere le intenzioni di riformare davvero, da parte del Governo, i poteri e le prerogative della Capitale” così il deputato democratico, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Pd alla camera, Roberto Morassut.
“Interventi minimali, risorse insufficienti e tagli consistenti alla dotazione del ministero dell’Agricoltura: questa, in sintesi, è la fotografia della legge di bilancio appena bollinata, che conferma l’indifferenza del governo verso un comparto ormai abituato a ricevere risposte solo di fronte alle emergenze, e mai politiche strutturali. Nel frattempo, imperversano i dazi dell’alleato Trump, mentre settori strategici come quello del grano e del vino richiederebbero tutele mirate e strategie di medio-lungo periodo. A maggio, puntualmente, il governo tornerà ad ‘accorgersi’ della siccità e della crisi idrica, e come in una giostra felliniana torneranno a girare le autobotti per tentare di dare un minimo ristoro”.
Così i componenti Pd della commissione Agricoltura alla Camera, Antonella Forattini (capogruppo), Maria Stefania Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi e Stefano Vaccari.
“Sorgono però - aggiungono - domande imprescindibili: come il governo italiano sta spingendo la Commissione Europea a rivedere la malsana proposta di accorpamento dei fondi Pac con quelli della Coesione? E come pensa di intervenire per ripristinare il taglio consistente previsto per il settore agroalimentare? Infine, sarebbe utile sapere che fine ha fatto il Coltivitalia, annunciato in maniera roboante lo scorso luglio con una dotazione di un miliardo di euro: è ancora fermo al Mef, alla ricerca delle coperture finanziarie maldestramente previste? Oppure anche in questo caso si utilizzerà il machete per stralciare alcune delle misure programmate? Domande - concludono - che meritano una risposta”.
“Non solo il governo non è riuscito a mantenere le promesse elettorali di mandare le persone in pensione prima, ma dalla manovra di bilancio emerge che non è neppure in grado di tutelare i più fragili ed impedire che si formi un nuovo blocco di esodati” Così la deputata e vicepresidente del Gruppo Pd, Valentina Ghio durante il Question time al ministro Giorgetti.
“Il quadro che emerge dalla bozza di manovra sulle pensioni è allarmante” sottolinea la parlamentare dem. “Dopo mesi di promesse sulla sterilizzazione dell'adeguamento dell'età pensionabile e la speranza di vita, il governo aumenta i requisiti con un mese in più per il 2027 e due mesi per il 2028 e cancella le uniche misure che garantivano la flessibilità dell'età in uscita come quota103 e opzione-donna, già pesantemente colpita nei tre anni di governo Meloni”. “Mentre il governo stringe drasticamente la platea dei beneficiari dell'Ape Sociale, lascia senza reddito chi ha già avviato dei percorsi di uscita anticipata. Di fatto crea dei nuovi esodati”, conclude Ghio.