“Rivolgiamo la massima vicinanza e cordoglio alle famiglie dei due marittimi colpiti dal grave incidente a bordo di una nave ormeggiata nel porto di Salerno. Il bilancio purtroppo è drammatico, con una vittima ed un ferito grave, trasportato in gravi condizioni all’ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno. Un'altra tragedia inaccettabile proprio nel giorno in cui Salvini ha riferito alla Camera dell'incidente di Brandizzo, dando peraltro risposte non convincenti rispetto agli impegni sulla tutela dei lavoratori. È diventato ormai un tragico bollettino quotidiano, quello delle morti sul lavoro. Bisogna porre un argine con forza e decisione. La sicurezza sul lavoro dev'essere una priorità assoluta per l'intero Paese, del Governo, della politica e di tutte le istituzioni competenti. Questo richiede sempre maggiore attenzione e investimenti, da realizzare anche con l'utilizzo tempestivo ed efficace delle risorse del Pnrr, quel Piano che il Governo sta purtroppo gravemente rallentando e depotenziando”.
Lo dichiara il deputato democratico Piero De Luca.
Sulla sicurezza sul lavoro Salvini fa un freddo elenco di dati. Basta subappalti a cascata, basta risparmiare sulla prevenzione e sul costo del lavoro. Al Governo chiediamo coerenza nelle scelte e di ripristinare i soldi del PNRR destinati alla manutenzione ferroviaria.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Il ministro Salvini oggi alla Camera legge la strage di Brandizzo nell'ottica dell'errore umano, a suo dire, inevitabile. Chiude gli occhi sulla realtà che emerge con drammaticità: gli appalti e i subappalti campano sulla compressione di salari, diritti e sicurezza dei lavoratori. Si rifiuta di capire che la piena liberalizzazione della catena dei subappalti, voluta dal governo, aumenterà esponenzialmente gli incidenti sul lavoro. Ignora che l'errore umano può e deve essere evitato, se si investe nelle tecnologie adeguate, a partire da quei fondi che il Pnrr destinava proprio alle tratte secondarie delle nostre ferrovie e che questo governo ha tagliato. Se si evita di sottoporre i lavoratori a turni di lavoro massacranti, come chiedono i lavoratori che lui ha precettato. Anche oggi due nuove tragiche morti sul lavoro. A Bologna e ad Arzano. Non è fatalità. Non possiamo e non vogliamo rassegnarci”.
Lo dichiara la deputata e responsabile Lavoro del Partito Democratico, Maria Cecilia Guerra.
“Continua il caro energia per famiglie e imprese, i prezzi permangono su livelli troppo alti rispetto a quelli precrisi e purtroppo rimane ancora alto il differenziale con le politiche governative di altri Paesi europei che mettono a disposizione di imprese e famiglie energia a prezzi più bassi rispetto a quelli italiani. Per questo motivo abbiamo chiesto al governo quali iniziative intenda intraprendere per tutelare famiglie e imprese dai rincari dei costi energetici e permettere il passaggio al mercato libero entro le scadenze previste, senza un aggravio di costi per i consumatori”. È la richiesta dell’interrogazione presentata in commissione Attività produttive al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica dai deputati del Pd Peluffo, De Micheli, Di Sanzo, Gnassi, Orlando e Simiani.
“Siamo insoddisfatti della risposta del ministero – afferma Vinicio Peluffo, capogruppo Pd della commissione Attività produttive - che per tutte le nostre interrogazioni sul tema energetico rimane una costante con la formula di rito “in corso di valutazione”. Peccato che sia già trascorso un anno da quando è in carica il governo Meloni, sono mesi che servono risposte puntuali e registriamo invece che le politiche messe in atto fin qui non hanno prodotto sollievo nelle bollette a carico di famiglie e imprese. Anche sull’esigenza di avviare una massiccia campagna informativa per una scelta consapevole da parte dei cittadini, su cui la Commissione aveva espresso un parere unanime, il governo è in corso di valutazione. Ma soprattutto ad oggi iI governo ci sta dicendo che non è in grado di rispettare la scadenza prevista per il passaggio al mercato libero, una riforma che è inserita all’interno del Pnrr”.
Taglia senza vergogna, pensando nessuno se ne accorga
Come Partito Democratico ci asteniamo sul rendiconto e votiamo contro il vostro assestamento. Mentre nel rendiconto ci sono, infatti, i risultati dei governi precedenti che ci hanno fatto uscire dalla crisi pandemica e dalla prima parte della crisi bellica, nell’assestamento abbiamo invece l’immagine di quello che gli annunci, le azioni, le proposte e le posizioni del governo Meloni hanno generato in questi 10 mesi. Il rendiconto mostra come anni di politiche incentrate su spinta alla crescita, investimenti e scelte coraggiose abbiano portato il Paese a dicembre dello scorso anno ad una crescita del 3,3%, con un’occupazione che segnava un +4,3%. I numeri, quindi, hanno dato ragione ai governi precedenti e alle scelte compiute nell’interesse del Paese. Rivendichiamo quelle scelte coraggiose, siamo orgogliosi di aver superato il paradigma rigorista in quegli anni e di aver portato in Italia un grande piano di investimenti per la modernizzazione del Paese come il PNRR.
Mentre cercate di dare la colpa a chi vi ha preceduto, i dati dell’assestamento vi inchiodano alle vostre responsabilità. Senza vergogna il governo ci dice che taglierà 3,2 miliardi per il sostegno al reddito, 106 milioni alla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, 679 milioni per la riduzione degli sgravi contributivi e 434 milioni per i pensionamenti anticipati. A questo, aggiungete tagli alla spesa in conto capitale con l’azzeramento di fondi che servono a rinnovare e rilanciare il Paese. Azzerate il fondo per il trasferimento tecnologico, azzerate il fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale biomedico, azzerate i contributi agli investimenti e alle imprese, azzerate il fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa. Nell’assestamento si certifica che avete tagliato gli investimenti e state lavorando alacremente per sabotare Il Piano di Ripresa e Resilienza dell’Italia. Il bello è che avete la faccia tosta di pensare che nessuno se ne accorga. Ma non è così e i numeri testardamente vi daranno torto.
Così Claudio Mancini, deputato Pd e segretario in commissione Bilancio, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.
"La maggioranza è in confusione totale. Hanno passato settimane ad insultare Gentiloni che è quello che ha portato a casa il PNRR e la revisione del patto di stabilità per poi accorgersi che in casa, tra di loro, hanno una distanza siderale sulla stessa idea di Europa. Invocano l'Europa e poi l'ospite d'onore del Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini è un'antieuropeista e dalla parte opposta degli interessi dell'Italia come Marine Le Pen. Infine, Tajani, omologo di Matteo Salvini, governa con i leghisti - gli amici stretti di Le Pen - però ci racconta che non sarà mai una sua alleata. Una barzelletta che rende debole l'Italia in Europa, che mostra un governo diviso e che pensa solo ai propri interessi particolari. Sono sempre dalla parte opposta rispetto agli interessi dell'Italia, ipocriti che giocano con la parola Patria per poi tradirla tutti i giorni". Così Marco Furfaro, deputato e componente della segreteria nazionale del Partito Democratico, ospite di Tagadà su La7.
La fantapolitica della Meloni nasconde i problemi e inventa i nemici. Non è in grado di mantenere le promesse elettorali sue e dei suoi alleati e così la colpa diventa degli altri: del Pd, di Gentiloni, dell’Europa. Non una parola su come pensa di affrontare il paese reale quello che vede aumentare il costo della vita, è costretto a pagarsi le cure mediche, rimanda la pensione. In compenso il solito lamento sugli attacchi a lei e alla famiglia. Rifugiarsi tra le braccia del partito non la salverà dal dover rispondere degli errori compiuti in un anno di governo, dal mancato utilizzo di tutte le risorse del Pnrr al governare le emergenze a suon di decreti e nuovi reati, rimandando le riforme utili allo sviluppo.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Dati Pil, Pnrr e sbarchi certificano fallimento destra
“Gli attacchi sguaiati di Meloni e Salvini a Gentiloni non sono soltanto ipocriti e istituzionalmente inopportuni, ma soprattutto controproducenti per l’Italia nel rapporto con l’Europa, proprio mentre dovremmo tessere rapporti per la modifica del patto di stabilità. Il governo è in una drammatica fase di stallo, è incapace di risolvere i problemi e addossare ad altri le proprie responsabilità non serve a niente: i recenti dati sul Pil sono ancora al ribasso, sul Pnrr rimangono ritardi ed incertezze, l’inflazione ed il caro benzina crescono esponenzialmente e gli sbarchi in aumento stanno creando un’emergenza umanitaria”.
Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente vicaria dei Deputati Pd, intervenendo oggi lunedì 11 su La7 a L’Aria che tira.
"Il rendiconto e l'assestamento di bilancio oggi in discussione ci dimostrano la differenza tra la spinta alla crescita dei governi post pandemia e l'immobilismo di questo governo. Dopo aver criticato per anni l’austerità, questa maggioranza si vuole accreditare agli occhi dei possibili nuovi alleati in Europa e quindi gioca a tirare i cordoni della borsa, lasciandola aperta solo per garantirsi il consenso di una parte di Paese a cui dovete dare tutto quello che avete promesso." Lo ha detto in Aula Claudio Mancini deputato del Partito Democratico intervenendo in discussione generale sul rendiconto e l'assestamento di bilancio.
"Tagliate servizi, investimenti, lasciate gli enti locali in balia di loro stessi, azzoppate il PNRR e le sue riforme e poi però fate condoni, spaccate l’Italia con l’autonomia e tagliate le tasse alle partite IVA che guadagnano tra i 65 mila e i 90 mila euro. Tutto questo mentre il Paese affoga tra innalzamenti del costo della benzina, inflazione, voucher, precariato e togliete pure le misure per il sostegno al reddito”, ha aggiunto Mancini.
“Le stime della crescita pubblicate dalla Commissione europea in questi giorni sono il frutto delle decisioni di austerità e di calcolo elettorale prese dal governo Meloni", ha concluso il dem.
“Mentre la destra accentra e cambia per decreto la governance delle Zes istituendo nel Sud Italia una unica Zona Economica Speciale la cui efficacia è ancora tutta da verificare, ci sono territori in tutta Italia che aspettano da mesi l'istituzione delle Zone logistica semplificate, già individuate dalle singole Regioni, ma colpevolmente ancora non ratificate dal governo: stiamo parlando della Toscana, della Lombardia, del Lazio, della Liguria, del Friuli e dell’Emilia Romagna. Si tratta di aree vaste però private di strumenti normativi e fiscali che garantirebbero il rilancio sociale, occupazionale ed economico di zone oggi in crisi”. Così Marco Simiani, capogruppo del Pd in commissione Ambiente di Montecitorio, sul provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri.
“Quello che colpisce di più di questa maggioranza non è soltanto l’incapacità e la confusione, già manifestata dai ritardi del Pnrr, dall’inflazione che sale, dal caro carburante, dall’immigrazione incontrollata, ma l’arroganza con cui governa: dichiara di volere l’autonomia ma poi accentra la governance, chiede tempo per attuare le riforme ma poi smantella quelle appena varate, è incapace di rispettare gli impegni comunitari ma accusa il Commissario Gentiloni. Sui ritardi delle Zls non ancora istituite nel centro e nel nord Italia abbiamo da tempo presentato numerosi atti parlamentari ancora senza risposta”, conclude Marco Simiani.
Cancellano il reddito di cittadinanza, azzerano fondi del Pnrr per le periferie. L’unica risposta del Governo a povertà e disagio sociale è ordine e sicurezza. Il decreto reprime, colpisce i minori senza costruire reti sociali e solidali. Cercano voti a destra e dimenticano il Paese.
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Con l’eliminazione delle Zes il Governo ha creato uno strumento burocratico infernale, una cabina di regia che dovrebbe rilasciare tutte le autorizzazioni che prende il posto delle 8 Zes esistenti con una dotazione finanziaria e di personale identica a quella di una sola Zes, quindi 8 milioni per la Zes unica come precedentemente 8 milioni per ogni singola Zes. Si creerà un collo di bottiglia enorme. Hanno eliminato il taglio del 50% dell’ires; hanno semplicemente rifinanziato il credito d’imposta Sud quindi nulla di innovativo da parte dell’attuale Governo; per cui al momento la cabina di regia unica dovrebbe fare un’attività di programmazione per tutto il Mezzogiorno impossibile da realizzare. Questa manovra sembra piu che altro un tentativo maldestro da parte del Governo di tornare ad una sorta di Iri”. Lo dichiara Stefano Graziano deputato Pd.
“Ma la cosa che va evidenziata e che è stata nascosta nel decreto Sud spostando tutta l’attenzione sulle Zes e poco e niente sul Fsc - prosegue il dem - è proprio il fatto che il ministro Fitto si è letteralmente appropriato del Fsc, cioè sostanzialmente ha definito un procedimento anche in questo caso barocco e complesso di negoziato regione per regione per autorizzare l’utilizzo del Fsc ma definendo in maniera preventiva quali sono gli obiettivi che devono essere raggiunti con l’utilizzo del Fsc, il più importante dei quali è finanziare progetti coerenti con il Pnrr. Quindi si completa il furto che Fitto aveva annunciato per cui quando si siederà con le Regioni e negozierà l’utilizzo del Fsc pretenderà che le Regioni vadano a coprire i progetti che lui nel frattempo ha tagliato sul Pnrr”, conclude Stefano Graziano.
Il decreto è una grande presa in giro. Quanto alle Zes, l'unica operazione vera è l'accentramento di tutte le competenze per le autorizzazioni all'avvio di nuove attività economiche nel Sud ad una Struttura di missione presso Palazzo Chigi, creando un imbuto che bloccherà pericolosamente e non semplificherà per nulla le procedure burocratiche come le Zes richiederebbero. Ancora una volta, il Governo manifesta solo la volontà di gestione centralizzata delle risorse e degli investimenti. Il tutto peraltro senza le risorse o competenze necessarie per seguire davvero l'enorme mole potenziale di richieste che potrebbero arrivare.
Quanto ai benefici economici, non si mettono le risorse per confermare il più importante incentivo fiscale oggi esistente e voluto dal Partito Democratico negli anni scorsi, ossia il dimezzamento dell'Ires per le nuove attività economiche, che quindi scompare.
Resta solo il credito d'imposta che in realtà non è altro che la proroga di quello già oggi esistente in tutto il Sud. Credito peraltro limitato fortemente perché consentito solo agli investimenti sopra i 200.000 euro, escludendo la gran parte delle nuove possibili attività delle Piccole e Medie Imprese.
Nella sostanza, il decreto è una misura che al di là del titolo e del nome suggestivo, cancella e distrugge lo strumento delle Zes, annacquandolo da un punto di vista economico e accentrando solo le scelte per gestire da Roma i progetti di investimenti da autorizzare. Una misura assolutamente anti Sud, come dimostrato anche dalle norme sulle risorse FSC, che ancora non vengono erogate alle Regioni e che il Governo immagina di utilizzare in misura rilevante per coprire i tagli dei 13 miliardi di euro dei progetti del Pnrr rivolti ai nostri territori. Il Governo si conferma nemico del Mezzogiorno e dello sviluppo, quindi dell'intero Paese.
Così Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche Ue della Camera.
“Quali iniziative urgenti il governo intende adottare per la riqualificazione e la rigenerazione urbana delle periferie e in quali modalità intende assicurare la prosecuzione e il completamento dei progetti di investimento originariamente previsti dal Pnrr per tali aree dei Comuni italiani?”.
E’ quanto chiede il Pd con un’interrogazione a prima firma Piero De Luca, capogruppo in commissione Affari europei alla Camera, alla presidente del Consiglio e ai ministri per gli Affari Europei e dell’Interno.
“A seguito di recenti e gravi fatti di cronaca - si legge nell’interrogazione - il governo ha affermato l’intenzione di voler rafforzare la sicurezza delle periferie nelle città”. Allo stesso tempo, però, denuncia Piero De Luca, “con la proposta di modifica del Pnrr, presentata ufficialmente dal governo alla Commissione europea lo scorso 7 agosto, sono stati apportati ingenti tagli, per circa 13 miliardi, ai progetti dedicati ai Comuni, tra cui proprio quelli che coinvolgono le periferie, in molti casi peraltro già avviati. Nella proposta di modifica, inoltre, si è ventilata l’opportunità di ricorrere per tali misure a fonti di finanziamento nazionali, senza fornire garanzie sulla prosecuzione e il completamento delle stesse. Oltre alla presenza fondamentale delle forze dell’ordine, riteniamo necessario però portare avanti interventi strutturali e investimenti che riqualifichino i territori urbani più marginalizzati e ne rafforzino il tessuto sociale, civile, educativo per affrontare in modo serio ed efficace le criticità che affliggono tali quartieri o aree cittadine, promuovendo un reale sviluppo delle stesse, condizione necessaria per rimuovere l’insicurezza. Da qui la necessità - spiega il deputato dem che nell’ufficio di presidenza del Gruppo ha la delega per il Pnrr - che il governo venga in Parlamento a fare chiarezza”.
Nostra proposta alternativa su lavoro, sanità e lotta a carovita
“Dopo mesi di proclami positivi, il governo Meloni si accorge adesso che la situazione economica è difficile. Finora le loro scelte hanno peggiorato le cose: ritardi nella attuazione del Pnrr, condoni senza lotta a evasione fiscale, retromarcia sulle accise per la benzina, mancano ancora risorse per i danni dell’alluvione, salario minimo senza risposte. E l’inflazione che si mangia i salari, mentre sulla sanità aumentano liste di attesa e ricorso al privato per chi può. E in Europa siamo isolati a causa delle posizioni degli alleati della destra che negano aiuti per l’immigrazione e per cambiare il Patto di stabilità… Siamo al dunque, dopo tante promesse avanza la realtà di un governo inadeguato. Su lavoro, sanità e lotta contro il carovita, presenteremo una proposta di bilancio alternativa”.
Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera, Virginio Merola.