"Non è bastato aumentare precarietà e povertà, ora la destra vuole cancellare con un emendamento la nostra proposta sul salario minimo, lasciando tre milioni di lavoratori poveri senza risposte”.
Lo afferma in un tweet la deputata del Partito Democratico, Michela Di Biase.
"La destra continua a prendersela con i più deboli. Ancora una volta manifestano la propria contrarietà al salario minimo senza neanche motivarne le ragioni, parlando di totem e propaganda, nascondendo sotto il tappeto la condizione di tanti italiani. Per il Pd, chi lavora non può vivere in condizioni di povertà e sotto una certa soglia non si tratta di lavoro, ma di sfruttamento. Bloccare questa proposta significa ignorare le difficoltà e alcune volte la disperazione di oltre tre milioni di italiani a cui andrebbero garantiti più diritti e salari più alti”.
Così il deputato e membro della segreteria nazionale del Pd, Marco Sarracino.
Dichiarazione di Rachele Scarpa, deputata Pd
"Dedicata a te": ovvero come prendere in giro per chi non arriva a fine mese. Una carta con 382,50 euro per spese alimentari, per uno stanziamento compplessivo di 500 milioni, con requisiti stringenti. La povertà è un problema strutturale: davvero il Governo pensa, dopo aver tagliato il reddito di cittadinanza, che basterà una misura una tantum, insufficiente, decisamente poco finanziata? Che ne sarà di chi non rientra nei requisiti? Delle persone anziane sole, o delle famiglie che, pur in povertà, non hanno prodotto l'indicatore della situazione economica?
L'eliminazione del RDC lascerà senza aiuti molte più famiglie di quelle a cui sarà destinata questa mancetta. Una cosa riconosco al governo però: serve una bella faccia tosta per fare cose come tagliare il fondo morosità incolpevole, o eliminare l'unica forma di contrasto alla povertà esistente, e poi prendere quelle persone, abbandonate a loro stesse, sceglierne solo alcune, dare loro una Postepay con 380 euro dentro, una tantum, e dire loro: "tieni, questa è Dedicata a te".
“Aiutare le famiglie più povere, provate dall'inflazione, è necessario. Non è accettabile farlo nel modo approssimativo e casuale con cui lo fa il governo con l'ennesima card. A seconda del budget allocato al tuo Comune puoi essere escluso dall'aiuto, pure a parità di requisiti con chi risiede in un altro Comune e invece lo riceve. Un nucleo di tre componenti ottiene lo stesso aiuto di uno di sei o più. Un altro modo è possibile.
Noi del Partito Democratico ci battiamo per un aiuto universale, che raggiunga cioè tutte le persone in povertà, e che sia indicizzato all'inflazione. Questa è la differenza fra l'elemosina di Stato attuata dal governo e la nostra battaglia per un programma strutturato di contrasto alla povertà”.
Lo dichiara l'onorevole Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd.
“Governo e maggioranza hanno tagliato gli stanziamenti contro la povertà togliendo il Rdc a circa 500 000 famiglie. Hanno azzerato il fondo affitti, eliminando un sostegno decisivo per oltre 600 000 famiglie più fragili. Non danno cenni sul salario minimo per legge, lasciando privi di tutele oltre 3 milioni di lavoratori. Hanno smantellato in altri termini il sistema di welfare e non forniscono risposte strutturali alle fragilità economiche e sociali che toccano peraltro soprattutto il Sud, i cui dati forniti oggi in particolare sull'istruzione sono allarmanti. Inventano una card una tantum da poco più di un euro al giorno e pensano che sia sufficiente? Non lo è. È solo un vuoto slogan propagandistico. Lo dichiara il deputato democratico Piero De Luca, capogruppo in commissione Politiche Ue.
Un tentativo goffo di mascherare la mancanza di risposte all’aumento del costo della vita. Il governo dopo aver cancellato il reddito di cittadinanza, l’unico strumento di protezione dalla povertà, ha tentato di costruire con la “carta spesa” una risposta inadeguata – il corrispettivo di un caffè al giorno, e per una sola volta – e distorsiva lì dove esclude categorie sociali deboli e senza rete come le persone sole.
Lo ha detto a Skytg24 Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Il governo taglia il reddito di cittadinanza per quattrocentomila famiglie, ma poi tira fuori una social card che dà diritto a poco più un caffè al giorno. E lo spaccia per sostegno al potere d’acquisto. Non servono interventi una tantum e frammentari: occorrono misure strutturali per il contrasto alla povertà e ai bassi salari. Li aspettiamo sulle cose serie: rinnovi dei contratti per 7 milioni di persone e introduzione del salario minimo per legge. Il resto assomiglia molto a una elemosina di stato, che fra l’altro presenta anche elementi contraddittori e ingiusti in quanto sembra escludere proprio i più poveri”.
Lo dichiara il deputato democratico Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro.
Servono salario minimo e incentivi adeguamento contratti
"La priorità del governo dovrebbe essere quella di alzare i salari, come mettono in evidenza oggi anche le considerazioni dell'Ocse. Invece dalle parti della maggioranza sono concentrati su altro. Per il Pd serve innanzitutto un salario minimo e la creazione di meccanismi di incentivo per l'adeguamento dei contratti scaduti. Serve una politica dei redditi che definisca un adeguamento salariale e una modernizzazione del meccanismo della contrattazione e della rappresentanza. Non ci si può esclusivamente basare sul taglio del cuneo fiscale, misura necessaria ma non sufficiente che, tra l'altro, per come è stata prevista dal governo, non è che un bonus con scadenza a fine anno, con effetti quasi impercettibili sui salari più bassi, visto il livello della nostra inflazione”. Lo dichiara il deputato dem Marco Sarracino, responsabile Sud e Coesione della segreteria nazionale del Partito Democratico.
“La nota positiva – conclude Sarracino - viene dal riconoscimento da parte dell'Ocse della riforma delle politiche attive voluta dal governo precedente come elemento qualificante del Pnrr con il ministro del Pd Andrea Orlando. Un lavoro che faticosamente, essendo la materia di competenza sostanzialmente regionale, era stato incisivamente avviato registrando un interesse e una collaborazione da parte delle stesse amministrazioni regionali. All'avvio dell'attuale legislatura, il governo ha potuto beneficiare di un lavoro avanzato sulla presa in carico delle persone in cerca di lavoro e sulla road map successiva. Peccato che lo stesso governo, poi, in tema di lavoro e di politiche attive abbia solo perso tempo concentrandosi con furia ideologica nello smantellare l'unico strumento di contrasto alla povertà e decidendo di precarizzare il lavoro".
“Oltre ai rischi sul Pnrr creati dal Governo l’Ocse conferma: l’Italia è tra i Paesi dove i salari reali diminuiscono maggiormente. I più deboli sono i più penalizzati da politiche sbagliate o dalla testardaggine della destra che continua a ignorare il problema. A partire dalla chiusura su una misura fondamentale come il reddito minimo, sul quale si stanno battendo le opposizioni unite. Il calo dei salari in Italia è drammatico, soprattutto per i livelli più bassi delle retribuzioni, dove la flessione tra il primo trimestre 2022 e il primo trimestre di quest'anno ha raggiunto il 10,3% (media Ocse -3,5%), il dato peggiore dopo il -13,9% della Lettonia, mentre per i salari medi il calo è stato del 7,5% e per le paghe più elevate del 6%, comunque sempre sopra le medie Ocse (3,8% e 4,8% rispettivamente). La perdita di potere d'acquisto ha un impatto devastante sulle famiglie a basso reddito, che hanno una minore capacità di far fronte all'aumento dei prezzi attraverso il risparmio o l'indebitamento. Un pezzo di Italia precipita verso la povertà, nell’incuranza della Meloni e del governo”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico, Nicola Zingaretti.
Con la proposta di legge sulle competenze non cognitive e trasversali che la maggioranza porta in aula in questi giorni, si spreca in maniera irresponsabile una straordinaria opportunita’ per promuovere le competenze non accademiche degli studenti italiani e contrastare l’insuccesso formativo, l’abbandono scolastico, la povertà educativa. La norma è senza finanziamento ma nessuna sperimentazione, seppur volontaria, può davvero avviarsi senza risorse. L’onorevole Sara Ferrari denuncia nel suo intervento oggi alla Camera che purtroppo si tratta di un bluff, di un testo di meri principi, una scatola vuota. Si perde così l’occasione di far progredire il sistema scolastico italiano, che regista esiti degli studenti inferiori alla media OCSE, per la sua rigidità e incapacità di essere inclusivo di tutti i giovani e di valorizzare tutti loro diversi talenti. L’obiettivo di valorizzare le competenze trasversali è comune a tutte le forze politiche, ma la maggioranza lo destituisce di ogni forza reale perché non prevede nessuna risorsa nemmeno per la formazione dei docenti.
"Dobbiamo mettere al centro della Comunità le relazioni educative nei vari contesti territoriali e quindi sostenere le professioni del pedagogista e dell'educatore che accompagnano e sostengono l'opera della scuola nel rapporto genitori-studenti-insegnanti. Questo perché dobbiamo permettere a tutti di poter sviluppare la propria persona sia a livello educativo che sociale, indipendentemente dai territori di provenienza. Dobbiamo combattere la dispersione scolastica e la povertà educativa e le figure professionali dell'educatore e del pedagogista sono preposte a questi scopi. Le loro sono competenze specifiche, differenti da quelle degli insegnanti. Riteniamo significativo aver eliminato, nel passaggio in aula, l’esame di Stato quale condizione per l’iscrizione all’Albo.
Chiediamo con forza che vengano valorizzate queste figure professionali, e siamo felici che il governo abbia accolto il nostro ordine del giorno che sollecita il governo ad istituire un tavolo tecnico incaricato di affrontare le tante problematiche che riguardano tali professioni, quella dell’educatore in particolare. La riteniamo un’assunzione di responsabilità necessaria". Lo ha detto la deputata del Pd, Irene Manzi, intervenendo in Aula sulla pdl professioni pedagogiche.
Dichiarazione di Valentina Ghio, vicepresidente deputati Pd
“Fa crescere la precarietà, aumenta le disuguaglianze, non tutela i lavoratori e agevola i contratti precari”. È quando ha dichiarato la vicepresidente del Gruppo PD alla Camera Valentina Ghio in merito al Decreto Lavoro in discussione alla Camera .
“Anziché invertire la rotta, che vede crescere il lavoro povero e precario, con queste misure – prosegue Ghio - il governo faciliterà il rinnovo dei contratti a termine che possono essere prorogati, in assenza di una contrattazione, anche fino a 24 mesi, a scapito di quelli a tempo indeterminato, che non usufruiranno di alcun incentivo. Una misura che, insieme all’innalzamento del limite dei voucher ora portato a 15mila euro annui in alcuni settori, diminuisce fortemente la qualità dei rapporti di lavoro. Segnali chiari - aggiunge l’esponente Dem- di una visione del rapporto di lavoro che va a scapito del lavoratore, che non viene sostenuto e tutelato, ma precarizzato ancora di più”.
Per Ghio “Il mancato sostegno alle persone e ai giovani non occupati amplificherà le disuguaglianze e anziché contrastare la povertà si sceglie di contrastare i poveri e di rendere i giovani sempre più precari e poco tutelati. È questo il futuro che il governo immagina per il Paese? , si è chiesta la parlamentare del Pd. “Come Partito Democratico abbiamo presentato diversi emendamenti per invertire questa rotta, ma sono stati puntualmente respinti e addirittura oggi in commissione ne è stata negata la discussione, con un approccio alla democrazia decisamente discutibile soprattutto su un tema così importante”, conclude Ghio, secondo la quale “per affrontare il tema del lavoro con serietà servono investimenti non tagli, servizi efficienti non misure discriminatorie ma a questo governo non sembra interessare”.
Dichiarazione di Cecilia Guerra, deputata Pd
“L'Italia, purtroppo, è l'unico Paese, in Europa, che, grazie a questo Governo, sarà privo di una misura di contrasto alla povertà di tipo universale e questo decreto Lavoro, su cui sarà messa l’ennesima fiducia, è finalizzato all'esclusione e al lavoro povero e precario, proprio il contrario di quello che è stato detto. E per quanto riguarda la questione sociale non si può certo dire che sia finalizzato all'inclusione , poiché le cosiddette misure di contrasto alla povertà comporteranno che tra i 400.000 e i 500.000 nuclei familiari rimarranno, dopo questo intervento, senza quell'aiuto che prima avevano e che si chiamava reddito di cittadinanza”. Così Maria Cecilia Guerra, del Partito democratico, nel corso della discussione generale, in aula alla Camera, sul Decreto Lavoro. Durissima l’esponente Dem nei confronti di un provvedimento “che riguarda tutta la fascia delle persone fra i 18 e i 59 anni e questo decreto è assolutamente cieco rispetto al fatto che in quella fascia di età ci sono soggetti che hanno disagi anche gravi di diversa natura, quali disagi psichici, percorsi di marginalità, persone senza fissa dimora che prima accedevano al reddito di cittadinanza”. E poi “per quanto riguarda la creazione del lavoro – ha aggiunto Guerra- cosa creiamo se la scelta fondamentale di questo decreto è l'espansione delle possibilità di utilizzare il lavoro a termine che sta diventando una piaga nel nostro Paese.” Per Guerra, “i contratti di lavoro a termine avevano avuto un rallentamento dopo la pandemia, ma invece, negli ultimi 2 mesi, ci dicono i dati dell'Osservatorio sul precariato dell'INPS, ma ce lo dice anche la Banca d'Italia, ancora una volta, hanno ripreso a crescere, così come i lavori stagionali e gli intermittenti. In più, nel lavoro a termine c'è anche una straordinaria incidenza del part time, nel 35 per cento dei casi.” “Se in questo Paese non passa il concetto base che il lavoro va pagato – ha concluso l’esponente del Pd- , non andremo da nessuna parte. Abbiamo un modello di sviluppo centrato sullo sfruttamento delle persone, sulla compressione del costo del lavoro, che ci rende non competitivi, perché purtroppo siamo in concorrenza con Paesi dove c'è ancora più schiavismo che da noi, un moderno schiavismo, ovviamente, e invece perdiamo il treno dell'innovazione, che ci potrebbe dare molto di più.”
“1857 nuovi asili e 333 scuole materne. Per un totale di 264.480 nuovi posti. Questo significa il Pnrr per l'Italia. Ed è gravissimo che oggi la maggioranza abbia votato contro l’impegno di utilizzare i 4,6 miliardi previsti dal Next Generation UE per costruire queste infrastrutture fondamentali per le famiglie e per il Paese”.
Così Marco Furfaro, deputato PD e primo firmatario dell'ordine del giorno che chiedeva al governo di impegnarsi con ogni iniziativa utile per rispettare gli obiettivi sugli asili nido, e sottoscritto da tutti i gruppi di opposizione (Pd, M5S, AVS ed Elena Bonetti per il Terzo Polo), denuncia la bocciatura da parte della maggioranza.
"Straparlano di famiglia - spiega Furfaro - e nel frattempo la calpestano ogni giorno, aumentando la precarietà, togliendo ogni strumento contro la povertà, definanziando il fondo affitti. E ora distruggendo la possibilità per tante bambini e bambini di avere un servizio essenziale, per tanti genitori di liberare tempo per lavorare, di ridurre le diseguaglianze, di far diventare l'Italia un Paese più civile. Grazie presidente Meloni. La prima presidente del Consiglio donna che ogni giorno lavora contro le donne. Un capolavoro di ipocrisia”.
“Siamo di fronte all’ennesima fiducia da parte del Governo e all’ennesima volta in cui viene esautorato il lavoro del Parlamento.
L’urgenza del Governo era il commissariamento di INPS e INAIL e di porre un tetto all’età dei sovrintendenti lirici di origine straniera; commissariamento per cambiare la governance. Ovvero passare dalla nomina del direttore da parte del CDA a quella diretta del Presidente e poi, ridurre il mandato del direttore generale da 5 a 4 anni. E questa sarebbe modifica della governance???
La vostra propaganda viene puntualmente sbugiardata dalla realtà.
Mentre per voi è urgente sparecchiare la Rai, l’INPS e l’INAIL non vi curate di quanto l’aumento dei prezzi del cibo naturale stia introducendo disuguaglianze e povertà, per il cibo e per la salute.
Girate il viso dall’altra parte per non vedere che è in atto una speculazione ai danni dei cittadini. E poi generate orrori come il naufragio di Cutro o quello già dimenticato della scorsa settimana in Grecia.
Per questa vostra palese volontà di nascondere la realtà, di mutarla e piegarla alla vostra idea alterata di Paese, fatta di furbizie e disuguaglianze, il Partito Democratico dirà convintamente NO alla fiducia”. Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Silvio Lai, in dichiarazione di voto sul decreto Inps.