Dichiarazione di Gian Antonio Girelli, deputato Pd
“Il diritto alla salute, con il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale pubblico, la riduzione delle liste di attesa e la valorizzazione dell’assistenza territoriale attraverso un piano straordinario di assunzioni di tutte le professioni sanitarie che vada oltre la stabilizzazione e il turnover, rappresenta per noi democratici un aspetto fondamentale della nostra visione di società, mentre voi del governo state andando in tutt’altra direzione”.
E’ quanto ha dichiarato in aula il deputato del Pd Gian Antonio Girelli nel corso del Question time odierno, rivolgendosi direttamente al ministro della Salute Orazio Schillaci. Dopo aver evidenziato “le numerose incongruità” dell’attuale governo in campo sanitario, il parlamentare Dem ha ricordato al ministro “l’involuzione del nostro sistema sanitario rispetto alla sanità privata”. “Sono ben 37 i miliardi di euro – ha detto Girelli- che i cittadini italiani spendono di tasca propria per trovare nel privato una soluzione a quello che la sanità pubblica non riesce a dare. Invece noi dobbiamo fare in modo – ha aggiunto- che il privato diventi parte integrante di un governo pubblico di sistema. Mentre ciò che sta avvenendo è una totale mancanza di controllo, dove ognuno fa ciò che vuole, senza regole precise”. E per quanto riguarda “il federalismo differenziato”, Girelli ha incalzato il ministro Schillaci facendo presente che “ l’idea del governo è quella del ministro Calderoli , che evoca un rafforzamento del distinguo regionale nella gestione della sanità , l’esatto contrario di quello che il ministro della Salute è venuto qui a dirci.”
“Chiediamo quali iniziative intendano assumere i ministri Calderone, Piantedosi e Salvini per affrontare il fenomeno delle aggressioni al personale dei mezzi del trasporto pubblico locale che è sempre più preoccupante e che non può rimanere ignorato”. È la richiesta dell’interrogazione presentata dal deputato del Pd Andrea Casu ai Ministri dell’Interno, dei Trasporti, del Lavoro e delle politiche sociali.
“Il Tpl assolve a una funzione fondamentale per garantire l'esercizio del diritto alla mobilità di tutti i cittadini; in questo contesto è rilevante il tema della sicurezza dei cittadini e del personale durante il servizio, in particolare per quel che riguarda gli autisti degli autobus e dei tram, il personale addetto alla verifica dei titoli di viaggio e tutto il personale di front line. Purtroppo si assiste quasi quotidianamente a gravi episodi di violenza perpetrati contro il personale viaggiante, sottoposto ad atti di violenza sia verbale sia fisica. Nel marzo del 2022 è stato firmato un protocollo per la promozione della sicurezza nel processo di sviluppo del trasporto pubblico urbano tra i Ministeri dei trasporti e dell'interno, la conferenza Stato-regioni, l'Anci, le associazioni delle aziende e i sindacati firmatari del Ccnl per monitorare e migliorare la sicurezza dei conducenti dei mezzi del Tpl al fine di contrastare le aggressioni. Si è trattato di un atto molto importante che avrebbe dovuto portare all'istituzione di tavoli di lavoro su singole aree tematiche al fine, non solo di raccogliere dati e segnalazioni di aggressioni, ma anche a individuare innovazioni tecnologiche e buone pratiche che orientino lo sviluppo di politiche sulla sicurezza, quali, a esempio, la diffusione del cosiddetto «panic button», già presente in alcune realtà locali e in grado di dare l'allarme in caso di aggressione essendo collegato con la questura. Chiediamo pertanto ai ministri interrogati se intendano fare in modo che tale protocollo venga concretamente messo in atto in tempi brevi”.
“I temi oggi emersi dalle audizioni in commissione sono pluralismo e qualità dell’informazione, trasparenza negli appalti e l’efficientamento dei costi, tutti temi che il Pd ha posto come centrali nelle scorse settimane.
Il tema del canone che sempre noi del
Partito democratico abbiamo sollevato è anche un tema di fondamentale importanza di cui oggi si è trattato.
È chiaro che senza certezza delle risorse economiche non si possono fare piano industriale e contratti di servizio.
Siamo contenti che è emersa in modo chiaro e netto la divisione in seno alla maggioranza. Riteniamo abbastanza grave che il ministro Giorgetti non abbia ancora reso nota la data per essere audito in Vigilanza. Bisogna difendere il servizio pubblico e il pluralismo dell’informazione e per questo ci batteremo in tutte le sedi competenti”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza sulla Rai, a margine delle audizioni dell’ad Rai Roberto Sergio, del dg Giampaolo Rossi e della presidente Marinella Soldi.
“Quanto accaduto ieri sera è preoccupante. Rainews24 ha trasmesso da Catania il comizio di chiusura della campagna elettorale del centrodestra in Sicilia. E le altre amministrative? Le altre città? Chiediamo che il direttore di Rainews24 Paolo Petrecca venga immediatamente a riferire in commissione. La tv all news pubblica non deve e non può in alcun modo essere la tv di regime, bensì deve rimanere servizio pubblico di tutta la collettività e quindi deve rispettare la par condicio e il pluralismo dell’informazione di tutte le forze politiche”. Lo dichiarano in una nota i componenti Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai.
“La settimana scorsa è toccato a Fabio Fazio che, dopo decenni di onorato servizio in Rai, si è dimesso. Ieri è stata la volta di Lucia Annunziata. La Rai sta perdendo i volti, e le menti, più prestigiose, travolte dall’epurazione della destra di governo. Un governo, quello di destra guidato da Giorgia Meloni, che ha dato una violenta spallata e ha occupato con i propri uomini, tutti e solo uomini, i vertici del servizio pubblico nazionale. Con queste nomine, la maggioranza al governo ha intrapreso un percorso, diretto o indiretto, di epurazione verso coloro che erano considerati scomodi o indomabili.
Così facendo si limita la libertà di pensiero, il confronto e si impoverisce la cosa pubblica perché si perdono figure di alto livello culturale ma anche di grande rilevanza economica.
È un metodo che spaventa e lancia un forte allarme sul modo che questa destra ha nel gestire la cosa pubblica”. Lo dichiara la deputata dem Ouidad Bakkalì, componente della commissione di Vigilanza RAI.
Il pluralismo nell’informazione del servizio pubblico non è una gentile concessione di chi vince le elezioni. La decisione di Lucia Annunziata di lasciare la Rai è allarmante e rende sempre più evidente il processo di occupazione dell’azienda da parte dell’attuale maggioranza. Si manifesta sempre più il rischio che professionalità unanimemente riconosciute, culture e letture della realtà, espressioni delle diversità vengano completamente cancellate. E al tempo stesso che venga calpestato un diritto sancito dalla Costituzione.
Oggi nel cda si è cominciato riducendo sensibilmente il numero di donne nei ruoli apicali a ennesima riprova che il tetto di cristallo rotto dalla presidente meloni è ben lungi da riguardare le altre donne.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Resta da capire cosa rimane del servizio pubblico
“Lucia Annunziata si è dimessa dalla Rai e dalla conduzione di “Mezz’ora in più”. Nella lettera indirizzata ai vertici dell’azienda scrive di essere arrivata a questa decisione perché “non condivido nulla dell’operato dell’attuale governo, né sui contenuti né sui metodi. In particolare non condivido le modalità dell’intervento sulla Rai. Riconoscere questa distanza è da parte mia un atto di serietà nei confronti dell’azienda che vi apprestate a governare. Non ci sono le condizioni per una collaborazione dunque”.
Adesso il governo e i nuovi potenti del servizio pubblico radiotelevisivo avranno di che rallegrarsi: una poltrona in più a loro disposizione.
Resta solo da capire se questo sia un governo degno della qualifica e cosa rimanga (pro tempore) del servizio pubblico radiotelevisivo.”
Così il deputato del Pd Gianni Cuperlo.
“L’arrivo della destra al governo ha prodotto lo smantellamento di Rai 3. Questo è il frutto di una modalità di gestione del potere che vive con l’ossessione di occupare ogni spazio disponibile e che non si pone il problema del futuro del servizio pubblico televisivo. La Rai, dopo gli addii di due professionisti del calibro di Fabio Fazio e Lucia Annunziata, è un prodotto culturale ancora più debole e politicamente più allineato”.
Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano.
“Lo sciopero indetto dai sindacati il 26 maggio è molto preoccupante. Ancora più preoccupante è il voler levare il canone dalla bolletta. Il Governo ci dica chiaramente se vuole che la Rai chiuda o meno. Il canone rappresenta i 2/3 del bilancio della Rai”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai, a margine dell’audizione dei sindacati in commissione Vigilanza Rai.
“La maggioranza appare divisa - aggiunge Graziano - e in confusione, Lega e Fdi e Fi sembrano non andare nella stessa direzione e questo crea molto sconcerto. Per questo abbiamo chiesto che venga al più presto audito in commissione il ministro dell’Economia”.
“Per noi è fondamentale avere il servizio pubblico”, conclude Graziano.
“Mentre le cittadine e i cittadini italiani sono impegnati a cercare di arrivare alla fine del mese, alle prese con inflazione, caro bollette, e precarietà nel lavoro, il governo Meloni si distingue per il suo impegno nel fare incetta di poltrone per accontentare i suoi di maggioranza ed occupare a colpi di decreto istituzioni pubbliche. Accanto all’assalto ai posti di comando dell’Inps e dell’Inail, attraverso la modifica della governance per procedere al commissariamento dei due enti, la destra ha approvato anche una norma ad personam per licenziare il sovrintendente del teatro San Carlo di Napoli e piazzare semmai al suo posto Carlo Fuortes, l’attuale amministratore delegato della Rai, permettendo così di completare l’album delle figurine ai danni anche del servizio pubblico radiotelevisivo. Un comportamento del Govero a dir poco indecoroso. È davvero grave piegare le regole delle istituzioni per pure esigenze di partito”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico e capogruppo della commissione Politiche europee, Piero De Luca.
“L'ultimo report della fondazione Gimbe ci consegna una situazione a dir poco allarmante e preoccupante. L’andamento del finanziamento della sanità pubblica italiana e il costo delle prestazioni, a confronto con i dati europei, ci dicono che nel 2022 l’Italia ha una spesa sanitaria inferiore dello 0.3% rispetto alla media Ue e Ocse e tra i Paesi del G7, di cui nel 2024 avremo la presidenza, siamo ovviamente agli ultimi posti. Nonostante il tentativo di inversione di tendenza fatto dai governi Conte 2 e Draghi la situazione di difficoltà è rimasta inalterata. Difficoltà che ovviamente ricadono sulle persone che troppo spesso sono costrette a rivolgersi ai privati o a volte anche a rinunciare alle cure. Come Partito Democratico da tempo stiamo provando ad alzare l’attenzione sulla questione per scongiurare quella che può diventare una calamità sociale, un vero e proprio collasso del sistema sanitario pubblico. Noi non ci stancheremo mai di ripeterlo, l’importanza del nostro servizio sanitario l’abbiamo toccata con mano durante la pandemia e questo, purtroppo, il governo Meloni sembra averlo dimenticato troppo presto. Il Pd farà la sua parte, in parlamento e nel paese, per chiedere un aumento pluriennale del fondo sanitario nazionale fino almeno al 7,5% del Pil, la riduzione delle liste d'attesa e l'assunzione del personale necessario. Per noi la salute deve tornare ad essere centrale per la politica perché è un diritto che la nostra costituzione garantisce ad ogni singolo cittadino”.
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari sociali e componente della segreteria nazionale.
"A seguito dell'audizione del ministro Urso quel che è emerso forte e chiaro è che il centrodestra vuole occupare la Rai. Peccato però che la Rai non sia soggetta a spoil system ed ha un cda nel pieno delle sue funzioni. Auspichiamo quindi che si faccia rapidamente il piano industriale e si firmi il contratto di servizio in modo da mettere la Rai nelle condizioni di programmare e svolgere al meglio le proprie attività". Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza sulla Rai, il quale aggiunge: "Il Governo renda noto come intenda garantire le risorse per il servizio pubblico radiotelevisivo attraverso l'abbonamento, poiché al momento sembra avere poche idee e confuse".
“Dopo l’approvazione del bilancio, ci aspettiamo che la Rai possa svolgere la sua azione senza ritardi o addirittura blocchi. Esiste un cda nel pieno delle sue funzioni, e la dirigenza di un’azienda come la Rai non può conoscere soste e in questo, come in altri casi, lo spoil system non deve essere una regola. La maggiore impresa culturale del Paese deve essere in ogni momento nelle condizioni di svolgere la sua funzione e di programmare al meglio la sua attività. Si faccia finalmente il piano industriale e si firmi il contratto di servizio per dare stabilità all’azienda, al persole che ogni giorno si impegna dedizione. Fondamentale inoltre, visti i recenti dati dell’Osservatorio di Pavia, garantire il pluralismo del servizio pubblico”. Lo dichiara il capogruppo democratico in commissione di Vigilanza Rai Stefano Graziano.
"Il primo Documento di economia e finanze del Governo Meloni si caratterizza per una preoccupante assenza di ambizioni, strategie e risorse. Sull'utilizzazione dei fondi del Pnrr il Governo si caratterizza inadeguato ed incapace. Sul resto il Documento non dice nulla, limitandosi ad affermare che “il finanziamento degli interventi di politica di bilancio avverrà individuando le opportune coperture all’interno del bilancio pubblico”, a ulteriore conferma dell’assenza di qualunque strategia di politica economica.
A livello generale nella manovra di bilancio 2023 è mancata qualsiasi prospettiva di sviluppo per il Trasporto pubblico locale sia rispetto alla riconversione ecologica che alla digitalizzazione dei servizi, ponendo l’onere di un così importante servizio sulle spalle degli enti locali e determinando ricadute negative sulle famiglie, con l’aumento dei biglietti; inoltre una delle poche misure di sostegno alle famiglie quale il Bonus Trasporti, nella riproposizione per il 2023, ha visto dimezzati sia le risorse del fondo (da 190 a 100 milioni di euro) sia il limite di reddito per poter richiedere il bonus (da 35.000 a 20.000 euro).
Appaiono del tutto pretestuose le affermazioni di voler potenziare e rinnovare le misure come il Ferrobonus e il Marebonus quando le suddette misure sono ferme nonostante si tratti di provvedimenti già finanziati a cui manca solo un atto di attuazione da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; restano ancora senza risposte la violenza stradale e l’assistenza alle vittime della strada e da ultimo il focus sul Ponte dello Stretto da cui si evince che mancano ancora del tutto i fondi per la sua realizzazione e delle opere strutturali annesse". Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Trasporti di Montecitorio, Anthony Barbagallo, firmatario insieme ai colleghi Pd Bakkali, Casu, Ghio e Morassut, del parere di minoranza contrario del Pd al Def 2023.
Prosegue l’attacco alla sanità pubblica da parte del governo. Non solo continua a tagliare i fondi come già fatto con la legge di Bilancio ma ora sta affondando la possibilità di utilizzare le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per rendere, attraverso le case di comunità, la medicina territoriale un punto di forza al servizio del Paese e soprattutto della sua parte più fragile. Troppe persone oggi sono costrette a rinunciare alle cure e proprio per questo ci batteremo per difendere e migliorare il Servizio sanitario pubblico contro il disegno di smantellamento che hanno in mente il governo e la sua maggioranza.
Così Debora Serracchiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd