Nove anni per ricostruire? Serve subito il commissario
“Nove anni per la ricostruzione in Emilia Romagna? Ma in che pianeta vive il ministro Musumeci? Sindaci, regione, imprese e terzo settore sono ed erano già pronte per ripartire dopo nove giorni dall’alluvione, altro che nove anni. Nella definizione dei decreti per sostegni e infrastrutture occorre decidere ora, subito, coinvolgendo in maniera permanente enti locali e territori con il loro tessuto sociale ed economico. Sono loro che conoscono danni e azioni necessarie. Forse a Roma vorrebbero rifarsi alla ‘nefasta tradizione italiana’ dei rinvii e delle inefficienze. Occorre invece ripartire subito e serve una struttura commissariale efficiente, trasparente, che tenga insieme azioni e misure per l’emergenza e la ricostruzione, ed è evidente a tutti che alla sua guida deve esserci chi conosce bene il territorio”.
Così il deputato dem della commissione Attività produttive alla Camera, Andrea Gnassi.
“Ieri - ha aggiunto - la presidente del consiglio Meloni ha detto che bisogna fare bene e in fretta e ha detto sì alle richieste dei sindaci di indennizzi al 100%. Ma se la tempistica prevista è quella dei nove anni che fine faranno le imprese, i comuni isolati, le famiglie che hanno perso tutto? A questo punto appare diventa difficile capire quale sia il reale intendimento del governo. Insieme alle dichiarazioni di vicinanza, infatti, emergono fatti che sono ben lontani dalle attese dei territori colpiti. Musumeci dice che serve una persona che possa dedicarsi giorno e notte esclusivamente alla ricostruzione. Forse vale la pena di ricordargli - ha concluso - che chi ha seguito la ricostruzione post sisma in Emilia, a partire dal presidente Bonaccini, lo ha fatto proprio in questo modo, se è vero che è stata giudicata da più parti come esemplare”.
“Anche l’onorevole Foti ha deciso di alimentare la macchina delle fake news ai danni dell’Emilia-Romagna, rilanciandone una già smentita a più riprese. Non è vero, infatti, che ci siano stati fondi del Ministero delle Infrastrutture non spesi dalla Regione Emilia-Romagna per la messa in sicurezza di corsi d’acqua esondati in questi giorni. Quelli a cui lei si riferisce sono fondi per la navigazione sul Po, sistema idroviario Padano-Veneto, in particolare per l’Idrovia ferrarese. Parliamo di tutt'altro e lo si fa solo per alimentare un attacco politico alla regione quando si dovrebbe lavorare almeno in via istituzionale, insieme per la ricostruzione. La sicurezza idraulica, chi amministra nei territori lo sa che chi governa a Roma e siede in Parlamento dovrebbe saperlo, è ben altra cosa. Ma la premier Meloni è d'accordo? Lei abbraccia gli emiliani romagnoli e collabora con le istituzioni regionali e locali. I suoi le attaccano per fini politici. È un gioco delle parti, una linea politica del tipo ti abbraccio e ti colpisco alle spalle? O è una linea di Foti e altri? È questo il modo in cui Foti e alcuni suoi colleghi intendono dare una mano alla propria terra per affrontare l'emergenza e risollevarsi allora? Sinceramente c'è da chiedersi se tutto avviene all'insaputa di Meloni che oggi ancora era in regione con la presidente Von der leyen, il presidente Bonaccini, le istituzioni e i cittadini dell Emilia Romagna.
Così il deputato del PD Andrea Gnassi.
Come sostengono Von der leyen e Gentiloni occorre un approccio strutturato e si possono utilizzare risorse europee come quelle del fondo di coesione per affrontare l'emergenza alluvione in Romagna. Lo stesso approccio di cui abbiamo bisogno subito anche in Italia. Non ci sono casacche da indossare per la ricostruzione, ma un modello chiaro ed efficiente per attuarla. Una governance capace che la guidi. In Emilia col terremoto è stato così ed ha funzionato. Serve una struttura efficiente, che conosca già il territorio e un Commissario che la guidi per non perdere tempo e per utilizzare al meglio le risorse, anche europee.
Oggi siamo in Piazza del Popolo a Cesena con cittadini, volontari, forze dell’ordine, vigili del fuoco, i ragazzi delle pale e del fango e tutti i sindaci in prima linea con la fascia tricolore per incontrare la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen, la premier Meloni e il presidente Bonaccini che hanno sorvolato in elicottero le terre colpite. La Romagna è qui per dire che c’è una terra che sa reagire. E che piange e onora le vittime con il lavoro e con la prospettiva della ricostruzione.
Così il deputato del Pd Andrea Gnassi.
“Oggi è il giorno in cui tutte le istituzioni, il Parlamento, questa Camera si stringe e si stringono intorno alla tragedia grande che ha colpito l'Emilia-Romagna. Il primo pensiero ovviamente va alle vittime, ai loro familiari, alle famiglie colpite, ai cittadini, alle imprese dell'Emilia Romagna, a tutti coloro che ancora soffrono, un pensiero forte va alla Romagna. E un grazie ai volontari, alle donne e uomini e ragazzi che ancora sono lì, ai sindaci, al Presidente della Regione, alla Protezione Civile agli organi dello Stato, le forze dell'ordine, i vigili del fuoco, alle squadre di pronto intervento agli operai, ai tecnici di tutti gli enti coinvolti pubblici e privati. Grazie per questo moto di civismo solidale e concreto. Grazie al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e grazie alla Presidente del Consiglio Meloni e al governo”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato romagnolo del Pd, Andrea Gnassi, in occasione della commemorazione delle vittime dell’alluvione in Emilia-Romagna.
“Mi hanno detto – ha concluso Gnassi - dillo a Roma. I Romagnoli non amano la retorica. Hanno scritto su un telo ‘Non chiamateci Angeli del fango, ma chi burdel de paciug’. Il fango, mentre si spala, è già stato nel suono, in qualche modo bonificato, quasi sdrammatizzato e questo per darsi forza, per tornare a lavorare . L'Emilia-Romagna è una terra che ha dato, ma adesso ha bisogno. Ricordo due parole, la prima è ‘amarcord’: non dimentichiamoci in quest'Aula quando magari saremo di nuovo nell’agone del confronto politico dei morti delle famiglie, delle case perse, delle imprese. L’altra è ‘amaracmand ’: vuol dire mi raccomando. Non è un richiamo, non è una richiesta, non è una lamentela, è quello che ci hanno detto le nonne, i padri e le madri. Fai quello che devi fare. Amaracmand al Parlamento, alla Camera, al governo. Oggi il decreto del governo va nella direzione giusta. Servono risorse e un modello per la ricostruzione, erano 12 i miliardi per il terremoto dell’Emilia e il modello ha funzionato. Serve un pensiero sul tempo che viviamo. Servono procedure semplificate. Senza magliette politiche. Le uniche medaglie se le intesteranno l’Italia, L’Emilia Romagna e la Romagna, che speriamo torni di nuovo in fior”.
Dichiarazione di Andrea Rossi, Virginio Merola, Andrea De Maria, Ouidad Bakkali, Ilenia Malavasi, Stefano Vaccari, Paola De Micheli e Andrea Gnassi deputati Pd
Troviamo davvero speciosa la polemica sollevata degli esponenti emiliano romagnoli di Fratelli D'Italia Lisei e Barcaiuolo a seguito di una eccezionale e imprevista alluvione che ha colpito le comunità emiliano romagnole e verso le quali tutti dovrebbero portare rispetto. Si è trattato di un evento straordinario, una caduta di acqua in 48 ore senza precedenti, riconosciuto anche dal governo che ha stanziato immediatamente 10 milioni di euro. La notizia secondo la quale la Regione non avrebbe utilizzato fondi del ministero delle Infrastrutture per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua è palesemente falsa e questo non fa certo onore a rappresentanti delle istituzioni, visto che i 55 milioni sono collegati all'idrovia ferrarese e nulla hanno a che fare con la sicurezza idraulica e a interventi per la prevenzione del dissesto idrogeologico. Sarebbe invece opportuno che i colleghi, davanti a eventi simili, si togliessero la maglietta di partito e indossassero quella dell'Emilia Romagna, per lavorare tutti insieme affinché sia riconosciuto dal governo nazionale e in tempi brevi, un adeguato ristoro alle famiglie e alle imprese colpite da questa alluvione, fornendo la necessaria copertura alla norma sui ristori per eventi alluvionali presente dal 2016 e già usata per situazioni simili. Viceversa, usare argomentazioni manifestamente false per colpire la segretaria del Pd Elly Schlein e il presidente della Regione ER Stefano Bonaccini la dice lunga sulla pochezza e strumentalità adoperati dal partito che esprime il presidente del Consiglio.
Dichiarazione dei deputati Pd Andrea Gnassi e Toni Ricciardi
"Sulla scorta di quanto previsto e approvato oggi nell’accordo fiscale tra Italia-Svizzera (la Ratifica degli accordi Italia Svizzera su imposizione dei lavoratori frontalieri e per evitare la doppia imposizione) riteniamo che sia giunto il momento di applicare quanto previsto nella accordo anche per i lavoratori frontalieri di San Marino. In occasione dell'approvazione degli accordi tra Italia e Svizzera abbiamo chiesto al governo di dare attuazione a quanto già previsto nel Memorandum d intesa siglato addirittura nel 2020 fa tra Governo, Associazione comuni italiani di frontiera, Sindacati confederali dei lavoratori e abbiamo chiesto di predisporre celermente gli atti normativi concreti per far sì che oltre ai lavoratori frontalieri in Svizzera ciò che è stato definito per loro sia definito e applicato anche per altri lavoratori frontalieri residenti in Italia che lavorano nelle aree di confine. Come appunto e in particolare i lavoratori frontalieri a San Marino ". Così in una nota Andrea Gnassi e Toni Ricciardi deputati del Pd, secondo i quali “Sono oltre 7.000 i lavoratori e le lavoratrici frontalieri che ogni giorno varcano il confine dello Stato italiano (oltre 5.000 solamente da Rimini) per svolgere il proprio lavoro contribuendo in maniera determinante all’economia della Repubblica di San Marino. Non è più rimandabile per loro applicare la nuova norma sul trattamento fiscale che aumenta la franchigia fiscale a 10.000 euro, rispetto agli attuali 7.500 euro". "La nostra proposta, che è stata oggi accolta a parole dal governo, deve vedere il governo stesso intervenire concretamente quanto prima", hanno concluso Gnassi e Ricciardi.
Dichiarazione di Andrea Gnassi , deputato Pd
“Www.opentomeraviglia.it : ovvero il budget è come un bidet. “ Così il deputato del Pd Andrea Gnassi, polemizza ironicamente sulla campagna del ministro del turismo Daniela Santanche’. “Basta aprire il sito che usa il claim della campagna, che sprovvedutamente non era stato registrato - prosegue Gnassi- per ritrovarsi non a scoprire le meraviglie del nostro Paese bensì immergersi nel sito di una società di marketing e nella lettura di articoli , anche interessanti, come quello dal titolo : “ il budget è come il bidet, serve! “. Ma altro che Uffizi , Colosseo, Sardegna o Riviera romagnola, ma articoli che, guarda caso, paragonano il marketing ad un bidet.” Per l’esponente del Pd, già sindaco di Rimini fino al 2021, “ la promozione e il marketing servono ma bisogna saperli fare.Il ministro deve intervenire subito perché sarebbe proprio inopportuno gettare 9 milioni di euro , mi si permetta la battuta, nel….bidet. Usano mega consulenti, anche stranieri, e decine di milioni per la digitalizzazione della promozione turistica nel Tourism Digital Hub, e poi ridicolizzano tutto con errori da dilettanti” . Per Gnassi, “il turismo è una cosa seria : e’ vero che in Italia ogni qual volta che si vuole promuovere il Bel Paese c’è sempre qualcuno a cui non va mai bene. Al netto però del giudizio di merito sulla Venere rivisitata di Botticelli ,quello che crea sconcerto è sprecare risorse con errori che ad esempio francesi e spagnoli non farebbero sulla promozione ma, al contrario, facendone di questa un pezzo forte di una politica industriale strutturata per il turismo . “
“E’ arrivato il momento in cui il governo deve decidere di decidere. Non sono ammessi più rinvii”. Lo affermano i deputati democratici Piero De Luca e Andrea Gnassi dopo il pronunciamento della Corte di Giustizia Ue sul no a proroghe per le concessioni balneari.
“Non è più possibile – proseguono gli esponenti democratici – tergiversare e continuare a lasciare nell’incertezza tutti gli operatori e i territori di un settore nevralgico per il nostro turismo e per la nostra economia, impedendo qualsiasi possibilità di programmazione e investimenti. Una situazione ormai insostenibile che mette in grave difficoltà Regioni e Comuni. È giunto il momento di definire una disciplina della materia organica, strutturale e compatibile con il diritto Ue”.
“La legge 81 del 1993, introducendo il meccanismo dell'elezione diretta dei sindaci, ha segnato una svolta epocale, che ha vinto la diffidenza dei cittadini verso la politica attraverso i volti, i programmi e i contributi dei sindaci che si potevano eleggere direttamente. Ha ridato senso e solidità alla politica. Da questo convegno noi proponiamo che vengano individuate alcune coordinate, un contributo concreto al processo riformatore che è in atto in Parlamento. Attualmente, fra incardinati e non, abbiamo depositati sette progetti di legge che vanno a modificare gli assetti di comuni, province, città metropolitane. A cui si affiancano la riforma sull’autonomia differenziata e le intenzioni di una riforma in senso presidenziale del Paese. C’è ora anche la proposta di alcune forze politiche che vuole abbassare la soglia per l’elezione dei sindaci al 40% al primo turno. Non si può pensare di trovare l’assetto più efficiente per dare risposte al Paese senza fare una discussione ordinata, perché livelli amministrativi, programmatori, funzioni, responsabilità, sono intrecciati. Oggi tra burocrazia e inefficienze mediamente per la realizzazione di un’opera attraverso gli atti amministrativi nei comuni occorrono 7 anni. I blitz per abbassare la soglia di elezione del sindaco al 40% al primo turno non solo ci preoccupano, ma scardinano la stessa legge 81 del ’93, che pur con limiti e difetti, oggi, dopo 30 anni, ha dato la maggiore stabilità e governabilità a un assetto (quello locale) del Paese. Le riforme devono essere incardinate attraverso due chiavi: la prima, che vi sia una discussione ordinata e non scomposta o stravagante o fatta per blitz per interessi politici di parte; la seconda, che non si operi nell’ottica dell’affermazione di un primato politico, ma considerando come gli effetti reali delle riforme possano dare risposte ai bisogni dei cittadini. Stiamo ragionando sull’architettura istituzionale del Paese non su cosa conviene a una parte politica”.
Lo ha detto il deputato del Pd e già sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, nel corso del convegno alla Camera ‘Una democrazia matura. I 30 anni dall'elezione diretta dei sindaci: stabilità e governabilità’.
“La decisione del capo dello Stato di promulgare il testo del Decreto Milleproroghe esprimendo riserve e perplessità sul tema dei balneari conferma, purtroppo o per fortuna, che avevamo ragione. Il richiamo di Mattarella dimostra come il governo non abbia né voluto, né potuto, per le divisioni interne, affrontare il tema dell’avvio del percorso delle evidenze pubbliche per l’assegnazione delle concessioni balneari. Bastava leggere la sentenza del Consiglio di Stato per capire che mandare la palla in tribuna e fare proroghe era ed è insostenibile. Hanno fatto promesse a vanvera, ma al governo non te la cavi se decidi di non decidere perché non puoi mantenere. Hanno lasciato nel caos e senza alcuna certezza un grande patrimonio paesaggistico, turistico ed economico del Paese, con circa 8mila km di coste e spiagge, 27mila imprese e centinaia di migliaia di lavoratori. Ora il governo anziché prendersela con l’ennesimo nemico della patria, dei carburanti, dei bonus) faccia subito due cose: 1) assegni la delega sulla materia a un ministro, perché non si sa neanche chi è quello incaricato; 2) faccia l’unica cosa seria che c’è da fare e cioè convocare immediatamente regioni, comuni e imprese per individuare i criteri per l’assegnazione delle concessioni con un approccio serio e concreto che guardi alle specificità territoriali”.
Così il deputato dem della commissione Attività produttive, Andrea Gnassi.
Dichiarazione degli on. Pd Piero De Luca e Andrea Gnassi
“Il turismo balneare rappresenta una colonna portante del turismo nazionale e dell’intero settore dell’economia del paese . Convocate subito Regioni, Comuni e imprenditori per definire i criteri delle evidenze pubbliche al fine dell’assegnazione delle concessioni demaniali. Datevi da fare per il bene del turismo.” E’ l’invito, “accorato e sentito”, che il Partito Democratico, per bocca dei deputati Piero De Luca, vicepresidente del gruppo, e Andrea Gnassi hanno rivolto al governo nel corso del Question time alla Camera. Dopo che De Luca ha accusato il governo “di continuare a prendere in giro i balneari e gli operatori del settore con un balletto indecoroso perché il milleproproghe non prevede alcun cambiamento rispetto le norme vigenti “, Gnassi ha replicato al ministro Santanchè riaffermando che “il diritto europeo e il Consiglio di Stato hanno sancito definitivamente che non ci possono essere proroghe sull’assegnazione delle concessioni demaniali.” Il governo – ha proseguito Gnassi- ha ribadito oggi di aver deciso di non decidere sulle spiagge e coste italiane, sulle modalità di assegnazione delle concessioni demaniali marittime e delle concessioni balneari. Con la conseguenza immediata e reale – ha proseguito il parlamentare Dem- che il grande patrimonio paesaggistico, turistico ed economico del paese, con circa 8000 km di coste e spiagge, 27mila imprese e centinaia di migliaia di lavoratori, non avrà alcuna certezza. Nessun operatore e nessun comune del settore potrà quindi investire in servizi e impresa – ha aggiunto Gnassi- secondo il quale “il punto è uno solo: iniziare a ragionare per definire i criteri delle evidenze pubbliche e per l’assegnazione delle concessioni con un approccio serio e concreto e con attenzione alle specificità. Cambiate registro e se il governo intende farlo noi daremo una mano per il bene del paese e del turismo.“
“Con l’annuncio dell’emendamento di FdI al Milleproroghe sulle concessioni degli stabilimenti balneari prosegue il ridicolo e preoccupante balletto di maggioranza e governo su questo tema. Prima di tutto vogliamo sapere se il contenuto di quell’emendamento corrisponde alla linea del governo. Poi se è vero che sia stata assegnata la delega per il settore o un dossier come si evince da notizie di stampa (un governo dovrebbe assegnare formalmente deleghe per affrontare temi e dossier). Se così fosse per il ministro Musumeci, a questo punto chiediamo che lo stesso ministro venga immediatamente in audizione alla Camera in commissione Attività produttive a riferire. Sarebbe assurdo continuare con l’ennesima proroga che lascia nell’incertezza comuni e operatori del settore che si troverebbero ancora nell’impossibilità di programmare investimenti, riqualificazione e certezza sul lavoro. La proposta di rinvio è inapplicabile, governo e maggioranza lo sanno bene, perché c'è una sentenza chiara del Consiglio di Stato. Invece di perdere ulteriore tempo in propaganda, pensassero invece ad avviare le procedure necessarie per dare certezza e tutele reali agli operatori di un settore strategico per il nostro Paese definendo una linea italiana sulla Bolkestein a 4 mesi dall’adozione della legge sulla concorrenza. Una linea che andrebbe sviluppata anche con un confronto con Regioni e Comuni, unica strada per avere la possibilità di andare a trattare in Europa”.
Lo dichiarano il vice capogruppo alla Camera Piero De Luca e il deputato dem Andrea Gnassi.
proposta Pd accettata dal governo
Dichiarazione di Andrea Gnassi, deputato Pd
“Chi governa si deve assumere delle responsabilità e smetterla – come invece fa la premier Meloni - di trattare come nemici della patria chiunque abbia una proposta per il paese diversa dalla sua. Il presidente del Consiglio affronti il caro benzina nel merito, perché gli italiani sono in difficoltà e non ce la fanno.” Così il deputato del partito Democratico Andrea Gnassi nel corso del question time in commissione Attività Produttive della Camera dove il governo ha dato parere favorevole alla richiesta del deputato Dem di istituire un tavolo tecnico. “E’ positivo che il governo abbia accolto la nostra richiesta di convocare urgentemente un tavolo di crisi del settore dei carburanti per affrontare il problema degli alti costi di benzina e gasolio e per riorganizzare la distribuzione energetica in Italia- ha aggiunto Gnassi- ma ora -ha proseguito- governo e maggioranza devono passare dalla propaganda alla responsabilità del governare . Perché la propaganda, come si è visto, va a sbattere sui fatti: prima dicendo di non aver mai promesso il taglio delle accise per poi doverlo ammettere una volta riletto il programma elettorale della Presidente del Consiglio”. Per Gnassi, “problemi complessi richiedono ascolto e interventi puntuali a partite da un tavolo tecnico di crisi con tutti i soggetti coinvolti che ho proposto e che il governo ha accettato. Le mistificazioni non servono perché è del tutto evidente che gli aumenti generalizzati dei prezzi alla pompa di queste settimane sono dovuti alla mancata proroga del taglio delle accise stabilito dal governo Draghi”. Per il deputato Dem, infine “è sicuramente doveroso accertare eventuali speculazioni sul prezzo dei carburanti ma non fare di questo il capro espiatorio di una scelta politica sbagliata , che va contro l’interesse degli italiani”.
“Comuni e enti locali faranno ciò che non fa il governo sul Covid. Prima abbandonati dall’esecutivo con la Legge di bilancio. Ora con il caos e la cultura no vax dello stesso governo sono ancora lasciati soli su indirizzi e direttive da dare a tutte quelle strutture ospedaliere e servizi sociosanitari dove si trovano persone fragili e malate che sono a rischio. Con il via libera alla ideologia no vax del sottosegretario alla Salute, quando afferma che i vaccini non servono e ora con il rifiuto di valutare di introdurre misure prudenziali in caso di aumento di contagi in alcune situazioni a rischio, si crea una situazione di caos proprio nei territori e nelle città dove vi sono le strutture più sensibili. Oggi non è una bella giornata per chi nelle città, nei comuni, negli ospedali, dovrà occuparsi direttamente di Covid”.
Così il deputato dem, Andrea Gnassi.
“Il governo - aggiunge - ha messo la fiducia e la tagliola che stoppano qualsiasi proposta sul decreto Rave che contiene in modo assurdo norme di fatto no vax. Il governo impone al Parlamento di non valutare l’adozione di eventuali misure precauzionali sul Covid. Come si fa a respingere la proposta di valutare in caso di eventuale aumento dei contagi di prendere misure precauzionali e preventive come indossare le mascherine in ospedali e residenze assistenziali sociosanitarie per anziani? Come si fa a far assistere un malato da un medico no vax? Per fortuna esiste un articolato sistema istituzionale, quello degli enti locali e dei sindaci che, insieme ad autorità sanitarie locali e regioni, insieme a prefetti in sede di Cosp (coordinamento di sicurezza pubblica), non solo sanno stroncare rave illegali con le norme esistenti, senza norme civetta, ma sapranno attivare e stanno già avviando un monitoraggio costante sui territori per prendere poi indirizzi volti alla tutela della salute. Il ministro, quale uomo di scienza, se il suo governo crea questo caos, sia puntuale e preciso nel prendere decisioni e non si limiti all’appello che il Paese si prepari ma indichi anche come. Su questo fronte - conclude - non solo non faremo opposizione ma fronte comune”.
“Chiediamo e vogliamo chiarezza. E’ finito il tempo della propaganda, della campagna elettorale e della pacchia, adesso bisogna governare e noi abbiamo intenzione di fare la nostra parte seriamente. Mentre c’è chi ricerca visibilità sui media locali cercando di regalare ancora illusioni e chi fa battute come quella sulle spiagge e i rifiuti che fanno solo danni al Paese, noi in Commissione lavoriamo a una proposta seria e concreta, con tutti gli elementi per farlo sul tema dell’innovazione, della tipicità delle imprese, della considerazione del lavoro e degli investimenti fatti. Basta con le bufale e le balle come l’arrivo di multinazionali a spazzare via tutto, perché basta inserire i giusti correttivi sui numeri di concessioni a bando per scongiurarle. E non è più il tempo di insistere su posizioni improbabili quali l’uscita dall’Europa o le solite proroghe delle concessioni che non danno alcuna certezza e non farebbero che spostare in avanti il problema senza entrare nel merito: la realtà è che questo governo sul turismo naviga a vista e in piena confusione, tanto da non aver neanche assegnato la delega al Demanio. Parliamo di un’industria strategica per il Paese, con numeri straordinari, che, partendo dalla ricettività, parlano di 226.855 esercizi alberghieri ed extra-alberghieri con più di 5,2 milioni di posti letto in Italia, dove i soli alberghi sono 32.202 per un totale di 2,2 milioni di posti letto”. Il deputato Dem Andrea Gnassi e i colleghi Piero De Luca e Vincenzo Peluso hanno ricostruito tutti i vari tasselli normativi e non dal 2009 a oggi e hanno presentato richiesta di una audizione congiunta urgente, considerata la trasversalità della materia, del Ministro dell’economia e delle finanze, del Ministro del Turismo e del Ministro delle Politiche europee per chiarire le intenzioni del Governo in merito al futuro delle concessioni demaniali marittime.
“Non si può più perdere tempo: il Governo faccia chiarezza, dia la delega al più presto e vada a trattare seriamente con l’Europa. Lo richiede a gran voce un settore che è uno dei motori del Paese e conta qualcosa come 12.166 concessioni ad uso turistico per un totale di circa 26.700 stabilimenti e un giro d’affari calcolato in oltre 15 miliardi di euro l’anno» conclude Gnassi.