“Tra il 18 e il 20 gennaio 2026 il Mediterraneo centrale è stato colpito dal ciclone “Harry”, che ha investito l’area tra le coste tunisine e il Canale di Sicilia. In quelle stesse ore centinaia di persone sarebbero partite da Sfax affrontando il mare in condizioni estreme. Inizialmente si è parlato di circa 380 dispersi, ma le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari fanno temere un bilancio ancora più grave. Nei giorni successivi, diversi corpi sono stati avvistati o recuperati in mare, anche nei pressi di Pantelleria e lungo le coste siciliane e calabresi. Di fronte a una tragedia di queste proporzioni lo Stato ha il dovere di attivarsi con ogni mezzo per il recupero dei corpi, per l’identificazione delle salme e per garantire alle famiglie il diritto alla verità. Non possiamo lasciare parenti e comunità nell’incertezza e nel silenzio".
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Interno, delle Infrastrutture e degli Affari Esteri per chiedere quali iniziative siano state adottate per intensificare le attività di ricerca e recupero, quali procedure siano attive per l’identificazione delle salme e se il Governo intenda rendere pubblici dati chiari e aggiornati su dispersi e corpi recuperati, assicurando comunicazioni formali ai familiari.
«Il rispetto della dignità delle persone morte in mare – conclude Scarpa – non è un tema secondario né ideologico: è una responsabilità istituzionale. Servono trasparenza, coordinamento e un impegno concreto per evitare che tragedie simili si ripetano».