• 24/04/2026

«Il riordino dell’assistenza primaria territoriale è una sfida cruciale per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Proprio per questo, ogni intervento in materia deve nascere da un confronto serio, schietto e approfondito con chi quella riforma è chiamato ad attuarla ogni giorno».

Così Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Affari Sociali della Camera, commenta lo schema di decreto-legge sul riordino della medicina generale attualmente in circolazione.

«Le finalità del provvedimento – dal rafforzamento dell’assistenza territoriale alla piena operatività delle Case della Comunità – potrebbero essere in parte condivisibili non può far ignorare il metodo con il quale si è arrivati a questo punto».

«Le preoccupazioni espresse dalle rappresentanze dei medici di medicina generale, a partire dalla FIMMG, non possono essere liquidate come una reazione corporativa. Il tema del confronto non è un dettaglio formale, ma una condizione sostanziale per la qualità e l’efficacia delle riforme».

Girelli sottolinea come, accanto al merito – che dovrà essere oggetto di un confronto serio su organizzazione, rapporto fiduciario, modello a “doppio canale” e ruolo delle Case della Comunità – emerga con forza una questione di metodo istituzionale.

«Ancora una volta si rischia di assistere a un protagonismo del Governo che finisce per comprimere il ruolo del Parlamento. È bene ricordare che la funzione legislativa appartiene a Camera e Senato, come stabilito dalla Costituzione. Tornare a esercitarla pienamente non è una rivendicazione di parte, ma un’esigenza di equilibrio democratico».

«Su temi così delicati – che incidono sul rapporto di cura tra medico e cittadino e sull’organizzazione complessiva dei servizi – il Parlamento deve poter discutere, ascoltare e migliorare i testi, coinvolgendo le professioni e i territori. È questo il modo migliore per evitare riforme calate dall’alto e difficilmente attuabili».