Sanità: Simiani, rivedere i parametri nazionali delle chiusure dei punti nascita
L’ospedale La Gruccia di Montevarchi simbolo di una criticità nazionale.
L’ospedale La Gruccia di Montevarchi simbolo di una criticità nazionale.
“La richiesta di una informativa al Ministro Nordio sull’attività della commissione covid da parte della maggioranza denota il clima sempre più inaccettabile che caratterizza i lavori della Commissione stessa. Come più volte segnalato sta sempre più diventando un tribunale aggiunto al lavoro a suo tempo svolto dalla magistratura, mettendone in discussione le decisioni. Così come esponenti di maggioranza sempre più assumono atteggiamenti aggressivi nei confronti di alcuni auditi e persino di colleghi di commissione.
“Il rischio di chiusura di alcuni punti nascita in Toscana, legato al mancato raggiungimento dei parametri numerici previsti dalla normativa nazionale, pone un tema serio che non può essere affrontato con rigidità burocratica. Il forte calo della natalità che attraversa l’Italia – certificato ormai da anni dai dati Istat – non può trasformarsi in un boomerang per i territori marginali e per le famiglie, scoraggiando ulteriormente la scelta di avere figli.
“Il termalismo italiano non è un settore residuale del passato, ma una risorsa strategica che incrocia salute, prevenzione, territorio e sviluppo economico”.
Così il deputato dem, Gian Antonio Girelli, intervenendo al Convegno nazionale 'Il turismo termale italiano come driver di crescita del mercato', promosso da Unioncamere e Isnart a Roma.
Girelli ha sottolineato come il Rapporto Unioncamere-Isnart restituisca con chiarezza il valore distintivo del sistema termale italiano, fondato sull’efficacia terapeutica delle acque e sulla loro integrazione con i territori.
“I dati del Rapporto Crea descrivono una situazione preoccupante: milioni di italiane e italiani rinunciano alle cure per motivi economici e cresce il numero di chi è costretto a rivolgersi al privato a causa delle difficoltà di accesso al Servizio sanitario nazionale. La spesa sanitaria a carico delle famiglie continua ad aumentare e pesa soprattutto sui nuclei meno abbienti, con conseguenze particolarmente gravi nel Mezzogiorno, dove le disuguaglianze territoriali sono più marcate.
“Secondo quanto riportato dai mezzi di informazione, il Governo avrebbe avviato un percorso di intervento sull’organizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera e, più in generale, sul funzionamento del Servizio sanitario nazionale, attraverso un disegno di legge di delega.
"L'indagine di Nomisma parla chiaro: sempre più persone ricorrono al privato per curarsi, per evitare liste d'attesa interminabili. L'accesso alle cure è sempre più difficile: chi può permetterselo cerca risposte nel privato, pagando, chi non può permetterselo, attende. Siamo ormai di fronte ad un sistema duale che vede cittadini di serie A e di serie B, aumentando le disuguaglianze e negando il diritto alla cura alle fasce più fragili. Per i cittadini la priorità è investire sul ssn per ridurre i tempi di attesa per ricoveri, visite e analisi.
“L’Istat parla chiaro: il problema delle liste d’attesa non è ancora stato risolto; i cittadini per evitare liste d’attesa interminabili sono costretti a ricorrere a strutture private che sono diventate costosissime. Non è giusto nei confronti di chi le strutture private non se le può permettere. Aumenta il divario fra Nord e Sud e fra le varie Regioni. La verità è che questo governo fa solo chiacchiere ma pochissimi fatti”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli deputato Pd e vicepresidente della commissione d’inchiesta sul covid.
“Siamo di fronte all’ennesima operazione di propaganda del Governo sulla sanità per nascondere i fallimenti del drammatico ‘duo’ Meloni-Schillaci”. Così la capogruppo del Pd in Commissione Affari Sociali della Camera, Ilenia Malavasi, commenta il provvedimento varato dal Cdm. “Un disegno di legge delega – sottolinea la democratica – che, ancora una volta, svuota il Parlamento e rinvia le scelte reali a decreti legislativi promessi entro la fine del 2026: una scadenza che appare del tutto irrealistica.
"Quando un consultorio familiare rischia di chiudere non è un problema tecnico, ma una sconfitta dello Stato sul territorio. Per questo ho depositato un’interrogazione al Ministro della Salute sul futuro del Consultorio Familiare di Capo d’Orlando (in provincia di Messina), un presidio che serve circa 26.000 persone e che svolge funzioni essenziali di prevenzione, assistenza e tutela sociale.