“La risposta fornita oggi dal Ministero della Cultura è stata purtroppo parziale e poco soddisfacente. In Parlamento, il sottosegretario Mazzi ha cercato di difendere scelte che appaiono sempre più lontane dal rispetto delle norme vigenti. I regolamenti sono chiari: nei consigli di amministrazione dei musei devono essere nominate personalità di comprovata competenza e riconosciuta autorevolezza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Quanto sta accadendo, invece, racconta tutt’altra storia. Il ministro Giuli continua a procedere con nomine che rispondono a logiche di appartenenza politica: candidati non eletti alle elezioni, dirigenti locali di partito, figure legate a Fratelli d’Italia senza specifici meriti nel settore. Una vera e propria occupazione che investe istituzioni culturali di primo piano, snaturandone il ruolo: dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico nazionale di Napoli, alla galleria dell’accademia di Firenze alle ville mediche l’elenco è ancora più lungo. I musei italiani non possono diventare terreno di spartizione politica. Sono presìdi di cultura, tutela e ricerca, e devono restare autonomi, credibili e indipendenti, nel pieno rispetto anche degli standard internazionali, a partire da quelli dell’Unesco. Aspettiamo - come annunciato oggi dal sottosegretario Mazzi- che le istituzioni coinvolte pubblichino i curricula dei soggetti nominati, resta un dato di fondo in ogni caso: la cultura non è e non può essere una casella da riempire, né uno strumento di consenso”. Così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera