“Meloni parla di protagonismo dell’Italia. Non si confonda, lei non è l’Italia. Qui, di protagonismo, c’è solo la sua smania personale. Come quando vola a Parigi per imbucarsi a una cena riservata ai capi di Stato con Trump e Musk. Ecco, non veniteci più a parlare di interesse nazionale. Non veniteci a parlare di popolo. Lei ormai parla solo con i suoi amici famosi. Oggi sembrava un’altra, ad Atreju insultava rabbiosa oppositori e intellettuali. Dovrebbe essere la Presidente del Consiglio, di tutti, anche di quelli che insulta. Si fa descrivere come statista, oggi cita Aldo Moro, là parlava come Vannacci. Purtroppo, è sempre meno un problema suo. È sempre più problema per l’Italia”. Così il deputato dem Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, intervenendo in Aula di Montecitorio sulle comunicazioni del governo sul Consiglio europeo.
“Cercasi posizione italiana sulla Georgia. A breve il Consiglio europeo deciderà se sanzionare i responsabili della repressione e se bloccare il dialogo con le autorità georgiane. Del governo italiano finora solo silenzio. Spero non significhi disinteresse o peggio ostruzionismo” così la vicepresidente della commissione esteri della camera, Lia Quartapelle.
Il rapporto appena pubblicato dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti (CPT), a seguito della visita nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) italiani, denuncia una realtà intollerabile e degradante. I CPR sono luoghi di sofferenza, violenza e abbandono, e l'indifferenza del Governo Meloni, che nega l'evidenza, lo rende pienamente complice.
Ho visitato personalmente i CPR di Ponte Galeria (Roma) e di Palazzo San Gervazio (Pz), e, anche alla luce dell'esito del rapporto, presto visiterò quello di Gradisca d'Isonzo. Ho visto con i miei occhi strutture che sembrano carceri, dove i diritti umani vengono calpestati quotidianamente e dove non si sconta nessuna pena. La responsabilità di questa vergogna è politica: il Ministro dell’Interno e la Presidenza del Consiglio non possono più nascondersi dietro il silenzio o l’inerzia.
“La decisione di ridurre la protezione del lupo da “rigorosamente protetto” a solo “protetto” non ha basi scientifiche ma è dettata solo dall’opportunismo politico di chi vuole a tutti i costi accontentare le richieste dei cacciatori.
Ma imbracciare il fucile per sparare ai lupi non porterà ad alcuna soluzione, non servirà nè per ridurre gli attacchi agli allevatori e agli agricoltori nè tantomeno ci porterà verso una migliore convivenza tra uomo e animale, semmai, purtroppo, farà l’esatto contrario.
Chi oggi festeggia questa decisione scellerata, raggiunta non senza ombre come rileva l’indagine del Mediatore europeo, in realtà si fa beffe della scienza, degli impegni sottoscritti per tutelare la biodiversità, dei cittadini e delle cittadine che hanno a cuore la fauna selvatica ma anche di quegli agricoltori e allevatori che dicono di voler difendere. Solo fumo negli occhi per assecondare la lobby venatoria”. Lo dichiarano le deputate del Partito Democratico Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, commentando la decisione de Comitato permanente della convenzione di Berna, organo del Consiglio d’Europa, di declassare lo status di protezione del lupo.
Da maggioranza toni trionfalistici fuori luogo
“Auguriamo buon lavoro a Raffaele Fitto, con l’auspicio che possa dimostrarsi un Commissario Europeo migliore di quanto lo sia stato come Ministro, e ribadiamo la necessità di impegnarsi per un progetto di integrazione europeo che chiuda le porte a ogni forma di nazionalismo”. Con queste parole il responsabile nazionale Esteri del Partito Democratico, Peppe Provenzano, è intervenuto in Aula alla Camera, sottolineando “la differenza che c’è tra chi, di fronte alla nomina di un Commissario italiano, augura buon lavoro o critica legittimamente, come hanno fatto altre forze politiche, e chi invece nel passato organizzava manifestazioni contro i Commissari designati”.
Provenzano ha inoltre evidenziato come, nel corso dell’audizione al Parlamento Europeo, Fitto abbia espresso “posizioni che contraddicono molte delle linee politiche portate avanti dalla Presidente del Consiglio in campagna elettorale. Si è infatti impegnato a perseguire l’interesse europeo non solo nel rispetto dei trattati, ma seguendo le linee guida presentate a luglio dalla Presidente von der Leyen, che includono la difesa dello Stato di diritto, soprattutto nei confronti di Paesi come l’Ungheria di Orbán, la protezione del Green Deal da arretramenti richiesti anche dal governo italiano, e la salvaguardia del pilastro sociale europeo”.
"Le numerose contraddizioni che coinvolgono il governo e la maggioranza - ha concluso Provenzano - impongono una riflessione molto più seria e approfondita sulle politiche europee, della stessa capacità della Commissione di rispondere alle sfide che abbiamo di fronte, lasciando da parte i toni trionfalistici emersi in queste ore".
“L'ennesimo attacco della maggioranza alla magistratura e ai migranti ha un numero preciso, è il 16.4. E cioè il numero di uno dei dieci emendamenti presentati ieri sera al DL Flussi con cui il Governo vuole togliere alle sezioni specializzate in immigrazione dei Tribunali il compito di decidere sulla convalida dei trattenimenti dei richiedenti asilo disposti dai Questori, per passarlo alle Corti d’Appello. Un modo per vendicarsi nei confronti di chi non ha piegato la testa di fronte alle forzature volute della Presidente del Consiglio sui fallimentari Centri in Albania. Per farlo viene tolta la competenza a chi è più competente in materia. Una vera e propria assurdità. Che, tra l'altro, non farà che ingolfare ulteriormente le Corti d'Appello. Ma a quanto pare al limite non c'è mai fine. Perchè con questi emendamenti la maggioranza riesce anche a togliere il diritto all'accoglienza a molti migranti, copre con il segreto la fornitura di motovedette ad altre nazioni, rende ancora più facile la confisca delle Navi ONG che salvano le vite in mare e rende possibile l'espulsione di un migrante anche se è in attesa dell'esito del ricorso fatto davanti a un giudice. Tutte norme assurde, sia dal punto di vista umanitario che da quello del rispetto del diritto europeo e della Costituzione italiana”. Così in una nota il responsabile nazionale sicurezza del Pd, il deputato democratico, Matteo Mauri.
"L'attacco scomposto e inqualificabile della presidente del Consiglio Meloni e dei ministri Salvini e Nordio alla magistratura rivela tutta l'arroganza e il disprezzo delle regole di questo governo.
Hanno vinto le elezioni e pensano che questo li autorizzi a fare tutto quello che vogliono ignorando gli altri poteri dello Stato, previsti in ogni sistema democratico.
Sono sovranisti e ritengono che questo li autorizzi a ignorare le regole del nostro stesso ordinamento e di quello europeo e a delegittimare gli organismi dell'Ue che considerano un semplice intralcio alle loro scelte scellerate.
Non funziona così. Ed è gravissimo che alte cariche dello Stato attacchino la magistratura italiana e quella europea come se fossero avversari politici.
I giudici vanno rispettati, devono poter lavorare in un clima sereno e non possono essere accusati di fare politica solo perché rispettano la legge e non si sottomettono alla becera propaganda del governo". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Abbiamo chiesto un atto concreto del governo per il riconoscimento dello Stato di Palestina come hanno fatto altri paesi europei. E nel ribadire la condanna dei crimini commessi dal governo d’Israele a Gaza e in Libano, chiediamo il blocco totale della fornitura delle armi. Bisogna andare oltre gli impegni generici della Premier Meloni” lo ha detto questa mattina Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, intervenendo a Radio Anch’io.
“Serve una reazione molto più forte che l’Italia può garantire anche grazie alla storia di relazioni diplomatiche che ci lega al Medio Oriente – ha proseguito Braga – Chiedere il riconoscimento della Palestina significa rafforzare gli attori alternativi oggi indeboliti, come l’Autorità Nazionale Palestinese e gli organismi internazionali che agiscono nella regione, per costruire condizioni di pace messi sotto attacco da Netanyahu”.
Quanto alla nomina del Ministro Fitto nella Commissione Europea, Braga ha chiarito che “ascolteremo tutti i commissari e poi valuteremo a differenza di quanto fece la Meloni nel 2019 quando chiamò in piazza gli italiani contro la nomina di Gentiloni. Sappiamo già da oggi che con la nomina di Fitto perdiamo un portafoglio molto consistente, che priva l’Italia di investimenti comuni che del resto Meloni in Europa contrasta. Certo, Fitto non si presenta con un buon biglietto da visita perché, a differenza di quanto afferma la Premier, l’Italia non è il paese più virtuoso sui fondi del Pnrr di cui al momento risultano utilizzati solo 10 miliardi di euro su 40. E comunque non accettiamo lezioni da chi ha nella sua maggioranza forze che hanno già votato contro la Von der Layen e che si apprestano a farlo contro la Commissione” ha concluso la capogruppo del Pd.
"Da oggi l'appello #StopCrimesInPalestine, che ha già raggiunto le 40mila firme, esce dai confini italiani e diventa europeo - lo dichiarano i promotori Massimo Amato, storico ed economista, Laura Boldrini, deputata, e Gianni Giovannetti, giornalista.
"Grazie alla collaborazione di Change.org, che lo ospita fin dal suo lancio - annunciano -, il testo sarà oggi diffuso anche in Francia dove la società civile è molto sensibile al tema della pace e dell'autodeterminazione del popolo palestinese".
"Inviato da subito alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e della Commissione europea Ursula von der Leyen, presto l'appello sarà diffuso in altri paesi dell'Ue - dichiarano ancora i promotori - per coinvolgere sempre più persone e fare pressione presso le istituzioni europee affinché intervengano con atti concreti per fermare Netanyahu e il suo governo di ultradestra che stanno infiammando l'intero Medio Oriente" concludono.
Opposizioni unite: è impasse maggioranza, riforma sia nel solco del media freedom act
Rai patrimonio pubblico da tutelare e rilanciare. Ci appelliamo a tutte le forze politiche per una riforma nel solco del media freedom act.
Nel prendere atto del rinvio a dopo la pausa estiva della votazione del Parlamento dei quattro membri del consiglio d’amministrazione della Rai, facciamo un appello alle forze di governo a riflettere sul da farsi. Appare evidente l’impasse sull’assetto dei nuovi vertici di viale Mazzini. Come forze di opposizione invitiamo la maggioranza a lavorare sin da subito alla riforma della governance aziendale.
La crisi del servizio pubblico radiotelevisivo necessita di una presa di responsabilità da parte delle forze politiche e delle istituzioni in considerazione del valore che l’azienda Rai ha per il Paese.
Con il via libera, avvenuto lo scorso marzo, da parte del Parlamento europeo al Media Freedom Act, l’attuale legge 220/2015, che governa la Rai, appare superata e necessita di una riforma che vada nella direzione di recepire la legge europea per la libertà dei media.
L’obiettivo del media Freedom act è quello di proteggere l'indipendenza dei media, dei giornalisti, e di vietare qualsiasi forma di ingerenza impropria da parte della politica o della economia nelle decisioni editoriali.
Il recepimento del media Freedom act nel nostro Paese diventa, quindi, ancora più urgente proprio in relazione al futuro della Rai considerato che, quand’anche si procedesse alla nomina dei nuovi vertici con l’attuale criterio, entro il 2025, comunque bisognerebbe procedere ad una revisione imposta proprio dalla normativa approvata in sede comunitaria.
Per queste ragioni rivolgiamo un invito a tutte le forze politiche di procedere ad un confronto per una riforma organica della governance della Rai nella direzione del Media freedom act prima di procedere alla nomina dei nuovi vertici per evitare una ennesima lottizzazione e per consentire al servizio pubblico di rilanciarsi nella sua mission preservando le proprie prerogative di pluralismo, autonomia e indipendenza nell’interesse generale della libera informazione come garantito dalla nostra Costituzione.
Si tratta di una sfida dalla quale nessuno può sottrarsi. Potremmo gettare le basi del confronto parlamentare negli Stati generali della Rai dove possano partecipare istituzioni, forze politiche e sociali interessate al rilancio del servizio pubblico.
L’appello è firmato dai capigruppo in commissione di vigilanza rai di opposizione: Stefano Graziano (PD), Dario Carotenuto (M5S), Maria Elena Boschi (IV), Angelo Bonelli (Avs), Giuseppe De Cristofaro (Avs), Maria Stella Gelmini (Azione).
“Spieghi alla Camera quanto non ha avuto il coraggio di spiegare al Parlamento Ue”
Chiediamo una informativa urgente alla presidente del Consiglio per spiegare agli italiani quanto non ha avuto il coraggio di spiegare al Parlamento europeo. Quello che è andato in scena è un abuso persino di Flaiano che diceva che in Italia la situazione politica è grave, ma non seria. Perché è grave ma molto poco serio quanto ha fatto Meloni in Europa. È la prima volta che un presidente del Consiglio isola l'Italia, uno dei paesi fondatori dell’Europa, nel rapporto con la Commissione. Ed è anche molto poco serio per la sceneggiata a cui abbiamo assistito: il si, il no, il forse, addirittura il “ve lo diciamo dopo”, a seconda di come va, inventandosi questa nuova prassi del voto in differita che non ha precedenti. Ma cosa pensava la presidente del Consiglio, che poteva giocare a nascondersi in Europa? La regola “si fa, ma non si dice in pubblico” può valere alle feste dei giovani di Fratelli d’Italia, ma queste sono le istituzioni. Non è la regola per rappresentare un paese. Che rappresentazione diamo del Paese quando la presidente del Consiglio e il suo vicepremier nonché ministro degli Esteri assumono posizioni diametralmente opposte in Europa. Ce lo vengano a spiegare perché noi abbiamo l’impressione che uno dei due sia totalmente fuori posto.
Qualcuno dirà che ha vinto Salvini; noi crediamo che abbia prevalso la natura della Presidente del Consiglio. Tra l'interesse nazionale, di cui spesso vi riempite la bocca, e la gabbia ideologica, alla fine, scegliete sempre l'ideologia, scegliete sempre l'estrema destra. Ci sarebbe tanto da dire di una leader mancata che voleva ribaltare l'Europa, voleva diventare il ponte tra i Popolari e i nazionalisti e, alla fine, si trova costretta a inseguire persino quelli che l'hanno abbandonata. Ci sarebbe da sorridere a pensare ai tanti vaticini di quelli che dicevano: dopo Orbán, adesso vedrete che Giorgia Meloni guarderà al centro. Anche stavolta, la famosa svolta moderata sarà per la prossima volta. Ma il fatto è che l'identità politica di questa Presidente del Consiglio condanna l'Italia all'irrilevanza. Infatti, se si trattasse soltanto del destino di questa maggioranza, con tutte le sue contraddizioni, per noi ci sarebbe forse solo da sorridere un po' amaramente, ma, qui, c'è di mezzo l'interesse nazionale, c'è di mezzo la collocazione dell'Italia in Europa e avete il dovere di venirne a discutere in Parlamento con tutti noi e di assumervi le vostre responsabilità di fronte all'Italia e agli italiani.
Così il deputato e responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, intervenendo in Aula.
“Il Parlamento europeo ha appena votato la riconferma di Ursula Von der Leyen a presidente della prossima Commissione europea. Forza Italia ha votato a favore. Fratelli d’Italia ha votato contro (come la Lega). Un governo che si presenta sbrindellato ai tavoli europei è un danno per il Paese. Una presidente del Consiglio che sul primo e decisivo dossier europeo la pensa in modo opposto al suo ministro degli Esteri, almeno eviti di tornare in Parlamento a spiegarci che con lei l’Italia è tornata a contare. Perché farebbe un po’ ridere.
Un abbraccio” così su Facebook il deputato democratico Gianni Cuperlo.
"Il protagonismo di Orban è assolutamente scomposto, pericoloso e controproducente: in questo momento è presidente di turno del Consiglio Europeo e rappresenta l'intera Unione. Peraltro, non ha ottenuto nessun risultato e ha rischiato semplicemente di indebolire l'unità e la compattezza dell'Unione europea, che invece è stata solida in questi anni. Putin voleva indebolire e distruggere l'Europa. Non ci è riuscito e lo stesso voleva fare con la Nato. In questo quadro la Presidente del Consiglio Meloni è in grande difficoltà. Il nostro governo sconta un deficit di credibilità e autorevolezza drammatico sugli scenari internazionali, proprio in relazione al rapporto con la Nato e con l'Unione Europea perché è evidente che noi abbiamo un vicepresidente del Consiglio che è il megafono della propaganda di Putin in Europa insieme a Orban e Le Pen. Salvini è la quinta colonna del putinismo in Europa. E non possiamo permettercelo, perché questo sta creando difficoltà enorme alla credibilità internazionale del Paese. Salvini ricordo è quello si è felicitato con la vittoria di Putin definendo le elezioni libere e democratiche. La Lega di Salvini è quella che non ha votato al Parlamento europeo impegni per contrastare la disinformazione e le ingerenze russe nel corso delle ultime elezioni europee. Salvini, è quello che ha contestato la proposta Stoltenberg di sostegno, anche militare all'Ucraina. Noi crediamo da questo punto di vista che non ci possano essere sbandamenti o passi indietro rispetto al pieno sostegno all'Ucraina con tutte le forme di assistenza necessarie. Lo abbiamo detto da subito con chiarezza e lo ribadiamo con forza anche oggi". Lo ha detto Piero De Luca, capogruppo Pd commissione politiche europee alla Camera, a Coffee Break su La 7.
“Ho ascoltato con molta attenzione il discorso della presidente Meloni e ho notato che il 90% delle sue considerazioni sono state critiche molto forti all’Unione Europea.
In sostanza la presidente Meloni vuole descrivere l’Unione Europea in Italia come un soggetto da cui difendersi.
Ed è ancora più imbarazzante il fatto che se fai del nazionalismo e del sovranismo la chiave centrale della tua politica, è ovvio che poi hai valori che sono antitetici all'Europa. Questo è il grande pericolo e d’altra parte la Presidente Meloni è coerente con le sue impostazioni di fondo: Italia fuori dall’Euro; anno 2015 Ue è una banda di usurai; nel 2016 ha elogiato il voto degli inglesi alla Brexit. Questa è la rappresentanza dell’Italia in Europa. A questo punto ci chiediamo se la Meloni stia pensando anche di rivedere la sua posizione sul diritto di veto e che finalmente si convinca che la scelta giusta è quella di toglierlo.
Noi questo vorremmo saperlo perché è molto rilevante per quello che l’Europa potrà fare”. Lo ha detto in Aula Matteo Mauri, deputato e responsabile sicurezza del PD nel suo intervento sul discorso della presidente del consiglio Giorgia Meloni in vista del consiglio europeo.
"La presidente Meloni ha tre grossi problemi quando rappresenta l'Italia in Europa. Il primo è un alleato di governo, si chiama Matteo Salvini, che continua a strizzare l'occhio a Vladimir Putin; il secondo è una famiglia politica europea e amici europei in contrasto con l'idea di Europa solida integrata e fedele ai suoi valori fondativi, Le Pen, Abascal, Orban; il terzo è un alleato americano che osteggia l'Unione europea e che non difende il patto Atlantico. Come si tengono insieme queste cose senza ambiguità?". Lo ha detto in Aula la deputata del Pd, Marianna Madia, intervenendo in discussione generale sulle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio Europeo.
"Presidente Meloni dove schiera l'Italia in Europa? Dove schiera l'Italia la premier Meloni che è una donna di stato, tra gli euroscettici o tra i sistemi democratici ed europeisti? Sullo stato di diritto - ha incalzato Madia - è d'accordo alla condizionalità sui fondi europei, per cui 'no risorse europee' a chi incatena i detenuti? Dove schiera l'Italia nella transizione ecologica tra chi vuole arretrare dagli obiettivi che ci chiedono le nuove generazioni o tra chi considera quegli obiettivi degli obiettivi comuni su cui cercare delle risorse comuni con un'azione politica all'altezza del voto delle nuove generazioni? Dove schiera l'Italia sull'immigrazione? Ha detto che è d'accordo con Viktor Orban, quindi presidente Meloni è d'accordo sull'ognuno faccia per se, isolando l'Italia che per i suoi confini geografici è naturalmente un Paese di prima accoglienza? In politica estera dove schiera l'Italia? Con chi cerca le alleanze per sostenere il popolo e il governo ucraino?".