“Alla luce del forte appello lanciato oggi da Papa Leone XIV a difesa della cultura e del cinema, risuona ancora più grave l’atteggiamento del governo, che continua a confermare i tagli al Fondo Cinema nella legge di bilancio. Ad oggi, nonostante le parole, gli annunci e le ricostruzioni ottimistiche di Giuli, nella realtà non è cambiato nulla: il testo della manovra resta quello, e i tagli restano al loro posto.
Da ciò che apprendiamo i ministeri stanno ancora lavorando, ma alle tante parole non seguono i fatti. Nessuna certezza sui tempi di eventuali modifiche al tax credit, nessuna garanzia per un settore che continua a essere tenuto in ostaggio dall’incertezza. Una situazione che blocca investimenti, congela le produzioni per mesi e rischia di avere effetti devastanti sul piano economico e occupazionale”.
Lo dichiara in una nota il deputato democratico, componente della Commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini.
“Il cinema e l’audiovisivo – ricorda il democratico – non sono orpelli da sacrificare a bilanci scritti male: se davvero il governo vuole rimediare all’errore, c’è un solo modo serio: Giuli e Giorgetti cancellino il taglio previsto dalla manovra. Tutto il resto è propaganda goffa e dannosa. Dopo l’appello del Papa, non ci sono più alibi: si mettano da parte i tagli e si scelga davvero di sostenere la cultura”.
“È inaccettabile che il ministro Giuli continui a sottrarsi alle proprie responsabilità mentre il sistema cinematografico italiano viene colpito da tagli pesantissimi.” Lo dichiara il deputato democratico Matteo Orfini, componente della Commissione Cultura della Camera, che sottolinea come “con la manovra di bilancio il Fondo Cinema e Audiovisivo venga ridotto in modo drastico, mettendo in ginocchio un intero settore che rappresenta un pilastro della nostra identità culturale ed economica.”
“Le cifre parlano chiaro: i tagli avranno effetti devastanti su produzione, distribuzione e sale cinematografiche. C’è poco da nascondersi o tentare di fare scaricabarile gettando le responsabilità sulla Ragioneria dello Stato o sul Ministero dell’Economia. Giuli fa parte dello stesso governo di Giorgetti: i tagli sono stati approvati dal Consiglio dei ministri su proposta dei singoli dicasteri e sono quindi una responsabilità diretta del ministro della Cultura.”
“Questa vicenda conferma la sua incapacità di gestire un ministero che dovrebbe difendere e valorizzare la cultura italiana. Se Giuli ha davvero a cuore il futuro del cinema e dell’audiovisivo, pretenda una correzione immediata della manovra. Solo eliminando i tagli sarà possibile aprire un confronto vero e costruttivo con le categorie del settore, nei tempi giusti e con la serenità necessaria per affrontare una riforma così delicata.”
“È gravissimo che il ministro Giuli prosegua con la lottizzazione politica degli organi che dovrebbero guidare con terzietà e competenza le istituzioni culturali italiane. La nomina del coordinatore di Fratelli d’Italia di Cava de’ Tirreni, Gianpio De Rosa, e dell’ex deputato di Alleanza Nazionale, Luciano Schifone, nel Consiglio di amministrazione della Direzione regionale dei Musei nazionali della Campania è un atto eclatante e inaccettabile. Così come lo era la nomina di pochi giorni fa del dirigente di Fdi napoletano, Luigi Rispolo nel Cda dei Musei del Vomero”. Lo dichiara il deputato democratico e segretario regionale del PD Campania, Piero De Luca. “È scandaloso l'utilizzo di incarichi pubblici per finalità politiche e di parte. Ci chiediamo quali competenze culturali abbiano queste persone per ricoprire ruoli così importanti, che dovrebbero essere assegnati sulla base della professionalità, non dell’appartenenza politica. Il patrimonio culturale della Campania e dell’Italia non può diventare terreno di scambio o di propaganda. Il Ministro Giuli fermi immediatamente questa deriva e restituisca credibilità alla gestione delle nostre istituzioni culturali.”
“A due anni dalla morte di Giulia Cecchettin, suo padre Gino ci ricorda che la soluzione al femminicidio non può essere l’aumento delle pene. Lo abbiamo visto in questi anni, la repressione da sola non ferma la violenza. Eppure questo Governo, davanti a oltre 90 femminicidi nel 2025, continua a voltarsi dall’altra parte, ignorando che la vera prevenzione nasce dall’educazione affettiva, dal rispetto e dalla parità tra i generi.”
Lo dichiara Sara Ferrari, deputata del Partito Democratico e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere. “La scuola non è un campo di battaglia ideologico, è il luogo in cui si costruiscono i cittadini di domani. Lo Stato deve quindi garantire pari opportunità a tutti e non imporre una visione oscurantista. Questo disegno di legge non rafforza affatto l’alleanza tra scuola e famiglia, anzi la mette in discussione. Le contrappone invece di unirle, minando quella fiducia reciproca che è la base dell’educazione e della crescita dei nostri ragazzi. Come ricordano anche gli organismi internazionali, l’educazione al rispetto e all’affettività deve partire dalla giovane età, perché è solo intervenendo presto che si possono prevenire stereotipi, discriminazioni e comportamenti violenti. Questo ddl, permettendo ai genitori di vietare l’educazione sessuale ai propri figli, li priva di un diritto alla piena educazione e li lascia soli davanti ai social e al web” conclude la deputata Dem.
“L’ufficio stampa del Ministero della Cultura continua a diffondere notizie nascondendosi dietro fantomatiche “fonti MIC”. Un comportamento inqualificabile per chi dovrebbe gestire la comunicazione di un’istituzione pubblica. Ancora più grave è che la comunicazione in questione contenga un attacco e una minaccia nei confronti dei giornalisti di Repubblica. Chiediamo che l’ufficio stampa del Ministero assuma le proprie responsabilità e parli chiaro, senza nascondersi. Allo stesso tempo, il Ministro deve metterci la faccia: spiegare direttamente, senza alibi, le decisioni prese e mostrare chiaramente i documenti con cui il suo gabinetto ha comunicato i tagli previsti dalla manovra. Smentisca con i fatti non minacciando querele. La trasparenza non è un’opzione: è un dovere verso i cittadini anche per chi fa informazione dall’interno delle istituzioni. Una simile mancanza di chiarezza e responsabilità costituirebbe una grave violazione del codice deontologico” così i deputati democratici della commissione cultura della Camera.
“Quanto riportato da Repubblica è inquietante: come fece a suo tempo Sangiuliano, anche Giuli avrebbe chiesto al MEF di tagliare le risorse per il cinema.
Purtroppo è l'ennesima conferma che non siamo di fronte a un errore ma a una linea: demolire una filiera industriale del paese perché non gradita al governo.
I tagli e le nuove regole saranno una pietra tombale sul cinema italiano, a tutto vantaggio delle produzioni straniere che invece non vengono toccate: un vero capolavoro per un governo sovranista!
È il frutto marcio di due anni di criminalizzazione del settore, di regole pasticciate, di incompetenza e improvvisazione.
Per l'ennesima volta chiediamo al governo di revocare i tagli e venire in Parlamento a discutere seriamente come affrontare la crisi drammatica che ha creato”. Così una nota del deputato democratico Matteo Orfini componente della commissione cultura della Camera.
“Sono passati due anni dal femminicidio di Giulia Cecchettin. La sua morte ha scosso le coscienze del Paese, centinaia di migliaia di donne hanno affollato le piazze, chiedendo un cambiamento culturale netto. Purtroppo, poco o nulla è cambiato”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, a due anni dal femminicidio di Giulia Cecchettin.“Non basta l’inasprimento delle pene: il patriarcato continua a uccidere, a soggiogare, a perpetrare violenza. E se non si agisce sul piano culturale a tutto tondo, dalle scuole ai posti di lavoro, non cambierà mai nulla - prosegue la deputata dem - Serve educare gli uomini alla parità, al rispetto, all’uguaglianza. Serve costruire un modello in cui le donne non siano ricattabili economicamente e socialmente, serve rafforzare i presidi sui territori finanziando i centri antiviolenza, gli sportelli d’ascolto e garantendo quel welfare familiare che dia la giusta distribuzione del carico di cura”.
“Serve che sia la politica a farlo, perché la società civile sta già facendo la sua parte scendendo in piazza, organizzando assemblee e proposte concrete. Oggi ci stringiamo attorno alla famiglia Cecchettin, al papà Gino e alla sorella Elena, impegnati in prima linea in questa battaglia. Senza odio, ma per una società più giusta che non ci veda più vittime” conclude Gribaudo.
“Giuli può incontrare chiunque desideri nel mondo del cinema, e questo è certamente un fatto positivo. Certo spiace non vi fossero i rappresentanti delle maestranze, che più di ogni altro hanno pagato la confusione e la crisi di questi mesi.
Tuttavia, se alle parole e agli incontri non seguono atti concreti, tutto rischia di ridursi a una presa in giro.
Il Governo è uno, ministero della cultura e dell'economia fanno parte dello stesso esecutivo e hanno deliberato un taglio che produrrà un disastro per una filiera industriale strategica. Il governo deve intervenire immediatamente per eliminare il taglio previsto nella Legge di Bilancio: non esistono altre vie di uscita. La responsabilità politica di questa scelta non può essere nascosta dietro questioni tecniche, algoritmi o intelligenze artificiali.
Giuli deve farsi carico della situazione e chiamare personalmente il ministro Giorgetti, compagno di partito della sottosegretaria Borgonzoni, per pretendere una correzione alla manovra. Solo una volta eliminato il taglio sarà possibile aprire un confronto vero e costruttivo con le categorie del settore, nei tempi giusti e con la serenità necessaria per affrontare una riforma così delicata.
Al momento, invece, tutto il dibattito risulta viziato dalle scelte del Governo e dalle promesse non mantenute”
Così in una nota il deputato democratico componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini.
“Tagli presentati come riforme, menzogne travestite da efficienza, e infine la paralisi dei fondi destinati al cinema e all’audiovisivo. Così si riassume l’azione del ministro Giuli, segnata da superficialità gestionale e da un evidente smarrimento politico. Dietro la retorica del cambiamento, solo improvvisazione, disordine e una gestione personalistica e umorale. Il blocco del decreto che avrebbe dovuto recuperare parte dei tagli inflitti dal ministro al settore cinematografico non è un incidente tecnico, ma il sintomo di una gestione improvvisata e per questo incapace di garantire chiarezza, tempestività e visione. Il settore culturale si trova oggi ostaggio di errori che ne compromettono la credibilità e la continuità. Giuli ha tagliato, promesso, taciuto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: immobilismo, sfiducia, e un ministero ridotto a terreno di scontro. Il Paese merita una conduzione all’altezza della sua cultura, non l’ennesima dimostrazione di inefficienza e disattenzione”. Così una nota della capogruppo democratica in commissione e cultura alla Camera, Irene Manzi che chiede al ministro di “riferire in parlamento sulla situazione caotica che ha determinato”.
“Al ministro Giuli diciamo una cosa sola: basta. Basta scherzare, basta prendere in giro il mondo del cinema, basta improvvisare, basta col gioco delle tre carte.
L'annuncio del recupero di 100 milioni per il fondo cinema è l'ennesima assurdità. Quelle risorse vengono prese dai contributi automatici per lo sviluppo produzione e distribuzione del cinema. Contributi già maturati dalle imprese e bloccati dal 2022 per la lentezza e il dilettantismo di questo governo. Sottrarli ai legittimi destinatari significa mettere a rischio la sopravvivenza di imprese ed esporre il ministero a una miriade di ricorsi perché - lo ripetiamo - quei contributi sono già maturati. Davvero il governo pensa di gestire un settore industriale strategico con questo dilettantismo? Se davvero si vuole correggere l'errore fatto con la legge di bilancio, c'è solo un modo serio: chiedere a Giorgetti di non controfirmare il decreto e di rinunciare al taglio previsto dalla legge di bilancio. Il resto è goffa e dannosa propaganda” così una nota del deputato democratico, componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini.
“I dati della Ragioneria generale dello Stato, riportati oggi sulla stampa, fotografano una situazione impietosa: il Ministero della Cultura è tra i peggiori dicasteri italiani per capacità di utilizzo dei Fondi di Coesione 2021–2027.
Un risultato che conferma l’assoluta incapacità gestionale del ministro Giuli, che in un anno di mandato non è riuscito ad avviare una programmazione efficace né a spendere le risorse già assegnate: la Cultura rimane ferma, paralizzata da una gestione incerta e priva di visione.
Un ministero che dovrebbe essere motore di investimenti per tutto il Paese è invece bloccato, perché ogni iniziativa viene frenata o rinviata, in un clima di sospetto e di controllo interno che ha completamente immobilizzato l’amministrazione.
La situazione è aggravata dall’ennesima sforbiciata prevista nella manovra di bilancio: non solo il Ministero della Cultura dispone di fondi Fsc ridotti per sua irrilevanza politica (appena 170 milioni di euro contro 1,7 miliardi gestiti dal ministro Franceschini), ma non riesce nemmeno a utilizzare quelli disponibili che infatti gli vengono sottratti.
Un doppio fallimento che pesa sulle imprese culturali, sui lavoratori del settore e sulle comunità locali che attendono investimenti ormai da troppo tempo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il Mic é guidato da un ministro commissariato di fatto, incapace di incidere sulle politiche culturali e territoriali.
L’Italia della cultura non può essere ostaggio dell’inerzia e dell’improvvisazione.
Serve un cambio di passo immediato: il patrimonio culturale del Paese merita una guida capace di programmare, investire e costruire futuro — non di restare immobile davanti alle proprie responsabilità”. Così la capogruppo democratica in commissione cultura della Camera, Irene Manzi.
“L’Ufficio stampa del Ministero della Cultura eviti di diffondere notizie false: non rientra tra i suoi compiti istituzionali fare propaganda. Soprattutto, legga con attenzione la legge di bilancio proposta dal ministro Giuli, approvata in Consiglio dei ministri e oggi in discussione al Senato. All’articolo 110, che modifica la legge Cinema e Audiovisivo del 2016 (legge n. 220), sono infatti previsti tagli consistenti al Fondo Cinema — le associazioni di categoria parlano ancora oggi di circa mezzo miliardo di euro. Inoltre, la modifica dell’articolo 27 della stessa legge elimina la parte che garantiva la certezza dei finanziamenti destinati ai progetti nelle scuole. Dunque, prima di nascondersi dietro ipotetiche “fonti”, l’Ufficio stampa del MiC farebbe bene a leggere con maggiore attenzione le fonti giuridiche prodotte dal ministero stesso, a partire dai testi ufficiali.
La verità è che i tagli ci sono, e colpiscono uno dei settori più importanti per la formazione e la crescita culturale del Paese. Un fatto che conferma, ancora una volta, quanto il ministro Giuli sembri imbarazzato dalle scelte che lui stesso sta portando avanti.” così una nota dei componenti democratici della commissione cultura della camera.
“Le dichiarazioni di Ghiglia confermerebbero che l’ex ministro Sangiuliano avrebbe chiesto un trattamento preferenziale per una vicenda personale. Quale altro cittadino italiano avrebbe infatti potuto rivolgersi direttamente al Garante per sollecitare un intervento su un procedimento che lo riguarda? Secondo quanto riferito, il termine del giudizio sarebbe stato peraltro prossimo alla scadenza — un dettaglio che rende la richiesta ancora più grave. Tutto questo accade sulle spalle della RAI e di Sigfrido Ranucci. Chiediamo all’azienda pubblica di battere un colpo, difendendo la propria autonomia e la credibilità del servizio pubblico. E a Ghiglia, che propone un faccia a faccia televisivo con Ranucci, diciamo che oltre al confronto mediatico la sede giusta è il Parlamento. Per questo chiediamo che Ghiglia venga audito in Commissione di Vigilanza RAI, perché è in quella sede istituzionale che deve chiarire quanto accaduto.” Così una nota dei componenti del Partito Democratico nella Commissione di Vigilanza RAI.
“Oggi il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha promosso con enfasi i progetti del bando “Il cinema e l’audiovisivo a scuola”, parte del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola. Peccato che proprio le risorse di cui si vanta siano state cancellate dalla manovra di bilancio che porta la sua stessa firma. I dieci milioni di euro di cui oggi Giuli si vanta non esistono più: sono stati sforbiciati dall’articolo 110 della Legge di Bilancio depositata al senato, che interviene sui fondi previsti dalla lettera i) del secondo comma dell’articolo 27 della Legge Cinema. In questo modo è stata rimossa ogni certezza di finanziamento, anticipando di fatto un ulteriore taglio. Giuli continua così a dimostrarsi ridicolo: si vanta di progetti che la sua stessa politica sta affossando. Forse sarebbe opportuno che rivedesse la sua strategia di comunicazione — o quantomeno che facesse chiarezza tra annunci e realtà. Questi progetti, che portano il cinema e l’audiovisivo nelle scuole, sono fondamentali per la formazione culturale dei ragazzi, per educarli a un uso consapevole delle immagini, contro il bullismo, la violenza di genere e la dispersione scolastica. Non è comprensibile perché il Ministero della Cultura scelga di mettere a rischio un’esperienza così preziosa, che unisce creatività, educazione e partecipazione” così Matteo Orfini, Componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
“Da giorni l’ufficio stampa del ministro Giuli è impegnato a diffondere comunicati per dimostrare presunto attivismo e capacità di spesa del ministero della Cultura. Peccato che tutte le iniziative sbandierate come nuove siano in realtà frutto di provvedimenti approvati nella precedente legislatura dal ministro Dario Franceschini” — così una nota della capogruppo del Pd nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che sottolinea: “Oggi la fanfara di Giuli — pagata dai contribuenti — parla di un investimento di 300 milioni di euro per parchi e giardini storici. Peccato che si tratti esattamente delle risorse previste dal decreto firmato da Franceschini nell’aprile del 2022 (DM 161 del 13 aprile 2022). Due giorni fa, invece, era la volta degli investimenti per il superamento delle barriere architettoniche nei musei: anche in questo caso si tratta di interventi inseriti nel decreto a firma Franceschini del settembre 2022 (DM 331 del 6 settembre 2022). Per quanto tempo dobbiamo andare avanti con questa distorsione della realtà? La verità è che il ministero della cultura, con questa strategia comunicativa, tenta di ingannare l’opinione pubblica per coprire inattività e incapacità appropriandosi di risultati non suoi. Ma i dati sono sotto gli occhi di tutti: in questa legislatura non è stato fatto nulla di nuovo, se non tagli continui al Ministero della Cultura e a settori strategici che hanno subito pesanti riduzioni in tutte le manovre di bilancio, compresa quella appena depositata in Parlamento.”