“In Italia l’emergenza delle persone senza dimora non può più essere affrontata con interventi episodici e soluzioni tampone, soprattutto nei mesi invernali, quando il rischio per la vita è concreto. Per questi motivi abbiamo presentato una proposta di legge per istituire il Fondo nazionale per l’accoglienza abitativa delle persone senza dimora, uno strumento strutturale che consenta ai Comuni, in collaborazione con il Terzo Settore, di garantire soluzioni abitative dignitose, stabili e sicure.
Parliamo di oltre 96 mila persone senza dimora, secondo i dati Istat: un numero in costante crescita che nasconde situazioni di fragilità estrema, aggravate dall’aumento del costo della vita, dalla crisi abitativa e dalla mancanza di politiche pubbliche adeguate. Le 414 morti registrate nel 2025 tra chi vive in strada rappresentano una sconfitta collettiva che non può essere ignorata”. Lo dichiarano i deputati Pd Marco Simiani e Ilenia Malavasi.
“Questa proposta nasce anche dall’ascolto dei territori e da quanto sta accadendo in molte città italiane, dove l’assenza di una programmazione nazionale e i numerosi tagli al sociale del Governo Meloni rischiano di scaricare, sui comuni e sulle associazioni di volontariato responsabilità che sono invece pubbliche, a partire dalla gestione dei dormitori e dei servizi essenziali. Il volontariato svolge un ruolo straordinario e insostituibile, ma non può sostituirsi allo Stato e agli enti locali.
Con il Fondo nazionale vogliamo superare la logica dell’‘emergenza freddo’ e investire su modelli efficaci come l’Housing First, che riducono i costi sociali, migliorano la salute delle persone e favoriscono percorsi di autonomia. Garantire un tetto e un adeguato accompagnamento sociale non è solo una scelta di civiltà, ma un investimento giusto e necessario per la coesione sociale del paese: concludono Simiani e Malavasi.
Bocciata alle elezioni, nominata nel Cda dei Musei statali d’Abruzzo
“Apprendiamo dalla pubblicazione sul sito del MiC che il ministro Giuli è stato accompagnato per la nomina nel Cda dei Musei statali della regione Abruzzo di una candidata bocciata dagli elettori alle ultime elezioni regionali con Marsilio, oggi probabilmente richiedente e riconoscente. Una scelta che appare come una ricompensa politica e che sconcerta, anche alla luce di precedenti noti alle cronache, come la gestione di un istituto scolastico in cui agli studenti veniva imposto di cantare Faccetta nera. Una decisione che non può essere considerata isolata, ma che si inserisce in un sistema di potere avallato e sostenuto dal presidente Marsilio, che continua a causare – se non a promuovere da protagonista – scelte spregiudicate e di chiara matrice partitica nella gestione delle istituzioni pubbliche.
Con quale criterio il ministro continua a consentire l’occupazione delle istituzioni culturali con esponenti del proprio partito, trasformando incarichi di prestigio in parcheggi per candidati bocciati e figure ideologicamente segnate e discutibili? Il tutto avviene nell’anno in cui l’Italia e l’Abruzzo celebrano L’ Aquila Capitale italiana della Cultura, un appuntamento che meriterebbe competenza, autonomia e una netta distanza da nostalgie che l’Italia democratica dovrebbe aver definitivamente sepolto. Queste nomine non fanno bene né alla cultura abruzzese né a quella italiana” così una nota del deputato democratico Luciano D’Alfonso.
“La situazione in Siria è a dir poco allarmante. Il governo italiano agisca immediatamente nei rapporti bilaterali e si adoperi in sede europea e internazionale per fermare la drammatica offensiva di Damasco contro l’esperienza democratica dell’Amministrazione Autonoma curda”. Così si legge nell’interrogazione a prima firma della deputata PD e Presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, Laura Boldrini al ministro degli Esteri Tajani, a cui hanno aderito il responsabile esteri del Pd Peppe Provenzano, il capogruppo in commissione esteri Enzo Amendola, la vice presidente della Commissione Lia Quartapelle e il deputato Fabio Porta.
“Nonostante le forze democratiche siriane, a guida curda, siano state in passato schierate in prima linea nella lotta all’Isis – sottolinea la parlamentare dem - è oggi in corso una feroce offensiva bellica contro di loro, lanciata dalle forze armate affiliate al governo di transizione di Damasco, guidato dal presidente autoproclamato – ed ex qaedista – Ahmad Al Sharaa (Al Joulani). Un’offensiva, che va contro l’accordo di tregua firmato solo pochi giorni fa, e che ha il sostegno del governo turco e la compiacenza degli Stati Uniti”. “Tra gli obiettivi delle forze siriane c’è quello di colpire l’autonomia curda del Rojava e il suo esperimento di autogoverno fondato su pluralismo etnico, parità di genere e democrazia di base e anche la conquista della città di Kobane, simbolo dell’eroica resistenza e della sconfitta dello Stato islamico. Ma c’è anche prendere il controllo delle prigioni e dei campi che ospitano migliaia di combattenti dell’Isis fin qui sotto il controllo delle forze armate curde. Nei giorni scorsi sono evasi non pochi miliziani dell’Isis e si teme la fuga e la liberazione dei terroristi dello stato islamico, minaccia che va oltre la Siria e il Medio Oriente”, conclude Boldrini.
“Si, No, forse. Sul periodo di chiusura totale della pesca delle vongole con draghe idrauliche a tre mesi all’anno si è di fronte alla confusione più totale. Dapprima il Ministero dell’Agricoltura stabilisce la continuità della misura del fermo di pesca. Ora con un decreto direttoriale il Masaf precisa che il terzo mese di fermo può essere frazionato su base giornaliera. Contesta la nuova disposizione l’organismo nazionale di programmazione dei consorzi di gestione sui molluschi bivalvi. Un organismo che frettolosamente ha riconosciuto il Masaf che però non rappresenta tutti i consorzi del nostro Paese. Peraltro avrebbe dovuto essere solo un organismo consultivo che però ora rivendica prerogative di programmazione in virtù di un decreto direttoriale dello stesso Ministero”.
Lo dichiara il deputato democratico della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari, insieme ai colleghi Antonella Forattini e Andrea Rossi.
“Fermo restando che la richiesta di fermo continuativo non trova riscontro nella realtà operativa - aggiunge - visto che le flotte che praticano lo strascico adottano da anni sistemi analoghi di scarico giornate senza alcuna criticità e che le Capitanerie di Porto sono pienamente strutturate e competenti per il controllo di tali modalità, ci permettiamo di chiedere al ministro Lollobrigida di riconsiderare con urgenza l’intera vicenda a cominciare dall’azzeramento dell’attuale sistema di rappresentanza che non solo appare improprio per le deleghe assegnate ma soprattutto non pienamente rappresentativo di tutti i Consorzi dei quali c’è bisogno, senza esclusione alcuna, per meglio governare l’intero settore. C’è bisogno nel settore - conclude - di garantire pieno pluralismo ed autonomia territoriale anche al fine di definire il corretto equilibrio tra funzione pubblica e strumenti privatistici”.
“Trump si sta rivelando purtroppo una minaccia economica, politica e di sicurezza per l’Europa rispetto alla quale bisogna agire con fermezza. L'UE si deve mostrare unita con i suoi governi e le istituzioni, e soprattutto deve cogliere questa occasione come uno shock, per rilanciare la costruzione di una vera autonomia strategica sul piano sociale, economico, industriale ed anche militare. Si vis pacempara Europam, dico alla Premier. Solo l’Europa consentirà in futuro, come fatto finora, di assicurare la pace nel nostro continente e garantire diritti e libertà. Il nostro Paese dovrebbe essere protagonista di questo processo e invece accade il contrario. La postura dell’Italia non può ridursi all’attesa e all’interpretazione di quello che dirà o farà Trump; il nostro Paese deve mettersi alla guida dei partner europei per costruire una nuova stagione all’insegna dell’integrazione e del protagonismo UE. Agli attacchi dell’amministrazione USA, alle aggressioni della Russia in Ucraina alle pressioni economiche della Cina, si risponde costruendo finalmente gli Stati Uniti d’Europa”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“Il giustificazionismo del governo è del tutto sbagliato. Ancora una volta la Premier manifesta la propria inadeguatezza, confermando la totale subalternità a Trump. Gli interessi del nostro Paese e dell'UE si garantiscono rafforzando l'unità dell'azione europea, difendendo con determinazione l’integrità territoriale e rilanciando gli sforzi per una vera autonomia strategica. Fare da portavoce, o essere succube di Trump, rende solo marginale ed irrilevante l'Italia oltre ad indebolire l'intera UE in una delle fasi più delicate della sua storia. Il ponte che Meloni doveva costruire tra le due sponde dell’atlantico è crollato miseramente”. Così ha concluso il ragionamento il dem.
“Il ministro Nordio risponda nel merito invece di intimidire chi esercita legittimamente il proprio ruolo di parlamentare. Gli attacchi rivolti alla deputata Debora Serracchiani sono inaccettabili e fuori luogo.
Serracchiani è intervenuta in Aula nel pieno delle proprie prerogative per chiedere conto al ministro della Giustizia di quanto denunciato da un’inchiesta giornalistica di Report. Di fronte a questioni così gravi e delicate, che riguardano l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia della giurisdizione, il ministro dovrebbe fornire risposte chiare e puntuali, non attaccare i deputati che svolgono il loro dovere di controllo democratico.
Il Parlamento non può essere intimidito. Il ministro della Giustizia è chiamato a rispondere nel merito delle questioni sollevate, nel rispetto delle istituzioni e della Costituzione” Così Federico Gianassi, capogruppo PD in Commissione Giustizia della Camera.
“Il voto favorevole al rinvio dell’accordo Ue-Mercosur, in attesa di un parere della Corte di Giustizia, rappresenta una scelta miope che rischia di bloccare il percorso di approvazione del trattato e di incrinare la credibilità dell’Unione europea in una fase geopolitica estremamente delicata”.
Così le deputate e i deputati democratici della commissione Agricoltura, Forattini, Rossi, Marino, Romeo e Vaccari.
“L’Europa - aggiungono - si trova di fronte a un passaggio storico complesso, segnato dal ritorno della competizione tra grandi blocchi, dal rafforzarsi di politiche protezionistiche e da un clima internazionale sempre più instabile. In questo contesto, rinviare decisioni strategiche significa scegliere l’indebolimento invece della responsabilità. Il rinvio dell’accordo Ue-Mercosur è ancora più incomprensibile se si guarda allo scenario transatlantico. Di fronte alla prospettiva di un ritorno di politiche protezionistiche negli Stati Uniti con Donald Trump, l’Unione europea dovrebbe presentarsi compatta, credibile e capace di decisione. Al contrario, rischia di arrivare divisa e impreparata, proprio quando avrebbe bisogno di rafforzare la propria autonomia strategica. L’accordo Ue-Mercosur non è solo un trattato commerciale: è una scelta geopolitica che può rafforzare il ruolo globale dell’Europa, costruendo il più grande spazio di libero scambio al mondo e difendendo un sistema multilaterale fondato su regole, diritto e cooperazione, in alternativa alla logica dei dazi e delle chiusure unilaterali. Come Pd continueremo a lavorare perché l’accordo diventi pienamente operativo, accompagnandolo con le necessarie garanzie per i settori più esposti e con politiche europee in grado di sostenere imprese, lavoratori e filiere produttive. Ritardare questo percorso - concludono - significa rendere l’Europa più fragile, meno autorevole e meno capace di incidere in uno scenario internazionale sempre più competitivo e incerto”.
Se notizie confermate, Nordio si dimetta
“Apprendiamo con sgomento da indiscrezioni di stampa che tutti i pc dei magistrati italiani sarebbero sottoposti a controlli da remoto che violano la segretezza delle indagini, la riservatezza delle inchieste e degli stessi atti processuali. Una questione di sicurezza nazionale e una evidente lesione dell’indipendenza e autonomia della magistratura.
Un fatto gravissimo che se confermato smaschererebbe ancora una volta il governo e sarebbe la conferma che il Governo Meloni vuole controllare la magistratura.
Tanto più grave se corrisponde al vero che il caso sollevato da una importante procura sarebbe stato messo a tacere nel 2024, secondo fonti ministeriali citate, dai dirigenti del ministero su richiesta della presidenza del Consiglio. Una violazione di fondamentali principi costituzionali e di sicurezza nazionale di cui il ministro Nordio e palazzo Chigi dovranno rispondere con immediatezza.
Questa volta come minimo ci aspettiamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni venga in Aula a spiegare se quanto rivelato da Report corrisponde al vero e in caso affermativo che il Ministro Nordio si dimetta immediatamente”. Lo dichiara Debora Serracchiani deputata e responsabile Giustizia del Pd.
"L'Italia non intende avere un ruolo da protagonista nel processo di pace tra il governo turco e il PKK. E' quello che emerge dalla risposta che la sottosegretaria Tripodi ha dato oggi alla mia interrogazione in Commissione Esteri. Insieme alla collega Ghirra (Avs), avevamo chiesto cosa intendesse fare il governo italiano dopo la decisione di Abdullah Ocalan di sciogliere il PKK e rinunciare alla lotta armata: uno spiraglio di pace in un mondo che va letteralmente a fuoco, che bisognerebbe cogliere perché l’iter vada a buon fine contribuendo alla stabilizzazione dell'intera regione.
Ma l'Italia non sembra particolarmente interessata a essere parte attiva in questo processo, si limiterà ad avere un ruolo in seno all'Ue, se e quando questa avrà un coinvolgimento.
Tutto ciò mentre nella vicina Siria, dopo il cessate il fuoco firmato la settimana scorsa tra i curdi che controllano il Rojava nella zona nord est, e il governo di Al Sharaa, si stanno registrando scontri armati soprattutto attorno alle prigioni e ai campi di detenzione finora sotto il controllo delle forze curde, in cui si trovano migliaia di miliziani dell'Isis e membri delle loro famiglie. Secondo alcune fonti, questi scontri potrebbero causare la fuga di massa dei detenuti, con conseguenze drammatiche. Un cessate il fuoco molto fragile che conferma come la regione abbia bisogno di essere stabilizzata riconoscendo il diritto del popolo curdo alla pace e all'autonomia.
Per questo l'Italia non dovrebbe sottrarsi dal sostenere direttamente il processo di pace in Turchia, né evitare di promuovere un attivo ruolo europeo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La decisione dell’Europarlamento di sospendere l’accordo commerciale sui dazi tra Unione europea e Stati Uniti rappresenta un segnale importante di unità, autonomia e difesa degli interessi strategici europei. Non si può dialogare sotto minacce, né accettare ricatti che colpiscono l’economia europea e mettono in discussione i principi fondamentali del diritto internazionale”. Lo dichiara Piero De Luca, deputato e capogruppo del Partito Democratico in Commissione Politiche UE della Camera.
“Le aggressioni dell’amministrazione Trump all’integrità territoriale della Groenlandia e l’annuncio di nuovi dazi contro alcuni Stati europei impongono una risposta ferma e coesa. L’Europa deve parlare con una sola voce e respingere ogni tentativo di intimidazione che mira a sgretolare il progetto comunitario, danneggiando lavoratori, imprese e filiere produttive”.
“Per questo rinnoviamo la richiesta alla presidente del Consiglio Meloni di venire in Parlamento e rendere comunicazioni in vista del prossimo Consiglio straordinario così da chiarire quale sia la posizione dell’Italia. Non è più tollerabile il silenzio o peggio ancora la totale subalternità del Governo di fronte a scelte di Trump che colpiscono direttamente il nostro Paese e l’Unione europea”.
“L’Italia deve stare senza ambiguità dalla parte dell’Europa, della difesa del diritto internazionale, del multilateralismo e di un’economia aperta ma fondata sul rispetto reciproco. Su questi temi servono chiarezza e coerenza”, conclude De Luca.
“Giuli vuole controllare i fondi del Ministero della Cultura a proprio piacimento in modo opaco e senza trasparenza. Riformare il tax credit per correggere storture e rafforzare i controlli è una cosa legittima e necessaria; utilizzare questa riforma come pretesto per introdurre un controllo politico di fatto sulle scelte delle produzioni è tutt’altra cosa ed è inaccettabile. Il Ministro si fermi subito e non ci provi nemmeno. La libertà creativa e l’autonomia del settore cinematografico e audiovisivo non possono essere sacrificate per nessuna ragione. Il Ministero della Cultura non può trasformarsi in un nuovo Minculpop: quella stagione appartiene al passato ed è un incubo che il nostro Paese ha già conosciuto, con conseguenze drammatiche per la libertà culturale e democratica. Il cinema italiano ha bisogno di regole chiare, trasparenti e condivise, non di interferenze politiche che mettono a rischio pluralismo, qualità e indipendenza culturale”. Così una nota di Irene Manzi e Matteo Orfini, componenti democratici della Commissione Cultura della Camera.
“La decisione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di imporre l’esercizio provvisorio dei bilanci 2026 alle Autorità di sistema portuale rappresenta un atto gravissimo, che paralizza i porti italiani e ne compromette la capacità di sviluppo proprio in una fase cruciale per la competitività del Paese”, così Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente della Commissione Trasporti, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti insieme a Barbagallo, Bakkali, Casu, Morassut, Pandolfo e Pastorino.
“Con la limitazione della spesa mensile a un dodicesimo degli stanziamenti previsti per ciascun capitolo – prosegue Ghio – viene di fatto impedito alle Autorità portuali di realizzare investimenti, avviare nuove opere, bandire gare e attuare le strategie di medio e lungo periodo già approvate nei bilanci. È una compressione senza precedenti dell’autonomia e della funzione di questi enti. Siamo di fronte a un vero e proprio commissariamento delle Autorità di sistema portuale, che impedisce ai nuovi presidenti dei Porti di esercitare pienamente il mandato ricevuto. Una riforma che arriva subito dopo la nascita di Porti d’Italia S.p.A. e l’ipotesi di utilizzare gli avanzi delle Autorità di sistema come dotazione finanziaria iniziale. Così i porti rischiano di essere trasformati in una semplice cassaforte, sottraendo risorse a territori, lavoratori, imprese e comunità locali”.
“Il Governo chiarisca immediatamente – conclude Ghio – se questa scelta sia funzionale ad accantonare risorse per la nuova società nazionale, a scapito dello sviluppo dei porti italiani. La portualità è un’infrastruttura strategica del Paese e non può essere piegata a una logica centralistica che mortifica l’autonomia, blocca gli investimenti e indebolisce la competitività del sistema logistico nazionale”.
"Siamo contari alla impostazione complessiva della legge di bilancio. Che non sostiene lo sviluppo e non investe sul lavoro e sull'equità sociale. Per quanto riguarda le spese della difesa riteniamo si debba investire sulla sicurezza del Paese e sulle nostre forze armate, impegnate peraltro in tante missioni di pace. Siamo però nettamente contrari ad una corsa incontrollata al riarmo, che vedrebbe il nostro Paese ed i singoli Stati europei subalterni alle priorità della Amministrazione Trump. La strada deve essere un' altra: quella di una politica comune di difesa europea, che davvero garantisca la sicurezza e l'autonomia dell'Europa".
Così Andrea De Maria, deputato PD, intervenendo in dichiarazione di voto in Commissione Difesa alla Camera.
Il parere del Partito Democratico sulla manovra, bocciato oggi in Commissione Cultura alla Camera, contiene una “grave bocciatura politica e la denuncia del vero e poprio flop della linea portata avanti dai ministri Giuli, Bernini e Valditara”. Una linea che certifica “l’assenza di una visione per il futuro del Paese e un progressivo disinvestimento su istruzione, università, ricerca e cultura”. “La legge di bilancio – sottolineano i componenti democratici della commissione cultura della Camera- fotografa un’Italia senza direzione: crescita debole, investimenti fermi, pressione fiscale ai massimi e servizi pubblici sempre più impoveriti. In questo quadro, il Governo colpisce uno dei pilastri dello sviluppo con oltre 600 milioni di euro di tagli all’istruzione nel triennio, a partire dalla drastica riduzione delle risorse per l’edilizia scolastica, mettendo a rischio sicurezza, qualità dell’offerta formativa e autonomia delle scuole. Nulla è previsto per il diritto allo studio, per il contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. Università e ricerca sono le grandi assenti della manovra, così come mancano risposte all’emergenza del caro affitti e al welfare studentesco. C’è un tema urgente che riguarda i precari della ricerca su cui il governo ha adottato soluzioni parziali ed insoddisfacenti e solo l’impegno parlamentare delle forze di opposizione ha garantito risorse ulteriori. Anche la cultura, in tutti i suoi comparti a partire dal cinema, subisce nuovi e drammatici tagli che in alcuni casi non consentiranno neanche di portare avanti le produzioni già previste, mentre lo sport continua a non essere considerato un investimento sociale essenziale. È una manovra debole e difensiva, la più modesta degli ultimi anni, che mortifica il Parlamento e ignora le vere priorità del Paese. Il Governo sceglie ancora una volta di risparmiare su tutti i settori della conoscenza e della cultura compromettendo il futuro delle nuove generazioni”.