“Il Made in Italy è finito nel mirino: con l’annuncio dell’aumento dei dazi fino al 30%, Trump mette in ginocchio settori chiave della nostra economia. Agricoltura, manifattura, meccanica, agroalimentare: comparti vitali che rischiano di entrare in tilt per colpa dell’inerzia di questo governo. È indispensabile che Giorgia Meloni e il ministro Giorgetti vengano immediatamente in Parlamento a spiegare cosa intendano fare per difendere le imprese italiane”.
Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio della Camera, che avverte:
“La verità è che la linea di subalternità scelta dal governo verso Trump si è rivelata un clamoroso fallimento. La propaganda non basterà a salvare posti di lavoro. Serve una strategia chiara: misure immediate di protezione, un piano di sostegno ai settori colpiti e una posizione forte in sede europea per una risposta unitaria. Il governo la smetta con il silenzio e le passerelle: venga a riferire in Parlamento. L’Italia non può restare a guardare mentre il Made in Italy viene colpito al cuore”.
Golden power non può diventare un’arma politica contro il nostro sistema bancario.
"Il governo Meloni deve smettere di pasticciare e fermarsi. L’uso del golden power nel caso UniCredit–Banco BPM ha superato ogni limite di legittimità e buon senso. È stato già ridimensionato dal TAR, con buone possibilità di essere ulteriormente sconfessato nei gradi superiori di giudizio e contestato apertamente dalla Commissione europea. Andare avanti su questa strada significa aumentare l’incertezza per imprese e risparmiatori e rischiare di consegnare una grande banca italiana come BPM in mani molto meno italiane". Così il deputato Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.
"Il golden power - sottolinea l'esponente dem - è uno strumento serio, pensato per proteggere asset strategici da reali minacce alla sicurezza nazionale, non per ostacolare operazioni tra due soggetti italiani sottoposti alle regole delle nostre autorità di vigilanza. Il TAR ha già annullato due delle principali prescrizioni imposte dal governo a UniCredit: quelle relative ai portafogli di project finance e agli investimenti di Anima, riconoscendole come interferenze illegittime nella libertà gestionale di una banca privata.
A questo si aggiunge la posizione chiara della Commissione europea, che ha ricordato che nessun governo può bloccare una fusione bancaria per motivi puramente economici o discrezionali, se l’operazione è conforme alle normative sulla concorrenza e alla vigilanza prudenziale. È un principio basilare del mercato unico e dell’Unione bancaria.
Il paradosso è evidente: mentre si frena UniCredit, si consente a Crédit Agricole di salire oltre il 20% in BPM senza la minima obiezione. Il governo si comporta da sovranista solo quando fa comodo, ma nei fatti favorisce soggetti esteri e ostacola i nostri".
"Infine - conclude Lai - c’è un tema che riguarda tutti. In un momento in cui sarebbe necessario rafforzare il sistema bancario e consolidare la fiducia, si preferisce creare instabilità per calcoli politici di breve periodo. Il governo si occupi piuttosto di ottenere regole europee più eque, di affrontare la questione dei dazi, di difendere l’industria italiana, invece di alterare le regole del gioco nel sistema bancario con forzature istituzionali che rischiano di ritorcersi contro il Paese".
“È ridicolo che Fdi e Lega tentino ora di scaricare sull'Unione Europea la responsabilità dei dazi del 30% imposti da Trump. Salvini e Meloni hanno fatto di tutto per accreditarsi come interlocutori privilegiati del presidente americano e hanno osteggiato ogni fase della trattativa con l’Unione Europea. Sentire oggi che il problema sarebbe 'l’Europa' ha dell’incredibile. I ministri della Lega, con Salvini e Giorgetti in prima fila, insieme a quelli di Fratelli d’Italia, hanno giurato sulla Costituzione ma stanno agendo contro l’interesse del Paese. In altri contesti, questo comportamento verrebbe definito per quello che è: un tradimento. E chi lo compie, dei traditori”. Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano.
"Meloni, Tajani, Lollobrigida ed ora? Fiduciosi ed attendisti verso le decisioni dell'America di Trump? I dazi al 30% ai quali sommare la forte svalutazione del dollaro non sono più una minaccia ma l'innesto di una guerra commerciale dagli effetti rovinosi per le merci europee e soprattutto per le produzioni di eccellenza del nostro Paese. La destra ha indebolito l'Unione Europea e gli effetti ora si vedono. Il governo italiano, con i suoi silenzi, ha contribuito maggiormente al fallimento delle trattative. Ci rimetteranno il nostro Paese e le imprese e a pagarne le conseguenze saranno di nuovo i cittadini. Non sono in grado di governare, si facciano da parte". Così il deputato del Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.
L’incontro di oggi sulle politiche industriali promosso dal Pd giunge a conclusione di un lavoro di ascolto sul territorio per conoscere l’industria italiana. Ne esce un quadro preoccupante, ma non disperato perché il paese possiede eccellenze che possono fare la differenza. La necessità di guidare lo sviluppo attraverso la transizione ecologica è a un bivio: cogliere la sfida e accelerare sulla strada della decarbonizzazione oppure attestarsi su una condizione difensiva e conservativa che sottrae spazi di competizione e rallenta il processo di decarbonizzazione. Una transizione che deve essere socialmente accettabile ma che non può avvenire senza una vera e coraggiosa visione industriale. E di cui il Governo deve farsi carico cogliendo tutte le opportunità che essa offre investendo sulle competenze, sulle nuove
tecnologie, promuova strumenti e incentivi e usi la leva fiscale per orientare le scelte.
Su queste basi stiamo costruendo le politiche industriali del nostro programma. Possiamo intanto lavorare per tradurre in iniziative legislative e nella prossima legge di bilancio il lavoro di questi mesi.
È un’occasione da non perdere per costruire l’alternativa. Occorre confronto aperto e coraggioso con il mondo produttivo, del lavoro, della ricerca. E agire nella dimensione europea, che è l’unica in cui possiamo costruire una vera autonomia strategica e una politica industriale capace di guidare una transizione giusta.
Così Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, intervenendo all’incontro sulle politiche industriali “Le rotte del futuro”.
“Di fronte al crollo della produzione industriale e al rallentamento della domanda interna certificati dall’ISTAT, il governo Meloni continua a restare inerte, incapace di offrire risposte efficaci a una crisi che sta mettendo in ginocchio il sistema produttivo italiano”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio alla Camera, intervistato per i canali social dei deputati Pd.
“A maggio avevamo registrato qualche timido segnale positivo, ma a giugno la situazione è drasticamente peggiorata: la produzione industriale ha subito un calo vicino all’1 per cento su base annua. È la dimostrazione più evidente – prosegue l’esponente dem – che il Paese sta esaurendo la spinta propulsiva post-pandemia, costruita grazie agli investimenti europei e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una spinta che questo governo non ha saputo consolidare, lasciando inutilizzate risorse fondamentali e perdendo occasioni preziose di rilancio”.
Pagano lancia poi l’allarme sull’impatto dei dazi annunciati da Donald Trump: “Come temevamo la trattativa è tutta in salita. Il padrone Trump si comporta come un bambino capriccioso che vuole punire il mondo intero, e l’Europa non può permetterselo. L’Unione Europea deve reagire con forza e compattezza. Ma per farlo servono governi nazionali seri, competenti, autorevoli. Non certo quelli, come l’esecutivo Meloni, che fino a ieri hanno blandito l’ex presidente americano, dimostrandosi più preoccupati di compiacerlo che di difendere l’interesse nazionale.”
“Il tempo dell’amichettismo – conclude Pagano – è finito. Occorre invece che l'Unione Europea parli con una voce unica, avendo anche la forza di dire a un alleato storico come gli Stati Uniti che in questa fase vuole, di fatto, aprire una guerra commerciale che il mondo non può permettersi”.
“Le misure unilaterali annunciate ieri dall’Amministrazione statunitense contro Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, rappresentano un fatto gravissimo e senza precedenti: punire con sanzioni e restrizioni varie una funzionaria ONU per il suo lavoro di monitoraggio equivale a delegittimare l’intero sistema di protezione dei diritti umani e questo non si può tollerare”. Così il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“A quanto pare - continua l'esponente dem - la colpa della relatrice è aver denunciato i crimini di guerra commessi a Gaza e aver chiesto l’applicazione delle stesse regole internazionali che valgono per ogni altro conflitto. Un attacco inaccettabile che si aggiunge al presunto dossier commissionato da Netanyahu per screditare il lavoro di Albanese". "Davanti a tutto ciò, il Governo italiano continua a nascondere la testa sotto la sabbia. Prona a Trump e all’esecutivo israeliano, la Presidente Meloni ignora la strage di civili in Palestina e non riesce a dire una parola nemmeno sulle sanzioni a Francesca Albanese, anche se il nostro Paese avrebbe il dovere di tutelare i propri cittadini quando subiscono ritorsioni politiche per il loro lavoro istituzionale. E' ormai chiaro che questo Governo è disposto a tutto, anche a svendere la dignità e la credibilità del nostro Paese, pur di servire Donald Trump”, conclude Pagano.
“È inaccettabile che il governo Meloni continui a parlare di sostegno alle famiglie senza mettere in campo servizi concreti, accessibili ed efficaci. In particolare, durante il periodo estivo, l’assenza di un piano per garantire attività educative e ricreative per bambini è il segno evidente di una visione miope e inadeguata di welfare”. Lo dichiara la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza e prima firmataria della proposta per il finanziamento di contributi destinati alle famiglie con redditi medio-bassi, da impiegare per l'accesso ai centri estivi o per il ricorso a figure di babysitting.
“Abbiamo chiesto al governo – spiega l’esponente dem - di riconoscere un sostegno economico concreto alle famiglie che, durante la chiusura delle scuole, si trovano in seria difficoltà nel garantire la cura e l’assistenza ai propri figli. Una misura semplice, di buon senso, che avrebbe dato respiro a migliaia di genitori e favorito anche l’emersione dal lavoro nero di molte lavoratrici impiegate come babysitter. Il Partito Democratico, quando era al governo, ha investito risorse importanti su questi servizi, consapevole del ruolo cruciale che svolgono nella vita delle famiglie italiane. E oggi ci troviamo con un esecutivo che si ricorda dei bambini solo a luglio e agosto, senza alcuna programmazione strutturale”.
“Abbiamo presentato emendamenti in ogni provvedimento utile, inclusa la legge di bilancio, ma la maggioranza ha sempre respinto ogni proposta. È evidente che per questo governo la centralità della famiglia è solo uno slogan. Le famiglie non vanno lasciate sole: serve una presa in carico vera, seria, e continuativa, non annunci estivi senza ricadute concrete”, conclude Di Biase.
«È un drammatico bollettino di guerra alla giustizia sociale quello che emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat nel Rapporto 2025 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Più di un quarto degli indicatori registra un peggioramento e oltre il 20% è in stagnazione, sia nel breve che nel lungo periodo. Un segnale inequivocabile: il Governo Meloni non guida l’Italia verso un futuro più equo, sostenibile e inclusivo, ma rallenta ogni possibile azione in questa direzione».
Lo dichiara il deputato del PD Silvio Lai, membro della Commissione Bilancio della Camera.
«Il quadro tracciato dall’Istat è il riflesso di due anni e mezzo di politiche sbagliate e miopi. Si è parlato molto, ma si è fatto poco o nulla per rafforzare la sanità pubblica, mentre i tempi di attesa crescono e la spesa privata aumenta. Sulla parità di genere si è arretrati, con tagli ai sostegni per l’infanzia e nessun investimento serio sul lavoro femminile. Sul fronte ambientale, si continua a consumare suolo, a ignorare la crisi climatica, a non finanziare le aree protette. L’acqua si disperde nelle reti obsolete, soprattutto al Sud, e non si fa nulla per rimediare. Le istituzioni locali sono state lasciate sole, senza risorse né riforme. Invece di sostenere la coesione sociale e ambientale, il Governo ha scelto l’arretramento».
«Meloni e i suoi ministri - prosegue Lai- parlano di crescita e competitività, ma tagliano investimenti pubblici, ignorano la giustizia sociale e aumentano la precarietà. Il PNRR viene modificato senza trasparenza, i fondi di coesione rallentano, e le Regioni affrontano da sole la transizione. Altro che Agenda 2030: qui c’è un’agenda regressiva».
«Per invertire la rotta - conclude il parlamentare Dem- servono atti concreti. Va approvata una legge quadro nazionale per l’attuazione degli SDGs. Deve essere istituito un fondo nazionale per le transizioni ecologiche e sociali.
È necessaria una revisione della fiscalità che favorisca l’inclusione, l’innovazione e la giustizia ambientale.
E bisogna misurare ogni politica pubblica con gli indicatori di benessere equo e sostenibile.
Solo così potremo riportare l’Italia sulla strada dell’Agenda 2030 per lo sviluppo equo e sostenibile».
"I numeri dell’ISTAT sono incontrovertibili e affondano completamente la propaganda del governo Meloni. La produzione industriale italiana registra a maggio un calo dello 0,7% rispetto ad aprile e dello 0,9% rispetto allo stesso mese del 2024. Una flessione che certifica un rallentamento preoccupante della nostra economia reale e che smentisce clamorosamente le narrazioni trionfalistiche della maggioranza."
Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio della Camera.
"Il dato più allarmante – prosegue Pagano – è il calo dei beni di consumo e dei beni intermedi, che indica chiaramente un rallentamento della domanda interna e delle filiere produttive. Si tratta di settori chiave per l’occupazione e la crescita. E mentre tutto questo accade, il ministro dell’Economia è sostanzialmente assente dal dibattito pubblico e incapace di offrire una visione e una strategia alla vigilia dei dazi di Trump che peggioreranno ulteriormente la situazione."
"Questi numeri – conclude Pagano – certificano il fallimento delle politiche economiche del governo, che ha preferito puntare sulla propaganda piuttosto che su investimenti, innovazione e sostegno vero alle imprese. L’Italia ha bisogno di una guida economica competente e presente, non di slogan. È ora che la maggioranza si assuma le proprie responsabilità."
“Eccolo compiuto un altro step del piano di ‘sistemazione’ dei parenti di primo grado delle più alte cariche della destra al potere. Oggi qualcuno può finalmente stappare lo champagne per l’elezione del suo primogenito, il cui principale merito pare essere, appunto, il forte legame di sangue con la seconda carica dello Stato.”
Così Ubaldo Pagano e Marco Simiani, deputato del Partito Democratico e, Capigruppo PD rispettivamente in Commissione Bilancio e Ambiente a Montecitorio, .
“Con l’elezione di Geronimo, la famiglia La Russa mette le mani su un ‘tesoro’ da 1,2 milioni di soci, che controlla 11 società e i relativi consigli di amministrazione. Insomma, siamo davanti a un altro esempio, l’ennesimo, di occupazione ‘militare’ dei posti di comando da parte della destra, che non si fa specie di favorire persino i parenti nella corsa alle poltrone che contano. Tutto preceduto da una defenestrazione per decreto di chi aveva vinto le elezioni appena nove mesi fa. Che dire? Lo avevamo previsto ed oggi ne abbiamo avuto semplicemente una conferma.”
“Per tre anni il Ministro Urso ha fatto credere a tutti di avere la situazione completamente sotto controllo, che il dossier dell’ex Ilva era al sicuro. Da una settimana a questa parte, invece, lancia ultimatum agli enti locali, paventando riunioni no-stop per chiudere la questione. Un atteggiamento assolutamente inaccettabile per chiunque abbia rispetto di questa comunità.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico, capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Quello di Urso non è un tentativo di conciliazione in una situazione delicatissima sotto ogni punto di vista, ma un ricatto a danno di cittadini e lavoratori: o fate come dico io oppure la fabbrica chiude. Ma l’aspetto più intollerabile è che la proposta iniziale sua e del Governo fa acqua da tutte le parti: non si sa chi metterà le risorse per la decarbonizzazione, né quante ne occorreranno; non si dice che fine faranno i lavoratori in esubero a causa della transizione, né se lo Stato metterà in campo iniziative di sostegno. Insomma, se siamo arrivati a questo punto è perché un Ministro, fino a poche settimane fa, ha creduto di poter fare tutto da solo, ignorando cittadini, lavoratori e loro rappresentanti. E oggi quello stesso Ministro, incassato il fallimento, mette un’intera comunità spalle al muro. Invece delle minacce, il Ministro provi a dare qualche certezza sul futuro ambientale e lavorativo di Taranto, perché nessuno è disposto ad accettare un salto nel vuoto solo perché il Governo gli mette il coltello alla gola.”
“Fratelli d’Italia torna all’attacco per riproporre un bel condono sotto forma di ravvedimento speciale per chi aderisce alla seconda versione del concordato preventivo biennale. Un’ipotesi già respinta dal governo, ma che ora rispunta grazie a un emendamento al decreto fiscale presentato dal presidente della commissione Finanze Marco Osnato (FdI)”. Così la deputata dem Maria Cecilia Guerra, componente della commissione Bilancio e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“Si tratta dell’ennesimo tentativo di piegare la leva fiscale a una concezione profondamente clientelare: provvedimenti di favore per gruppi ben identificati di contribuenti, con l’obiettivo evidente di ottenerne il sostegno elettorale. Ma così facendo – prosegue l’esponente Pd – si costruisce un fisco colabrodo, dove a parità di reddito si pagano imposte profondamente diverse. Un sistema in cui chi rispetta le regole viene doppiamente penalizzato: paga più degli altri e subisce la concorrenza sleale di chi, evadendo le imposte, può offrire prezzi più bassi senza alcuna conseguenza.”
“La morale, purtroppo, resta sempre la stessa: rubare alla collettività non è considerato un furto. Il Partito Democratico continuerà a contrastare con forza questa deriva, per difendere un principio basilare di equità fiscale e rispetto delle regole”, conclude
“Accogliamo con favore l’iniziativa dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che ha annunciato di aver avviato un confronto con la Commissione Europea per fare chiarezza sui meccanismi di formazione dei prezzi dei voli da e per la Sicilia e la Sardegna. Un’azione importante, che nasce dall’indagine conoscitiva avviata nei mesi scorsi sugli algoritmi di prezzo utilizzati dalle compagnie aeree, anche dopo le nostre ripetute richieste e che punta a rafforzare la trasparenza delle tariffe e la concorrenza effettiva a vantaggio dei cittadini. Si tratta di un passo avanti decisivo verso il riconoscimento del diritto alla mobilità per i residenti delle isole, troppo spesso penalizzati da costi eccessivi dei biglietti. È fondamentale che l’azione dell’Antitrust non si limiti alla comparabilità delle tariffe, ma vada fino in fondo per individuare eventuali pratiche scorrette o accordi tra operatori che limitano la concorrenza e ostacolano la mobilità delle persone". Così il deputato dem Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.
"Per questo - prosegue l'esponente dem - chiediamo alla premier e al suo governo di sostenere al massimo livello istituzionale l’iniziativa dell’AGCM, non restando alla finestra ma impegnandosi attivamente nel confronto con Bruxelles, affinché si arrivi a risultati concreti e misurabili. Il tema della trasparenza dei prezzi non riguarda solo i voli. È urgente estendere questo approccio anche ai collegamenti marittimi da e per la Sicilia e la Sardegna, dove negli ultimi mesi si sono registrati rincari significativi, presenti negli anni scorsi e ora accentuati dal sistema ETS (Emission Trading Scheme) sulle emissioni navali. Anche in questo caso servono controlli e trasparenza: i passeggeri hanno diritto di sapere se e in che misura i nuovi costi ambientali incidano realmente sulle tariffe e se le compagnie stiano trasferendo oneri in modo proporzionato o se vi siano margini di speculazione. Le isole italiane sopportano un costo aggiuntivo strutturale legato alla propria condizione geografica: per la Sardegna, si stima che il costo complessivo dell’insularità per l’economia regionale sia pari a oltre 5.700 euro pro capite. Solo il sovraccosto legato al trasporto di persone e merci supera i 660 milioni di euro annui. Per la Sicilia, l’impatto è stimato a circa 1.200 euro per abitante. I costi del trasporto marittimo, in particolare, risultano più alti del 36% rispetto alla media nazionale".
"In entrambi i casi - conclude Lai - questi costi si traducono in un minor accesso ai servizi, un disincentivo agli investimenti e una penalizzazione per il turismo e l’economia locale. Intervenire con misure concrete sulla trasparenza delle tariffe e sulla concorrenza reale è un modo per iniziare a colmare questo gap. L’iniziativa dell’Antitrust può essere una svolta attesa da anni, se accompagnata e rafforzata dal governo italiano. Garantire prezzi giusti e trasparenti per i collegamenti da e per le isole, sia aerei che marittimi, non è solo una questione di mercato, è un principio di equità e coesione nazionale."
“In un mondo infuocato dai conflitti e con la NATO che impone un aumento enorme delle spese per la difesa e la sicurezza, il Governo Meloni, completamente prono all’amministrazione americana, saluta i dazi al 10% come un successo per la nostra economia. Siamo ormai al paradosso, sempre più vicini a toccare il fondo.”
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Con Trump torna il protezionismo ma il nostro Governo resta imbambolato. Oltre al regalo alle multinazionali USA sullo stop alla global minimum tax, ora le nostre imprese saranno costrette a fare i conti con nuovi dazi che, peraltro, a fronte del deprezzamento del dollaro, raggiungeranno una soglia effettiva del 23%, in un contesto generale in cui i costi altissimi dell’energia già strozzano diversi settori. Mentre il cappio al collo della nostra economia si stringe sempre di più, Meloni, Giogetti e Tajani si girano i pollici, restando completamente inermi di fronte al collasso delle esportazioni italiane, della frenata del PIL e della produzione industriale. Tanto a pagare il prezzo del disastro non saranno loro, ma le lavoratrici e i lavoratori italiani.”