17/12/2025 - 13:44

«La scelta del Governo di sterilizzare il valore del riscatto della laurea è ingiusta e dannosa. Chi ha investito anni nella formazione e ha pagato migliaia di euro per riscattare i propri studi scopre ora che quei contributi varranno sempre meno: dal 2035 una triennale conterà appena 6 mesi e una magistrale 2 anni e mezzo ai fini pensionistici» – dichiara la deputata dem Rachele Scarpa.

«È inaccettabile che il costo del riscatto resti invariato mentre il suo valore viene drasticamente ridotto. Una misura retroattiva che colpisce chi si è fidato dello Stato e svilisce il valore stesso dell’istruzione, già minato da precarietà e fuga dei giovani all’estero» prosegue.

«Il Governo riveda immediatamente questa norma nella legge di bilancio: non si costruisce il futuro del Paese punendo chi ha scelto di studiare e contribuire alla crescita dell’Italia» conclude Scarpa.

 

17/12/2025 - 13:02

“L’abolizione della legge Fornero era uno dei cavalli di battaglia di Salvini e Meloni. Oggi, quelle promesse affondano definitivamente nella legge di bilancio in discussione al Senato. Con un emendamento dell’ultimo minuto, il Governo cancella Opzione Donna e Quota 103, allunga fino a sei mesi i tempi per l’accesso alla pensione e interviene in modo penalizzante sul riscatto della laurea ai fini pensionistici”.

Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, sottolineando che “nel tempo di una notte, senza confronto e senza trasparenza, l’esecutivo scarica su lavoratrici e lavoratori il prezzo delle proprie inefficienze, smentendo clamorosamente gli impegni assunti davanti al Paese”.

“È l’ennesima dimostrazione – conclude Di Biase – di un Governo incapace di mantenere le promesse fatte agli italiani, che utilizza la legge di bilancio per smantellare diritti delle giovani generazioni e dei lavoratori ”.

 

16/12/2025 - 18:05

Mentre il governo gioca con le tre carte, leva, mette, sposta e rimette risorse pubbliche, la Corte dei conti interviene nuovamente per dichiarare illegittimo il decreto con cui il ministero delle infrastrutture ha approvato le nuove norme per la realizzazione del Ponte sullo stretto. I giudici contabili esprimono preoccupazione proprio per l’incertezza sul costo dell’opera e le difficoltà a reperire le coperture. Ad oggi infatti il ponte è interamente pagato con soldi pubblici mentre in origine si parlava di investimenti privati: cambia così la natura del contratto e non vengono rispettati gli impegni di legge. Assisteremo ora al solito piagnisteo contro i giudici ma la verità è che Salvini non sa nemmeno difendere il suo giocattolo e l’opera si dimostra ogni giorno tanto costosa quanto inutile. A questo punto chiediamo che tutte le risorse vengano usate per una legge di bilancio carente su tutti i fronti dalla sanità alle pensioni, al lavoro.

 

Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

16/12/2025 - 17:36

“Con l’emendamento depositato oggi il Governo certifica che il testo della manovra presentato due mesi fa non era nient’altro che un passatempo per intrattenere i parlamentari. Ma mentre si sradica e si rivolta la legge di bilancio, possiamo quantomeno tirare un sospiro di sollievo per la decisione presa sulla Zes agricola che, come denunciavamo ieri, rischiava di diventare uno scherzo di cattivo gusto per tutti gli imprenditori del settore. Bene, dunque, la scelta di aumentare le percentuali di credito e portarle a livelli in linea con le aspettative del comparto. L’auspicio, adesso, è che dal prossimo anno si stanzino risorse adeguate per rendere lo strumento affidabile e concretamente utile ad incrementare gli investimenti nel Mezzogiorno.”
Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Partito democratico, Claudio Stefanazzi, componente della commissione Finanze, Antonella Forattini, capogruppo in commissione Agricoltura, e Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura.

16/12/2025 - 17:12

“Sul riscatto della laurea ai fini pensionistici il governo interviene a gamba tesa. Nei fatti cambiando con un emendamento in extremis alla legge di bilancio, senza alcuna possibilità di discussione e di approfondimento, un patto di fiducia con i cittadini e peggiorando i requisiti per andare in pensione prima. Stessa cosa fanno sull’adeguamento previdenziale all’aspettativa di vita. Si tratta di un atto molto grave, senza alcun confronto con le parti sociali. Va ritirato”.

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.

 

16/12/2025 - 11:10

Gira sms tra senatori di maggioranza con regole per spendere fondi pubblici’

“Apprendiamo con sconcerto che, mentre in Parlamento è di fatto impedita una discussione piena e trasparente sulla legge di bilancio, dagli organi di stampa emergono notizie relative alla circolazione, tra i senatori di maggioranza, di messaggi che delineerebbero con estrema precisione modalità e criteri di utilizzo di risorse pubbliche. Secondo quanto riportato dalla stampa, tali comunicazioni indicherebbero che ogni senatore di maggioranza disporrebbe di 500 mila euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, per un totale di un milione di euro a testa, da destinare a specifiche tipologie di intervento. Le risorse potrebbero essere utilizzate in parte corrente per contributi diretti a enti e associazioni, in particolare del terzo settore, e in conto capitale per interventi infrastrutturali, come manutenzioni straordinarie e opere pubbliche.

Le informazioni diffuse parlerebbero inoltre di indicazioni operative volte a concentrare i fondi su un numero ristretto di soggetti o interventi, nonché di requisiti tecnici richiesti per il finanziamento delle opere, anticipando scelte che dovrebbero essere oggetto di un confronto parlamentare pubblico, trasparente e tracciabile”. A denunciare quanto sta emergendo è Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, che segnala una gestione preventiva e discrezionale delle risorse pubbliche mentre “il Parlamento viene di fatto esautorato dal suo ruolo nella discussione della legge di bilancio”.

Secondo Pagano, “questo modo di procedere solleva interrogativi profondi sul rispetto delle regole democratiche e sul corretto funzionamento delle istituzioni”.

 

15/12/2025 - 19:05

“Ancora una volta il Governo tradisce le aspettative degli imprenditori del Mezzogiorno e, in particolare, di quelli del settore agricolo”.

Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Partito Democratico, Claudio Stefanazzi, componente della Commissione Finanze, Antonella Forattini, Capogruppo in Commissione Agricoltura, e Stefano Vaccari, Segretario di Presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura, annunciando la presentazione di un'interrogazione parlamentare.
“Con la legge di bilancio per il 2025 – ricordano i dem – il Governo aveva esteso anche al settore della produzione agricola e forestale il credito d’imposta per gli investimenti nelle ZES Unica, alimentando aspettative legittime tra le imprese. Tuttavia, i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre hanno certificato una realtà ben diversa: alle imprese agricole è stata riconosciuta una percentuale di credito d’imposta irrisoria, pari appena al 15,25% per micro, piccole e medie imprese e al 18,48% per le grandi, a fronte del 100% riconosciuto ad altri settori come quello della pesca e dell’acquacoltura. Si tratta – proseguono – di percentuali drasticamente inferiori rispetto a quanto promesso e atteso, che di fatto svuotano la misura e producono un grave danno economico e competitivo per aziende che avevano programmato investimenti confidando in un sostegno ben più consistente. Così la Zes Unica, invece di essere uno strumento di sviluppo e coesione, diventa l’ennesima occasione mancata per il Sud. Non si può continuare a fare annunci senza poi garantire strumenti all’altezza – concludono i deputati PD –. Il Governo deve assumersi la responsabilità di correggere una scelta, l’ennesima, che penalizza pesantemente l’agricoltura meridionale e affossa ogni minimo residuo di credibilità delle politiche per lo sviluppo del Sud”.

 

15/12/2025 - 18:06

“La manovra di bilancio è scomparsa. Sparita. In un mare di cambi, ricambi e ritardi, il governo lascia il Paese in balia di un vero e proprio “mercato delle vacche”, dove regnano caos e incertezza. I soldi degli italiani vengono gestiti come se fossero proprietà privata dei partiti di maggioranza: opacità e decisioni incomprensibili, responsabilità calpestate. Mai vista una gestione così irresponsabile delle risorse pubbliche. Chiediamo chiarezza immediata. Il governo ha il dovere costituzionale di dire ai cittadini cosa sta facendo dei loro soldi e quali sono le reali intenzioni per il futuro del Paese. La trasparenza non è una cortesia: è un obbligo verso chi ogni giorno mantiene lo Stato” così il capogruppo democratico nella commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.

15/12/2025 - 17:02

"L'annuncio del Ministro Giorgetti sul parziale definanziamento delle risorse per il Ponte sullo Stretto al fine di tamponare il buco di bilancio causato dalla 'catastrofica' gestione di Industria 4.0, è la confessione di un doppio fallimento da parte di questo Governo. Da mesi, come Partito Democratico, chiediamo chiarezza e trasparenza su un'opera bloccata dalle criticità sollevate persino dalla Corte dei Conti. Oggi scopriamo che non solo non esiste un progetto credibile e finanziabile, ma che i fondi previsti per il Ponte vengono usati come bancomat per coprire gli errori su altre partite. Siamo di fronte a un'operazione di maquillage contabile che non ingannerà i cittadini: il Ponte si sgonfia, ma il Sud resta a mani vuote". Così Anthony Barbagallo, capogruppo PD in Commissione Trasporti della Camera e segretario regionale del Pd Sicilia.
"Il Partito Democratico chiede con forza che - prosegue - si faccia chiarezza sulla reale entità del definanziamento e, soprattutto, sulla sua destinazione. Abbiamo presentato un emendamento che è un atto di giustizia politica: le risorse tolte al Ponte non possono restare in una generica disponibilità, ma devono essere immediatamente riassegnate in favore delle infrastrutture e dello sviluppo di Sicilia e Calabria. È inaccettabile che - conclude - il Governo Meloni abbia già sottratto a queste regioni i vitali fondi FSC. Rimettere ora quei soldi sul piatto per finanziare opere strategiche e la mobilità dei cittadini, anziché lasciarli evaporare in capitoli di spesa generici, è l’unica mossa seria e istituzionale rimasta”.

15/12/2025 - 12:08

v e radio locali rappresentano un caposaldo per l’informazione nei territori, fornendo servizi e notizie che non rientrano nel main stream e soprattutto garantiscono anche occupazione a tecnici e giornalisti. Per questo riteniamo che sia molto grave il taglio di 20 milioni l’anno per il triennio 2026-2028 previsto da un emendamento governativo alla legge di bilancio”. Lo dichiara il capogruppo Pd in commissioni Trasporti e telecomunicazioni, Anthony Barbagallo. “Daremo battaglia in Parlamento per ripristinare il Fondo e e cancellare inoltre – aggiunge – la proposta che consente al presidente del consiglio dei ministri di rimodulare il riparto del Fondo con decreto, escludendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, titolare delle competenze sul settore. Siamo alle solite, ci troviamo di fronte al solito sopruso di un governo che protegge le lobby, che si fa forte con i deboli e – conclude – si gira dall’altro lato dinanzi ai potenti”.

 

12/12/2025 - 18:44

“Con l’emendamento alla manovra che taglia 20 milioni l’anno all’emittenza locale e sposta la gestione del Fondo per il pluralismo dal MIMIT a Palazzo Chigi, il Governo infligge un ulteriore colpo al pluralismo dell’informazione. È un atto che indebolisce l’informazione nei territori e smonta un sistema che garantiva equilibrio, trasparenza e presenza delle voci locali: un’altra tappa nella contrazione del pluralismo che denunciamo da mesi.”
Lo dichiarano i democratici Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera e Silvia Roggiani, componente della commissione bilancio della Camera.
“Le TV e le radio locali - proseguono i dem - sono già sotto pressione economica e competitiva. Invece di sostenerle, il Governo crea instabilità e sottrae competenze al ministero responsabile, smentendo perfino gli impegni presi dal Ministro Urso. Chiediamo il ripristino immediato delle risorse e il rispetto delle funzioni del MIMIT”.

12/12/2025 - 11:20

"Questa mattina ho partecipato alla manifestazione della Cgil a Bologna, in occasione dello sciopero generale. Una occasione per testimoniare la mia vicinanza alle lavoratrici ed ai lavoratori che oggi manifestano in tutto il Paese. In Parlamento stiamo contrastando una legge di bilancio inadeguata e ingiusta. Servirebbe ben altro: una iniziativa molto più coraggiosa per promuovere sviluppo ed equità sociale". Cosi Andrea De Maria, deputato PD.

 

11/12/2025 - 18:11

“Fazzolari parla a vanvera e cerca di raccontare questi tre anni di governo con una narrazione trionfalistica secondo cui l’Italia sarebbe oggi un Paese “stabile” e “autorevole” grazie all’azione dell’esecutivo. La realtà è ben diversa. Gli attacchi continui alla Presidenza della Repubblica, alla Corte dei Conti, alla magistratura, ai giornalisti e alla stampa, alle autorità indipendenti, alle scuole, all’università e al mondo della cultura non sono il segno di una democrazia solida, ma di un Paese in perenne fibrillazione istituzionale. Una tensione costante generata da una classe dirigente che, invece di rispettare l’equilibrio tra i poteri, tenta di imporre una presunta supremazia colpendo ogni contrappeso democratico. Fazzolari scambia la durata del governo e l’inerzia delle sue politiche con la stabilità. I continui strappi istituzionali dimostrano quanto sia fragile l’impianto di governo, nonostante la sua permanenza formale. E il paradosso è che mentre Fazzolari rivendica la stabilità del Governo il Ministro Ciriani oggi arriva a dire che la priorità del Paese è la legge elettorale per dare stabilità al Governo. Un’ennesima forzatura dettata solo dalla paura di perdere. Mentre il Paese reale arranca su calo dei salari, blocco della produzione industriale da 30 mesi, sanità pubblica allo stremo, servizi essenziali per cittadini tagliati, a partire dal trasporto pubblico e al comparto sicurezza. Il Governo Meloni è un governo incapace di approvare in tempi decenti una legge di bilancio già di per sé inadeguata. L’Italia merita un equilibrio diverso, fondato sulla cooperazione tra i poteri dello Stato e sull’ascolto del Paese reale, non sulla rivendicazione di risultati che non colmano le criticità aperte né nascondono le tensioni che questo esecutivo ha alimentato” così la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga.

11/12/2025 - 14:57

“La prevenzione è un tema strategico fondamentale per garantire il diritto alla salute delle persone. In Italia investiamo appena 180 euro pro capite, mentre in Paesi come la Germania si superano i 450 euro. Sul Fondo sanitario nazionale destiniamo meno del 5 per cento alle politiche di prevenzione: un investimento insufficiente, non strutturato, che richiede più risorse e più professionisti in grado di garantire prossimità e presa in carico”. Commenta così Ilenia Malavasi, deputata e capogruppo Pd in commissione Affari sociali, dopo l’approvazione di alcuni punti della mozione del Partito Democratico sulla prevenzione sanitaria votata oggi.

“Abbiamo – sottolinea l’esponente dem - una scarsa partecipazione alle politiche vaccinali e agli screening. Solo il 53 per cento delle donne partecipa allo screening per il tumore alla mammella, il 46 per cento effettua il Pap test e appena una persona su tre over 50 partecipa allo screening per il sangue occulto. E ogni anno oltre centomila persone scoprono una patologia oncologica. La prevenzione conviene perché migliora la qualità della vita, contrasta le disuguaglianze sociali e fa bene al Paese”.

“Chiediamo al governo – conclude Malavasi - più coraggio nel considerare la prevenzione un vero investimento e non una spesa corrente, chiedendo di intervenire sul patto di stabilità europeo. Serve un’agenda della prevenzione misurabile in modo efficace, e serve soprattutto una cultura della prevenzione, che è competenza di cittadinanza, educazione civica, responsabilità collettiva. Senza interventi l’Italia rischia di essere sempre più disuguale, con meno diritti, meno equità e meno appropriatezza. La legge di bilancio prevede 500 milioni per la prevenzione, ma non basta: con le disuguaglianze già presenti rischia di essere una misura che avvantaggerà solo alcune regioni, lasciandone altre indietro. Servono risorse, sì, ma anche un’agenda tracciabile e una cultura della prevenzione che parta dalle scuole, per evitare che continuino ad aumentare le disuguaglianze sociali e territoriali”.

 

11/12/2025 - 14:57

“Il governo continua a riempirsi la bocca di slogan sulla sicurezza, ma di interventi concreti non c’è traccia”. Così il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico il quale, intervistato sui social dei deputati dem, definisce le parole della presidente Meloni e del ministro dell’Interno Piantedosi come "propaganda, propaganda e ancora propaganda”.

Mauri sottolinea che l’esecutivo in questi anni “ha sostanzialmente solo aumentato reati e pene ma non ha varato provvedimenti strutturali utili per le forze dell’ordine. Anzi, per gli agenti che si caricano il peso di garantire la sicurezza di tutti in condizioni difficili sul territorio, hanno previsto addirittura un aumento dell'età pensionabile”. Nella legge di bilancio, insiste, “non c’è un euro per aumenti di stipendio, non c’è un piano di rafforzamento straordinario degli organici, non c’è nulla per la previdenza dedicata o per il contratto della dirigenza. Tutte cose promesse e richieste con forza dai sindacati”. L’esponente Pd ricorda l’incontro avvenuto qualche giorno fa al Viminale: “sono stati convocati i sindacati, che hanno dichiarato pubblicamente di essere usciti assolutamente insoddisfatti. Hanno ascoltato parole vuote, senza un solo impegno concreto sulla legge di bilancio. Tante dichiarazioni, ma quando bisogna intervenire davvero, il governo sparisce”.

Secondo Mauri, senza misure reali il comparto sicurezza “rischia di indebolirsi sempre di più”. Il problema degli organici è emblematico: “Non solo sono ampiamente sotto la soglia prevista, ma stanno addirittura diminuendo. È esattamente ciò che sta accadendo alla Polizia di Stato: nel 2024 gli operatori erano meno del 2023, e nel 2023 erano meno del 2022”. Un trend che, avverte, “rende sempre più difficile il presidio del territorio e peggiore le condizioni di lavoro dei professionisti della sicurezza". "Il ministro dell’Interno prova a dire il contrario via social - conclude Mauri - ma purtroppo la realtà è questa”.
 

 

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