“I componenti delle forze di opposizione nella Commissione parlamentare di Vigilanza Rai esprimono la loro piena solidarietà a Sigfrido Ranucci, alla sua famiglia e alla redazione di Report, dopo il gravissimo attentato che li ha colpiti.
Un gesto di tale violenza rappresenta un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a essere informati.
Riteniamo necessario che la Commissione di vigilanza convochi al più presto in audizione Sigfrido Ranucci, affinché si possa fare piena luce su quanto accaduto e garantire il massimo sostegno istituzionale a chi svolge con coraggio e professionalità il proprio lavoro di inchiesta.
Si tratta di un atto doveroso di trasparenza e responsabilità, ma anche del modo più concreto per testimoniare la vicinanza delle istituzioni parlamentari e di tutte le forze politiche a chi difende ogni giorno il valore di un’informazione libera e indipendente.”
È quanto si legge nella nota congiunta firmata da tutti i capigruppo delle forze di opposizione nella Commissione parlamentare di vigilanza Rai.
"L'attentato ai danni di Sigfrido Ranucci è un fatto gravissimo che avrebbe potuto avere conseguenze ben più pesanti.
Ed è un fatto gravissimo anche perché è un attacco al giornalismo d'inchiesta del nostro Paese.
Stiamo assistendo a una deriva pericolosa: siamo passati dagli attacchi verbali alla stampa indipendente ai giornalisti spiati e ora siamo alle macchine esplose.
Una democrazia sana si riconosce anche dalla garanzia del diritto di critica e dell'informazione libera.
Solidarietà a Sigfrido Ranucci e a tutta la redazione di Report". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“L’attentato che ha colpito Sigfrido Ranucci non è solo un atto vile contro un giornalista, ma un colpo diretto alla democrazia, alla libertà di stampa e all’articolo 21 della Costituzione”. Lo dichiara in Aula alla Camera Andrea Casu, componente della presidenza del Gruppo Pd a Montecitorio, intervenendo dopo il grave episodio di intimidazione ai danni del conduttore di Report.
“Abbiamo tutti negli occhi – ha proseguito l’esponente dem – le immagini di questa mattina, dell’auto distrutta, della casa danneggiata, della paura che ha colpito la sua famiglia. Ma ciò che è stato colpito davvero è il diritto dei cittadini a essere informati. Per questo oggi il Partito Democratico esprime con forza, come già fatto dalla segretaria Elly Schlein e dalla presidente del Gruppo Chiara Braga, la più profonda solidarietà e vicinanza a Ranucci, ai suoi familiari e a tutta la redazione di Report”.
“È indispensabile – ha concluso Casu – che si faccia piena luce sui responsabili e sulla matrice di questo gravissimo attentato. Il governo riferisca al più presto in Parlamento: non possiamo accettare nessuna forma di intimidazione contro chi esercita il proprio dovere di informare. Difendere il giornalismo d’inchiesta significa difendere la democrazia e i valori fondamentali della nostra Repubblica”.
“Condanno con forza l’inaudito attentato contro Sigfrido Ranucci e la sua famiglia, un gesto vile che colpisce al cuore la libertà di informazione e il diritto dei cittadini a essere informati. In una giornata di solidarietà unanime verso Ranucci e la redazione di Report, credo sia necessario fare un passo avanti: non basta l’indignazione, servono atti concreti per proteggere chi fa informazione libera e indipendente.
Per questo ritengo fondamentale che l’Italia recepisca al più presto le norme europee volte a contrastare le intimidazioni e le pressioni indebite contro i giornalisti, contenute nella cosiddetta direttiva anti-Slapp”. Così Piero De Luca, capogruppo Partito Democratico nella commissione affari europei della Camera, primo firmatario dell’emendamento per il recepimento della direttiva anti-Slapp che sarà votato la prossima settimana nel corso dell’esame della legge di delegazione e europea. “È un’occasione da non perdere - conclude De Luca - per dare un segnale chiaro da parte anche di tutta la politica a difesa della libertà di stampa nel nostro Paese”.
“Per fortuna non è stata una strage. Ma colpisce l’attentato stanotte subito da Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e giornalista dall’indubbia professionalità. C’è un clima strano nel nostro Paese, si stanno acuendo le tensioni. Abbiamo visto giornalisti spiati e ora anche questo grave episodio. Mi auguro che da parte delle Istituzioni, tutte, ci sia la volontà di fare luce su questi fatti che non possono non destare preoccupazione soprattutto se sono rivolti a chi, per mestiere e con professionalità, ha il ruolo di divulgare notizie e informare il Paese. A Ranucci, alla sua famiglia e a tutta la redazione di Report va la nostra incondizionata vicinanza”. Lo dice il segretario regionale del Pd Sicilia e componente della commissione antimafia, Anthony Barbagallo.
“Un vile attentato che poteva diventare tragedia. Siamo con te Sigfrido, con la tua famiglia e la redazione di Report. Qualsiasi atto intimidatorio contro la libertà di stampa e il giornalismo d'inchiesta è un attacco alla democrazia. E il clima d'odio che è stato innescato in questi mesi è un assist alla mafia e alla criminalità organizzata”.
Così Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Ecoreati.
“A nome di tutte le deputate e di tutti i deputati del Partito Democratico, esprimo la mia più profonda solidarietà e vicinanza a Sigfrido Ranucci, alla sua famiglia e alla redazione di Report. Si tratta di un atto vile e inaccettabile, una forma di intimidazione e di violenza intollerabile contro chi esercita con coraggio e libertà la professione giornalistica. La libertà di stampa è un pilastro della democrazia e va difesa con forza, senza ambiguità né esitazioni. Colpire un giornalista significa colpire il diritto di tutti a conoscere la verità. In Italia sono sempre più le aggressioni e le forme di minaccia nei confronti dei giornalisti: i campanelli d’allarme per la nostra democrazia stanno suonando troppo forte, non possiamo far finta di non sentirli. Chiediamo che sia fatta piena luce su quanto accaduto e che le istituzioni garantiscano sicurezza e tutela a chi ogni giorno lavora per un’informazione libera, indipendente e coraggiosa.”
“L’attentato che ha colpito Sigfrido Ranucci e la sua famiglia è un fatto di una gravità inaudita, che scuote profondamente le istituzioni e tutto il mondo dell’informazione. Due ordigni esplosivi, piazzati sotto le automobili del giornalista e della figlia, avrebbero potuto causare una tragedia. È un attacco diretto non solo a Ranucci, ma alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini a essere informati.”
“Chiediamo che venga immediatamente accertata la verità su quanto accaduto e che le autorità competenti agiscano con la massima urgenza per individuare i responsabili di questo vile gesto. Ancora una volta il giornalismo libero è sotto attacco, e non possiamo restare indifferenti.” Così Stefano Graziano, Capogruppo Partito Democratico Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
“Esprimo la mia piena solidarietà a Sigfrido Ranucci, alla sua famiglia, alla redazione di Report e a tutta la Rai - conclude Graziano - i questo momento difficile, le istituzioni, la politica e l’opinione pubblica devono stringersi attorno a chi ogni giorno lavora per la verità e per la trasparenza. Colpire un giornalista significa colpire la democrazia stessa.”
“L’attentato contro Sigfrido Ranucci e la sua famiglia è un fatto di una gravità inaudita, un attacco diretto alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini di essere informati. Esprimo la mia solidarietà a Ranucci, alla sua famiglia e alla redazione di Report.
Chi colpisce un giornalista colpisce la democrazia. Serve una condanna unanime e serve riflettere sul clima che da troppo tempo si alimenta contro chi fa informazione libera e coraggiosa. La libertà di informare va difesa sempre”. Così il democratico Peppe Provenzano componente della Commissione Nazionale Antimafia.
"Le decine di nuovi reati introdotti dal governo in questi anni e il continuo aumento delle pene non hanno fatto diminuire la criminalità. Anzi, sulla base dei dati Viminale diffusi oggi da un quotidiano, nel 2024 i delitti sono aumentati rispetto all’anno precedente. Che a sua volta aveva registrato un aumento rispetto al 2022. Crescono soprattutto alcuni reati predatori e violenti.
Inoltre, assistiamo all’aumento delle intimidazioni ai danni dei giornalisti, un segnale preoccupante per la libertà di stampa e per la salute della nostra democrazia."
Mauri prosegue precisando che: "Non siamo oggi in una condizione di emergenza, così come a maggior ragione non lo eravamo negli scorsi anni. Quando invece la destra aveva imbracciato proprio gli slogan emergenziali e allarmistici per rastrellare qualche consenso. Un atteggiamento irresponsabile con cui oggi deve fare i conti.
Incapaci di dare una risposta concreta il Governo ha addirittura provato a dare la responsabilità ai Sindaci, attaccando quelli di centrosinistra. Un atteggiamento inaccettabile anche dal punto di vista istituzionale. Oltre che assurda, visto che la Pubblica Sicurezza è una competenza esclusiva dello Stato.
Serve intervenire con politiche adeguate che riducano la criminalità e favoriscano la convivenza civile. Lo si fa finanziando adeguatamente le Forze dell'Ordine e aiutando economicamente gli Enti locali per investire sulla prevenzione. Cioè esattamente quello che questo governo e questa maggioranza stanno facendo".
I dati diffusi oggi dimostrano come il governo che ha fatto della sicurezza la propria bandiera sia, in realtà, il governo dell’insicurezza. La propaganda e il populismo non bastano a garantire tranquillità ai cittadini”.
Così in una nota il responsabile nazionale sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri che sottolinea “il fallimento delle politiche securitarie”.
Segnale forte contro radicamento mercato illegale
“È un’ottima notizia la confisca eseguita dalla Guardia di Finanza che, dopo dodici anni, dà attuazione a una condanna importante nei confronti di uno dei più rilevanti esponenti della ’ndrangheta, Nicola Femia, che, giunto in confino in Romagna, era riuscito a organizzare un vero e proprio impero economico illegale nel settore delle slot machine. Femia e i suoi sodali avevano potuto allargare pressoché indisturbati le maglie della loro rete di influenza, arrivando a condizionare e ricattare molte rivendite e diversi circoli ricreativi in varie province emiliane, imponendo il posizionamento delle loro slot illegali”.
Così il deputato dem, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e primo firmatario della proposta di legge sul riordino del settore gioco d’azzardo.
“Ringrazio la Guardia di Finanza e la magistratura - aggiunge e - che con coraggio e determinazione hanno indagato su questo nuovo filone di radicamento della ’ndrangheta in Emilia-Romagna, grazie a una importante inchiesta dell’allora giornalista della Gazzetta di Modena Giovanni Tizian, stroncando un fiorente mercato illegale legato al gioco d’azzardo e aprendo la strada ad altre importanti azioni di contrasto. Ho seguito da vicino questa vicenda da componente della Commissione parlamentare antimafia e del Comitato sul gioco d’azzardo: la prima condanna arrivò proprio in quegli anni, durante l’avvio dei nostri lavori. Per questo la confisca di oggi non rappresenta solo la conclusione di una lunga e complessa vicenda giudiziaria, ma anche, e soprattutto, un segnale forte dello Stato nella difesa della legalità e della trasparenza economica di un settore troppo spesso terreno di infiltrazioni mafiose. La lotta alla criminalità organizzata - conclude - passa anche da qui: dalla capacità di sottrarre risorse e potere a chi ha costruito la propria ricchezza sull’illegalità, sull’intimidazione e sulla violenza”.
“I primi effetti dei dazi USA si stanno purtroppo facendo sentire, e con forza. Il crollo del 21,1% dell’export italiano verso gli Stati Uniti registrato da Istat è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Il nostro Made in Italy, già sotto pressione, è ora esposto a un rischio concreto. Il Governo non può continuare a restare in silenzio: servono risposte immediate a tutela delle nostre imprese e del lavoro italiano. Difendere l’export significa difendere un pezzo fondamentale della nostra economia”. Così in una nota Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive dí Montecitorio, commentando i dati Istat sull’export italiano.
“I dati dell’Istat confermano un quadro preoccupante per l’export italiano, in forte contrazione soprattutto verso gli Stati Uniti, a causa delle pesanti tariffe doganali imposte dall’amministrazione americana. Un crollo che non viene compensato dai mercati alternativi e che rischia di travolgere migliaia di imprese e posti di lavoro nel settore manifatturiero. In questa fase cruciale, il governo Meloni è scomparso. Ancora una volta immobile, assente, afono e senza una strategia concreta né misure efficaci per tutelare le imprese italiane più esposte ai dazi unilaterali imposti da Trump. Sei mesi fa, quando la crisi si è manifestata con chiarezza, era stato annunciato un piano da 25 miliardi per sostenere le imprese colpite dai dazi, ma oggi di quel piano non si vede traccia né in legge di bilancio né in altre misure. L'ennesima bugia di un governo preoccupato solo di non disturbare Trump e disinteressato alle sorti del nostro tessuto produttivo. Mentre altri Paesi europei, come la Spagna, si stanno muovendo con interventi mirati per difendere le proprie industrie e salvaguardare migliaia di posti di lavoro, l’Italia continua a navigare a vista, con una politica economica che sacrifica la crescita. Serve un cambio di passo immediato. Il Pd chiede al governo Meloni di chiarire quali azioni intenda mettere in campo per contrastare l’effetto devastante dei dazi sul sistema produttivo italiano; sostenere con risorse adeguate le imprese esportatrici; promuovere investimenti per aumentare la competitività del Made in Italy sui mercati globali; tutelare i lavoratori che rischiano di perdere il lavoro a causa di questa crisi. Difendere le imprese italiane è un dovere del governo. A meno che per la Premier Meloni non sia più importante difendere l'alleanza politica con chi sta distruggendo Italia e Europa” così una nota del capogruppo democratico nella commissione affari europei della Camera, Piero De Luca.
“Quali sono le iniziative urgenti che i ministri competenti intendono portare avanti per salvare la Cerence? L’ho chiesto in un’interrogazione alla Camera questo pomeriggio, dopo il presidio dei sindacati sotto alla Regione Piemonte, e la risposta, per ora, non è soddisfacente”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che oggi in Commissione ha interrogato il Governo sulla situazione dello stabilimento torinese.
“Si parla di 54 lavoratori e lavoratrici con competenze di eccellenza: il Made in Italy, tanto difeso dal Governo, comporta anche avere la volontà politica di mantenere l’occupazione - ha proseguito la deputata - Invece qui sta avvenendo l’opposto: i dati dello stabilimento mostrano che non c’è alcuna motivazione per chiudere, contraddicendo questa scelta e contraddicendo anche l’azione del Governo, che porta a Torino una fondazione sull’intelligenza artificiale e poi non preserva questi posti di lavoro”.
“Mentre il Consiglio comunale di Torino ha approvato una mozione per scongiurare i licenziamenti e promuovere tavoli istituzionali di confronto, la Regione Piemonte sceglie di incontrare le parti sociali solo tardivamente dopo settimane di silenzio. È molto grave ed è il motivo per cui portiamo il question time alla Camera, sperando che venga creato un tavolo nazionale sul tema” conclude Gribaudo.
"Conosco Marta Logli e so quanto impegno e passione mette ogni giorno nella sua battaglia politica. Per questo quello che le è successo stamattina mi colpisce ancora di più. Trovare davanti alla porta di casa un volantino con insulti sessisti è una violenza che nessuna donna dovrebbe subire. Marta non si fermerà. Lo so perché la conosco e so che ha la forza e il coraggio di chi crede davvero in quello che fa. Ma non deve essere lasciata sola. Dobbiamo essere tutti al suo fianco. Ogni attacco a una donna impegnata in politica è un attacco alla democrazia e alla convivenza civile. Chi usa la violenza verbale e l'intimidazione ha già perso. Noi continueremo a lottare insieme a Marta per una società libera dalla violenza di genere". Così in una nota Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale, sugli attacchi sessisti a Marta Logli, capolista del Pd a Prato alle elezioni regionali toscane.