Dichiarazione di Silvia Roggiani, deputata Pd
“Secondo la Corte dei Conti le città negli ultimi anni hanno realizzato quasi la metà degli investimenti pubblici italiani. I comuni dovrebbero progettare e realizzare interventi per 70 miliardi entro il 2026, con particolare focus sulle missioni mobilità sostenibile, rigenerazione urbana, qualità dell’abitare, cultura, trasporto pubblico di massa e tutela del territorio. Pochi giorni fa il presidente di ANCI ha scritto ai ministri Fitto e Giorgetti. Il governo ascolti gli Enti Locali. Ascolti i sindaci, ascolti i territori. La maggioranza non ha accolto i nostri emendamenti, ora ascoltino almeno le loro proposte. Mettano mano alla Piattaforma Regis, rispettino i tempi per i pagamenti ai soggetti attuatori, a partire dagli anticipi, e sostengano i comuni nell’aumento dei costi che devono affrontare”.
Così la deputata Pd Silvia Roggiani, intervenendo in Aula sul decreto per l’attuazione del Pnrr.
“Nonostante le rassicurazioni e le promesse avute dal Ministero dell’Ambiente in Parlamento nelle scorse settimane i 28 milioni di euro, già stanziati per la bonifica del Sin – Sito di interesse nazionale di Orbetello - e bloccati per problemi burocratici, rischiano di non essere più disponibili. L’apposito emendamento del Partito Democratico al decreto Pnrr, presentato prima al Senato e poi alla Camera, per recuperare tali finanziamenti è stato però respinto e l’apposizione della fiducia al Provvedimento impedirà ogni discussione sul merito in Aula. Siamo sconcertati dall’atteggiamento di governo e maggioranza e dall’assoluta mancanza di attenzione alla vicenda da parte dei parlamentari territoriali della destra. La laguna di Orbetello è infatti una zona di rilevante valore ambientale oltre a rappresentare un volano irrinunciabile per l’economia e l’occupazione locale: per questo motivo continueremo ad impegnarci, con ogni iniziativa utile, per recuperare le risorse”. Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera.
Il deputato del Partito Democratico: “Sbagliata l’idea di smontare il decreto Dignità. Con il lavoro precario non si costruiscono progetti di vita”
“Il decreto Dignità cercava di mettere alcuni limiti alla precarizzazione del lavoro, ma il Governo Meloni lo sta smontando agevolando i contratti a termine”.
A dirlo è Emiliano Fossi, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Lavoro della Camera.
“Il Governo di centrodestra ha previsto criteri sempre meno rigidi per i contratti a termine, precarizzando sempre di più il lavoro: per i contratti a tempo determinato si potrà arrivare fino a 2 anni e non servirà la causale sotto i dodici mesi - sottolinea Fossi -. Il decreto Dignità del 2019 aveva previsto, per i contratti di durata superiore ai 12 mesi, nonché per le proroghe e i rinnovi, causali stringenti, come la sussistenza di condizioni straordinarie, imprevedibili o comunque eccezionali rispetto all’organizzazione produttiva. Adesso il Governo ribalta la situazione e spinge sulla precarizzazione”.
“La premier Meloni – sottolinea Fossi - si riempie la bocca con la parola natalità, chiedendo agli italiani di fare figli, ma poi agevola il precariato. Non si può essere precari a vita, non si può fare un progetto di vita a colpi di contratti a tempo determinato. Una famiglia ha bisogno di stabilità: serve un lavoro di qualità e con le giuste tutele”.
“Torna un impressionante aumento per le bollette di luce e gas per gli italiani e il governo dimostra la fragilità delle sue promesse e la debolezza delle misure prese. Nel cosiddetto decreto bollette vediamo solo scelte inefficaci che metteranno in difficoltà famiglie e imprese. Ancora una volta quando si tratta di sostenere i più deboli difronte alle crisi, il governo si gira dall’altra parte”.
Lo dichiara Marco Furfaro della segreteria nazionale del Pd e capogruppo in commissione Affari sociali alla Camera
“È allarme caro bollette, dopo i cali dei prezzi degli ultimi mesi che facevano sperare in un’inversione di tendenza. Ieri, la memoria depositata dal Presidente di Arera, Stefano Besseghini, in audizione davanti alle commissioni Finanze e Affari Sociali della Camera sul decreto Bollette, non lascia dubbi ad interpretazioni: le quotazioni dei mercati all'ingrosso dell'energia elettrica per i prossimi mesi sono tutte in rialzo. Per il consumo di energia elettrica, famiglie e piccole imprese spenderanno il 10 per cento in più nel terzo trimestre dell'anno, rispetto alla tariffe del trimestre in corso, mentre i rincari saliranno del 25 per cento nel periodo che va da ottobre a dicembre. Il costo del gas, sebbene subirà rincari inferiori, aumenterà, per il terzo e quarto trimestre, rispettivamente del 5 per cento e del 15 per cento rispetto alle quotazioni per il secondo trimestre”. Lo afferma in una nota il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze della Camera.
“In questa fase - prosegue l’esponente Pd - il decreto bollette varato dal governo è del tutto insufficiente. Le criticità evidenziate nella memoria dai vertici di Arera, se non prese in considerazione dal governo, rischiano di far arrivare, nei prossimi mesi, una vera e propria stangata ai consumatori. Per tutelare famiglie e imprese, occorre anche reintrodurre, come aveva fatto il governo Draghi, la sterilizzazione degli oneri di sistema sulle bollette dell'energia elettrica e pensare a specifici provvedimenti per sostenere le spese energetiche per le famiglie e le piccole imprese più in difficoltà”.
“Le promesse fatte in campagna elettorale da Giorgia Meloni - conclude Merola - si stanno rivelando per quello che sono, ovvero, solo promesse. Con un’inflazione che erode il potere d’acquisto delle fasce più deboli ed esposte della popolazione, le misure messe in campo dal governo per fronteggiare una nuova ondata di rincari dei costi energetici sono del tutto insufficienti. La coperta sarà anche corta, ma di fronte alla bufera che arriva, occorre proteggere i più esposti e non chi è già al riparo dalle intemperie”.
“La bonifica del Sin – Sito di interesse nazionale di Orbetello sta subendo forti ritardi a causa di cavilli burocratici. E’ necessario che le risorse già stanziate, pari a 28 milioni di euro, vengano reinserite nel Fondo di sviluppo e coesione per il ciclo 2021-2027 e per sbloccare la situazione abbiamo presentato un emendamento al decreto Pnrr, prima al Senato ed adesso alla Camera. A Palazzo Madama la nostra proposta è stata respinta dalla maggioranza nonostante le rassicurazioni avute nelle scorse settimane dal Ministero dell’Ambiente che si era impegnato a risolvere la situazione. Facciamo un appello al governo Meloni affinchè l’emendamento venga approvato a Montecitorio: bocciarlo una seconda volta sarebbe imperdonabile”: è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera.
“Arriva il decreto ‘Pappalardo’. Ricominciamo. Stesso progetto, stesso promotore. Come se nulla fosse accaduto”. Lo scrive su Twitter il vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera e deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
L’art. 23 di questo decreto del governo Meloni crea uno scudo fiscale per gli inadempienti che non hanno versato le ritenute o l’IVA dovuta. Sarà possibile decidere di pagare anche durante i processi in corso fino a prima della sentenza d’appello. Così un condannato in primo grado potrà rinviare i pagamenti dovuti senza pena e verificare quando pagare durante il processo d’appello. In media decorrono così cinque anni senza adempiere agli omessi versamenti. Già oggi per problemi di liquidità di cassa molte imprese, visti i tempi, valutano conveniente non pagare in attesa delle sentenze. Si crea così un deciso incentivo a non adempiere agli obblighi fiscali, garantendo una sostanziale impunità penale. Questo governo non combatte l’evasione, ma anzi la favorisce. Infatti abbiamo proposto una pregiudiziale di incostituzionalità per l’evidente disparità di trattamento rispetto a chi paga le tasse. E la maggioranza ha votato contro la nostra proposta.
Così il capogruppo Pd in commissione Finanze Virginio Merola.
L’allarme sul Pnrr non rientra, in Senato si discute il decreto sulla governance e ogni giorno sorgono nuovi interrogativi su come viene gestito il più grande piano di crescita e di sviluppo del paese degli ultimi decenni. Per questo il Ministro Fitto faccia sapere quando intende venire in Parlamento per una relazione dettagliata sullo stato dei progetti, su come il Governo vuole superare ritardi e quali progetti potrebbero essere ridimensionati, visto che nel dibattito in corso al Senato l’esecutivo si sta dimostrando incapace di darci risposte nel merito. Così come è arrivato il momento che Fitto faccia chiarezza sullo stato di attuazione RepowerUe, il piano della Commissione europea per rendere l'Europa indipendente dai combustibili fossili. Non è più possibile rinviare: i cittadini devono sapere come vengono utilizzate le risorse europee e il governo Meloni deve rinunciare a scaricare su altri le responsabilità di ritardi, confusione e scarsa trasparenza.
Lo scrivono in una nota Francesco Boccia e Chiara Braga, capigruppo Pd Senato e Camera.
“A proposito dell’anacronistico progetto del Ponte sullo Stretto abbiamo, tra le altre, una preoccupazione che non possiamo tenere celata, quella relativa alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Il nuovo codice degli appalti infatti espone il sistema a nuove permeabilità attraverso l’introduzione degli affidamenti diretti con on soglie elevatissime e subappalti senza alcun limite. Lo abbiamo detto e continuiamo a sostenere, c’è il rischio che l'opera più attesa e sognata diventi lo scandalo più imbarazzante del Paese. Per queste ragioni il Partito democratico vota a favore della pregiudiziale.
Il PD ha convintamente stimolato il dibattito sull'attraversamento stabile dello stretto di Messina. Lo abbiamo fatto convinti che la necessità di un attraversamento stabile sia ormai indifferibile per colmare il gap infrastrutturale tra Nord e Sud, per connettere il Mezzogiorno alla rete Ten-T e per garantire la connessione della rete ferroviaria siciliana con I’alta velocità del continente. Ma nel caso di un intervento così rilevante le perplessità non sono solo nel metodo - nella mancanza di confronto e di partecipazione delle scelte - ma vi sono anche evidenti violazioni di legge: urge secondo noi anche un dibattito con il coinvolgimento popolare così come da un decreto legislativo (50/2016) e da un DPCM 76/2018”.
Così il capogruppo PD in commissione Trasporti della Camera e segretario regionale del PD Sicilia, Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula sulle questioni pregiudiziali al decreto legge Ponte Stretto.
“Nell'assegnazione dei flussi migratori stagionali dei lavoratori stranieri sono state sottostimate dal governo le reali necessità di tutte le regioni e dell'Emilia Romagna in particolare, come ha già avuto modo di sottolineare l’assessore, Vincenzo Colla. La ripartizione delle quote, peraltro avvenuta con criteri discutibili anche rispetto a regioni dove è più alto il ricorso al reddito di cittadinanza, non consentirà di soddisfare, in particolare, le esigenze dei settori turistico/alberghiero ed agricolo. Molte imprese non saranno in grado di svolgere pienamente le loro attività con gravi ripercussioni economiche e sui servizi. Il governo non solo deve modificare l'attuale orientamento e ascoltare le richieste provenienti dalle Regioni e dai territori ma deve approvare un nuovo decreto flussi che consenta di coprire totalmente le necessità. La ministra del Lavoro, Marina Calderone, non si giri dall'altra parte e non neghi il lavoro alle aziende che chiedono di poterlo attivare per il bene del Paese”.
Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in commissione Agricoltura alla Camera, Stefano Vaccari.
"Grazie all'approvazione dell'emendamento Pd a prima firma Beatrice Lorenzin, al Decreto Pnrr in discussione al Senato, sono stati stanziati 41 milioni di euro per il triennio 2025-2027 finalizzati alla riconversione e alla riqualificazione del polo industriale di Piombino". Così in una nota dei deputati dem toscani Simona Bonafè, Marco Simiani ed Emiliano Fossi.
"Si tratta - conclude la nota - di una prima tranche di finanziamenti, che verranno gestiti dalla Regione Toscana. È ora fondamentale che vengano stanziate ulteriori risorse necessarie per il rilancio sociale, economico ed occupazionale e per il risanamento ambientale di un territorio in grave crisi. Ringraziamo i colleghi del Gruppo del Partito Democratico al Senato per il lavoro svolto".
“Invece di apportare i correttivi necessari a una misura utile e anziché confrontarsi con le parti sociali, il Governo ha scelto di non risolvere il problema. Sul superbonus il governo ha evitato di trovare una soluzione equilibrata, preferendo cancellare bruscamente sconto in fattura e cessione del credito d’imposta. Ha lasciato, così, senza soluzione il problema dei crediti incagliati e provocato un danno grave a molte imprese e famiglie che contavano su queste misure”. Lo ha dichiarato la deputata Pd Antonella Forattini.
“Il decreto lascia intatto il nodo dei 19 miliardi di crediti incagliati. Inascoltato, quindi, l’allarme lanciato dagli imprenditori, dalle famiglie che si vedranno saltare i conti per aria, dai sindacati e dagli industriali. A rischio ci sono centomila cantieri e migliaia di posti di lavoro nel settore edile”. Per l’esponente del Pd , “cancellare una misura che era servita, nel periodo più difficile, a recuperare punti del Pil e far ripartire l’economia non è la soluzione. Bisognava applicare i correttivi necessari, fare controlli per evitare abusi e programmare un rientro graduale alla normalità, senza simili scossoni. Con i nostri emendamenti- ha concluso Forattini- siamo riusciti almeno a far passare aggiustamenti fondamentali sulla reintroduzione della cessione del credito per le case popolari, il terzo settore, abbattimento delle barriere architettoniche, territori terremotati e alluvionati. Senza questi correttivi il decreto sarebbe stato ancora più ingiusto. Bocciate, invece, le nostre proposte di mantenere la cessione e lo sconto in fattura per redditi fino a 40.000 euro e di cancellare il vincolo entro giugno per le case popolari”.
Dichiarazione on. Antonella Forattini, deputata Pd
“Invece di apportare i correttivi necessari a una misura utile e anziché confrontarsi con le parti sociali, il Governo ha scelto di non risolvere il problema. Sul superbonus il governo ha evitato di trovare una soluzione equilibrata, preferendo cancellare bruscamente sconto in fattura e cessione del credito d’imposta. Ha lasciato, così, senza soluzione il problema dei crediti incagliati e provocato un danno grave a molte imprese e famiglie che contavano su queste misure”. Lo ha dichiarato la deputata Pd Antonella Forattini, secondo la quale
“Il decreto lascia intatto il nodo dei 19 miliardi di crediti incagliati. Inascoltato, quindi, l’allarme lanciato dagli imprenditori, dalle famiglie che si vedranno saltare i conti per aria, dai sindacati e dagli industriali. A rischio ci sono centomila cantieri e migliaia di posti di lavoro nel settore edile”. Per l’esponente del Pd , “cancellare una misura che era servita, nel periodo più difficile, a recuperare punti del Pil e far ripartire l’economia non è la soluzione. Bisognava applicare i correttivi necessari, fare controlli per evitare abusi e programmare un rientro graduale alla normalità, senza simili scossoni. Con i nostri emendamenti- ha concluso Forattini- siamo riusciti almeno a far passare aggiustamenti fondamentali sulla reintroduzione della cessione del credito per le case popolari, il terzo settore, abbattimento delle barriere architettoniche, territori terremotati e alluvionati. Senza questi correttivi il decreto sarebbe stato ancora più ingiusto. Bocciate, invece, le nostre proposte di mantenere la cessione e lo sconto in fattura per redditi fino a 40.000 euro e di cancellare il vincolo entro giugno per le case popolari”.