"Presenterò un’interrogazione parlamentare urgente al ministro degli Interni sui video gravissimi pubblicati dal segretario dei giovani della Lega di Roma. I cittadini vengono invitati a stracciare le schede elettorali del referendum in segno di disprezzo verso la democrazia. I leghisti non solo danno spazio nei video a queste azioni deplorevoli ma invitano anche la cittadinanza a replicarle in vista del voto dell’8 e 9 giugno. Salvini dica una parola su questa schifezza indescrivibile. E’ un ministro della Repubblica, ha giurato sulla Costituzione, non può giocare così con il voto dei cittadini". Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"La ministra Calderone, ‘laureata' in precarizzazione del mondo del lavoro, oggi da Genova spiega che il giorno dopo il referendum continuerà a lavorare sulla sicurezza del lavoro. La domanda è: perché non lo ha fatto prima? Visto che la sua patente a crediti si è rivelata nient’altro che una gigantesca autcertificazione che ha riguardato solo la metà delle imprese edili a cui sono stati fatti meno del 2 per cento dei controlli e appena 20 sospensioni di patente. Sono dati dell’Inail rispondendo a una interrogazione del Pd, non della Cgil. Fanno solo chiacchiere”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"Dopo tanti decreti inutili - conclude Scotto - dove la parola sicurezza è stata usata e abusata solo per reprimere chi dissente e chi protesta, una sola misura doveva fare il governo per decreto: introdurre il principio della responsabilità delle imprese committenti lungo la catena degli appalti. Per la destra però il dramma di 3 morti sul lavoro al giorno non è un urgenza. Perché non vogliono toccare interessi consolidati e continuare a garantire l’impunità dei colletti bianchi. Il referendum dell’8 e 9 giugno è una risposta all’azione dannosa e inefficace del governo e della ministra Calderone. Bisogna andare a votare".
"C’è una generazione di donne e uomini che hanno conosciuto solo la precarietà e il part-time involontario. Sono milioni in questo Paese. Il governo Meloni ha aggravato questa situazione allargando a dismisura i voucher, il lavoro interinale ed eliminando le causali sui contratti a termine. Il referendum dell’8 e 9 giugno significa invertire una tendenza, dare più potere a un pezzo di società condannata a bassi salari e tutele inesistenti. La destra ha paura della loro voce e invita al l’astensionismo. Ci sarà una sorpresa perché l’Italia vuole cambiare”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, durante un’iniziativa a Benevento.
"La ministra Calderone, ‘laureata' in precarizzazione del mondo del lavoro, oggi da Genova spiega che il giorno dopo il referendum continuerà a lavorare sulla sicurezza del lavoro. La domanda è: perché non lo ha fatto prima? Visto che la sua patente a crediti si è rivelata nient’altro che una gigantesca autcertificazione che ha riguardato solo la metà delle imprese edili a cui sono stati fatti meno del 2 per cento dei controlli e appena 20 sospensioni di patente. Sono dati dell’Inail rispondendo a una interrogazione del Pd, non della Cgil. Fanno solo chiacchiere”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"Dopo tanti decreti inutili - conclude Scotto - dove la parola sicurezza è stata usata e abusata solo per reprimere chi dissente e chi protesta, una sola misura doveva fare il governo per decreto: introdurre il principio della responsabilità delle imprese committenti lungo la catena degli appalti. Per la destra però il dramma di 3 morti sul lavoro al giorno non è un urgenza. Perché non vogliono toccare interessi consolidati e continuare a garantire l’impunità dei colletti bianchi. Il referendum dell’8 e 9 giugno è una risposta all’azione dannosa e inefficace del governo e della ministra Calderone. Bisogna andare a votare".
“Mancano pochi giorni al voto e dal governo continua a regnare il silenzio. Meloni, Tajani e Salvini non hanno ancora speso una parola sul referendum. Vogliono davvero tenere i cittadini lontani dalla partecipazione? Vogliono rimanere chiusi nel palazzo mentre si decide su diritti fondamentali? Chi governa non può scappare, non può ignorare un appuntamento che riguarda la vita e la libertà delle persone”. Così il capogruppo democratico in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto che, nel merito, esorta a “votare ‘5 si’ per le nuove generazioni intrappolate nella precarietà e nei salti bassi”.
“Per Tajani il salario minimo non è la soluzione dell’emergenza del potere d’acquisto di questo paese. Emergenza che Giorgia Meloni nega. Non è chiaro però come voglia risolverlo se non con le solite politiche fiscali che finora si sono rivelate inefficaci. La verità è che dopo un anno e mezzo dalla bocciatura del salario minimo il governo non ha fatto nulla per aumentare le retribuzioni né di chi è sotto il 9 euro e nè di chi è sopra. Lo dimostrano i cinque milioni di lavoratori ancora in attesa di contratto: a loro interessa solo far propaganda”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“La sicurezza sul lavoro continua ad essere un tema sistematicamente enunciato, ma dimenticato dal governo Meloni quando si tratta di soluzioni concrete ed efficaci. Così la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico, interviene sul drammatico tema degli incidenti sul lavoro e ne collega l’urgenza al referendum abrogativo previsto per l’8 e 9 giugno.
«La cosiddetta patente a crediti – prosegue l’esponente dem - è stata costruita male: inefficace, senza reali controlli e priva di sanzioni. Un meccanismo che, così com'è, non tutela i lavoratori e non garantisce la sicurezza nei luoghi di lavoro. È proprio nella catena degli appalti che si verificano i più gravi infortuni: si cercano contratti al ribasso, dove al contenimento dei costi corrisponde una compressione delle tutele, dei salari e delle condizioni di sicurezza.
“Il referendum – conclude Guerra - rappresenta un’occasione per rimettere al centro la responsabilità delle imprese committenti. Chiediamo che chi appalta un lavoro sia obbligato a valutare attentamente l’affidabilità e la qualità dell’impresa a cui affida l’opera. In caso di incidente, se l’impresa appaltatrice non è in grado di garantire il risarcimento dovuto al lavoratore infortunato, deve risponderne il committente. Questa non è solo una mancanza d’interesse del governo Meloni per la sicurezza, ma è un rifiuto radicato in una precisa visione politica”.
A rischio migliaia di posti di lavoro.
“L’articolo 18 del decreto Sicurezza varato dal governo Meloni rischia di infliggere un colpo mortale all’intera filiera della canapa industriale, vietando importazione, lavorazione e vendita delle infiorescenze. Una norma ideologica, priva di fondamento scientifico, che mette a rischio un settore in crescita e con un forte potenziale occupazionale, in particolare tra i giovani.” Lo dichiara la deputata Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura.
“Si parla di circa 23.000 lavoratori coinvolti e di un fatturato – prosegue l’esponente dem - che si aggira intorno al miliardo di euro. Si tratta di giovani imprenditori che hanno creduto in questo settore, investendo risorse e sviluppando un’industria in grado di produrre ed esportare non solo infiorescenze, ma una vasta gamma di prodotti derivati. Ora, dall’oggi al domani, questa categoria rischia di essere criminalizzata, senza alcun ammortizzatore sociale o forma di compensazione”.
“Nonostante gli appelli del settore e delle associazioni di categoria – conclude Forattini - l’esecutivo ha tirato dritto per pura ideologia, ignorando le evidenze economiche, occupazionali e scientifiche. Ma il Partito Democratico non resterà a guardare. Continueremo questa battaglia in Parlamento e fuori, a fianco delle imprese e dei lavoratori. Inoltre, rilanciamo la nostra proposta di legge sulla cannabis terapeutica, su cui il governo continua a non dare risposte, ma il tempo del silenzio è scaduto”.
“Questo provvedimento è privo di risorse aggiuntive e molto pericoloso per i territori. Impedisce agli istituti tecnici di aprire nuove sezioni con il rischio di tagliare materie importanti come matematica, italiano e storia e di produrre diplomati meno preparati.
Sulle università, chi oggi è precario, non avrà alcuna certezza per il futuro.
Lo scorso 12 maggio migliaia di ricercatori hanno scioperato con lo slogan «La ricerca è un lavoro», denunciando che il 42% del personale accademico è già precario. Eppure, di fronte a questa mobilitazione, il Governo risponde con un meccanismo che proroga l’incertezza fino al 2026, senza un piano di reclutamento stabile e senza investimenti strutturali.
Ogni giovane scienziato che va via dall’Italia all’estero l’Istat lo quantifica come una perdita di capitale umano che ci costa circa 14 miliardi di euro l’anno, una perdita enorme.
Ma veniamo ai docenti. 230 mila insegnanti lavorano già con contratti a termine e il Nord Italia fatica ancora a coprire le cattedre STEM.
Nulla si dice con riguardo a percorsi di formazione, retribuzioni e tutela delle supplenze brevi. Il governo promette assunzioni che non riuscirà a mantenere.
La scuola e la ricerca non sono capitoli di spesa da comprimere. Una riforma che non mette risorse è destinata a restare lettera morta; e una riforma che blocca le classi, precarizza i cervelli e costringe i docenti alla corsa a ostacoli non rende l’Italia più moderna, la rende soltanto più ingiusta”. Lo ha detto in Aula Patrizia Prestipino deputata Pd, usando toni fortemente critici nei confronti della maggioranza.
“La legge di delegazione europea è un provvedimento molto complesso che riguarda parecchi temi dalla giustizia all’ambiente, al lavoro e i diritti sociali alla salute, alla tutela del consumatore, al mercato interno e alla finanza.
Durante l’esame del provvedimento in sede referente nella 14ª commissione sono stati bocciati tutti gli emendamenti del partito democratico, che avevano come unico intento quello di migliorare un provvedimento che dovrebbe appartenere a tutti e non solo alla maggioranza o al governo.
È stato bocciato un emendamento PD che chiedeva l’inserimento di una direttiva contro le cosiddette querele temerarie; sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti volti ad assicurare il corretto recepimento della direttiva sul miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme digitali. Sorte analoga hanno trovato altri nostri emendamenti in favore delle PMI. Tutte tematiche estremamente importanti. Il Ministro Foti ha detto in Aula che sarà pronto a ridiscutere di tutti gli emendamenti bocciati in occasione della legge europea del 2025. Ma perché aspettare? Perché non danno un segnale di apertura accettando anche solo un emendamento del Pd ora? Ci auguriamo che, a differenza del suo governo, il ministro Foti mantenga almeno la parola data alle opposizioni e aspettiamo che avvenga subito il miracolo”. Lo ha detto intervenendo in aula Patrizia Prestipino, deputata Pd componente della commissione politiche UE di Montecitorio.
“Oggi è la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, una malattia che colpisce circa 140.000 persone in Italia. Ma il problema non è solo medico. È politico.
Perché vivere con la sclerosi multipla, oggi, significa ancora scontrarsi con burocrazia, diritti negati, ritardi nella diagnosi, ostacoli nel lavoro. È inaccettabile.
Lo dico con chiarezza: la politica ha il dovere di cambiare le cose. Perché chi vive con la sclerosi multipla ha diritto a una vita piena, autonoma, libera. Il diritto alla cura, al lavoro, al tempo, alla dignità non sono privilegi. Sono fondamenta di una società giusta. Per questo oggi non basta la solidarietà: serve una responsabilità collettiva. Della politica, delle istituzioni, di tutti noi. Perché una società che si prende davvero cura è una società che non lascia mai indietro nessuno.”
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari sociali della Camera sui propri social.
“Con Mario Primicerio scompare una delle personalità più acute, coraggiose e gentili di una generazione impegnata per il disarmo e per la coesistenza pacifica tra i popoli. Indimenticabile sindaco della città di Firenze negli anni Novanta, grande intellettuale e scienziato, allievo di Giorgio La Pira. E’ stato tra i protagonisti di tantissime iniziative diplomatiche dal basso e fino all’ultimo respiro non si è risparmiato nella costruzione di ponti di dialogo tra i paesi in conflitto. Piango la perdita di una voce insostituibile, troppo spesso poco ascoltata, portatrice di una visione concreta del pacifismo politico”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Confindustria ha certificato ciò che denunciamo da mesi: questo governo è laureato in immobilismo. Nessuna strategia industriale, nessuna risposta alle emergenze delle imprese e delle famiglie, a partire dai costi energetici, e nessuna misura per contrastare il crollo della produzione industriale che dura da 26 mesi consecutivi. Così si mette a rischio il futuro della manifattura italiana e il ruolo del nostro Paese come seconda potenza industriale dell’UE”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, intervistato sui canali social dei deputati dem.
“Nel frattempo – ha aggiunto l’esponente Pd - i lavoratori non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto perduto prima e dopo il Covid. Nei mercati, nelle fabbriche, negli ospedali, si parla solo di una cosa: della difficoltà di arrivare alla fine del mese. Ma per la presidente Meloni, tutto va bene. Madama la Marchesa. Il Partito Democratico ha presentato una mozione unitaria sul lavoro povero per rilanciare la necessità di una terapia d’urto: bisogna intervenire con forza, a partire dal salario minimo legale. Ma è altrettanto fondamentale sostenere il referendum dell’8 e 9 giugno. Chi viene licenziato ingiustamente deve essere reintegrato. I diritti non sono monetizzabili”.
“Non esiste un Paese democratico – ha concluso Scotto - in cui la libertà di licenziare è assoluta. Un lavoro precario o ricattabile significa meno salario, meno sicurezza, meno tutele. Per questo invitiamo tutte e tutti a votare, per cambiare le cose davvero. I diritti non ci sono stati regalati, li abbiamo conquistati. Ora è il momento di difenderli e rilanciarli”.
“Serve un intervento immediato e strutturale per superare la diseguale divisione del lavoro di cura che continua a penalizzare le donne nel nostro Paese” – dichiara Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, commentando i dati contenuti nella Relazione annuale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle dimissioni convalidate.
“I numeri parlano chiaro: quando insorgono difficoltà di conciliazione dopo la nascita di un figlio, a lasciare il lavoro sono quasi sempre le madri. Il 77% delle donne che richiedono la convalida delle dimissioni lo fa per questo motivo, contro appena il 21,1% degli uomini. È un quadro allarmante, ma purtroppo non nuovo.”
“La stessa Relazione sottolinea come ci troviamo di fronte a uno scenario complesso, che riflette non solo la prevalenza delle dimissioni femminili, ma anche il radicamento culturale e sociale dello stereotipo che attribuisce alle donne il compito esclusivo della cura.”
“Non si tratta di scelte individuali, ma di un assetto strutturale che continua a far ricadere in modo sproporzionato il carico familiare sulle donne. Fino a quando la cura resterà implicitamente associata al genere femminile, sarà impossibile raggiungere una vera parità: nei salari, nelle possibilità di carriera, nel tasso di occupazione.”
“Per questo – conclude Gribaudo – auspico che il Governo e la maggioranza vogliano sostenere la proposta del Partito Democratico sull’introduzione di un congedo parentale obbligatorio e paritario per entrambi i genitori. Un passo fondamentale non solo per riconoscere anche ai padri il diritto di prendersi cura dei propri figli, ma per scardinare alla radice quei pregiudizi che ancora oggi portano a chiedere solo alle donne, durante i colloqui di lavoro: “Ha intenzione di avere figli?”
“Con questo provvedimento oggi si consolida una prassi di svilimento e umiliazione del Parlamento, con la maggioranza assente e silente che evidenzia ancora di piu' l’impostazione autoritaria e antidemocratica di questa norma.
La destra sta facendo un’operazione di pura propaganda, che pero’ manda i bambini in carcere, vieta ai lavoratori di manifestare per salvare il proprio posto di lavoro, punisce duramente chi legittimamente protesta con la resistenza passiva.
Una propaganda costruita per coprire l’incapacità strutturale del Governo di affrontare i veri problemi del Paese: i salari, i giovani costretti a scappare, il costo della vita sempre più inconciliabile con i redditi delle famiglie.
Anziché governare questa maggioranza insegue i fantasmi dell’insicurezza parlando alla pancia del Paese, senza mai offrigli soluzioni reali.
Questo decreto non offre un euro in più alle forze dell’ordine, non prevede alcun piano strutturale per rafforzare l’organico, non investe nella formazione, non innova i sistemi di prevenzione. Nulla. Solo nuovi reati bandiera, meno garanzie, meno diritti, certamente non sicurezza.
La sicurezza vera si costruisce con più giustizia sociale, più istruzione, più lavoro stabile, piu’ partecipazione democratica. Temi sui quali il Governo continua a non dare risposte ”. Lo ha detto in Aula Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera dichiarando parere contrario al dl sicurezza.