Da TeleMeloni continue interferenze che affossano servizio pubblico
“Gasparri che fa il controcanto al Presidente della Repubblica supera davvero il limite. Ma del resto non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire: le interferenze del governo Meloni sulla Rai sono sotto gli occhi di tutti. Scalette stravolte, servizi televisivi cancellati, voci libere imbavagliate, conduttori allontanati, spoils system, tg censurati e usati per scopi personali, programmi cuciti su misura. L’elenco di interferenze di TeleMeloni è lungo e Gasparri fa finta di non vedere solo per vergogna visto che questa modalità sta affossando la Rai di cui ormai si parla solo per il calo degli ascolti” così i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai che ringraziano il Presidente della Repubblica “per l’alto contenuto del messaggio inviato sui temi del servizio pubblico”.
“È allucinante che la nave Libra sia al largo, in acque internazionali ma a due passi dall’Italia, aspettando che venga riempita di migranti in attesa di essere portati in Albania o riportati in Italia. Questa divisione fatta in mezzo al mare per portare delle persone in un carcere fuori dall’Italia non è degna di uno Stato che si dica civile”. Lo ha detto Matteo Mauri deputato e responsabile sicurezza del PD.
"Il Governo ha mandato la nave militare italiana in mezzo al Mediterraneo a fare esattamente quello che prova a impedire in tutti i modi alle navi delle OnG. E cioè a fare recuperi in mare e in modalità multipla. Se non fosse drammatico sarebbe comico. In ogni caso questo mette ancora più in evidenza la natura propagandistica di tutta l'operazione", ha concluso Mauri.
Il gruppo del Partito Democratico chiederà oggi in Aula alla Camera che la ministra Roccella chiarisca le modalità con cui il governo ha assegnato i fondi destinati, nella scorsa legge di bilancio su iniziativa delle opposizioni, al contrasto della violenza contro le donne. “Cinque femminicidi nell’ultima settimana, oltre 90 nel 2024 – sottolineano le deputate dem Sara Ferrari e Antonella Forattini, che oggi interloquiranno con la ministra delle Pari Opportunità – dovrebbero spingere tutte le forze politiche ad agire rapidamente. Per questo abbiamo richiesto di conoscere l’esatto riparto e assegnazione dei 40 milioni di euro che il Parlamento ha destinato lo scorso anno al reddito di libertà, alla formazione, alle forze dell’ordine, alla rete dei centri antiviolenza e alla creazione di nuove case rifugio.” L’interrogazione è firmata dalle deputate e dai deputati dem Ferrari, Forattini, Ghio, Braga, Schlein, Bonafé, Boldirini, Di Biase, Quartapelle, Marino, Malavasi, Iacono, Gribaudo, Manzi, Serracchiani, Prestipino, Roggiani, Evi, Guerra, Bakkali, Scarpa, Madia, Romeo, Ciani, Ricciardi, Casu, Fornaro, De Luca, Morassut, De Maria, Furfaro, Gianassi, Girelli, Stumpo e Lacarra.
Lollobrigida e Giorgetti sblocchino irresponsabile stallo
“Passata la festa, gabbato lo Santo. È ormai una prerogativa di questo governo. Ne è purtroppo palese testimonianza quanto avvenuto anche con il decreto Sud approvato nel 2023 che prevedeva, per l'anno 2024, contributi sotto forma di credito d’imposta, per 40 milioni, alle imprese attive nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore della pesca e dell'acquacoltura, per l'acquisizione, entro il 15 novembre di quest’anno, di beni strumentali, da macchinari ed impianti fino all’acquisto di immobili e terreni, destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Molise. Le modalità di accesso al beneficio, così come i criteri e le modalità di applicazione e fruizione del credito e i relativi controlli, avrebbero dovuto essere definiti con decreto del ministro dell’Agricoltura, di concerto con il ministro dell’Economia. A distanza di oltre un anno dall’approvazione della norma primaria del successivo decreto non si conosce traccia ed è ormai prossima la scadenza del 15 novembre. Per questo motivo le imprese non hanno potuto procedere all’acquisizione dei beni strumentali per poter avanzare la richiesta di rimborso. Peraltro chi l’ha fatto con la speranza di poter contare sul credito d’imposta dovrà prendere atto che non sarà possibile. Cosa ha impedito al Masaf e al Mef di pubblicare il decreto attuativo e come pensano i ministri Lollobrigida e Giorgetti di sbloccare lo stallo che irresponsabilmente hanno determinato?”.
Lo chiede il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari, che ha presentato un’interrogazione parlamentare sottoscritta anche dai deputati dem, Graziano, Ricciardi, Ferrari, Manzi, Fornaro, Scotto, Amendola, De Luca, De Maria, Simiani, Gianassi, Pagano, Peluffo, Roggiani e dai componenti della commissione Agricoltura, Forattini, Marino, Romeo e Rossi.
“In ogni caso - aggiunge - come gruppo Pd presenteremo alla manovra di bilancio uno specifico emendamento per chiedere la proroga della misura anche per il 2025 e la conseguente attuazione ora dimenticata nei cassetti governativi”.
"Trovo davvero vergognoso come la destra stia speculando su questa vicenda. È evidente che tutti dobbiamo collaborare, poiché il coordinamento è indispensabile. Molti enti sono coinvolti nella gestione di questo problema, quindi è fondamentale semplificare le procedure e accelerare i tempi. Per migliorare la collaborazione, è necessario che tutti, a partire dal governo, comprendano l'importanza di un piano strutturale di medio-lungo periodo, con investimenti di miliardi di euro. Il dissesto idrogeologico che dobbiamo affrontare oggi è molto più grave rispetto a quello che abbiamo conosciuto in passato”. Così il deputato del Partito Democratico Virginio Merola, ex sindaco di Bologna, in merito alle polemiche seguite all'alluvione che ha colpito il capoluogo dell'Emilia-Romagna. 'Spero che questa collaborazione si realizzi – ha concluso Merola – ma è importante ricordare che, dopo cinque mesi, siamo ancora in attesa che il commissario Figliuolo, approvi i 4,5 miliardi di euro già destinati. Su tempi, modalità e ritardi, è essenziale che tutti smettano di fare polemiche inutili e agiscano in maniera coordinata'."
“Al governo chiediamo di essere all'altezza della sfida e che cessi con la propaganda contro la Regione Emilia-Romagna e i suoi amministratori che sono in prima fila per affrontare una situazione difficilissima. Le Istituzioni devono lavorare insieme e sostenere l’impegno di chi, dalle forze dell’ordine ai volontari, sono impegnati sul campo”. Così il deputato bolognese Andrea De Maria in replica al ministro Ciriani nel question time sulle criticità delle alluvioni in Emilia-Romagna. “Siamo di fronte a eventi di portata straordinaria – continua il parlamentare - e serve un intervento straordinario di manutenzione del territorio, come dice la presidente Priolo, un Piano Marshall di difesa del suolo, di investimenti e di modalità normative ed operative adeguate alle criticità”. “Non serve certo una nuova inutile commissione parlamentare, ma serietà, concretezza e consapevolezza del cambiamento climatico che abbiamo di fronte e di una sfida che va affrontata con determinazione e senza ambiguità", conclude De Maria.
“Poche settimane fa Fedrigoni Group ha annunciato di voler chiudere, il 31 dicembre 2024 la società Giano 1264, operante a Fabriano e specializzata nella carta per ufficio, una decisione che comporterà l'esubero di 195 lavoratori attualmente impiegati negli stabilimenti di Fabriano e Rocchetta e che rischia di produrre effetti occupazionali ancora più pesanti in considerazione dell’ indotto coinvolto. Fabriano e’ la carta, e le conseguenze di quella crisi- in un distretto già pesantemente coinvolto da altre vicende occupazionali e dalle conseguenze del sisma del 206/2017- hanno un rilievo non solo locale ma nazionale”. Così i deputati del Pd Irene Manzi e Augusto Curti in un'interpellanza urgente a Montecitorio.
“Portiamo nell'aula di Montecitorio le sollecitazioni unanimi espresse sabato 12 ottobre da tutto il Consiglio comunale di Fabriano e chiediamo al governo di anticipare la convocazione del tavolo ministeriale previsto per il 4 novembre- in considerazione dell’incontro tra proprietà e sindacati fissato per il 24 ottobre- rinviare la scadenza del 31 dicembre 2024 almeno fino a quando non saranno chiare le “alternative industriali” a cui il management fa vago riferimento, di chiarire come si intenda salvaguardare l’occupazione in quel territorio. Ribadisco - continua Manzi - che la questione del distretto industriale fabrianese è una questione nazionale che esige una risposta nazionale. E così è per quelle zone interne del cratere sismico dell’Italia Centrale impoverite in seguito agli eventi sismici. Riteniamo la decisione del gruppo Fedrigoni irrituale nelle forme di un rapporto istituzionale, precipitosa nei tempi e nelle modalità previste per la dismissione, pesante per le conseguenze sociali prodotte e carente nel delineare implementazioni e prospettive alternative di sviluppo future. Al governo chiediamo il massimo impegno per tutelare un sistema produttivo e posti di lavoro in un territorio che faticosamente sta cercando di uscire da una lunga crisi ". Così concludono i dem.
“Il Partito Democratico compie 17 anni. Nacque da una grande intuizione di Walter Veltroni e sulla spinta di una società che stava cambiando. Di quei giorni ricordo tante discussioni, interventi, ma soprattutto il bozzetto del nuovo simbolo: era una bandiera appena mossa come quella del Pci, con un tricolore tra le lettere e lo sfondo e una piccola foglia d’ulivo nel basso. Il Partito Democratico nasceva con l’obbiettivo di cambiare la forma dello Stato, le forme della partecipazione popolare, la cultura politica della Sinistra”. Lo ricorda il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, in un post su Facebook.
“Dopo 17 anni - continua Morassut - questi obbiettivi non sono di stati raggiunti nella modalità e nella qualità sperata. Il mondo è andato da un’altra parte e anche la partecipazione e la politica sono state fortemente condizionate da processi sconvolgenti nel campo finanziario e dei social, per essere brevi. Penso da tempo che il grande progetto del Pd debba ripartire da queste grandiose trasformazioni e fare un punto e a capo, rilanciando i valori di quella scelta ma adeguando forme organizzative e proposte politiche. Questo vuol dire fare una Costituente democratica e non una rituale conferenza di organizzazione come facevano i partiti della Prima Repubblica per aggiustare qualcosa. Una costituente democratica che si rivolga all’enorme campo di energie democratiche che condividono i nostri valori ma non sono disposti ancora a essere parte organica della nostra comunità”.
Da Governo enormi sprechi e violazione dei diritti umani
“I centri per migranti in Albania rappresentano una pagina buia per il nostro Paese perché rappresentano una palese violazione dei diritti umani e determinano uno spreco enorme di risorse pubbliche. Come evidenziato nell’interrogazione parlamentare che abbiamo appena depositato alla Camera e al Senato, esprimiamo inoltre forte preoccupazione per le modalità con cui questa operazione è stata gestita. Tutti gli appalti relativi alla costruzione e gestione dei centri di Gjader e Shengijn in Albania sono stati infatti assegnati in deroga alle norme sugli appalti pubblici sollevando gravi dubbi sulla trasparenza e la legalità. Inoltre, siamo particolarmente allarmati per il rispetto dei diritti umani nei centri, anche alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia europea sulla gestione dei migranti nei cosiddetti "paesi sicuri". La politica del governo appare sempre più orientata a scaricare la gestione dei flussi migratori su altri Paesi, eludendo le responsabilità dirette e violando principi fondamentali del diritto internazionale. Chiediamo al Governo di fare piena chiarezza, rendendo pubbliche le informazioni sugli appalti e sulle ditte coinvolte, e garantendo trasparenza e rispetto delle norme”. Così in una nota il deputato democratico, Matteo Orfini.
“La situazione del comparto moda soprattutto in Toscana è drammatica e colpisce non solo le grandi griffe ma soprattutto le imprese artigianali e contoterziste. In questo quadro devastante, che coinvolge oltre 75mila lavoratori soltanto delle piccole e medie aziende toscane, l’unico a non aver capito la gravità della situazione è il Governo Meloni. La destra ha infatti ancora una volta negato l’immediata attivazione degli ammortizzatori sociali straordinari per il settore: una misura necessaria per evitare che la crisi diventi irreversibili e per salvare imprese e lavoratori”: è quanto dichiara la vicecapruppo dei deputati Pd Simona Bonafè sul suo ordine del giorno al Collegato Lavoro respinto oggi, martedì 8 ottobre, dall’Aula di Montecitorio
Le imprese della Costa Toscana non possono beneficiare degli incentivi previsti per le Zls dal Decreto Omnibus e per un semplice motivo: la Zona logistica semplificata della Regione Toscana ancora non esiste, e soltanto a causa dei colpevoli ritardi del Governo Meloni. Nonostante le dichiariazioni rassicuranti di numerosi parlamentari di destra del territorio (la lista è lunga), che hanno ripetuto per giorni il contrario, la mancata istituzione è stata certificata ieri dalla Camera di Deputati che ha approvato un ordine del giorno proprio per accelerarne l’iter”: è quanto dichiarano i deputati Dem Marco Simiani ed Emiliano Fossi.
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE
La Commissione VIII,
premesso che:
a distanza di poco più di un anno dall’acquisto di efficacia del nuovo Codice Appalti è possibile tracciare un primo bilancio relativo alle questioni critiche che permangono, o che sono emerse in fase di applicazione, e che impongono la necessità di una modifica;
l’articolo 1, comma 4, della legge 21 giugno 2022, n. 78 della legge “Delega al Governo in materia di contratti pubblici” fornisce lo strumento per intervenire, prevedendo che, entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi, il Governo può apportarvi le correzioni e integrazioni che l'applicazione pratica renda necessarie od opportune, con la stessa procedura e nel rispetto dei medesimi principi e criteri direttivi della delega;
si ricorda che l'approvazione del nuovo codice dei contratti pubblici costituisce uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che prevede, tra le riforme abilitanti – semplificazione e concorrenza – la semplificazione in materia di contratti pubblici;
il nuovo Codice dei contratti pubblici dovrebbe quindi essere uno strumento che, da un lato serve ad assicurare maggiore efficienza della spesa pubblica, dall’altro deve garantire un quadro regolatorio funzionale allo sviluppo e alla crescita del Paese;
per assicurare ciò occorre intervenire su più fronti per far sì che i principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi di semplificazione e di maggiore concorrenza, annoverati tra la scarsa partecipazione delle PMI alle gare, la complessità delle procedure di appalto e il predominio dell’offerta più bassa tra i criteri di aggiudicazione, vengano rimossi;
in particolare, nel nuovo Codice appalti permangono, per quanto attiene i seguenti specifici aspetti - tra gli altri -, le seguenti criticità:
- l’articolo 8 “Principio di autonomia contrattuale. Divieto di prestazioni d'opera intellettuale a titolo gratuito” prevede il divieto di prestazioni d'opera intellettuale a titolo gratuito e di applicazione del principio dell'equo compenso. Tuttavia, si rileva l'ampiezza delle possibili deroghe al divieto di prestazioni gratuite e all'applicazione del principio dell'equo compenso. Non sono infatti indicati, nello schema di decreto, i casi eccezionali che giustificherebbero l'affidamento di prestazioni gratuite, né tantomeno i casi in cui si possa derogare all'equo compenso e si ritiene che l'obbligo di un'adeguata motivazione costituisca un presidio troppo debole a fronte dell'ampiezza dei «casi eccezionali» che potrebbero giustificare la deroga;
- in merito al principio dell’“equivalenza di tutele per i lavoratori” occorre garantire che i CCLN applicati siano quelli sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e associazioni imprenditoriali più rappresentative, così da assicurare diritti e retribuzioni adeguate;
- occorre circoscrivere l’utilizzo dell’appalto integrato di cui all’articolo 44 alle sole ipotesi di effettiva necessità e utilità, in quanto è uno strumento che fornisce meno garanzie sulla qualità della progettazione e sulla prevenzione dei fallimenti e dell'eccessivo ricorso alle varianti;
- in maniera del tutto anticoncorrenziale, l'articolo 50 del nuovo codice appalti – confermando le misure introdotte dalla normativa emergenziale – prevede due sole modalità di affidamento sotto soglia: affidamento diretto e procedura negoziata senza bando. In aggiunta alle evidenti ricadute negative in tema di trasparenza, la maggiore criticità connessa a questa impostazione è rappresentata dal fatto che negli affidamenti diretti la valutazione è effettuata, di fatto, secondo un criterio del minor prezzo e che, nelle restanti e residuali ipotesi di ricorso a procedure negoziate senza bando, la norma consente alle stazioni appaltanti di ricorrere alternativamente o al criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa o a quello del prezzo più basso, senza alcun obbligo di motivazione circa la scelta. Questo determina un forte utilizzo del criterio del prezzo più basso che non consente di valorizzare aspetti quali la qualità del prodotto, dell'innovazione e della sostenibilità ambientale dello stesso;
- l’articolo 58 del Codice, per garantire la effettiva partecipazione delle micro, delle piccole e delle medie imprese, anche di prossimità, agli appalti, prevede che questi debbano essere suddivisi in lotti funzionali, prestazionali o quantitativi in conformità alle categorie o specializzazioni nel settore dei lavori, servizi e forniture. Nella prassi, il ricorso a tale istituto è scarsamente praticato e l’obbligo di motivare la scelta di accorpare più appalti in un’unica procedura a evidenza pubblica (dimostrando, peraltro, i benefici derivanti da detta scelta rispetto alle altre soluzioni possibili), non è sempre osservato o conforme alle dettagliate prescrizioni normative, soprattutto in termini di pubblicità e conoscibilità. In questo contesto la stazione appaltante può e deve svolgere un ruolo importante procedendo alla suddivisioni in lotti per consentire la partecipazione delle PMI e, contestualmente, arginare il subappalto a cascata;
- in relazione in particolare all'istituto del subappalto ex articolo 119 del nuovo codice appalti, previsto dall'ordinamento europeo e nazionale per favorire la partecipazione delle piccole e medie imprese e per consentire in specifiche circostanze una più efficiente organizzazione del lavoro in relazione all'esecuzione di parti di lavorazioni e servizi ben individuati già dichiarati dall'appaltatore in fase di gara, si ritiene opportuno intervenire sul rischio concreto che il già previsto divieto di ribasso sui costi della manodopera e della sicurezza venga di fatto aggirato, come spesso avviene, ricorrendo a ribassi su altre componenti di prezzo. Occorre pertanto prevedere che i costi della manodopera e della sicurezza siano sempre scorporati dall'importo assoggettato al ribasso. Inoltre, in considerazione del numero di addetti impiegati nei servizi, sarebbe opportuno integrare l’attuale previsione dell’art. 119 comma 14 al fine di prevedere la verifica dell’adeguatezza del costo del lavoro sostenuto nella esecuzione dei servizi, allo stato attuale previsto solo per i lavori pubblici; in generale, ferma restando l’esigenza di agire nelle sedi competenti nell’ambito del ciclo di revisione delle Direttive per sollecitare interventi volti ad arginare alcuni eccessi, il nuovo articolo 119 del codice non garantisce un adeguato governo e gestione dell’istituto del subappalto, stante l’ampia discrezionalità che residua in capo alla stazione appaltante nell’individuazione delle prestazioni escluse;
- all’articolo 60, “revisione dei prezzi”, invece degli indici delle retribuzioni contrattuali orarie occorre recepire il riferimento, espressamente contenuto nella legge delega (articolo 1, comma 2, lettera g)), alla variazione del costo derivante dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, applicabili in relazione all'oggetto dell'appalto e delle prestazioni da eseguire anche in maniera prevalente in quanto potrebbe accadere che un determinato contratto sia interessato da aumenti significativi che non verrebbero adeguatamente considerati se il riferimento è l’indice riferito alla totalità dei contratti vigenti a livello nazionale. Si dovrebbe prevedere espressamente un riferimento a tutte le categorie di affidamento, ossia lavori, servizi e forniture e disciplinare l'attuazione delle clausole di revisione; occorre inoltre chiarire i dubbi interpretativi riguardanti la soglia di attivazione delle clausole e la percentuale da liquidare;
- articoli 62 e 63 concernenti la qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza. Gli obiettivi di riduzione del loro numero e di maggiore qualificazione delle stesse appaiono depotenziati in ragione della mancata previsione di disposizioni finalizzate a garantirne un dimensionamento ottimale sia dal punto di vista territoriale di riferimento, sia dal punto di vista degli organici, con particolare riguardo al personale di elevata professionalità tecnica, giuridica ed economica, nonché alla mancata previsione della possibilità di ricorrere, in via temporanea, anche all'utilizzo di professionalità esterne; inoltre, il codice individua la soglia degli affidamenti diretti per servizi e forniture nonché prevede l'innalzamento fino a 500.000 euro (rispetto ai 150mila previgenti) dell'obbligo della qualificazione delle stazioni appaltanti per l'affidamento di contratti di lavori pubblici: le procedure di affidamento di importo inferiore possono invece essere gestite da tutte le stazioni appaltanti;
- articolo 67 in materia di “consorzi non necessari” rispetto al codice precedente, prevede, al comma 4, soltanto per i consorzi stabili l’indicazione in sede di gara della consorziata per la quale il consorzio concorre. Seppur sia scontato che anche i consorzi di cooperative e i consorzi tra imprese artigiane concorrano di norma per conto delle proprie consorziate, che eseguiranno le prestazioni, manca un’analoga previsione di indicazione in sede di gara della consorziata esecutrice per tali soggetti. Se la mancanza di tale previsione venisse interpretata nel senso di consentire che il consorzio possa concorrere senza indicare in sede di gara la consorziata esecutrice, ciò renderebbe impossibile sia la verifica dei requisiti di ordine generale della consorziata, sia la verifica sul rispetto del divieto di contemporanea partecipazione alla gara da parte del consorzio e della consorziata esecutrice. ANAC, con il Bando Tipo n. 1/2023 ha confermato che, pur in assenza di espressa previsione normativa, anche i consorzi di cooperative e i consorzi tra imprese artigiane debbano indicare in sede di gara la consorziata esecutrice. In sede di correttivo al codice, si ritiene opportuno specificare tale obbligo, al fine della massima chiarezza. Ugualmente, andrebbe chiarito che, nel caso in cui la consorziata designata sia a sua volta un consorzio di cooperative o un consorzio artigiano, questo sia a sua volta tenuto a indicare per quale consorziata concorre (c.d. “designazione a cascata”);
- articolo 108 “offerta economicamente più vantaggiosa”, è da giudicare negativamente l'eliminazione del tetto massimo al 30 per cento per il punteggio economico, che potrebbe comportare un'applicazione surrettizia del criterio del massimo ribasso invece dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Per tale motivo, occorrere ripristinare tale tetto, dedicando la quota restante alla componente qualitativa;
IMPEGNA IL GOVERNO
ad adottare, ai sensi del comma 4, articolo 1, della legge 21 giugno 2022, n. 78, un decreto legislativo correttivo del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, valutando la possibilità di inserirvi le seguenti modificazioni:
- in materia di equo compenso (art. 8), confermare espressamente il principio dell’equo compenso delle prestazioni professionali nell’applicazione del codice degli appalti prevedendo, conseguentemente, l’applicabilità di ribassi solo sulle spese accessorie;
- all’art. 11 prevedere, in relazione al principio dell’ “equivalenza di tutele per i lavoratori”, che il CCNL sia individuato attraverso il codice alfanumerico unico attribuito dal CNEL in sede di acquisizione del contratto nell'archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, e prevedere, in luogo della dichiarazione di equivalenza, un altro contratto di cui il CNEL abbia riconosciuto l'equivalenza; prevedere l'estensione della previsione che impegna le stazioni appaltanti e gli enti concedenti ad assicurare, in tutti i casi, che le medesime tutele normative ed economiche siano garantite ai lavoratori in subappalto, anche al contraente principale. In ogni caso, per quanto riguarda gli appalti di lavori edili (allegato X D.LGS 81/2008) prevedere che le stazioni appaltanti e gli enti concedenti indichino nei bandi e negli inviti come contratti collettivi applicabili i contratti collettivi di cui ai codici CNEL F012, F015, F018;
- in materia di “appalto integrato” (art. 44) circoscrivere la possibilità di ricorrere all’appalto integrato prevedendo che la stazione appaltante o l'ente concedente motivi la scelta di ricorrervi con riferimento sia in relazione agli importi complessivi dell'opera, sia in relazione alle esigenze tecniche, ai casi in cui l'elemento tecnologico o innovativo delle opere oggetto dell'appalto sia nettamente prevalente rispetto all'importo complessivo dei lavori;
- in materia di “affidamenti sottosoglia” (art. 50), nelle procedure di affidamento sia garantita adeguata pubblicità preventiva e successiva per scongiurare eventuali abusi nell’utilizzo dell’affidamento diretto e della procedura negoziata senza bando per acquisizioni per importi “sottosoglia”, prevedendo, al contempo, la riduzione della soglia a 2.5 milioni entro la quale si può fare ricorso alla procedura negoziata senza bando nel «sottosoglia» e della soglia per gli affidamenti diretti degli appalti di servizi e forniture da 140mila euro a 100 mila euro e da 140mila a 75mila euro per i servizi di ingegneria e architettura, al fine di garantire una maggiore tutela della concorrenza e della trasparenza negli affidamenti;
- con riguardo alla suddivisione in lotti (art. 58) rafforzare tale l’obbligo, anche al fine di garantire il massimo controllo da parte delle stazioni appaltanti sugli appalti da realizzare e limitare il fenomeno della catena lunga dei subappalti, prevedendo altresì l’obbligo per le stazioni appaltanti di invio all’ANAC della motivazione della mancata suddivisione in lotti, così da darne evidenza pubblica e permettere una valutazione di tale scelta;
- in merito alle clausole di revisione dei prezzi (art. 60), in luogo degli indici delle retribuzioni contrattuali orarie, occorre recepire il riferimento, espressamente contenuto nella legge delega (articolo 1, comma 2, lettera g)), alla variazione del costo derivante dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, applicabili in relazione all'oggetto dell'appalto e delle prestazioni da eseguire anche in maniera prevalente e prevedere espressamente un riferimento a tutte le categorie di affidamento, ossia lavori, servizi e forniture. Chiarire l’ambito applicativo della clausola di revisione dei prezzi prevedendo, con riferimento ai contratti ad esecuzione istantanea ed ai contratti di durata pluriennale ad esecuzione continuativa e periodica, l’obbligo di avviare una apposita istruttoria da parte della stazione appaltante volta a verificare, in contraddittorio, la presenza delle circostanze necessarie alla sua attivazione. Chiarire, inoltre, che la soglia di variazione dei prezzi del 5% costituisca unicamente la soglia di attivazione del meccanismo revisionale, mentre l’80% da liquidare sia calcolato rispetto all’intera variazione intervenuta, e non solo alla parte eccedente il 5%. Con specifico riferimento ai settori speciali, prevedere l’integrazione degli indici ISTAT di revisione dei prezzi con indici idonei a rappresentare il comparto dei settori speciali legati all’energia;
- in materia di “qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza” (art. 62 e 63), per i lavori, sia valutata una revisione al ribasso della soglia di 500mila euro per l'obbligo di qualificazione della staziona appaltante, prevedere interventi maggiormente incisivi finalizzati alla riduzione delle stazioni appaltanti e, in parallelo, ad una loro qualificazione e specializzazione, mediante un’adeguata dotazione di organico e prevedendo un sistema di formazione permanente degli addetti, con particolare riferimento alla materia ambientale e del lavoro, con particolare riferimento a quelli chiamati a svolgere la funzione di RUP, implementando compiutamente la digitalizzazione delle procedure e interoperabilità tra i vari istituti ed enti;
- in materia di consorzi non necessari” (Art. 67) prevedere che qualora il consorziato designato sia, a sua volta, un consorzio di cui all'articolo 65, comma 2, lettere b) e c), sia tenuto anch'esso a indicare, in sede di offerta, i consorziati per i quali concorre;
- in materia di “requisiti di partecipazione e selezione dei partecipanti” (art. 100 e 109) prevedere, con particolare riferimento alle attività nel settore dell’edilizia, tra i requisiti di ordine speciale richiesti il possesso di una qualificazione dell’operatore economico basato su criteri di salute e sicurezza e includere, nella presentazione delle offerte, oltre alla presentazione dei documenti che comprovano la corretta situazione dei versamenti contributivi e retributivi da parte dell’operatore economico che risponde al bando, anche un certificato degli infortuni occorsi nell’impresa partecipante per carenze di sicurezza, emesso dall’INAIL, e prevedere che, qualora tale comportamento sia reiterato nel tempo, lo stesso sia causa di esclusione automatica dell’operatore economico. Prevedere che i dati relativi agli infortuni occorsi nell’impresa partecipante per carenze di sicurezza siano un elemento di valutazione dei requisiti reputazionali dell’impresa nell’ambito della gestione del sistema digitale di monitoraggio delle prestazioni da parte dell’Anac;
- per quanto riguarda le procedure di affidamento dei contratti di importo inferiore alle soglie europee (art. 108), prevedere che le stazioni appaltanti procedano all'aggiudicazione dei relativi appalti esclusivamente sulla base del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa; nell'aggiudicazione degli appalti di lavori, servizi e forniture, prevedere che il criterio del minor prezzo possa essere utilizzato «esclusivamente» per i servizi e le forniture con caratteristiche standardizzate o le cui condizioni sono definite dal mercato, fatta eccezione per i servizi ad alta intensità di manodopera, introducendo altresì l'obbligo di motivazione in capo alla stazione appaltante in caso di utilizzo del criterio del minor prezzo; prevedere, in ogni caso che i costi della manodopera e della sicurezza siano sempre scorporati dall'importo assoggettato al ribasso;
- in materia di subappalto (art. 119): 1) a tutela delle imprese, in particolare piccole e medie, che operano in regime di subappalto e dei lavoratori delle stesse, l'affidatario sia obbligato a dichiarare già al momento dell'offerta quali lavorazioni o servizi intenda appaltare, nonché i relativi valori economici, e a corrispondere al subappaltatore l'intero importo relativo alla lavorazione o servizio, così come aggiudicato dalla stazione appaltante senza alcun ribasso su alcuna componente di prezzo e indicandone il relativo importo economico, ribadendo la priorità sui costi della manodopera e della sicurezza, ma impedendo che ulteriori ribassi possano indirettamente incidere sull'organizzazione delle prestazioni o sulla tenuta economica della impresa subappaltatrice; 2) sia in ogni caso limitato il ricorso al subappalto a un solo livello aggiuntivo; 3) integrare l’attuale previsione dell’art. 119 comma 14 al fine di prevedere la verifica della congruità della incidenza della mano d'opera anche nella esecuzione dei servizi, da verificare mediante la Piattaforma Mocoa dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale”; 4) chiarire che, in caso di affidamento del contratto di appalto a un consorzio, la titolarità a stipulare eventuali contratti di subappalto sia in capo all'impresa indicata dal consorzio come esecutrice;
- in materia di offerta economicamente più vantaggiosa (art. 108) sia previsto che la stazione appaltante, al fine di assicurare l'effettiva individuazione del miglior rapporto qualità/prezzo, valorizzi gli elementi qualitativi dell'offerta e individui criteri tali da garantire un confronto concorrenziale effettivo sui profili tecnici. A tal fine, sia previsto che la stazione appaltante stabilisca un tetto massimo per il punteggio economico entro il limite del 30 per cento. Per i settori speciali, tenuto conto che le stazioni appaltanti sono tecnicamente più qualificate, si preveda che il punteggio riconosciuto alla componente tecnica e qualitativa dell’offerta sia preponderante rispetto a quello previsto per la componente economica, considerato, peraltro, che, nel caso di appalti tecnicamente complessi, l’eccessiva attenzione al ribasso proposto in sede di offerta si trasforma spesso in rincari in fase di esecuzione o nella successiva manutenzione dell’opera o del prodotto;
- riguardo la composizione cabina di regia (allegato v.3), sia integrata la composizione della Cabina di Regia con i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e dal Ministero del lavoro.
BRAGA, SIMIANI, CURTI, EVI, FERRARI
"Nel 2022 è stato istituito il Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di crimini di guerra e contro l'umanità per la lesione di diritti inviolabili della persona, compiuti sul territorio italiano o comunque in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich nel periodo tra il 1° settembre 1939 e l'8 maggio 1945.
Le modalità di erogazione dei ristori sono state disciplinate dal decreto del 28 giugno 2023 del Ministro dell’economia e delle finanze. Ad oggi però nessun ristoro è stato erogato. Ho presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere al Ministero dell’economia e delle finanze di procedere in modo tempestivo all’erogazione dei ristori a valere sul fondo in favore di coloro che abbiano titolo a ottenerli e abbiano presentato regolare domanda a tal fine. Si tratta di un dovere morale verso le vittime della barbarie nazifascista e una testimonianza concreta di impegno per la memoria".
Così in una nota Andrea De Maria, deputato PD
“La norma sulle dimissioni dopo quindici giorni di assenza è il vero simbolo di quel che rimane del Collegato lavoro. Volete introdurre una modalità di dimissioni che ci ricorda molto le famose dimissioni in bianco” così dichiara la Vicepresidente nazionale del Partito Democratico Chiara Gribaudo durante il suo intervento alla Camera in occasione del dibattito sul Collegato al lavoro.
Continua Gribaudo nel corso del suo intervento: “Vi occupate di dare risposta ad un problema molto limitato esponendo i lavoratori, specie i più fragili, all’arbitrio del datore di lavoro. È questo spostamento dei rapporti di forza l’unica cosa che sembra muoversi, come un filo rosso che attraversa ogni singolo articolo, in un provvedimento che dopo una gestazione di oltre 7 mesi opera solo piccole limature. Piccole ma, guarda caso, tutte sempre contro le lavoratrici e i lavoratori.”
“Vale - spiega la deputata Dem - per la possibilità di usare i fondi bilaterali per la formazione senza vincoli, per l’utilizzo di lavoratori stagionali, per le norme sul periodo di prova, per l’occhio che si strizza ai sindacati di comodo, e vale soprattutto per le modifiche alle norme sulla somministrazione. Anche qui, si cambia poco, ma sempre e costantemente contro il mondo del lavoro.”
“La verità è che ci sono lavoratori che rimangono appesi per anni, specie nei settori a basso valore aggiunto, ad un rinnovo che arriva l’ultimo giorno utile, lavoratori che operano fianco a fianco con colleghi dipendenti dell’impresa, facendo il loro stesso lavoro. Questa situazione, se prolungata nel tempo, diventa letteralmente alienante” conclude Gribaudo.
“Il Bignami delle faziosità. Leggo che per il Viceministro Bignami il fatto che Questura e Prefettura di Bologna collaborino con il Comune per la sicurezza in città è un segno che queste istituzioni sono accomodanti con il Comune. Quello che manca invece a Bignami è il senso delle istituzioni e il suo dovere di viceministro di collaborare, per il bene della nostra comunità. Abbiamo un viceministro ai trasporti che attacca di continuo il Comune, perché non è della sua parte politica, e lo fa su ogni argomento. La sicurezza è un problema, che va affrontato lavorando insieme, come ha chiesto il Sindaco e come ha recepito il Ministro Piantedosi. Ma quello che conta per il Bignami delle faziosità è seminare risentimento e rancore. Il risultato è che a fronte delle divisioni aumenta la sfiducia tra i cittadini. E senza fiducia resta solo la paura. Cosa forse voluta dal Bignami del viceministro”. Così in una nota il deputato democratico, Virginio Merola.