03/12/2025 - 11:36

Sottratti milioni a sanità e scuola

“I Cpr in Albania stanno sottraendo risorse alla sanità e alla scuola italiane mentre il governo continua a difendere un’operazione costosa, opaca e inutile. È un progetto costruito in deroga continua alle norme nazionali ed europee, più volte bloccato, che si regge su un’idea di ‘stato di eccezione’ diventato metodo politico”. Così il deputato Pd Matteo Orfini, commentando i dati dello studio realizzato da ActionAid e dall’Università di Bari e riportati oggi dal quotidiano Domani.

“Siamo davanti – prosegue l’esponente dem - a costi fuori controllo: 133 milioni solo per la parte italiana dell’appalto, affidamenti diretti, deroghe e procedure che l’Anac definisce tutt’altro che trasparenti. Per la costruzione dei centri risultano stanziati oltre 82 milioni, ma 10 milioni sono stati stanziati dal ‘fondo Difesa per costruzione di Cpr in Italia’; gli altri, ad eccezione di 15,8 milioni dal fondo per le esigenze indifferibili, sono stati sottratti a diversi ministeri: 3,2 milioni di euro al ministero della Salute 3,8 alla Cultura, quasi 3,6 all'Istruzione, 3,8 all'Università e ricerca. Il governo decide di investire in un’operazione che non affronta i flussi migratori e non porta alcun beneficio reale al Paese”.

“Questa vicenda – conclude Orfini - è un manuale di cattiva amministrazione: procedure in deroga, scarsa trasparenza, sprechi. Una scelta ideologica che produce solo danni e rischi contabili. Il governo rinunci a questo progetto fallimentare e riporti al centro le vere priorità: rafforzare i servizi pubblici, garantire legalità e costruire politiche serie sull’immigrazione. È tempo di smettere con la propaganda e di dire con chiarezza che i Cpr in Albania sono un errore costoso, inefficace e profondamente sbagliato”.

 

02/12/2025 - 20:10

“Talebani muti”. Così la deputata democratica Laura Boldrini ha definito in aula alla Camera i deputati di maggioranza che, per tutta la giornata, non sono mai intervenuti sul DDL Valditara sull’educazione sessuale nelle scuole. “Che cosa vi terrorizza? Con il vostro silenzio state dicendo no all’educazione affettiva e sessuale delle giovani generazioni. Perché negate questo diritto fondamentale? Perché vi state avvicinando a quei fondamentalisti che voi stessi dite di combattere? Mettete da parte il vostro fondamentalismo ideologico e riconoscete il legame tra la mancanza di educazione al rispetto e la violenza contro le donne. Il PD è contrario a questo provvedimento oscurantista e retrogrado e ribadisce che costruire una cultura del rispetto si realizza attraverso istruzione, formazione e conoscenza», ha concluso Boldrini.

 

02/12/2025 - 19:29

«La maggioranza ha rifiutato la richiesta di rinviare il provvedimento sul consenso informato in commissione, nonostante i fatti recenti, in particolare quanto avvenuto al liceo Giulio Cesare, che impongono una riflessione profonda sul clima educativo nelle nostre istituzioni scolastiche. Quanto accaduto al Giulio Cesare è un episodio grave che dimostra come non siano sufficienti soltanto sanzioni disciplinari: è necessario affrontare un problema culturale e sociale che riguarda il rispetto dell’altro e la costruzione di relazioni sane. In questo quadro, l’educazione sessuo-affettiva, richiamata dalle linee guida dell’UNESCO e dalle indicazioni dell’OMS, resta uno strumento essenziale. Abbiamo tentato di rafforzarla con emendamenti in commissione, emendamenti che purtroppo sono stati respinti». Così è intervenuta in Aula alla Camera la responsabile con delega alla scuola, istruzione, infanzia e povertà educativa nella segreteria nazionale del Partito Democratico, Irene Manzi. «Gli studenti del liceo hanno chiesto con forza percorsi formativi su questi temi e le loro famiglie hanno appoggiato tale richiesta: è una sensibilità diffusa nel Paese che non può essere ignorata. Per questo chiediamo al Governo un segnale di fiducia verso scuole, studenti e genitori, una fiducia che non si esprime irrigidendo procedure burocratiche, ma creando condizioni perché le attività educative possano svolgersi in modo semplice, sicuro e omogeneo. La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ci ha ricordato l’urgenza di intervenire sul versante educativo. Minimizzare il problema o appellarsi al cosiddetto “paradosso nordico” equivale a voltarsi dall’altra parte davanti a un’emergenza che è prima di tutto educativa. La scuola svolge un ruolo formativo insostituibile, spesso anche in sostituzione di famiglie che vivono serie difficoltà e questo va ricordato e non sottovalutato. Alla luce del rifiuto della maggioranza, continueremo a sollevare il tema nelle sedi istituzionali e nella comunità scolastica, chiedendo che il prossimo passaggio legislativo tenga conto della necessità di strumenti educativi efficaci e diffusi. Ribadiamo la nostra opposizione a un atteggiamento che ignora l’urgenza educativa e continueremo a lavorare per garantire percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole del Paese».

02/12/2025 - 19:22

«La destra sta bocciando molti emendamenti dell’opposizione senza spiegare le ragioni. Si sta costruendo un tabù che nelle scuole non è mai esistito. Parliamo di programmi educativi già attivi e sostenuti da OMS, UNESCO e UNICEF, che tutte le agenzie internazionali raccomandano, così come il coinvolgimento delle ASL. Quando si parla di violenza, l’educazione è fondamentale. Non possiamo intervenire solo dopo che le donne sono già state offese o uccise. Serve costruire una cultura del rispetto, e questo si fa attraverso istruzione, formazione e conoscenza, anche grazie ai medici e ai professionisti. La verità è che il Governo dice una cosa in televisione e ne fa un’altra in Parlamento. I conti non tornano, e i cittadini se ne stanno accorgendo.» così in aula alla camera la deputata democratica, Michela Di Biase che conclude: “per la destra la prevenzione non serve, ma bloccare educazione significa intervenire quando ormai è troppo tardi”.

02/12/2025 - 16:27

“Quanto accaduto al liceo Giulio Cesare, a Roma, con l’ignobile elenco di ragazze da stuprare, ci ricorda in modo drammatico l’urgenza di intervenire con decisione. E invece il provvedimento presentato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito rappresenta, di fatto, la tomba della possibilità di costruire strumenti primari di contrasto alla violenza contro le donne. Una piaga sociale che continua a dilaniare il nostro Paese: oltre cento femminicidi ogni anno, senza contare la violenza sommersa, quella che non arriva a denuncia, e quella che purtroppo emerge sempre più spesso anche tra le giovani generazioni. Ce lo dicono l’abbassamento dell’età delle vittime e degli autori di femminicidio, e ce lo confermano i tragici esempi di cronaca di questi giorni.” Così in aula la Deputata del Partito Democratico, Sara Ferrari, che aggiunge: “Di fronte a tutto questo, è ancora più grave che sia proprio il Ministero dell’Istruzione a muoversi nella direzione opposta rispetto ai Paesi più avanzati dell’Unione Europea, dove già venti Stati hanno introdotto l’educazione affettiva e sessuale obbligatoria. Qui, invece, si creano ostacoli e si frappongono zeppe al percorso che dovrebbe portare l’Italia verso quella stessa direzione. Non è chiaro il perché, se non ipotizzando la volontà di compiacere una piccola minoranza portatrice di un fondamentalismo ideologico che pare imprescindibile per gli equilibri della maggioranza, ignorando così la stragrande maggioranza delle richieste che arrivano dalle scuole e dalle famiglie. Sono adulti che chiedono aiuto perché i loro figli non siano lasciati in balia dell’’educazione’ dei social e del web, ma possano esercitare il pieno diritto a una formazione adeguata all’affettività e alla sessualità.” Infine, la deputata del Partito Democratico ricorda che, perfino l’Assemblea dei Vescovi italiani il 25 ottobre scorso, ha invitato le Chiese ad avviare e “coordinare nuovi percorsi di formazione alle relazioni, alla corporeità, all’affettività e alla sessualità, tenendo conto anche dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, in particolare per preadolescenti, adolescenti, giovani e i loro educatori”. “Dunque - osserva Ferrari - mentre il Ministro Valditara impedisce alle scuole italiane di attivare questi percorsi, lasciandoli ‘appesi’ come i 600 milioni di euro di tagli all’istruzione previsti in bilancio, questi corsi vengono invece promossi dalle Chiese. È legittimo allora domandarsi allora se il Governo voglia abdicare ad un dovere educativo cui suppliranno paradossalmente invece i luoghi di culto”.

 

02/12/2025 - 16:24

“Con questo provvedimento levate di fatto ai giovani il diritto ad una formazione affettiva e sessuale, libera e consapevole, con un fondamento scientifico ma che possa consentire loro di vivere al meglio una vita basata sul rispetto e sulla conoscenza dell’altro. Con questo provvedimento voi state dicendo che parlare a scuola di corpo, emozioni, consenso è una minaccia. E’ un grande arretramento culturale che rivela la paura profonda di una scuola che emancipa, che fa pensare,  che mette in discussione gli stereotipi. Di fatto con questo provvedimento, condannate il paese ad un analfabetismo relazionale”. Lo ha detto intervenendo in aula Valentina Ghio vicepresidente del gruppo pd alla Camera, sul ddl sul consenso informato in ambito scolastico.

02/12/2025 - 16:04

«La maggioranza ha rifiutato la richiesta di rinviare il provvedimento sul consenso informato in commissione, nonostante i fatti recenti, in particolare quanto avvenuto al liceo Giulio Cesare, che impongono una riflessione profonda sul clima educativo nelle nostre istituzioni scolastiche. Quanto accaduto al Giulio Cesare è un episodio grave che dimostra come non siano sufficienti soltanto sanzioni disciplinari: è necessario affrontare un problema culturale e sociale che riguarda il rispetto dell’altro e la costruzione di relazioni sane. In questo quadro, l’educazione sessuo-affettiva, richiamata dalle linee guida dell’UNESCO e dalle indicazioni dell’OMS, resta uno strumento essenziale. Abbiamo tentato di rafforzarla con emendamenti in commissione, emendamenti che purtroppo sono stati respinti». Così è intervenuta in Aula alla Camera la responsabile con delega alla scuola, istruzione, infanzia e povertà educativa nella segreteria nazionale del Partito Democratico, Irene Manzi. «Gli studenti del liceo hanno chiesto con forza percorsi formativi su questi temi e le loro famiglie hanno appoggiato tale richiesta: è una sensibilità diffusa nel Paese che non può essere ignorata. Per questo chiediamo al Governo un segnale di fiducia verso scuole, studenti e genitori, una fiducia che non si esprime irrigidendo procedure burocratiche, ma creando condizioni perché le attività educative possano svolgersi in modo semplice, sicuro e omogeneo. La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne ci ha ricordato l’urgenza di intervenire sul versante educativo. Minimizzare il problema o appellarsi al cosiddetto “paradosso nordico” equivale a voltarsi dall’altra parte davanti a un’emergenza che è prima di tutto educativa. La scuola svolge un ruolo formativo insostituibile, spesso anche in sostituzione di famiglie che vivono serie difficoltà e questo va ricordato e non sottovalutato. Alla luce del rifiuto della maggioranza, continueremo a sollevare il tema nelle sedi istituzionali e nella comunità scolastica, chiedendo che il prossimo passaggio legislativo tenga conto della necessità di strumenti educativi efficaci e diffusi. Ribadiamo la nostra opposizione a un atteggiamento che ignora l’urgenza educativa e continueremo a lavorare per garantire percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole del Paese».

26/11/2025 - 13:08

“Oggi molte studentesse e molti studenti con disabilità non ricevono gli stessi servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM) a seconda della regione in cui vivono. La qualità, la continuità e perfino il modo in cui vengono scelti gli assistenti cambiano da territorio a territorio. Questo significa che un diritto fondamentale, quello allo studio e all’inclusione, non è ancora davvero uguale per tutti.

Per questo ho presentato una proposta di legge che mira finalmente a creare un sistema nazionale uniforme. La legge prevede un ruolo statale per gli assistenti, criteri uguali in tutta Italia per la loro formazione e selezione, e un finanziamento a carico dello Stato, così da eliminare le disparità tra territori. Il personale sarà poi assegnato agli enti locali, ma con regole chiare e comuni.

L’obiettivo è semplice: fare in modo che ogni alunna e ogni alunno con disabilità, ovunque viva, abbia garantiti gli stessi diritti e lo stesso livello di supporto a scuola. L’inclusione non può dipendere dal codice postale: è un diritto che lo Stato deve assicurare a tutti”. Lo dichiara la deputata del Pd, Giovanna Iacono, che ha presentato una proposta di legge alla Camera sull’Asacom.

 

25/11/2025 - 14:25

“Subito investimenti e Piano Nazionale per l'Educazione affettivo-sessuale nelle scuole”

Il Partito Democratico voterà convintamente a favore dell'introduzione del reato specifico di femminicidio, riconoscendo finalmente la natura odiosa e strutturale di questo crimine. È un segnale potente e un atto dovuto alle famiglie delle vittime che si sono sentite dire per anni che la loro tragedia era una questione privata. Lo Stato c’è e riconosce che uccidere una donna in quanto donna affonda le radici in un terreno specifico.
Tuttavia, non usiamo questa legge per pulirci la coscienza: la repressione, da sola, non fermerà i femminicidi. Riconoscere che il fenomeno è strutturale significa affrontarlo culturalmente, e per farlo bisogna colmare tre vuoti. Servono subito dati aggiornati e banche dati che comunichino tra loro per valutare l'efficacia delle misure; servono risorse certe e ingenti per i centri antiviolenza e per la rete di protezione. Ma soprattutto, serve il coraggio di agire sulla ‘sedimentazione millenaria’ del patriarcato, come riconosciuto anche da questo Governo. La radice si estirpa a scuola: è indispensabile introdurre un Piano Nazionale per l’Educazione all’Affettività e alla Sessualità, l'unico strumento in grado di dare ai nostri giovani gli strumenti per gestire il desiderio, il rispetto e il consenso, sottraendoli ai modelli tossici e alla confusione tra pornografia e realtà. La repressione punisce il colpevole; la cultura salva la vittima. Lavoriamo insieme sulla cultura, o questa legge sarà solo un monumento funebre.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico, Rachele Scarpa, durante la discussione in Aula sul provvedimento.

 

21/11/2025 - 20:05

"Alla vigilia del 25 novembre, il ministro Nordio pensa bene di spiegarci che la violenza degli uomini sulle donne è una questione iscritta nel DNA maschile. Chissà come l'hanno presa tutti quelli che all'indomani di un femminicidio si premurano di specificare che "non tutti gli uomini" sono violenti.
Un'affermazione non solo grave, quella del ministro, ma anche falsa. Buona solo a ignorare la complessità del fenomeno che, come dimostrano decine di studi, ha radici culturali profonde, non biologiche.
Poi Nordio si contraddice sostenendo che per combattere la violenza degli uomini sulle donne serve la prevenzione sul piano culturale. E su questo siamo d'accordo. Ma allora deve spiegarlo al suo collega Valditara e alla sua collega Roccella che invece continuano a non volere vedere il nesso tra educazione al rispetto e violenza degli uomini contro le donne. E per questo non vogliono introdurre l'educazione all’affettività e alla sessualità fin dai primi anni di scuola. La violenza si combatte con misure di prevenzione, con l’educazione, la formazione e investendo le risorse necessarie a dare una risposta adeguata a questa piaga sociale. Tutto quello che non abbiamo ancora visto da questo governo". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo. 

21/11/2025 - 16:38

La perla quotidiana che ci regala Nordio dice che nel dna degli uomini non c’è la parità dei sessi. Tempo fa invece sosteneva invece che la violenza degli uomini era solo nella genetica di alcune etnie.

Nordio vuole una giustificazione scientifica ai suoi inaccettabili pregiudizi. Eppure è tutto molto chiaro: non c’è nulla di naturale nella sopraffazione di un uomo su una donna e la parità tra i sessi non è un artificio ma una conquista culturale che evidentemente il ministro della Giustizia non ha raggiunto. La dimostrazione di quanto sia necessaria l’educazione sessuale ed affettiva. A scuola e non solo.

Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

20/11/2025 - 14:40

“L’opposizione unita sul consenso informato sconfigge il governo Meloni, grazie anche all’autosabotaggio della maggioranza”. Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, intervistata per i canali social dei deputati dem, apre così la sua analisi dopo la battuta d’arresto dell’esecutivo sul testo che introduce il consenso preventivo delle famiglie per le attività di educazione sessuale nelle scuole. “L’intervento del ministro Valditara, totalmente scomposto e fuori contesto, ha ulteriormente compattato le opposizioni, che già in commissione avevano dato battaglia sugli emendamenti, cercando di cambiare il testo nel merito con proposte serie”, afferma.

“Ci si chiede – aggiunge l’esponente Pd - cosa spaventi il governo Meloni dell’educazione alla sessualità. Forse la conoscenza, che la destra teme in più di un settore, come dimostrano molte scelte in materia di istruzione. Subordinare le attività a una procedura burocratica di consenso rende tutto più complicato e rischia di colpire proprio quei ragazzi e quelle ragazze che hanno più bisogno di informazioni perché non hanno altri strumenti dove recuperarle, anche all’interno delle famiglie. Non sono solo le opinioni delle opposizioni a ribadirlo, ma l’Oms e l’Unesco che richiamano la centralità e la necessità di questi interventi, che riguardano non solo nozioni di anatomia ma la relazione affettiva, l’educazione al rispetto e all’equilibrio nei rapporti tra uomini e donne. Valditara ha della scuola un’idea ottocentesca, fuori tempo e lontana dalla realtà. Le prime esperienze sessuali avvengono spesso in età molto precoce e molte famiglie da sole non riescono a fornire strumenti educativi adeguati".

“Ostacolare l’educazione affettiva e sessuale – conclude Manzi - crea una frattura ancora più profonda tra scuola, famiglie e adolescenti, penalizzando i più fragili. Così si spingono ragazzi e ragazze a cercare risposte su internet, con informazioni spesso precarie o poco qualificate, invece di garantire percorsi seri e necessari dentro le scuole. L’educazione affettiva e sessuale è un diritto, non un tabù e il Paese non può permettersi una scuola che guarda al passato mentre i giovani cercano strumenti per capire se stessi e le proprie relazioni”.

 

17/11/2025 - 09:54

Chi segnala un abuso non può essere preso di mira in un Paese civile

“A Castel Volturno il segretario cittadino del Pd, Alessandro Buffardi, ha ricevuto delle gravissime minacce solo per aver denunciato un fatto altrettanto grave: alcune studentesse della scuola alberghiera, che si stava occupando occupando dell’accoglienza di un evento pubblico, sono state messe a fare volantinaggio e propaganda politica per una candidata di Forza Italia. Una strumentalizzazione indecente da parte della destra che non ha perso occasione di sfruttare un evento pubblico come campagna elettorale, strumentalizzando giovani studenti come veicolo di propaganda elettorale e scambiando uno spazio educativo per una piazza elettorale.

Alla denuncia del segretario cittadino del Pd sono arrivate minacce pesanti, rivolte ad Alessandro e alla sua famiglia, nel tentativo di zittirlo e costringerlo a rimuovere quel post.

La mia solidarietà va innanzitutto alle studentesse, che con ogni probabilità hanno accettato quella richiesta in buona fede.
E la mia solidarietà va ad Alessandro perché continui con la sua attività, senza farsi intimidire da nessuno.

Non si transige: gli studenti non sono strumenti di propaganda e chi denuncia un abuso non può diventare il bersaglio di minacce.

Chi ha minacciato dovrà assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Basta con le minimizzazioni. In un paese civile, chi segnala un abuso, chi esprime un’opinione, chi svolge il proprio dovere nel pieno rispetto della legge non può essere preso di mira. Prevaricazione e prepotenza sono metodi inaccettabili, che tutti, indistintamente, devono respingere senza alcun tentennamento.

Non si arretra di un passo”. Lo scrive sulle sue pagine social il deputato del Pd e capogruppo in commissione Difesa di Montecitorio, Stefano Graziano.

 

12/11/2025 - 17:59

“Da due giorni stiamo esaminando un provvedimento molto delicato, quello relativo al consenso informato in ambito scolastico. In queste giornate siamo sempre intervenuti nel merito, esprimendo le nostre perplessità sul testo e sui vari emendamenti, formulando proposte di modifica e interventi volti a migliorare il provvedimento. Ebbene, dopo due giorni di discussione, si è presentato in Aula il ministro Valditara, che evidentemente ha ritenuto opportuno prendere parte ai nostri lavori. Tuttavia, non lo ha fatto per ascoltare ciò che avevamo da dire o per contribuire al confronto. In dieci minuti, o poco più, il ministro è riuscito a non ascoltare, a intervenire per dire all’opposizione che si doveva vergognare, e subito dopo ha lasciato l’Aula. È un atteggiamento profondamente irrispettoso nei confronti di questa Istituzione. Quando si giura sulla Costituzione, bisognerebbe avere rispetto per il Parlamento, e questa mattina quel rispetto non è stato dimostrato”.

Così intervenendo in Aula la vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, Simona Bonafè.

“Noi - ha aggiunto - non solo non ci vergogniamo del nostro lavoro, ma non possiamo nemmeno considerare delle vere scuse quelle che il ministro sta facendo filtrare attraverso i giornali. Se si leggessero i verbali dei lavori di questa mattina, sarebbe chiaro a tutti che di scuse non si è trattato. Per queste ragioni, riteniamo che non vi siano le condizioni per proseguire serenamente l’esame di un provvedimento così delicato. Chiediamo dunque che venga convocata la Conferenza dei Capigruppo. In ogni caso - ha concluso - continueremo a stigmatizzare questo atteggiamento irrispettoso e anti istituzionale del ministro con tutti gli strumenti e le sedi che avremo a disposizione”.

 

12/11/2025 - 16:11

Meloni resta ferma e isola l’Italia.

“La sentenza della Corte di Giustizia Europea è chiarissima: gli Stati membri devono garantire un salario minimo adeguato, perché in Europa non possono esistere lavoratori poveri. Ancora una volta, però, il governo Meloni sceglie di voltarsi dall’altra parte, come ha già fatto sul riconoscimento dello Stato di Palestina e su altre grandi questioni europee. Anche sui salari, l’Italia resta un passo indietro”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo del Partito Democratico in commissione Lavoro alla Camera.

“Questa manovra – prosegue l’esponente dem – non migliora le retribuzioni, non sostiene chi vive di lavoro e colpisce soprattutto i lavoratori con qualifiche basse. Oggi in Italia ci sono oltre quattro milioni di persone che, pur lavorando, restano sotto la soglia di povertà. Ma queste persone non sono sole perché il PD è al loro fianco: sotto i 9 euro l’ora non è lavoro, è sfruttamento. È un sistema che usa la fatica delle donne e degli uomini per gonfiare i profitti di pochi”.

“La frammentazione del mercato del lavoro – conclude Scotto - e l’80% dei nuovi contratti a termine sono il segno di una precarietà strutturale che deprime i salari e il potere d’acquisto. Questa sentenza ci dice che un’Europa sociale è possibile, ma servono scelte coraggiose: togliere il diritto di veto, investire in welfare, sanità pubblica e scuola, non nel riarmo. Senza una rete di diritti sociali, le democrazie europee si indeboliscono e crescono i nazionalismi”.

 

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