“Nello stesso giorno in cui la presidente Meloni non ha mai citato la parola 'trasporti' nella sua informativa alla Camera, viene certificato che del futuro delle lavoratrici e dei lavoratori del settore non le importa davvero nulla con l'approvazione dell'articolo 22 del Dl Pnrr e le ingiustificate bocciature degli emendamenti e dell'odg che abbiamo presentato come Partito Democratico per chiedere di garantire la clausola sociale nazionale, la sicurezza e i diritti di tutto il personale che opera nei servizi ferroviari Intercity”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente della Commissione Trasporti, Andrea Casu.
“Abbiamo portato in Parlamento le preoccupazioni espresse unitariamente dai sindacati – sottolinea l'esponente dem - in occasione dell’incontro dello scorso 10 marzo tra il Ministero e FILT-CGIL, FIT-CISL, UIL-Trasporti, UGL-Trasporti, FAST-Confsal e ORSA-Ferrovie. Il Governo non può continuare a fare finta che non servano clausole sociali nei bandi di gara per garantire la continuità occupazionale e l'applicazione del CCNL del settore mobilità al fine di prevenire fenomeni di dumping. Occorre mettere nero su bianco meccanismi di controllo degli obblighi contrattuali, nonché degli standard di qualità e sicurezza del servizio previsti nei contratti di servizio, insieme ai percorsi formativi obbligatori per il personale per l'adeguatezza professionale e i necessari livelli di sicurezza del sistema ferroviario”.
“Davanti all'ennesimo no da parte del Governo alle richieste di tutti i sindacati è sempre più chiara la volontà di Meloni e Salvini di andare avanti voltando completamente le spalle alle lavoratrici e ai lavoratori del settore”, conclude Casu.
“Nel suo discorso in Aula Giorgia Meloni in quasi 7000 parole non ha mai pronunciato la parola trasporti. Eppure le scelte di questo Governo stanno trascinando il trasporto pubblico locale in una crisi sotto agli occhi di tutti. Gli ultimi dati Eurostat testimoniano che il nostro paese ha un indice del 68%, quasi sette italiani su 10, che non utilizzano mai il trasporto pubblico locale. In Europa peggio di noi c’è solo Cipro e il Governo continua a boicottare il settore: non solo ci sono stati tagli nell'ultima manovra, ma anche i ritardi nell’erogazione del fondo nazionale e ancora a tutt’oggi mancano le risorse e gli interventi per affrontare l'aumento dei costi dei carburanti e garantire il rinnovo dei contratti e la sicurezza per lavoratrici e lavoratori. Di fronte a tutto questo c'è la totale assenza di Giorgia Meloni e del ministro Salvini, che hanno completamente lasciato nel dimenticatoio il trasporto pubblico locale. Come Partito Democratico insieme alle altre forze di opposizione continueremo a incalzare il Governo per costringerli ad ascoltare il grido di dolore di Regioni, Imprese, Enti Locali e Sindacati ed affrontare in Parlamento le difficoltà che vivono ogni giorno
"Annuncio il voto contrario del Partito Democratico sulla fiducia a questo decreto Pnrr. Un voto contrario netto. E sia chiaro: non è un voto contro il Pnrr, è un voto contro il modo in cui questo governo lo ha gestito. Perché oggi possiamo dirlo senza tema di essere smentiti: il Pnrr, per come è stato condotto, è diventato in larga parte un'occasione perduta". Lo ha detto in Aula alla Camera Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio, intervenendo in dichiarazione di voto sulla fiducia al decreto.
"Un'occasione perduta per il Mezzogiorno – ha proseguito l’esponente dem - che doveva ricevere il 40% delle risorse e che invece ha visto interventi insufficienti persino a evitare l'ampliamento dei divari. Un'occasione perduta per giovani e donne, indicati come priorità e poi tra i primi a essere sacrificati. Un'occasione perduta per rafforzare la pubblica amministrazione. Questo decreto non rilancia il Pnrr: ne gestisce la fase finale. È un decreto di fine corsa. Il suo cuore politico non è una visione degli investimenti, ma un 'salvare il salvabile'. State allungando la gestione, non completando il lavoro. Il decreto è un omnibus che contiene tutto, Pnrr, coesione, sanità, scuola, giustizia, trasporti, previdenza, industria e questo non è un caso: quando un decreto contiene tutto, significa che manca una linea politica chiara. Il risultato è sempre lo stesso: meno trasparenza, meno controllo parlamentare, più opacità”.
“E intanto – ha concluso Lai - scaricate sui territori il rischio dei fallimenti: Palazzo Chigi annuncia, i Comuni pagano. ANCI denuncia definanziamenti, i sindaci segnalano interventi sociali a rischio. Sulla sanità non governate, contabilizzate. Sulla politica industriale siete assenti: avete tolto 5 milioni al CNR già in sofferenza. E con l'articolo 30 vi riservate la gestione di oltre 1,5 miliardi accantonati, riallocati con un Dpcm senza criteri chiari, senza coinvolgimento del Parlamento, senza trasparenza. State costruendo un fondo significativo per fare politica di bilancio fuori da qualsiasi controllo parlamentare. Questo decreto segna un arretramento politico. Il Pnrr doveva lasciare un'eredità: una pubblica amministrazione più forte, riforme realmente attuate, una capacità stabile di governo dello sviluppo. Questo salto non c'è stato. Era un'occasione storica e non è stata pienamente utilizzata".
“L’intervento ferroviario inerente all’interramento della linea Porrettana a Casalecchio di Reno è una priorità per il territorio ed un'opera di valore nazionale. Ricordo che a cura di Rfi è prevista la parte di sistemazione del tratto di linea ferroviaria Bologna-Pistoia, in corrispondenza della fermata di Casalecchio di Reno, con l'interramento di un tratto di linea ferroviaria in affiancamento all’interramento stradale della SS64 ‘Porrettana’ (a cura di Anas). I benefici per il territorio della realizzazione di questa parte dell’opera del più vasto nodo ferro-stradale sono noti: il miglioramento della regolarità della circolazione ferroviaria e della sicurezza stradale e ferroviaria, la ricucitura del tessuto urbano interessato dall'attraversamento della linea ferroviaria storica Pistoia-Bologna, il miglioramento della viabilità stradale esistente, la predisposizione della sede ferroviaria per un futuro raddoppio potenziamento dell’infrastruttura. Ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sull’effettiva volontà del governo di finanziare e completare l’opera, ritenuta dalla comunità territoriale strategica, ma da considerarsi fondamentale in un contesto più largo di organizzazione e pianificazione degli interventi per migliorare la rete ferro-stradale di un’area vasta”.
Così Andrea De Maria, deputato Pd.
“Sulla situazione dei carburanti negli aeroporti italiani non servono minimizzazioni, ma chiarezza e responsabilità. Dopo la nostra richiesta di informativa al governo, sono arrivate rassicurazioni da parte di Enac, secondo cui non ci sarebbe alcuna emergenza. Ma restano elementi di preoccupazione che non possono essere liquidati con leggerezza, considerando che il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz è stato nuovamente bloccato”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, deputato e capogruppo Pd in commissione Trasporti.
“Il rischio – sottolinea l’esponente dem – è che il livello del dibattito scenda a polemiche superficiali, mentre serve un confronto serio e trasparente su un tema che riguarda il funzionamento del Paese. Chiediamo al governo a che punto sia realmente la situazione e se siano stati avviati confronti con le compagnie aeree, con gli aeroporti e con le associazioni di settore. Ad oggi non arrivano risposte da chi dovrebbe darle, a partire dai ministri competenti, Salvini e Urso. Per questo ribadiamo la richiesta che il governo venga al più presto in Aula a riferire”.
“Non si tratta di alimentare allarmismi - conclude Barbagallo - ma di prevenire rischi che potrebbero avere conseguenze serie. Parliamo di un settore strategico, con impatti su mobilità, turismo, imprese e cittadini. Il confronto parlamentare è indispensabile per affrontare situazioni complesse e individuare soluzioni efficaci. Purtroppo, su questo, come su altri temi, il governo continua a sottrarsi al confronto, mentre noi chiediamo responsabilità, trasparenza e risposte concrete nell’interesse del Paese”.
“Chiediamo un’informativa urgente al governo, in particolare ai ministri Salvini e Urso, sulla grave situazione legata alla carenza di carburanti negli aeroporti italiani. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, sono già diversi gli scali coinvolti: Milano Linate, Treviso, Bologna, Venezia, Brindisi e Reggio Calabria. Il contesto internazionale, con l’aumento del costo del cherosene, sta già producendo effetti sulle compagnie aeree, che stanno trasferendo i rincari sui passeggeri, tra aumenti dei prezzi e nuovi costi aggiuntivi”. Lo ha detto in Aula alla Camera Anthony Barbagallo, deputato e capogruppo Pd in commissione Trasporti.
“Ma il dato più preoccupante – ha aggiunto l’esponente dem – è che, secondo le prime stime, le scorte potrebbero esaurirsi nel giro di cinque settimane. Una prospettiva allarmante, soprattutto perché coincide con l’avvio della stagione turistica, quando aumentano voli e presenze. Il rischio è una congiuntura molto grave: aumento dei costi, esaurimento delle scorte e crescita della domanda. Una situazione che potrebbe bloccare la vita ordinaria del Paese, con danni evidenti non solo per il turismo, ma anche per famiglie, imprese e sistema produttivo”.
“Per questo – ha concluso Barbagallo - chiediamo al governo quali contromisure intenda adottare e se abbia già avviato un confronto con aeroporti e compagnie aeree. È necessario sapere se siano stati coinvolti i rappresentanti del settore e quali iniziative si intendano mettere in campo. Di fronte a una situazione così delicata serve un intervento immediato e, se necessario, un provvedimento d’urgenza condiviso con il Parlamento”.
“L’allarme che viene dalle organizzazioni e associazioni che rappresentano agenti di commercio e consulenti finanziari - Fnaarc - Fiarc – Usarci – Anasf – Fisascat – Federagenti Cisal - Uiltucs - Ugl-Terziario - non può rimanere inascoltato.
Agenti di commercio e consulenti finanziari sono infatti particolarmente colpiti dall’incremento dei prezzi dei carburanti. Come essi stessi hanno rappresentato nella lettera inviata alla Presidente Meloni e al ministro dei trasporti Salvini, il loro lavoro richiede una continua mobilità, con consumi di carburante molto rilevanti. L’andamento dei prezzi che si sta determinando a seguito della guerra nel Golfo rischia di mettere a rischio la sostenibilità economica della loro attività.
È quindi importante che queste categorie non vengano lasciate indietro, rispetto ad altre già destinatarie di interventi di sostegno adottati dal governo o a cui il governo sta pensando.
Per queste ragioni presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire con urgenza, per ricomprendere agenti di commercio e consulenti finanziari fra i soggetti destinatari di interventi di sostegno, riconoscendo il loro ruolo alla stabilità del tessuto economico nazionale in questa fase particolarmente critica”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Pd, Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera e Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“A oltre dieci mesi dalla nostra prima richiesta, reiterata più volte attraverso interrogazioni, question time e una lettera indirizzata al Presidente della Camera Lorenzo Fontana, abbiamo finalmente ricevuto la relazione degli ispettori del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sull’operato dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. Un’attesa ingiustificata che conferma quanto fosse necessario fare chiarezza”, dichiarano i deputati PD Valentina Ghio, Luca Pastorino e Alberto Pandolfo, che hanno ricevuto oggi la risposta del MIT dopo oltre dieci mesi dalla richiesta.
“Il documento consegnato oggi - proseguono - contiene elementi che non possono essere sottovalutati e che aprono interrogativi rilevanti sulle modalità di gestione adottate, in particolare per quanto riguarda i rapporti concessori e il rilascio delle licenze. Gli stessi ispettori parlano di “molteplici elementi documentali” che rendono opportuna una revisione prudenziale degli atti, a partire dalla verifica di eventuali conflitti di interesse nei procedimenti concessori più rilevanti. Significativa è la valutazione finale degli ispettori, che invitano a verificare la sussistenza dei presupposti per la costituzione di parte civile nei procedimenti penali in corso, anche alla luce della vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Una possibilità che l’Autorità portuale, pur potendola esercitare a tutela dei propri interessi economici e reputazionali, non risulta aver intrapreso”.
“Resta infine una questione politica e istituzionale che non può essere elusa: per oltre dieci mesi non è stato dato seguito alle prerogative dei Parlamentari della Repubblica, che avevano formalmente richiesto accesso a documenti rilevanti senza ricevere risposte nei tempi dovuti. Un comportamento che rappresenta un vulnus nel rapporto tra istituzioni e Parlamento. Per queste ragioni continueremo a monitorare con la massima attenzione gli sviluppi della vicenda e a incalzare il Governo affinché si faccia piena luce su quanto emerso, garantendo trasparenza, legalità e corretto funzionamento di un’infrastruttura strategica per il Paese”, concludono.
“La risposta del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla nostra interrogazione per chiedere al governo di quantificare il danno causato all’economia nazionale con l’introduzione per 3 mesi del contributo nazionale da due euro sui piccoli pacchi extra Ue, inserita nella legge di Bilancio e sospesa solo dopo la battaglia politica e parlamentare che abbiamo portato avanti insieme a operatori e lavoratori, è veramente preoccupante e ci costringe a rafforzare e rilanciare la nostra iniziativa politica per chiedere di cancellare una norma che rappresenta un tradimento del governo contro la logistica italiana. L’esecutivo non solo non risponde, dimostrando di non aver minimamente compreso qual è l’ammontare economico del problema che è stato generato, nonostante i crolli nei volumi nell'aeroporto di Malpensa negli altri scali nazionali e i dati forniti da tutte le organizzazioni di settore. La cosa più grave è che continua a non ammettere l’errore, ma afferma che siamo di fronte solo a ‘un rinvio tecnico per consentire l’adeguamento dei sistemi informatici’. Quindi, la notizia è che il governo non sta minimamente considerando un dietrofront definitivo e dal 1 luglio 2026 il contributo nazionale potrebbe sommarsi agli interventi comunitari, danneggiando tutto il comparto già alle prese con le gravi difficoltà della crisi energetica. Serve un intervento immediato prima che i danni che solo Meloni Salvini e Giorgetti non riescono a vedere continuino a crescere”.
Così Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della commissione Trasporti, replicando alla risposta del governo al question time in commissione presentato insieme ai deputati dem Barbagallo, Bakkali, Ghio, Morassut e Roggiani, prima firmataria degli emendamenti segnalati e dell’Odg Pd accolto in occasione della conversione del Mille proroghe.
Raccogliamo il grido di allarme che arriva con forza dall’intero comparto del trasporto passeggeri, messo in grave difficoltà dall’impennata dei costi del carburante. Come evidenziato dalle principali associazioni di categoria, il settore dell’autotrasporto persone – che garantisce servizi essenziali come il trasporto pubblico locale, scolastico, sociale e turistico – rischia di essere lasciato indietro rispetto ad altri comparti già destinatari di misure di sostegno. Si tratta di una situazione non più sostenibile: senza interventi immediati, il rischio concreto è quello di aumenti dei costi per cittadini e famiglie, riduzione dei servizi e indebolimento competitivo delle imprese italiane. Per queste ragioni abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire con urgenza, estendendo anche al trasporto passeggeri le misure straordinarie adottate per fronteggiare il caro carburanti. Rivolgiamo quindi un appello al Governo affinché si dia rapidamente una risposta concreta a un settore strategico per la mobilità, la coesione sociale e l’economia del Paese. Non si possono abbandonare le imprese che ogni giorno garantiscono il diritto alla mobilità di milioni di cittadini, senza un correttivo immediato saranno gli studenti a pagare il prezzo più altro degli errori del Governo Meloni con servizi indispensabili che rischiano di saltare già durante il periodo pasquale, a partire dalle gite scolastiche e il trasporto per la fine dell’anno scolastico.
Lo dichiarano Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico, responsabile Economia della segreteria nazionale, e Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
“Le lavoratrici e i lavoratori della navigazione interna devono avere gli stessi diritti di tutti i loro colleghi che lavorano ogni giorno per garantire il trasporto pubblico sulla terraferma. Grazie al primo firmatario Jonatan Montanariello insieme al capogruppo Giovanni Manildo e a tutte e tutti i consiglieri regionali che l’hanno sottoscritta, per l’iniziativa promossa oggi a Venezia insieme alle rappresentanze sindacali per presentare la proposta di legge per il pieno riconoscimento del carattere usurante del lavoro degli internavigatori. Un’ingiustizia che deve essere corretta al più presto e contro cui il Partito Democratico è pronto a battersi a livello nazionale al fianco del Circolo PD Mobilità e Trasporti di Venezia e tutto il Coordinamento Nazionale dei Circoli della Mobilità del PD. Porteremo la questione in Parlamento, incalzando il Governo Meloni e i Ministri Salvini e Calderone ad aprire gli occhi e intervenire immediatamente per impedire che nel tpl possano continuare a esserci lavoratrici e lavoratori di serie b dal punto di vista previdenziale.”
“Sul grande capitolo della scuola il lavoro delle opposizioni ha prodotto in questi anni atti parlamentari e proposte concrete che, purtroppo, hanno trovato spesso un muro da parte della maggioranza. Abbiamo avanzato proposte sul welfare studentesco a partire dai costi che famiglie e studenti sostengono per libri e trasporti, e interventi per rafforzare i Patti educativi di comunità, strumenti fondamentali per garantire più tempo pieno e ampliare l’offerta formativa. Parliamo di esperienze che in molte citta’ del nostro Paese hanno già trovato applicazione concreta, grazie alla collaborazione tra scuole, enti locali e terzo settore. Sono tutte proposte che abbiamo cercato di portare all’attenzione del ministero dell’Istruzione, con emendamenti, mozioni e atti parlamentari”. Lo dichiara Irene Manzi, deputata del Partito Democratico e capogruppo in commissione Cultura.
“Purtroppo – sottolinea l’esponente dem – con risultati molto limitati, perché la maggioranza continua a sottrarsi al confronto su temi centrali come quello dell’istruzione. Il governo preferisce imboccare la strada più facile degli slogan o degli interventi annunciati a mezzo stampa, invece di costruire soluzioni strutturali. Lo vediamo anche nelle dichiarazioni più recenti del ministro Valditara di fronte a fatti gravi e drammatici: si insiste su risposte esclusivamente penalistiche, quando servirebbe invece una strategia educativa di lungo periodo, fondata sulla prevenzione”.
“La scuola – conclude Manzi – non può essere lasciata sola. Serve un’alleanza forte tra scuola e famiglia, le due principali agenzie educative, per sostenere docenti, studenti e genitori che oggi si trovano spesso in difficoltà. Solo così si possono affrontare davvero le criticità del sistema educativo”.
“Il Governo Meloni e il ministro Salvini continuano a dimostrare tutta la loro incapacità di affrontare seriamente il tema della casa: dall’inizio della legislatura hanno prima azzerato il Fondo nazionale per il sostegno all’affitto e poi ripreso in modo del tutto marginale, lasciando senza risposte migliaia di famiglie. A questo si aggiunge il mancato finanziamento del fondo per la morosità incolpevole: una scelta grave che scarica sui cittadini più fragili il peso della crisi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aumentano gli affitti, crescono gli sfratti e si allarga il disagio sociale, mentre il Governo resta fermo e privo di qualsiasi visione”, dichiara la vicepresidente del gruppo PD alla Camera Valentina Ghio che presenta un’interrogazione alla Camera, firmata dai colleghi Alberto Pandolfo e Luca Pastorino, in cui chiede al Governo se intende ripristinare le risorse originariamente previste per il recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, con particolare riferimento ai 13 milioni di euro destinati al Comune di Genova;.
“A Genova il Governo ha tagliato circa 13 milioni di euro già destinati alla ristrutturazione di circa 600 alloggi popolari oggi inutilizzabili, mentre a livello nazionale si parla di circa 970 milioni di euro fermi.
Dalle notizie emerse e dalle segnalazioni dei sindacati degli inquilini risulta che risorse fondamentali per il recupero degli alloggi pubblici siano state bloccate o riallocate, il Governo chiarisca dove sono state riallocate e se è vero che il sostegno alla casa sia stato dirottato in spese legate alla guerra.
Nel frattempo, solo nel Comune di Genova oltre 2.000 alloggi pubblici restano vuoti perché non vengono riqualificati, a fronte di migliaia di domande da parte di famiglie in difficoltà. Una situazione inaccettabile che il Governo ancora una volta scarica sui comuni”, prosegue.
“Per questo ho presentato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per fare chiarezza su quanto sta accadendo. Chiediamo il ripristino immediato dei fondi, a partire dai 13 milioni destinati a Genova, tempi certi per lo sblocco degli interventi e un piano straordinario per rimettere a disposizione gli alloggi oggi inutilizzabili”, aggiunge.
“Serve un cambio di rotta radicale: rifinanziare i fondi per l’affitto, sostenere chi è in difficoltà, rilanciare l’edilizia residenziale pubblica e costruire un vero Piano Casa nazionale con risorse adeguate”, conclude Ghio.
“Raccogliamo il grido d’allarme lanciato da CGIL CISL e UIL e condividiamo la forte preoccupazione per l’orientamento della Commissione di garanzia sugli scioperi, che estende l’applicazione della legge 146 al settore della logistica e del trasporto merci. Si tratta di una scelta molto discutibile che rischia di alterare l’equilibrio costruito in oltre trent’anni tra il diritto di sciopero, sancito dalla Costituzione, e la tutela dei diritti dei cittadini nei servizi pubblici essenziali. Un equilibrio che, prima di oggi, non ha mai incluso in modo generalizzato il comparto della logistica merci.
Questa scelta non consentirà di risolvere in alcun modo i problemi del settore ma avrà come unico effetto la compressione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per questo siamo pronti come Partito Democratico ad aprire immediatamente un confronto diretto con sindacati e imprese sul tema. È necessario che siano al più presto calendarizzati momenti di confronto in Parlamento per ripristinare in tempi brevi un quadro coerente con i principi della legge e costruire in maniera condivisa tutti gli interventi necessari per contrastare le pratiche scorrette nel settore senza limitare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”
Lo dichiarano Andrea Casu Deputato Pd e Vice Presidente della Commissione Trasporti della Camera e Antonio Misiani Senatore Pd e responsabile economia, finanze, imprese e infrastrutture della segreteria nazionale del Partito Democratico.
"L'allarme lanciato dalle Regioni in Conferenza Stato-Regioni è inequivocabile: il trasporto pubblico locale e regionale rischia l'interruzione dei servizi per mancanza di risorse. La normativa è chiara — entro il 15 gennaio il Governo è tenuto a trasferire alle Regioni l'80% del Fondo nazionale TPL, pari a circa 4 miliardi di euro. Siamo a metà marzo e quel decreto non è ancora stato emanato. Un ritardo inaccettabile.
La situazione è aggravata dalla crisi energetica. Le associazioni di categoria AGENS, ANAV e ASSTRA hanno quantificato in oltre 30 milioni di euro al mese i maggiori costi che le aziende di trasporto stanno sostenendo dall'inizio dell'anno, con le quotazioni del gasolio in aumento di circa il 25% a causa della guerra voluta da Trump e Netanyahu. L'energia rappresenta già la seconda voce di costo del settore, con un'incidenza superiore al 15% della spesa complessiva: variazioni così marcate rischiano di compromettere la continuità stessa dei servizi.
È una contraddizione insostenibile: mentre il costo del trasporto privato sale e i cittadini avrebbero tutto l'interesse a spostarsi su mezzi pubblici, il Governo lascia le aziende di trasporto senza liquidità e senza risposte. Il trasporto pubblico locale non è una voce di bilancio negoziabile: è un diritto di mobilità, uno strumento di coesione sociale e una leva essenziale per la transizione ecologica.
Chiediamo al Governo di agire su due fronti in modo immediato: emanare il decreto di trasferimento dell'80% del Fondo TPL alle Regioni, come prescritto dalla legge; e raccogliere le proposte avanzate dalle associazioni di settore, a partire dall'estensione della riduzione dell'accisa sul gasolio commerciale a tutto il comparto del trasporto pubblico locale e dalla promozione in sede europea di un nuovo Temporary Framework per misure straordinarie a compensazione dei maggiori costi energetici. Non ci sono margini per ulteriori rinvii".
Lo dichiarano Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico, responsabile Economia della segreteria nazionale, e Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.