Pagano e Guerra, anche la maggioranza si rende conto che su norme mobilità persone anziane il Governo fa la guerra tra poveri “Il governo e la maggioranza sono divisi sulle modalità di finanziamento delle misure per l’autonomia e la mobilità delle persone anziane” lo denuncia il capogruppo democratico nella commissione bilancio di Montecitorio, Ubaldo Pagano, e la deputata democratica Maria Cecilia Guerra, al termine della seduta di oggi dove era all’ordine del giorno lo schema di decreto legislativo in materia di politiche in favore delle persone anziane.
“Nel corso dell’esame parlamentare anche i partiti di maggioranza hanno finalmente convenuto che le modalità di finanziamento di questa giusta misura sono profondamente sbagliate perché determinano una vera e proprio guerra tra poveri. Per finanziare la mobilità degli anziani vengono infatti scippate risorse al fondo nazionale del trasporto pubblico locale, già insufficiente, che con questa ulteriore sciabolata perde risorse sostanziali. Il fondo che finanzia, tra le altre cose, le misure per i pendolari – conclude Pagano - non può diventare il nuovo bancomat del governo”.
È solo dietrofront momentaneo per imminenti tornate elettorali?
“Il governo di fatto non ha risposto alle nostre domande, e non chiarisce minimamente cosa si intende fare su questo assurdo aspetto della tassa in più sui bagagli nei treni”. Lo ha detto il deputato del PD Andrea Casu rispondendo al question time presentato in commissione Trasporti della Camera insieme ai colleghi Barbagallo, Bakkali, Ghio, Morassut in cui si chiedeva se la decisione di Trenitalia di sospendere le tasse sui bagagli è una decisione definitiva o soltanto un rinvio temporaneo, qt che è stato discusso insieme al quesito sul medesimo tema presentato da Francesca Ghirra di AVS.
“Capiamo - esclama Casu - che è in atto una vera e propria crociata del governo contro l’intermodalità e la mobilità sostenibile, ma c’è sembrato alquanto strano e grottesco che questa decisione venga improvvisamente sospesa da Trenitalia senza la minima spiegazione di cosa intendono fare, ossia se cancellare definitivamente questa norma assurda o se invece è soltanto una sospensione momentanea guarda caso proprio in vista delle imminenti tornate elettorali”.
“Non solo si parla di biciclette e monopattini quindi si applicherebbe un’ulteriore tassa e spesa al viaggiatore che decide di portare con sé un mezzo di trasporto sostenibile come bicicletta o monopattino, ma si parla addirittura di passeggini. Il passaggio sui passeggini gemellari è devastante - aggiunge il dem - una mamma che ha due gemelli deve pagare 50 euro in più per il passeggino gemellare. Stiamo parlando di qualcosa che va al di là della realtà.
Noi dobbiamo dare un segnale chiaro dicendo che si riorganizza il trasporto dei bagagli sui treni e se Trenitalia annuncia un cambiamento ci deve spiegare come funziona, se sia solo momentaneo, funzionale alle campagne elettorali in corso o se invece sia definitivo. Mentre invece le risposte del Governo sono state burocratiche e scarne e non chiariscono se la sospensione prevista da Trenitalia su bagagli e quant’altro sia solo una strategia per cercare di portare una volata sulle imminenti tornate elettorali”, conclude Casu.
“Il nuovo codice della strada sferra un poderoso attacco alla mobilità ciclabile e sostenibile e non migliora la sicurezza urbana perché non interviene sulla prima causa di morte in strada: la velocità. Il nuovo codice, non solo non introduce misure realmente risolutive per invertire la tragica tendenza delle morti su strada, ma comprime l'azione dei Comuni, limita i controlli della velocità e riduce fortemente lo sviluppo della mobilità ciclistica, sia con interventi di natura tecnica, come la cancellazione della segnaletica orizzontale, sia mettendo un freno alla progettualità delle amministrazioni locali per tracciare nuove piste ciclabili. Abbiamo presentato circa 400 emendamenti in Commissione Trasporti, la maggior parte di questi respinta. Sono state privilegiate misure che ci allontanano dalle città europee e favoriscono gli utenti più forti della strada e non tutelano i più vulnerabili come pedoni e ciclisti. Ma non ci fermeremo, ripresenteremo molti emendamenti in Aula per modificare il codice verso un'idea di mobilità che tenga assieme sicurezza, tutela dell'ambiente e vivibilità delle città”, così Valentina Ghio deputata, vicepresidente PD alla Camera, componente Commissione trasporti.
Ministro aveva fornito altri dati, no a svendita gioiello che ha già distribuito 3 mld dividendi a Mef e Cdp
“Il Dpcm Poste inviato alla Camera per il parere parlamentare delle commissioni Trasporti e Bilancio sconfessa il ministro Urso che in un recente question-time in commissione trasporti aveva dichiarato che la maggioranza assoluta di quote pubbliche non sarebbe scesa sotto il 51%. Passa dunque la linea di Giorgetti per la drastica riduzione della partecipazione statale, anche attraverso controllate, di un vero e proprio gioiello che dal 2016 al 2023 ha già distribuito oltre 3 miliardi di dividendi” così in una nota i democratici Andrea Casu e Silvia Roggiani che avevano firmato i question-time ai due ministri. “Esprimiamo forte preoccupazione - -aggiungono - per un processo confuso, dov’è del tutto assente ogni forma di concertazione con i sindacati che rappresentano 120 mila lavoratori. Peraltro, la privatizzazione delle Poste è il primo tassello di un enorme piano di dismissione che vale un punto di Pil e che non può avvenire nelle segrete stanze del Mef: il parlamento deve essere necessariamente ascoltato non solo nei singoli provvedimenti, ma nella strategia complessiva”.
“Obbligare i mezzi pesanti a dotarsi di segnaletica e sensori in grado di rilevare la presenza di pedoni o ciclisti: per garantire realmente la sicurezza delle strade sono necessarie norme che tutelino gli utenti vulnerabili. L’emendamento Pd al Codice della Strada, che è stato colpevolmente bocciato dalla maggioranza in Commissione Trasporti, verrà riproposto in Aula”.E’ quanto dichiara il deputato del Partito Democratico Federico Gianassi sul Disegno di Legge attualmente in discussione a Montecitorio.
“Le recenti norme Ue che prevedono misure per evitare ‘angoli ciechi’ non sono infatti sufficienti a garantire l’incolumità degli utenti vulnerabili perché riguardano solo le nuove immatricolazioni mentre il parco mezzi presente in Italia è relativamente vecchio. Nel nostro emendamento avevamo proposto anche incentivi per sostenere l’installazione dei sistemi di sicurezza ma ogni nostra iniziativa è stata rifiutata. Ci auguriamo che la destra cambi idea e accolga la nostra proposta”, ha concluso.
Non affrontano vero tema che riguarda uso distorto e dittatura delle automobili nella rete stradale
“Noi abbiamo affrontato la discussione sul codice della strada con la speranza e l’obiettivo di arrivare ad un risultato che affrontasse il tema del governo e dell’uso delle reti stradali con una filosofia di fondo, ossia la possibilità di incidere su cambiamenti sostanziali che sono avvenuti nel tempo
sul modo di utilizzare le reti stradali.
Invece purtroppo ci siamo trovati di fronte ad una proposta del Governo minimale, banale, con qualche pennellata e modifica normativa, qualche inasprimento neanche troppo centrato delle norme punitive amministrative o penali, in particolare come ricordavano i relatori del provvedimento sull’uso dell’alcol e della droga alla guida dell’auto, giuste ma parziali e minimali, non sufficienti per colpire e reprimere il distorto uso delle automobili. Noi abbiamo cercato di introdurre una filosofia, un punto di vista nuovo: il fatto che le strade e il codice della strada non sono delle automobili, e che occorre contrastare la dittatura dell’automobile, il suo uso eccessivo, il suo uso distorto e arrogante nei confronti di altri utenti della rete stradale, che sono fragili, indifesi alla mercè di mezzi che se usati male sono delle armi. Non a caso si parla di omicidio stradale. Le statistiche ci dicono che la maggior parte delle morti sulla strada avvengono per eccesso di velocità, anche per casi legati ad un uso distorto dei cellulari alla guida delle auto. Oggi dobbiamo tornare a rimettere al centro l’essere umano, la persona, l’individuo e dobbiamo rimettere in discussione l’assioma che correre in auto è uguale ad efficienza. E qui mi ricollego al progetto di città 30 ossia riportare la velocità all’interno dei centri urbani a 30 km/h orari, che non significa andare in tutte le strade a 30 km/h, ma significa andare a 30 km/h nei centri abitati, nelle zone residenziali, nei centri urbani più popolati, per tutelare proprio l’individuo, le persone più fragili, i cittadini, i pedoni, gli anziani e i ragazzi giovani, chi rinuncia all’auto per andare con i mezzi pubblici e quindi dobbiamo potenziare sicuramente l’uso dei mezzi pubblici e tutta la parte di un uso più ecologico e sostenibile delle strade. Con quel limite di velocità a 30 km/h significa rispettare la vita che si svolge nei centri urbani. In Europa già succede questo. Vogliamo che questa filosofia di vita urbana sia introdotta anche in Italia”. Lo ha detto in Aula Roberto Morassut, deputato Pd e vicepresidente della commissione Trasporti di Montecitorio, in discussione generale del ddl in materia di sicurezza stradale e revisione del codice della strada.
“Il modello Ryanair per Trenitalia è sbagliato. Prendiamo positivamente atto della marcia indietro sul nuovo regolamento che, come abbiamo denunciato, avrebbe determinato dal primo marzo aggravio di costi e disservizi per i viaggiatori. A questo punto, però, vogliamo vederci chiaro sulle ragioni e sul tempismo di questo pasticcioso dietrofront. Non vorremmo che questa saggia decisione sia solo uno stratagemma per evitare al ministro dei trasporti Salvini polemiche e contestazione di disservizi alla vigilia di importanti passaggi elettorali”. Così il deputato democratico della commissione trasporti della Camera, Andrea Casu.
“Preoccupa l’aumento di costi “modello Ryanair” per viaggiatori e pendolari già alle prese con frequenti ritardi e disservizi conseguente all’entrata in vigore dal prossimo 1 marzo del nuovo regolamento che consentirà di trasportare gratis solo un massimo di 2 bagagli a bordo dei treni. Fondamentale garantire sicurezza e regole precise per il trasporto, sempre ordinato dei bagagli sui treni, ma il nuovo modello rischia di disincentivare la scelta del treno rispetto all’auto e anche di rendere ancora più complicata, difficile e costosa la scelta dell’intermodalità nei trasporti pubblici locali. Per favorire lo shift modale sostenibile servono maggiori incentivi e strumenti e non solo più oneri, costi e sanzioni per chi ogni giorno sceglie di muoversi in treno e abbinarlo coraggiosamente con l’uso di bici e monopattini”. Così il deputato democratico, componente della commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu commenta il nuovo regolamento di Trenitalia, che sarà in vigore da domani, per cui non si potranno portare più di due bagagli per passeggero a bordo delle Frecce (Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca) di Trenitalia.
Domani in vigore nuovo regolamento, rischio disservizi e aumento costi
“Preoccupa l’aumento di costi “modello Ryanair” per viaggiatori e pendolari già alle prese con frequenti ritardi e disservizi conseguente all’entrata in vigore dal prossimo 1 marzo del nuovo regolamento che consentirà di trasportare gratis solo un massimo di 2 bagagli a bordo dei treni. Fondamentale garantire sicurezza e regole precise per il trasporto, sempre ordinato dei bagagli sui treni, ma il nuovo modello rischia di disincentivare la scelta del treno rispetto all’auto e anche di rendere ancora più complicata, difficile e costosa la scelta dell’intermodalità nei trasporti pubblici locali. Per favorire lo shift modale sostenibile servono maggiori incentivi e strumenti e non solo più oneri, costi e sanzioni per chi ogni giorno sceglie di muoversi in treno e abbinarlo coraggiosamente con l’uso di bici e monopattini”. Così il deputato democratico, componente della commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu commenta il nuovo regolamento di Trenitalia, che sarà in vigore da domani, per cui non si potranno portare più di due bagagli per passeggero a bordo delle Frecce (Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca) di Trenitalia.
“Vi impediremo di svendere infrastrutture strategiche per il Paese”
Il vero scopo di questa legge proposta dalla maggioranza, con la compiacenza del governo, è di privatizzare gli interporti italiani, per giunta ad un prezzo stracciato. Vengono sacrificati beni pubblici in luoghi strategici. Insomma il governo dei patrioti che svende i beni della patria. Il testo di questo provvedimento conferma che il governo Meloni è contro il Sud, va a braccetto con le grandi lobby del Paese ed è sempre pronto a scagliarsi nei confronti dei più deboli.
Il 70% degli interporti oggi in Italia (16 su 24) è concentrato al Nord, nel territorio più ricco ed infrastrutturato. Il governo e questa maggioranza come pensano di garantire una vera perequazione infrastrutturale? Come pensano di garantire migliori connessioni ed un adeguamento delle reti al Centro e nel Mezzogiorno? Sette regioni italiane sono senza neanche un interporto e l'individuazione dei nuovi viene affidata a criteri evanescenti e generici. Insomma un'occasione persa per colpa di questa maggioranza che fa atto di delega al governo ed in particolare al ministro Salvini per assegnare discrezionalmente le risorse disponibili. Il tutto senza nessun coinvolgimento delle Regioni, degli enti locali, per non parlare delle parti sociali, dei lavoratori e delle categorie produttive.
Come se non bastasse questa norma calpesta le direttive comunitarie perché consentite alle società di gestione degli interporti, in violazione di ogni elementare principio sulla concorrenza, di garantirsi un prezzo di riscatto del bene a scomputo delle somme individuate per presunti investimenti indicati nella perizia redatta da un tecnico di parte. Una procedura evidentemente elusiva non solo delle norme europee, ma anche dell'interesse pubblico. Gli interporti rappresentano un patrimonio da custodire e valorizzare; vi impediremo di concretizzare queste privatizzazioni di infrastrutture così strategiche a danno del Paese.
Così il capogruppo del Pd in commissione Trasporti della Camera, Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.
Creare città più sicure e vivibili per tutti
“Dobbiamo mettere in campo misure per città che abbiano una visione complessiva sullo spazio urbano, quindi limitare la velocità delle auto per aumentare la sicurezza delle persone e diminuire l’inquinamento dell’ambiente.
Per questo dobbiamo mettere in condizione i sindaci di avere strumenti per rendere più sicuri e vivibili i centri storici le zone maggiormente frequentate da pedoni, a partire da quelli piu' vulnerabili.
287 persone over 65 morte sulla strada. nel 2022 e 6.000 feriti gravi ,sono dati che devono indurre il legislatore a introdurre misure per porre rimedio.
Alcune città in Italia hanno sviluppato percorsi nuovi, politiche nuove già in atto in altre città europee con una diminuzione significativa del 20/25% di morti e feriti gravi sulle strade.
Questa e' la direzione da intraprendere e proprio per questo siamo critici con il ministro Salvini e con alcuni punti del nuovo codice della strada che mettono sotto attacco la mobilità sostenibile e riducono l'autonomia degli amministratori locali.
Noi dobbiamo andare in una direzione contraria, dando ai sindaci facolta' di azione e risorse per città più accoglienti e sicure, per una idea di citta' inclusiva con arredo urbano, più aree verdi e più possibilità di socializzazione. E' un processo che non puo’ andare a compartimenti stagni, e non concentrarsi su un'unica azione ma sviluppare una idea di città e territorio che tuteli tutti e che metta nelle condizioni di vivere in sicurezza sia anche a chi vive la citta' da pedone, ciclista, utente del trasporto pubblico.
Dobbiamo lavorare oltre che su ‘Città 30’ ad Città per tutti e tutte’”. Lo ha detto Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera e membro della commissione Trasporti di Montecitorio, intervenendo alla conferenza nazionale a Montecitorio su Città 30 “Siamo tutti pedoni. La citta' 30 per la citta' delle relazioni" promossa da SPI Cgil, CISL e UIL pensionati.
Stop dittatura urbana delle automobili, ma nuova civiltà urbana democratica
“Viviamo sotto la dittatura dell’automobile e dobbiamo arrivare invece ad una diversa idea di città, di movimento, di sicurezza, e non solo parlare di eccesso di velocità. Certamente bisogna limitare la velocità soprattutto all’interno dei luoghi urbani, perché la velocità produce omicidi stradali. Ma non dobbiamo parlare solo di velocità ed eccesso di velocità. Ma bisogna arrivare ad una idea diversa di civiltà urbana. Ricalcolare lo spazio pubblico, quanti mq abbiamo a disposizione? Ora sappiamo che lo spazio pubblico è nella mani delle automobili. Dobbiamo arrivare ad un concetto di spazio pubblico nuovo, risolvere i problemi di utilizzo dello spazio pubblico e del consumo di suolo, attualmente sotto la ‘dittatura’ delle automobili. Città 30 deve comprendere anche un modello di trasporto diverso, quindi aumentare i mezzi pubblici e renderli più efficienti; aumentare e favorire la ciclopedonalità; limitare lo spazio per le automobili.
Noi faremo la nostra battaglia parlamentare nell’ambito del codice della strada e poi proseguiremo con una vera e propria proposta di legge su Città 30.
Per rendere la nostra civiltà più avanzata e democratica e più vivibile da parte delle persone”. Lo ha detto Roberto Morassut, deputato Pd e vicepresidente della commissione Trasporti di Montecitorio, intervenendo in una conferenza stampa a Montecitorio su Città 30 “Siamo tutti pedoni”.
“ll testo del nuovo codice della strada arriverà in Aula la prossima settimana. La maggioranza è partita con un'idea condivisibile, quella di aumentare la sicurezza sulla strada, di ridurre il numero di morti. Ma il risultato finale non corrisponde all'idea con cui la maggioranza è partita.
Abbiamo provato in questi mesi, con tanti emendamenti, con audizioni in cui abbiamo ascoltato associazioni, cittadini, l'Anci, a portare un contributo per migliorare l'indirizzo del codice della strada, ma così non è stato”. Lo ha detto Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camere e componente della commissione Trasporti, intervistata sul sito web dei deputati Pd.
“Non sia è agito – ha proseguito l’esponente dem - sulla prima causa di morte sulla strada, ovvero la necessità di ridurre la velocità, producendo un vero e proprio attacco alla mobilità sostenibile, alla mobilità ciclabile e anche all'autonomia dei sindaci, andando ad incidere pesantemente sulla facoltà dei Comuni di pianificare la mobilità sui loro territori. In Aula torneremo con i nostri emendamenti, con le nostre proposte migliorative, per cercare di tenere assieme una maggiore sicurezza e anche un'idea di città diversa, una città più vivibile, una città dove si guardi anche all'ambiente, insieme alla sicurezza delle persone e che ci avvicini ai modelli di città europee che applicando questo tipo di impostazione negli ultimi anni hanno visto ridurre significativamente i morti sulle strade”.
“E’ questo – ha concluso Ghio - il nostro obiettivo: migliorare la vivibilità delle città, rendere le strade delle nostre città, più sicure e più vivibili. La direzione non è quella di non incidere sulla velocità e attaccare la mobilità sostenibile. La direzione è tutt’altra, è quella che gli esempi di tante città italiane ci stanno dimostrando in questi mesi e in questi anni e su questo bisogna agire”.
“Lo spot del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, senza indossare la cintura di sicurezza rappresenta la ciliegina sull’amara torta di una riforma del codice della strada che non interviene sulla causa principale di morte: la velocità. Su questo ennesimo e sconcertante spettacolo che giunge da una personalità politica e leader di partito che non rappresenta certo le istituzioni della Repubblica con disciplina e onore presenteremo una interrogazione parlamentare. Un ministro dei Trasporti deve essere il primo a dare l’esempio in materia di sicurezza stradale. Con l’episodio di oggi abbiamo toccato il fondo”.
Così il capogruppo del Partito democratico in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.