"Domani festeggerò l'80esimo anniversario della Liberazione a Grosseto e Orbetello. La mattina alle 9.45 sarò a Grosseto per partecipare al corteo organizzato da Anpi che partirà dal Bastione della Rimembranza. Intorno alle 13 mi sposterò ad Orbetello da dove, poco fa, è arrivata la notizia che il Comune ha negato il suolo pubblico all'Anpi per le iniziative che ha previsto e per le quali aveva, per altro, già pagato le spese. Un diniego senza una motivazione ufficiale che ha tutto il sapore di una precisa quanto inaccettabile scelta politica. Del resto, stiamo parlando dello stesso sindaco Casamenti che intende intitolare un parco a Italo Balbo, squadrista violento e fascista della prima ora che organizzò la marcia su Roma. Avevo già in programma di partecipare alle iniziative di Orbetello e adesso lo farò con ancora più convinzione. Porterò la mia solidarietà e il mio sostegno ad Anpi e alle cittadine e ai cittadini di Orbetello che conoscono il valore del 25 Aprile e della Liberazione. E' evidente che questa giornata non può essere di sola memoria, ma di resistenza. Ottant'anni fa come oggi. Non ci lasceremo certo intimidire: ci vediamo in piazza". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo
“Negare l’uso del suolo pubblico per la celebrazione della Liberazione, senza fornire una motivazione oggettiva e trasparente, è una decisione gravissima e incomprensibile da parte della giunta comunale di Orbetello. Una scelta che crea un pericoloso precedente e che mina i valori fondanti della nostra democrazia. Non intendo entrare nel merito delle ragioni, che ad oggi non sono state chiarite, ma è un dato di fatto che a Orbetello governa una coalizione che nega la possibilità di celebrare pubblicamente le libertà sancite dalla Costituzione italiana.
Per questo motivo presenterò un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno. Passare alla storia per aver negato l’autorizzazione alla manifestazione dell’80° anniversario del 25 aprile rappresenta una scelta non solo incomprensibile, ma profondamente sbagliata.”
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Marco Simiani.
“Nel corso dell’esame della proposta di legge sul telemarketing aggressivo, nelle Commissioni Trasporti e Attività produttive, abbiamo presentato come PD una serie di emendamenti, che riprendono in particolare la proposta di legge a mia prima firma sulla stessa materia e che la maggioranza non ha ritenuto di integrare nel testo base. Il nostro obiettivo era e resta quello di assicurare un effettivo contrasto al marketing telefonico selvaggio attraverso: la creazione di un apposito Registro delle Autorizzazioni alle comunicazioni commerciali per il passaggio al sistema opt-in, che prevede il consenso preventivo da parte del consumatore a ricevere le chiamate commerciali, e la nullità degli eventuali contratti conclusi per telefono in mancanza di tale consenso preventivo; l’introduzione di numerazione dedicata e chiaramente identificabile per gli operatori dei call center, per contrastare il fenomeno dello ‘spoofing’, ovvero l’uso di numeri fittizi che sembrano veri; infine, nel caso in cui sia il consumatore a cercare di contattare un customer service, la previsione di un numero dedicato, con la garanzia di poter parlare entro 1 minuto con un operatore umano. Dobbiamo introdurre nuove soluzioni, che consentano di prestare attenzione al lavoro di tanti operatori, ma rafforzino gli strumenti per difendere la libertà e serenità di vita delle nostre famiglie. Speriamo che la maggioranza decida di ascoltarci e accogliere queste nostre proposte serie e ragionevoli”.
Così il capogruppo Pd in Commissione Politiche europee, Piero De Luca.
“È inaccettabile che a mesi di distanza dalla prova scritta del concorso Ripam Coesione Sud non siano ancora state pubblicate le graduatorie. Nessun elenco di idonei, nessuna informazione su quanti siano per regione, nessuna possibilità di verifica per migliaia di candidati che hanno partecipato con serietà e impegno a una selezione pubblica fondamentale per il rafforzamento della Pa nel Mezzogiorno. Il silenzio degli enti organizzatori è incomprensibile e mina la credibilità stessa delle istituzioni. In un momento in cui la pubblica amministrazione è chiamata a essere motore di attuazione del Pnrr e dei Fondi di Coesione, ritardi e opacità non sono tollerabili. Per questo chiediamo che vengano pubblicati subito gli esiti del concorso, con i codici identificativi come previsto dalle buone prassi, e che siano fornite ai candidati tempistiche chiare e trasparenti. Chi ha partecipato a questo concorso merita rispetto. E lo merita anche un Paese che ha bisogno di una Pa efficiente, moderna e credibile”.
Così i deputati democratici Marco Sarracino, della segreteria nazionale del Pd, e Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"Le risorse destinate all'edilizia scolastica stanziate con il Decreto Pa potranno essere utilizzate anche dai comuni che hanno usufruito del Pnrr ma rischiano di non riuscire a completare i lavori a causa di cause esterne, come il fallimento delle imprese assegnatarie": è quanto dichiara la vicecapogruppo dei deputati Pd Simona Bonafè sul suo ordine del giorno approvato alla Camera.
"A seguito di comprovate cause non imputabili alla stazione appaltante l'ente che rischia di perdere le risorse comunitarie potrà ricevere il sostegno dello Stato. Si tratta di una possibilità che potrà aiutare i comuni come quello toscano di Barberino Tavarnelle, oggi in difficoltà per responsabilità del fallimento della ditta che aveva vinto la gara per i lavori, ed assicurare alle comunità territoriali le nuove scuole. E' ora necessario che i decreti interministeriali previsti dalla nuova legge per assegnare le risorse definiscano nel dettaglio queste casistiche": conclude Simona Bonafè.
"Che questa maggioranza, questo governo, queste presidenze delle Camere non abbiano particolarmente a cuore il 25 aprile è cosa nota.
Ma l'80esimo anniversario meritava una celebrazione importante, solenne, che non passasse inosservata. Dieci anni fa, in occasione del 70esimo, da Presidente della Camera invitai i partigiani e le partigiane a Montecitorio dove molti di loro non erano mai stati e dove, invece, dovevano sentirsi non ospiti ma padroni di casa.
Insieme a loro c'erano parlamentari, il presidente del Senato, il presidente del consiglio, i ministri e anche il presidente Mattarella che era stato eletto poche settimane prima. Alla fine dei lavori nell’emiciclo si levarono spontaneamente anche le note di "Bella ciao". Ci fu la diretta televisiva e tante persone da casa seguirono l’evento e omaggiarono la Liberazione.
Per l'80esimo anniversario, invece, una celebrazione in tono minore. Un atto dovuto, non sentito, non partecipato.
Ricordare quando l'Italia si liberò dal nazifascismo aprendo la strada alla repubblica democratica che è oggi, celebrare le donne e gli uomini che furono protagonisti di quella lotta di liberazione dovrebbe renderci orgogliosi di essere italiani. Questo dovrebbe voler dire essere patrioti, non tentare di riscrivere la storia e cancellarne le fondamenta". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Braga: resistenza e 25 aprile sono le radici della nostra democrazia
Da Ventotene a Casa Cervi, da Sydney a Madrid, passando per le piazze, le scuole e i luoghi simbolo della Resistenza in tutta Italia: sono numerose le iniziative organizzate, e a cui parteciperanno le deputate e i deputati del gruppo parlamentare del Partito Democratico, per celebrare l’80° anniversario della Liberazione.
Un impegno diffuso, che si unisce alla campagna social lanciata dal gruppo in occasione di questa ricorrenza, costruita attorno a parole chiave che rappresentano il senso profondo del 25 aprile: pace, futuro, libertà, democrazia, riscatto.
«Il 25 aprile è la radice della nostra democrazia. È memoria viva e impegno per il futuro. Il gruppo del Partito Democratico sarà presente ovunque per testimoniare l’attualità dei valori della Resistenza», dichiara la capogruppo alla Camera Chiara Braga.
Domani mattina, sui canali social del gruppo, sarà pubblicato un video corale che raccoglie i racconti dei deputati e delle deputate sul significato del 25 aprile oggi: uno sguardo personale e collettivo che unisce generazioni, territori e visioni.
Il Partito Democratico ha scelto di accompagnare queste celebrazioni anche con un gesto concreto: nella legge di bilancio, il gruppo ha destinato 700 mila euro per l’ottantesimo anniversario della Liberazione. Ma, a oggi, il Governo non ha ancora reso operativo il fondo previsto, come ha ricordato anche il deputato Andrea De Maria, che ha sollecitato con un’interpellanza un intervento immediato da parte della Presidenza del Consiglio.
Il Partito Democratico, oggi come sempre, sta dalla parte giusta della storia, a difesa della democrazia, della Costituzione e della memoria. 25aprile è radici, futuro, valori, libertà, memoria, pace. È coraggio, è impegno. È Italia. Viva la Liberazione.
Ecco le principali iniziative a cui parteciperanno le deputate e i deputati del Pd


“E’ vero che il ministro della Giustizia Nordio non ha trasmesso alla Procura generale di Roma la documentazione richiesta dalla Corte Penale Internazionale per il mandato di arresto del presidente Putin e perché non lo ha fatto? E’ vero cha la decisione è stata condivisa anche dalla presidente del Consiglio Meloni e dal ministro degli Esteri Tajani e perché visti gli obblighi internazionali dell'Italia derivanti dallo Statuto di Roma della Cpi? Il governo non ritiene che tale decisione comprometta la credibilità dell'Italia nel sistema di giustizia penale internazionale e non intende garantire il pieno rispetto degli obblighi di cooperazione giudiziaria internazionale?”.
Sono le domande contenute nell’interpellanza urgente rivolta alla presidente del Consiglio, al ministro della Giustizia e al ministro degli Affari Esteri, che vede come prime firmatarie la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, e la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e sottoscritta anche da tutti i componenti dell’Ufficio di presidenza del Gruppo e dai componenti della commissione Giustizia.
“Il disastro della sanità in Sicilia è purtroppo sotto gli occhi di tutti ma in questa situazione invece di nuovi investimenti arrivano addirittura ulteriori chiusure negli ospedali dell’isola. Nel nosocomio Sant'Agata di Militello in provincia di Messina, e nonostante gli oltre 100mila cittadini del bacino di utenza, oltre alla carenza di medici e infermieri e la mancanza di reparti fondamentali come neonatologia e cardiologia verrà infatti chiusa anche la chirurgia. Su questa vicenda assurda ho presentato una ulteriore interrogazione parlamentare al Ministro Schillaci”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
“Va inoltre aggiunto che a Sant'Agata di Militello mancano le apparecchiature necessarie a salvare la vita delle persone: nel reparto di medicina non è ancora stata infatti attivata la stroke-unit; mentre vengano attivate nuove convenzioni con strutture private come recentemente per il reparto ortopedia. E’ palese come in Sicilia il diritto alla sanità pubblica previsto dalla Costituzione venga continuamente ignorato”: conclude Maria Stefania Marino.
“Da un governo che ambisce a giocare un ruolo mondiale ci saremmo aspettati ben altro che un Documento programmatico vago, frammentato e senza prospettiva. Lo affermano l’Ufficio parlamentare di bilancio e la Corte dei Conti: il Dfp è insufficiente e privo di dati chiave. È l’ennesima occasione mancata”.
Così Silvia Roggiani, deputata del Partito Democratico, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo al Dfp.
“Avete interrotto - ha aggiunto - una prassi virtuosa che dal 1988 consentiva al Parlamento di svolgere la sua funzione. Nessun vincolo europeo ve lo impediva: è stata una scelta politica, che rivela la vostra totale assenza di visione. Nel documento mancano risposte sui dazi americani, che già colpiscono l’export italiano, e sul Pnrr, unica leva di crescita che ormai è a rischio. Non c’è nulla su Industria 5.0. Il governo ignora le imprese e taglia fondi a sanità e comuni. E mentre gli altri paesi europei investono, la destra scarica i costi su famiglie, lavoratori e pensionati. Il diritto alla casa e alla salute sono negati. In un’Italia che invecchia, il governo sottofinanzia la sanità mentre le persone restano senza medico di base o attendono mesi per un esame. Questo Dfp - conclude Roggiani - non è all’altezza del nostro Paese”.
“Ancora una volta, come per la direttiva Bolkestein, la destra fa propaganda mistificando la realtà. Oggi anche sulla direttiva Habitat. Facciamo chiarezza. Il voto di ieri in commissione Politiche Ue della Camera non ha approvato alcuna norma nuova sul lupo in Italia. Da mesi la Commissione Ue ha elaborato una proposta di modifica del livello di protezione del lupo in tutta Europa. Su questa proposta è stato dato ieri in commissione un parere procedurale, poiché le proposte legislative della Commissione Ue possono essere analizzate nel rispetto tecnico del principio di sussidiarietà per le materie di competenza non esclusiva dell'Unione. Ai sensi del Protocollo n. 2 allegato al Trattato di Lisbona, nell’elaborazione di ogni proposta legislativa in tali materie, la Commissione Ue deve rispettare, infatti, specifici obblighi: consultazioni, pareri, schede analitiche sulla sussidiarietà, valutazioni d’impatto. Tutti passaggi che non sono stati svolti correttamente. Senza entrare nel merito della riforma della direttiva Habitat, che non compete alla Commissione Politiche Ue della Camera, come Pd, abbiamo contestato la ricostruzione della destra sulla mancanza di criticità formali nella proposta. Il nostro obiettivo era sollecitare un'attenzione della Commissione UE per evitare il rischio che sia inficiato il prossimo percorso legislativo tra Parlamento Ue e Consiglio. Come al solito la destra preferisce un comunicato stampa, quello sì ideologico, condito di fumo e attacco politico, al lavoro serio e concreto nelle istituzioni per affrontare con serietà ed equilibrio le questioni”.
Così il capogruppo Pd in commissione politiche Ue alla Camera, Piero De Luca.
Meloni non continui a ignorare
“Il nuovo rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa è un atto d’accusa durissimo contro il sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio in Italia. Ha confermato ciò che già numerosi altri rapporti hanno raccontato: episodi di maltrattamento, somministrazione di psicofarmaci senza prescrizione, condizioni materiali disumane, totale assenza di trasparenza e monitoraggio indipendente. Non si può più parlare di “criticità”, siamo davanti a una violazione sistemica dei diritti umani”.Così la deputata del Pd, Rachele Scarpa.
“La cosa più grave - aggiunge - è che il governo Meloni ha esportato questo modello all’estero, con uno spreco spropositato di soldi pubblici. Il modello Albania, da cui continuano ad arrivarci notizie di episodi di autolesionismo, viene oggi messo esplicitamente in discussione anche dal Consiglio d’Europa. Se i Cpr in Italia sono luoghi di sospensione del diritto, figuriamoci cosa accade quando si spostano al di fuori dei confini nazionali, in un contesto dove il controllo democratico e il potere ispettivo dei parlamentari sono ancora più debole. Chi viene rinchiuso in un Cpr non ha commesso alcun reato, eppure subisce trattamenti che sarebbero inaccettabili persino in un penitenziario. Il fatto che il Cpt parli di ‘approccio sproporzionato alla sicurezza’, di ‘carceri di fatto’ e di ‘detenuti parcheggiati’, deve farci rabbrividire. Questo non è controllo delle migrazioni: è disumanizzazione. Ed è ancora più inaccettabile se a subirla sono persone vulnerabili, senza alcuna possibilità di difendersi. Il governo deve rispondere subito, assumendosi le proprie responsabilità. È tempo di chiudere i CPR e investire su canali sicuri di immigrazione regolare, rispettosi dei diritti e della dignità umana. Continuare su questa strada - conclude - significa avallare un sistema che produce sofferenza, isolamento, e in troppi casi, come ci dicono anche i dati sul suicidio, morte”.
“Persino il Cnel è costretto ad ammettere nel suo rapporto annuale che l’emergenza italiana è il lavoro giovanile e femminile. Che ci colloca in coda alla classifica di tutta Europa. Chiediamo al governo meno trionfalismi e più fatti. Servono risposte su salari, a partire dal salario minimo, e l’eliminazione delle leggi sulla precarietà del lavoro. Anche per questo l’appuntamento referendario dell’8 e 9 giugno è decisivo: si può invertire finalmente la rotta. Il lavoro povero non può essere la condanna di intere generazioni”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Con questo Documento di Finanza pubblica ci troviamo di fronte a una brutta pagina per il Parlamento, che viene privato del suo diritto di indirizzo e controllo dell’attività del governo. Da documento di ‘programmazione’ abbiamo subito la sua trasformazione in atto di semplice ‘monitoraggio’, con la scusa che ci troviamo in un momento di incertezza. Ma è proprio nei momenti di incertezza che il Parlamento deve essere messo in condizione di sapere dove la maggioranza intende condurre il Paese. Come avvenuto anche al tempo del Covid. Tutto il potere è oggi invece nelle mani del governo con una totale assenza di trasparenza. Tutto questo con deputati di maggioranza che non prendono mai la parola. Silenzio assoluto. Una maggioranza schiacciante e schiacciata sul governo. Non vengono forniti dati e nota metodologica. Si citano ‘politiche invariate’ senza dire quali esse siano. Nulla sui dazi. Sulla difesa non sappiamo neanche quanto stiamo spendendo oggi e su quali voci, altro che annunci della Meloni sul 2%. Anche su pensioni, sanità e fiscal drag, questo documento rappresenta uno schiaffo al Parlamento”.
Così la deputata democratica e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Documento di Finanza pubblica.
"C'è una evidente schizofrenia della destra che tradisce una sconcertante incapacità ad affrontare i problemi reali dei territori. Sul Decreto Pa i comuni geotermici della Toscana avevano chiesto di assumere personale per gestire in modo efficace i nuovi investimenti previsti nei Piani pluriennali finanziati da Enel con il rinnovo delle concessioni: una norma di buonsenso, peraltro a costo zero, che veniva incontro alle necessità delle popolazioni. Il governo ha però bocciato il nostro emendamento, facendo però marcia indietro dopo poche ore approvando l'ordine del giorno Pd con le medesime motivazioni. Siamo di fronte ad una continua approssimazione sulle norme in discussione che lascia francamente esterrefatti e conferma la cronica incapacità della destra e del Governo Meloni di confrontarsi sul merito con le opposizioni".
Così i deputati del Partito Democratico, Marco Simiani ed Emiliano Fossi.