Ancora incertezze su futuro stabilimenti Mirafiori e Pomigliano
“Non abbiamo avuto alcuna risposta dal Governo sul destino di Stellantis in Italia. Al contrario, ci troviamo davanti a una vera e propria diserzione. Alla nostra interrogazione non è arrivata nessuna rassicurazione sulla necessità del vincolo tra incentivi e livelli occupazionali nè un messaggio che dica chiaramente che c’è una politica di rilancio del settore. Il Governo si era impegnato a stimolare la produzione un milione di autoveicoli l’anno, siamo largamente sotto. E la prospettiva di chiusura o di ridimensionamento di stabilimenti come Mirafiori e Pomigliano non è stata affatto fugata. Mancano soluzioni che vadano oltre le rassicurazioni sugli ammortizzatori sociali senza però alcuna proposta concreta per evitare che questa divenga cronica. Meraviglia che chi parla di patria ogni giorno a fini propagandistici non sappia che non esiste alcuna grande nazione al mondo senza una industria manifatturiera. Non c’è al momento alcuna data su un tavolo con l’azienda e i sindacati: lo abbiamo chiesto e continuiamo a chiederlo” così i deputati democratici Arturo Scotto, Emiliano Fossi, Chiara Gribaudo Mauro Laus, Marco Sarracino.
“Finalmente oggi la comunità italo-albanese può festeggiare la firma definitiva della convenzione bilaterale in materia di sicurezza sociale che oltre a regolare le pensioni consentono il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione, della maternità e della malattia di lavoratrici e lavoratori che fin ad oggi non si vedevano riconosciuti questi fondamentali diritti. Per oltre dieci anni questa comunità si è battuta dialogando con le istituzioni e grazie al lavoro del Governo Draghi, ed in particolare del Ministro Orlando e del Sen. Nanniccini, si è riuscito a costruire un accordo che garantisce il giusto riconoscimento del diritto alle prestazioni previdenziali e le adeguate coperture finanziarie” ha dichiarato l’On. Gribaudo.
“Oramai un’anno fa avevo presentato un’interrogazione al Ministero del Lavoro per chiedere che venisse posta celermente la firma conclusiva dell’accordo che mancava. Voglio ringraziare le associazioni italiano-albanesi che in questo anno non hanno mai smesso di incalzare il governo e che hanno giocato un ruolo determinante nella firma definitiva dell’accordo di oggi” - ha proseguito la deputata DEM - Questa è la dimostrazione che quando la buona politica ascolta le esigenze reali che le vengono presentate, si riescono a raggiungere accordi internazionali che accrescono i diritti delle persone, non li calpestano.”
“Apprendiamo con sconcerto l’eventualità annunciata da Tavares di ridurre i posti di lavoro di Stellantis a Mirafiori e Pomigliano d’Arco se non arriveranno incentivi statali all’auto elettrica.
C’è un evidente problema nel nostro Paese e in Regione Piemonte di classe dirigente politica che non è in grado di assicurare piani industriali e accordi seri che garantiscano la produzione industriale e i posti di lavoro” così la deputata democratica, vicepresidente del Pd, Chiara Gribaudo. “Dalla nascita di Stellantis - aggiunge la deputata - si è osservato un continuo ridimensionamento della forza lavoro negli enti centrali di Mirafiori, migliaia sono i posti di lavoro già persi tra gli impiegati della ex Fiat senza contare l'impatto devastante su tutto l'indotto.
Ora queste minacce sugli stabilimenti produttivi sono inaccettabili.
La politica di Stellantis ha portato ad aprire fabbriche in Marocco e minaccia di chiuderle in Italia, tutto questo in Francia non avviene perché lo stato è presente direttamente e indirettamente nel definire le politiche industriale del settore automobilistico.
Il governo del Made in Italy si attivi immediatamente per conoscere le vere intenzioni di Stellantis e il Presidente Cirio alzi la voce visto che è il coordinatore delle regioni al tavolo nazionale. Entrambi facciano quanto in loro potere per garantire il milione di veicoli prodotti in Italia promesso a suo tempo”.
“Si è spento oggi Bruno Segre, partigiano, colonna portante dell'antifascismo piemontese e non solo. È stato un testimone prezioso degli anni bui del Paese, mettendosi a disposizione sempre con umiltà e generosità. Ci lascia nel Giorno della Memoria, consegnandoci un'eredità di sapere e umanità, che chi rimane ha l'obbligo morale di mantenere viva”. Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito democratico.
Governo non ha mosso un dito per l’Automotive
“Dopo un anno e mezzo di Governo stiamo ancora aspettando un piano industriale per il Paese da parte di Meloni, un’idea per tutelare e rilanciare l’occupazione in Italia. Non hanno mosso un dito per fermare la delocalizzazione delle produzioni all’estero o attrarre nuovi investimenti per creare nuovi posti di lavoro. A pagare il prezzo piú alto sono le lavoratrici e i lavoratori di territori come il Piemonte, che vedono ormai completamente svuotata la propria vocazione storica di area industriale in particolar modo per quel che riguarda l’automotive.” denuncia Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito democratico.
“Veniamo da cinque anni disastrosi di giunta Cirio che non ha mai tutelato gli interessi piemontesi e difeso il lavoro.” - aggiunge la deputata dem - “Il Governo Meloni sta proseguendo su questo solco. Allora la domanda è molto semplice: come intendono tutelare la componentistica, attrarre gli investimenti delle nuove Gigafactory di produzioni elettriche, riattivare la produzione di veicoli che stanno tornando ad investire in Europa?”
“La crisi del settore sta producendo un dramma sociale in Piemonte. E il tempo delle chiacchiere è finito. Cara Presidente non sei più all’opposizione.” Ha concluso Chiara Gribaudo.
“La Giunta Cirio fa sprofondare il Piemonte nel Medioevo dei diritti, più simile all’Ungheria di Orbàn che ad un Paese come l’Italia, lontano anni luce dalla storia di progresso e civiltà del nostro territorio” così la vicepresidente del Pd, Chiara Gribaudo che sottolinea come “nella delibera regionale sull’affido viene espressamente scritto che un minore in condizione di fragilità può essere affidato ad una coppia eterosessuale, al limite ad un single uomo o donna, ma mai e poi mai ad una coppia omosessuale. Non sono, secondo loro, “situazioni che un bambino può incontrare”. Non ci sorprende - aggiunge la deputata democratica - visto il traino sovranista, oscurantista e antiabortista portato avanti dall’assessore Marrone, ma questo non significa che non ci indigni. Toccano il fondo e continuano a scavare. Serve una mobilitazione della società civile contro questa deriva inaccettabile, per ribadire un concetto base e inequivocabile: è l'amore che crea una famiglia”.
"La seconda legge di Bilancio del Governo Meloni è addirittura peggiore della prima. Una manovra iniqua che non aiuta le donne, non aiuta i giovani e non aiuta le famiglie. Nessuna prospettiva di crescita per il Paese, nessuna delle proposte elettorali (dalla flat tax all’abolizione della Fornero) messa a terra, ma una legge di bilancio di mance e mancette, senza visone di futuro. Anche sulle pensioni è stato creato un caos, inasprendo le regole e non consentendo più, soprattutto a chi ha lavori gravosi, di poter andare in pensione prima. Qualcuno potrebbe pensare 'magari non si occupano delle pensioni perché pensano ai giovani'; invece nessuna misura per le giovani generazioni, nessun aiuto sui mutui prima casa, anzi viene aumentata l’iva sui prodotti igienico-sanitari sia per le donne sia per i neonati, quindi famiglie e giovani, tassati di più e in cambio zero. Sulle donne, gli unici soldi veri destinati alle donne, soprattutto alle donne vittime di violenza, li ha messi l'opposizione, l'opposizione unita! E sulla sanità nulla è stato fatto, ma è chiaro che l’orizzonte di questo governo sembra rivolto più a guardare alla sanità privata come nelle regioni in cui governano (modello lombardo e piemontese), dove è in atto un vero e proprio smantellamento della sanità pubblica, in Piemonte, dove un bambino per avere una visita oculistica aspetta un anno. Questa è una manovra sbrigativa, iniqua, che mette in luce tutte le contraddizioni in seno alla maggioranza di destra, che ha raccontato in campagna elettorale di essere pronta, ma che ha ampiamente dimostrato di non esserlo. Ma la tragedia è che a pagarne il prezzo saranno gli italiani". Lo ha detto in Aula Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito democratico, intervenendo in discussione generale sulla legge di Bilancio.
“In Germania il cancelliere Scholz ha aperto un dialogo sul sindacato sul tema del futuro della siderurgia in Germania.
Partendo dal presupposto che bisognava ragionare dei costi dell'energia, della transizione, dell'occupazione, del salario, dell'orario di lavoro.
In Italia invece non si apre la discussione sul fatto se vogliamo essere ancora un Paese in cui la siderurgia è un punto fondamentale dell'industria, figurarsi il resto. Dunque, su questo serve un salto di qualità, servono politiche industriali europee altrimenti perdiamo tempo prezioso, competenze e formazione permanente. Il tema prioritario su cui agire allora, se tutti insistiamo sul salario minimo, è continuare la battaglia per politiche di sostegno al reddito e alla formazione. Un diritto individuale ed esigibile“. Lo ha detto la vice presidente del Pd Chiara Gribaudo intervenendo all’incontro “Il rosso e il verde per il futuro dell’Europa”.
“Chiediamo al ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, di riferire urgentemente in Aula sul caso della Lear di Grugliasco. Quanto sentito ieri all’incontro tenutosi al Mimit è molto grave. I vertici di Stellantis hanno parlato di chiusura parziale o totale dello stabilimento. Prima gli esuberi erano 260, poi sono saliti a 300, ma adesso sono a rischio tutti i 430 lavoratori, dei quali molte donne, in maggioranza con un’età media tra i 50 e i 55 anni, dunque lontani dall’opportunità di andare in pensione. Nessuno del governo si è recato davanti ai cancelli dello stabilimento e dobbiamo ringraziare i sindacati per aver saputo tenere alta l’attenzione su questa vicenda. Il ministro deve venire in Parlamento a riferire sulla vertenza Lear e, più in generale, a dirci quale futuro pensa per il comparto dell’automotive italiano. Fino ad ora non abbiamo sentito una parola, tanto meno una visione su tutte le altre grandi questioni sul tappeto”.
Così la deputata dem Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia e vicepresidente del Pd, intervenendo in Aula alla Camera sull’ordine dei lavori.
“La vandalizzazione della sede del Partito Democratico di Asti in Corso Casale è un episodio inaccettabile e grave, che non può e non deve essere sminuito a episodio marginale. Nell’inviare la solidarietà e la vicinanza nostra e di tutta la comunità democratica agli amici e ai compagni del circolo, chiediamo allo stesso tempo che gli autori, presumibilmente seguaci delle teorie complottiste per l’utilizzo del simbolo della doppia V, vengano al più presto individuati. L’attacco alla sede del Partito Democratico e la ‘visita’ dei vandali anche al Liceo scientifico Vercelli dimostra come l’obiettivo di questi teppisti siano gli spazi della politica e della cultura. A loro diciamo che non ci fanno paura, ma che anzi moltiplicheremo le nostre battaglie a difesa della scienza e della libertà di pensiero”.
Lo dichiara Chiara Gribaudo, deputata e vicepresidente del Partito Democratico, e Federico Fornaro, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"La giornata di ieri è stata, purtroppo, segnata da violenti scontri tra le Forze dell'ordine e un gruppo di studenti che contestavano le politiche del governo, in occasione della presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Torino. Credo che ciascuno di noi abbia visto i video, che ormai hanno assunto una dimensione virale. Da quelle immagini si vede con chiarezza la carica nei confronti degli studenti che manifestavano a volto scoperto e senza oggetti e certamente non erano una minaccia per la sicurezza e l'ordine pubblico. Ricorderete che, circa un anno fa, nel suo primo intervento da presidente del Consiglio, in quest'Aula, Giorgia Meloni rivendicò il fatto di essere cresciuta nelle manifestazioni di piazza. Io credo che anche quei 300 ragazzi abbiano tutto il diritto di crescere nelle piazze, senza cadere nelle violenze. Da questo punto di vista, credo che sia importante che, da parte del governo, ci sia una risposta anche nelle Aule parlamentari. Noi, come Partito Democratico, certamente presenteremo un'interrogazione al ministro Piantedosi, perché l'uso della forza da parte delle Forze dell'ordine è totalmente sproporzionato rispetto al contesto. Era davvero necessario arrivare alle cariche per fermare un corteo di 300 studenti a volto scoperto? Perché lo scontro era, magari, anche aspro dal punto di vista dialettico, ma non era violento da parte di quei ragazzi. Vogliamo sapere dal ministro chi ha scelto e chi ha autorizzato la carica, perché lo ha fatto e sulla base di quali elementi. È doveroso che il governo risponda a queste domande in quest'Aula, davanti a tutto il Paese, e che si assuma la responsabilità di verificare fino in fondo cosa è successo a Torino ieri. Anche perché questi episodi non sono rari nel nostro Paese e riaprono il tema, più volte sollevato dalle organizzazioni internazionali, tra le tante penso ad Amnesty International, del numero identificativo per gli agenti. Noi siamo la generazione del G8 di Genova, di Aldrovandi e di Cucchi, per 10 anni c'è stato un segnale che le violenze delle forze dell'ordine non sarebbero state tollerate. Non vorrei invece che il governo coi suoi atti e le sue parole stia dando a qualcuno l'impressione che serve il pugno duro e la repressione del dissenso. Soprattutto perché ci sarà un autunno legittimamente di critica alle politiche del governo e nessuno può permettersi di alzare così la tensione. Noi questo non lo permetteremo.
“Le misure per le lavoratrici e i lavoratori esposti al caldo estremo contenute in questo decreto sono insufficienti, inadeguate e tardive. Per questo il Gruppo del Partito Democratico ha dovuto votare contro anche alla Camera. La destra ha scelto di non tutelare quel 90% di lavoratrici e lavoratori del comparto agricolo che non hanno un contratto a tempo indeterminato, così come i lavoratori del mondo delle piattaforme, bocciando tutte le proposte di modifiche in tal senso”.
Lo ha detto la deputata dem, Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, intervenendo in Aula in dichiarazione di voto sul Decreto Caldo.
“L’esecutivo sceglie di non scegliere - ha aggiunto - colpendo ancora i più fragili. Un ‘decretuccio’ figlio di una logica emergenziale che non risolve i problemi e non maschera il pregiudizio di fondo: il governo affronta con poca serietà e consapevolezza il dramma della crisi climatica, di cui l’Italia è uno dei Paesi più esposti in Europa. Il nostro voto contrario nasce dal profondo convincimento che nel nostro Paese si debba affrontare con grande determinazione, responsabilità e in modo strutturale questa emergenza, con strumenti nuovi e diversi che garantiscano il diritto alla vita per chi lavora. Serve un sistema di norme e tutele che scatti automaticamente all’aumentare delle temperature, nuovi ammortizzatori sociali che aiutino lavoratori e imprese. La sicurezza - ha concluso - deve diventare una priorità, anche di fronte al clima”.
Abbiamo letto alcune ricostruzioni giornalistiche dove emerge che il Cnel si appresta a convocare i partiti per un confronto sul salario minimo. Di solito accade l’opposto: è il Cnel che viene audito dalle commissioni competenti, cosa peraltro già accaduta attraverso il deposito di una memoria nel mese di luglio. Conoscendo la sensibilità istituzionale del Presidente Brunetta escludiamo che voglia sostituirsi al Ministro del Lavoro. Continuiamo a pensare che il confronto debba essere fatto in Parlamento e auspichiamo che la maggioranza voglia davvero aprire una riflessione su una riforma che interviene sulla condizione di 3 milioni e mezzo di persone che lavorano sotto i 9 euro lordi orari. Altre scorciatoie per noi non esistono.
Così i deputati del Pd della commissione Lavoro Arturo Scotto, Emiliano Fossi, Chiara Gribaudo, Mauro Laus e Marco Sarracino.
“Dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi ci domandiamo se l’Italia ha ancora una ministra del Lavoro. Se tutto viene demandato al Cnel, istituzione prestigiosa e guidata da una personalità autorevole, di cosa continuerà a occuparsi la Calderone? Soltanto di nomine di sottogoverno? E’ chiaro che questa destituzione sul campo rischia di diventare l’alibi per sostituire la centralità del Parlamento, se non per avallare l’idea di una terza camera. La proposta sul salario minimo è quella in discussione alla Camera dei Deputati ed è l’unica in campo da cui partire. Anche perché sarà rafforzata dalle tantissime firme che raccoglieremo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane”.
Lo dichiarano i deputati democratici della commissione Lavoro della Camera, Arturo Scotto, Emiliano Fossi, Chiara Gribaudo, Mauro Laus e Marco Sarracino.
"Siamo di fronte ad una ministra del Turismo, che dovrebbe promuovere le nostre aziende nel mondo, che scopriamo dall'inchiesta di Report aver mentito spudoratamente e su più punti in Senato. Siamo di fronte ad una ministra che da sempre critica i percettori di reddito di cittadinanza chiamandoli 'fannulloni' ma allo stesso tempo ha scarsissimo rispetto dei propri lavoratori dipendenti. Bilanci in rosso, lavoratori mandati a casa senza liquidazione, ditte strozzate per mancato saldo delle forniture. A questo punto la domanda è una sola: la maggioranza ancora vuole tenere una persona che ha dimostrato una così scarsa etica imprenditoriale ed istituzionale a capo del Ministero del Turismo? E' una questione di rispetto delle istituzioni, di opportunità politica, e non certo di giustizialismo. Per questo chiediamo che la ministra faccia un passo indietro, per tutelare il prestigio e la dignità dell'istituzione che presiede, poiché al momento non sembra sia in grado di fornire risposte chiare ed inequivocabili sull'accuse di illecito mosse proprio dai dipendenti delle sue aziende. Non riteniamo che una persona così possa e debba ricoprire il ruolo di ministra della Repubblica". Lo ha detto intervenendo in Aula la deputata del Pd, Chiara Gribaudo, che ha illustrato l'interpellanza urgente del Pd al Governo sul caso sollevato dalla trasmissione televisiva Report che vede coinvolta la ministra del Turismo Daniela Santanchè.
"La vicenda che riguarda la ministra Santanchè è molto grave e imbarazzante per tutte le istituzioni democratiche - ha replicato al Governo il deputato del Pd Emiliano Fossi -. Il Governo continua a non rispondere con la precisa volontà di cambiare le modalità di stare all'interno delle stesse istituzioni. Non si presenta in Aula la ministra Santanchè, non si presenta la presidente del Consiglio, che interviene dall'estero. Qui abbiamo due questioni: non solo la responsabilità soggettiva ed oggettiva dell'imprenditrice Daniela Santanchè, nonché attuale Ministra del Turismo, ma vi è anche e soprattutto una questione di dignità: la ministra ha mentito al Paese e alle Camere nell'esercizio delle sue funzioni, mentre riferiva in Parlamento. E di fronte a questo un ministro con una dignità personale, politica ed istituzionale avrebbe immediatamente presentato le sue dimissioni, anche per tutelare la dignità del proprio Governo".