Situazione molto preoccupante, ci salviamo solo grazie al PNRR dei governi precedenti.
"Difficilmente, a meno di improbabili revisioni del dato provvisorio presentato dall'ISTAT, si raggiungerà l'obiettivo su cui il governo aveva speso la sua reputazione, cioè quello di rientrare dalla procedura per deficit eccessivo portando il rapporto fra disavanzo e Pil sotto il 3%. Siamo al 3,1 e anche il debito cresce". Così la deputata dem Maria Cecilia Guerra, capogruppo in commissione Bilancio e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“Il contesto macroeconomico – ha aggiunto l’esponente Pd – desta molta preoccupazione: il rapporto debito-PIL è confermato in aumento, l'Istat ha rivisto al ribasso la stima sulla crescita italiana e all'orizzonte ci sono soltanto guerre. Il governo dice che la colpa è del Superbonus, ma il Superbonus era già nelle previsioni: il tema è sicuramente più complesso. Questi conti pubblici, che non hanno raggiunto l'obiettivo del consolidamento, ci trovano in una situazione di particolare debolezza. Dovremmo affrontare, e sembra ormai inevitabile, una crisi energetica che avrà effetti sulle bollette degli italiani e sulle possibilità di approvvigionamento del gas. Quello che veniva dal Qatar dovremo acquistarlo probabilmente dagli Stati Uniti, a prezzi più elevati".
"A tutto questo — ha concluso Guerra — facciamo fronte soltanto con le risorse rimaste dai governi precedenti, con il PNRR che questo governo si appresta a rimodulare per l'ennesima volta, perché non riesce a spendere in modo adeguato le risorse e cerca di portarsi qualche briciola anche per gli anni futuri. Una situazione molto, molto preoccupante".
“Governo e maggioranza hanno deciso di affondare la proposta di tutte le opposizioni sul congedo paritario di maternità e paternità, ma sono così codardi che non ci vogliono mettere la faccia. Addirittura non vogliono neppure che se ne parli. Perché? Perché sanno che è un provvedimento giusto, che porrebbe sullo stesso piano uomini e donne, sia nel vivere la genitorialità, sia nel partecipare al mercato del lavoro. E cosa si inventano? L'imbroglio perfetto. Nella commissione di merito, la commissione lavoro cui è affidato il provvedimento, chiedono una relazione tecnica su costi e coperture, che l'INPS predispone ma la ragioneria non trasmette. Di modo che la commissione Lavoro decide di non procedere alla discussione e alla votazione degli emendamenti e manda il provvedimento in Aula senza relatore. Ecco che allora la relazione tecnica arriva alla commissione di Bilancio. Solleva problemi. L'opposizione chiede di riformulare le coperture a seguito di questa relazione. Ma la maggioranza dice che non si può fare perché la Bilancio non è la commissione di merito. Il comma 22 è servito. E poi si riempiono la bocca di "sostegno alla maternità" e simili. Grande ipocrisia”. Lo ha detto in Aula Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“La maggioranza e il governo non si nascondano dietro rilievi tecnici o procedurali per evitare una decisione politica. Sul congedo paritario serve una scelta chiara, e tutte le forze politiche devono assumersi fino in fondo la responsabilità: in gioco c’è la modernizzazione del nostro sistema di welfare, ancora troppo fondato sul lavoro di cura prestato dalle donne, un cambiamento drastico di paradigma a favore di una migliore conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro per uomini e donne, e una equa ripartizione fra di loro delle responsabilità familiari ”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera. “Il Partito democratico è pronto a valutare tutte le possibili forme di copertura economica, con serietà e spirito costruttivo, perché si tratta di una legge che rappresenterebbe un passo decisivo per il nostro sistema di protezione sociale e di una vera rivoluzione culturale. Non è una misura simbolica, ma una riforma strutturale che redistribuisce il lavoro di cura, sostiene l’occupazione femminile e investe sul futuro del Paese. Se c’è volontà politica, le soluzioni si trovano. Il governo scelga di non rinviare oltre e dia finalmente alle famiglie italiane una risposta concreta”.
“Pensavo fosse la dichiarazione di voto sulla fiducia, invece ho capito che è un tema libero”. Con queste parole ironiche e gli applausi dei colleghi del Pd ha aperto in Aula la sua dichiarazione di voto sul Milleproroghe Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera, dichiarando il voto sfavorevole del suo gruppo.
“Trascinato dall’euforia per le olimpiadi invernali anche il governo è voluto salire sul podio: medaglia d’oro per le fiducie richieste, 108 di cui quasi 100 per decreti eppure non siamo in una situazione di emergenza: è il Governo stesso che ci dice che va tutto bene. Il collega Maiorano di Fdi ha detto in discussione generale che per colpa delle opposizioni sono stati tagliati 50 o 100 emendamenti della maggioranza ma, a parte la confusione sui numeri, il collega dovrebbe sapere che la colpa è del loro governo che non ha mai dato il parere su quegli emendamenti. Perché non li votiamo oggi in Aula quegli emendamenti? Perché il Governo ha messo la fiducia.
In questo decreto ci sono molte cose che non vanno bene, ad esempio sui lep e la non autosufficienza. Altre che mancano e dovevano invece correggere i tanti errori del governo su Comuni montani, fondi pensione, caf, precari della Pa, ponti sul Po, tariffa sui pacchi ecc. Ma sicuramente emerge un totale disinteresse da parte del Governo per i problemi di migliaia di persone e delle loro famiglie e per le difficoltà del Mezzogiorno di cui ci si è accorti in ritardo e con misure di decontribuzione monche. Per tutte queste ragioni - conclude Maria Cecilia Guerra - non possiamo certo votare la fiducia”.
Atteggiamento pilatesco di una maggioranza nel caos
“Sul milleproghe la sottosegretaria Matilde Siracusano ha visto un altro film. Se invece di mandarci a casa mercoledì dopo pochissimi voti ci avesse portato il parere favorevole del governo al nostro emendamento alla proroga di lavoratori lo avremmo potuto approvare, così come abbiamo approvato gli emendamenti dei relatori e due emendamenti della maggioranza.Ma la sottosegretaria questo parere non ce l'ha portato. Perché? Colpa delle opposizioni? Ed erano già passate più di tre settimane dalla presentazione. Allo stesso modo avremmo potuto lavorare se governo e maggioranza avessero trovato un accordo nei giorni precedenti.
Giovedì la commissione ha potuto lavorare dalle 10.30 alle 11 e dalle 12.45 alle 13, perché governo e maggioranza non erano pronti. Più di 100 emendamenti accantonati non hanno mai avuto un parere. Ci vuole del coraggio ad accusare le opposizioni di non avere voluto lavorare 10 minuti in piu, oltre la scadenza pattuita dalla conferenza dei capigruppo e quindi, in primo luogo, proprio dalla maggioranza, e dire che in quei 10 minuti avremmo risolto il caos di cui solo loro portano la responsabilità. Un atteggiamento pilatesco che non fa onore a chi lo assume”. Lo dichiara in una nota la capogruppo PD in commissione bilancio della Camera Maria Cecilia Guerra a proposito delle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dalla sottosegretaria alla presidenza del consiglio Matilde Siracusano sul dl Milleproroghe.
“Il decreto Milleproroghe si è chiuso al peggio possibile perché dopo giorni e giorni, per un tempo che anche noi avevamo concesso perché si potessero affrontare una serie di problematiche importanti, a causa dei continui disaccordi profondi fra la maggioranza, siamo arrivati a concludere senza avere votato oggi assolutamente neanche un emendamento. Questo fa capire in che situazione caotica ci troviamo a lavorare; non è serietà e per noi è veramente una situazione inaccettabile. Il presidente della commissione si è trovato a dover gestire nel rispetto del regolamento una situazione che certifica il fallimento della maggioranza di governo”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera a margine delle commissioni riunite affari costituzionali e bilancio sul dl Milleproroghe.
“Sosteniamo lo sciopero immediato convocato da Fim, Fiom e Uilm a seguito dell’incidente mortale che ha colpito un operaio all’ex Ilva di Taranto. Emergeranno nelle prossime ore le dinamiche di questa tragedia, ma in un momento così difficile della vita dello stabilimento è inconcepibile che la sicurezza di chi lavora non sia garantita”.
Così la deputata dem e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, e tutti i componenti del Pd della commissione Lavoro della Camera
“Ministra Calderone, fermi la norma volta a riconoscere una sorta di 'scudo' nei confronti delle proprie responsabilità per le imprese committenti nel settore della moda. La norma, approvata al Senato è ora all'esame della Camera. La fermi perché è in suo potere bloccare una norma che deresponsabilizza rispetto a un sistema di caporalato e di condizioni di sfruttamento inaccettabili”. Lo dichiara la deputata e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra in replica alla ministra Calderone durante il Question Time alla Camera.
“Il Pd – sottolinea la parlamentare - non è certo contrario alla certificazione della filiera, ma non vuole che questo strumento diventi esimente rispetto alla responsabilità delle capo filiera. Già la normativa attuale permette come esimente la predisposizione di un idoneo modello organizzativo gestionale volto a prevenire illegalità, fra cui il caporalato, ma quando questo modello ha delle falle, perché non ci sono state messe le risorse necessarie, le ispezioni sono carenti o il personale non è competente, l'impresa capofila ne risponde. Lo stesso deve avvenire anche qualora quel modello, inidoneo, sia stato certificato da un soggetto terzo, scelto e pagato, ricordo, dall'impresa stessa”.
“Nel settore della moda abbiamo spesso il caso di una società capofila che affida commesse a fornitori non in grado di svolgerle perché non hanno né personale, né strutture. I fornitori diventano a loro volta i capofila di subappalti che sfuggono alla legalità, ricorrendo al caporalato, eludono i controlli e praticano il dumping contrattuale. Siamo davanti a sfruttamenti indegni, per orari di lavoro e condizioni di sicurezza, che vanno contrastati con forza. Per rompere questo sistema l'ultima cosa da fare è escludere da ogni responsabilità l'impresa capofila. Ministra, fermi quella norma, non la vogliono i sindacati, non la vogliono le piccole imprese che lavorano nelle filiere rispettando le norme e i contratti, non la vuole la società civile”, conclude Guerra.
“Il Pil italiano è fermo da tre trimestri consecutivi e la produzione industriale ristagna da oltre due anni. In questo contesto, il governo Meloni approva una legge di bilancio che, secondo gli stessi documenti del MEF, non avrà alcun impatto positivo sulla crescita. È scritto nero su bianco: la manovra non farà aumentare i consumi interni e avrà effetti negativi sugli investimenti”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, deputata e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“La premier Meloni – spiega l’esponente dem - racconta un’Italia che non esiste, promettendo un rilancio che non arriverà. Se oggi non fossimo sostenuti dai fondi del PNRR, il Paese sarebbe già in recessione. Il problema non è solo economico ma politico: manca una strategia industriale capace di orientare la crescita e affrontare le sfide globali. Il Partito Democratico chiede al governo di unirsi a un’iniziativa comune in Europa per rafforzare le politiche su innovazione, energia e infrastrutture. Non possiamo competere da soli con giganti come Cina e Stati Uniti: servono investimenti di scala e una transizione tecnologica sostenuta a livello europeo”.
“Sul piano nazionale – conclude Guerra – è urgente intervenire sul costo dell’energia. Le nostre proposte mirano a sganciare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili, in modo da far scendere le bollette e migliorare la competitività delle imprese. Inoltre, il governo non può continuare a ignorare le conseguenze delle politiche economiche americane: i dazi di Trump impongono una strategia di sostegno alle esportazioni e alla manifattura italiana. Serve una politica industriale seria, non propaganda”.
“I dati non mentono. Le ricette messe in campo dal governo non hanno migliorato il potere d’acquisto di chi lavora. Lo dice chiaramente l’Istat: -8,8 per cento rispetto al 2021. Serve un impulso vero ai rinnovi contrattuali, i cui tempi si allungano in maniera impressionante, e qualcosa di sicuramente più forte rispetto a una rimodulazione IRPEF che offre aumenti ridicoli al ceto medio già in crisi. Non si può affrontare la crisi salariale esclusivamente per via fiscale, ma difendendo e rilanciando la contrattazione collettiva, modificando radicalmente le norme che hanno favorito l’abuso di contratti precari e legittimando il ricorso ai subappalti a cascata e, infine, introducendo misure strutturali come il salario minimo. La propaganda del governo suona sempre più distante dalla realtà”. Lo affermano in una nota i deputati Maria Cecilia Guerra e Arturo Scotto, rispettivamente responsabile nazionale Lavoro per il Partito Democratico e capogruppo dem in commissione Lavoro.
“I fatti resi noti dalle indagini sul mondo della moda e la risposta sbagliata che il governo sta dando per fermare il problema dello sfruttamento del lavoro in questo settore sono qualcosa di altamente allarmante. Non va certo criminalizzato il comparto della moda, ma al contrario va salvaguardata tutta la filiera, dalle grandi ditte eccellenze mondiali alle più piccole aziende, contro questi fenomeni conclamati. Esiste una catena di forniture, appalti e subappalti, che porta in molte situazioni allo sfruttamento e al caporalato”. Lo dichiara la deputata e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra chiedendo un'informativa urgente del ministro Urso alla Camera.
“Tutte le aziende committenti – sottolinea l'esponente dem - sono chiamate a una responsabilità in solido nei confronti di quei lavoratori sfruttati che si sono rivolti alla giustizia e che devono ottenere rimborsi. Anche i committenti hanno la responsabilità di controllo della loro filiera e non si possono nascondere dietro il principio della buona fede davanti a fenomeni che sono troppo lapalissiani: se un capo viene venduto ad una cifra esorbitante e nella catena di fornitura è stato pagato ad una cifra irrisoria è impossibile che il lavoro sia stato retribuito in base alle norme contrattuali standard”. “La scappatoia che il governo ha appena fatto approvare col suo parere favorevole dal Senato di ottenere delle certificazioni che mettano in salvo le aziende rispetto alle loro responsabilità non può essere applicata al settore della moda, né tanto meno, in quei settori dove questi fenomeni di sfruttamento e caporalato si stanno ripetendo come nella logistica”, conclude Guerra.
“Quella del governo Meloni è una manovra figlia di nessuno: improvvisata, scritta all’ultimo minuto per tenere insieme una maggioranza divisa e senza visione. È un provvedimento che si caratterizza soprattutto per ciò che non c’è: misure per la crescita, per il lavoro stabile, per i salari, per contrastare la povertà. Si regalano piccole mance a categorie diverse, ma senza una strategia complessiva”. Lo afferma la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Partito Democratico, in un’intervista diffusa sui canali social dei deputati dem.
“Sul fisco – aggiunge l’esponente Pd – il governo restituisce solo briciole dopo aver tolto 25 miliardi ai lavoratori dipendenti, e sul lavoro continua a ignorare la necessità di regole sulla rappresentanza e sulla contrattazione negli appalti. Sulle pensioni poi siamo di fronte a un vero arretramento: cancellata ‘Opzione donna’, bloccati i canali di pensione anticipata e dimenticati disoccupati, persone con disabilità e donne con carichi familiari. È un’impostazione che tradisce ogni promessa elettorale.”
“Anche sulla Sanità – conclude Guerra – le risorse sono del tutto insufficienti. La spesa cresce, ma i finanziamenti non tengono il passo: a pagare saranno ancora una volta i cittadini, con l’aumento delle addizionali regionali e l’impossibilità di garantire i livelli essenziali di assistenza. E il tetto sulle assunzioni resta, condannando ospedali e servizi pubblici alla paralisi. È una manovra sbagliata nel metodo e nel merito, e a farne le spese saranno i più fragili”.
"L'aumento dell'età pensionabile è il modo più facile per ottenere la sostenibilità del sistema pensionistico. Facilissimo: si aumenta il periodo che si deve passare al lavoro, lasciando fermo quello che si passa in pensione. Questa modalità, progettata da Maroni e messa a regime da Berlusconi, non può essere una soluzione per sempre, non è socialmente sostenibile, specie in Italia, che ha la più alta età pensionabile di tutta Europa. È da gennaio che come Pd chiediamo che si discuta, anche nel confronto con i sindacati, una soluzione strutturale. Il governo ha passato questo tempo ad alimentare la speranza di un congelamento dei tre mesi di aumento, per arrivare a ipotizzare una pezza al problema, pasticciata, a due giorni dalla legge di bilancio. Una finta soluzione che penalizza i soggetti più fragili, tra cui caregiver, invalidi civili, disoccupati e donne con problematiche familiari". Lo dichiara la deputata e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra in replica al ministro Giorgetti durante il Question Time alla Camera.
"La manovra ha l'esito di sconfessare il proclama numero uno del governo Meloni: il superamento della legge Fornero. Il governo ha fatto al contrario, restringendo così tanto la possibilità di uscita anticipata - ape sociale, opzione donna e persino quota 103 - da renderne quasi irrilevante la totale soppressione. In definitiva l'unica cosa che è andata in pensione anticipata con l'azione di questo esecutivo sono le sue mendaci promesse", conclude Guerra.
“Siamo davanti a un colpo di mano che indebolisce la lotta allo sfruttamento del lavoro. Con l’emendamento dei senatori di FdI, Amidei e Ancorotti, al Ddl 1484 l’azienda committente nel settore della moda può farsi certificare la regolarità della filiera che attiva con le sue commesse, liberandosi così da ogni responsabilità rispetto al comportamento di appaltatori e subappaltatori. In sostanza, puoi vendere le scarpe a 500 euro mentre l’azienda a cui hai appaltato il lavoro paga gli operai due euro e mezzo, ma nessuno potrà controllarti: la parola del soggetto certificatore toglie la parola al controllo di legalità. Viene spazzata via la responsabilità sociale e civile del committente. Un passo indietro voluto da una destra che non ha interesse né a tutelare la qualità del lavoro, né a preservare le imprese che non scelgono la strada della concorrenza sleale”.
Così la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd, e Arturo Scotto, capogruppo Dem in commissione Lavoro alla Camera.
“L’inchiesta aperta sulla Tod’s pone un problema molto semplice: quale responsabilità deve essere mantenuta in capo all’azienda committente rispetto ad una filiera di appalti e subappalti entro cui si possono sviluppare problemi di caporalato e altre forme di illegalità?
Certamente ci sono, e li abbiamo visti ad esempio nel campo della moda, casi eclatanti, portati alla ribalta dai tribunali, di filiere in cui il committente vende sul mercato prodotti di lusso a prezzi elevati, ma paga al suo appaltatore prezzi talmente bassi che si possono sostenere solo con lo sfruttamento dei lavoratori e fenomeni di illegalità come il caporalato. Difficile pensare che il committente non ne sia consapevole.
Al di là delle responsabilità nel caso specifico, su cui si pronuncerà la magistratura, troviamo quindi singolare che chi dirige una grande azienda non capisca che quello che accade lungo la filiera degli appalti riguarda innanzitutto il sistema di controllo della committenza. E dunque la sua responsabilità sociale nell’impresa. Per queste ragioni continuiamo a opporci a qualsiasi colpo di spugna che possa arrivare dal governo. La via non è quella, che sembra invocata dal ministro Urso, di aggirare il lavoro della magistratura deresponsabilizzando l’impresa, ma al contrario quella di rendere effettivi i modelli organizzativi e gestionali perché alla fine della catena non ci siano lavoratori schiavizzati, illegalità e rischi per la sicurezza”. Lo dichiarano in una nota congiunta Maria Cecilia Guerra, deputata e responsabile nazionale Lavoro del PD e Arturo Scotto capogruppo PD in commissione Lavoro della Camera.