“Negare il voto ai fuori sede al referendum di marzo è una scelta politica incomprensibile e senza alcuna giustificazione tecnica. Alle elezioni europee del 2024 e alla precedente consultazione referendaria il voto ai fuori sede è stato consentito. In tutte le democrazie avanzate chi si trova temporaneamente lontano da casa, per ragioni di studio, lavoro o salute, può esercitare il diritto di voto”. Lo afferma Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria, insieme al senatore dem Marco Meloni, della proposta di legge “Voto dove vivo”, commentando la decisione della maggioranza di non consentire il voto a chi studia, lavora o si cura lontano dal comune di residenza al prossimo referendum sulla Giustizia.
“La scelta del governo - aggiunge l’esponente dem - colpisce proprio quell’astensionismo involontario di cui tutti dicono di voler farsi carico: persone che vorrebbero votare ma che, per distanze e costi, non possono farlo. Non esistono motivi tecnici: la scheda referendaria è identica in tutta Italia e non ci sono neppure ragioni economiche. È difficile trovare spiegazioni comprensibili a questo stop, se non una decisione politica che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni”.
«A perderci – conclude Madia – sono le istituzioni e la politica nel suo complesso. Consentire il voto ai fuori sede è stato un impegno assunto trasversalmente, anche con molte associazioni. Non mantenere quella promessa, senza motivi oggettivi, rappresenta un grave fallimento della politica”.
"La sicurezza dei giovani passa anche attraverso ciò che accade sui social network, che oggi rappresentano l’ambiente in cui ragazze e ragazzi si incontrano, si informano, costruiscono relazioni e interpretano ciò che accade nella società".
Con queste parole la deputata democratica Marianna Madia, prima firmataria della proposta di legge bipartisan presentata alla Camera e al Senato sulla regolazione della presenza digitale dei giovani, interviene alla vigilia del Consiglio dei Ministri che, secondo quanto si apprende, approverà oggi sia un decreto sia un disegno di legge in materia di sicurezza, che saranno poi discussi rispettivamente al Senato e alla Camera.
"Per questo motivo – prosegue Madia – se il Governo non presenterà all’interno di questi provvedimenti una norma concreta sulla presenza digitale dei giovani, annunciamo fin da ora la presentazione di un emendamento sia al decreto sia al disegno di legge, che ricalcherà esattamente il contenuto della proposta bipartisan Madia/Mennuni, arrivata in Senato a un passo dall’approvazione prima dello stop voluto da Giorgia Meloni. Una proposta firmata anche da autorevoli esponenti della Lega e frutto di un lungo confronto con la Commissione europea".
"Arrivati a questo punto – sottolinea la deputata – tutti i partiti dovranno prendersi le proprie responsabilità. Stiamo assistendo a un balletto inqualificabile da parte della maggioranza: annunci di nuove proposte identiche a quelle già sottoscritte e discusse, improvvise frenate che, da comunicati mai smentiti, arrivano direttamente dalla Presidente del Consiglio".
"Intanto negli altri Paesi le leggi vengono approvate, mentre noi, che grazie a un lavoro serio e trasversale della Commissione Infanzia e Adolescenza eravamo arrivati primi, rischiamo di trovarci ultimi. Alla maggioranza dico: invece di presentare tanti testi uguali, fatene approvare uno".
"I nostri emendamenti – conclude Madia – saranno il vero banco di prova. Chiederemo la massima convergenza, perché sarà lì che si vedrà quali partiti intendono davvero rispettare gli impegni presi e affrontare un tema estremamente delicato, già oggetto di regolamentazione in tutta Europa. L’Italia rischia di arrivare per ultima: sarebbe una grave responsabilità della maggioranza e del Governo Meloni, oltre a una grande occasione persa per il Paese".
Lo dichiara Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge bipartisan sulla regolazione della presenza digitale dei giovani sulle piattaforme social.
“Potevamo essere i primi in Europa: l’Italia aveva tutte le carte in regola per guidare l’Unione europea nella regolazione dei social media a tutela della salute dei bambini e dei ragazzi, grazie a un lavoro serio e bipartisan portato avanti in Parlamento. Invece, se arriviamo, arriveremo dopo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria alla Camera della proposta di legge bipartisan sull’accesso dei minori alle piattaforme social. “Prima la Francia e ora anche la Spagna - aggiunge Madia - hanno anticipato il nostro Paese su misure concrete di protezione dei minori nello spazio digitale. Almeno il podio, Presidente Meloni non perda l’occasione di far fare un salto avanti al paese a difesa della salute dei bambini e degli adolescenti. Oppure vuole che l’Italia resti la zona franca degli interessi delle grandi piattaforme digitali, lasciando sole le famiglie davanti a fenomeni sempre più invasivi? Serve una scelta politica chiara e immediata: la tutela dei minori deve venire prima degli interessi economici delle piattaforme” conclude Madia.
“La Francia ha fissato l’età minima di accesso ai social per gli under 15, mentre a livello europeo si discute di fissare il limite a 16 anni. L’Italia poteva essere il primo Paese dell’Unione a intervenire, ma non lo è stata perché una proposta di legge bipartisan è stata bloccata dal governo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge sull’accesso dei minori alle piattaforme social.
“La nostra proposta – sottolinea l’esponente dem – è stata firmata da tutti i gruppi politici, di maggioranza e opposizione, e ricalca esattamente il modello francese. È un testo che mette tutti d’accordo e che potrebbe essere approvato rapidamente. Eppure è rimasto fermo, probabilmente anche per le pressioni delle piattaforme, che temono un danno economico. Di fatto, il governo Meloni ha scelto di bloccare un intervento di tutela dei più giovani. C’è ancora tempo in questa legislatura per approvare una legge condivisa che protegga ragazze e ragazzi. Ma, ad oggi, dobbiamo registrare che Giorgia Meloni ha voluto fermare una proposta che guardava ai giovanissimi e alla loro sicurezza”.
“Ci sono – conclude Madia - pericoli gravissimi legati all’uso precoce dei social: cyberbullismo, violenza, distorsione dell’immagine corporea, disturbi alimentari. Ma anche nei casi considerati ‘fisiologici’ si registrano calo dell’attenzione e dell’apprendimento, problemi fisici ed endocrinologici, aumento della sedentarietà. La Società italiana di pediatria è stata chiara: sotto una certa età i social non vanno usati. Servono regole serie, ora”.
“La Francia sceglie di proteggere i propri figli e manda un messaggio forte all’Europa: il cervello dei nostri ragazzi non è in vendita. Con l’approvazione del disegno di legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, Parigi dimostra che la politica può e deve governare l’innovazione, non subirla.
Spiace constatare che l’Italia, invece, resti a guardare. Nel nostro Paese eravamo a un passo dall’approvazione di una legge bipartisan sull’età minima per l’accesso ai social, una norma di civiltà pensata per tutelare le nuove generazioni. Quel percorso si è però arenato, bloccato da un governo che si proclama sovranista a parole ma che nei fatti non è libero: troppo spesso sottomesso agli interessi delle grandi piattaforme digitali. Mentre altri Paesi europei scelgono il coraggio e la responsabilità, l’Italia continua ad accumulare ritardi proprio sui diritti e sulla protezione dei più giovani. È una scelta politica, non una fatalità. E come tale va cambiata.” Così la deputata Marianna Madia
del Partito Democratico firmataria della proposta di legge bipartisan per l’accesso alle piattaforme social.
“Il sovraffollamento carcerario è un’emergenza. Nonostante i ripetuti annunci del governo, nella stragrande maggioranza degli istituti le condizioni restano insostenibili, mettendo a rischio dignità, sicurezza e la stessa funzione rieducativa della pena. Sosteniamo l’appello del Presidente del Senato La Russa: il Consiglio dei Ministri adotti rapidamente prima di Natale, nell'anno Giubilare, un intervento urgente di decongestionamento, avviando al tempo stesso misure strutturali per riportare il sistema entro standard accettabili. Le carceri italiane non possono più attendere”. Così la deputata democratica, Marianna Madia.
“La nostra proposta di legge ci aveva collocati all’avanguardia. Avevamo un testo che anticipava con lucidità molte delle questioni che oggi l’Europa solleva con forza: tutela dei minori online, limiti alle strategie manipolative delle piattaforme digitali, maggiore trasparenza degli algoritmi.
Purtroppo, però, quel testo non sta procedendo come dovrebbe. Un rallentamento che rischia di farci passare dall’essere un Paese guida a diventare un Paese in ritardo su un tema che riguarda la salute e la sicurezza dei più giovani.
A confermare la necessità di intervenire è anche la risoluzione approvata ieri dal Parlamento Europeo che esprime forti preoccupazioni per gli effetti dei contenuti digitali sulla salute fisica e mentale dei minori e chiede tutele più stringenti contro gli algoritmi progettati per generare dipendenza e sfruttare le loro vulnerabilità.
Lo dichiara la democratica Marianna Madia, che insieme alla senatrice di Fdi Lavinia Mennuni ha firmato il testo depositato alla Camera e al Senato.
Madia sottolinea che “non possiamo lasciare che siano gli algoritmi, costruiti per alimentare dipendenze e sostituirsi al ruolo educativo delle famiglie, a determinare l’esperienza online dei più piccoli. La sicurezza dei nostri figli deve venire prima dei profitti delle grandi piattaforme digitali.
In Italia abbiamo già avviato un percorso concreto e bipartisan: ora è indispensabile accelerarne l’iter, perché non possiamo permetterci ulteriori ritardi proprio mentre l’Europa ci richiama alla responsabilità e alla tutela dei minori.”
“Le parole pronunciate oggi dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen rappresentano un passaggio fondamentale per tutta l’Europa. La sua sensibilità, come madre e come leader, ci ricorda che la tutela dei bambini e degli adolescenti nell’ambiente digitale non è più rinviabile. Von der Leyen ha colto con chiarezza un punto cruciale: non possiamo lasciare che siano gli algoritmi, progettati per alimentare dipendenze e sfruttare le fragilità dei più piccoli, a sostituirsi al ruolo educativo delle famiglie. La sicurezza online dei nostri figli deve venire prima dei profitti delle grandi piattaforme digitali.
In Italia abbiamo già avviato un percorso concreto con la proposta di legge bipartisan, di cui sono prima firmataria insieme alla collega Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia, depositata alla Camera e al Senato. L’obiettivo è lo stesso indicato oggi dalla Presidente della Commissione: introdurre regole chiare per l’accesso ai social da parte dei minori, garantire strumenti di verifica dell’età, contrastare fenomeni come il cyberbullismo e l’esposizione a contenuti nocivi, e tutelare i ragazzi dal rischio di dipendenze tecnologiche. Non si tratta di una battaglia ideologica, ma di una sfida che riguarda la salute mentale, la crescita cognitiva e la sicurezza dei nostri figli. L’Italia può e deve essere protagonista in Europa su questo tema. Per questo accolgo con convinzione l’impegno della Presidente von der Leyen a istituire un panel di esperti e a guardare con attenzione alle esperienze internazionali già avviate, come quella australiana.
È tempo di un’alleanza larga e trasversale, tra istituzioni, famiglie, scuole e società civile, per costruire una regolamentazione che protegga i più giovani e restituisca ai genitori strumenti efficaci” così la deputata democratica Marianna Madia, compiente della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza.
“Il sottosegretario Butti sembra ignorare il crescente dibattito scientifico sul rapporto tra social network e salute fisica e mentale di bambini e preadolescenti. Dire che la tecnologia è neutra è una semplificazione pericolosa. Nessun pediatra consiglierebbe di mettere uno smartphone in mano a un bambino di due anni, così come non gli daremmo un’automobile.
Stabilire un’età minima non significa demonizzare gli strumenti, ma proteggere i più piccoli. La tecnologia non va fermata, va guidata, come ha ricordato Papa Leone a proposito dell’intelligenza artificiale: deve essere sempre al servizio dell’essere umano.
Aprire invece il dibattito sui contenuti da mostrare o vietare online rischia di portarci su un terreno scivoloso e pericoloso, dove qualcuno decide cosa si può o non si può mettere in rete. È sulle modalità di accesso che dobbiamo concentrarci, per costruire soluzioni efficaci e condivise a tutela dei minori.
Quanto poi all’identità digitale,
non entro nel merito su quale governo abbia introdotto sia SPID che CIE – per carità di Patria – ma i fatti sono facilmente verificabili”.
Così la deputata democratica, componente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza Marianna Madia che, sul tema della regolamentazione dei social per i minori, ha presentato una proposta bipartisan insieme alla senatrice FdI Lavina Mennunni
“Accogliamo con favore il test dell'app europea per la verifica dell’età online, un primo passo concreto per proteggere i minori nell’ambiente digitale. È fondamentale però che l’Italia non si limiti a sperimentare soluzioni tecniche, ma intervenga anche sul piano normativo. Serve una legge nazionale che stabilisca un’età minima di accesso a internet e ai social network. Solo così possiamo garantire ai nostri bambini e ragazzi una reale tutela dai rischi online, dalle dipendenze digitali ai contenuti inappropriati, dal cyberbullismo ai contatti indesiderati” così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico.
“Ottima notizia l’apertura di Forza Italia sullo Ius Scholae. Ora però si passi dalle parole e ai fatti. Tanti italiani nella sostanza aspettano solo il riconoscimento formale di questo diritto dovuto. Si restituisca così anche la giusta centralità al Parlamento” così sui social la deputata democratica Marianna Madia.
Due italiani su tre dicono ok a regolamentazione uso social per minori
“Riteniamo interessante lo studio commissionato dalla Fondazione Belisario in merito al dibattito pubblico attivato con il ddl per la tutela dei minori nella dimensione digitale e sulla possibilità di introdurre delle regolamentazioni e limitazioni sull'utilizzo degli smartphone da parte di bambini e adolescenti. In base all’interessante sondaggio effettuato, tale decisione incontrerebbe l'approvazione di buona parte della popolazione. Due italiani su tre (il 67,1%), infatti, si dichiarano favorevoli all'introduzione di una legge che vieti l'uso degli smartphone per i ragazzi sotto i 14 anni. Le preoccupazioni a riguardo sono tante e interessano vari aspetti della vita quotidiana: dalla riduzione della socialità ai problemi legati alla salute mentale come ansia e depressione, passando da un'eccessiva dipendenza tecnologia ai problemi nello sviluppo cognitivo e nello studio, senza trascurare i rischi di incorrere in fenomeni di cyberbullismo e i problemi per la sicurezza personale. Preoccupazioni che vengono associate in larga misura anche all'utilizzo dei social network. Oltre l'80% della popolazione, infatti, ritiene che questi nuovi media abbiano delle importanti responsabilità nei fenomeni di violenza e isolamento che coinvolgono i ragazzi. E' necessario, dunque, educare gli adolescenti ad un uso consapevole di smartphone e tecnologia e, in questo contesto, giocano un ruolo importante sia la scuola in sé sia la collaborazione con le famiglie. Un motivo in più per portare a termine con determinazione e velocemente il nostro disegno di legge per la tutela dei minori nella dimensione digitale” lo dichiarano Marianna Madia (Pd)e Lavinia Mennuni (Fdi) componenti della commissione bicamerale infanzia e prime firmatarie della proposta bipartisan che mira a regolamentare l'uso dei social media per i minori attraverso la verifica dell’età e l’impiego di baby influencer.
“Oltre il 25 per cento degli adolescenti ha un uso problematico dello smartphone, con effetti negativi su salute, relazioni e sull’apprendimento. L'uso del cellulare è ancora più dannoso durante l'orario scolastico e, nonostante sia vietato da direttive ministeriali, ben il 65% degli studenti è soggetto a grande facilità di distrazione, scarsa concentrazione e, di conseguenza, voti bassi. In entrambi i rami del Parlamento è depositata una proposta di legge bipartisan sulla tutela dei bambini e gli adolescenti nell’utilizzo degli strumenti digitali, dove è anche prevista un’età minima per la fruizione”. Così si legge nell'interrogazione presentata dalle deputate Pd, Marianna Madia, vicepresidente in commissione Politiche Ue, e Irene Manzi, capogruppo in commissione Cultura, al ministro Valditara con cui si sollecita di accelerare sul divieto dell'uso dello smartphone in classe.
“Il ministro Valditara - continuano le deputate - recentemente ha annunciato dall’inizio del prossimo anno scolastico, il divieto, esteso anche alle scuole superiori di secondo grado, degli smartphone in classe ma ancora non chiaro come il governo voglia muoversi per monitorare la situazione e attuare, con celerità, il divieto e l'iter parlamentare”. Un'analoga interrogazione è stata presentata al Senato dalla senatrice Pd, Simona Malpezzi.
Bene che la Commissione Ue abbia annunciato il lancio a luglio di una nuova app per verificare l'età degli utenti online e rafforzare la tutela dei minori sui social. Anche noi come PD riteniamo che la protezione dei minori in rete sia una priorità assoluta. Così come la questione della battaglia contro il far west derivante dall'anonimato digitale. La rete non è da demonizzare, anzi, ormai è parte integrante della nostra vita quotidiana con tante opportunità. Ma è doveroso rispettare un’età di ‘maturità digitale’ così come porre un argine ai rischi legati alla diffusione dei contenuti illegali, di violenza, odio, diffamazione, hate speech, disinformazione, che si alimentano oggi anche grazie alla sensazione di impunità on line. Serve un bilanciamento tra la libertà di espressione e la tutela della dignità e delle persone, con particolare riguardo alle fragilità dei più giovani.
“Oggi alla Camera, su proposta dei vicepresidenti Ascani e Rampelli, è stato proiettato il terzo episodio della serie britannica Adolescence, che racconta con realismo il rapporto dei giovani con i social e la rete, aprendo interrogativi importanti sui rischi legati a un accesso illimitato dei minori al web. Da questa consapevolezza nasce la proposta di legge che ho presentato insieme alla senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, con l’obiettivo di garantire una maggiore protezione ai minori online. Una proposta bipartisan che introduce l’obbligo di verifica dell’età da parte delle piattaforme, l’innalzamento dell’età minima per l’accesso ai social, un sistema semplice e immediato di segnalazione per bambini e ragazzi, la regolazione dei baby-influencer, il rispetto della privacy e il superamento dell’attuale modello basato sulla cessione dei dati personali dei più giovani. Il testo nasce dal lavoro svolto nella Commissione infanzia e adolescenza, con l’intento di tutelare chi ha più bisogno di protezione, e richiede un’azione rapida e condivisa. Dalle parole è ora necessario passare ai fatti: accelerare l’approvazione di questa proposta significa permettere al Parlamento di agire con responsabilità e tempestività, mettendo davvero al centro i diritti e la sicurezza dei più giovani. Non c’è più tempo da perdere” così la deputata democratica Marianna Madia componente della commissione infanzia e adolescenza e prima firmataria della proposta alla Camera.