“Sangiuliano, che da Ministro della Cultura si vantava di portare in tribunale artisti e giornalisti, oggi – da giornalista Rai – annuncia azione legali nei confronti dei partiti di opposizione.
Un modo singolare di intendere la professione giornalistica all’interno del servizio pubblico. Crediamo che sia lui, per primo, a dover decidere quale strada intraprendere: se ritentare con l’ambizione politica, già miseramente fallita, oppure proseguire con la carriera giornalistica, che oggi appare sempre più ridotta a semplice grancassa del governo” così il capogruppo democratico nella commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano commenta l’editoriale a Il Giornale del corrispondente Rai di Parigi, Gennaro Sangiuliano il cui ‘metodo sta creando imbarazzo in Rai”.
“Tre anni di promesse, tre proroghe e zero risultati. La riforma dello spettacolo dal vivo, attesa da un intero settore in difficoltà, è ormai ferma al palo: oggi la maggioranza chiede ancora un anno di tempo, rinviando tutto al 2026. Questo significa che, realisticamente, se ne riparlerà soltanto nel 2027. Un fallimento politico che il Governo dovrebbe avere il coraggio di ammettere.” Lo dichiara Giovanna Iacono, intervenendo in aula alla Camera in occasione della dichiarazione di voto sulla proroga della delega al governo in materia di spettacolo. “La riforma doveva mettere ordine, garantire diritti e dare stabilità a chi lavora nel settore. Invece, l’indennità di discontinuità è stata svuotata, il testo del Codice non è mai stato discusso, né con il Parlamento, né con le parti sociali, e il metodo è sempre lo stesso: rinvii, assenza di trasparenza e nessun vero confronto. Nel frattempo – prosegue – abbiamo assistito a esclusioni arbitrarie dal Fondo Nazionale, a tagli che penalizzano chi fa cultura nei territori e a nomine nelle istituzioni culturali guidate dalla logica della spartizione politica, non dal merito.” “La cultura non è uno spazio da occupare, è un bene comune, un motore di sviluppo, un diritto di tutte e di tutti. Senza investimenti, visione e regole chiare tutte le forme di lavoro artistico non hanno futuro. Questa proroga non è garanzia di qualità, come sostiene la maggioranza, ma soltanto immobilismo mascherato da prudenza che sta facendo enormi danni al settore.” “Per tutte queste ragioni – conclude Iacono – il nostro voto è contrario: dopo tre anni non si può continuare a chiedere tempo senza aver fatto nulla. Il mondo dello spettacolo non può permettersi altri anni di attesa.”
La scelta di Giuli di nominare Macciardi a seguito di una indicazione illegittima di tre membri del consiglio di indirizzo del teatro san Carlo è gravissima. Ci aspettavamo dal ministro almeno il rispetto delle regole. E invece l'ossessione per occupare il potere prevale ancora una volta. Ma davvero al ministero pensano di potere occupare istituzioni culturali la cui storia e funzione è indissolubilmente legata ai comuni che le ospitano e di gestirle da Roma contro i sindaci di quelle città? Bene fa il sindaco Manfredi a pretendere quello che dovrebbe essere scontato: il rispetto delle regole, della città di Napoli e del suo teatro” così il deputato democratico componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini
“Quanto accaduto oggi al San Carlo è di una gravità inaudita. Fuori da ogni regola, contro ogni norma si è tentato un blitz per nominare il soprintendente. Una riunione illegittima, senza alcuna validità formale che quindi non ha alcun valore se non quello di dimostrare lo sprezzo delle regole e la mancanza di rispetto per la storia e la funzione di una delle istituzioni culturali più importanti d'Italia e d'Europa. Chiediamo a Giuli di fare l'unica cosa giusta in questo caso: non tenere conto dell'indicazione illegittima e di garantire il rispetto delle regole” così il deputato democratico, componente della commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini.
“Le parole pronunciate oggi dal ministro Giuli in Senato sfiorano il surreale. Di fronte alla più grave crisi del settore cinematografico dal dopoguerra, il ministro della Cultura si ostina a negare l’evidenza, rifugiandosi in numeri che – letti con onestà – raccontano tutt’altra storia”.
È quanto denunciano i deputati del Partito Democratico della Commissione Cultura della Camera, che sottolineano: “Il dato delle 729 domande di tax credit non dimostra la vitalità del comparto, ma piuttosto conferma la lunga attesa e il blocco che ha paralizzato per anni l’industria, oggi in cerca di ripartenza dopo essere stata soffocata da battaglie ideologiche e da una gestione confusa e contraddittoria imposta dalla maggioranza. E infatti, quest'anno si chiuderà con un numero di produzioni nettamente inferiore rispetto agli anni passati, ma Giuli questo lo sa benissimo e ha scelto consapevolmente di ometterlo.”
“Ancora più gravi – proseguono i democratici – sono le menzogne su Cinecittà, che sembrano voler rimuovere un fatto incontrovertibile: la gestione Giuli–Sangiuliano–Borgonzoni sta minando la sostenibilità degli studi, generando isolamento e sfiducia attorno a una delle grandi eccellenze italiane, riconosciute nel mondo per il proprio passato illustre e per un presente fatto di competenze, professionalità e maestranze che andrebbero valorizzate, non trasformate in terreno di scontro politico. Il Ministero della Cultura è diventato terreno di contesa interna tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, intenti solo a piantare bandierine nei diversi ambiti di competenza, come dimostrano le nomine nella presidenza e nel cda di persone che nulla hanno a che fare con il settore e molto invece con gli equilibri politici della maggioranza”.
“È sconfortante constatare – concludono i democratici – come Giuli scelga di ignorare una crisi strutturale e smaccata che sta colpendo lavoratori, produttori, tecnici e imprese. Una crisi figlia di scelte sbagliate, approcci ideologici e ostilità verso chi è percepito come politicamente distante, aggravata da una gestione incapace e priva di visione. Chi governa ha il dovere di ascoltare la realtà, non di rimuoverla. E la realtà – piaccia o no al ministro – è quella di un’industria in ginocchio, che non può più permettersi di aspettare i conflitti interni alla maggioranza”.
“Cinecittà chiude il 2024 in grave perdita. Nonostante gli sforzi propagandistici, i numeri parlano chiaro: l’azienda è in crisi e la responsabilità è della gestione attuale,e non come vorrebbe far passare la propaganda d governo, di chi l’ha preceduta. Tentare di riscrivere la storia per giustificare un fallimento presente è un’operazione debole, smentita dai fatti.
La nomina di Antonio Saccone alla presidenza di Cinecittà conferma un approccio preoccupante: il Governo Meloni continua a trattare l’audiovisivo come un settore marginale, utile solo a distribuire incarichi politici. Altro che merito, altro che eccellenza: vengono scelte persone che non hanno alcuna esperienza nel comparto, con l’unico obiettivo di occupare poltrone, non di rilanciare un asset strategico del Paese.
Cinecittà non è un bottino da spartire. È una risorsa nazionale che merita competenza, visione e rispetto. E oggi, purtroppo, non riceve nessuno dei tre.
Il Governo è responsabile della crisi dell’audiovisivo italiano: c’è poco da nasconderlo tra le voci di bilancio. Giuli dovrebbe prenderne atto e cambiare rotta. Sui numeri di Cinecittà ci saremmo aspettati uno sguardo al futuro - ad esempio con la pubblicazione della semestrale 2025 che invece è invece scomparsa - invece assistiamo, ancora una volta, ai soliti insulti ideologici alle passate gestioni che, per la cronaca, erano segnate da utili finanziari e teatri in piena occupazione”. Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera: Irene Manzi, Matteo Orfini, Mauro Berruto e Giovanna Iacono.
“Apprendiamo da fonti stampa che nella Commissione di valutazione presso il Ministero della Cultura, organo che prende le decisioni per le erogazioni del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal Vivo a sostegno delle attività circensi e dello spettacolo viaggiante, figura Gianluca Cavedo, noto esponente del settore circense tradizionale, collaboratore come broker assicurativo nonché Assessore di Legnago, delegato all’Assemblea nazionale di Fratelli d’Italia. Cavedo risulta essere, quindi, potenzialmente beneficiario – diretto o indiretto – dei finanziamenti pubblici oggetto di valutazione da parte della Commissione stessa. A conferma di ciò, risulta essersi astenuto una cinquantina di volte dalla votazione dei progetti circensi che ha sollevato dubbi relativi a 'questioni di opportunità” e “interrogativi sulla sua imparzialità'”. Così si legge nell'interrogazione presentata dai deputati Pd Eleonora Evi, Patrizia Prestipino, Irene Manzi e Mauro Berruto per chiedere al ministro della Cultura di far luce sulla partecipazione di Gianluca Cavedo nella commissione di valutazione per le attività circensi e quali siano i criteri di adottati per la nomina dei componenti della stessa Commissione per evitare che ci siano situazioni di incompatibilità o conflitto d'interesse.
“Il ministro Giuli dovrà inoltre spiegare i motivi del terzo vergognoso rinvio dell’attuazione della Legge Delega 106/2022 che regola il superamento dell’uso degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti”, concludono i deputati Pd.
“La decisione del Partito Repubblicano americano, e in particolare di Donald Trump, di ritirare nuovamente gli Stati Uniti dall’UNESCO non è nuova, ma rappresenta oggi un segnale ancora più preoccupante. Non è la prima volta che accade: anche Reagan e Bush avevano compiuto lo stesso passo, ma in un contesto geopolitico molto diverso. Oggi, nel pieno di una stagione di nazionalismi crescenti, la scelta di Trump si inserisce in una strategia di chiusura, isolamento e rifiuto di valori fondamentali come il multiculturalismo e la cooperazione internazionale, che sono alla base del mandato dell’UNESCO”. Così Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera.
“Questo passo indietro – aggiunge l’esponente dem - si accompagna ad altri segnali allarmanti: i tagli all’istruzione, i dazi, e più in generale una visione che considera cultura, educazione e informazione come elementi marginali, se non ostili. È un modello che mina le fondamenta delle democrazie moderne”.
“Di fronte a questa deriva – conclude Manzi - l’Europa e l’Italia hanno il dovere di rispondere con forza. Non basta vantarsi del numero di siti UNESCO presenti nel nostro Paese. Il governo Meloni e il ministro Giuli dovrebbero assumere una posizione chiara, ribadendo l’impegno dell’Italia nella cooperazione culturale internazionale e sollecitando gli Stati Uniti a non abbandonare un’organizzazione cardine come l’UNESCO. I temi della cultura, dell’educazione e della libertà di espressione devono restare centrali nell’agenda democratica europea”.
“Apprendiamo con profonda preoccupazione la notizia del ritiro, annunciato dal presidente Donald Trump, degli Stati Uniti d’America dall’Unesco. Si tratta di una scelta grave, miope e profondamente ideologica, che rappresenta un ulteriore attacco al principio di multilateralismo su cui si fondano le relazioni internazionali e la cooperazione culturale globale. L’Unesco svolge un ruolo insostituibile nella tutela del patrimonio culturale dell’umanità, nella promozione del dialogo interculturale e nella valorizzazione della cultura come strumento di pace e comprensione reciproca – valori oggi più che mai essenziali in un mondo attraversato da nuove tensioni e conflitti. Le accuse rivolte all’Unesco appaiono non solo strumentale, ma profondamente lesive del lavoro imparziale e coraggioso condotto dall’Agenzia nel corso degli anni a difesa della diversità culturale e della memoria collettiva. Sarebbe importante e doveroso, a questo punto, conoscere con chiarezza la posizione del Governo italiano. Da che parte sta l’Italia? Riteniamo indispensabile una presa di posizione netta della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Ribadiamo il nostro sostegno pieno e convinto all’Unesco, alla sua missione e ai suoi operatori in tutto il mondo” così la capogruppo democratica in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi.
“Nonostante la costruzione del Ponte Milena sulla SS189, sia stata annunciata nel 2020, gli automobilisti delle province di Agrigento e di Caltanissetta continuano a percorrere una arteria regolamentata da semaforo a senso unico alternato e in pessime condizioni. Le ripercussioni sul tessuto economico e sociale e il conseguente isolamento sono diventate particolarmente gravi. Ciononostante il ministro Salvini, anche nella sua recente vista in Sicilia, continua a parlare solo del Ponte sullo Stretto trascurando il resto della viabilità di competenza governativa, che in Sicilia è al collasso. Solo ieri il ministro è stato a Caltanissetta per inaugurare il ponte sul viadotto di San Giuliano, ma del Ponte Milena nessuna traccia o evoluzione”. Così si legge nell'interrogazione presentata oggi dal deputato Pd Peppe Provenzano (e sottoscritta dai deputati Iacono, Barbagallo e Marino) al ministro delle Infrastrutture sulle legittime sollecitazioni del territorio e delle forze sociali, al fine di realizzare con un cronoprogramma certo per la costruzione del Ponte Milena.
“Sarebbe doveroso – sottolinea il parlamentare dem - che il peggior ministro d'Europa venisse in Sicilia non a fare passerelle ma a spiegare perché il governo abbia tagliato i fondi FSC per la Sicilia per destinarli alla propaganda sul ponte sullo stretto, eliminato i fondi PNRR per i lotti della Ferrovia PA-CT, e perché abbia trasferito 900 milioni destinati alle strade della Sicilia alle regioni del nord”, conclude Provenzano.
Dal Colosseo al MANN, il Ministro mette in discussione la selezione internazionale dei direttori dopo aver visionato le terne finaliste
I deputati del Partito Democratico della commissione cultura della Camera hanno depositato questa mattina un’interrogazione parlamentare urgente al Ministro della Cultura Alessandro Giuli in merito alla gestione della procedura pubblica per la selezione dei direttori dei Musei Reali di Torino, della Galleria dell’Accademia di Firenze, del Museo Nazionale del Bargello, del Parco archeologico del Colosseo, del Museo Nazionale Romano e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
L’iniziativa promossa dai dem Irene Manzi, Matteo Orfini, Mauro Berruto e Giovanna Iacono fa seguito alle dichiarazioni del Ministro, diffuse attraverso i suoi canali social, con cui ha espresso insoddisfazione per il lavoro della commissione di selezione – da lui stesso nominata con decreto – e ha ipotizzato una riapertura del bando. “Si tratta di affermazioni gravi, rese dopo la visione delle terne finaliste già predisposte dalla commissione, che mettono seriamente in discussione la trasparenza e l’imparzialità della procedura”.
La selezione, avviata il 4 febbraio è giunta alle fasi conclusive con i colloqui svoltisi a luglio e la definizione dei punteggi e delle terne: iIntervenire a questo punto, senza motivazioni formali e senza riscontri oggettivi, rischia di generare contenziosi, ritardi e un danno reputazionale per il Ministero, oltre a far emergere il sospetto di ingerenze politiche sulle nomine.
Nell’interrogazione si chiede al Ministro se conferma quanto dichiarato e quindi se intenda annullare o riaprire la procedura e, in caso affermativo, su quali basi sia stato formulato il giudizio di insoddisfazione.
“Giuli disconosce il lavoro della commissione e paventa un nuovo bando: perché? Ci sono forse nomi sgraditi? Manca all’appello qualche amico? Il Partito Democratico ribadisce la necessità che il sistema culturale nazionale sia guidato da criteri di merito, autonomia e trasparenza, e non da logiche discrezionali”.
"Il ministro Giuli annuncia di voler rivedere le terne dei candidati per la direzione del Parco Archeologico del Colosseo e del Museo Nazionale Romano dopo averle lette. È un fatto gravissimo: solleva un grande dubbio e proietta un’ombra lunga su una procedura che dovrebbe essere improntata a trasparenza, imparzialità e merito”. Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo PD in Commissione Cultura della Camera, che preannuncia un’interrogazione sul caso.
"Giuli disconosce il lavoro della commissione e paventa un nuovo bando: perché? Ci sono forse nomi sgraditi? Manca all’appello qualche amico? Il ministro spieghi pubblicamente i criteri con cui intende giudicare o respingere delle terne che non sono neppure state rese pubbliche."
"Il Colosseo e il Museo Nazionale Romano sono icone mondiali dell’archeologia, non caselle da riempire secondo logiche di appartenenza. Un concorso pubblico non può essere riscritto in base alle preferenze del ministro di turno. Questo atteggiamento rischia di spalancare la porta a ricorsi, contenziosi e danni erariali. "Chiederemo conto di ogni passaggio, abbiamo presentato sul tema un’interrogazione parlamentare” così Irene Manzi, capogruppo Pd nella Commissione Cultura, Camera dei Deputati che dice ‘no all’amichettismo al Colosseo’.
Grave vulnus alle regole e alla credibilità del Paese
“Per i ministri della Cultura di Fratelli d’Italia l’estate è sempre un problema. Lo scorso anno partiva proprio in questi giorni l’affaire Sangiuliano, oggi sono le dichiarazioni di Giuli a gettare ombre sulla procedura per la selezione dei direttori dei principali musei italiani. Dopo settimane di annunci, il ministro sconfessa la commissione che il suo stesso governo ha nominato e parla di riaprire il bando, ovvero annullarlo, dopo aver visionato le terne che gli sono state fornite dalla commissione di valutazione. Una scelta anomala, molto grave che apre scenari torbidi, alimenta sospetti su nomi sgraditi o esclusioni “scomode” e mette a rischio il lavoro svolto, con possibili ricorsi e danni economici per lo Stato. Non è accettabile che il sistema museale italiano venga gestito con questa opacità. Chiederemo chiarimenti immediati in Commissione Cultura” così Matteo Orfini, componente del Pd della commissione cultura della Camera.
“Dopo la fanfara mediatica con cui era stata annunciata la commissione di valutazione per i direttori dei musei di prima fascia, apprendiamo oggi con sconcerto che il Ministro della Cultura Alessandro Giuli sconfessa apertamente a mezzo stampa il lavoro della stessa commissione, dichiarandosi “insoddisfatto” delle terne presentate e ipotizzando la riapertura del bando che, di fatto, non sarebbe altro che l'annullamento della procedura. Una decisione grave e pericolosa, che solleva interrogativi non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello della legittimità e dell’impatto economico. Il rischio è di esporre l’intera procedura a ricorsi e contenziosi, che rischiano di bloccare ancora una volta il sistema museale che con il Governo Meloni è ormai in balia di decisioni estemporanee e personalistiche del ministro di turno. In ogni caso, ci chiediamo quali siano le reali motivazioni che spingono il ministro a voler rimettere tutto in discussione. C’è forse qualche nome "sgradito" nelle terne proposte? O, al contrario, qualche nome "gradito" che non ha superato la selezione? Se così fosse, saremmo di fronte a una gestione inaccettabile e ben oltre i limiti della trasparenza e della legalità. Chiederemo conto di tutto questo in Commissione Cultura alla Camera, presentando un’interrogazione urgente. Il sistema museale italiano non può essere ostaggio dei capricci del ministro di turno: serve una guida seria, stabile e rispettosa delle regole” così Irene Manzi, Capogruppo PD in Commissione Cultura alla Camera.