18/02/2026 - 17:58

“L’approvazione in Consiglio dei Ministri degli schemi di intese preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, sull’Autonomia differenziata, rappresenta un atto di arroganza istituzionale che rischia di aprire una frattura profonda nel Paese.
Il Governo e il ministro Roberto Calderoli procedono come se nulla fosse, ignorando i rilievi e i paletti fissati dalla Corte costituzionale e forzando un percorso che presenta evidenti criticità sul piano dell’equilibrio istituzionale e della coesione nazionale. Parlano di “traguardo storico”, ma la verità è che stanno tentando di blindare un’intesa politica dentro la maggioranza, trasformando l’autonomia in una merce di scambio tra alleati sempre più divisi.
Siamo di fronte a un’operazione tutta interna agli equilibri di governo, che mette a rischio l’interesse e l'unità nazionale. Senza curarsi della pronuncia della Consulta, il governo forza la mano in modo vergognoso, pur sapendo che un regionalismo senza garanzie sui livelli essenziali delle prestazioni, sul riequilibrio delle diseguaglianze esistenti, sul finanziamento in generale dei servizi e delle funzioni, rischia di ampliare in modo drammatico ed irreversibile i divari territoriali nel Paese.
Altro che svolta storica: si tratta di una decisione devastante per il Mezzogiorno che ha bisogno di investimenti, infrastrutture, diritti garantiti in modo uniforme, non di una competizione al ribasso tra territori. Continueremo a contrastare con determinazione questo disegno politico che rischia di segnare la fine dell'Italia unita”. Così Piero De Luca, deputato, capogruppo PD in commissione bicamerale questioni regionali.

 

17/02/2026 - 18:40

ll Board of Peace è un'organizzazione dove Trump è presidente a vita, niente a che vedere con le Nazioni Unite

"La scelta del governo Meloni di aderire al Board of Peace di Trump come osservatore è grave: si tratta di assecondare gli interessi legati al presidente americano invece di tutelare con chiarezza l'interesse nazionale italiano". Lo afferma Lia Quartapelle, deputata del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Esteri, intervistata per i canali social dei deputati Pd.

"Basta leggere lo statuto di questa organizzazione – sottolinea l’esponente dem – per capire di cosa si tratta. Si racconta come un'iniziativa per la pace a Gaza, ma di Gaza nello statuto non si parla mai. Quello che emerge con chiarezza è che si tratta di un organismo dove Trump è presidente a vita: anche se non fosse più presidente degli Stati Uniti, manterrebbe comunque quella carica a vita. Siamo ben lontani dalle Nazioni Unite, dove ogni Stato manda i propri rappresentanti".

"Il Parlamento italiano – conclude Quartapelle - non si è mai riunito per discutere questioni di primaria importanza, come rafforzare l'autonomia tecnologica, energetica, digitale e strategica dell'Europa. Eppure oggi la destra ha chiesto al Parlamento di votare per aderire a questo Board Peace. La destra fa fatica a dire no a Trump e preferisce accontentare i capricci di un singolo piuttosto che ragionare, anche insieme alle opposizioni, su come tutelare l'interesse nazionale. Che sta chiaramente in Europa, non nei profitti di Donald Trump".

 

17/02/2026 - 11:54

"Mentre non ha mai voluto rafforzare l’autonomia europea, la destra riunisce il Parlamento per votare la partecipazione a un organismo che ha Trump come presidente a vita.
È grave che il governo non agisca per l’interesse nazionale ma si attivi per il profitto di un singolo". Lo scrive su X la deputata Pd Lia Quartapelle, vice presidente della commissione Esteri 

16/02/2026 - 14:07

“Le dichiarazioni di Nordio segnalano un certo nervosismo dovuto ai sondaggi che vedono una crescita del ‘No’. Sono affermazioni irresponsabili che però dimostrano che la riforma punta alla disgregazione dell’autonomia della magistratura, attraverso un attacco al Csm, che è l’organismo di auto governo della magistratura. La destra è garantista con i forti, ovvero con i potenti e giustizialista con i deboli, ad esempio con gli immigrati”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, intervistato da Radio Radicale. 

12/02/2026 - 16:58

“Altro che chiarimenti: dal Viceministro Rixi non è arrivata alcuna risposta nel merito e questo silenzio conferma tutte le nostre preoccupazioni su una riforma confusa e accentratrice, che riduce autonomia, risorse e funzioni delle Autorità di sistema portuale. Le rassicurazioni del Governo sono smentite dal testo approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede il trasferimento delle entrate da canoni e tasse portuali, con tagli stimati intorno al 40 per cento — circa 30 milioni per Genova, 13 per La Spezia, 20 per Trieste — e la sottrazione di competenze decisive come la pianificazione e la manutenzione straordinaria.
In più si delinea un modello opaco, con una nuova società sottratta ai controlli previsti per le partecipate pubbliche dal decreto 175 del 2016, mentre lo stesso Ministro ha messo in dubbio la capacità delle Autorità di gestire opere rilevanti. La verità è che questa riforma svilisce il ruolo dei territori e svuota gli enti che oggi rappresentano l’ossatura del sistema portuale nazionale.
Nessuna risposta concreta, inoltre, sul superamento o meno dei rilievi mossi alla riforma dalla Ragioneria dello Stato. Senza tempi certi sull’iter e con un impianto così sbilanciato, è evidente che qualcosa si è inceppato e che il Governo sta procedendo senza una visione chiara.
Se e quando il testo arriverà in Parlamento lo contrasteremo nel merito, perché il sistema portuale italiano ha bisogno sì di coordinamento e investimenti, non di centralismi confusi e strutture che, così delineate, hanno più la funzione di capo cantiere che di soggetto in grado di coordinare e semplificare lo sviluppo dei porti", dichiara la deputata del Partito Democratico Valentina Ghio, intervenuta oggi in Commissione Trasporti alla Camera durante il question time.

12/02/2026 - 16:36

“Nella commissione di Vigilanza Rai si sta consumando da mesi uno scempio delle istituzioni. Una situazione grave che dura ormai da un anno e che svuota il ruolo stesso dell’organo parlamentare chiamato a vigilare sul servizio pubblico. La commissione nasce per garantire il rispetto del contratto di servizio e la tutela dei diritti dei cittadini e delle cittadine, a partire dal pluralismo, dalla qualità dell’informazione e dall’autonomia editoriale. Tutte prerogative che oggi vengono sistematicamente compresse”. Lo dice Ouidad Bakkali, deputata del Partito Democratico e componente della commissione di Vigilanza Rai.

“Da un anno – prosegue l’esponente Pd – la maggioranza impedisce di fatto il pieno esercizio delle funzioni di vigilanza, bloccando le audizioni dei vertici Rai e paralizzando l’attività della commissione. È un atteggiamento di arroganza istituzionale che mortifica il Parlamento e le opposizioni”. Per la destra di governo la priorità sembra essere soltanto la gestione delle poltrone e degli equilibri interni, mentre il servizio pubblico viene progressivamente piegato a logiche di occupazione politica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un’informazione sempre più sbilanciata e un progressivo restringimento del pluralismo, con una Rai che rischia di trasformarsi in uno strumento di propaganda”.

“Le tensioni interne, le denunce dei comitati di redazione, le proteste dei giornalisti e le polemiche sulla qualità dell’offerta informativa dimostrano – conclude Bakkali - un clima preoccupante che non può essere ignorato. È per questo che riteniamo urgente convocare i vertici Rai. Ripristinare trasparenza, rispetto delle regole e pieno pluralismo non è una battaglia di parte, ma una necessità democratica”.

 

12/02/2026 - 14:14

“No al diritto di veto che paralizza l’Unione europea. Sì a debito comune per investimenti europei e cooperazioni rafforzate per avanzare verso gli Stati Uniti d’Europa. Chiederemo alla Premier Meloni di confrontarci in Parlamento su queste sfide decisive per il futuro dell'Europa e per i nostri stessi interessi nazionali”. Lo afferma Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei della Camera, alla vigilia del vertice Ue.

“L'Europa è di nuovo di fronte a un bivio: cambiare rilanciando le sue ambizioni o accettare un lento declino. Non possiamo limitarci a resistere: occorre rilanciare l’opzione federale dell’Unione europea come unica risposta credibile alle sfide globali. Per questo chiediamo un bilancio europeo più forte, con un piano di investimenti comuni da circa 800 miliardi l’anno, da realizzare anche con debito comune e nuove risorse proprie, per assicurare l'autonomia strategica, sostenere la competitività, rafforzando al tempo stesso la coesione sociale e territoriale dell'Unione”.

Per il Pd è “urgente superare l’unanimità, procedere al completamento del mercato unico e costruire una vera politica estera e di difesa comune europea”. I democratici propongono infine di integrare l’articolo 11 della Costituzione per rendere esplicita la partecipazione dell’Italia all’Ue.

 

11/02/2026 - 13:39

“La vicenda della corda molle dimostra l’incapacità del governo Meloni su due fronti: il primo raccontare cose non vere. Più volte il ministro Salvini in aula ha detto che mai sarebbe stato introdotto un pedaggio su questa infrastruttura. Di fatto questo avviene. La seconda, non fare una valutazione di merito. Strategicamente la corda molle risolve il problema del traffico di una parte della provincia di Brescia.

Introdurre un pagamento significa rischiare di spostare il traffico sulle vie adiacenti e introdurre un principio di diseguaglianza fra cittadini.

Infatti, non è il luogo di residenza che implica l'utilizzo delle infrastrutture, ma la necessità di farlo per lavoro, per esempio, o comunque per le attività che riguardano le persone. Di fatto c'è chi potrà godere della riduzione o del non pagamento e chi dovrà invece pagare.

Ultima considerazione, il costo viene scaricato sui comuni e sugli enti locali rubando loro risorse; una competenza statale che ancora una volta ricade sulle casse degli enti locali.

Bella idea di autonomia, bel rispetto dei territori, in questo caso di una provincia come la nostra particolarmente attiva, che ha bisogno di attenzioni, infrastrutture e investimenti, non certo di demagogia”. Lo dichiara il deputato del Pd, Gian Antonio Girelli, a proposito del pagamento del pedaggio autostradale sulla cosiddetta ‘corda molle’.

 

09/02/2026 - 15:24

 “Il caso che coinvolge il direttore di RaiSport Petrecca dimostra in modo evidente gli effetti della paralisi della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, bloccata dall’incapacità della maggioranza di esprimere un presidente di garanzia”. Lo dichiarano i componenti democratici della Commissione di Vigilanza Rai.
“Una paralisi che impedisce alla Commissione di svolgere il proprio ruolo di controllo sul servizio pubblico e di intervenire di fronte alle continue ingerenze della politica nella Rai. Uno stallo che non è neutro e che sta consentendo il consolidarsi di derive preoccupanti senza alcun controllo parlamentare”.
I componenti democratici esprimono “piena solidarietà ai giornalisti della Rai, in particolare a quelli di RaiSport, mentre si apprende dell’incontro previsto tra l’amministratore delegato Rai e il direttore di RaiSport dopo il caso della telecronaca di Milano Cortina.
I dem rivolgono quindi un “appello allo stato maggiore del governo, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, affinché si superi immediatamente questo stallo e si restituisca piena operatività alla Commissione di Vigilanza.
L’autonomia del servizio pubblico e il funzionamento degli organi di controllo sono un dovere democratico”.

07/02/2026 - 17:25

“Ci risiamo: per questa maggioranza la magistratura ha ragione solo quando dà ragione al Governo. Quando invece svolge il proprio ruolo in autonomia, diventa improvvisamente parte di un complotto”. Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente del Gruppo del Partito Democratico alla Camera e capogruppo PD in Commissione Affari Costituzionali.
“Sono inqualificabili le dichiarazioni di Galeazzo Bignami, che ancora una volta dimostrano un approccio maldestro e pericoloso al confronto democratico, fatto di sospetti, attacchi agli arbitri e delegittimazione delle istituzioni di garanzia.
Da settimane il Partito Democratico denuncia e documenta le criticità gravissime legate alla gestione frettolosa e opaca del referendum costituzionale: una corsa contro il tempo che ha un solo obiettivo, limitare la possibilità per gli italiani di informarsi e farsi un’opinione consapevole. Ancora più grave è il contenuto del recente decreto elezioni che impedisce a oltre cinque milioni di cittadini fuori sede di esercitare pienamente il primo e più importante diritto democratico: il diritto di voto. Tutto questo avviene per una sola ragione: la paura del giudizio degli italiani. Oggi Bignami continua sulla stessa linea, prendersela con gli arbitri perché non sa rispondere nel merito”.

07/02/2026 - 16:17

“La maggioranza e il governo continuano a dimostrare un’irresponsabilità grave e preoccupante. Anche nel giorno in cui l’unica cosa che avrebbero dovuto fare è chiedere scusa al Paese, scelgono invece di continuare ad attaccare la magistratura, alimentando uno scontro istituzionale senza precedenti.  Il referendum è stato gestito politicamente, con strappi e forzature evidenti. Il governo ha utilizzato questo passaggio delicato per creare confusione e tensione, anziché garantire trasparenza e correttezza democratica. Una scelta che rischia di produrre incidenti e di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Avrebbero dovuto rispettare i tempi. Invece hanno scelto di correre, forzando le procedure esclusivamente per inseguire il tornaconto politico del voto immediato. Una fretta che peraltro impedirà a milioni di cittadine e cittadini fuori sede di esercitare pienamente il proprio diritto di voto. Ma gli italiani hanno capito e il 22 e 23 marzo difenderanno autonomia e indipendenza della magistratura, voteranno per la difesa della Costituzione”. Così il capogruppo democratico nella
Commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.

06/02/2026 - 09:30

De Luca e Graziano: assenza requisiti genera gravi responsabilità, giù le mani da patrimonio UNESCO

“Di fronte a scelte gravi e opache, il Ministro Giuli evita il confronto pubblico e istituzionale, sottraendosi al dovere di rispondere e rendere conto delle proprie azioni.
Per questo motivo abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare, chiedendo che il Ministro riferisca direttamente nelle sedi parlamentari in merito alle nomine politiche nei Consigli di amministrazione dei musei statali.
Tentare di piegare a logiche politiche un sistema culturale che rappresenta un’eccellenza mondiale e che tutto il mondo ci invidia è un atto grave e irresponsabile. Un atto fuori dalla legge che parla chiaro quando dice che devono essere nominate personalità dichiara fama nella gestione del patrimonio culturale. Vogliamo vedere i curricula delle recenti nomine. Giù le mani dalla Reggia di Caserta. Le scelte compiute rischiano di compromettere non solo la qualità e la neutralità della gestione, ma anche il mantenimento stesso dei requisiti necessari al riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Quella messa in atto da Giuli è una modalità di gestione del patrimonio culturale pubblico che espone i nostri beni più preziosi a rischi inaccettabili e mina la credibilità delle istituzioni. Il patrimonio culturale italiano non è terreno di spartizione politica. È un bene comune da tutelare con competenza, trasparenza e rispetto” così i deputati democratici Piero De Luca e Stefano Graziano che hanno depositato un’interrogazione parlamentare sul caso.

Qui di seguito il testo integrale dell’interrogazione parlamentare depositata

Interrogazione parlamentare

Al Ministro della Cultura – Per sapere –
premesso che:
• la Reggia di Caserta è un istituto dotato di autonomia speciale ed è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, con conseguente obbligo di rispetto dei principi di tutela, indipendenza gestionale, trasparenza e neutralità amministrativa previsti dalle convenzioni e dalle linee guida UNESCO;
• il decreto del Ministro della Cultura (DM 23/12/2014) in materia di governance dei musei autonomi e di composizione dei Consigli di amministrazione stabilisce che i componenti dei CDA debbano essere individuati tra soggetti di chiara e comprovata fama, in possesso di specifiche competenze ed esperienze nella gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, nel rispetto dei principi di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa, come previsto dall’articolo 97 della Costituzione;
• Tale esperienza è necessaria vista la delicatezza e l’importanza delle funzioni del Consiglio di amministrazione di un museo autonomo che: determina le linee di ricerca e gli indirizzi tecnici dell’attività, in coerenza con le direttive del Ministero della Cultura; adotta lo statuto; approva la carta dei servizi, i programmi annuali e pluriennali e ne verifica la sostenibilità finanziaria; approva il bilancio di previsione, le variazioni e il conto consuntivo, incidendo sulla gestione economica; valuta e monitora i servizi affidati in concessione rispetto ai progetti di valorizzazione del direttore.
• Per l’ampiezza e la delicatezza di tali funzioni, il CDA deve essere composto da figure indipendenti, di comprovata competenza e piena neutralità, soprattutto in presenza di un sito patrimonio UNESCO.
• le linee guida UNESCO in materia di gestione dei siti iscritti nella World Heritage List impongono una rigorosa separazione tra indirizzo politico e gestione dei beni culturali, richiedendo che gli organismi di governo operino in condizioni di piena autonomia tecnica e scientifica, al fine di evitare interferenze di natura partitica che possano compromettere l’integrità del bene e la credibilità internazionale del Paese;
considerato che:
• con decreto datato 30 gennaio 2026 sono state rese note le nomine dei nuovi componenti del Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta, tra i quali figurerebbero soggetti espressione diretta di forze politiche, come nel caso del coordinatore cittadino Fdi a Caserta;
• tali nomine hanno sollevato forti perplessità, non solo degli scriventi, circa il rispetto dei requisiti di competenza, indipendenza e neutralità previsti dalla normativa vigente, nonché circa l’aderenza ai protocolli di gestione UNESCO;
• una gestione percepita come politicizzata di un bene riconosciuto patrimonio dell’umanità potrebbe esporre l’Italia a rilievi formali da parte degli organismi UNESCO competenti e, nei casi più gravi, all’avvio di procedure di monitoraggio rafforzato o di infrazione, con un grave danno all’immagine, alla credibilità e agli interessi culturali del nostro Paese;
si interroga il Ministro della Cultura per sapere:
1. quali siano i criteri adottati per la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta e se tali criteri siano pienamente coerenti con quanto previsto dal decreto ministeriale in materia di governance dei musei autonomi;
2. se intenda rendere pubblici i curricula vitae completi dei neo nominati componenti del CDA della Reggia di Caserta, al fine di consentire una verifica trasparente del possesso dei requisiti di chiara e comprovata fama nella gestione e tutela del patrimonio culturale;
3. se ritenga compatibile con i principi di imparzialità, autonomia e neutralità gestionale la nomina di soggetti con incarichi politici o di partito all’interno degli organi di amministrazione di istituti culturali dello Stato, in particolare quando si tratti di siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO;
4. se il Ministero abbia valutato i possibili rilievi da parte dell’UNESCO in relazione alle suddette nomine e quali iniziative intenda assumere per scongiurare il rischio di procedure di infrazione o di danni reputazionali per l’Italia;
5. quali misure intenda adottare per garantire che la gestione dei musei e degli istituti culturali statali rimanga estranea a logiche di appartenenza politica e sia orientata esclusivamente all’interesse pubblico, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale.

05/02/2026 - 10:02

De Luca e Graziano presentano interrogazione. “Vogliamo vedere i curricula, legge parla chiaro: possono essere nominati solo esperti di chiara fama nella gestione del patrimonio culturale”

“Quanto accaduto alla Reggia di Caserta è estremamente grave e rappresenta l’ennesima conferma di una strategia che il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, sta portando avanti su tutto il territorio nazionale: la politicizzazione di istituzioni che dovrebbero, per loro natura e per legge, rimanere fuori da ogni logica di parte”.

Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Piero De Luca e Stefano Graziano, che già nella giornata di ieri hanno sollevato il caso.

“I musei e gli istituti culturali dello Stato – proseguono – non sono proprietà dei partiti politici né strumenti di propaganda. Sono luoghi che devono operare esclusivamente nell’interesse pubblico, con l’obiettivo della tutela, della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio culturale, agendo con piena autonomia e con la massima neutralità di giudizio”.

“Per queste ragioni – annunciano De Luca e Graziano – presenteremo un’interrogazione parlamentare per conoscere nel dettaglio i curricula dei neo nominati componenti del Consiglio di Amministrazione della Reggia di Caserta che risultano espressione diretta di forze politiche, come nel caso del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia. Riteniamo doveroso verificare il pieno rispetto delle normative vigenti, che prevedono la nomina nei CDA di persone di chiara e comprovata fama nella gestione e nella tutela del patrimonio culturale. La vicenda assume contorni ancora più allarmanti – aggiungono – se si considera che la Reggia di Caserta è un bene patrimonio dell’umanità UNESCO. I protocolli di gestione UNESCO sono estremamente rigidi e impongono una assoluta neutralità gestionale. Le decisioni assunte dal Ministro Giuli potrebbero esporre il nostro Paese a rilievi e persino a una procedura di infrazione in sede UNESCO, con un danno gravissimo per l’immagine e la credibilità dell’Italia. Quello messo in campo dal Ministro – concludono De Luca e Graziano – è un atto politicamente e istituzionalmente irresponsabile. Il patrimonio culturale italiano non può essere piegato a logiche di appartenenza politica: va tutelato, valorizzato e gestito nell’interesse esclusivo della collettività”. Così Piero De Luca e Stefano Graziano Deputati del Partito Democratico alla Camera.

 

04/02/2026 - 17:44

"Giù le mani dalla Reggia di Caserta. Un luogo simbolo dell’Italia, patrimonio dell’umanità UNESCO, non può essere svenduto agli interessi di partito".
Così il deputato democratico casertano Stefano Graziano interviene in merito alla notizia della nomina del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia nel Consiglio di Amministrazione della Reggia di Caserta da parte del Ministro Giuli.

"Si tratta di una scelta scandalosa – prosegue Graziano – che conferma un uso sempre più irresponsabile del ruolo istituzionale da parte del Ministro, piegato alla logica della spartizione e del favore politico. La gestione e la tutela del nostro patrimonio culturale devono essere sottratte a ogni forma di lottizzazione e garantite da competenze, autonomia e visione, non da amichettismo e appartenenze di partito".

"La Reggia di Caserta appartiene ai cittadini, all’Italia e al mondo intero – conclude il deputato democratico – e non può diventare terreno di conquista per interessi di parte. Giù le mani dal patrimonio culturale".

 

04/02/2026 - 17:08

Piero De Luca (Pd): Nominato nel Cda il coordinatore di Fdi di Caserta

“Serve un chiarimento politico immediato, ma anche un approfondimento amministrativo serio. Non è possibile che il ministro Giuli utilizzi i musei statali come strumenti di occupazione politica, piazzando amici ed esponenti di partito e politicizzando istituzioni che dovrebbero essere autonome e libere. La misura è colma, la lista é troppo lunga”.
Lo dichiara Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito Democratico, commentando la pubblicazione del decreto di nomina dei componenti del Cda della Reggia di Caserta.
“Come emerge dal decreto di nomina, nel CDA della Reggia di Caserta figura il coordinatore di Fratelli d’Italia a Caserta. È una modalità di gestione imbarazzante e inaccettabile, soprattutto quando riguarda un luogo simbolo dello Stato e patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO”.
“Non siamo di fronte a un caso isolato, é una pratica che si sta diffondendo su scala nazionale: Giuli si avvale della delega alla Cultura per fini politici e per sistemare dirigenti e amici di partito. Una deriva mai vista prima”.
“Il Ministro Giuli deve chiarire immediatamente: la Reggia di Caserta e il patrimonio culturale dello Stato non possono essere trasformati in strumenti di propaganda politica, ma sono beni pubblici che devono essere tutelati e gestiti nel rispetto dell’autonomia, della competenza e della trasparenza”.

 

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