“Chiediamo al governo quando intenda riferire alle commissioni competenti i contenuti dell’accordo tra il MEF e Lufthansa e se questi garantiscano un esito certo all’acquisizione della partecipazione di maggioranza azionaria di ITA da parte di Lufthansa dopo il 2025. Vorremmo conoscere quali opzioni sono previste qualora l’accordo non riceva il via libera da parte delle autorità europee e nazionali o nel caso in cui Lufthansa eserciti il diritto di recesso; se siano stati attentamente valutati tutti gli asset di ITA e se la prevista condivisione degli slot sia compatibile con la vigente normativa; quale sia l’impatto sul traffico passeggeri negli aeroporti del nostro Paese, sulle rotte nazionali e internazionali che riguardano gli aeroporti italiani e sul turismo del nostro Paese. Quale ruolo avranno Malpensa e Fiumicino e se il governo abbia previsto un meccanismo di adeguamento del prezzo di vendita, considerato che l’azienda sta avendo risultati molto migliori delle previsioni”. È la richiesta dell’interrogazione presentata dai deputati del PD Paola De Micheli, Anthony Barbagallo, Andrea Casu, Claudio Mancini e Marco Simiani ai Ministri dell’Economia e dei Trasporti.
“Molte sono le criticità e le questioni aperte – sottolineano i deputati dem - come la condivisione delle bande orarie o slot, già di Alitalia e trasferite ad ITA, la sorte dei lavoratori ex-Alitalia attualmente non ricompresi nel personale riassunto, il valore di mercato delle bande orarie, che per il solo aeroporto di Linate raggiungono una stima ricompresa tra 700 e 800 milioni di euro, un valore molto superiore all’impegno finanziario sostenuto da Lufthansa per la partecipazione del 41% in ITA, e di conseguenza una enorme sottovalutazione complessiva del valore di ITA, a danno dell’interesse economico e finanziario del nostro Paese. Vi è, inoltre, incertezza sul futuro ruolo degli aeroporti italiani, a partire da Milano Malpensa e sull’effetto sull’hub di Fiumicino, della riduzione del numero di aerei da 110 a 94: ci si domanda se la nuova ITA avrà interesse a mantenere le attuali rotte per gli aeroporti italiani, alcune delle quali svolgono un servizio essenziale per il collegamento di determinate località del Mezzogiorno e se siano state valutate le ricadute su tutti i lavoratori del settore aereo. Grande preoccupazione riguarda il cosiddetto “interim agreement”: per alcuni tipi di decisione, spesa, investimenti rientranti in parametri particolarmente rigidi, ITA dovrà chiedere l’autorizzazione a Lufthansa, ed è prevista anche l’immediata sostituzione di tutto il management che ha dato vita a una nuova compagnia aerea il 15 ottobre 2021, da dirigenti della stessa Lufthansa, con il rischio che se alla fine della valutazione di DGCOMP, non ci sarà per Lufthansa la possibilità di acquistare il 41% di ITA, la stessa azienda sarà comunque legata “de facto” a Lufthansa, rischiando che il suo valore autonomo diventi talmente basso da determinare un danno irreparabile all’azienda medesima e alle casse dello Stato”.
“Non ci sono più improbabili scuse dietro cui nascondersi o giochini delle 3 carte da fare. Anche il Ministero dell’Economia e Finanze conferma quello che noi diciamo da mesi. Ratificare la riforma del Mes non presenta alcun rischio, ma anzi produce effetti positivi. Da un lato, rafforza la coesione europea, dall'altro, migliora addirittura la valutazione del merito di credito degli Stati aderenti. Insomma la ratifica dell'accordo di riforma conviene all’Italia. Si arrivi presto in Aula, come abbiamo chiesto, per votare la proposta di legge a nostra prima firma, e si chiuda questo balletto indecente che rischia di indebolire l'eurozona e mina gravemente la credibilità del nostro Paese in Europa”. Lo dichiara il capogruppo dem in commissione Politiche Ue alla Camera Piero De Luca.
“L’ennesima brutta figura di un Governo impreparato e diviso su tutto, persino sul Mes dove sembravano testardamente concordi nel forzare la mano con l’Ue. Oggi è il ministero dell’Economia, il ministro Giorgetti, a far sapere che il Meccanismo Europeo di Stabilità porterebbe solo vantaggi al nostro Paese. Una verità che sconfessa anni di idiozie e propaganda sovranista. Ora aspettiamo di vedere cosa succederà, sperando che si convincano ad approvare uno strumento utile anche all’Italia, archiviando definitivamente la montagna di bugie che urlavano dai banchi dell’opposizione".
Così Ubaldo Pagano, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera, in merito al parere del Mef alla Commissione Esteri nell’ambito dell’esame della proposta di legge a firma PD e IV sulla ratifica del Mes.
“La destra rimanda ancora la discussione sul Mes perché non sa cosa fare. Solo che ora c’è una lettera del capo di gabinetto del ministro Giorgetti che dice che il Mes non comporta rischi, anzi. Per quanto ancora la maggioranza continuerà a fare male alla credibilità dell’Italia? Domattina nuovo voto”.
Così su Twitter la vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle.
“In Commissione Esteri alla Camera nuova giravolta della maggioranza di destra sul Mes. Sì, No, forse. Intanto oggi il Mef certifica che l'Italia ne trarrebbe solo vantaggi. L’opposto di quanto detto da Palazzo Chigi. Governare significa decidere, fare delle scelte. Basta rinvii”.
Lo scrive su Twitter il capogruppo del Partito Democratico in commissione Esteri alla Camera, Enzo Amendola.
“Una vera e propria ingiustizia per i giovani aspiranti avvocati. È il risultato di una scelta della destra che con un emendamento al cosiddetto decreto Enti ha modificato la normativa sugli esami per gli aspiranti avvocati a tre mesi dalla loro effettuazione.
Complicare le cose è prerogativa della destra. In questo caso ci si trova di fronte ad un sopruso vero e proprio. Cambiare a tre mesi la forma dell’esame è sbagliato: si cambia semmai con un anticipo di un anno e si consente, dunque, che ci si adatti. Peraltro il blitz è avvenuto senza aver sentito la necessità di consultare, per un parere di merito, quei giovani che dovranno sottoporsi agli esami e che si stavano preparando secondo le modalità d’esame precedente. Le riforme sono necessarie ma vanno fatte con i tempi giusti e senza approssimazione. Due prerogative distanti dal governo e dalle forze di centrodestra”. Lo dichiara il deputato del Pd, Silvio Lai.
Dichiarazione dei deputati Pd Augusto Curti e Irene Manzi e del sen. Pd Michele Fina
Questo Governo, rispetto ai temi dell’emergenza e della ricostruzione, si è impegnato esclusivamente in una costante opera di mistificazione della realtà. I numeri, tuttavia, non mentono e anche il Commissario Castelli, discostandosi dal coro della propaganda, ammette oggettive difficoltà. Abbiamo trascorso gli ultimi mesi a denunciare la scarsa attenzione dell’Esecutivo verso la ricostruzione post sisma. Ci siamo battuti, in Parlamento, su ogni singolo provvedimento: per contrastare i tagli, per garantire che strumenti essenziali come il 110% non venissero depotenziati, per correggere sviste ed errori madornali come quelli sulle Scuole o sulla rottamazione delle cartelle. Proprio in materia di Superbonus, siamo riusciti a far approvare un emendamento che preservava sconto in fattura e cessione del credito per i progetti della ricostruzione. Tuttavia, nonostante gli annunci e i proclami, il Governo non è ancora riuscito a risolvere il problema dei crediti incagliati, bloccando di fatto i cantieri e creando difficoltà drammatiche a famiglie e imprese. Oggi i dati certificano, in maniera impietosa, il pesantissimo rallentamento del processo di ricostruzione che, con il Commissario Legnini, si era finalmente avviato a regime. Proprio per questo invitiamo la maggioranza ad astenersi dal rivendicare risultati che, con assoluta evidenza, sono stati raggiunti solo grazie all’opera dei precedenti Governi. Sono infatti fondi dei precedenti governi quelli per PNRR complementare sisma, quelli con cui si è potuta consolidare la stabilizzazione del personale sisma e, infine, sono fondi dei precedenti governi quelli per l’attuazione degli imponenti e corposi piani di opere pubbliche e di rigenerazione urbana. Oggi i cittadini iniziano a maturare la consapevolezza che l’attuale maggioranza li ha ingannati. In un momento in cui nuove tragiche emergenze ci richiedono di intensificare gli sforzi, occorre chiudere la stagione delle promesse elettorali perché, fino ad ora, gli unici risultati ottenuti sono il frutto del lavoro di chi ha preceduto questo Governo.
Il governo è in panne e persiste nel suo atteggiamento inconcludente sul Pnrr. Solo chiacchiere e fumo. Nessun risultato concreto. Ora basta. Il Parlamento ha il diritto di sapere se la destra intende attuare o insabbiare il Piano. E ha il diritto di essere coinvolto nel lavoro di revisione che l’esecutivo starebbe portando avanti. Il Piano non è proprietà di una forza politica o di un Esecutivo, è patrimonio dell’intero Paese e avete il dovere di confrontarvi e condividere con i rappresentanti dei cittadini italiani eventuali cambi di rotta rispetto a progetti e programmi di investimenti specifici sui territori e nelle nostre comunità.
Chiediamo da mesi un confronto e un dialogo trasparente e costruttivo, ma finora abbiamo ricevuto solo un silenzio assordante, accompagnato da veline sui giornali da cui apprendere le intenzioni, ogni giorno diverse, della maggioranza. Il governo è in enorme difficoltà. Noi siamo pronti ad aiutarlo, nell’interesse dell’Italia e degli italiani. È giunto il tempo di dire la verità e chiarire quali sono i progetti che l’esecutivo pensa di cancellare, a quali interventi vuole rinunciare, quali sono gli investimenti che intende modificare. L’Italia non può permettersi di fallire questa occasione. Sarebbe un danno di portata storica inimmaginabile.
Così Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche Ue della Camera.
Morti sul lavoro: Governo Meloni per fare cassa taglia il risarcimento alle famiglie delle vittime. Ecco come la pensano le destre sulla sicurezza sul lavoro. Vergogna.
Così su Twitter il deputato democratico Nicola Zingaretti
Il deputato Pd Toni Ricciardi ha presentato una interrogazione urgente, dopo la trasmissione Report, alla presidente del Consiglio
Le vicende imprenditoriali della ministra del Turismo Daniela Santanchè, oggetto della trasmissione Report di Rai Tre del 19 giugno, sono state portate all’attenzione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attraverso una interrogazione urgente del deputato Pd Toni Ricciardi.
“Dalla ricostruzione di tutti i passaggi della partecipazione nell’ambito del colosso biologico Kl Group, dall’acquisizione fino al fallimento, - si legge nel testo di Ricciardi- è emersa una gestione alquanto spregiudicata anche nei confronti di soggetti terzi come i fornitori, alcuni dei quali poi acquisiti proprio sulla base delle forniture non pagate da parte di Ki Group, successivamente diventata Verde Bio”. Ricciardi ricorda inoltre al presidente del Consiglio che “la partecipazione di Santanchè era svolta assieme al suo ex compagno del tempo Canio Mazzaro e che nel corso del servizio sono stati intervistati alcuni dipendenti che ancora non hanno ricevuto il tfr a seguito del fallimento del gruppo e del loro licenziamento”. “Successivamente, - scrive sempre Ricciardi- il servizio di Report dedica invece la sua attenzione alle vicende del gruppo editoriale Visibilia, di proprietà della Santanché e del suo attuale compagno, Dimitri Kuntz, accendendo in particolare i riflettori su una operazione finanziaria che vede coinvolto un fondo denominato Negma che ha sede a Dubai e registrato presso le isole Vergini con un prestito pari a 3 milioni di euro e con una serie di operazioni speculative attenzionate anche dall’autorità giudiziaria”. Ricciardi, ricorda infine alla presidente Meloni che “Visibilia, in qualità di concessionaria, ha anche venduto spazi pubblicitari per circa 120mila euro a Media Italia, società del Gruppo Armando Testa, l’azienda che si è aggiudicata la campagna di promozione del Ministero del Turismo “Open to meraviglia” e che “il servizio giornalistico ha evidenziato una modalità imprenditoriale adottata dalla senatrice Santanché abbastanza spregiudicato”. Il Parlamentare del Pd ha chiesto alla Meloni se “risulti essere a conoscenza dei contenuti riportati da Report e quali iniziative, per quanto di sua competenza, intenda attivare per le necessarie verifiche”.
“Notizia positiva che il ministro Fitto e il governo abbiano accolto la linea del
Pd di non finanziare con il Pnrr la produzione di nuove armi. I fondi del Pnrr devono essere usati per risorse, sviluppo, sanità, lavoro, infrastrutture e non da ultimo il Sud”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio.
Non un euro del PNRR sarà speso per le armi. Una vittoria del Partito Democratico che con mozione votata da tutti obbliga il Governo a rispettare questo impegno. I fondi dell’Europa servono per nidi, case della salute, infrastrutture per il Sud: basta ritardi e confusione dal Governo.
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"Il Partito Democratico esprime massima vicinanza al sindaco di Padova Giordani per non girarsi dall’altra parte, in assenza di una legge che tuteli tutti i figli del Paese. Giordani, come tanti altri sindaci, ha sempre agito come indicato dalla Consulta, nell’interesse supremo dei minori". Lo scrive su Twitter il deputato dem Alessandro Zan, componente della Segreteria nazionale del Pd.
"La fotografia che ci ha consegnato oggi l’UPB, nel Rapporto sulla politica di bilancio presentato al Senato, è drammatica. I dati ci dicono che circa il 42 per cento dei percettori del reddito di cittadinanza non accederanno all’assegno di inclusione previsto dal governo Meloni. I nuclei percettori passeranno da 1,2 milioni a 740mila: parliamo di circa 400mila famiglie escluse perché al loro interno non sono presenti soggetti tutelati. E’ un'ingiustizia insopportabile, a maggior ragione se guardiamo alla realtà del Paese e all’emergenza sociale che le famiglie devono affrontare tra disoccupazione, precarietà, costo della vita, affitti, mutui. Famiglie lasciate sole dal governo di Giorgia Meloni che da quando è in carica ha messo in campo una guerra intollerabile ai poveri e agli ultimi di questo paese. Una vergogna senza fine alla quale bisogna opporsi con fermezza e determinazione". Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo della Commissione Affari Sociali alla Camera e membro della segreteria nazionale.
Dichiarazione di Stefano Vaccari, Antonella Forattini, Stefania Marino e Andrea Rossi, deputati Pd
Non possiamo condividere le rigidità e i vincoli del Piano d'azione dell'Unione Europea sulla pesca a strascico. Per questo come gruppo PD abbiamo votato una risoluzione in Commissione Agricoltura alla Camera, insieme alle altre forze politiche, che chiede all'Unione Europea di riconsiderare quelle indicazioni introducendo forme di flessibilità che tengano conto di alcune marinerie, come quella Italiana, che già ha importanti limiti di pesca oltre che di spazi marini. Lo dichiara Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Agricoltura della Camera insieme ai colleghi Antonella Forattini, Stefania Marino e Andrea Rossi.
Semmai si tratta di aumentare e ricercare gli interventi che rafforzino le imbarcazioni in termini di sostenibilità senza pregiudicare oltre ventimila posti di lavoro oggi garantiti dalla nostra marineria.
Tenere uniti ambiente e pesca per noi è possibile, così come garantire la sostenibilità ambientale, ma anche economica e sociale. Per farlo non servono però colpi ad escludendum ma buon senso e decisioni di gradualità.