“Ancora una volta, il ministro Giuli con le sue dichiarazioni in Aula ha dimostrato scarso rispetto per il Parlamento. La sua partecipazione ai lavori in Aula alla Camera è stata passiva, così come il suo atteggiamento nei confronti di un testo che non introduce nuove risorse, ma si limita a perseguire obiettivi senza alcun incremento di stanziamenti, restando nei vincoli del bilancio dello Stato e senza alcuna risorsa strutturale. In altre parole, un provvedimento che non avrà alcun impatto concreto sui settori culturali, fatta eccezione per il rifinanziamento dei fondi per le biblioteche, su cui registriamo finalmente un cambio di passo del governo dopo i tagli di questi anni.”
Così in una nota la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che aggiunge:
“Purtroppo, un provvedimento dedicato ad una figura come Adriano Olivetti vanificato dall’assenza di visione e di prospettiva. E più che difendere il merito del provvedimento, oggi il Ministro ha preferito attaccare le opposizioni, arrivando ad assegnare patenti di merito e a dichiarare testualmente 'Ci rivedremo nelle sedi opportune per le polemiche.' A cosa si riferisce esattamente? Quali sarebbero queste 'sedi opportune'? Per noi continuano ad essere le aule parlamentari e delle Commissioni dove lo aspettiamo per provare- come abbiamo fatto anche con il decreto approvato oggi - a dare una visione ad un ministero ancora in cerca di autore”
Conclude così la democratica Manzi.
“Tanto tuonò che piovve. Dopo le ennesime rivelazioni di Report sull'utilizzo ‘allegro’ dei soldi di una associazione animalista da parte dell'on. Vittoria Brambilla per finalità non proprio legate alla difesa dei diritti degli animali, ma molto a quelle di uno o più partiti politici a lei collegati, continuiamo a chiederci perché l'Enci, ente nazionale della cinofilia italiana abbia ritenuto di sostenere con 460 mila euro l'attività della stessa deputata. Ingenti somme che sarebbero andate direttamente a lei come dichiarato dal presidente, Dino Muto, e non alla trasmissione in onda sulle reti Mediaset. Continuiamo a non capire invece il silenzio del ministro Lollobrigida che ha in capo al suo ministero la vigilanza sull'Enci, visto che lo Stato delega all'Ente la tenuta dei libri genealogici delle razze canine, che ha come conseguenza l'incasso di milioni di euro in diritti e prove cinofile”.
Così Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Abbiamo fino ad ora capito - aggiunge - che il Masaf non fa controlli e che quelli che fa l'Enci stesso sulle nascite delle cucciolate, finalizzato al rilascio dei pedigree, e sul doping avvengono a campione con spese irrisorie sui bilanci, rispetto agli incassi. E che stranamente vanno tutti bene ‘madama la marchesa’! Cosa ha da nascondere il ministro Lollobrigida? Legami politici con il gruppo dirigente dell'Enci? Oppure attività poco chiare da parte di Enci, come ha segnalato Report, con un precedente servizio di Giulia Innocenzi? Il ministro Lollobrigida per fare la cosa più saggia e doverosa - conclude - dovrebbe commissariare l’Enci per quanto di competenza, per meglio verificare le denunce che stanno emergendo pubblicamente e che sono state depositare anche alla commissione antimafia. Ma si sa, la saggezza e’ virtu per pochi’”.
“Dopo 3 anni di semi-inattività del Ministero della Cultura confidavamo molto in un decreto intitolato a Adriano Olivetti che individua obiettivi importanti come la rigenerazione urbana delle periferie e delle aree svantaggiate, l'intervento e la valorizzazione delle biblioteche. Peccato che il Piano Olivetti che e’ al centro del decreto sia adottato ad invarianza finanziaria e quindi senza risorse proprie e dedicate. Come a dire molto rumore per nulla, una riforma senza risorse”. Così la capogruppo democratica in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, è intervenuta in Aula alla camera sul decreto Cultura.
“Condividiamo alcune delle misure introdotte dal governo – continua la capogruppo Pd in Commissione Cultura - come i 30 milioni a sostegno delle biblioteche, o il fondo per l'apertura di librerie a favore di 'under 35', peccato che si tratti di provvedimenti per i quali mancano risorse strutturali che vadano oltre il 2025/2026.
Il Partito Democratico ha provato a dare il suo contributo presentando emendamenti in linea con le tante sollecitazioni emerse nel corso delle audizioni. Peccato che molte di quelle proposte siano cadute nel vuoto mentre la maggioranza era impegnata nel braccio di ferro tra la Lega ed il ministro Giuli intorno ai poteri delle sovrintendenze e al rifinanziamento per ulteriori 6 milioni della legge 'mancia'. Vorremmo sapere come si concilia la figura di Adriano Olivetti con le mance distribuite dal Governo.
Questo decreto purtroppo manca di un’anima e di una visione politica di lungo periodo e conferma, una volta di più, dopo l’infausto effetto Sangiuliano sul settore editoriale, che la cultura è in fondo all’agenda di questo governo”, conclude Manzi.
“Il servizio di Giulia Innocenzi di ieri sera a Report ha scoperchiato intrecci tra la deputata Brambilla e l’ENCI, Ente nazionale cinofilia italiana. Alla luce di quanto visto ho deciso di dimettermi dall’Intergruppo per i Diritti degli Animali, presieduto da Brambilla a cui avevo aderito convinta che per cambiare le cose per gli animali serva superare steccati ideologici e partitici e trovare soluzioni comuni.” Così in una nota la deputata dem Eleonora Evi.
“Sono due – continua la parlamentare Pd - le ragioni che mi spingono la mia difficile decisione: l’inchiesta mette in luce l’uso di fondi dell’associazione Leidaa di cui Brambilla è presidente, da cui la stessa ne ha tratto profitti e vantaggi personali e privati, che nulla avevano a che fare con la causa animalista e ambientalista. L'intergruppo, che in oltre due anni di lavoro non si è praticamente mai riunito, è inefficace nel coordinamento di qualsiasi azione politica e inutile per approfondire la conoscenza delle tante tematiche da affrontare.” “Continuerò a lavorare per gli animali nel ruolo che ricopro oggi con ancora più determinazione, convinta che non si possa strumentalizzare la battaglia animalista per trarne guadagni personali”, conclude Evi.
Borgonzoni certifica flop: solo 17 set attivi in Italia e nessuna produzione internazionale
“Non c’è limite al ridicolo. Mentre l’industria audiovisiva italiana continua a soffrire, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni esulta per un dato tutt’altro che confortante: appena 17 produzioni attive nel nostro Paese. Un numero esiguo, che conferma le difficoltà di un settore in crisi, abbandonato dalle politiche del governo Meloni.
La nuova sezione del portale Italy for Movies, che dovrebbe monitorare l’andamento delle produzioni, mostra peraltro un dato allarmante: non ci sono più produzioni internazionali in Italia. Un segnale gravissimo che certifica la perdita di attrattività del nostro Paese, con conseguenze devastanti per l’occupazione e la competitività del comparto.
Gli errori della sottosegretaria Borgonzoni e dei ministri Giuli e Sangiuliano stanno infliggendo un colpo durissimo a un settore che ha sempre rappresentato un'eccellenza italiana. Migliaia di lavoratori sono costretti a cercare impiego in altri ambiti, impoverendo ulteriormente un’industria che dovrebbe essere sostenuta, non lasciata al declino.
Se questa è la politica culturale del governo, il rischio è che il cinema italiano venga relegato ai margini del panorama internazionale. Servono interventi concreti, incentivi seri e una visione strategica per rilanciare il settore, non annunci vuoti e autocelebrazioni scollegate dalla realtà” così una nota della capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi.
“Scontro feroce nella maggioranza sulle Soprintendenze: la Lega, con Zaia in testa, si sta vendicando contro la presidente Meloni e Fratelli d’Italia, che hanno di fatto 'defenestrato' il governatore del Veneto? La battaglia politica si sta giocando in queste ore sulla pelle del patrimonio culturale italiano, con il rischio di ridurre la tutela a clava per risolvere i problemi interni alla maggioranza. Tutto ciò è inaccettabile ed è il risultato della debolezza del ministro Alessandro Giuli, assente rispetto alle sfide che riguardano i settori del ministero che è chiamato a guidare pro tempore." Così in una nota la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi, dopo il botta e risposta tra i deputati della Lega e il Mic sull’emendamento che punta alla “deregulation della tutela del patrimonio culturale, sminuendo il ruolo delle soprintendenze”.
Giuli esca dal letargo e batta un colpo contro deregulation della Lega
"La maggioranza si spacca e blocca i lavori della Commissione Cultura della Camera a causa dell’emendamento della Lega che punta a depotenziare il ruolo delle Soprintendenze nella tutela del patrimonio culturale. Un attacco grave e irresponsabile che mette a rischio la salvaguardia dei beni culturali, introducendo una deregulation pericolosa e priva di criteri uniformi.
Come Partito Democratico, riteniamo questa proposta inaccettabile e incostituzionale: il parere vincolante delle Soprintendenze è un baluardo essenziale per garantire la protezione del nostro patrimonio storico e paesaggistico. Eliminare questa prerogativa significa aprire la strada a interventi sregolati e compromettere irrimediabilmente il patrimonio culturale, la pianificazione urbanistica e paesaggistica.
In questo scenario, il silenzio del ministro Giuli è incomprensibile e preoccupante. Il Ministero della Cultura non può sottrarsi alle proprie responsabilità: la tutela del patrimonio culturale non è un ostacolo burocratico, ma un dovere costituzionale che lo Stato ha il dovere di garantire. Chiediamo al ministro di assumere una posizione chiara: difendere il nostro patrimonio o lasciare campo libero a questo attacco sconsiderato alla tutela?"
Così i componenti democratici nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, Mauro Berruto, Giovanna Iacono e Matteo Orfini.
Maggioranza spaccata, sospeso esame in commissione
“La maggioranza si spacca e blocca i lavori della Commissione Cultura della Camera sul controverso emendamento presentato dalla Lega, che punta a depotenziare il ruolo delle Soprintendenze nella tutela del patrimonio culturale. Si tratta di una norma profondamente sbagliata, che mina le fondamenta della protezione dei beni culturali e apre le porte a una pericolosa deregulation, trasformando la tutela in un sistema disomogeneo e inefficace, a “macchia di leopardo”.
Così si esprimono, in una nota unitaria, i componenti PD, M5S, AVS, AZ in Commissione Cultura della Camera, dopo che la maggioranza ha chiesto la sospensione dell’esame del DL Cultura per una pausa di riflessione interna sull’emendamento della Lega, che vede l’ostilità degli altri partiti di governo.
“La proposta della Lega di eliminare il parere vincolante delle Soprintendenze – sottolineano le opposizioni – rappresenta un grave attacco alla tutela del patrimonio culturale italiano e crea un pericoloso precedente, che rischia di compromettere anche la pianificazione urbanistica e paesaggistica. Le Soprintendenze non sono un ostacolo burocratico, ma un presidio fondamentale per garantire la tutela e uno sviluppo rispettoso della storia e dell’identità dei territori. In questo contesto, è assordante il silenzio del ministro Giuli, che ancora una volta sembra ignorare le questioni fondamentali relative all’azione del Ministero della Cultura quando la stessa Costituzione attribuisce allo Stato la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio”. Le opposizioni chiedono quindi al ministro Giuli di “rompere il silenzio e chiarire la posizione del governo: l’esecutivo intende difendere il patrimonio culturale del Paese o avallare questo becero attacco alla tutela?”.
“Chiediamo la revoca del provvedimento del Ministero che ha portato al declassamento della Direzione regionale dell’Agenzia delle Dogane e de Monopoli della Liguria e dei suoi uffici territoriali. Non sono chiare le motivazioni della riorganizzazione dell’Agenzia. La direzione ligure è stata superata in termini di rilevanza da altre direzioni territoriali, tra cui Veneto e Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Marche, Lazio e Abruzzo, che però gestiscono volumi di traffico commerciale in TEU nettamente inferiori (meno di un terzo per Veneto e Friuli Venezia Giulia, quasi un decimo per Emilia Romagna e Marche, e solo circa un trentacinquesimo per Lazio e Abruzzo). Il declassamento, poi, coinvolge anche importanti uffici provinciali, tra cui quelli di La Spezia e Savona. Il Ministro intervenga per rivedere questa classificazione riconoscendo alla direzione regionale Adm della Liguria il ruolo di primaria importanza che ricopre. Il Governo metta in atto tutte le azioni necessarie affinché la decisione assunta venga rivista, tenendo conto del ruolo cruciale che la Liguria riveste nel panorama logistico e commerciale del Paese.
La portualità rappresenta un pilastro fondamentale per lo sviluppo economico della Regione Liguria e dell’intero Paese. I porti liguri movimentano oltre il 50% del traffico container italiano (TEU - twenty-foot equivalent unit) e rappresentano i principali punti di entrata e uscita delle merci per l’Italia e contribuisce in maniera determinante alle entrate fiscali nazionali, generando circa 4,6 miliardi di euro in dazi e IVA. La Direzione regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la Liguria, è stata collocata nella IV fascia di importanza in una scala da I a VII, mentre dal 2001 era sempre stata classificata nella I fascia. Questo declassamento che impatti potrebbe avere sul funzionamento e sull’efficienza dei controlli doganali nei porti liguri? Il Governo chiarisca e dica quali iniziative intende adottare per garantire che la riorganizzazione dell’Adm non penalizzi la competitività del sistema portuale
Abbiamo presentato una interrogazione in merito alla Camera in cui chiediamo chiarimenti e di rivedere il provvedimento
L' evento è organizzato dalla Fondazione Bruno Buozzi e dall’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo. L’apertura dei lavori è affidata al sen. Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione Bruno Buozzi a cui seguirà l’introduzione di Giancarlo Iodice della stessa Fondazione.
“E’ una occasione importante per riflettere con i portatori di interesse, i rappresentanti delle istituzioni e dell’associazionismo sul tema di una necessaria riforma del gioco legale. Servono misure per allargare le distanze con l’illegalità che prospera in questo ambito e arginare il fenomeno devastante della ludopatia che trascina con se sempre più cittadini e le loro famiglie. Discuteremo in assoluta libertà partendo dai rispettivi punti di vista”, dichiara il deputato dem Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e coordinatore dell’Intergruppo che concluderà i lavori del convegno.
Con Vaccari, saranno presenti diversi esponenti politici che aderiscono all’Intergruppo: dai deputati Elena Bonetti (Azione), Virginio Merola (Pd) e Andrea Quartini (M5s) alle senatrici Elena Murelli (Lega) e Cinzia Pellegrino (Fdi).
Interverranno inoltre Filippo Torrigiani, consulente della commissione Antimafia, Marzio Govoni, presidente Fondazione Isscon/Federconsumatori, Antonello Turturiello e Angela Bravi per la Conferenza delle Regioni, Giulia Migneco, segreteria nazionale di Avviso Pubblico, Emmanuele Cangianelli, presidente Egp Fipe Confcommercio, Denise Amerini, della rete “Mettiamoci in Gioco”, Geronimo Cardia, presidente Acadi, Associazione Concessionari Giochi Pubblici e Luciano Gualzetti, direttore Caritas Ambrosiana.
“Viste le presenze, l’obiettivo, partendo dai dati, è quello di portare a sintesi unitaria, senza alcuna pregiudiziale, la discussione ed offrire al Parlamento i punti condivisi per una riforma diversa non più rinviabile”, conclude Giorgio Benvenuto, presidente Fondazione Bruno Buozzi.
“L’emendamento della Lega al dl cultura che intende eliminare il parere vincolante delle Soprintendenze rappresenta un grave attacco alla tutela del patrimonio culturale italiano e un pericoloso precedente che rischia di compromettere la pianificazione urbanistica delle nostre città. Le Soprintendenze sono un presidio fondamentale per garantire la tutela e uno sviluppo rispettoso della storia e dell’identità dei territori. Questa proposta, mascherata da "semplificazione", rischia di tradursi in una deregulation dannosa. Chiediamo al ministro Giuli di prendere posizione con chiarezza su questo emendamento: il governo intende difendere il patrimonio culturale del Paese o avallare questo attacco alla tutela e alla pianificazione urbanistica?” Così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi.
Manzi: Palazzo Chigi è ormai dependance del miliardario americano
“Il ministro Giuli spieghi i contorni dell’incontro con Kimbal Musk, fratello di Elon Musk, che oggi è stato a Palazzo Chigi, accompagnato da Andrea Stroppa e Veronica Berti” lo chiede la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che sottolinea:
“A quanto dichiarato, sarebbe in corso un misterioso ‘progetto’ che, a detta degli stessi protagonisti, li sta portando ‘a fare un giro per alcuni ministeri per capire come funziona’.
Ci chiediamo: di quale progetto si tratta? Quali sono le modalità di partecipazione dei ministeri e in che modo?
Al momento rileviamo con sconcerto che Palazzo Chigi sembra essersi trasformato in una dependance di Musk, dove referenti aziendali e familiari vengono ricevuti per facilitare le relazioni all’interno delle istituzioni pubbliche, senza alcuna trasparenza sui motivi e sugli obiettivi.
Annunciamo che continueremo a monitorare con la massima attenzione l’esito di queste visite, perché è essenziale fare chiarezza su ogni dettaglio. È in gioco la credibilità e la trasparenza delle nostre istituzioni, che non possono essere piegate a operazioni opache o a interessi privati travestiti da ‘progetti’.”
“Gli emendamenti al Decreto Legge Cultura confermano la pochezza delle proposte della maggioranza, che sembra interessata unicamente a nuove assunzioni per attuare programmi e progetti privi di risorse”. Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo democratica nella Commissione Cultura della Camera.
“Il faldone degli emendamenti parla chiaro: il ministro Giuli utilizza il relatore Mollicone per reintrodurre norme già bocciate dall’Ufficio legislativo di Palazzo Chigi, con l’obiettivo di aumentare la dotazione del Gabinetto del Ministero con personale esterno per seguire il Piano Olivetti. Un piano ricco di positive intenzioni ma privo di risorse. Quali compiti e quali azioni dovrà’ seguire la nuova Unita’ di missione? La maggioranza sembra ossessionata dall’idea di sostituire i tecnici del Ministero – di cui evidentemente non si fida – con amici e colleghi di partito che magari non sono riusciti ad accedere ad altre posizioni di rilievo.”
“Vigileremo attentamente su questa norma, che riteniamo sbagliata. Le funzioni attribuite a queste nuove unità di missione si sovrappongono totalmente a quelle già assegnate alle direzioni generali del Ministero. Perché introdurre queste duplicazioni e sprecare denaro pubblico?” conclude Manzi.
Lettera di 110 parlamentari all’ambasciatore iraniano
“Pakhshan Azizi è detenuta e condannata per punire il suo impegno in favore dei diritti umani. La pena di morte è il contrario della giustizia e viola il diritto alla vita, oltre che a essere usata come crudele strumento di discriminazione e di repressione del dissenso. Questa iniziativa conferma l’impegno dell’Italia per i diritti umani universali”.
Così la deputata democratica e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, commentando la lettera indirizzata all’ambasciatore iraniano in Italia, nella quale si chiede la sospensione della condanna a morte dell’attivista curda, Pakhshan Azizi, e viene espressa grande preoccupazione per le sue condizioni di detenzione. L’iniziativa, promossa dalla stessa Lia Quartapelle, ha avuto l’adesione di 110 fra senatori e deputati. Tra loro, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Giulio Tremonti, Giangiacomo Calovini, Angelo Bonelli, Chiara Braga, Stefania Craxi, Stefania Ascari. Arrestata nell’agosto 2023, Azizi è stata detenuta in isolamento per mesi e, secondo Amnesty International, sottoposta a torture e privata di un processo equo. I parlamentari denunciano le gravi violazioni dei diritti umani e ribadiscono il rifiuto della pena di morte, definita un ostacolo alla giustizia e alla dignità umana.
Al MiC da 130 giorni, il Ministro non ha fatto nulla
"130 giorni di governo per il Ministro Giuli, 130 giorni di nulla. Spiace che il Ministro, non sia ancora venuto in Commissione alla Camera per illustrare il contenuto del primo decreto che porta la sua firma". Così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Cultura della Camera, in una nota. Manzi sottolinea che "questo provvedimento si limita, di fatto, a contenere i danni causati dai tagli degli ultimi tre anni operati dal governo Meloni, senza offrire alcuna visione complessiva o strategia efficace per il sistema culturale italiano. Arriva, inoltre, dopo l'approvazione della terza manovra di bilancio consecutiva che – prosegue Manzi – ha colpito duramente i settori culturali con tagli feroci. E lo stesso atteggiamento sembra ripetersi ora con l'esame del Decreto Cultura, con un Piano Olivetti dal titolo giustamente ambizioso ma senza alcun fondo a disposizione e a costo zero" conclude Manzi.