“La legge di bilancio colpisce duramente l’industria cinematografica e audiovisiva italiana, con oltre mezzo miliardo di euro di tagli. La stessa sottosegretaria Borgonzoni, in una lettera che rappresenta il più alto livello dello scaricabarile politico, parla addirittura di 650 milioni di euro sottratti al settore. Tra la riduzione del Fondo nazionale per il cinema e l’audiovisivo, la messa in discussione di capitoli di spesa fondamentali – come l’educazione nelle scuole, la digitalizzazione e gli investimenti nelle sale – e il taglio lineare che colpisce tutte le attività del Ministero della Cultura, siamo di fronte a un attacco senza precedenti. La ricetta Giuli, oltre a falcidiare le produzioni, mette in discussione persino i fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche nelle sale cinematografiche, un intervento di civiltà che il governo sceglie di sacrificare per meri calcoli politici.” Così una nota della capogruppo del Pd in Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi. “Con il governo Meloni la cultura è trattata come un campo da spartire, non come un bene comune. Si taglia o si finanzia a seconda di chi si vuole colpire o favorire, riducendo il settore culturale persino a terreno di regolamento di conti interni alla maggioranza.
Sul cinema e sull’audiovisivo – prosegue Manzi – si tocca il punto massimo dell’irresponsabilità: un comparto che il governo ha messo in crisi in questi anni viene adesso portato al collasso definitivo. Si fermano le produzioni, si penalizzano le maestranze e si colpiscono ambienti considerati “non allineati”, cancellando in pochi mesi decenni di lavoro e riconoscimenti internazionali.
Il governo deve ascoltare le tante voci critiche che si sono levate dal settore in queste ore e fare l’unica cosa giusta: cancellare il taglio. Non ridimensionarlo, ma cancellarlo totalmente. E smetterla con questo squallido scaricabarile in cui chi guida il Mic – da Giuli a Borgonzoni – finge di subire decisioni prese altrove. Il cinema e l’audiovisivo italiani sono già stati messi a dura prova: continuare su questa strada significa portare indietro l’intero sistema culturale del Paese.”
“Siamo allo scaricabarile estremo: invece di assumersi responsabilità reali, Borgonzoni scrive lettere di protesta. In un momento in cui il cinema italiano è già al collasso, la sottosegretaria preferisce rivolgersi a Meloni, Giorgetti e Giuli, invece di fare ciò che sarebbe logico: dimettersi. La contraddizione è palese: Borgonzoni fa parte dello stesso governo e dello stesso partito del ministro dell’Economia, che ha firmato il taglio. Basta con questa sceneggiata molto simile ad un film di serie B: nessuna responsabilità nella maggioranza, solo accuse reciproche e teatrini interni. La cultura italiana non merita questo trattamento. Il cinema italiano è un’eccellenza mondiale, un patrimonio artistico e industriale che sostiene l’economia e la reputazione del Paese. Questo governo sta giocando con il futuro di migliaia di lavoratori, produttori, autori e maestranze. La sforbiciata va immediatamente cancellata, prima che il settore collassi definitivamente” così la capogruppo democratica in commissione cultura alla camera, Irene Manzi commenta la lettera che la sottosegretaria alla Cultura Borgonzoni ha inviato a Meloni, Giorgetti e Giuli dopo il drastico taglio che il governo ha inferto al fondo cinema con la legge di bilancio.
“Con la nuova Legge di Bilancio il governo Meloni e il ministro Giuli infliggono un altro colpo durissimo al cinema e all’audiovisivo italiani. Dopo anni di attacchi sistematici alla cultura, arriva un nuovo taglio di proporzioni enormi: oltre 190 milioni nel 2026 e 240 milioni a partire dal 2027. Una riduzione del 30 per cento e poi del 35 per cento del Fondo Cinema, che rischia di mettere in ginocchio un intero settore industriale la cui tenuta è già seriamente a rischio.” Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, componente della Commissione Cultura della Camera.
“Il governo – prosegue Orfini – sta giocando con il fuoco. Sta progressivamente indebolendo un comparto che ha già portato sul ciglio della recessione. Questa ostinazione non è spiegabile se non con la volontà politica, ormai scientifica, di colpire tutto ciò che viene percepito come distante dalle proprie sensibilità ideologiche. Ma qui non si parla di propaganda – aggiunge Orfini – si parla di un settore industriale vero, di una filiera che produce valore economico e lavoro: il cinema italiano è una delle nostre eccellenze più riconosciute, parte integrante del Made in Italy culturale. Indebolirlo significa colpire la libertà creativa, ma anche l’economia reale del Paese. Tagliare il Fondo Cinema, ridurre le risorse per la promozione nelle scuole, per le sale, per la digitalizzazione del patrimonio significa fare una scelta precisa: impoverire la cultura italiana”.
“Con la Legge di Bilancio, il ministro della Cultura Giuli firma e avalla un taglio durissimo al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. Non è un errore tecnico né una distrazione: è l’ennesimo capitolo di una strategia precisa con cui il governo Meloni continua, da anni, ad attaccare e indebolire il mondo della cultura. Il fondo, oggi pari a 700 milioni di euro, subirà una riduzione di 190 milioni nel 2026 e di 240 milioni a partire dal 2027. Un taglio del 30% nel primo anno e fino al 35% negli anni successivi: una vera falciata che mette a rischio la produzione, la distribuzione e l’intero ecosistema cinematografico italiano". Lo dichiara la deputata e capogruppo Pd in Commissione Cultura, Irene Manzi.
"Mentre il ministro Giuli finge di prendersela con 'algoritmi' e 'intelligenze artificiali' - sottilinea la parlamentare -, nei fatti a pagare sono autori, produttori, maestranze, esercenti e pubblico. Altro che tecnicismi: si tratta di una scelta politica deliberata, con cui il governo colpisce ancora una volta un settore ritenuto 'ostile', perché libero e indipendente. È l’ennesima manovra di bilancio in cui il cinema e l’audiovisivo italiani subiscono un ridimensionamento mascherato da razionalizzazione. Questo nuovo taglio conferma una linea coerente di penalizzazione verso la cultura, considerata non come risorsa ma come problema".
"A questi tagli vanno aggiunte le riduzioni ai fondi per la promozione del cinema nelle scuole, per l’ammodernamento e l’adeguamento delle sale, anche in relazione alle esigenze delle persone con disabilità, e per la digitalizzazione dell’archivio storico del cinema italiano.
Un insieme di tagli drastici che disegna un disegno preciso: smontare passo dopo passo il sistema del cinema e dell’audiovisivo italiano, privandolo di risorse, prospettiva e futuro. È un segnale grave, che dovrebbe far riflettere su quale idea di cultura e di Paese questo governo stia realmente portando avanti”, conclude Manzi.
Con il governo Meloni per il Mic solo tagli
“La terza manovra di bilancio del Governo Meloni conferma purtroppo una linea ormai chiara: il governo fa cassa e copre le proprie inefficienze a spese della cultura.” Così la capogruppo democratica nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che sottolinea: “dopo anni in cui con i ministri del Pd il bilancio della Cultura cresceva progressivamente, anche grazie a strumenti innovativi come l’Art Bonus, 18app e a misure di incentivo fiscale che avevano dato respiro a enti, istituzioni e imprese culturali, questa manovra conferma la drammatica inversione di rotta targata Governo Meloni. Il messaggio politico è evidente: la cultura non rappresenta una priorità per questo esecutivo. Ancora una volta, a furia di accettare senza fiatare sforbiciate, Fratelli d’Italia dimostra disattenzione verso un settore strategico per l’identità, la coesione sociale e l’economia del Paese".
"Il ministro Giuli sembra più interessato a nominare figure di partito nelle istituzioni culturali e nei musei e a strumentalizzare le tematiche culturali, piuttosto che difendere in Consiglio dei ministri le esigenze di un comparto già duramente provato. Come il suo predecessore Sangiuliano, non riesce ad incidere realmente nelle scelte di governo. La gestione della cultura italiana da parte di Fratelli d’Italia e dell’intera maggioranza di governo appare così, ancora una volta, miope e piegata a dinamiche di potere, anziché orientata a valorizzare un patrimonio che tutto il mondo ci invidia”, conclude Manzi.
Non abbiamo notizie di una messa in aspettativa per l’inviato a Parigi del Tg1, Gennaro Sangiuliano. Nel frattempo, lo vediamo comparire da candidato in diversi materiali elettorali, accanto a ministri del governo e al candidato presidente del centrodestra. Chiediamo alla Rai chiarimenti immediati. Sarebbe infatti intollerabile che le regole del servizio pubblico fossero violate in modo così evidente e che giornalisti della Rai in servizio partecipassero a manifestazioni elettorali o iniziative di parte. Il rispetto della neutralità e dell’indipendenza dell’informazione pubblica è un principio fondamentale: ogni deroga mina la credibilità del servizio pubblico e la fiducia dei cittadini” così una nota dei componenti del Pd nella commissione di vigilanza Rai.
“Le parole del presidente dell’Associazione Italiana Editori, Innocenzo Cipolletta, confermano purtroppo ciò che denunciamo da mesi: il Governo Meloni, anche con il ministro Giuli, continua a dimostrare una profonda inefficienza nell’attuazione delle politiche culturali, che sta mettendo in ginocchio il settore.”
Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera, commentando le dichiarazioni rilasciate da Cipolletta alla Buchmesse di Francoforte.
“Le misure ripristinate dal ministro Giuli per l’acquisto dei libri delle biblioteche nelle librerie territoriali erano già state introdotte dai governi guidati dal Partito Democratico, su impulso del ministro Franceschini. Misure che avevano funzionato, sostenendo concretamente biblioteche, editori e librai. Ed è ancora incomprensibile perché il predecessore di Giuli, il pessimo ministro Sangiuliano, abbia voluto cancellarle, privando per mesi il settore di strumenti essenziali.”
“Bene, dunque, la marcia indietro del governo, ma resta il fatto che i fondi stanziati non sono ancora stati spesi e che il ministero ha accumulato mesi di ritardi e burocrazia. Tutto questo — conclude Manzi — si somma alla scelta sbagliata di sostituire 18App con le nuove Carte Cultura, che hanno prodotto un risultato ampiamente al di sotto delle aspettative, e si abbatte sulla testa di editori e librai, che vedono il proprio fatturato ridursi giorno dopo giorno.”
“Le dichiarazioni del ministro Giuli sulla “continuità” garantita con la nomina di Brugnoni fanno sinceramente sorridere. Ma una volta per tutte ci spieghino: per la destra il cinema italiano e la sua gestione sono stati finora un’enclave sovietica da spazzare via oppure un luogo di gestione da conquistare, o forse solo da ammaestrare al nuovo ciclo politico? La verità è che si continua a parlare di discontinuità solo quando serve a occupare nuovi spazi, e di continuità quando invece conviene preservare equilibri e relazioni. Ribadiamo che il cinema italiano, invece, avrebbe bisogno di visione, libertà e professionalità, non di appartenenze o fedeltà di corrente. Ci auguriamo che il nuovo direttore generale cinema e audiovisivo del Mic, a cui vanno i nostri auguri per il suo incarico, sappia operare in modo trasparente e corretto, resistendo ai rancori e alle pressioni che il gabinetto del ministro vorrebbe trasferire alla macchina amministrativa del ministero” così il deputato democratico, componente della commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini.
“Le parole del Ministro Giuli dimostrano che avevamo ragione: la città di Firenze è sotto attacco. È molto grave che il ministro Giuli utilizzi il proprio ruolo per fare propaganda politica e, a ridosso del voto in Toscana, attaccare in modo scriteriato l’amministrazione comunale, responsabile di avere difeso la dignità della città così gravemente offesa dalle decisioni del Ministero.
Questo comportamento conferma come il Ministero, invece di essere al servizio della cultura e dei cittadini, venga trattato come terreno di scontro politico. Il ministro Giuli, incapace di dare una direzione al suo dicastero e di governare con autorevolezza, abbandona i settori culturali alla deriva, riducendo il Mic a strumento di propaganda elettorale. Non sorprende quindi che preferisca i raduni di partito e i comizi elettorali alle responsabilità di governo che il suo ruolo richiederebbe. Almeno oggi ci ha risparmiato l’assurdità della proposta di intitolare una strada a Giovanni Gentile”. Così il deputato democratico Federico Gianassi.
“Le dichiarazioni di Sangiuliano trasudano bile e mostrano chiaramente come la sua posizione nel servizio pubblico sia ormai usata come un megafono per la propaganda politica. Non è possibile che un giornalista della RAI partecipi a raduni di partito per attaccare le opposizioni e seminare divisione. Questo non è giornalismo, è pura faziosità.
La RAI non può più tollerare un comportamento di questo tipo: deve intervenire immediatamente, senza indugi, e prendere provvedimenti contro Sangiuliano. È inaccettabile che un ex ministro, il cui operato è stato un fallimento su tutta la linea e che ha umiliato le istituzioni, continui a sfruttare il paracadute economico che il servizio pubblico gli fornisce, a spese dei cittadini italiani. I contribuenti non devono essere costretti a finanziare lo stipendio di un politico camuffato da giornalista.
Le istituzioni e il servizio pubblico meritano rispetto. È tempo che Sangiuliano scelga: abbandoni definitivamente la politica o lasci la RAI. Non può più giocare su entrambi i fronti” così una nota dei componenti democratici della commissione di vigilanza Rai.
“Villa Massoni rappresenta un bene storico e culturale di straordinario valore per la città di Massa e per l’intero territorio apuano. Negli ultimi giorni, sulla stampa locale e nazionale, sono circolate notizie contrastanti circa una presunta asta prevista per ottobre 2025 e la disponibilità del Ministero della Cultura ad acquisire il complesso. Tuttavia, da fonti ufficiali, emerge che al momento non risulta alcun avviso di vendita né alcuna procedura d’asta già programmata. Per fare chiarezza ho presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura": è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani.
“Con questo atto parlamentare (sollecitato dal Pd locale ed in particolare dalla segretaria comunale, Claudia Giuliani) chiedo al Ministro se abbia effettivamente avviato contatti con il custode giudiziario incaricato della struttura, se siano state già quantificate e stanziate le risorse per l’acquisto e la manutenzione della villa e, soprattutto, se esista un piano di recupero e valorizzazione, condiviso con gli enti territoriali e le istituzioni locali, per restituire questo patrimonio alla comunità massese”.
Il Partito Democratico ha presentato oggi alla Camera una mozione sulla crisi del cinema e dell’industria audiovisiva italiana, chiedendo al Governo e in particolare al Ministro Giuli di “cambiare rotta e smetterla con interventi che penalizzano un settore strategico che il Governo inspiegabilmente considera ostile”.
Intervenendo in Aula per il gruppo democratico, il delegato d’Aula Andrea Casu ha denunciato come il ministro Giuli stia gestendo le nomine di settore “all’insegna dell’amichettismo”, con Cinecittà ridotta a “landa desolata, condannata a essere luogo di eventi più che di grandi produzioni internazionali in calo anno dopo anno”. Serve chiarezza e trasparenza: “una delle più importanti eccellenze del nostro Made in Italy non può essere travolta dal sospetto di opacità gestionale, ne va dell’intero comparto”.
“La filiera sta vivendo uno stallo – si legge nella mozione – che dimostra l’inefficacia delle politiche messe in campo da tre anni a questa parte”. In particolare, “l’inerzia e l’incertezza del Governo Meloni stanno portando le grandi produzioni internazionali a virare altrove, verso altri Paesi, facendo perdere all’Italia importanti quote di mercato”, mentre invece sarebbe necessario “un potenziamento delle risorse non certo i tagli a cui abbiamo assistito”.
Il Pd ricorda inoltre che le maestranze italiane, riconosciute in tutto il mondo come eccellenza assoluta, oggi non lavorano e sono costrette a migrare in altri settori pur di non perdere l’occupazione. “È una scelta triste, conseguenza diretta delle incertezze e dei tentennamenti di questo Governo”.
La mozione ribadisce che il tax credit, potenziato con la riforma Franceschini, “va perfezionato dopo oltre dieci anni di applicazione, ma non può essere abbandonato. Vanno migliorate le forme di controllo, in quello che è lo strumento utilizzato in tutto il mondo per attrarre e incentivare gli investimenti”.
Tra gli impegni chiesti al Governo: incrementare i finanziamenti destinati al settore, potenziare il fondo per il tax credit, rilanciare le sale cinematografiche come presìdi culturali e sociali ed evitare che anche a livello nazionale vengano avanzate norme ingiuste e sbagliate come quella recentemente proposte dalla Regione Lazio per facilitare la trasformazione delle storiche sale in luoghi puramente commerciali bloccata dalla battaglia del Pd e delle forze di opposizione, tutelare l’occupazione, sostenere i produttori indipendenti “quali garanzia di pluralismo e innovazione”, governare la sfida tecnologica garantendo la giusta attenzione alle preoccupazioni espresse da tutti i protagonisti delle industrie culturali e creative in occasione del confronto parlamentare sull’articolo 25 del disegno di legge sull’intelligenza artificiale.”
“Vogliamo che la discussione di oggi sia solo il primo passo di un’analisi più profonda - ha detto Casu - vogliamo parlamentarizzare la crisi dell’industria audiovisiva e ascoltare qui alla Camera la voce di tutti i soggetti coinvolti offrendo uno spazio di confronto reale a tutte le realtà che si sono mobilitate nell’ultimo anno”.
Il Pd chiede infine di accelerare l’esame parlamentare della legge Schlein che chiede di intervenire sulla governance di settore istituendo un’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, con compiti precisi di progettazione, gestione e promozione delle politiche pubbliche per rafforzare un comparto strategico per l’economia, il lavoro e l’identità culturale del Paese.
“Quanto sta emergendo intorno a Cinecittà impone una riflessione seria e severa da parte del governo: Giuli faccia immediatamente chiarezza. Non è più tempo di scaricare responsabilità su governi passati o di piegare a propaganda politica le criticità legate al tax credit su cui in più occasioni abbiamo chiesto una riflessione sul necessario rafforzamento delle modalità di controllo da parte Mic” così in una nota il democratico Matteo Orfini componente della Commissione e cultura della Camera.
“Se venissero confermate le notizie diffuse dagli organi di stampa - prosegue Orfini - ci troveremmo di fronte non a semplici errori di gestione, ma a pratiche che esulano dalle regole e dai principi di trasparenza.
Cinecittà rappresenta il cuore pulsante dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana e non può permettersi vertici che, direttamente o indirettamente, abbiano abusato del proprio ruolo. È indispensabile fare piena luce, senza reticenze né protezioni di parte. Ci auguriamo che cessino subito le lotte interne alla maggioranza, che hanno trasformato un settore strategico in terreno di scontro politico. L’industria cinematografica italiana ha bisogno di stabilità, autonomia e una visione industriale seria, non di strumentalizzazioni ciniche e campagne di occupazione. Serve un cambio di passo immediato, nell’interesse esclusivo del Paese e della cultura italiana: Giuli e Borgonzoni ne prendano atto”, conclude Orfini commentando le notizie stampa relative a una indagine della Procura di Roma sul ruolo e le modalità di finanziamento della società di produzione cinematografica che fa capo all’amministratrice delegata di Cinecittà.
“Il ministro Giuli usa i profili istituzionali come un palcoscenico personale, trasformandoli in strumenti di autopromozione e propaganda di partito. Nel video diffuso oggi sul profilo instagram del MiC assistiamo ad un collage di un centinaio di foto del ministro nell’ultimo anno, tra comizi, tagli di nastri e passerelle politiche, anche con il simbolo del suo partito in bella vista. La macchina comunicativa di un dicastero utilizzata per esaltare la singola persona” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi. “Peraltro – conclude Manzi - c’è poco da celebrare: questo anno di Giuli al Mic è stato caratterizzato, e il video lo conferma, solo da tagli di nastri, strette di mano e tagli al bilancio e agli investimenti del ministero. Un solo decreto legge in dodici mesi. Un bilancio piuttosto modesto per una grancassa mediatica auto celebrativa ”
Esprimiamo la nostra solidarietà al sindaco di San Giuliano Terme Matteo Cecchelli, che oggi ha ricevuto una pesante lettera di minacce dagli Stati Uniti. È inammissibile che per il suo generoso gesto di dare sepoltura a Marah, la giovane palestinese morta a Pisa dove era arrivata in gravi condizioni di malnutrizione da Gaza, riceva parole cariche di violenza e di odio, quando dovrebbe ispirare soltanto sentimenti di umanità e di vicinanza al dolore di una popolazione stremata.
Così Vinicio Peluffo, deputato e commissario del Pd di Pisa.