“Quella del cinema è una lobby tanto potente quanto corrotta che me l'ha fatta pagare”. Davanti a queste dichiarazioni gravissime, il corrispondente Rai a Parigi, Gennaro Sangiuliano, dovrebbe recarsi in procura e sporgere denuncia, se ritiene di essere a conoscenza di fatti penalmente rilevanti. Le sue parole non possono essere liquidate come una semplice provocazione politica, tanto più che lo stesso ex ministro ha dichiarato di non occuparsi più di politica attiva. Chiediamo con fermezza che siano forniti chiarimenti urgenti su quanto affermato: sarebbe del tutto irrituale che un dirigente della Rai, servizio pubblico, si prestasse a fare da amplificatore a una campagna politica condotta da Fratelli d’Italia in toni che rischiano di degenerare in puro sciacallaggio. Peraltro, da quanto apprendiamo dalla stampa e non smentito dalla dg Cinema del MiC, gli atti sono stati approvati nel 2023 e quindi firmati, gestiti e politicamente coperti dall’attuale governo e, per essere precisi, proprio quando a capo del MiC era Sangiuliano” così una nota dei componenti democratici in vigilanza Rai.
“Basta scaricabarile. Basta sciacallaggi. Chi governa da tre anni non può continuare a dare la colpa ai governi precedenti. Le dichiarazioni dei Trancassini di turno sul caso Villa Pamphili rappresentano l’ennesimo, squallido episodio di sciacallaggio politico. Ma soprattutto rivelano un dato imbarazzante: il ministro Giuli non parla nemmeno con i suoi uffici. Infatti, mentre lui e il suo partito alimentano la grancassa
della polemica, la Direzione Generale Cinema del Ministero parla di procedura regolare e conferma che sono già stati avviati controlli interni per accertare eventuali frodi. Chi ha ragione? Lo chiarisca il ministro Giuli. E magari lo chieda anche alla sottosegretaria Borgonzoni, a cui ha personalmente confermato la delega al cinema. Ci saremmo aspettati maggiore cautela e senso delle istituzioni. Da Fratelli d’Italia, invece, il solito copione: tentare goffamente di scaricare la responsabilità su altri peraltro per atti che, da come leggiamo sulla stampa, sono stati approvati nel 2023 e quindi firmati, gestiti e politicamente coperti dall’attuale governo” così una nota dei deputati democratici della commissione Cultura della Camera dei deputati.
“Leggo le dichiarazioni del ministro Giuli sulla sconcertante notizia dei fondi tax credit ricevuti dal killer di villa Pamphili. Spiega che proprio per evitare fatti del genere hanno riformato il tax credit. Leggo poi le dichiarazioni del suo direttore generale che spiega che è un fatto increscioso ma che era tutto regolare. Mi chiedo se il ministro e il suo direttore generale si parlino. Ma mi permetto di segnalare due questioni.
La prima è che la cosiddetta riforma messa in campo da questo governo non cambia assolutamente nulla su questi aspetti. La seconda è che stiamo parlando di una vicenda che dimostra semmai che c'è un tema di incapacità di vigilanza della struttura del ministero. Come peraltro evidenziato da diversi casi emersi in questi anni.
Tema sul quale prima di tutto dovrebbe riflettere la direzione generale cinema e chi la guida da molti anni, traendone le conseguenze con serietà e valutando l'opportunità di un passo indietro.
Ma al di là delle inadeguatezze individuali, la difficoltà a vigilare e gestire professionalmente le risorse è una delle ragioni principali per cui abbiamo proposto l'istituzione di una agenzia autonoma ed efficiente, raccogliendo la suggestione del maestro Pupi Avati. La soluzione è questa, non certo quella di aumentare il potere della dg cinema addirittura bypassando il ministro, come proposto dalla sottosegretaria Borgonzoni. Se davvero Giuli vuole affrontare seriamente la questione e non limitarsi a dichiarazioni e finte riforme, l'occasione di un dialogo costruttivo la abbiamo offerta mettendo nero su bianco una proposta che davvero metterebbe in sicurezza il settore. Attendiamo ancora una risposta” così il deputato democratico, componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini.
“Siamo davanti a un uso delle istituzioni completamente fuori dalle regole e da ogni logica. Il declassamento della Fondazione Teatro della Toscana, che ha alla direzione artistica una figura di altissimo profilo come Stefano Massini, rappresenta un fatto di una gravità senza precedenti. Un atto che ha il sapore evidente della rappresaglia politica e che mina alla base l'autonomia e la credibilità delle istituzioni culturali del nostro Paese. Che configura inoltre un attacco politico del governo alla città di Firenze che evidentemente viene considerata dalla maggioranza territorio ostile.” Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Commissione Cultura della Camera.
“Mai prima d’ora – proseguono Manzi, Orfini, Berruto e Iacono – era accaduto che una fondazione teatrale nazionale venisse declassata per motivi che nulla hanno a che vedere con la qualità artistica o la gestione culturale. Questo colpo basso non è soltanto un attacco a La Pergola, ma un precedente pericoloso che rischia di trasformare la valutazione culturale in terreno di scontro ideologico e politico. Di fronte a tutto questo, la decisione di tre autorevoli membri della Commissione consultiva per il Teatro del MiC di dimettersi è un gesto di grande dignità e coerenza, che condividiamo e rispettiamo profondamente. Ci aspettiamo che il ministro Giuli chiarisca al più presto se intenda realmente subordinare la cultura alla logica della fedeltà politica. Se così fosse, saremmo davanti a un tradimento della funzione pubblica e del mandato del Ministero della Cultura stesso. Su quanto accaduto presenteremo nelle prossime ore un’interrogazione urgente alla camera.”
Dem presentano interrogazione: risorse promozione cinema usate per giochi di potere
“Quanto sta emergendo in queste ore sulla stampa, se confermato, sarebbe di una gravità estrema. Diverse ricostruzioni giornalistiche riportano l’utilizzo disinvolto di fondi destinati alla promozione del cinema italiano, che sarebbero stati impiegati – attraverso Cinecittà – dal vertice del Collegio Romano per finalità del tutto estranee a quelle istituzionali. Non solo: tali risorse pubbliche sarebbero state utilizzate per ‘giochi di potere’ e alimentare dinamiche di scontro e intrighi all’interno della maggioranza, con il tentativo di trarne vantaggi politici personali arrivando addirittura a promettere compensi a giornalisti. Alla luce di queste gravi accuse, riteniamo indispensabile che il Ministero della Cultura chiarisca immediatamente: il Ministro Alessandro Giuli e la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni hanno il dovere istituzionale di fornire al più presto spiegazioni puntuali e trasparenti. I fondi pubblici devono essere impiegati nel pieno rispetto delle finalità per cui sono stati stanziati, in modo trasparente e nell’interesse esclusivo dei cittadini. Ogni utilizzo improprio va condannato senza esitazioni e accertato con tempestività. Presenteremo un’interrogazione su quanto sta emergendo” così una nota dei componenti democratici della commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, Matteo Orfini, Mauro Berruto e Giovanna Iacono che ribadiscono la richiesta, finora inascoltata, al presidente della commissione cultura della Camera, Federico Mollicone, di aprire con urgenza una discussione sulla crisi dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana.
“È una vergogna la continua proroga da parte del Governo sulla pelle degli animali del disegno di legge che prevede l’impiego incivile degli animali nei circhi e in spettacoli umilianti. Il ministro Giuli viene meno alla parola data solo due mesi fa rispondendo ad un QT alla Camera. Un governo di bugiardi che fa solo propaganda ma a cui non interessa il benessere dei cittadini né come in questo caso degli animali.
Nella scorsa legislatura era stato votato un ordine del giorno a prima firma Prestipino contro l’utilizzo degli animali nei circhi, ma che non ha mai avuto seguito. E più volte la Evi, con altri colleghi dell’opposizione sono intervenuti in aula sul tema. Non si capisce come mai venga prorogato un disegno di legge che prevede la sofferenza di tanti animali visti anche i fatti di cronaca che vedono molti animali fuggire da questi luoghi in cerca di una libertà che ancora fatica ad arrivare”. Lo dichiarano in una nota congiunta Patrizia Prestipino, deputata Pd e Garante per gli animali di Roma Capitale, Annalisa Corrado parlamentare europea e responsabile nazionale Ambiente del Pd ed Eleonora Evi, deputata componente della commissione Agricoltura della Camera.
“Il ministro Giuli parli, dica che Daoud è benvenuto. Dal governo nessuna risposta e nessun atteggiamento garante dei diritti della libertà di opinione. Se fossi in Kamel Daoud, scrittore e giornalista franco-algerino, non mi sentirei sicuro a venire in Italia senza almeno la certezza di una dichiarazione politica del ministro Giuli che dica che lui è benvenuto perché l’Italia non persegue chi fa reati di opinione. L'intellettuale Daoud è atteso nel nostro Paese per partecipare a eventi culturali legati alla presentazione del suo ultimo romanzo. Sull'autore pendono due mandati di arresto internazionali emessi dall'Algeria, relativi a presunte violazioni e un'accusa di utilizzo non autorizzato della storia personale di una donna algerina nel suo romanzo. Si parla di reati d'opinione, reati che non esistono, o meglio, non dovrebbero esistere in Italia”. Lo dice la deputata Pd, Lia Quartapelle presentando un'interpellanza urgente al governo affinché lo scrittore possa partecipare liberamente agli eventi culturali previsti, senza il timore di essere arrestato o estradato.
“In Italia – si auspica l'esponente dem - ben vengano le voci controverse e i pensieri eclettici che stimolino la discussione e il confronto sociale. Purtroppo questo governo si nasconde e non dice se sul territorio nazionale è garantita la libertà di pensiero per tutti. Guarda solo i propri interessi che si declinano con slogan o titoli ingannevoli come il Piano Mattei. Un'altra occasione persa senza un valido motivo.”, conclude Quartapelle.
“Quanto sta avvenendo al processo per la morte di Giulio Regeni è una pregiudiziale nelle nostre relazioni con l'Egitto. Grazie allo sforzo delle nostre forze dell'ordine, della magistratura e degli apparati di sicurezza, è stato svolto un lavoro approfondito per capire la verità sulla tortura, il rapimento e l'uccisione di un cittadino italiano all'estero. Il nostro Paese ha chiesto la collaborazione delle autorità giudiziarie dell'Egitto, collaborazione che non c'è mai stata. Tant’è che il processo si svolge a Roma senza gli imputati e senza la collaborazione delle autorità dove quegli orrendi crimini sono stati compiuti. Noi riteniamo che sia un danno all'interesse nazionale che il governo stipuli un nuovo accordo, pur se tecnico, con le autorità di un paese che non collabora su una questione centrale che ha a che fare con la vita di un nostro concittadino. Ancora una volta per la maggioranza è più importante la politica commerciale dei principi”.
Così la deputata democratica e vicepresidente della commissione Esteri, Lia Quartapelle, intervenendo in Aula per annunciare il voto di astensione del Gruppo all’accordo con l’Egitto sul trasporto internazionale di merci per mezzo di veicoli trainati.
Il ministro Giuli riconosce apertamente le gravi inadempienze e le evidenti criticità nell'organizzazione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura. Tuttavia, cerca di giustificare l'operato di amministratori “amici” con argomentazioni che risultano fuori luogo e decisamente di cattivo gusto.
La Regione Sicilia, da parte sua, sembra non aver compreso fino in fondo la portata di questo anno speciale, che avrebbe potuto rappresentare una svolta storica per la città.
Invece di ergersi a difensore d'ufficio, il ministro si concentri sull’essenziale: faccia lavorare i suoi uffici per verificare che i fondi pubblici destinati a questa importante iniziativa vengano realmente impiegati in modo efficace e trasparente. Perché se così non fosse, ci troveremmo davanti a una responsabilità grave, che ricadrebbe su tutti i livelli istituzionali coinvolti.
Il Partito Democratico aveva già presentato un’interrogazione parlamentare per sollevare le prime criticità legate alla gestione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura. Alla luce del persistere delle problematiche e dell’assenza di risposte concrete, verrà ora depositata una nuova interrogazione, con l’obiettivo di fare piena luce sull’intera organizzazione e garantire trasparenza, responsabilità e rispetto nei confronti degli agrigentini e della cultura italiana.
Lo dichiara la deputata dem Giovanna Iacono, componente della commissione Cultura della Camera dei deputati.
Dem presentano interrogazione alla Camera e al Senato
“Il settore cinematografico italiano è in ginocchio, e non per dinamiche di mercato, ma per precise scelte politiche. Scelte che dimostrano come l’attuale governo consideri la cultura – e in particolare l’industria del cinema e dell’audiovisivo – un bersaglio da colpire, un fastidio da ridimensionare e piegare a logiche di potere.
Le continue “veline” fatte filtrare dal Ministero della Cultura sembrano costruite ad arte per screditare gli operatori del settore e alimentare una narrazione tossica e fuorviante per pura propaganda. Ma oggi emerge qualcosa di ancora più grave: una strategia silenziosa e pericolosa messa in atto in raccordo con figure istituzionali, per penalizzare mediaticamente soggetti scomodi, anche interni alla stessa maggioranza, sfruttando ruoli chiave nell’industria cinematografica e nell’associazionismo. Un’operazione che sa tanto di conflitto d’interessi e che utilizza incarichi pubblici come se fossero articolazioni di partito. Il Ministro Giuli deve fare immediatamente chiarezza. È inaccettabile che il MiC venga trasformato in un campo di battaglia interno alla maggioranza, dove si usano risorse e funzioni pubbliche per alimentare lotte di potere personali. Serve trasparenza immediata anche sulla gestione della comunicazione istituzionale, a partire dal ruolo della sottosegretaria Borgonzoni, che non può più continuare a operare come se il suo incarico fosse una concessione personale.
Mentre migliaia di lavoratori del cinema restano disoccupati o sono costretti a cambiare mestiere, al Ministero si litiga per piccole poltrone e si combattono guerre intestine. Il settore non merita questo scempio” così i componenti del Pd nelle Commissioni Cultura di Camera e Senato che annunciano la presentazione di un'interrogazione parlamentare in entrambe i rami del parlamento. Al centro dell’iniziativa, “la comunicazione e gli eventi istituzionale promossi dal MiC e il possibile conflitto di interessi derivante dalla sovrapposizione tra incarichi istituzionali e ruoli associativi, come nel caso della presidente di Cinecittà, che ricopre anche la carica di presidente dell’Associazione dei produttori audiovisivi (Apa)”.
“Più che prendersela con il Partito Democratico, il sottosegretario Borgonzoni dovrebbe rivolgersi all’ufficio stampa del Ministero della Cultura, che ha fatto filtrare alla stampa l’irritazione del ministro Giuli per le sue prese di posizione e per la mancata convocazione agli incontri istituzionali sul cinema. Da quanto ci risulta, il ministro non ha ancora smentito né l’irritazione né l’esclusione. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, ma una cosa è certa: al Collegio Romano regna la confusione e i dissidi interni stanno minando la credibilità e l’operatività del Ministero. Giuli e Borgonzoni sembrano sull’orlo di una crisi di nervi”, dichiarano i deputati del Partito Democratico componenti della Commissione Cultura della Camera.
“Nel frattempo, il comparto cinematografico e audiovisivo vive una crisi reale e profonda. L’intera filiera – artisti, registi, produttori, distributori – non riceve risposte né rassicurazioni, ma solo rinvii, incertezze e un preoccupante clima di ostilità. Le quotidiane indiscrezioni fatte circolare su testate vicine alla maggioranza alimentano un’inaccettabile campagna denigratoria, trasformando il mondo del cinema in un bersaglio politico, come se appartenere alla cultura significasse militare in un campo avverso”.
“È un clima tossico – proseguono i deputati Dem – che danneggia la libertà espressiva e paralizza ogni confronto costruttivo. Il nostro auspicio è che si possa aprire un dibattito serio e trasparente sullo stato dell’arte del cinema e dell’audiovisivo in Italia. Per questo chiediamo ancora una volta al presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, di calendarizzare con urgenza una sessione di lavori parlamentari dedicata, con le audizioni dei principali soggetti del settore. Mollicone la smetta di far finta di non sentire: è in Parlamento che si discute di politiche culturali”.
Settore strategico, serve serietà: subito sessione parlamentare su crisi audiovisivo
“Ribadiamo con forza la nostra richiesta al presidente Mollicone di calendarizzare al più presto una sessione parlamentare in Commissione Cultura dedicata allo stato dell’industria audiovisiva italiana. Il settore vive una fase critica e ha bisogno di risposte chiare e di un confronto istituzionale serio”, dichiarano i componenti del Pd della Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, Mauro Berruto, Giovanna Iacono e Matteo Orfini. Alla vigilia dell’incontro tra il MiC e gli operatori del settore, Manzi stigmatizza lo scontro in corso tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e la sottosegretaria con delega al cinema, Lucia Borgonzoni. “La notizia di un ‘ministero in lite’ è inaccettabile e non può essere tollerata. Litigi, gelosie e rinfacci – aggiungono i dem – non appartengono al linguaggio né all’operato delle istituzioni. L’industria cinematografica e audiovisiva italiana è un settore strategico che merita rispetto e serietà: se ci sono problemi politici al Collegio Romano, il ministro Giuli ha tutti gli strumenti per risolverli e mettere fine a questa situazione, a partire dal ritiro delle deleghe alla sottosegretaria. Il settore audiovisivo – concludono i democratici – non può essere ostaggio di scontri interni alla maggioranza che ne compromettono l’operatività e il futuro. Aspettiamo risposte concrete dal Governo e, dal presidente Mollicone, la calendarizzazione della discussione in Commissione Cultura”.
Scrittore perseguitato dal governo algerino non si fida del nostro Paese
“Lo scrittore algerino Kamel Daoud rischia il carcere in Algeria per reati di opinione. Faccio mio l’appello della sua editrice italiana Elisabetta Sgarbi: il governo italiano intende lasciar cadere il mandato di cattura internazionale contro di lui?” così, sui social, la vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, che presenterà un’interrogazione parlamentare ai ministri Nordio, Tajani e Giuli per sapere come il governo intenda intervenire per proteggere lo scrittore algerino, perseguitato dal suo governo. Daoud ha infatti annunciato che non sarà presente alla Milanesiana perché teme che l’Italia non lo tuteli dalla richiesta di estradizione.
“Volano gli stracci al Collegio Romano. Dopo l’intervista a Libero in cui la sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha duramente criticato l’operato del ministro Giuli sulle politiche cinematografiche, attribuendogli i ritardi nei finanziamenti, è arrivata una nota dell’ufficio stampa del Ministero che, escludendola dal prossimo incontro sulle materie cinematografiche, sancisce di fatto la sua sfiducia politica.” Lo dichiara il democratico Matteo Orfini, componente della Commissione Cultura della Camera, che aggiunge: “Nel merito dell’intervista, le dichiarazioni della Borgonzoni sono lunari. Parla come una passante, quando invece è sottosegretaria con delega al cinema da anni. In tutto questo tempo ha operato in stretta connessione con la Direzione Generale Cinema del MIC, intervenendo spesso anche in maniera eccessiva sulle decisioni organizzative. Ora tenta di sottrarsi alle sue responsabilità, ma se fosse vero quanto dice, la prima che dovrebbe fare un passo indietro è lei.”
“La verità – prosegue Orfini – è che questo Governo vuole scientemente affossare l’industria cinematografica italiana, considerata politicamente scomoda. Una visione miope e ideologica che sta già producendo effetti drammatici sulla pelle di migliaia di lavoratori: maestranze, artisti, tecnici e imprese dell’indotto. Un intero comparto è fermo da mesi, paralizzato dalle scelte sbagliate del Governo Meloni, e rischia di scivolare in una crisi irreversibile.”
“Per questo – conclude Orfini – abbiamo depositato una proposta di legge sia alla Camera che al Senato, promossa dalla segretaria Elly Schlein, per aggiornare la legge Franceschini e affrontare finalmente nel merito le questioni organizzative e strategiche del settore. Istituire una agenzia per il cinema e l'audiovisivo dotata di autonomia, professionalità e competenza è la via maestra per liberare il settore da questa cappa di dilettantismo e aggressività che lo sta soffocando. Chiediamo una rapida calendarizzazione.”
La risposta del governo Meloni e in particolare del ministro della Cultura Giuli alla crisi del settore editoriale è del tutto insufficiente e lacunosa e tradisce il mondo dell’editoria di fronte al grido d’allarme lanciato dagli editori al Salone del Libro di Torino e alle promesse non mantenute. Il ministero, rispondendo a un nostro Question Time in commissione, non ha dato tempi certi o impegni chiari per potenziare il finanziamento al settore. Non possiamo accontentarci di generiche dichiarazioni d’intenti. Serve un intervento strutturale, e serve subito.” Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura.
“La sostituzione della 18app con la Carta Cultura e del Merito – prosegue l’esponente dem – ha smantellato una misura universale, trasformando un diritto in un premio legato a requisiti reddituali e di merito. Non è accettabile che l’accesso alla cultura venga condizionato in questo modo, specie per le giovani generazioni”.
“Senza una legge quadro sul libro – conclude Manzi - senza risorse e strumenti stabili, l’Italia rischia di compromettere una delle sue industrie culturali più importanti. È urgente convocare un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore e costruire una politica del libro che guardi al lungo periodo. Chiediamo una visione strategica, non misure spot con scadenze predefinite. La cultura non può essere lasciata alla precarietà delle singole iniziative: serve un impegno serio, continuativo e strutturato”.