“Davanti alla crescente emergenza abitativa che affligge la Lombardia, l'unica iniziativa della destra è quella di attaccare il Comune di Milano sul campo di via Bonfadini ma in questo modo Lega e Fratelli d’Italia, che sono al governo sia del Paese che della Regione, non fanno altro che certificare il loro fallimento sulle politiche abitative e oltraggiare la drammatica situazione che migliaia di famiglie stanno vivendo ogni giorno solo per la propria propaganda”.
Così Silvia Roggiani, deputata e segreteria regionale Pd Lombardia, commentando il Question Time del Ministro Salvini sui criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia pubblica a Milano.
“Senza alcun pudore – aggiunge la deputata Pd - Salvini ha attaccato il Comune di Milano per aver agito a favore della legalità. Ricordo a Salvini che in Lombardia la destra non ha mai fatto nulla per l’emergenza abitativa e, a causa della sua incapacità al governo, oggi nessuna Aler dispone di fondi propri nel bilancio destinati alla ristrutturazione di migliaia di appartamenti che, di conseguenza, restano vuoti senza essere assegnati a chi ne avrebbe diritto. La destra in Regione si è sempre opposta alla possibilità di stanziare risorse e a tutte le proposte del Partito Democratico, lasciando migliaia di cittadini in una situazione di incertezza e disperazione”.
“Il decreto legge sulle materie prime critiche approvato dalla Camera dei Deputati in prima lettura è un pasticcio politico e costituzionale.” È molto duro il giudizio del deputato dem della commissione bilancio Silvio Lai sul decreto legge che raccoglie il regolamento europeo sulle materie prime critiche e strategiche. “Lo scopo del regolamento europeo di cui questo decreto dovrebbe applicare le norme e i principi è quello di ridurre la dipendenza dell’Europa per l’approvvigionamento di materie prime necessarie per la transizione ecologica e digitale, ma come al solito il nostro Paese si distingue per fare male e copiare peggio.”
“Il regolamento europeo da grande priorità all’economia circolare, al riciclo di materiali provenienti da scarti minerari o tecnologici mentre nel testo italiano prevale la libertà di scempio del territorio, sottraendo competenze e funzioni a province, in campo ambientale, e alle regioni per le responsabilità minerarie di ricerca ed estrazione” prosegue Lai. “Le Regioni, di contro, con l’istituzione di un punto unico di contatto, PUC, sono lasciati ai margini durante la fase dei titoli abilitativi. Persino il piano nazionale delle estrazioni, della durata di 5 anni non sarà sottoposto alla valutazione vincolante delle Regioni, un vero abuso istituzionale.”
“Il solito Governo Meloni che da mano libera senza controlli allo sfruttamento del territorio e dell’ambiente e che mostra due facce, quella che approva l’autonomia differenziata con 23 materie statali, compresa la produzione e il trasporto di energia, e dall’altra sottrae funzioni di governo del territorio già in capo alle Regioni. Questa è una norma che va oltre gli indirizzi europei le cui norme sfidano la costituzionalità, e per le quali le Regioni non potranno che appellarsi alla Suprema Corte”.
“Il Governo lascia fuori la Pontremolese da decreto infrastrutture, nessuno stanziamento previsto per l’ultimazione dell’opera. Ancora una volta il governo a parole dice di voler sostenere e potenziare le infrastrutture in Liguria, ma non lo dimostra nei fatti”, lo dichiara Valentina Ghio vicepresidente PD alla Camera e componente commissione trasporti che ha presentato un’ordine del giorno, firmato insieme ad Andrea Orlando, in cui ha chiesto al governo di adottare iniziative nel primo provvedimento utile per finanziare il completamento dell’opera.
“Si tratta - prosegue Ghio - di un’opera attesa da anni e sulla quale nonostante lo stato di avanzamento dei lavori il governo non ha ancora previsto lo stanziamento dei fondi necessari per il completamento. Ci saremmo aspettati che in un decreto che trattava di infrastrutture, questa che è un’opera fondamentale e attesa da tempo, avesse uno spazio ben preciso, invece nulla. Anzi il governo ha accolto sì il mio ordine del giorno per il completamento, ma senza assumersi impegni finanziari precisi, anzi espungendo la richiesta di garantire nel primo provvedimento utile i finanziamenti necessari a completare la realizzazione della prima tratta tra Parma e Vicofertile oltreché a mettere in atto, in tempi brevi, tutte le procedure necessarie per completare tutte le fasi di progettazione delle tratte successive per il raddoppio della linea ferroviaria".
“La linea Pontremolese non solo rappresenta una infrastruttura strategica per il collegamento fra Liguria, Toscana ed Emilia Romagna, di grande importanza per il trasporto intermodale delle merci tra le diverse aree produttive e i porti di La Spezia e Massa e tra il Mediterraneo e l’Europa, come parte integrante della rete Ten- T Comprehensive. Il completamento del raddoppio porterebbe benefici anche di carattere ambientale, con il parziale spostamento del traffico su gomma al ferro, con importanti migliorie ambientali e di sicurezza sull’intera rete infrastrutturale”, spiega la deputata PD.
“Da tempo il territorio aspetta almeno il completamento della prima fase, che riguarda la tratta tra Parma e Vicofertile, per realizzare la quale mancano 113 milioni di euro rispetto a quanto era stato originariamente previsto e stanziato.
Ci saremmo aspettati l'inserimento di questa cifra nel decreto infrastrutture, ma niente di tutto questo. E anche l'accoglimento del mio ordine del giorno è stato annacquato espungendo il riferimento all'inserimento della cifra che manca nel primo provvedimento utile. Peggio è stato fatto con l'ordine del giorno del centro destra, che non ha avuto neppure il parere favorevole, ma è stato blandamente recepito come generica raccomandazione con la cancellazione addirittura della previsione della cifra che manca nella prossima legge di bilancio. Cosi ancora una volta il completamento del raddoppio della Pontremolese rimane lettera morta", conclude Ghio.
“La riforma del Titolo V del 2001, che pure continuiamo a ritenere sbagliata, non ha nulla a che vedere con la legge fatta da Calderoli. L’autonomia differenziata la contestiamo per ragioni di merito e non per partito preso. Ad esempio, non capiamo perché ci debbano essere diritti soggettivi tutelati dall’individuazione di fabbisogni standard e livelli essenziali delle prestazioni, e diritti per cui tali garanzie non debbano esistere. E anche nel caso dei LEP, nessuno del Governo o della maggioranza ci ha ancora spiegato dove riusciranno a trovare i soldi per finanziare quelle materie che, secondo soggetti terzi e di massimo prestigio come l’UPB o Banca d’Italia, potrebbero ammontare a più di 80 miliardi di euro all’anno. Tornando al Titolo V, quella riforma prevedeva un fondo per la perequazione infrastrutturale esclusivamente mirato alla progressiva riduzione dei divari tra Nord e Sud. Non solo nella legge Calderoli non si trova traccia di questa garanzia ma addirittura con l’ultima legge di bilancio hanno quasi azzerato il fondo costituito a tal scopo dal Governo Conte II.”
Così, in una nota congiunta, i deputati pugliesi del Partito Democratico Ubaldo Pagano, Marco Lacarra e Claudio Stefanazzi.
“Al Presidente Fedriga sembra giusto che per un cittadino del Nord lo Stato spenda più di 20mila euro all’anno in servizi pubblici e per uno del Mezzogiorno quasi 5mila euro in meno? Allora invece di occuparci di autonomia differenziata, proviamo prima a non fare differenze tra i cittadini italiani. Sarebbe un onore e un piacere – concludono i dem – ospitare Federiga nelle feste dell’Unità che si terranno nelle prossime settimane per un confronto sul merito della riforma, al netto delle chiacchiere .
“Sta per concludersi, con successo, l’assedio a cui per mesi e mesi è stato costretto il Ragioniere Generale dello Stato Mazzotta. Il Governo Meloni, e in particolar modo il Ministro dell’Economia Giorgetti, riescono nel ‘colpo grosso’ cercato da tempo: rimuovere una persona ‘non gradita’ da una delle istituzioni più importanti della Repubblica. Tutto ciò avviene mentre l’Italia sta per giocare la fondamentale partita del piano strutturale di bilancio con la Commissione UE e a pochi mesi dalla prossima legge di bilancio. Questa mossa è, ad oggi, la più improvvida e cinica dimostrazione del metodo repressivo utilizzato da questo Governo. A farne le spese, anche in questo caso, saranno tutti gli italiani perbene”.
Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano
Percentuale alle imprese ridicola. Contributi a pioggia su un territorio troppo ampio
“Sulla testa del ministro Fitto si susseguono le tempeste, una dopo l’altra. Dopo la lentezza della spesa del Pnrr dei ministeri, nonostante gli avvertimenti sull’eccessiva centralizzazione delle modifiche effettuate, esplode in tutta la sua evidenza il fallimento della Zes unica dopo la comunicazione dell’Agenzia delle entrate che dà conto dell’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti in base alle comunicazioni validamente presentate dal 12 giugno 2024 al 12 luglio 2024, pari a 9.452.741.120 euro, a fronte di 1.670 milioni di euro di risorse disponibili, che costituiscono il limite di spesa, per il quale la percentuale del credito d’imposta effettivamente fruibile da ciascun beneficiario è pari al 17,6668 per cento (1.670.000.000 / 9.452.741.120) dell’importo del credito richiesto”.
Così il deputato dem della commissione Bilancio, Silvio Lai.
“Si tratta - aggiunge - di un fallimento della strategia proposta da Fitto, perché a fronte di un finanziamento che da 1,4 miliardi destinati alle imprese che sceglievano le aree industriali connesse con i principali porti, passa ai 1,6 miliardi ma spalmati in tutto il territorio del mezzogiorno con il risultato di finanziamenti diffusi a pioggia, senza alcuna strategia e ininfluenti rispetto allo stimolo reale agli investimenti. Anziché incolpare l’Agenzia delle entrate - conclude - che ha solo fatto quanto previsto dalla legge, Fitto dovrebbe chiedere scusa per il gravissimo danno fatto alle regioni del Mezzogiorno e alla loro struttura imprenditoriale”.
“Il senso della nostra interrogazione era quello di individuare una modalità per non creare discriminazioni fra regioni, che anche in base alle parole del sottosegretario ci sembrano ancora più evidenti: i limiti di spesa per quanto riguarda il superbonus non sono in discussione, quello che è in discussione è l’elenco delle zone sismiche che esclude la Regione Emilia Romagna. In merito all'Imu, è nostro compito sostenere la ricostruzione privata degli immobili non conclusa e quindi l'elemento dell'Imu, sia per i comuni che per i soggetti privati, è un elemento importante di un tassello fondamentale di questa ricostruzione. Non sono quindi soddisfatto e mi auguro che il governo, in previsione della prossima legge di bilancio, possa almeno riconsiderare questa posizione”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, intervenendo in replica al Question time in commissione al sottosegretario Freni.
Nel presentare l’interrogazione, lo stesso Merola ha chiesto al sottosegretario Freni se avesse intenzione di interrompere “un’evidente discriminazione di trattamento verso la Regione Emilia Romagna, sia per quanto riguarda l'Imu dei fabbricati inagibili colpiti dal sisma sia per quanto riguarda le deroghe previste di recente per il superbonus che elencano le regioni colpite dal sisma ma escludono l'Emilia Romagna”.
“Per Fitto la colpa di un credito d’imposta basso per le imprese del sud e’ dell’agenzia delle entrate. Finora le colpe le hanno date alla Corte dei Conti, poi all’Istat, alla Bce, all’ufficio parlamentare di bilancio. È un governo senza colpe, quindi scaglia per primo pietre per imprese e lavoratori” così il capogruppo democratico nella commissione finanze della camera, Virginio Merola, commenta la lettera che il Ministro Fitto ha inviato all’Agenzia Entrate.
Due terzi del governo ha deciso di stare all’opposizione e l’unico partito che ha vinto le elezioni europee, Forza Italia, viene puntualmente bastonato da questi due terzi. I lavori parlamentari annaspano, il governo è senza linea, non c’è una strategia e già l’assestamento di bilancio ci dimostra che ci attenderà un autunno caldissimo”. Lo ha detto Toni Ricciardi vicepresidente del gruppo pd alla Camera intervistato a Montecitorio.
“Siamo di fronte a una maggioranza litigiosa che indebolisce il ruolo dell’Italia in Europa e mette in pericolo delicati dossier, dal Pnrr alla prossima legge di bilancio”. Lo ha detto Chiara Braga capogruppo del PD alla Camera dei deputati intervenendo oggi a sky tg24
“Abbiamo chiesto alla presidente Meloni di venire in parlamento a spiegare qual è la politica estera italiana. Abbiamo assistito al surreale spettacolo del partito della premier che dichiara il proprio voto a scrutinio concluso e ora alla lite tra i due vicepremier ” ha aggiunto la capogruppo del Pd.
“Un’alternativa possibile c’è ed è l’unione di chi si ritrova intorno a temi fondamentali come sanità, lavoro, casa, giustizia sociale.
Le prossime amministrative saranno il banco di prova della possibilità di mettere insieme tutte quelle forze che come noi sono preoccupate per il progressivo abbandono di politiche sociali, accanto a quelle di sviluppo e industriali, che garantiscono la tenuta del paese” ha concluso la Braga.
Caos a Montecitorio sul dl liste d’attesa approvato al Senato e da oggi all’esame della Camera dove il provvedimento non è ancora stato annunciato in aula, come da prassi. Nonostante questo, i presidenti delle commissioni che devono dare il parere al provvedimento hanno convocato i deputati per accelerare l’esame chiedendo il voto sui pareri. Un’anomalia sottolineata in aula alla camera dal democratico Federico Fornaro che ha stigmatizzato “l’impossibilità anche di leggere i testi con tempi cosi veloci”. Le opposizioni hanno quindi abbandonato
i lavori delle commissioni e non hanno partecipato alle votazioni.
Il provvedimento trasmesso dal Senato oggi è assegnato alla Commissione Affari sociali e deve avere il parere delle Commissioni Affari Costituzionali, Giustizia Bilancio, Finanze, Cultura, Lavoro, Politiche UE, della Commissione parlamentare per le questioni regionali e del Comitato per la legislazione.
“Dall'inizio del 2024 già 56 persone hanno deciso di togliersi la vita sotto la custodia dello Stato; a questo tragico bilancio si debbono aggiungere 6 agenti di polizia penitenziaria e altri morti deceduti per altre cause. Siamo in presenza di una gravissima crisi del sistema penitenziario, esasperata dalla ondata di caldo. Chiediamo al ministro Nordio se non ritenga urgente predisporre misure immediate al fine di fronteggiare l’emergenza nelle carceri, garantendo un adeguato approvvigionamento idrico, intervenendo, anche con procedure straordinarie, per immissioni di personale che possa intervenire in base alle condizioni di salute, allo stato di gravidanza, all’età, alla presenza di patologie psichiatriche e ad altre forme di fragilità, anche provvedendo a strumenti per una climatizzazione degli ambienti accettabile, e ricorrendo a misure immediatamente decongestionanti quali le misure alternative al carcere e l’aumento della detrazione della pena ai fini della liberazione anticipata, anche in risposta all’appello dei sindacati e dei Garanti”. Questo è il testo dell'interrogazione del Gruppo Pd alla Camera a firma dei deputati Gianassi, Serracchiani, Di Biase, Scarpa, Lacarra, Orlando, Ghio, Ferrari, Casu, Fornaro.
Tagli e politicizzazione stanno bloccando tutte le produzioni
“I dati presentati dalla sottosegretaria Borgonzoni sono la conferma del successo della legge Franceschini del 2016. Una legge che, a quasi dieci anni dalla sua approvazione, può certamente essere perfezionata ma che è sbagliato smontare e definanziare con tagli drastici alle produzioni; eliminando gli automatismi dell’intervento pubblico; politicizzando le scelte, anche quelle artistiche; e immettendo incertezza e caos nelle modalità e nei tempi dei finanziamenti. I dati del 2022 presentati da Borgonzoni sono molto positivi - aggiunge Manzi - purtroppo non sarà così il bilancio della gestione Sangiuliano che sta affossando l’industria cinematografica italiana. A riguardo i dati sono inconfutabili e confermano la brusca frenata di tutto il settore: gli investimenti sono fermi; gli stabilimenti cinematografici sono vuoti; le grandi produzioni stanno virando verso altri paesi nostri concorrenti; e i lavoratori del settore in grande affanno. Il ticket Sangiuliano-Borgonzoni è catastrofico per il settore cinematografico e audiovisivo”, conclude Manzi.
Dichiarazione di Silvio Lai, deputato Pd
Dopo il PNRR anche il Fondo Complementare viene modificato dal Governo con tagli per 1,1 miliardi di euro. E la parte più consistente è quella che fa capo al Ministero della salute per il quale è prevista una riduzione delle risorse pari a quasi 700 milioni di cui oltre 500 previsti per la misura denominata “verso un nuovo ospedale sicuro e sostenibile.” Sull’argomento insieme ai colleghi deputati Dem presenteremo un’interrogazione per chiedere al governo di pubblicare immediatamente le informative e i decreti con cui si fa chiarezza sugli interventi oggetto di definanziamento e sulle iniziative intraprese per reperire i fondi da altri capitoli del bilancio.” Così il deputato del PD Silvio Lai che, dopo le modifiche al PNRR, penalizzanti per le regioni del mezzogiorno, esprime ulteriore preoccupazione per gli annunciati tagli al fondo complementare. Proprio dal PNC il governo avrebbe dovuto individuare le risorse per coprire gli interventi esclusi con la modifica del PNRR. “Oggi continua a regnare la più profonda incertezza sul futuro di opere di fondamentale importanza perché riguardano capitoli dedicati alla salute e al miglioramento strutturale e tecnologico degli ospedali. Incertezza che sarebbe dovuta venir meno con la presentazione, entro il 31 marzo, di un’informativa del Ministro dell’Economia al CIPESS (il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile). Dopo 20 giorni, dalla presentazione dell’informativa il governo avrebbe dovuto pubblicare uno o più decreti per individuare gli interventi definanziati. Ad oggi questi passaggi così importanti risultano del tutto assenti ed è dunque evidente la perplessità e soprattutto la preoccupazione, soprattutto per le regioni del mezzogiorno. Prendo ad esempio la situazione della mia Regione, la Sardegna. Quanto di questo miliardo e 100 la riguarderà e soprattutto quali sono i progetti per i quali bisognerà andare a cercare nuove forme di finanziamento, con la concreta prospettiva della cancellazione?
Per questi motivi, e nell’esclusivo interesse di quelle regioni che non possono continuare a vivere nell’incertezza di opere continuamente messe in discussione, chiediamo l’immediata presentazione e pubblicazione delle relazioni informative da parte del governo.
Congelati solo per le elezioni, 33mln di tagli riguardano province di Pavia, Mantova, Cremona, Lodi
“Il governo conferma il taglio quinquennale a migliaia di Comuni, penalizzando quelli che hanno preso più fondi Pnrr. Avevano congelato tutto solo per evitare contraccolpi alle elezioni". Lo dichiara Lorenzo Guerini, deputato del Partito Democratico. "250 milioni di tagli, previsti in legge di Bilancio, ora tornano sul tavolo della Conferenza Stato-Città. Con gli stessi criteri che noi avevamo denunciato e che erano stati smentiti dal governo.” - aggiunge Guerini - “A titolo di esempio, per le 4 province del collegio sud della Lombardia nel quale sono stato eletto” - conclude il deputato PD - “significa complessivamente un taglio di oltre 33 milioni e mezzo di euro così suddiviso, ricomprendendo anche le amministrazioni provinciali: Pavia quasi 11.600.000 €, Mantova circa 8.750.000€, Cremona quasi 8.400.000 €, Lodi oltre 4.800.000 €. Un taglio consistente che, essendo in parte corrente, rischia di penalizzare i servizi per la popolazione. Penalizzando altresì i comuni più attivi nella spesa dei fondi PNNR: altro che autonomia differenziata”.