“Il governo non sta più in piedi: mentre la premier Meloni irresponsabilmente derubrica il dramma dei dazi a nulla di cui allarmarsi, FI e Lega hanno posizioni diametralmente opposte e inconciliabili. Tajani rilascia un'intervista dove afferma correttamente che sui dazi dobbiamo trattare solo e unicamente come Europa, mentre contemporaneamente, Massimo Garavaglia -in linea con Salvini - dice l'esatto contrario, ossia che dobbiamo negoziare da soli. Una proposta inattuabile perché violerebbe le norme europee, spaccherebbe la UE e metterebbe a rischio il Paese sui mercati. Il governo Meloni dunque non esiste più ed è in panne: su un tema cruciale come i dazi è diviso su tre linee inconciliabili. Quando la premier smetterà di fare la vassalla di Trump forse dovrebbe prenderne atto ed iniziare ad agire a livello nazionale, come sta facendo Sanchez in Spagna, e a livello europeo per una risposta unitaria, decisa ed efficace. Questo perché con la Trump Tax sono a rischio miliardi di export e migliaia di posti di lavoro. Rischiamo di avere danni incalcolabili all’economia. Il Paese rischia di affondare. Il governo si svegli e faccia qualcosa!” Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione Politiche europee a margine del seminario dei Dem a Gattatico (RE).
"Oltre 10 miliardi di euro all'anno: sono queste le esportazioni della Toscana negli Stati Uniti che avranno sicuramente ripercussioni dopo l'aumento dei dazi deciso da Trump. Gli Usa sono infatti il primo partner commerciale di molti territori come ad esempio della Maremma per i prodotti agroalimentari. Senza dimenticare le ripercussioni negative in altri settori chiave dell'economia regionale come la farmaceutica nelle province di Livorno e Siena e la gioielleria e metalli nelle provincia di Arezzo. Le nostre imprese sono sotto attacco, l'occupazione e l'economia sono a rischio ma il governo continua a ignorare il problema: la Premier Meloni minimizza mentre il vice premier Salvini continua addirittura a dire che i dazi sono un'opportunità. Siamo sconcertati da una destra che invece di reagire continua a lodare Trump": è quanto dichiara Marco Simiani, deputato Pd.
“La presidente Meloni smorza i toni perché ha già fatto la sua scelta? I dazi di Trump non sono una catastrofe? Il Fmi parla di rischio globale, le borse crollano e le imprese continuano a manifestare le loro preoccupazioni. Noi pensiamo che sia arrivato per la presidente Meloni il tempo della scelta, sta con l’Europa o con Trump?”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, a margine del seminario Pd a Casa Cervi.
“Se Meloni vuole conoscere le proposte delle opposizioni venga in parlamento, come abbiamo già chiesto in Aula, e renda noto agli italiani come il governo intende reagire a questa scellerata guerra commerciale messa in campo da Trump”. Così il capogruppo democratico in commissione Affari europei della camera, Piero De Luca, che aggiunge: “Meloni ha avuto un'amnesia temporanea. Dimentica che è la Presidente del Consiglio da oltre due anni. Spettava al Governo preparare con i Partner europei risposte adeguate ed efficaci a dazi che erano stati annunciati da tempo. Nel tentativo di un equilibrismo deleterio tra Trump e l'Europa, la Premier è arrivata del tutto impreparata ad un momento cruciale che rischia di essere drammatico per l'economia e l'occupazione del nostro Paese e dell'intero continente. Non scarichi in modo penoso sulle opposizioni le proprie incapacità e le proprie responsabilità” conclude.
"I dazi applicati dall'amministrazione Usa sono devastanti e rappresentano un rischio serissimo per la tenuta del sistema economico e per l'occupazione. La stima potenziale di Svimez degli effetti sulla riduzione delle esportazioni italiane destinate al mercato statunitense derivante dall'introduzione della Trump tax è semplicemente sconvolgente: una diminuzione del Pil di 3,8 miliardi, 53 mila di lavoro in meno e una perdita complessiva di 5,8 miliardi di export mentre per Confindustria i dazi costeranno all'Italia 20 miliardi di euro nei prossimi due anni.
In particolare, Svimez ha valutato un impatto drammatico sull'export del Mezzogiorno con un crollo del Pil di 500 milioni di euro, 7300 posti di lavoro in meno e una riduzione del 9,3% a livello di esportazioni. Si tratta di stime che impongono alla premier un intervento deciso e fermo: non sono più tollerabili ambiguità e reticenze di fronte a chi vuole distruggere la nostra economia. Trump sta letteralmente devastando il commercio mondiale, confermando che stiamo vivendo un momento straordinario che ha bisogno di decisioni straordinarie a livello europeo per tutelare industria e lavoratori. Meloni deve scegliere se stare dalla parte di Trump o con le imprese e i lavoratori europei e italiani a difesa dei nostri interessi". Lo scrive in una nota Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
Con che faccia andrà al Vinitaly
“Ora i dazi di Trump sono una realtà. Meloni fa finta di preoccuparsi, ma fino a ieri ha continuato a richiamare il suo logoro refrain: prudenza ed equidistanza. Si è assunta una grave responsabilità nell’ignorare la necessità di un cambio di passo nel rapporto con il Tycoon e non ha fatto quelle che subito bisognava fare. Rafforzare l’Unione Europea e prendere le contromisure, come controdazi e apertura verso nuovo mercati, per evitare che a pagare le conseguenze sovraniste siano le aziende del Made in Italy. Con quale faccia Meloni e Lollobrigida si recheranno domenica a Verona per il Vinitaly e cosa diranno ai nostri produttori? Non basta più dire che siamo il Paese delle eccellenze se poi non vengono difese sui mercati internazionali. Meloni e Lollobrigida continuano ad ignorare che con i dazi, come ha detto il presidente di Confindustria, ci sarà il calo del Pil e che come ci hanno ricordato le organizzazioni professionali agricole migliaia di aziende rischiano di chiudere e con loro perderanno l’occupazione decine di migliaia di persone.
Non pervenuto il vicepremier Salvini, che tra Trump e Putin viaggia su orizzonti antieuropeisti senza che la premier abbia la forza di intervenire. Per Meloni conta di più una foto ricordo con Trump in attesa di quella che farà con Vance subito prima di Pasqua. Gli interessi del Paese vengono dopo”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
"In queste settimane abbiamo avuto un vicepresidente del consiglio, Salvini, che ha dichiarato che la vittoria di Trump era "un bel giorno di sole per l’Italia " e, non contento, che i dazi rappresentano "un’opportunità"; abbiamo sentito una presidente del consiglio, Meloni, dire che dobbiamo non reagire, porgere l’altra guancia e ringraziare pure per la sberla; abbiamo letto di senatori della Lega come Borghi affermare che l’Italia sarebbe stata risparmiata alla faccia della Germania, che si sarebbe scatenata una corsa a venire nel nostro Paese. Di fronte a un momento drammatico per le nostre imprese e lavoratori, hanno passato i giorni a mentire o a fare gli scendiletto di chi voleva colpirci. E ora, anziché chiedere scusa, non riescono nemmeno a scegliere tra la difesa dei nostri interessi e il miliardario americano. Volevano fare i patrioti, sono diventati degli zerbini". Lo ha detto Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria Pd, a L'aria che tira su La7
I sovranisti come Trump sono fatti così: per difendere i confini fanno pagare prezzi altissimi ai più deboli e fragili. Quelli di casa nostra fanno peggio: nessuna misura per arginare le ricadute su imprese e famiglie, aspettano di essere ricevuti alla Casa Bianca.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"I dazi di Trump metteranno in ginocchio l'economia della Sicilia, che è la seconda Regione del Sud maggiormente esposta rispetto alle misure varate dal Presidente Usa. L'export dell'isola verso gli States è infatti superiore a 1,2 miliardi di euro ed ha registrato aumenti considerevoli negli ultimi anni, in particolar modo nel settore agroalimentare e manifatturiero": è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
"Appare evidente che le ripercussioni in termini occupazionali potrebbero essere enormi, aggravate peraltro dalla complessità di territori marginali dove la ricollocazione della forza lavoro subisce limiti evidenti. Il Governo Meloni, palesemente diviso rispetto alle azioni da mettere in campo per salvare le nostre imprese, sta compromettendo la crescita economica della Sicilia": conclude.
"I dazi posti da Trump contro l'Europa sono una iattura per l'Italia, per l'Europa e non solo. Questa visione di Trump secondo cui gli Usa sarebbero stati derubati per anni e oggi è il tempo della vendetta, oltre ad essere falsa, crea un pericoloso clima di ostilità.
Solo questo dovrebbe bastare per far ricredere Salvini che da settimane racconta contro ogni logica che i dazi sarebbero "un'opportunità". E Giorgia Meloni che pensava di porsi come pontiera tra gli Usa e l'Ue prenda atto che il suo amico Trump ha voltato le spalle all'Ue e all'Italia.
E quando Tajani in modo perentorio afferma davanti alle Commissioni Esteri e Difesa del Parlamento che i rapporti tra i paesi del cosiddetto occidente sono millenari e nessun presidente americano può metterli in crisi, non solo sbaglia storicamente, ma chiude gli occhi davanti ai mutamenti della realtà. Affermazioni così inopportune da suscitare giuste reazioni di esponenti delle opposizioni, inclusa la mia.
Il governo non neghi la realtà: Trump non è un partner affidabile, il suo obbiettivo è distruggere l'Ue a qualsiasi costo. E soprattutto il governo di destra non faccia il cavallo di Troia del presidente americano anteponendo gli interessi di parte a quelli dell’Italia e dell’Ue. Aprano gli occhi: è ora di trovare mercati alternativi davanti alla chiusura degli Stati Uniti". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Trump ha lanciato una sfida esistenziale all’Ue. L’America sceglie la strada isolazionista con i dazi: quando gli imperi declinano diventano pericolosi per sè e per gli altri. La reazione unitaria dell’Ue è necessaria e urgente. Occorre evitare che a pagare il prezzo siano i lavoratori e le imprese. Bisogna rilanciare la domanda interna a partire da una politica salariale in controtendenza rispetto agli ultimi decenni, un nuovo next Generation Eu per investimenti pubblici di qualità e misure a protezione della nostra manifattura per evitare che si moltiplichino le delocalizzazioni. Il governo Meloni non ha mosso un dito per evitare la fuga di giovani cervelli dal nostro Paese, laureati in particolare, continuando a negare misure di contrasto alla precarietà e il salario minimo. Non si può reagire all’aggressività dell’Amministrazione repubblicana con le politiche economiche di sempre. Occorre una svolta. Servono statisti, non zerbini di Trump”. Cosí il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Altro che pontiera: la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avallato fino all’ultimo la folle politica economica di Donald Trump, accettandone le conseguenze senza battere ciglio. Adesso, però, l’Italia rischia di pagare un prezzo altissimo. L’introduzione dei nuovi dazi minaccia gravemente il Made in Italy, con il rischio di selvagge delocalizzazioni e pesanti ripercussioni occupazionali per migliaia di lavoratori. Le nostre imprese, già sotto pressione, si troveranno a competere in un contesto ancora più ostile, con danni incalcolabili per l’export e per interi settori strategici della nostra economia”. Così il capogruppo democratico nella Commissione attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo che aggiunge: “la sovranista Meloni è rimasta vittima del sovranismo. Adesso l’Italia alzi la voce in Europa il nostro Paese non può permettersi di restare a guardare mentre il proprio tessuto produttivo viene messo in ginocchio.
“I nuovi dazi imposti da Trump mettono a rischio uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy: la moda. Un comparto che dà lavoro a migliaia di persone e porta l’eccellenza italiana nel mondo, ora lasciato solo da un governo incapace di tutelare le proprie imprese.”
Così la vice presidente del gruppo del Pd della Camera, Simona Bonafè, che aggiunge: “la sovranista Meloni ha inseguito fino all’ultimo una politica economica miope, senza mai prendere una posizione chiara. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le aziende della moda, già sotto pressione per la concorrenza globale, si trovano ora a dover affrontare nuovi ostacoli senza alcuna strategia di difesa da parte dell’esecutivo.
Mentre altri Paesi proteggono le proprie industrie, l’Italia resta a guardare. È ora che il governo smetta di muoversi in ordine sparso, faccia sentire la sua voce in Europa e metta in campo azioni concrete per difendere il Made in Italy da scelte economiche che rischiano di avere conseguenze disastrose per la nostra economia e per l’occupazione.”
"Siamo entrati ufficialmente nell'era dei dazi e l'Italia rischia di pagare un prezzo altissimo a causa dell'immobilismo e delle divisioni interne al governo Meloni. L'aumento delle tariffe doganali del 20 per cento, sulle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti mette in serio pericolo settori strategici per la nostra economia, come l'agroalimentare e l'automotive. Con un export di oltre 60 miliardi di euro annui verso gli USA, il nostro Paese rischia di perdere competitività in mercati fondamentali". Lo dichiara il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio.
"Di fronte a una crisi di questa portata – aggiunge l’esponente dem -il governo Meloni appare bloccato, incapace di offrire una linea chiara e unitaria. La presidente del Consiglio dice una cosa, il vicepremier Salvini, invece di occuparsi delle infrastrutture del Paese, si lancia in improbabili iniziative diplomatiche, mentre il ministro Tajani cerca di barcamenarsi tra la posizione del Partito Popolare Europeo e la linea della maggioranza. Nel frattempo, l'Italia subisce le conseguenze di questa confusione, e persino i governatori della Lega iniziano a rendersi conto della gravità della situazione. Il governatore Zaia, per esempio, ha riconosciuto che l'impatto di questi dazi rischia di essere un vero e proprio dramma per il nostro tessuto economico".
"Quando si passa dalla propaganda alla realtà amministrativa – conclude Pagano - le differenze emergono con chiarezza. C'è chi si limita a fare spettacolo e chi, invece, deve affrontare la gestione concreta della vita dei cittadini".
“Ci hanno derubato per anni”. È tutta qui la farsa, è tutta qui l’impostura più grave. Il nazionalismo di Trump ha dichiarato guerra economica al mondo come se fosse un gioco a premi. Purtroppo non lo è affatto. Gli slogan populisti li pagheranno cari imprese e lavoratori” così sui social il capogruppo democratico nella commissione Esteri della camera, Enzo Amendola.