“I condoni presentano sempre il conto, soprattutto a chi li fa, e a chi si è presentato come l'alfiere dell'abolizione della riforma Fornero mentre non riesce neanche a bloccare l'aumento dell'età pensionabile. Mi rivolgo alla ministra Calderone, laureata in fuga dalla realtà, di riferire all'Aula se è vero che c'è un buco di quasi 7 miliardi, certificato dal Consiglio d'indirizzo e vigilanza, nel bilancio dell'Inps al netto dei condoni che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni.
Non sono numeri strumentalizzabili come dichiara il Sottosegretario Durigon, ma sono dati che fanno il paio con l'approssimazione da parte del governo sul tema previdenziale, che aveva fatto tante promesse disattendendole tutte, sabotando Opzione Donna, aumentando l'età pensionabile ed eliminando tutti gli istituti di flessibilità in uscita”. Così il deputato dem Arturo Scotto, Capogruppo Pd in Commissione Lavoro intervenendo in Aula di Montecitorio.
“Chiediamo un’informativa urgente del ministro Zangrillo. Vogliamo un momento di confronto sull’azione di rinnovamento della pubblica amministrazione. Anche nella notte di ieri, durante i lavori delle commissioni I e XI che stanno affrontando l’ennesimo decreto Pa, sono emersi numeri importantissimi: 350mila assunzioni nell’ultimo biennio, un milione di lavoratrici e lavoratori che andranno in quiescenza entro il 2033. Ci sarebbe l’opportunità di procedere affiancando alla nuova stagione di concorsi anche gli interventi di scorrimento delle graduatorie e le proroghe necessarie per dispiegare tutte le risorse disponibili per servizi migliori ai cittadini. Invece la priorità del ministro è insistere su assurde norme blocca idonei. E’ grave questa scelta e ancor di più la motivazione e cioè che per il ministro gli idonei vanno ritenuti bocciati ai concorsi. Un’assurdità dal punto di vista giuridico, politico e della conoscenza della realtà. Aggiungendo anche che i concorsi non sono tutto e che si può fare carriera anche senza studiare. Si tratta di un pugno in faccia a una generazione che ha fatto sacrifici per studiare e superare i concorsi e di uno schiaffo a chi già lavora nella pubblica amministrazione attraverso lo scorrimento delle graduatorie. E preannunciamo anche un’interpellanza urgente per sapere quanti sono. Questi lavoratori devono sapere che il ministro li considera bocciati e senza titolo per un ruolo nella Pa. Invece li dovremmo ringraziare e non insultare per il lavoro che fanno quotidianamente con passione. Ci troviamo dinnanzi a un aspetto eversivo, la rottura del patto non scritto che attraverso lo studio si faccia carriera. L’unico vero non idoneo è il ministro Zangrillo”.
Così il deputato democratico Andrea Casu, della Presidenza del Gruppo, intervenendo nell’Aula della Camera.
Nulla sul contratto e insulti per i vincitori di concorso
“Le dichiarazioni del ministro Zangrillo ieri sera, rilasciate durante la seduta notturna nelle commissioni riunite per il terzo decreto Pa, sono state sconcertanti. Nessuna risposta credibile sul contratto del pubblico impiego dove i lavoratori perdono due terzi del loro potere d’acquisto. Allo stesso tempo abbiamo ascoltato dichiarazioni insultanti verso le migliaia di idonei vincitori di concorso liquidati in maniera sprezzante come ‘bocciati’. Infine non emerge alcuna autocritica su un decreto che è diventato un omnibus nel quale sono state infilate tantissime misure micro corporative, operazioni discutibili sulla cybersecurity e su organismi di nuovo conio presso il Mef e mancate stabilizzazioni ad esempio per i precari della giustizia. La prova indiscutibile della sua palese non idoneità a svolgere la funzione che è stato chiamato a ricoprire”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, e la vicepresidente del Gruppo Pd, Simona Bonafè.
In merito al comunicato stampa diffuso ieri dall’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, relativo al conferimento del “Premio Odoardo Focherini per la libertà di stampa” alla giornalista Rai Stefania Battistini, si esprime sconcerto e ferma condanna per un’ingerenza che travalica ogni limite accettabile nei rapporti tra Stati.
È inaccettabile che una rappresentanza diplomatica straniera si permetta di sindacare sulle scelte legate alla libertà di stampa nel nostro Paese e, ancor più gravemente, si arroghi il diritto di indicare chi possa o non possa essere premiato, insinuando giudizi inaccettabili sul lavoro di una professionista dell’informazione.
Il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, così come ogni spazio di informazione libera e indipendente, non è terreno disponibile a pressioni o intromissioni esterne. La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e non sarà messa in discussione da dichiarazioni intimidatorie o propagandistiche. Ci si attende una chiara presa di distanza anche da parte delle istituzioni italiane, a tutela della sovranità nazionale e del diritto di cronaca”. Così una nota dei componimenti democratici della Commissione di vigilanza Rai.
“Il viaggio della presidente Meloni negli Stati Uniti rischia di essere non solo inutile, ma anche controproducente. È un viaggio inutile – spiega l’esponente dem – perché non è chiaro di cosa intenda parlare con il presidente Trump. Non esiste un mandato politico chiaro da parte della sua maggioranza, che si presenta divisa e spaccata su tutti i principali temi oggetto del confronto. Inoltre, Meloni non ha alcuna competenza specifica in materia: la politica commerciale e gli accordi internazionali sono una prerogativa esclusiva dell’Unione Europea e della Commissione”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche dell’Unione Europea intervistato per i canali social dei deputati dem.
“Ma, soprattutto – aggiunge l’esponente Pd - questo viaggio rischia di essere controproducente perché alimenta l’illusione di trattative bilaterali tra singoli Stati membri e Stati Uniti, che sono non solo inefficaci, ma anche inattuabili. Al contrario, oggi più che mai serve un’Europa compatta e unita, capace di negoziare, schiena dritta, con l’amministrazione americana, per difendere l’economia, il lavoro e il sistema produttivo italiano ed europeo.”
“La verità – conclude De Luca – è che Meloni cerca solo una ‘photo opportunity’, una passerella da cheerleader da offrire all’opinione pubblica per distogliere l’attenzione dall’incapacità del suo governo di adottare misure serie, concrete ed efficaci a tutela delle nostre imprese e dei lavoratori, in risposta agli attacchi e alle provocazioni dell’amministrazione statunitense.”
“Su oltre quattrocento emendamenti al decreto Pa, sono 127 quelli accantonati, fra cui moltissimi dei relatori che verranno probabilmente riscritti. Il governo è in ritardo e prende in giro il Parlamento. Forse ha addirittura intenzione di riscriverlo in larga parte. Qui parliamo di salario accessorio, di scorrimento delle graduatorie, di stabilizzazioni di lavoratori. Chiediamo che il ministro Zangrillo, responsabile di questo provvedimento senza capo nè coda e senza una visione della pubblica amministrazione, venga in commissione e si faccia audire. Deve avere rispetto del lavoro che stiamo facendo”. Così i deputati Simona Bonafè e Arturo Scotto, rispettivamente vicepresidente del Gruppo dem e capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"L'accordo siglato questa sera al Ministero per le imprese e il made in Italy sul futuro di Beko si deve principalmente alla lotta delle lavoratrici, dei lavoratori e dei sindacati che, come PD abbiamo supportato da subito. Questa mobilitazione ha fatto da sprone per una sinergia tra tutti i soggetti coinvolti nella vertenza.
Eravamo partiti da 2000 esuberi e siamo a una soluzione per tutti e nessuno stabilimento chiuso.
Dispiace per la chiusura del reparto ricerca e sviluppo di Fabriano che impiegava giovani preparati e innovativi.
Ma deve essere chiaro che la vertenza si chiuderà quando tutte e tutti firmeranno il contratto di lavoro con il nuovo investitore.
Sta al governo, ora, trovare un soggetto imprenditoriale affidabile e serio che abbia un piano industriale solido e credibile.
Siena, come le altre sedi di Beko, devono poter guardare al futuro con serenità e fiducia. E per farlo serve il lavoro". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo a margine della sigla dell'acxorso sulla vertenza Beko.
“Leggo sulle agenzie di stampa raffiche di dichiarazioni di parlamentari di Fratelli d’Italia che spiegano che la Ministra Calderone ha già chiarito tutto in Parlamento e che la procura ha già archiviato la denuncia sulla laurea. La giustizia farà il suo corso e non spetta a me esprimermi. Per quello che mi riguarda invece la Ministra Calderone non ha chiarito un bel niente nel question time di tre settimane fa. Ha solo fatto la vittima parlando di dossieraggio. Dalle inchieste giornalistiche emerge invece un percorso universitario quanto meno approssimativo - con esami sostenuti nei giorni festivi e tasse universitarie non pagate del tutto - e con una commistione singolare tra l’ordine dei consulenti e l’università Link con il marito nel Consiglio di amministrazione. La Calderone deve spiegare agli studenti universitari se lo ritiene normale, soprattutto a quel mezzo milione di ragazze e ragazzi che hanno lasciato il nostro paese in questi dieci anni perché non avevano santi in paradiso”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“È un grave errore mettere in discussione il ruolo e l'attività che l'Anpi svolge all'interno delle scuole italiane. L'informazione e la memoria storica su quella che è stata la lotta di liberazione dal nazi-fascismo e su quello che ha rappresentato e tutt'ora rappresenta il 25 aprile merita il giusto riconoscimento da parte di tutte le istituzioni e, in particolare, anche da Fratelli d'Italia per quella che è la sua storia. Il comandante Arrigo 'Bülow' Boldrini disse che i partigiani avevano combattuto per chi era con loro, per chi non c'era e per chi era contro. Dimenticarsi di questo significa non riconoscere all'Anpi la sua fondamentale importanza per il lavoro prezioso che fa anche nelle nostre scuole”. Lo ha detto in Aula il deputato dem Andrea De Maria in risposta all' intervento della scorsa settimana dell' onorevole Andrea Pellicini.
“In Piemonte manca sia il piano socio sanitario sia uno sulle politiche industriali. Sollecitiamo una regia unica e unitaria di tutte le crisi industriali per dare una risposta non solo alle necessità produttive ma anche a quelle di lavoratori e lavoratrici. Torino era la capitale dell’automotive, oggi lo è della cassa integrazione” così Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico, dopo la visita, insieme all’ex ministro Andrea Orlando, alle aziende enogastronomiche del cuneese in mattinata e subito dopo alla Lear di Grugliasco.
“Qui non si usano gli strumenti normativi a disposizione e il Pd è a disposizione, sia sul piano regionale sia nazionale, con proposte che però vengono puntualmente bocciate dalle maggioranze di destra - prosegue la deputata dem - In questo momento anche le aziende che vivono un buon momento, come quelle enogastronomiche del cuneese, ci parlano di preoccupazioni molto forti: l’eccellenza rischia di essere compromessa” conclude Gribaudo.
“Siamo molto preoccupati per quello che rischia di emergere durante la discussione sul Decreto Pa. L’esame del testo è gia’ molto in ritardo per la responsabilità di un governo che addirittura non è in grado di dare i pareri sugli emendamenti. La destra spinge solo per costruire organismi pletorici e aumentare gli uffici di collaborazione diretta per piazzare un po’ di amici e per accentrare in alcuni ministeri ulteriori potere. La verità è che è un’occasione sprecata: occorreva puntare su un piano straordinario di assunzioni per rinnovare lo Stato a rafforzare il welfare. Qui invece prevalgono piccole misure frammentate e corporative che non risolvono alcun problema di funzionalità. L’ennesima occasione sprecata”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Piena solidarietà alle amiche e agli amici del circolo PD di Soleto che questa mattina hanno rinvenuto un messaggio offensivo e minaccioso rivolto alla comunità democratica. Un gesto da condannare senza appello, che tuttavia suggerisce quanto sia avvelenato il clima politico, anche quello locale. Purtroppo il lavoro da fare per costruire una cultura di rispetto e tolleranza è ancora tanto. Ed è reso più difficile da chi si ostina a soffiare sul fuoco dell’intolleranza rispetto al pensiero altrui. Non ci rassegnano a questo clima e continuiamo a svolgere con pazienza e determinazione il nostro lavoro, nell’interesse delle comunità. Senza paura, convinti di essere dalla parte giusta della storia.
Così Claudio Stefanazzi, deputato leccese del Partito Democratico.
“La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di disertare il Salone del Mobile, uno dei più importanti eventi internazionali dedicati al design e simbolo globale del Made in Italy. Una decisione che non può passare inosservata: anziché confrontarsi con un mondo produttivo che merita ascolto e rispetto, preferisce voltare le spalle, temendo – forse – le critiche e il dissenso.
Meloni conferma così una linea ormai evidente: rifugge il confronto interno e si piega all'esterno. A poche ore da un nuovo inchino a Donald Trump, prosegue in un’azione solitaria, scollegata dalle esigenze reali del Paese e, soprattutto, dalla necessità urgente di una strategia comune a livello europeo.
Davanti alla guerra commerciale serve l’unione dei Paesi, serve una visione comune per difendere l’interesse delle nostre imprese e del nostro lavoro. Continuare a correre da soli significa consegnarsi all’irrilevanza. Il Made in Italy non si difende scappando” così una nota del capogruppo democratico in commissione attività produttive, Vinicio Peluffo.
“La decisione unilaterale della Rai di trasferire i programmisti multimediali al Polo Regia è l’ennesima forzatura di un’azienda sempre più appiattita sulle logiche del Governo. Nonostante l’interrogazione del Pd in commissione Vigilanza Rai di novembre scorso, nessuna risposta è arrivata. Una scelta che viola il contratto collettivo, ignora il confronto sindacale e colpisce al cuore la filiera creativa del servizio pubblico. Si vuole trasformare la Rai in un contenitore svuotato di pensiero critico, dove si comprano contenuti e si svendono competenze. È in atto un disegno chiaro: indebolire la cultura, controllare l’informazione, marginalizzare chi produce qualità e pluralismo. Lo smantellamento della Rai come presidio democratico è parte della deriva autoritaria di questo Governo, che ignora persino il Media Freedom Act dell’Unione Europea. Altro che media company del futuro: qui si torna al passato. Il PD darà battaglia in Parlamento e nel Paese”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, dopo un incontro con gli esponenti del circolo Pd Rai.
"Importante l' esito positivo della tavolo di crisi per la Berco. Fondamentale la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Come l' impegno di tutte le istituzioni. Avevamo recentemente assunto in merito una iniziativa parlamentare e continueremo a seguire con il massimo di attenzione i prossimi passaggi. Per salvare i posti di lavoro e un presidio produttivo di grande valore per il Paese". Così Andrea De Maria e Nadia Romeo, deputati PD