“Ancora una volta Meloni e Salvini voltano le spalle a migliaia di pendolari soprattutto della Toscana ma anche di Umbria e Lazio, colpiti dai disagi quotidiani causati dal disastro ferroviario lungo l’asse Firenze-Roma. Parliamo di ritardi cronici, treni soppressi, coincidenze saltate, viaggiatori abbandonati in stazione: una situazione indegna per un paese che parla di infrastrutture strategiche e Pnrr, ma che nei fatti sacrifica i servizi essenziali per migliaia di studenti, lavoratori e famiglie”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati Pd Emiliano Fossi, Simona Bonafè, Federico Gianassi e Marco Simiani sul loro ordine del giorno al Decreto Infrastrutture respinto dall’Aula di Montecitorio.
“La nostra era una proposta concreta - continuano i parlamentari dem - sottoscritta da 31 sindaci e da migliaia di cittadini che da mesi denunciano il trasferimento sistematico dei treni regionali e intercity sulla ‘linea lenta’. Chiedevamo tre impegni concreti: sospendere l’applicazione di una delibera folle dell’Autorità di regolazione dei trasporti, convocare un tavolo interregionale di crisi, e prevedere misure di compensazione per chi è costretto a subire i danni. Tutto è stato respinti a scapito dei servizi pubblici. "Non possiamo accettare che chi governa ignori le istanze di territori interi e continui a ragionare solo in termini di rendita infrastrutturale, penalizzando la mobilità di chi ogni giorno usa il treno per vivere, per lavorare, per studiare. Noi continueremo a batterci in Parlamento e sul territorio, al fianco dei sindaci, dei comitati e dei cittadini, per pretendere rispetto, trasparenza e un servizio ferroviario degno di un paese civile. Il governo oggi ha perso un’occasione per ascoltare. Ma la mobilitazione non si ferma”, concludono Fossi, Bonafè, Gianassi e Simiani.
Una vergogna contro Sardegna e Sicilia
"La maggioranza ha scelto di voltare le spalle a milioni di cittadini sardi e siciliani, respingendo l’ordine del giorno a mia prima firma, sottoscritto anche dal collega Barbagallo, che chiedeva un impegno concreto per compensare i maggiori costi derivanti dall’applicazione dell’ETS sul trasporto marittimo da e per le isole maggiori". Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Silvio Lai e Anthony Barbagallo, al termine della discussione in Aula sul decreto collegato alla transizione ecologica.
"L’estensione dell’ETS al trasporto marittimo è diventata una tassa occulta sull’insularità, che colpisce in modo sproporzionato imprese, famiglie, trasportatori. In Sardegna e in Sicilia non esistono alternative infrastrutturali: tutto – merci, materie prime, beni essenziali – passa per il mare" continuano i parlamentari dem. "L’odg chiedeva l’introduzione di un credito d’imposta del 100% sui maggiori costi documentati legati all’ETS, per una durata di tre anni, attuabile con decreto interministeriale: una proposta concreta, tecnicamente attuabile e pienamente compatibile con il quadro europeo. Ma il Governo ha detto no e la maggioranza ha provato a trasformare questa battaglia in un confronto ideologico sulla transizione ecologica e sull’Europa. Continueremo a denunciare questa ingiustizia e a batterci per una transizione ecologica equa, che non lasci indietro chi è più lontano. Perché l’insularità non è un dettaglio geografico, ma un fattore strutturale che va compensato con misure permanenti e automatiche", concludono Lai e Barbagallo.
"Ho appena sottoscritto con convinzione l'interrogazione del Pd, voluta dal responsabile esteri del partito, Peppe Provenzano e dalla responsabile giustizia Debora Serracchiani per sapere come il governo italiano intenda tutelare Francesca Albanese che oltre ad essere Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati è anche cittadina italiana.
L'attacco dell'amministrazione Trump contro di lei con le sanzioni annunciate da Rubio è inaccettabile e conferma la volontà degli Usa di smantellare il diritto internazionale unica tutela per le vittime delle atrocità di tutte le guerre e dei crimini contro l'umanità.
Invece di punire i criminali di guerra si colpisce chi li denuncia come hanno fatto il procuratore Karim Khan e quattro giudici della Corte penale internazionale colpiti, anche loro, da sanzioni degli Usa per avere spiccato il mandato di cattura internazionale contro Netanyahu e Gallant.
Non possiamo accettare che prevalgano l'uso della forza, l'intimidazione, il ricorso a sanzioni come punizione contro chi fa il proprio lavoro a tutela delle vittime e del diritto come sta facendo Francesca Albanese. L'Italia non può accettarlo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il Governo della destra tutta tasse e propaganda nel dl infrastrutture getta definitivamente la maschera bocciando due ordini del giorno del Pd. Oggi con il primo voto ha certificato in aula che il Governo non ha nessuna intenzione di impegnarsi ufficialmente a non mettere le mani nelle tasche degli italiani per trovare le risorse che servono per le strade e l’aumento dei pedaggi che abbiamo sventato in commissione è purtroppo solo rinviato. Subito dopo si è anche rimangiato la vecchia promessa elettorale di Meloni e Salvini di rendere gratuito il tratto urbano dell’A24 per i romani del quadrante Est della Capitale molto discriminati da dover pagare ogni giorno il casello per attraversare la propria città”. Lo scrive sui suoi canali social il deputato Andrea Casu, vicepresidente Pd in Commissione Trasporti alla Camera dopo il voto sul dl Infrastrutture.
“Nemmeno sentire in aula la voce di Giorgia Meloni che abbiamo fatto riascoltare attraverso il microfono è riuscita a fare cambiare idea alla maggioranza che si divide solo nei comunicati ma poi resta unita per il potere e vota compatta rinnegando sistematicamente tutti gli impegni assunti nelle passate campagne elettorali”, conclude Casu.
“Aumenta la criminalità agroambientale nel nostro Paese. Questo il dato inquietante che ci consegna il rapporto di Legambiente sulle ecomafie. Una crescita significativa visto che i reati superano ormai la soglia dei quarantamila. Di inquietante c’è che di fronte ad un fenomeno sempre più diffuso diminuiscono accertamenti e controlli con particolare riferimento al settore agroalimentare dove le verifiche legate al caporalato passano da 268 a 97 a dimostrazione che il rispetto della legalità continua ad essere evocata, davanti a soprusi e morti, per poi diventare occasionalità di intervento visto che non vengono attivate tutte le misure e le risorse a disposizione per consentire alle forze dell’ordine e agli ispettorati del lavoro di attivarsi con maggiore forza e continuità. E se cosche, reati e illeciti sono stati scoperti lo si deve proprio al prezioso e professionale lavoro di tanti servitori dello Stato ai quali il governo non offre condizioni di lavoro migliori”.
Così il capogruppo Pd in Commissione parlamentare d’inchiesta sugli Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Occorre dare più forza alla legge 60 del 2015 - aggiunge - che ha rappresentato un perno insostituibile di legalità, che ha consentito di ottenere i numeri registrati nel rapporto e quando l’approvammo eravamo consapevoli della portata storica di quel provvedimento. Se non piace più, e lo chiediamo al governo, lo si dica chiaramente. E comunque i dati del rapporto, ci segnalano la necessità di investire maggiormente la commissione d’inchiesta sulle ecomafie per entrare maggiormente nel merito di alcune tipologie di reati: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dalle violazioni al patrimonio archeologico a quelle del codice della navigazione anche nelle aree protette, dai reati contro gli animali agli incendi boschivi e ai reati contro la flora. Come gruppo PD in Commissione Ecomafie - conclude - sosterremo le richieste formulate dal rapporto di Legambiente di modifica e aggiornamento normativo per rendere più efficace l’azione di prevenzione che repressiva”.
Da chi ha soffiato sul fuoco e accusato vergognosamente vogliamo le scuse
“All'indomani della sentenza di primo grado 'Angeli e demoni' sulla vicenda di Bibbiano, dopo che per anni la macchina del fango ha minato la fiducia nelle istituzioni e nei servizi sociali, è doveroso richiedere un'informativa urgente della ministra Roccella per sapere quale sia ad oggi lo stato delle politiche per l'infanzia e i minori nel nostro Paese. Poche settimane fa è stato presentato dall'Autorità Garante per l'infanzia un dato preoccupante che conferma, dal 2018 al 2023, l'aumento delle violenze sugli adolescenti pari al 58%, di cui l'87% all'interno dell'ambito familiare. Dietro questi numeri drammatici ci sono bambini e famiglie che non riescono più ad avere fiducia”. Lo dichiara il deputato emiliano Andrea Rossi intervenendo a Montecitorio.
“Sono passati 6 anni dal caso Bibbiano – continua il parlamentare del Pd – allora, in quest'Aula, chiedevo rispetto e premura contro la vergognosa strumentalizzazione politica. Oggi come allora, non si può ridurre il dolore di bambini, famiglie e operatori sociali ad uno slogan, né usare una comunità come capro espiatorio con superficialità e violenza verbale”. “La vicenda di Bibbiano deve essere guardata con rigore certo e con umanità, con lo sguardo anche su chi in silenzio lavora tutti i giorni nei servizi sociali e va sostenuto. Si chiedeva rispetto 6 anni fa, si chiede rispetto oggi per quelle persone che ieri in aula di tribunale, dove non avrebbero mai dovute essere, hanno pianto lacrime di liberazione dopo aver vissuto nel sospetto che occuparsi di un bambino o del bene comune fosse un reato e finire nel tritacarne mediatico. Dopo il crollo di tutte le accuse, il Pd non dimentica chi ha strumentalizzato e soffiato sul fuoco per campagne elettorali. Da loro esigiamo una sola parola: 'scusa'”, conclude Rossi.
“Quali iniziative intenda intraprendere il governo per garantire l’indipendenza delle Nazioni Unite e l’autonomia della Corte Penale internazionale da eventuali pressioni politiche o interferenze esterne che possano comprometterne l’azione e il funzionamento delle istituzioni multilaterali e anche i diritti di una cittadina italiana nell’esercizio del suo mandato per conto delle Nazioni Unite”. È questa la domanda posta in conclusione dell’interrogazione del Pd, promossa dal responsabile nazionale Esteri del Partito Democratico, Peppe Provenzano, e firmata da Debora Serracchiani, Laura Boldrini, Fabio Porta, Valentina Ghio, Sara Ferrari e Arturo Scotto.
L’interrogazione prende le mosse dall’annuncio degli Stati Uniti di sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, ‘accusata’ di collaborare con la Corte penale internazionale contro cittadini statunitensi e israeliani.
«Secondo il Segretario di Stato Marco Rubio, Albanese avrebbe “incoraggiato la Corte penale internazionale a procedere contro funzionari e imprese americane e israeliane”» e per questo motivo sarebbe soggetta a sanzioni.
Nel testo si evidenzia che “la dottoressa Albanese, giurista specializzata in diritto internazionale e diritti umani, è dal 2022 relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati e in questa veste ha pubblicato diversi rapporti ufficiali - che recano la firma delle Nazioni Unite e non sono quindi affatto “illegittimi” come sostiene Rubio - sulle violazioni dei diritti umani che sono avvenute e avvengono in quei territori che, secondo numerose risoluzioni dell’Onu, Israele occupa illegalmente e sui quali, sempre illegalmente, autorizza e protegge la costruzione di colonie il cui obiettivo è cacciare i palestinesi ed espropriare le loro terre”.
Secondo un’inchiesta di Fanpage - si riporta nell’interrogazione - dal 5 luglio 2025 il governo israeliano avrebbe inoltre promosso in Italia una campagna pubblicitaria su Google per screditare la relatrice, accusandola di contatti con Hamas e violazioni del suo mandato.
Alla luce della normativa europea sul contrasto alla disinformazione (Digital Services Act), si chiede al governo di intervenire a tutela dell’indipendenza delle istituzioni internazionali e dei diritti di una cittadina italiana incaricata dall’ONU.
"Siamo al decreto 104 e alla fiducia numero 83: è davvero il governo dei record negativi, un segnale pessimo per il Paese. Il governo procede alla rinfusa, inseguendo il consenso senza bussola e senza alcuna direzione. Contrario alla continuità istituzionale, questo governo sta distruggendo tutto ciò che è stato costruito in precedenza. È chiaro che i parlamentari della maggioranza non toccano palla, perché decide tutto Salvini. Sono state tolte tutte le risorse alle province, mentre si sostiene il contrario, e si abbandona il Sud alla siccità e alla crisi idrica, con infrastrutture malfunzionanti e perdite d’acqua elevatissime". Lo dichiara il deputato Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente, annunciando il voto contrario dei dem alla fiducia posta dall’esecutivo sul Dl Infrastrutture.
"Tutte le proposte del Pd sono state bocciate, senza prendere in considerazione le proposte delle opposizioni", sottolinea il parlamentare dem. "Il governo prende in giro gli italiani, facendo passare risorse strategiche per la difesa militare come opere di miglioramento delle infrastrutture. Rende la 'Stretto di Messina S.p.A.' una società appaltatrice e centro di committenza: miliardi dei cittadini destinati a una S.p.A. senza alcun controllo. Tutto assurdo, ignobile! E mentre gli italiani vanno in vacanza, avete cercato di aumentare il prezzo dei pedaggi autostradali con emendamenti presentati, ritirati, cancellati e poi ripresentati nel giro di poche ore. Un governo fallimentare, incapace di programmare, che sceglie di andare contro gli interessi dei cittadini», conclude Simiani.
“Di fronte alla nuova ondata di dazi annunciati da Donald Trump, il governo italiano continua a restare in silenzio e privo di una strategia. È questa l’accusa che rivolgiamo da mesi alla maggioranza: l’assenza totale di una linea politica chiara ed efficace per tutelare il sistema produttivo nazionale. Un’assenza tanto più grave se si considera che la maggioranza non è stata nemmeno in grado di presentare una propria mozione su un tema così cruciale in Parlamento”. Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche dell’Unione Europea alla Camera.
“Il governo Meloni – prosegue l’esponente dem – non è all'altezza del proprio ruolo, ha scelto di appaltare le proprie scelte strategiche agli interessi del presidente americano, in una posizione di subalternità e servilismo inaccettabili. La Premier e la sua maggioranza hanno preferito coltivare un rapporto personale con Trump, sacrificando le imprese e i lavoratori italiani sull’altare dell’opportunismo politico. Così facendo, hanno compromesso la tenuta sociale ed economica del Paese. I dazi al 10 per cento, e ancor più l’ipotesi di dazi al per cento, rischiano di avere effetti devastanti su settori fondamentali come agroalimentare, automotive, meccanica, farmaceutica. Di fronte a questa minaccia, il governo avrebbe dovuto promuovere un fronte compatto a livello europeo. Invece, ha agito in modo bilaterale, isolando l’Italia e indebolendola nei tavoli comunitari”.
“L’Unione Europea, che ha competenza esclusiva in materia commerciale, deve reagire con fermezza, adottando contromisure efficaci, anche contro le Big Tech. Come ricordato dal Presidente Mattarella, il libero commercio non è solo una leva economica, ma uno strumento essenziale di pace e stabilità. Difenderlo significa proteggere l’Europa e il futuro dell’Italia”, conclude Piero De Luca.
“Come Pd abbiamo presentato un'interrogazione a prima firma Provenzano e ribadiamo la necessità qui in Aula, affinché il ministro Tajani venga a riferire al più presto su Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, su cui gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni”. Lo dichiara alla Camera il deputato Andrea Casu, Segretario Pd d'Aula.
“Vogliamo sapere – continua il parlamentare - cosa il governo intenda fare per garantire l'indipendenza dell'ONU e l'autonomia della Corte penale internazionale da tutte quelle pressioni politiche e da interferenze esterne che possano compromettere l'azione e il funzionamento delle istituzioni multilaterali e anche i diritti di una cittadina italiana nell'esercizio del suo mandato per conto delle Nazioni Unite”. “Il tema è troppo importante e il governo non può voltarsi dall'altra parte ma rispondere alle richieste delle opposizioni e all'interrogazione del Pd per dire da che parte sta”, conclude Casu.
«È un drammatico bollettino di guerra alla giustizia sociale quello che emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat nel Rapporto 2025 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Più di un quarto degli indicatori registra un peggioramento e oltre il 20% è in stagnazione, sia nel breve che nel lungo periodo. Un segnale inequivocabile: il Governo Meloni non guida l’Italia verso un futuro più equo, sostenibile e inclusivo, ma rallenta ogni possibile azione in questa direzione».
Lo dichiara il deputato del PD Silvio Lai, membro della Commissione Bilancio della Camera.
«Il quadro tracciato dall’Istat è il riflesso di due anni e mezzo di politiche sbagliate e miopi. Si è parlato molto, ma si è fatto poco o nulla per rafforzare la sanità pubblica, mentre i tempi di attesa crescono e la spesa privata aumenta. Sulla parità di genere si è arretrati, con tagli ai sostegni per l’infanzia e nessun investimento serio sul lavoro femminile. Sul fronte ambientale, si continua a consumare suolo, a ignorare la crisi climatica, a non finanziare le aree protette. L’acqua si disperde nelle reti obsolete, soprattutto al Sud, e non si fa nulla per rimediare. Le istituzioni locali sono state lasciate sole, senza risorse né riforme. Invece di sostenere la coesione sociale e ambientale, il Governo ha scelto l’arretramento».
«Meloni e i suoi ministri - prosegue Lai- parlano di crescita e competitività, ma tagliano investimenti pubblici, ignorano la giustizia sociale e aumentano la precarietà. Il PNRR viene modificato senza trasparenza, i fondi di coesione rallentano, e le Regioni affrontano da sole la transizione. Altro che Agenda 2030: qui c’è un’agenda regressiva».
«Per invertire la rotta - conclude il parlamentare Dem- servono atti concreti. Va approvata una legge quadro nazionale per l’attuazione degli SDGs. Deve essere istituito un fondo nazionale per le transizioni ecologiche e sociali.
È necessaria una revisione della fiscalità che favorisca l’inclusione, l’innovazione e la giustizia ambientale.
E bisogna misurare ogni politica pubblica con gli indicatori di benessere equo e sostenibile.
Solo così potremo riportare l’Italia sulla strada dell’Agenda 2030 per lo sviluppo equo e sostenibile».
“Commissione femminicidio PD: Ottima la notizia dell’approvazione unanime in commissione giustizia al Senato delle modifiche al testo di legge del Governo che introduce il reato di femminicidio, grazie anche alla collaborazione proficua tra la segretaria del PD Schlein e la Presidente del Consiglio Meloni. Fa piacere che quanto la Ministra Roccella aveva respinto due anni fa rispetto alla formazione obbligatoria sulla violenza per la magistratura, oggi finalmente diventi legge. Questa prevenzione secondaria, capace di riconoscere la violenza, per adottare le misure cautelari più adeguate ad impedire il femminicidio, (braccialetto elettronico, divieto di avvicinamento, arresti domiciliari, etc.) deve però essere accompagnata da formazione primaria, quell’educazione scolastica permanente alla parità e all’affettività che contrasta lo sviluppo stesso della violenza nei rapporti interpersonali. Con lo stesso approccio collaborativo, attendiamo che la maggioranza metta in calendario quanto prima la discussione parlamentare delle proposte di educazione scolastica, per la prevenzione primaria”. Lo dichiarano le deputate del PD in commissione femminicidio Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio.
“L’Italia si sta spegnendo lentamente. La natalità è crollata e l’invecchiamento della popolazione avanza inesorabile.
I numeri parlano chiaro: Per ogni 100 persone in età lavorativa (20-64 anni), oggi ci sono già circa 58 persone a carico (bambini e anziani).Tra pochi anni saranno 70. La spesa pensionistica ha già raggiunto il 17% del PIL, oltre 300 miliardi di euro all’anno. Meno lavoratori dovranno sostenere un carico crescente di pensioni e servizi pubblici. Non è una questione ideologica, é un dato strutturale. Se non nascono più bambini, chi garantirà domani la tenuta del sistema produttivo, del welfare, dell’istruzione, della sanità? Il rischio è un collasso annunciato che avrebbe bisogno di un’azione politica condivisa e di diversi anni per produrre effetti. ll vero dramma è che di tutto questo si parla troppo poco, non è in cima all’agenda pubblica. Eppure, è il punto da cui dipende il nostro futuro”. Lo scrive sulle sue pagine social, Mauro Laus, deputato Pd componente della commissione Lavoro della Camera.
"I dati dell’ISTAT sullo sviluppo sostenibile affossano senza appello la propaganda del governo Meloni. Altro che 'il più grande investimento di sempre sulla sanità': la realtà è che l’Italia sta clamorosamente mancando l’aggancio agli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare quelli legati alla salute, come denuncia il Rapporto SDGs 2025 dell’Istat”.
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale Welfare del PD.
"Il 40% delle misure relative al Goal 3 – quello sulla salute – registra un peggioramento. È un dato gravissimo, che conferma ciò che il Partito Democratico denuncia da tempo: questo governo sta scientemente disinvestendo sulla sanità pubblica. Mentre milioni di italiane e italiani rinunciano a curarsi per ragioni economiche, il Servizio Sanitario Nazionale viene lasciato allo stremo per favorire i profitti di pochi imprenditori privati, spesso amici della maggioranza e, in alcuni casi, direttamente coinvolti nella vita politica del centrodestra."
"Il Rapporto ISTAT certifica anche un drammatico rallentamento sul fronte della parità di genere, della qualità delle istituzioni e della tutela dell’ambiente. Ma è sulla salute che il fallimento è più evidente: ospedali in affanno, liste d’attesa infinite, personale sanitario allo stremo. Una situazione che non nasce oggi, ma che oggi viene aggravata da scelte politiche deliberate e irresponsabili."
"Serve un’inversione di rotta immediata. Il diritto alla salute non è un lusso né un favore da concedere a chi può permetterselo. È un diritto costituzionale".
“L’allarme lanciato oggi da Confcommercio con il nuovo aumento del Misery Index è un segnale gravissimo che il governo Meloni non può continuare a ignorare. A giugno l’indice del disagio sociale ha raggiunto il livello più alto da inizio anno, segno che l’Italia sta andando nella direzione sbagliata. Eppure dall’esecutivo nessuna risposta concreta: né sul lavoro, né sui salari, né sulla qualità della vita delle famiglie italiane”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera.
“Il quadro delineato dal Centro studi di Confcommercio è preoccupante – prosegue l’esponente dem –: inflazione ancora alta sui beni di prima necessità, disoccupazione estesa stabile al 7,3%, consumi fermi. Le famiglie faticano sempre di più a trasformare gli aumenti contrattuali, spesso risicati, in potere d’acquisto reale. È la fotografia di un Paese che si impoverisce nel silenzio di un governo che parla di crescita ma ignora le persone. Se la destra pensa che basti qualche dichiarazione spot per affrontare una stagnazione strutturale, si sbaglia di grosso. Servono misure robuste: il salario minimo legale, il rinnovo dei contratti scaduti da tempo, misure di stabilizzazione del lavoro per ridurre la precarietà.
“Il Partito Democratico – conclude Scotto – chiede al governo di uscire dalla propaganda e affrontare finalmente la realtà: l’Italia è in difficoltà e chi lavora è sempre più povero. Non ci può essere ripresa economica senza giustizia sociale”.