“La decisione annunciata dal gruppo bancario Intesa Sanpaolo di "remotizzare" l’unica filiale esistente sull’isola di Salina ha suscitato le proteste di cittadini e istituzioni”. Lo denuncia il deputato del Partito Democratico Peppe Provenzano, annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare, sottoscritta anche dai deputati Barbagallo, Iacono, Marino e Porta, indirizzata ai Ministri per gli Affari europei, per la Protezione civile e per l’Economia.
“Il ridimensionamento di un presidio come quello in oggetto in una piccola isola determina come conseguenza enormi disagi per i correntisti e per le imprese in un territorio economicamente dinamico» – prosegue Provenzano – sottolineando come «la remotizzazione della filiale pregiudica l'accesso a un servizio essenziale e aggrava il processo di spoliazione dei servizi che penalizzano le comunità che risiedono sull’isola”.
Nell’interrogazione si evidenzia che “le isole minori non possono continuare a subire scelte che le marginalizzano e che alimentano il processo di spopolamento”, e si ricorda come la stessa istituzione di una Commissione parlamentare per il contrasto agli svantaggi derivanti dall’insularità rappresenti “il segnale della necessità di una attenzione maggiore e più incisiva nei confronti di questi territori”.
Per questo, conclude Provenzano, “abbiamo chiesto al Governo quali tempestive iniziative intenda attivare, supportando le istituzioni locali al fine di scongiurare la chiusura della filiale di Salina e garantire la presenza di uno sportello bancario pienamente operativo nell’interesse dei cittadini e del tessuto economico presente sull’isola”.
"Una battaglia del Pd diventa legge: tutele per lavoratrici e lavoratori colpiti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche. Posto di lavoro garantito e permessi per curarsi. Oggi il Senato approva all'unanimità la mia proposta. Dalla parte giusta". Lo scrive su X la deputata Debora Serracchiani, dopo la definitiva approvazione al Senato del ddl sulla conservazione del posto di lavoro per malati oncologici", già approvato dalla Camera.
“La cronaca regala ogni tanto delle perle straordinarie. A questo punto ci aspettiamo che il Ministro dell’Interno si autoconfini in Albania…” Con queste parole, il responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, il deputato dem Matteo Mauri, ha commentato sui social la notizia del respingimento, da parte del governo di Bengasi, della missione “Team Europe” che includeva anche il ministro Piantedosi.
“Se non facessero pena, farebbero ridere. E meno male che – secondo la Premier Meloni – l’Italia oggi conterebbe a livello internazionale, o che – grazie al ‘Piano Mattei’ – gli africani ci guarderebbero con occhi diversi. Quello che si vede, invece, è una gigantesca figuraccia internazionale non degna della nostra storia diplomatica. Siamo davanti a un Governo incapace, confuso e arrogante, altro che prestigio: qui c’è solo improvvisazione e dilettantismo” conclude Mauri.
“Dopo decenni passati a costruire relazioni internazionali, oggi ci ritroviamo in un nuovo far west globale fatto di instabilità, tensioni e guerre. E gran parte della responsabilità è anche di chi, come Trump, ha lavorato per indebolire gli organismi multilaterali e gettare benzina sul fuoco dei conflitti. Discutere di dazi oggi – come stiamo facendo in Aula – significa affrontare un tassello di questa strategia di destabilizzazione geopolitica.” Lo ha dichiarato Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Europei alla Camera, nel corso dell’esame della mozione PD sui dazi. “Ed è proprio per questo che è ancora più grave che la maggioranza non abbia alcuna linea politica. Non abbia presentato una mozione, non abbia alcuna visione. Siamo davanti a un Governo che non è all’altezza della storia orgogliosa e della tradizione diplomatica italiana.”
“Con la nostra mozione – ha proseguito De Luca – chiediamo al Governo di cambiare rotta. Finora, invece di difendere gli interessi dell’Italia e dell’Europa, avete preferito la subalternità a Trump. Avete ignorato il problema per mesi. Avete persino affermato che i dazi sarebbero un’opportunità. Ma su quale pianeta vivete? Con le imprese, i sindacati, i dati economici ci parlate ogni tanto? Come fa ad essere un’opportunità una Trump Tax che rischia di far saltare almeno 25.000 imprese del nostro Paese, che rischia di dimezzare le stime di crescita, che sarà un Vietnam per interi settori come la meccanica, la farmaceutica, il tessile, la moda, il legno, l’automotive, l’agroalimentare? Pensiamo solo quest’ultimo comparto che vale 69 miliardi di euro. L’ipotesi concreta di nuovi dazi al 17% rispetto al mercato USA – che è il secondo per importanza a livello globale – avrà un impatto negativo di quasi 2 miliardi.”
De Luca ha poi attaccato la Premier Meloni per essere andata con “il cappello in mano alla Casa Bianca” e “aver scambiato un negoziato commerciale con una gita”, accettando aumenti negli acquisti di gas liquido americano che ci costerà il doppio e investimenti sbilanciati su prodotti USA.
“La politica commerciale è competenza esclusiva europea, non si risolve con viaggi da cheerleader. Serve una strategia unitaria UE, servono protezioni per lavoratori e imprese, serve una vera difesa del Made in Italy. Non le boutade come quella lanciata da Lollobrigida, l'operazione bresaola con la carne ormonata per salvare l'Italia dai dazi. Siamo al ridicolo.”
"Basta improvvisazione, basta propaganda, basta patriottismo alla rovescia. Il Governo smetta di fare il cavallo di Troia del trumpismo e inizi, finalmente, a indossare la maglia dell’Italia e dell’Europa, se davvero vuole proteggere imprese e famiglie dal disastro economico che questi dazi rischiano di provocare. Serve un cambio di passo: finora vi siete inginocchiati a Trump e avete tradito il Paese. Dazi al 10% non sarebbero un'intesa, ma solo una resa che penalizzerebbe drammaticamente l’Italia. Altro che patrioti: siete i patrioti della patria sbagliata” ha concluso De Luca.
I dazi sono un danno per l’Italia e il governo ha sottovalutato le conseguenze: migliaia di posti di lavoro a rischio e un calo drastico delle esportazioni. Chiediamo alla Meloni di sostenere senza ambiguità i negoziati a livello europeo e di tutelare gli interessi del nostro paese contro gli assurdi capricci di Trump.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Ancora una volta, la destra al governo ha scelto di voltare le spalle alla Sicilia più fragile: quella delle aree interne e montane, delle comunità che resistono allo spopolamento, alla mancanza di servizi, all’abbandono istituzionale. Tutti i miei emendamenti alla legge sulla montagna – mirati a rilanciare i piccoli comuni della nostra regione, con particolare attenzione alla provincia di Enna e Messina – sono stati bocciati in blocco. Una scelta ideologica e miope, che condanna al declino interi territori già messi in ginocchio”: è quanto dichiara la deputata PD Maria Stefania Marino, commentando l’esito del dibattito parlamentare sul Disegno di Legge Montagna in discussione a Montecitorio.
“Le mie proposte puntavano su misure concrete e immediate: l’istituzione di Zone Franche Montane per i comuni fino a 10.000 abitanti, con esenzioni fiscali e contributive per residenti e imprese; il mantenimento dei presidi sanitari e scolastici nei centri più piccoli; interventi strutturali per il contrasto alla siccità e agli incendi; il ripristino delle Camere di Commercio locali per rafforzare la presenza istituzionale e il sostegno al tessuto produttivo. Si trattava di misure di buon senso, orientate alla crescita, alla coesione e alla giustizia territoriale. Purtroppo abbiamo assistito al solito copione: il Governo Meloni e la maggioranza di destra hanno detto ‘no’ a tutto, dimostrando ancora una volta il totale disinteresse per le aree interne del Sud e in particolare per quelle insulari, che vivono condizioni ancor più complesse a causa della marginalità geografica e dell’assenza di politiche mirate. Comunque non mi arrendo: continuerò a dare voce a questi territori, a chi resiste con dignità e coraggio, e a chi ha diritto a servizi, opportunità e futuro. Perché il rilancio della Sicilia passa anche e soprattutto dalla salvaguardia delle sue aree interne": conclude Maria Stefania Marino.
“Per quanto riguarda la difesa e l’acquisto di armi e materiale bellico, non dobbiamo ridurre la trasparenza. Abbiamo la corte dei conti che già svolge un egregio lavoro capillare di controllo, quindi non vedo l’esigenza di creare un altro organo appositamente per questo. Se la questione riguarda i tempi, c’è da sottolineare che la trasparenza sicuramente non rallenta le procedure, ma grazie alla digitalizzazione semmai le accelera. Diciamo quindi che la creazione di una commissione ad hoc è una tesi poco convincente e che va a creare una grande confusione a discapito della trasparenza. Ci auguriamo quindi che il governo e il ministro Crosetto riflettano su questi punti e facciano retromarcia definitivamente, tenendo conto non solo delle forze di opposizione ma anche di esperti del settore”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, a proposito delle indiscrezioni apparse sui quotidiani di un emendamento del governo al dl Infrastrutture sulle procedure di acquisto di materiale bellico e militare.
“La coltivazione della castagna, oltre ad essere un fattore di sostentamento economico per molte comunità, costituisce un presidio decisivo anche dal punto di vista paesaggistico e del contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico. Nei 10,5 milioni di ettari occupati da boschi, la frazione investita a castagno rappresenta il 7,53 per cento di quella forestale, per un totale di circa 780mila ha. In questo contesto abbiamo chiesto al governo, con un ordine del giorno approvato dalla Camera nel Dl Montagna, di adottare iniziative normative volte ad istituire nello stato di previsione del ministero dell'Agricoltura un Fondo destinato a promuovere e favorire interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei castagneti dei territori montani di particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale, abbandonati ed esposti al rischio di dissesto idrogeologico”.
“Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Con l’ordine del giorno n. 7 - aggiunge - che ho presentato a mia prima firma al Dl Montagna, insieme ai colleghi del Pd Forattini, Marino, Romeo, Andrea Rossi, ed accolto
dal Governo, abbiamo sottolineato che per i castagneti abbandonati e frammentati non vanno previste solo azioni di accorpamento fondiario ma anche forme di gestione associata che non modificano le piccole proprietà ma consentono di fare insieme gli interventi necessari per il recupero forestale e la commercializzazione dei prodotti e per invertire la tendenza allo spopolamento delle aree interne. Il rilancio dell'economia montana dovrà basarsi prevalentemente sulla valorizzazione del patrimonio forestale riservando risorse non solo al sostegno di questa attività ma anche alla formazione di professionalità, che ora scarseggiano o mancano completamente, indicate dai consorzi agroforestali e dalle associazioni di produttori presenti in montagna. Un segnale importante - conclude - per invertire la tendenza e sostenere un settore importante”.
Unico obiettivo del Governo era aumento pedaggi
“In Commissione abbiamo assistito a una gestione inaccettabile sul Dl Infrastrutture: le ultime riformulazioni del governo sono state consegnate ai parlamentari alle 13.15 e, ciononostante, la presidenza ha tirato dritto per dare solo pochi minuti dopo il mandato ai relatori senza dare il tempo e il modo ai parlamentari di poter valutare ciò che si stava votando”. Lo dice il deputato Andrea Casu, Segretario d'Aula Pd intervenendo alla Camera per un richiamo al regolamento sul Dl Infrastrutture.
“Ancor più grave è il fatto che il decreto in questione è stato oggetto di diversi testa-coda, solo nelle ultime ore. Questa mattina c'è stata presentata la terza riformulazione del cosiddetto emendamento Anas – sottolinea il deputato dem - con cui prima la maggioranza aveva cercato di inserire un aumento del pedaggio degli italiani a partire dal mese di agosto, poi ritirato solo grazie all'azione delle opposizioni, dopo ripresentato senza più aumento del pedaggio ma con il sottosegretario Rixi che ci spiegava quanto fosse fondamentale questa seconda formulazione, oggi per la terza volta modificato facendo saltare anche l’utilizzo del fondo di garanzia. Un vero pasticcio che dimostra che l’unico obiettivo del Governo era riuscire a mettere le mani nelle tasche degli italiani introducendo una assurda tassa sulle vacanze”, conclude Casu.
"Non ci sono più parole per descrivere l'orrore di Gaza e di milioni di persone totalmente abbandonate alla disperazione.
E non ce ne sono più per commentare l’ennesima sconcertante proposta del governo Netanyahu: la “Città umanitaria” ideata dal ministro Katz. Un enorme campo di concentramento sulle macerie di Rafah in cui rinchiudere 600mila palestinesi che da lì non potrebbero mai più uscire. Come si può solo immaginare una cosa del genere?". Lo ha affermato, intervenendo in aula a Montecitorio, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Intanto, la Gaza Humanitarian Foundation è una trappola mortale. La popolazione affamata che si mette in fila sfida una vera e propria roulette russa: le persone sanno che, per di ottenere qualche pacco di cibo, rischiano di morire uccise per mano dell’esercito israeliano o dei contractors statunitensi - ha denunciato Boldrini -. La comunità internazionale resta immobile anche davanti a quello che è ormai palesemente il piano di annessione della Cisgiordania, come ha dichiarato senza nessun pudore, il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin appoggiato da altri 13 ministri del governo di Tel Aviv".
"E il governo italiano, pur di non dispiacere l’alleato Netanyahu, continua a balbettare, non esprime condanna netta, non mette le sanzioni e, cosa ancora più grave, coopera con Israele in campo di tecnologie militari e dual use - ha sottolineato la deputata dem -. Una scelta scellerata che l’opinione pubblica non sopporta più, come dimostrano decine di mobilitazioni quotidiane che chiedono di salvare Gaza e la Palestina". "Per quanto ancora il governo si renderà complice di quello che i massimi esperti internazionali definiscono genocidio? Non nel nostro nome: noi continueremo a denunciarlo con tutta la voce che abbiamo" ha concluso.
“Oggi a Torino abbiamo presentato la proposta di legge Griseri Prisco, a mia prima firma, che prevede per i rider dipendenti un’integrazione salariale nei giorni di allerta meteo, senza provvedimenti emergenziali. Questo perché il cambiamento climatico è un dato di fatto innegabile: non possiamo più permetterci di arrivare impreparati a ogni avversità metereologica, occorrono misure strutturali e non emergenziali. Non solo: per quanto riguarda i rider autonomi e parasubordinati, che ad oggi non hanno alcuna tutela se non la possibilità di non lavorare e non avere alcun compenso, sarà previsto l’avvio di una sperimentazione triennale con ammortizzatore sociale dedicato. Chiediamo un fondo di 10 milioni l’anno per 3 anni. Ma soprattutto chiediamo la volontà del Governo e di questa maggioranza a lavorare per la salute e la sicurezza di questi lavoratori”. Così la vicepresidente del Partito Democratico Chiara Gribaudo che questa mattina, insieme al sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il presidente di ARCI Torino Daniele Mandarano e il segretario di Nidil Cgil Torino Danilo Bonucci, ha illustrato l’iniziativa.
“L’obiettivo della legge è di sospendere le consegne e tutelare economicamente i rider nei giorni di emergenza climatica. Pioggia torrenziale, caldo estremo, vento, eruzioni vulcaniche: lavorare non deve significare rischiare la vita. L’immagine che ha acceso la legge è quella descritta da uno degli ultimi articoli scritti dal giornalista di Torino Paolo Griseri, che pochi giorni prima di mancare descrisse le condizioni di lavoro dei rider durante l’alluvione di Bologna, a ottobre 2024. Contemporaneamente, abbiamo scelto di dedicare la legge anche ad Antonio Prisco, rider e sindacalista”.
“Calenda dice diverse cose interessanti: smentisce con decisione le voci su una sua possibile candidatura a sindaco di Roma per il centrodestra; contesta a Elly Schlein una qualche vaghezza nella scelta di indicare la Spagna come modello di crescita; chiede a Renzi e alle altre componenti moderate massima coerenza sul sostegno all’Ucraina e il rafforzamento della difesa europea; polemizza con Conte Bonelli e Fratoianni; offre un consiglio alla premier Meloni criticando il ministro Urso e, al fondo, tra il governo e il “campo largo” delle opposizioni fa intendere che il primo è il meno peggio. Che dire? Si tratta di opinioni politiche e giudizi legittimi (per altro senza grandi novità). Per parte mia, ne dissento in larghissima misura, ma questo interessa pochi e certamente non interessa a Calenda. C’è solo un passaggio dell’intervista che mi ha colpito. Quando, interpellato sulla proposta di una “tenda riformista” avanzata nei giorni scorsi da Goffredo Bettini, la sua risposta (di Calenda) suona così: “Mentre il mondo è in fiamme vi pare possibile che stiamo ancora discutendo di Bettini? Paghiamogli un biglietto di sola andata per la Thailandia e parliamo d’altro”. Ora, c’è in questa replica un tratto di scortesia verso un interlocutore dal quale si dissente che è abbastanza inutile commentare. Bettini, per altro, è persona colta e, per chi lo conosca, ben disposta al contraddittorio e alla riflessione critica (credo anche eredità di una formazione oramai antica). Ma non è qui il punto. Che sta altrove, e precisamente nella prima reazione che viene spontanea leggendo quell’espressione in sé sgraziata sull’espulsione di una voce sgradita verso l’oriente estremo. E la reazione è, “ma come, tutto qui?”. Cioè sei in disaccordo con quanto è stato detto (giusto o sbagliato sia) e il massimo che ti viene da replicare è una battuta tanto scolastica e banale? Pofferbacco, bastava rileggersi i versi maestosi del Cyrano quando lo sventurato cavaliere ha l’ardire d’ironizzare sulla misura del di lui naso (parafrasando: la “tenda riformista” di Bettini). E la replica in quel caso è un florilegio di aggettivi, allusioni, simbologie e comparazioni degne di un trattato anatomico. Insomma, caro Carlo, per la linea politica non mi permetterei mai di darti un consiglio. Ma se decidi di condire un tono polemico coll’arma del sarcasmo, allora in amicizia un suggerimento me lo permetto: riscopri l’arguzia e l’eleganza di Pajetta e Fortebraccio, ma pure di Michele Serra e del mio compianto Sergio Staino.
Perché l’alternativa è il Bagaglino. E sinceramente, un tale precipizio non lo meriti. Buona giornata e un abbraccio”
Così sui social il deputato democratico Gianni Cuperlo.
“Nell’intervista di oggi Calenda fa i complimenti alla Meloni e offende Bettini. In politica ci sta il confronto e anche lo scontro, duro e chiaro. Ma non debbono mai mancare la coerenza e la civiltà. Calenda, nel tempo, non ha dimostrato né l’una né l’altra. Purtroppo per lui e per l’area dei moderati che anche per questo soffre di leadership e necessita di nuove figure”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
Le opposizioni hanno abbandonato oggi i lavori della Commissione sul DL Infrastrutture in segno di protesta contro l’ennesima forzatura della maggioranza e del governo.
“Siamo ormai alla terza versione dell’emendamento ANAS, segno evidente della confusione totale in cui versa l’esecutivo”, dichiarano Marco Simiani e Anthony Barbagallo, capigruppo del Partito Democratico nelle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera. “Si continua a giocare con norme improvvisate e incerte, tentando di scaricare sulle spalle dei cittadini i costi di scelte politiche sbagliate.”
“Dopo il tentativo fallito di introdurre una tassa estiva attraverso l’aumento dei pedaggi autostradali, arriva una nuova proposta che elimina l’obbligo di comunicazione preventiva alla Commissione europea sulla proroga della concessione fino a 50 anni ad ANAS. Il tutto senza chiarire come verranno finanziati gli investimenti sulla rete stradale. Una manovra opaca e pericolosa.”
“Per questo abbiamo deciso di lasciare i lavori della Commissione: non è possibile continuare a discutere un provvedimento che viene modificato fuori sacco, senza condivisione e senza rispetto per gli impegni assunti. Solo pochi giorni fa, il governo aveva dichiarato che non ci sarebbero stati ulteriori emendamenti. Una promessa puntualmente tradita.”
“Non accetteremo che l’incapacità della maggioranza venga pagata dai cittadini. Le risorse per le infrastrutture esistono: basterebbe investirle nella manutenzione e nel potenziamento della rete viaria nazionale, anziché sperperarle in un’opera ideologica e insostenibile come il Ponte sullo Stretto, che continua ad assorbire miliardi sottraendoli alle vere priorità del Paese.”
Sul decreto Infrastrutture si consuma un’ennesima forzatura per le opere della difesa. Il Ministro dell’Ambiente viene completamento esautorato delle competenze sulla Valutazione di impatto ambientale di progetti destinati alla difesa nazionale, che passa nelle mani del Ministero della Difesa. Opere anche rilevanti che non saranno più assoggettate alla VIA, su decisione autonoma del Ministro della Difesa.
Senza nessuna competenza, nessuna garanzia di rispetto delle normative ambientali e nemmeno delle ragioni dei territori che si vedranno calare dall’altro infrastrutture militari.
Un attacco inaccettabile alle norme e uno stravolgimento delle normative ambientali, che non trova nessuna giustificazione se non quella di eliminare ogni minima garanzia di tutela. Esiste ancora un Ministero dell’Ambiente in questo Paese?
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.