Non possiamo cancellare la storia della nostra emigrazione
"Questo decreto non è una riforma, ma una ferita profonda, dolorosa, ingiusta, un passo all'indietro. Lo è nella forma, nel metodo e nella sostanza. È una ferita inferta con urgenza artificiosa, con il volto burocratico di chi vuole nascondere una scelta politica dietro un presunto pericolo amministrativo.
Questo decreto non nasce per gestire un’emergenza, ma per costruire una barriera. Una barriera contro chi ha sangue italiano, ma vive altrove. Perché questo provvedimento colpisce in pieno petto il principio dello ius sanguinis. Ne limita la trasmissibilità, ne restringe l’applicabilità retroattiva, lo svuota di significato. Non si tratta di una modernizzazione del diritto: si tratta di un colpo secco, mirato, chirurgico a un principio che ha fondato la coesione dell’identità italiana nel mondo.
Sapete chi saranno le vittime? Non i cosiddetti “furbi del passaporto”, come si cerca di raccontare con una retorica pomposa. I veri colpiti saranno le famiglie. Saranno i figli e i nipoti di italiani emigrati che, dopo decenni di sacrifici, si vedono improvvisamente dire: “Tu non sei abbastanza italiano per meritare la cittadinanza di tuo nonno”. E questo mentre il mondo intero guarda con ammirazione alle comunità italiane all’estero.
Chi ha scritto questo decreto dimostra di non conoscere, o peggio, di voler cancellare la storia della nostra emigrazione. Una storia fatta di valigie di cartone, di miniere, di fatica e dignità. Una storia fatta di famiglie spezzate, di lettere scritte a mano e di un amore per l’Italia che non si è mai sopito allora io dico con forza: non potete spezzare questo legame. Non potete cancellare l’identità. Non potete negare a chi ha sangue italiano il diritto a sentirsi parte della Repubblica.
Ma noi no e continueremo a batterci, dentro e fuori quest’aula, per un’Italia che non taglia i suoi legami, ma li rafforza. Per un’Italia che riconosce e abbraccia tutti i suoi figli". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, eletto all'estero, Nicola Carè, dichiarando il voto fermamente contrario del Pd al dl cittadinanza.
“La posizione dell’Italia che - apprendiamo a mezzo stampa - si asterrà dal voto sul patto pandemico degli stati membri dell’Oms è grave e isola il nostro Paese, ma ancor di più riprende le dichiarazioni a suo tempo rilasciate da Salvini sull’OMS. Ora è la volta della presidente Meloni. A questo punto il Governo ci dica da che parte sta: da quello della scienza e della cooperazione internazionale nel contrastare possibili future pandemie o del più bieco oscurantismo negazionista? La posizione ufficiale è quella più volte espressa dal Ministro Schillaci o quella che emerge più volte in occasioni come questa? Su alcuni punti non ci possono essere le ambiguità che d’altra parte caratterizzano da sempre l’azione di questo governo. Come pensano di affrontare possibili pandemie future se l’atteggiamento è questo? Il
Covid non ha insegnato nulla, come del resto si evince in modo chiarissimo dall’atteggiamento di parte della maggioranza in commissione e d’inchiesta. Presenteremo una interrogazione parlamentare per chiedere al governo come intende agire”. Lo dichiara il deputato del Pd Gian Antonio Girelli, vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta Covid.
“Le dichiarazioni del ministro Ciriani sono molto chiare: le fibrillazioni all’interno della maggioranza hanno superato ogni limite. E il tentativo di Fratelli d’Italia di negare l’evidenza è patetico e fuori luogo. Il governo è in piena crisi: Fratelli d’Italia e Lega si rimpallano le responsabilità, mentre il Paese resta fermo, ostaggio dell’immobilismo di Giorgia Meloni” così la vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Simona Bonafè.
"Nell’ ultimo giorno della carovana "Gaza oltre il confine" abbiamo anche incontrato al Cairo il personale dell'Onu che opera a Gaza. Da parte loro c'è grande preoccupazione per la militarizzazione degli aiuti umanitari che vuole Israele. Questo avrà ricadute negative perché i beneficiari saranno identificati anche con tecniche biometriche e dovranno fare lunghi tragitti per ottenere gli aiuti la cui distribuzione sarebbe prevista solo in due o tre punti nella Striscia. Uno scenario che non ha niente di umanitario e ha l’obbiettivo di controllare i destinatari degli aiuti senza nessuna valutazione sulla loro vulnerabilità. Un precedente pericolosissimo per le conseguenze che potrebbe avere anche altrove.
La comunità internazionale deve pretendere che siano le organizzazioni umanitarie delle Nazioni Unite e non l'esercito a distribuire gli aiuti. E deve aprire immediatamente una conferenza internazionale sul futuro dello Stato di Palestina". Lo dichiara dal Cairo Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La decisione del Governo di presentare un disegno di legge sui Lep è un atto grave e preoccupante. Una materia così delicata e centrale per l’unità del Paese dovrebbe essere discussa in Parlamento, non decisa unilateralmente dall’esecutivo” – dichiara il capogruppo democratico in Commissione Difesa alla Camera, Stefano Graziano. “La maggioranza è formalmente in crisi – aggiunge Graziano - oggi i ministri leghisti, con Salvini e Giorgetti in testa, si sono rifiutati di votare in Consiglio dei Ministri. Un fatto di estrema gravità che, in altre stagioni, avrebbe spinto la Presidente del Consiglio a salire al Quirinale. E aggravato dal fatto che alla sfiducia è seguito il vero e proprio ricatto politico della Lega, che ha imposto il ddl sui LEP nel tentativo di rilanciare il disegno secessionista già bocciato dalla Corte Costituzionale, perché pericoloso e fallimentare. Un progetto che rischia di dividere il Paese e compromettere l’uguaglianza dei cittadini nell’accesso ai diritti fondamentali. La misura è colma, e di fronte a questi strappi istituzionali – conclude Graziano – deve essere ancora più forte la spinta a partecipare e votare ai referendum dell’8 e 9 giugno”.
"Nell'ultimo giorno della nostra missione "Gaza oltre il confine" abbiamo incontrato al Cairo i rappresentanti della Lega Araba che hanno espresso molto apprezzamento per la nostra iniziativa a Rafah e chiesto che si rafforzi il rapporto storico tra Italia e il mondo arabo. "La Nakba accadde nel 1948, quello che sta accadendo oggi è un altro capitolo della stessa storia - ci hanno detto -: Israele vuole cacciare tutti i palestinesi dalla Striscia e per ucciderli usa anche l'intelligenza artificiale". Hanno sottolineato come le radici del conflitto siano antiche così come l’occupazione di Gaza da parte del governo israeliano è di lunga data. Netanyahu, dicono, vuole cambiare la geografia di tutta la regione, mentre la Lega araba sostiene il piano egiziano per Gaza che è alternativo a quello di Trump. "Senza l’auto determinazione del popolo palestinese - hanno sottolineato - non ci sarà una soluzione giusta. I rapporti con Israele si normalizzeranno solo dopo la nascita dello Stato di Palestina". Per questo chiedono che si apra una conferenza internazionale con tutti i leader per lavorare alla soluzione a due stati.
"Il piano arabo- dicono - può funzionare, ma dentro la Striscia ci devono essere condizioni di vita dignitose che non spingano le persone ad abbandonarla". Lo dichiara dal Cairo Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“È chiaro a tutti, tranne che governo, che la Corte Costituzionale ha sonoramente bocciato l’impianto fondamentale dell’autonomia differenziata di Calderoli. Nonostante questo l’esecutivo approva oggi in Cdm una delega sostanzialmente in bianco per determinare i Livelli essenziali delle prestazioni su numerosissime materie, senza metterci peraltro un solo euro. L’ennesima fuga in avanti che dimostra la totale mancanza di riguardo nei confronti dei rilievi mossi dalla Consulta e del ruolo del Parlamento, ma soprattutto che conferma il più totale disinteresse per i cittadini del Mezzogiorno che saranno penalizzati fortemente dalle scelte del governo. Il solito baratto fatto sulla pelle degli italiani che aspettano risposte su salari, sanità, trasporti e invece devono assistere allo spettacolo indecoroso di un esecutivo che per tenere buona la Lega e in piedi questa maggioranza ormai spaccata è disposto a mettere in pericolo la coesione nazionale. Faremo, anche questa volta, le barricate in Parlamento e nel Paese per impedire che l’esecutivo faccia scempio dell’unità nazionale”. Così Piero De Luca, deputato e capogruppo Pd in commissione questioni regionali.
È stata depositata oggi alla Camera dei Deputati, in accordo con il Partito Democratico del VCO, un’interrogazione a firma dell’On. Chiara Gribaudo, vicepresidente del Pd, indirizzata al ministro della Salute, per chiedere conto dei gravi ritardi nell’espressione del parere ministeriale sul piano di edilizia sanitaria presentato dalla Regione Piemonte, relativo al territorio del Verbano Cusio Ossola.
“Siamo davanti a uno stallo inaccettabile – dichiara Gribaudo – Il Governo deve fare la sua parte e fornire subito il parere sul piano sanitario del VCO. Senza questo passaggio, non è possibile né ristrutturare gli attuali presidi ospedalieri né avviare il percorso per l’ospedale unico, condiviso da professionisti sanitari e da numerosi sindaci del territorio. Il Verbano Cusio Ossola non può pagare le divisioni interne alla Destra su un tema così delicato”.
Nel testo dell’interrogazione si sottolinea come da mesi il VCO sia in attesa di un pronunciamento ufficiale da parte del Ministero, necessario per sbloccare qualsiasi ipotesi concreta di riorganizzazione del sistema sanitario locale. La situazione è aggravata da anni di incertezza istituzionale e dalla persistente assenza di investimenti strutturali adeguati.
“La battaglia per una sanità pubblica di qualità nel VCO – afferma Riccardo Brezza, segretario provinciale del Partito Democratico – non può più essere rinviata. Le ambiguità della Regione Piemonte, unite all’inerzia del Governo, stanno penalizzando cittadini e operatori sanitari. L’assenza del parere ministeriale è ormai un ostacolo politico prima ancora che tecnico. È tempo di trasparenza e responsabilità istituzionale: per questo tutto il Partito Democratico del territorio è mobilitato e pretende risposte nelle sedi istituzionali deputate”.
Il Partito Democratico continuerà a monitorare la situazione e ad incalzare le istituzioni competenti, affinché si arrivi finalmente a una scelta chiara e sostenibile per il futuro della sanità nel VCO, nel rispetto del diritto alla salute di tutte e tutti.
Il Governo si spacca in Cdm, la maggioranza non c’è più. Non si può far finta di niente se Salvini e i suoi Ministri votano contro l’impugnativa della legge del Trentino sul terzo mandato e in Friuli Venezia Giulia gli assessori della Lega rimettono le deleghe. Il vicepremier Salvini vuole piegare le leggi alle sue volontà per accontentare governatori e sindaci della Lega. Sulle istituzioni e sul loro funzionamento si sta giocando la partita delle candidature nel centrodestra e le scarse speranze di Salvini di recuperare qualche consenso al Nord. Del resto che a lui del paese importa poco non si vede solo da come si occupa delle infrastrutture, ma anche dal sostegno a una delega per l’attuazione dell’Autonomia che praticamente prevede una riscrittura della legge dopo la bocciatura da parte della Consulta. Sempre senza senso e soprattutto senza risorse.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Nuova rimodulazione del PNRR e nuova batosta per il Sud e per Taranto. Altro che rilancio, il Governo Meloni è la condanna definitiva per questa città e per questa terra.” Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico e Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Se le voci che circolano dovessero essere confermate dai fatti, saremmo davanti a una vera e propria congiura contro Taranto. Non è sufficiente lo stato di vergognosa incertezza dell’ex Ilva, ora - a quanto pare - ci si dovrà anche preparare a perdere i finanziamenti PNRR per la linea ferroviaria Taranto-Battipaglia. L’ennesima ingiustificata legnata a questa comunità che, evidentemente, per questa destra rappresenta una terra sacrificabile sotto ogni punto di vista e in ogni ambito. Con quale faccia - conclude Pagano - vengono a sfilare ogni domenica per la campagna elettorale, mentre in settimana smantellano pezzo dopo pezzo i progetti che avevamo finanziato per il rilancio di Taranto. Dai parlamentari ai ministri, questa gente non conosce vergogna.”
“Il Governo dimostra di non avere compreso nulla della sentenza della Consulta che appena qualche mese fa ha stroncato l’autonomia differenziata di Calderoli. Come se nulla fosse accaduto, oggi il CdM approva una delega sostanzialmente in bianco per determinare i Livelli essenziali delle prestazioni in un’infinità di materie, chiedendo a se stesso di disciplinare la qualsiasi estromettendo il Parlamento. Ma l’aspetto più sorprendente, come al solito, riguarda le risorse, visto che nemmeno un euro viene individuato a copertura. Insomma, le Regioni che possono permetterselo, eleveranno i propri standard; chi non può, invece, resterà fermo al palo.”
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“È chiaro che siamo davanti all’ennesimo tentativo di fuga in avanti e, ancor più grave, alla definitiva ridicolizzazione della Corte Costituzionale. Di sicuro è ormai chiaro il disegno penalizzante per il Mezzogiorno di Calderoli e Meloni, con FI a fare da foglia di fico. Ad ogni modo siamo fiduciosi: come per il folle progetto di Calderoli, anche questo provvedimento sarà fermato sul nascere perché occuperemo le piazze per difendere l’unità d’Italia.”
“Con il ddl Caccia questo governo si accanisce contro gli animali selvatici con la sua furia ideologica e di propaganda, regalando la natura ai cacciatori: è l'ennesima vergogna”. Lo dice in una nota la deputata Pd Eleonora Evi sul ddl Caccia, sottolineando che “l’idea che la caccia possa essere anche solo lontanamente considerata una pratica che contribuisce alla tutela della biodiversità è semplicemente grottesca, fuorviante e malsana”.
“Ciononostante – continua l'esponente dem - l'esecutivo propone un disegno di legge per smantellare definitivamente quello che rimane della legge a tutela della fauna selvatica. Calpesta la Costituzione e se infischia delle infrazioni europee già in corso e quelle che verranno: tanto a pagare saranno tutti i cittadini non certo Lollobrigida o Meloni”. “Verrà concesso di sparare addirittura in spiaggia e in molte altre aree demaniali, assistendo ad una dregulation selvaggia sui richiami vivi, con grande soddisfazione di bracconieri. Il Pd non starà a guardare: questo attacco brutale e vergognoso va fermato”, conclude Evi.
Appello a tutte le forze politiche per intervenire rapidamente in parlamento
È stata presentata questa mattina alla Camera la proposta di legge a prima firma di Marco Furfaro, responsabile Welfare del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Affari Sociali. Il testo, dal titolo “Disposizioni in materia di tutela della salute riproduttiva e di riproduzione medicalmente assistita”, rappresenta un passo importante per la riforma della legge 40, ormai ampiamente superata dalla giurisprudenza e dall’evoluzione scientifica. Una proposta solida, nata da un lungo e approfondito lavoro di confronto con la comunità scientifica, medica e con le realtà civiche, che negli ultimi anni hanno sollecitato con forza un intervento legislativo strutturale.
“La genitorialità non è un privilegio, ma un diritto – ha dichiarato Furfaro –. Non è accettabile che per diventare genitori si debba affrontare una battaglia legale o prendere un aereo per andare all’estero. La Corte Costituzionale ha lanciato un sasso nello stagno chiedendo al Parlamento di discutere e intervenire. Del resto, la legge 40 era nata vecchia e necessita oggi di un aggiornamento.
Lancio un appello a tutte le forze parlamentari: è il momento di avviare un esame serio e costruttivo, guidato dalla scienza, non dai pregiudizi ideologici. Abbiamo il dovere di dare risposte concrete a milioni di persone che affrontano un percorso a ostacoli. Non intervenire è indegno per un Paese civile.”
Il testo — che recepisce le proposte della SIRU (Società Italiana della Riproduzione Umana) — definisce principi e diritti fondamentali, rafforza norme centrali come quelle sul Servizio Sanitario Nazionale, sull’interruzione volontaria di gravidanza e sul ruolo dei consultori. Garantisce il riconoscimento della soggettività delle persone coinvolte nei percorsi di PMA, tutela il nato e il nascituro, chiarisce le regole sulla crioconservazione, sulla donazione alla ricerca, e consolida il ruolo della comunità scientifica nella definizione delle politiche pubbliche in materia di salute riproduttiva.
“La proposta – ha aggiunto Furfaro - rappresenta anche una risposta chiara ai moniti della Corte Costituzionale, ribadendo il dovere del Parlamento di affrontare con serietà una questione che riguarda la salute, i diritti e la dignità di migliaia di persone”. Durante la conferenza stampa di presentazione è intervenuta anche Marina Sereni, responsabile Sanità del Partito Democratico, che ha sottolineato: “Troppe famiglie – ha detto Sereni - si trovano ancora intrappolate nei limiti della legge 40: dai LEA non applicati alle liste d’attesa interminabili, fino ai costi proibitivi. La procreazione medicalmente assistita deve essere riconosciuta come un diritto esigibile nel sistema sanitario pubblico e resa accessibile in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Ma per farlo servono risorse, personale e una strategia seria per rilanciare i consultori — che dovrebbero essere uno ogni 20.000 abitanti, mentre oggi ne abbiamo uno ogni 35.000 — e per affrontare le vere cause della denatalità, come la precarietà, la carenza di servizi e il mancato sostegno alle giovani coppie.”
“Il Partito Democratico – conclude Furfaro – chiede alla maggioranza e al Governo di assumersi finalmente la responsabilità di agire: non è credibile invocare la natalità senza intervenire concretamente sulla salute riproduttiva, sull’equità di accesso e sulla qualità dell’assistenza. La proposta elaborata da SIRU, sostenuta da operatori, organizzazioni scientifiche e civiche, è un testo maturo, serio e ambizioso. È il momento di aprire una discussione parlamentare vera, all’altezza del tema e delle numerose persone coinvolte”.
Il voto per i referendum dell’8 e 9 giugno non è solo un diritto-dovere, è l’occasione per riportare al centro il lavoro, chiedere che sia meno precario e più sicuro. È lo strumento più potente in mano alle cittadine e ai cittadini. Usiamolo. Oggi in piazza a Roma per 5 SÌ.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
L'Europa non sia complice e si attivi perché cessi ogni operazione di attacco a partire da quella di terra avviata oggi.
La deputata Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo dem, insieme a una delegazione di deputati del Partito Democratico composta da Laura Boldrini, Rachele Scarpa, Arturo Scotto, Nico Stumpo e l’europarlamentare Cecilia Strada, ha visitato il valico di Rafah e i principali centri logistici della Mezzaluna Rossa, nell’ambito della missione ‘Gaza oltre il confine’, promossa da AOI, ARCI e Assopace Palestina, denunciando la drammatica situazione umanitaria a Gaza. “A un anno dalla nostra prima visita, qui regna ancora la devastazione. Da marzo non entra più alcun aiuto: la fame è usata come arma di guerra da Netanyahu, il quale, grazie all’inazione e al silenzio dei leader europei, è consentito di fare qualsiasi cosa. Le loro omissioni, la mancanza di condanna e la presa di distanza da questo sterminio li rendono complici”, dichiara Ghio, chiedendo il cessate il fuoco e l’ingresso immediato degli aiuti. “Con la delegazione dem – aggiunge l’esponente Pd – abbiamo constatato lo stallo di camion carichi di cibo e medicine, fermi da oltre settanta giorni sotto temperature estreme, perché c’è un governo che in modo criminale continua a impedire l’accesso ai soccorsi. È urgente attivare un canale umanitario permanente e applicare le misure indicate dalla giustizia internazionale. Basta bombe, basta usare la fame come arma di guerra”. Ghio ha anche duramente condannato l’inizio dell’operazione militare israeliana di terra nel nord della Striscia di Gaza, definendola “l’ennesimo atto di brutalità che colpisce indiscriminatamente la popolazione civile. Mentre il mondo assiste in silenzio - ha concluso Ghio - famiglie intere sono costrette a fuggire sotto le bombe e ora colpite dagli attacchi, in un’escalation che calpesta ogni principio del diritto internazionale umanitario. È intollerabile”.