Ricordate il piano Italia-Albania per realizzare lì un centro immigrati che sarebbe un “modello” in Europa? Ebbene il centro non c’è come svelato dai Deputati del Pd, ma a quanto pare neanche l’Accordo funziona granché, lo dice il Presidente Rama. E intanto si sprecano 800 milioni!
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"Sul futuro del Cemivet sta andando in scena una incredibile discussione tra la stessa giunta comunale di Grosseto. Mentre il sindaco Colonna prova a rassicurare il territorio nonostante l'esercito confermi lo spostamento del centro ippico, giustamente, il suo assessore Fabrizio Rossi, nonché deputato di Fratelli d'Italia, deposita una interrogazione parlamentare al suo Ministro della Difesa Guido Crosetto per salvaguardare il Centro militare veterinario, che il governo ha però già deciso di trasferire a Montelibretti, nel Lazio. Il Sindaco di Grosseto deve attenersi alla decisione, dell’ordine del giorno, votato da tutto il consiglio comunale, cioè quella di mantenere tutte le attività della struttura: oggi gli unici ad essere penalizzati dalla Giunta di Destra e dal Governo Meloni sono come sempre i cittadini che rischiano di perdere una eccellenza storica del territorio, strumento di promozione locale e volano di crescita economica ed occupazionale". Lo dichiara il deputato Pd Marco Simiani sul ridimensionamento della attività della struttura militare.
“Dopo le parole del presidente della repubblica albanese, Edi Rama, chiediamo al governo di riferire urgentemente in parlamento sullo stato di avanzamento degli investimenti previsti dall’accordo Italia-Albania” cosi la delegazione di deputati Pd che è stata nei giorni scorsi in Albania per documentare il reale stato di avanzamento degli investimenti nell’ex base militare di Gjader dove, secondo il cronoprogramma del governo, sarebbe dovuto già essere operativo un centro di accoglienza dei migranti. “Rama - sottolineano Enzo Amendola, Simona Bonafè, Matteo Mauri e Matteo Orfini - conferma la complessità dell’accordo gettando una lunga ombra sulla possibilità di gestire correttamente in Albania le procedure di sbarco, identificazione e le pratiche di asilo. Ma soprattutto conferma quello che abbiamo visto con i nostri occhi: al momento,
le strutture non ci sono e gli investimenti stanno viaggiando con ritardi enormi nonostante il forte incremento dei costi dell’intera operazione che determinerà un danno di oltre 800 milioni di euro per le casse dello Stato. “Il governo si fermi e utilizzi quei fondi per welfare e sanità come chiede la legge Schlein” conclude la delegazione dei deputati che ieri, in una conferenza stampa a cui ha partecipato la capogruppo democratica, Chiara Braga, ha mostrato le immagini dell’ispezione ai cantieri.
“Per la terza volta in poco più di un anno Nielsen Media Italia, azienda che misura i dati Auditel, mette in essere procedure di mobilità con la finalità di ridurre i costi e di massimizzare i profitti a scapito dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Oggi registriamo il rischio concreto che vengano trasferiti fuori dal territorio italiano parte del know-how, gli strumenti, le metodologie del servizio di rilevazione dei dati e che tali professionalità vengano spostate in un’altra azienda in Albania non facente parte del gruppo Nielsen”. Questa è la sintesi dell'interrogazione del deputato dem Vinicio Peluffo, Capogruppo Pd in Commissione Attività produttive alla Camera con cui si chiede al ministro Urso di intervenire subito per evitare che Nielsen Media Italia esternalizzi funzioni e reparti e sostituisca il personale locale con lavoratrici e lavoratori con meno diritti e più ricattabili.
“Questa situazione di criticità – aggiunge Peluffo - è acuita dal pericolo che la nuova azienda possa utilizzare i dati che rileverà per fornire ad altri stakeholder di questo mercato le informazioni rilevate. Insomma oltre il danno, la beffa”.
Le conquiste delle donne e le sfide che ancora le attendono: l’esperienza delle donne Costituenti e le prospettive per una nuova stagione di impegno, in un incontro promosso dalle Onorevoli Anna Ascani e Ilenia Malavasi
“Ventuno - Le donne che fecero la Costituzione” è il titolo dell’iniziativa - e dell’omonimo libro, edito da Paoline e scritto da Romano Cappelletto e Angela Iantosca - promosso dalla vicepresidente della Camera dei Deputati, Anna Ascani, e dall’On. Ilenia Malavasi, martedì 28 maggio 2024.
L’incontro - che si svolge a Roma, nella Sala Matteotti di Palazzo Theodoli, alle ore 11, coordinato da On. Malavasi e alla presenza degli autori - dopo i saluti di On. Ascani, vede gli interventi dell’ex presidente della Camera, On. Laura Boldrini, della capogruppo PD alla Camera, On. Chiara Braga, e della Presidente della Fondazione Nilde Iotti, Livia Turco.
“Ventuno”, il libro da cui prende le mosse l’incontro racconta le storie e le battaglie che hanno portato avanti, sacrificando spesso la vita privata, delle 21 donne che fecero parte dell’Assemblea Costituente: attraverso le loro stesse voci, si restituisce la passione di chi ha partecipato alla ricostruzione di un Paese appena uscito da una devastante guerra, anche per mostrare quanta strada ci sia ancora da fare, oggi, per attuare quegli stessi princìpi.
"Scandalizzarsi perché la Corte penale internazionale, dopo indagini e prove raccolte, chiede il mandato di arresto (per Netanyahu e Gallant come per Sinwar e altri leader di Hamas, ndr) significa voler delegittimare la Corte: un esercizio pericoloso, anche sul piano politico. Se, infatti, non si rispettano i pronunciamenti e le sentenze degli organi giurisdizionali internazionali si rinuncia alla legalità e si cede alla legge del più forte". Lo dichiara in un'intervista all'Unità di oggi, Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo che chiede che l'Italia segua l'esempio dei governi che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina.
"Il Parlamento italiano aveva votato in questo senso già nel 2015: una mozione a cui, però, non è ancora stato dato seguito - sottolinea -. Il governo Meloni cosa aspetta a farlo? Non c’è momento più giusto di questo per riconoscere lo Stato di Palestina. Invece quando, recentemente, si è votato all’Assemblea generale dell’Onu per annettere la Palestina come membro effettivo e non più solo come osservatore, l’esecutivo si è astenuto. Una scelta gravissima e fuori da ogni logica: con quale credibilità Tajani e Meloni continuano a dire “due popoli e due stati” se poi, né nei consessi italiani né in quelli internazionali, si fa un passo verso il riconoscimento del secondo Stato, quello di Palestina?"
L'ex presidente della Camera si sofferma anche sulle manifestazioni nelle piazze e nelle università. I giovani vedono attraverso i social la catastrofe a Gaza di cui sui giornali italiani non si parla più. "Davanti a tutto questo, alla minaccia dell’attacco a Rafah e all’immobilismo dei leader mondiali che non intervengono in modo decisivo, in tutto il mondo i giovani si mobilitano. Le proteste pacifiche vanno ascoltate, non represse con i manganelli come spesso abbiamo visto troppe volte" dichiara raccontando del suo confronto con le studentesse e gli studenti di Padova avvenuto qualche giorno fa nell'ateneo patavino. Infine, sulle accuse di antisemitismo a chi critica l'operato del governo di Tel Aviv, Boldrini dichiara: "Ci sono ampie fette della popolazione israeliana che sono contrarie alle politiche di Netanyahu, così come molti ebrei in tutto il mondo contestano il suo operato: sono tutti antisemiti? Questa critica va assolutamente restituita al mittente: è pretestuosa e strumentale".
Oggi, venerdì 24 maggio, la giornalista del Tg3, Ilaria Alpi, avrebbe festeggiato il suo compleanno, se quel 20 marzo 1994 non fosse stata uccisa a Mogadiscio, insieme all'operatore Miran Hrovatin, per le loro inchieste su traffici d'armi e rifiuti all'ombra della Cooperazione Internazionale. E oggi, venerdì 24, alla Camera, presso l'Aula dei Gruppi Parlamentari (in Via di Campo Marzio, 74), si terrà una iniziativa promossa dalla Comunità “Noi non archiviamo” della quale fanno parte una serie di soggetti protagonisti in questi decenni dell'impegno per la verità su quegli omicidi, per scoprire responsabili e depistaggi. L'iniziativa servirà a rilanciare con forza questa esigenza, anche alla luce del recente incontro avuto da una delegazione della Rete con i vertici della Procura di Roma.
La giornata (dalle 10 alle 12.30) vedrà protagonisti ragazze e ragazzi di scuole che hanno partecipato con i loro lavori al progetto “Una stella di nome Ilaria Alpi”.
Presieduto da Mariangela Grainer e Walter Verini, l'appuntamento avrà inizio con il saluto della vicepresidente della Camera, Anna Ascani, e con quelli di Fnsi, Ordine dei Giornalisti, Usigrai, Fondazione Murialdi, Articolo 21.
La giornalista Federica Sciarelli e Walter Veltroni ricorderanno la collega e amica Ilaria e Miran e le battaglie di questi trenta anni. Questi momenti saranno intervallati da letture di Cristiana Capotondi dal libro di Gigliola Alvisi sulla giornalista del Tg3 e dalla proiezione di estratti video dal film “Il più crudele dei giorni” di Ferdinando Vicentini Orgnani. Nella seconda parte la giornalista Giulia Bosetti e la stessa Grainer coordineranno l'illustrazione dei lavori da parte degli studenti.
Per gli accrediti scrivere a: pd.ufficiostampa@camera.it, indicando nome, cognome, numero di tesserino ed eventuali strumenti come fotocamere o videocamere.
"È inspiegabile e grave che tre giornalisti siano stati fermati, oggi a Roma, mentre si recavano sul luogo di un blitz degli attivisti di "Ultima generazione" che avrebbero dovuto documentare, facendo il loro lavoro.
Fermati, portati in questura e, stando alla ricostruzione della Federazione nazionale della stampa italiana, perfino sottoposti a perquisizioni fisiche.
È la terza volta, secondo il sindacato, che giornalisti impegnati a raccontare le manifestazioni di Ultima generazione in diverse città d'Italia, vengono fermati dalla polizia.
Dobbiamo ritenere che ci sia una censura preventiva sui cronisti che raccontano le proteste di questi attivisti? Sarebbe inaccettabile, una violazione del diritto di essere informati e del dovere di informare.
Piantedosi spieghi come ciò possa accadere". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
Il viceministro alle Infrastrutture Galeazzo Bignami continua il suo tour elettorale in Romagna promettendo misure per dare il via alla liquidazione dei beni mobili danneggiati dall’alluvione di un anno fa, che però non trovano poi nessun riscontro nella realtà. Per di più l'indennizzo che Bignami ha annunciato di appena 5mila euro è una cifra assolutamente irrisoria e gli aiuti arrivati fin qui dal governo sono pochi spicci rispetto alle esigenze reali e alle promesse della presidente Meloni durante le sue numerose passerelle. L’annuncio di Bignami aggiunge una mancetta preelettorale e questo è ancor più vergognoso se annunciato in veste di vice ministro in una conferenza stampa di partito. Abbia rispetto per gli alluvionati e le istituzioni che rappresenta.
Così la deputata del Pd Ouidad Bakkali.
Le conquiste delle donne e le sfide che ancora le attendono: l’esperienza delle donne Costituenti e le prospettive per una nuova stagione di impegno, in un incontro promosso dalle Onorevoli Anna Ascani e Ilenia Malavasi
“Ventuno - Le donne che fecero la Costituzione” è il titolo dell’iniziativa - e dell’omonimo libro, edito da Paoline e scritto da Romano Cappelletto e Angela Iantosca - promosso dalla vicepresidente della Camera dei Deputati, Anna Ascani, e dall’On. Ilenia Malavasi, martedì 28 maggio 2024.
L’incontro - che si svolge a Roma, nella Sala Matteotti di Palazzo Theodoli, alle ore 11, coordinato da On. Malavasi e alla presenza degli autori - dopo i saluti di On. Ascani, vede gli interventi dell’ex presidente della Camera, On. Laura Boldrini, della capogruppo PD alla Camera, On. Chiara Braga, e della Presidente della Fondazione Nilde Iotti, Livia Turco.
“Ventuno”, il libro da cui prende le mosse l’incontro racconta le storie e le battaglie che hanno portato avanti, sacrificando spesso la vita privata, delle 21 donne che fecero parte dell’Assemblea Costituente: attraverso le loro stesse voci, si restituisce la passione di chi ha partecipato alla ricostruzione di un Paese appena uscito da una devastante guerra, anche per mostrare quanta strada ci sia ancora da fare, oggi, per attuare quegli stessi princìpi
“Se le notizie sui cronisti identificati mentre seguivano l’azione di Ultima Generazione venissero confermate si tratterebbe di un episodio intimidatorio quasi senza precedenti che violerebbe la libertà di informazione nel nostro paese e la dignità professionale e umana dei giornalisti coinvolti. Usiamo il condizionale perché si tratta di fatti gravissimi, su cui va fatta piena luce in tempi brevi, che paleserebbero un regime di polizia che vorrebbe non solo influenzare l’informazione ma silenziare il dissenso in ogni modo e con ogni mezzo. Va quindi soprattutto capito se si tratta di agenti di pubblica sicurezza a cui è sfuggita di mano la situazione o di precise indicazioni dall’alto”: è quanto dichiara il deputato Pd e segretario Dem della Toscana Emiliano Fossi sulla vicenda accaduta oggi a Roma.
"A leggere le notizie su Chico Forti riportate oggi dalla stampa c'è da restare increduli e da sperare che si tratti di coloriture giornalistiche. Permessi velocissimi per poter vedere la madre, tour del carcere come fosse in visita, addirittura di cibo speciale. Il tutto mentre apprendiamo dell'ennesimo suicidio in carcere: questa volta si tratta di una donna detenuta a Torino.
Siamo tutti sollevati per il fatto che un nostro concittadino condannato all'ergastolo all'estero possa finire di scontare la pena in Italia, come è giusto che sia. Quello che non è chiaro, però, è il motivo di un trattamento che sembra decisamente privilegiato. Prima la presidente del Consiglio che va in aeroporto ad accoglierlo, come se fosse rientrato un eroe nazionale, un fatto senza precedenti. E non si citi il caso di Silvia Baraldini perché l'allora ministro Diliberto si limitò ad accompagnarne la madre e se ne andò prima che l'aereo con Baraldini atterrasse. Nessun rappresentante delle istituzioni, dunque, la accolse all'arrivo.
E non è bastata l'accoglienza in grande stile. Adesso a quanto pare, Chico Forti usufruirebbe anche di trattamenti speciali all'interno del carcere. Altri detenuti, invece, aspettano mesi, se non anni, per potere incontrare i propri cari, a volte per carenza di personale, a volte per problemi logistici.
Chi, come me, gira le carceri d'Italia ne conosce bene le condizioni.
Il punto, sia chiaro, non è che Chico Forti ha potuto incontrare la madre dopo appena 5 giorni dal rientro in Italia. Il punto è che la stessa possibilità non è garantita a tutti i detenuti e le detenute del Paese che vivono in condizioni di sovraffollamento e di carenza di servizi. Questo non può che esasperare gli animi dentro gli istituti di pena. E' il doppio standard che qualcuno dovrà spiegare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Pdl adottato come testo base in commissione, martedì prossimo termine emendamenti
“Nel nostro Paese ci sono oltre quattro milioni di persone che non riescono ad avere accesso alle cure per le liste d’attese infinite e il definanziamento dei servizi territoriali e di prossimità. Le audizioni dei Presidenti di regione, degli ordini e dei sindacati dei medici, del premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, avvenute in questi giorni in commissione affari sociali, ci dicono che il SSN nazionale è fortemente a rischio e che servono al più presto misure di investimento cospicue, a partire dall’assunzione di personale sanitario. Per questo è una bella notizia che oggi sia stato adottato come testo base la proposta di legge a prima firma Elly Schlein. Perché questo tema è prioritario non per il PD, ma per l'Italia intera. Ci auguriamo che la maggioranza adesso discuta e approvi con noi al più presto la legge in aula, perché la vita non aspetta”. Così il capogruppo democratico nella commissione Affari sociali della Camera, Marco Furfaro, nel giorno in cui l’ufficio di presidenza ha adottato la Legge Schlein come testo base fissando il termine per la presentazione degli emendamenti a martedì prossimo alle 15.
“Ci siamo opposti a una insopportabile forzatura, ovvero la compressione dei termini per andare in Aula su un provvedimento che riguarda sicurezza e giustizia che il governo voleva portare all'attenzione del Parlamento solo a fine propagandistico vista la vicinanza con le elezioni europee. Abbiamo conquistato due settimane. Non sono tante, ma è un tempo utile per modificare questo provvedimento che è radicalmente sbagliato nel merito. Tocca sicurezza e giustizia e non fa né sicurezza, né giustizia”. Così il deputato dem Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervistato per i profili social dei deputati Pd.
“Non ci sono – ha aggiunto l’esponente Pd - investimenti sulle forze dell'ordine. Non ci sono investimenti sul comparto giustizia. Quando tutti sappiamo che abbiamo bisogno di più presenza nel territorio, di agenti delle forze dell'ordine per svolgere una funzione preventiva rispetto alla commissione dei reati”.
“Anche tutti i nuovi reati che vengono creati con questo provvedimento – ha concluso Gianassi - sono pericolosi, non offrono sicurezza e criminalizzano il dissenso come la criminalizzazione della resistenza passiva. Noi siamo una democrazia matura, non si può criminalizzare il dissenso. Si fa sicurezza senza criminalizzare il dissenso. Per questo presentiamo 100 emendamenti per cambiare radicalmente questo testo, che ad oggi, è sbagliatissimo”.
“Noi abbiamo sempre detto che questo accordo Italia Albania era inutile perché di fatto non fermerà il numero degli sbarchi e troppo costoso perché sono previsti 800 milioni di spesa. Abbiamo avuto ieri la prova che si è trattato solo di un tentativo da parte del governo Meloni di finanziare con 800 milioni la campagna elettorale per le europee, tentativo fra l’altro mal riuscito perché non c’è assolutamente niente di pronto nel territorio albanese. Quindi chiediamo alla presidente del consiglio di ritirare questo accordo e di investire questi 800 milioni sulla sanità pubblica così come abbiamo chiesto presentando la legge Schlein”. Lo ha detto Simona Bonafè vicepresidente vicaria del gruppo pd alla camera a margine della conferenza stampa del PD ‘fermiamo l’accordo Italia Albania’.