"I dati forniti dal Bambino Gesù relativi al disagio neuropsichiatrico tra i giovani sono allarmanti. Nei giorni scorsi, dopo aver ricevuto il dossier, il Partito Democratico ha proposto in Commissione Infanzia di estendere a tutte le malattie neuropsichiatriche una indagine conoscitiva per contrastare quella che si configura come una vera emergenza”. Lo afferma Michela Di Biase, capogruppo del Partito Democratico in commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza. "Dopo la pandemia, gli aumenti dei tentativi di suicidio superano il 10 per cento e riguardano nella stragrande maggioranza dei casi bambine e ragazze. Aumentano i numeri degli accessi al pronto soccorso, aumentano i ricoveri, - sottolinea la deputata Pd - e aumenta anche il numero di ragazze e ragazzi vittime di autolesionismo o con disturbi alimentari. Siamo davanti ad un fenomeno preoccupante - conclude Di Biase - che va affrontato con ogni strumento a disposizione per aiutare i più giovani a superare gli effetti della pandemia ed a contrastare i momenti di fragilità della fase di crescita e sviluppo".
“Con l’eliminazione delle Zes il Governo ha creato uno strumento burocratico infernale, una cabina di regia che dovrebbe rilasciare tutte le autorizzazioni che prende il posto delle 8 Zes esistenti con una dotazione finanziaria e di personale identica a quella di una sola Zes, quindi 8 milioni per la Zes unica come precedentemente 8 milioni per ogni singola Zes. Si creerà un collo di bottiglia enorme. Hanno eliminato il taglio del 50% dell’ires; hanno semplicemente rifinanziato il credito d’imposta Sud quindi nulla di innovativo da parte dell’attuale Governo; per cui al momento la cabina di regia unica dovrebbe fare un’attività di programmazione per tutto il Mezzogiorno impossibile da realizzare. Questa manovra sembra piu che altro un tentativo maldestro da parte del Governo di tornare ad una sorta di Iri”. Lo dichiara Stefano Graziano deputato Pd.
“Ma la cosa che va evidenziata e che è stata nascosta nel decreto Sud spostando tutta l’attenzione sulle Zes e poco e niente sul Fsc - prosegue il dem - è proprio il fatto che il ministro Fitto si è letteralmente appropriato del Fsc, cioè sostanzialmente ha definito un procedimento anche in questo caso barocco e complesso di negoziato regione per regione per autorizzare l’utilizzo del Fsc ma definendo in maniera preventiva quali sono gli obiettivi che devono essere raggiunti con l’utilizzo del Fsc, il più importante dei quali è finanziare progetti coerenti con il Pnrr. Quindi si completa il furto che Fitto aveva annunciato per cui quando si siederà con le Regioni e negozierà l’utilizzo del Fsc pretenderà che le Regioni vadano a coprire i progetti che lui nel frattempo ha tagliato sul Pnrr”, conclude Stefano Graziano.
“Non mettersi nelle condizioni” questa è la ricetta della Meloni contro gli stupratori. Ma come si fa? Quando cambierà questo modo di pensare? Quando saranno libere le donne se sono ancora altre donne ad addossare loro la responsabilità di una violenza. Le parole sono pietre e diventano massi quando a pronunciarle è la presidente del consiglio donna per difendere il suo compagno.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“In un momento in cui il governo dimostra di avere le idee molto confuse sul futuro dei porti, con Tajani che parla di privatizzazione, Musumeci che auspica l’autonomia differenziata e il governo che frena le fughe in avanti dei sui ministri senza riuscire a centrare nessun obiettivo, la risoluzione dei Porti che come Gruppo PD alla Camera abbiamo presentato fa ordine e affronta i diversi aspetti necessari per la realizzazione di un sistema portuale pubblico, aperto, competitivo e regolato, mettendo al centro, a differenza della risoluzione di Fratelli d’Italia, la tutela del lavoro portuale e della sicurezza dei lavoratori. Una misura che riteniamo fondamentale visti i numerosi incidenti sul lavoro che anche in area portuale si continuano a registrare, l‘ultimo pochi giorni fa a Genova. Serve formazione del personale e rinnovo dei protocolli di sicurezza anche alla luce dei tanti cantieri interferenti, e sblocco del fondo sul pensionamento”, dichiara alla Festa dell’Unità a Ravenna Valentina Ghio, vicecapogruppo PD alla Camera e componente della Commissione trasporti. Presenti anche i deputati dem Paola De Micheli, Ouidad Bakkali, e Davide Gariglio e tutti i rappresentanti del mondo associativo e sindacale di settore.
“È importante - prosegue Ghio - affrontare questo percorso ora perché - nonostante i porti italiani con gli oltre 200 miliardi di euro di import-export rappresentino il 25 per cento del valore del trasporto marittimo mondiale - la pandemia e la guerra in Ucraina hanno avviato un diverso approccio all'economia globale. La tendenza alla regionalizzazione di diversi processi e la sfida dei nuovi corridoi europei richiedono riflessioni nuove e un approccio attualizzato, non possiamo farci trovare impreparati. Serve dare al Sistema portuale l’adeguata solidità alle necessità di investimenti infrastrutturali sostenibili, di digitalizzazione e innovazione tecnologica, di risoluzione delle criticità della governance in una direzione di maggiore efficienza e semplificazione amministrativa. Con questa risoluzione il messaggio che vogliamo dare come Pd è che il percorso normativo sulla portualità portato avanti dalla legge 84 del 94 e poi nel 2016, ha bisogno di essere attualizzato e semplificato, ma senza stravolgimenti, anche dal punto di vista della governance. I punti fermi riguardano il mantenimento del ruolo pubblico dei soggetti gestori, ma ribadendo la necessità di una definizione compiuta di una politica portuale nazionale nel Paese, per evitare frammentazioni o nuovi processi di precarizzazione del lavoro. Nella Risoluzione proponiamo semplificazioni nel processo di regolazione e controllo che devono essere svolti da un ente prevalente di riferimento, attraverso una ricomposizione in capo al MIT di tante funzioni oggi spezzettate fra varie autorità e la tutela del lavoro e degli equilibri occupazionali nei porti, con l'adozione compiuta della legge sulla regolamentazione dell'autoproduzione dei servizi. Lo sblocco a tutti i livelli delle Zone Logistiche semplificate, la cui mancata partenza sta precludendo sviluppo e lavoro in tanti territori. Quello di oggi è stato un confronto aperto e costruttivo, recepiremo molti dei contributi portati dai qualificati interlocutori sindacali e associativi presenti e li porteremo nella discussione sulla risoluzione prevista dalla settimana prossima in Commissione Trasporti alla Camera".
Il decreto è una grande presa in giro. Quanto alle Zes, l'unica operazione vera è l'accentramento di tutte le competenze per le autorizzazioni all'avvio di nuove attività economiche nel Sud ad una Struttura di missione presso Palazzo Chigi, creando un imbuto che bloccherà pericolosamente e non semplificherà per nulla le procedure burocratiche come le Zes richiederebbero. Ancora una volta, il Governo manifesta solo la volontà di gestione centralizzata delle risorse e degli investimenti. Il tutto peraltro senza le risorse o competenze necessarie per seguire davvero l'enorme mole potenziale di richieste che potrebbero arrivare.
Quanto ai benefici economici, non si mettono le risorse per confermare il più importante incentivo fiscale oggi esistente e voluto dal Partito Democratico negli anni scorsi, ossia il dimezzamento dell'Ires per le nuove attività economiche, che quindi scompare.
Resta solo il credito d'imposta che in realtà non è altro che la proroga di quello già oggi esistente in tutto il Sud. Credito peraltro limitato fortemente perché consentito solo agli investimenti sopra i 200.000 euro, escludendo la gran parte delle nuove possibili attività delle Piccole e Medie Imprese.
Nella sostanza, il decreto è una misura che al di là del titolo e del nome suggestivo, cancella e distrugge lo strumento delle Zes, annacquandolo da un punto di vista economico e accentrando solo le scelte per gestire da Roma i progetti di investimenti da autorizzare. Una misura assolutamente anti Sud, come dimostrato anche dalle norme sulle risorse FSC, che ancora non vengono erogate alle Regioni e che il Governo immagina di utilizzare in misura rilevante per coprire i tagli dei 13 miliardi di euro dei progetti del Pnrr rivolti ai nostri territori. Il Governo si conferma nemico del Mezzogiorno e dello sviluppo, quindi dell'intero Paese.
Così Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche Ue della Camera.
La Regione Campania, sostenuta da Emilia-Romagna e Veneto, ha presentato presso la Conferenza Stato-Regioni una proposta di legge (ai sensi dell’art. 121 della Costituzione) per l’abolizione del numero chiuso per l’accesso ai corsi di medicina e veterinaria a partire dall’A.A. 2024-2025.
Da anni associazioni di studenti, sindacati e operatori del mondo sanitario denunciano da una parte il numero del tutto insufficiente di posti disponibili rispetto al fabbisogno di medici e sanitari, dall’altra la totale inadeguatezza del sistema dei test per selezionare chi potrà frequentare i corsi. I test si sono rivelati essere un terno al lotto completamente inefficaci nello stabilire concretamente il successo formativo degli aspiranti medici, delle tagliole utili solo ad alimentare un business sempre più florido di corsi di preparazione, ricorsi temerari, pubblicazioni, alimentati dalle speranze di ragazze e ragazzi che vorrebbero solo mettersi alla prova nel concreto del loro percorso di studi. Ciò che sta emergendo dagli esposti presentati alla procura di Roma è un chiaro esempio delle storture che questo sistema sta creando. La proposta della Regione Campania va pertanto sostenuta in toto, a cominciare da chi in Parlamento dovrà portarla avanti. Si deve creare una coalizione trasversale del buonsenso che porti al superamento del numero chiuso e che doti il sistema universitario dei policlinici e delle professioni sanitarie delle risorse necessaria all’arrivo di nuovi studenti, così come al finanziamento di nuove borse di specializzazione.
Così Rachele Scarpa, deputata del Pd.
“Mi appello al Presidente della Camera affinché raccolga le richieste dei familiari delle vittime e velocizzi l’approvazione della Commissione di Inchiesta sul disastro della Moby Prince”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente Marco Simiani.
“Dopo un rapido e condiviso passaggio nelle Commissioni competenti sembra che l’iter del provvedimento sia notevolmente rallentato. Oggi a Montecitorio abbiamo approvato la nuova Commissione di Inchiesta sui fatti del Forteto dopo che la conclusione anticipata della scorsa legislatura aveva impedito la discussione della relazione finale. Sarebbe altrettanto opportuno che la maggioranza di centrodestra accelerasse anche quella sulla Moby Prince: è di grande importanza e urgenza che questo Parlamento prosegua l’iter che dovrà condurre ad una maggiore chiarezza sui tanti interrogativi che ancora vertono sulla vicenda”: conclude Marco Simiani.
“Le parole di Elena Donazzan sulle persone in detenzione sono aberranti, mi chiedo come Luca Zaia trovi opportuno lasciare deleghe fondamentali come quelle al lavoro e all’istruzione a una dichiarata fascista, e come, soprattutto, Giorgia Meloni non abbia mai speso una parola per moderare le uscite di una sua esponente di partito. La solidarietà alla Polizia Penitenziaria, doverosa e necessaria, che anche io ho portato personalmente nei giorni scorsi incontrando gli agenti presso il carcere Due Palazzi di Padova insieme alla richiesta di maggiori tutele, non può mai, in nessun caso, degenerare in un attacco frontale alle persone detenute, già giudicate e che stanno scontando la loro pena. Sono parole ancora più gravi se arrivano da chi ricopre ruoli istituzionali, come Donazzan, che si autoproclama anche giudice morale e dimostra di non sapere di nulla del sistema carcerario italiano. La Costituzione impone che la pena sia sempre rivolta alla riabilitazione e al recupero di un condannato, ma da chi canta “faccetta nera” alla radio e partecipa a celebrazioni fasciste non ci si può di certo aspettare la conoscenza della Carta. Donazzan si scusi immediatamente.” Cos' Alessandro Zan, deputato e responsabile Diritti della segreteria nazionale del Pd.
“Quali iniziative urgenti il governo intende adottare per la riqualificazione e la rigenerazione urbana delle periferie e in quali modalità intende assicurare la prosecuzione e il completamento dei progetti di investimento originariamente previsti dal Pnrr per tali aree dei Comuni italiani?”.
E’ quanto chiede il Pd con un’interrogazione a prima firma Piero De Luca, capogruppo in commissione Affari europei alla Camera, alla presidente del Consiglio e ai ministri per gli Affari Europei e dell’Interno.
“A seguito di recenti e gravi fatti di cronaca - si legge nell’interrogazione - il governo ha affermato l’intenzione di voler rafforzare la sicurezza delle periferie nelle città”. Allo stesso tempo, però, denuncia Piero De Luca, “con la proposta di modifica del Pnrr, presentata ufficialmente dal governo alla Commissione europea lo scorso 7 agosto, sono stati apportati ingenti tagli, per circa 13 miliardi, ai progetti dedicati ai Comuni, tra cui proprio quelli che coinvolgono le periferie, in molti casi peraltro già avviati. Nella proposta di modifica, inoltre, si è ventilata l’opportunità di ricorrere per tali misure a fonti di finanziamento nazionali, senza fornire garanzie sulla prosecuzione e il completamento delle stesse. Oltre alla presenza fondamentale delle forze dell’ordine, riteniamo necessario però portare avanti interventi strutturali e investimenti che riqualifichino i territori urbani più marginalizzati e ne rafforzino il tessuto sociale, civile, educativo per affrontare in modo serio ed efficace le criticità che affliggono tali quartieri o aree cittadine, promuovendo un reale sviluppo delle stesse, condizione necessaria per rimuovere l’insicurezza. Da qui la necessità - spiega il deputato dem che nell’ufficio di presidenza del Gruppo ha la delega per il Pnrr - che il governo venga in Parlamento a fare chiarezza”.
“Dinnanzi a un’estate feroce di violenza contro le donne, una stagione purtroppo però non anomala rispetto a un fenomeno endemico e sommerso che permea la nostra società, questa proposta di legge non aggiunge nulla alla normativa già vigente e introdotta dal ministro Orlando nel 2017 e non fa fare purtroppo alcun passo avanti nella prevenzione. Non ci sono maggiori risorse per la formazione degli operatori, nulla in direzione di un rafforzamento delle azioni di contrasto. Per affrontare una piaga sociale così potente, che attraversa tutte le classi sociali e non distingue tra aree degradate o ricche, occorre un’iniziativa organica e strutturale. Come per la lotta alla mafia, abbiamo bisogno di una strategia nazionale che poi si declini territorialmente. Però servono operatori e forze dell’ordine specializzati da formazione obbligatoria, affinché siano capaci di credere alle parole delle donne, di riconoscere le situazioni di rischio ed intervenire, non con urgenza e basta, ma con competenza per adottare le risposte più efficaci e salvavita. Di tutto ciò in questa proposta di legge non c’è traccia e nemmeno alcun finanziamento, né per assumere personale, né per formarlo. Per tali ragioni ci asteniamo su questa proposta bluff e rinviamo la nostra disponibilità al lavoro iniziato ieri in commissione sulle misure cautelari, auspicando che possa essere un più serio luogo di confronto, a partire dalle proposte presentate anche dalle opposizioni”.
Lo dice Sara Ferrari, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula per annunciare il voto di astensione sulla proposta di legge in materia di assunzione di informazioni dalle vittime di violenza domestica e di genere, già approvata dal Senato.
Lo chiede Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico e Presidente del Comitato Permanente della Camera sui Diritti umani nel mondo.
"Un recente drammatico rapporto di Human Rights Watch dimostra che le guardie di frontiera saudite hanno deliberatamente ucciso centinaia di migranti prevalentemente etiopi al confine con lo Yemen. Si tratta di persone fuggite dalla guerra civile in Tigrai che hanno attraversato il golfo di Aden, sono passate per il territorio yemenita e hanno raggiunto la frontiera con l'Arabia Saudita. Li' hanno incontrato mortai, granate, raffiche di mitra e, per chi veniva catturato, torture, stupri e violenze di ogni tipo. Tutto questo e' documentato da 350 filmati e immagini satellitari. Per tutte queste ragioni ho depositato oggi un'interrogazione parlamentare per chiedere al governo, sulla base di queste notizie, di ripristinare l'embargo alla vendita di armamenti verso l'Arabia Saudita", spiega Boldrini. "C'e' chi negli anni scorsi aveva definito l'Arabia Saudita di Mohammad bin Salman 'il luogo di un nuovo Rinascimento'. Piu' prosaicamente il Ministro Urso pochi giorni fa, celebrando un patto commerciale con Riyad, rispondeva di 'guardare la realta'' a chi gli chiedeva se non sentisse problemi etici a stringere accordi con chi e' ritenuto il mandante del barbaro omicidio del giornalista Jamal Khashoggi e di numerose violazioni di diritti umani nel proprio Paese o in altri, come lo Yemen, dove l'Arabia Saudita e' intervenuta militarmente dal 2015. L'intervento saudita nel conflitto yemenita provoco' la decisione, formalizzata dal Governo italiano nel 2021, di porre l'embargo alla vendita di armamenti all'Arabia Saudita giacche' si era dimostrato che armi di fabbricazione italiana avevano provocato la morte di persone innocenti e causato numerose vittime civili. Il Governo Meloni nel giugno scorso ha posto fine a quell'embargo e quindi le aziende italiane produttrici di armamenti ora possono ricominciare a vendere armi a Riyad. Perche' e' finita la guerra nello Yemen? No. C'e' solo una fragile tregua, non un accordo di pace e neanche un piu' stabile cessate il fuoco. La situazione, purtroppo, resta precaria. Perche' i sauditi non usano piu' armi, anche italiane, contro civili inermi? Niente affatto", conclude la ex presidente della Camera.
“La violenza genera violenza. Sempre. Tanto più se è usata sui bambini. E se un bambino cresce con metodi violenti, imparerà sulla propria pelle che quello è un metodo consentito per risolvere conflitti, educare, mettere a tacere, insegnare. Per questo, con un ordine del giorno, ho proposto al governo - tanto più alla luce dei fatti di questi giorni - di fare una campagna contro l'uso della violenza sui minori, come modello educativo insito in tante famiglie, al fine di crescere adulti sereni, in cui empatia, rispetto e ascolto siano elementi fondamentali. E in cui la violenza sia bandita. Risultato: bocciato dalla destra di governo, con incredulità di tutta l'opposizione. Non so cosa abbiano fatto i bambini di questo Paese a Meloni, Salvini e ai partiti di destra, ma suona di ipocrisia parlare di cellulari, siti porno e giovani scapestrati per poi negare persino una campagna contro la violenza sui bambini”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Affari sociali alla Camera e componente della segreteria nazionale, Marco Furfaro, sul social X, dopo che il governo e la maggioranza hanno bocciato un ordine del giorno del Partito Democratico che chiedeva una campagna contro la violenza sui bambini, in particolare nelle famiglie.
“Nel giorno in cui arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri il cosiddetto ‘decreto baby gang’, in cui si proporrà probabilmente, tra le altre cose, di facilitare l’incarcerazione per gli under 18, l’assessora della Regione Veneto, Elena Donazzan, di Fratelli d’Italia, ci restituisce un’immagine chiara della visione di questa destra delle persone detenute: sono ‘la peggiore umanità’. I persi. Gli irrecuperabili. Di fronte alla rabbia, comprensibile, delle comunità di fronte a chi ha condotte criminali, da un assessore regionale ci si aspetterebbe consapevolezza del ruolo rieducativo che dovrebbe avere la pena; a Elena Donazzan invece basta descrivere con parole deumanizzanti un contesto e delle persone per cui né la sua giunta, né il suo governo, hanno intenzione di fare nulla. In carcere finiscono soprattutto persone con grandi difficoltà economiche, sociali, di contesto. Perché non chiedersi come migliorare quelle condizioni? Sarà perché quella è la ‘peggiore umanità’, quella che nemmeno a meno di 18 anni può essere rieducata, quella che deve rimanere segregata per sempre, quella che poco importa se si suicida in cella”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico, Rachele Scarpa.
Ieri Salvini, oggi Tajani, due vicepremier. Ora deve dire Meloni cosa pensa di Gentiloni sapendo che l’unico vero modo per indebolire il nostro paese è colpire i suoi rappresentanti.
La maggioranza smetta di cercare alibi per i propri fallimenti. Dopo un anno, esaurita la favola della colpa di “quelli di prima”, non offenda un uomo delle istituzioni serio e responsabile, stimato in tutte le diplomazie, come il commissario agli affari economici.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Nostra proposta alternativa su lavoro, sanità e lotta a carovita
“Dopo mesi di proclami positivi, il governo Meloni si accorge adesso che la situazione economica è difficile. Finora le loro scelte hanno peggiorato le cose: ritardi nella attuazione del Pnrr, condoni senza lotta a evasione fiscale, retromarcia sulle accise per la benzina, mancano ancora risorse per i danni dell’alluvione, salario minimo senza risposte. E l’inflazione che si mangia i salari, mentre sulla sanità aumentano liste di attesa e ricorso al privato per chi può. E in Europa siamo isolati a causa delle posizioni degli alleati della destra che negano aiuti per l’immigrazione e per cambiare il Patto di stabilità… Siamo al dunque, dopo tante promesse avanza la realtà di un governo inadeguato. Su lavoro, sanità e lotta contro il carovita, presenteremo una proposta di bilancio alternativa”.
Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in commissione Finanze alla Camera, Virginio Merola.