“Dal governo Meloni solo risposte evanescenti e confusionarie con riferimento al maltempo in Sicilia. Le uniche proposte concrete sono arrivate dal Pd. Chiediamo a gran voce di approvare l’emendamento 4.90 al dl Milleproroghe a mia prima firma e quella della segretaria del Pd Elly Schlein, che prevede il blocco dei tributi e il differimento delle scadenze contributive e fiscali al gennaio 2027 per le zone colpite dal maltempo a partire da Niscemi. Una proposta di assoluto buonsenso che va concretamente incontro alle esigenze di quei territori colpiti da questo disastro immane”. Lo dichiara Anthony Barbagallo deputato del PD e segretario della Sicilia.
“Da parte del governo servono parole di verità sulla situazione drammatica in Sicilia, Sardegna e Calabria dopo la devastazione che ha portato il ciclone Harry. Quelle parole che non sono state ancora pronunciate dalla presidente Meloni ma solo dal capo della Protezione Civile: tutta la collina su cui si poggia la città di Niscemi sta franando sulla piana di Gela e serve garantire certezze ai cittadini coinvolti. Mentre nel governo Meloni e in quello della Regione Sicilia regna la confusione, occorre chiarezza sulle misure da intraprendere e sulle risorse da finanziare. Gli stanziamenti al momento sono a dir poco irrisori per un danno che si aggira attorno a 2 miliardi e il governo non ha ancora provveduto a bloccare i contributi e differire le scadenze fiscali a persone e imprese. Due provvedimenti da varare subito”. Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Trasporti, Anthony Barbagallo durante il Question Time con il ministro Ciriani sul maltempo che ha devastato Sicilia, Sardegna e Calabria.
“Stigmatizziamo l'assenza in Aula del ministro Musumeci che avrebbe dovuto essere qui alla Camera a rendere conto al Paese. Sono ore drammatiche per il Sud e la Sicilia in particolare. In questo momento non è importante trovare i colpevoli ma dare soluzioni. L'inerzia del governo non è consentita”, conclude Barbagallo.
“Giorgia Meloni è stata sconfessata dalla sua stessa maggioranza. Questa notte, nel segreto dell’urna, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato un ordine del giorno che parla chiaro e che chiede al Governo di spostare le risorse del Ponte sullo Stretto per la ricostruzione dei territori colpiti dai gravi danni causati dal ciclone di maltempo Henry. Un atto politico inequivocabile, che certifica come anche all’interno della maggioranza che governa la Regione non ci sia alcuna condivisione rispetto alle scelte dell’esecutivo nazionale e alle sue priorità.
Oggi la presidente del Consiglio dichiara di essere vicina alla Sicilia. Ma la Sicilia non avverte questa vicinanza. Al contrario, vede un Governo distante che utilizza il territorio come strumento per fare cassa e per portare avanti politiche esclusivamente propagandistiche, lontane anni luce dalle vere emergenze che i siciliani stanno vivendo. La Sicilia ha bisogno di risposte concrete, immediate e coerenti con i bisogni reali delle comunità colpite, non di annunci e slogan e fondi del tutto inadeguati” così il deputato democratico, segretario regionale in Sicilia, Anthony Barbagallo.
“Dopo dodici giorni dall'inizio della frana che ha colpito Niscemi la situazione resta drammatica e il dato più preoccupante è l’assenza di chiarezza, se non l’opacità, da parte del governo Meloni”. Così Anthony Barbagallo, deputato e segretario regionale del Pd Sicilia, commentando l’emergenza in corso nel comune del Nisseno. “Servono parole di verità per gli abitanti, non atteggiamenti estemporanei: occorrono risorse subito e un piano dettagliato di intervento, perché quanto fatto finora è inadeguato e insufficiente anche sul piano economico”.
“L’emergenza – prosegue l’esponente dem - sta paralizzando la vita ordinaria della città. Parliamo di un comune di circa 25 mila abitanti che vive giornate sospese: non c’è chiarezza sulle attività sanitarie, su quelle scolastiche, né sul futuro delle abitazioni. Questo clima di incertezza è aggravato da un atteggiamento del governo che non aiuta a dare risposte”.
“Non siamo alla ricerca di colpevoli – conclude Barbagallo - ma di soluzioni. Spetta agli esperti scientifici stabilire se e come la vita ordinaria della città possa continuare. Serve un supporto tecnico serio, non dichiarazioni approssimative. Il governo metta fine all’opacità e si assuma fino in fondo la responsabilità di questa emergenza. Per questo ci auguriamo che, seppur giunta solo oggi sul posto, ora la premier sia conseguenziale, si attivi concretamente e stanzi risorse adeguate con effetto immediato e non soltanto briciole del tutto insufficienti di fronte ad una catastrofe come questa”.
“Il governo Meloni stanzia una cifra ridicola per la Sicilia rispetto all’entità del danno. Abbandona famiglie, comunità che hanno perso tutto: case distrutte, strade distrutte. 100 milioni è nulla rispetto ad un danno che ammonta ad oltre 1 miliardo di euro. Il Governo Meloni intervenga seriamente. Qui non abbiamo bisogno solo di slogan, ma di interventi strutturali immediati.
Fin da subito abbiamo chiesto procedure semplici e veloci. Non possiamo attendere tempi biblici perché abbiamo persone senza casa e strade inagibili. La Sicilia è completamente bloccata”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti della Camera e segretario del Pd Sicilia.
“Quanto deliberato dal Consiglio dei ministri sullo stato di emergenza per la Sicilia è del tutto insufficiente e dimostra che il Governo non ha compreso la reale gravità della situazione”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Trasporti della Camera. “Stiamo parlando di un territorio duramente colpito dal ciclone Harry, con danni enormi a infrastrutture, viabilità, abitazioni e attività produttive, per cifre che sono nettamente superiori ai 100 milioni annunciati dal Governo. Una somma che rischia di essere poco più che simbolica di fronte a un’emergenza di questa portata. Ancora più grave – prosegue Barbagallo – è che dal Consiglio dei ministri non arrivino norme chiare per garantire interventi rapidi, procedure semplificate e una ricostruzione veloce e tempestiva. Senza strumenti straordinari, lo stato di emergenza rischia di restare uno slogan. Il Governo smetta di fare propaganda e ascolti davvero i territori colpiti. La Sicilia ha bisogno di risorse adeguate, certezze sui tempi e di un piano serio di intervento. Il Partito Democratico continuerà a incalzare l’esecutivo affinché assuma decisioni all’altezza di una situazione la cui gravità è sotto gli occhi di tutti. Così Anthony Barbagallo deputato e segretario regionale PD in Sicilia che sottolinea come “solo per la Sicilia si parla di stime dei danni che superano il miliardo di euro”.
“In questo momento le priorità del Paese sono ben altre rispetto a una normativa molto tecnica con cui si disciplina la sicurezza delle attività subacquee. Sarebbe bastato un decreto della presidente del Consiglio, ma l'unico vero scopo della legge è quello di nominare un nuovo direttore generale con nomina fiduciaria, pagato a peso d’oro, fino a 360mila euro di indennità e procedere a nuove assunzioni discrezionali senza neanche un minimo di evidenza pubblica. Sono state bocciate tutte le nostre proposte di buon senso per garantire al massimo la sicurezza delle persone e delle infrastrutture e non vi è stato alcun vero coinvolgimento delle opposizioni e del ruolo del Parlamento. Bocciato persino il nostro ordine del giorno che impegnava il governo a coinvolgere le regioni in materia di formazione professionale. Questo modo di agire ci preoccupa molto perché ne vediamo l’ennesimo nominificio targato Meloni. Peraltro questo accade nel tempo in cui la finanza locale è ridotta all'osso ed è anche un pessimo segnale che diamo agli amministratori locali che faticano ogni giorno per far quadrare i conti pubblici. Una scelta che stride anche con i precetti costituzionali relativi all’efficienza al buon andamento della pubblica amministrazione”.
Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, annunciando il voto di astensione del Gruppo al provvedimento sulle disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee.
“Il ciclone Harry si è abbattuto nel Meridione e in particolare in Sicilia. I danni sono ingenti, si stima intorno al mezzo miliardo di euro. Da stanotte non esiste più la marineria di Aci Castello, narrata da Giovanni Verga, ne ‘I Malavoglia’. Così come il porto Rossi a Catania, di Riposto, quello di Ortigia, i borghi Acesi, il lungomare di Mascali, Giardini, Taormina, Sant’Alessio, Furci e Santa Teresa. Distruzione e danni enormi anche a Marzamemi, il borgo reso celebre da Salvatores con la pellicola ‘Sud’, che oggi è stato evacuato e sommerso. Per non parlare dei luoghi di Montalbano colpiti anch'essi. Una Sicilia spezzata in due, con la linea ferroviaria Messina-Catania-Siracusa interrotta e devastata e strade statali sprofondate. In un territorio già fragile e arido di finanziamenti per grandi infrastrutture, in cui la politica regionale si caratterizza per mance e mancette e dove il dirigente del dipartimento regionale della protezione civile è citato più volte nelle pagine delle inchieste sulla correzione in Regione, servono risorse certe, immediate e procedure semplici e veloci per garantire credibilità alle istituzioni”.
Così il deputato dem, Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula per chiedere un’informativa urgente al governo e, in particolare, al ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, sui danni causati in Sicilia dal ciclone Harry.
“Di male in peggio. Con l'anno nuovo arriva una nuova 'tassa' da parte del governo Meloni: parlo dello Spid di Poste, finora gratuito, che diventa a pagamento dal 1 gennaio 2026. Piu volte in questi mesi con diversi atti parlamentari abbiamo chiesto al governo di fermare un accanimento a dir poco ingiustificato: ogni cittadino italiano dovrà pagare 6 euro per avere il suo Spid con Poste italiane”. Lo dichiara in una nota il capogruppo Pd in Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni, Anthony Barbagallo.
“Come Pd – sottolinea il parlamentare dem - abbiamo anche chiesto di tutelare le famiglie meno abbienti con Isee sotto i 30 mila euro per conservare la gratuità dello Spid. Continueremo ad incalzare il governo in tutte le sedi anche in ordine al mancato o ritardato trasferimento delle risorse del Pnrr ai gestori dell'identità digitale che inevitabilmente sta generando un aumento dei costi per l'utente finale e, quindi, il cittadino. Lo stesso si dica per i forti ritardi per la carta d'identità elettronica”.
“Siamo preoccupati e francamente stanchi che a pagare dell'incapacità del governo Meloni siano sempre le famiglie, le imprese e i professionisti. Lo Spid è di interesse pubblico e un compagno di viaggio indispensabile per la vita quotidiana delle persone. Per questo deve restare gratuito”, conclude Barbagallo.
“E’ veramente uno scandalo. Ancora una volta questo governo è forte con i deboli e debole con i forti. Ma soprattutto sul tema del caro voli dimostra anche oggi che della mobilità dei siciliani e dei cittadini del mezzogiorno non gliene frega nulla. Questa è un’altra delle promesse mancate dal governo Meloni e dalla maggioranza di centrodestra: avevano dichiarato che il caro tariffe aveva le ore contate e invece sono succubi di un algoritmo che favorisce le compagnie aeree, nessuna esclusa, mentre chi ha il dovere di intervenire tace e acconsente”. Lo ha detto il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti, intervenendo oggi alla Camera poco prima della bocciatura dell'ordine del giorno di cui era il primo firmatario.
L’odg – sottoscritto anche dai parlamentari di centrodestra Calderone e Fascina - impegnava il Governo, tra le altre cose a dare piena applicazione al principio di insularità con la possibilità, quindi, di applicare gli oneri di servizio ad un numero più ampio di rotte, frequenze e passeggeri; adottare misure di sostegno dedicate, quali voucher o bonus mobilità, in favore di studenti e lavoratori fuori sede; attivare un confronto con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con l'ENAC e con le compagnie di trasporto aereo e ferroviario, al fine di valutare l'introduzione di meccanismi di pricing più equi e trasparenti.
“È uno scandalo, è la vergogna del nostro tempo – aggiunge - certificata anche dalla cinematografia. I film che si stanno occupando del caro voli sono campioni d'incassi, ma il Governo continua a essere sordo come - conclude - il parere francamente risibile rispetto a quest'ordine del giorno”.
“Salvini un tempo faceva le sceneggiate ai caselli per non pagare i pedaggi autostradali; oggi, invece, approva l’ennesimo rincaro: una fregatura bella e buona per milioni di italiani. Un capolavoro del peggior ministro dei Trasporti della Repubblica italiana, che ha tradito una per una tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Da quando siede al Ministero, i treni accumulano ritardi quotidiani e i pedaggi continuano ad aumentare: un vero e proprio accanimento contro le tasche dei cittadini. Come sempre, oggi la colpa viene scaricata sulla Corte Costituzionale. C’è sempre qualcun altro da incolpare, mentre la verità è sotto gli occhi di tutti: Salvini è politicamente incapace e sta facendo pagare il prezzo dei suoi fallimenti agli italiani con la Salvini-Taxi”. Così il capogruppo Pd nella commissione trasporti della Camera, Anthony Barbagallo.
“Governo apre alla speculazione su asset strategici”
L’approvazione in Consiglio dei Ministri della riforma dei porti a firma Salvini-Rixi è un atto che umilia le Autorità di Sistema Portuale (AdSP) e tradisce la logistica nazionale. Il ddl abbandona il collaudato modello Landlord Port per abbracciare un pesante e irrazionale intervento centralistico, unico nel panorama europeo. Si crea Porti d’Italia S.p.A. (PdI), un nuovo carrozzone burocratico, cui viene assegnata una concessione di 99 anni per realizzare investimenti, depauperando le AdSP di competenze, professionalità e, soprattutto, finanziamenti. Siamo di fronte a un’architettura normativa incoerente che, lungi dal velocizzare, moltiplica i livelli decisionali e dimostra una grave assenza di visione sui mutamenti dei mercati e della catena di approvvigionamento, non rispondendo ad alcuna esigenza del settore.
La debolezza tecnica e finanziaria del provvedimento è allarmante. La capitalizzazione di Porti d’Italia S.p.A. si basa sulla sottrazione di quote significative di canoni e sul rischioso utilizzo dell’avanzo di amministrazione delle AdSP, esponendo gli enti territoriali al rischio concreto di passivi e di dover comunque farsi carico di oneri essenziali come la protezione della costa. Questo schema contabile non solo è incerto, ma la sua superficialità è certificata da errori grossolani presenti nella stessa relazione tecnica, come quelli sugli organici. L’impostazione centralistica non ha riscontro nell'economia liberale e rientra solo nella tendenza del MIT a creare società per azioni gestite dalla politica, anziché rafforzare l'autonomia e la vocazione manageriale delle AdSP come richiesto dal mercato.
Come Partito Democratico contrasteremo con la massima fermezza in Parlamento questo ddl irrazionale e pericoloso. Il vero rischio di questa riforma è doppio: da un lato la paralisi burocratica, dall’altro l'apertura alla speculazione. Sebbene oggi sia pubblica, Porti d’Italia S.p.A. è destinata a operare sul mercato e a realizzare interventi con la probabile partecipazione di fondi privati, aprendo la strada a una inaccettabile privatizzazione strisciante e al controllo di asset strategici da parte di soggetti speculativi. La nostra battaglia sarà per restituire e ampliare le competenze e l'autonomia finanziaria delle AdSP, valorizzando il ruolo dei territori e respingendo la logica della creazione di poltrone e la gestione politica delle risorse a discapito dello sviluppo della portualità italiana.
Così il capogruppo PD in Commissione Trasporti della Camera Anthony Barbagallo.
“Ancora una bocciatura della Corte dei Conti per il Ponte sullo Stretto di Messina. Come scrive Il Foglio online, i giudici contabili evidenziano un inscindibile nesso tra il decreto interministeriale e la delibera del Cipess, già bocciata il 17 novembre per profili giuridici, tecnici e ambientali: vista l’inefficacia di quest’ultima, si deve concludere per la non conformità a legge anche del decreto medesimo. Un fallimento su tutta la linea per il governo. Questa opera continua a dimostrarsi un progetto dannoso, costoso e lontano dalle reali esigenze dei cittadini e del Mezzogiorno. Non ha senso continuare a inseguire un’opera che rischia di consumare miliardi di denaro pubblico senza benefici chiari per le comunità, alimentando solo spese faraoniche e propaganda politica. Visto che il governo sta di fatto riscrivendo proprio in queste ore la manovra, proponiamo una scelta diversa e concreta: mettiamo definitivamente una pietra sopra a questo progetto nefasto e ridiamo i 5 miliardi del Fsc alla Sicilia e alla Calabria per le reali urgenze infrastrutturali.” Così il capogruppo del Pd nella Commissione Trasporti della Camera, Anthony Barbagallo.
"L'annuncio del Ministro Giorgetti sul parziale definanziamento delle risorse per il Ponte sullo Stretto al fine di tamponare il buco di bilancio causato dalla 'catastrofica' gestione di Industria 4.0, è la confessione di un doppio fallimento da parte di questo Governo. Da mesi, come Partito Democratico, chiediamo chiarezza e trasparenza su un'opera bloccata dalle criticità sollevate persino dalla Corte dei Conti. Oggi scopriamo che non solo non esiste un progetto credibile e finanziabile, ma che i fondi previsti per il Ponte vengono usati come bancomat per coprire gli errori su altre partite. Siamo di fronte a un'operazione di maquillage contabile che non ingannerà i cittadini: il Ponte si sgonfia, ma il Sud resta a mani vuote". Così Anthony Barbagallo, capogruppo PD in Commissione Trasporti della Camera e segretario regionale del Pd Sicilia.
"Il Partito Democratico chiede con forza che - prosegue - si faccia chiarezza sulla reale entità del definanziamento e, soprattutto, sulla sua destinazione. Abbiamo presentato un emendamento che è un atto di giustizia politica: le risorse tolte al Ponte non possono restare in una generica disponibilità, ma devono essere immediatamente riassegnate in favore delle infrastrutture e dello sviluppo di Sicilia e Calabria. È inaccettabile che - conclude - il Governo Meloni abbia già sottratto a queste regioni i vitali fondi FSC. Rimettere ora quei soldi sul piatto per finanziare opere strategiche e la mobilità dei cittadini, anziché lasciarli evaporare in capitoli di spesa generici, è l’unica mossa seria e istituzionale rimasta”.
v e radio locali rappresentano un caposaldo per l’informazione nei territori, fornendo servizi e notizie che non rientrano nel main stream e soprattutto garantiscono anche occupazione a tecnici e giornalisti. Per questo riteniamo che sia molto grave il taglio di 20 milioni l’anno per il triennio 2026-2028 previsto da un emendamento governativo alla legge di bilancio”. Lo dichiara il capogruppo Pd in commissioni Trasporti e telecomunicazioni, Anthony Barbagallo. “Daremo battaglia in Parlamento per ripristinare il Fondo e e cancellare inoltre – aggiunge – la proposta che consente al presidente del consiglio dei ministri di rimodulare il riparto del Fondo con decreto, escludendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, titolare delle competenze sul settore. Siamo alle solite, ci troviamo di fronte al solito sopruso di un governo che protegge le lobby, che si fa forte con i deboli e – conclude – si gira dall’altro lato dinanzi ai potenti”.