“I sopralluoghi di una Commissione Parlamentare di Inchiesta non sono né un’attività estetica ad utilizzo incerto e men che meno un tentativo di evidenza politica a trazione risentita, causata solo dalla propria collocazione di parte, ma devono servire a corroborare il patrimonio conoscitivo del superiore ordinamento istituzionale.
sindaci, presidenti di provincia, autorità di bacino, funzioni specifiche della Regione e Ministeri competenti devono procedere convergentemente, poiché le attività di mitigazione e di gestione delle crisi di suolo e sottosuolo chiamano in causa tutti, senza esclusione di parte e di latitudine territoriale.
L’infragilimento del suolo richiede un piano di intervento pluriennale e soprattutto finanziato da stabilire veritiero e non modificabile, neanche per infrastrutture ‘stupefacenti’, come il Ponte di Messina che sta assorbendo i fondi per le infrastrutture di tutte le regioni italiane. Non c’è regione italiana risparmiata da frane, rotture del territorio e da sofferenze dei nostri fondamentali corsi d’acqua. Per questa ragione evitiamo di strapazzare i problemi seri, poiché serve solo serietà istituzionale e insistenza dei consapevoli”.
Così Luciano D’Alfonso Vice Presidente della Commissione d’Inchiesta e Antonino Iaria Segretario della Commissione d’Inchiesta al termine della die giorni di sopralluoghi in Emilia Romagna.
D’Alfonso (Pd), incontri non in competizione con autorità giudiziaria ma finalizzati a innalzamento del quadro normativo
“La Commissione di inchiesta sul rischio idrogeologico non è in competizione con l’autorità giudiziaria ma ha come orizzonte l’innalzamento della qualità normativa sulla grande questione dell’impatto dei cambiamenti climatici, sull’uso del suolo ereditato e sul bisogno di copertura finanziaria e amministrativa per gestire seriamente le necessarie, ripetute e costanti attività di manutenzione”.
Lo dichiara Luciano D’Alfonso (Pd) Vicepresidente della Commissione d’Inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull’attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall’anno 2019, che sta svolgendo diversi sopralluoghi nei comuni dell’Emilia-Romagna. E che oggi nel pomeriggio, nella prefettura di Forlì, proseguirà il ciclo di audizioni con gli amministratori locali.
“L’esperienza dei sopralluoghi in Romagna, ieri e oggi - prosegue D’Alfonso - produce utilità se consente la raccolta di elementi oggettivi che vanno ad arricchire il patrimonio documentale in giacenza, realizzato dalle istituzioni territoriali e centrali competenti in materia di gestione di suolo e sottosuolo. Confronti emotivi, così come valutazioni personalissime, possono al massimo soggettivizzare la fotografia della realtà ma non irrobustire il bisogno di elementi oggettivi. L’Emilia-Romagna e le altre regioni del Sud attaccate, chi prima e chi dopo, dal rischio e dal pericolo idrogeologico, meritano dai diversi livelli dell’ordinamento statuale una condotta di assoluto profilo e contenuto istituzionale”.
“I sopralluoghi effettuati nei territori colpiti dall’alluvione del maggio 2023 confermano la fragilità strutturale del territorio romagnolo. È un dato oggettivo, non politico. Altrettanto oggettive sono le difficoltà che rallentano la ricostruzione: mancanza di risorse adeguate, ma anche un groviglio di competenze sovrapposte, procedure incomplete ereditate dal passato, iter burocratici che si bloccano su se stessi e impediscono alle istituzioni di operare in modo coordinato.
I cambiamenti climatici non sono più materia da convegno. Sono realtà sotto gli occhi di tutti. Speriamo si riesca finalmente a superare le contrapposizioni ideologiche che su questo tema hanno fatto solo danni: rallentano le decisioni, ostacolano le misure necessarie e rischiano di rendere il Paese inadempiente rispetto agli obblighi che l’ordinamento nazionale è chiamato ad attivare.
Quello che serve è una ricognizione seria e condivisa delle soluzioni possibili, senza trascinare in questa analisi le contrapposizioni politiche che finora hanno rallentato più delle frane. La Romagna ha pagato un prezzo altissimo. Può essere il test più affidabile per provare a costruire una norma di rango generale: ed è proprio questo uno degli obiettivi della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico.
L’obiettivo non è trovare un colpevole. È trovare un metodo”.
Così Luciano D’Alfonso (PD) e Antonino Iaria (M5S) della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico che sottolineano la “necessità di arrivare a una normativa nazionale”.
Sull’assoluzione del sindaco di Chieti Diego Ferrara da parte della Corte dei Conti dalle accuse inerenti al dissesto finanziario dell’Ente, il deputato democratico, Luciano D’Alfonso, ha affermato che “il pronunciamento ha confermato che il sindaco Ferrara è completamente estraneo ai fatti e ha operato sempre per il risanamento dei conti del proprio Comune. La sentenza rappresenta una bella pagina della storia amministrativa e giudiziaria della nostra regione, perché ha visto prevalere la giustizia giusta, restituendo serenità a un gentiluomo, sia sotto l’aspetto tecnico-politico, che sotto l’aspetto umano e personale”. IL deputato democratico D’Alfonso ha rimarcato che “il Comune di Chieti sta cercando di riemergere da una situazione tutt’altro che semplice, in cui per troppi anni si è cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto, attraverso una politica da stadio e di slogan preconfezionati da agenzie abituate a brochure e locandine. Il sindaco Ferrara ha avuto molto coraggio assumendo sulle proprie spalle il peso di tanta responsabilità. E immagino il suo stato d’animo quando la tegola del dissesto finanziario è comunque caduta, e ancor più quando si è tentato di attribuire, o meglio di scaricare sulla sua gestione una criticità finanziaria che veniva invece da lontano. Quel dissesto è stato non solo una spada di Damocle, non solo una minaccia incombente, ma un incubo che toglieva il sonno, che incuteva timore dinanzi a ogni singolo euro speso, un peso che ostacolava l’azione amministrativa a fronte di necessità urgenti, come la carenza di personale, che determina l’urgenza di concorsi pubblici, e le frane che affliggono il territorio. Il pronunciamento giudiziario rappresenta lo spartiacque tra chi ha amministrato in maniera dissennata e chi ha invece percorso la strada più lunga delle regole e del rispetto dei conti pubblici”.
“Il responso delle urne determina il trionfo della partecipazione consapevole di un popolo che ha saputo distinguere la necessità di migliorare il sistema dall'insidia di una riforma sbagliata. La vittoria del "No" è, prima di tutto, una vittoria della tenuta delle nostre istituzioni.
Ho esercitato con convinzione il mio impegno di rappresentante dei cittadini in questa campagna elettorale, percorrendo il territorio per spiegare — centimetro dopo centimetro — i torti di un impianto normativo che ritenevo privo di intelligenza ordinamentale. Una riforma che, sotto il velo della semplificazione, nascondeva il rischio di ferire l'unità della giurisdizione e di introdurre l'artificiosa bicefalia di doppi CSM, producendo più confusione che certezza del diritto.
Ora, però, occorre avere la forza di laicizzare il risultato e non trasformarlo in una rendita di posizione. Archiviata la stagione delle forzature e delle divisioni ideologiche, è il momento di innalzare il cantiere della giustizia giusta.
Dobbiamo edificare una riforma che non nasca dalla clava della contrapposizione, ma da una visione organica e fattuale, capace di garantire tempi certi ai cittadini e dignità agli operatori del diritto. La giustizia è l'infrastruttura immateriale più preziosa della nostra convivenza civile: per metterla in sicurezza servono costruttori di sintesi, non architetti di fratture. Mettiamoci al lavoro per una proposta che unisca il Paese che crede che la magistratura libera e indipendente sia una risorsa preziosa per garantire a tutti la giustizia” così il deputato democratico Luciano D’Alfonso.
Il deputato democratico Luciano D’Alfonso, PD, è intervenuto sulle criticità del comprensorio sciistico di Passolanciano ricordando che “sette anni fa ho lasciato nelle casse della Regione Abruzzo 22,2 milioni di euro per la valorizzazione e il rilancio del comprensorio turistico, e oggi scopriamo che quella somma è stata tagliata a 17,7 milioni di euro per opere teoriche, delle quali non vi è traccia progettuale”. Ancora l’on. D’Alfonso ha ricordato che “l’iter amministrativo e legislativo per l’iniziativa su Passolanciano è iniziato il 19 aprile 2016 con la delibera di giunta regionale n. 229, nell’ambito del Masterplan con cui ho stanziato un primo finanziamento per 20,2 milioni di euro sulle infrastrutture funzionali delle stazioni invernali Passolanciano-Majelletta. Nel 2018 si sono aggiunti altri 2milioni di euro per il completamento dell’accesso pescarese al versante occidentale della Majella – passando per la S.P. 64 – al fine di consentire il collegamento del sistema termale di Caramanico con la Majella, finanziamento approvato dal CIPE. Con l’insediamento della giunta Marsilio e del centrodestra nel 2019 il progetto è stato bloccato nonostante le proteste degli operatori della montagna e la mia interrogazione del 28 marzo 2023 al Ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, al Ministro del Turismo e al Ministro della Cultura”. L’On. D’Alfonso ha annunciato che nuovamente attiverà “tutte le iniziative utili a capire dove siano stati dirottati i 5milioni di euro oggi mancanti dal tesoretto lasciato 7 anni fa nelle casse della Regione Abruzzo da un Presidente di Regione che sfila sulle montagne abruzzesi in eskimo bianco e occhiali da sole, indifferente ed estraneo ai disagi degli operatori del comparto”.
“In Abruzzo, circa la Legge sulla Montagna, hanno ragione sia i comuni che stanno dentro la classificazione e che tentano disperatamente di difendere la tutela dei propri interessi economico-finanziari, sia i comuni che non vogliono restare fuori per poter beneficiare di risorse in più e flessibilità per assicurare diritti fondamentali ai propri cittadini. Chi legifera ha il dovere di studiare la specializzazione e differenziazione dei territori e delle risorse rese disponibili anche da strumenti finanziari alternativi, a partire dalla Legge sui Piccoli Comuni o il Fondo di Sviluppo e Coesione”. Lo dichiara in una nota il deputato abruzzese del PD, Luciano D’Alfonso.
“L’errore che il governo Meloni ha compiuto – sottolinea il parlamentare dem - è stato quello di fare leggi univoche che non tengono conto delle differenze territoriali. L’Abruzzo contiene tante anime territoriali straordinariamente diverse, da cui nasce la necessità di distrettualizzazione”. “Il righello per dividere i Comuni d’Abruzzo non va bene, la progettazione deve costituire la nuova postura, recuperando la capacità di specializzare i territori sulla base delle loro specificità. Parta dall’Abruzzo una vertenza per differenziare il territorio e sostenere l’accessibilità alle risorse che gli spettano”, conclude D’Alfonso.
“Nelle ultime ore si è ampliato in maniera considerevole il bacino delle persone coinvolte nella truffa online della ‘ballerina’. Chiunque di noi riceva da un figlio, una sorella, o un amico la richiesta di un prestito urgente e indifferibile per saldare una visita o un debito contingente, con la garanzia certificata di una tempestiva restituzione, ottempera alla richiesta senza alcun tentennamento. E quando si scopre di essere caduti in una trappola, è già tardi perché non c'è modo di recuperare la somma, in quanto le Banche risarciscono solo nel caso di una clonazione della carta di credito”. Lo dichiara il deputato PD Luciano D'Alfonso sulle truffe online tramite Whatsapp.
“Per questa ragione – sottolinea il parlamentare dem - ho deciso di rivolgere un’istanza di coinvolgimento ad ABI e a Banca d’Italia affinché istituiscano nel proprio sistema di interlocuzione digitale una messaggistica Whatsapp di ultima verifica e di ulteriore conferma dei bonifici”. “Il sistema bancario dovrebbe predisporre un alert di doppia interrogazione a vantaggio del proprio cliente, ovvero una volta ricevuta la richiesta di bonifico, dovrebbe inviare un messaggio al titolare del conto per chiedergli un ultimo approfondimento circa la verificata identità dell’Iban al quale sta inviando i propri risparmi”, conclude D'Alfonso.
“La chirurgia romana divide e penalizza l’Abruzzo della montagna, con il placet della Regione Abruzzo: aver portato da 50 a 26 i Comuni montani esclusi dalla Legge n.131/2025 sulla Montagna non può e non deve essere motivo di soddisfazione e di magnum gaudio del Governo regionale di centrodestra, che plaude addirittura del contentino ottenuto dai suoi alleati.
Quella esclusione significa che 26 comuni avranno problemi enormi nella gestione del proprio territorio.
La definizione dei criteri per i
comuni montani rappresenta oggi una sfida complessa che richiede di ampliare il dialogo tra i diversi livelli di governo: Stato, Regioni, Province e Comuni devono collaborare in maniera trasparente e condivisa, affinché le scelte tecniche riflettano non solo parametri altimetrici o
morfologici, ma anche la dimensione valoriale dei territori. In questo senso, la consultazione ampia e il coinvolgimento delle comunità locali non sono un semplice adempimento burocratico, ma un elemento essenziale nel garantire politiche di sostegno efficaci e coerenti. Quel decreto sulle aree montane non va bene”. Lo dichiara il deputato del Pd Luciano D’Alfonso.
"Il carcere non può servire solo a espiare la pena, ma deve garantire la riabilitazione e re-inclusione delle persone detenute nel tessuto sociale e lavorativo. Occorre un Progetto definito per il loro reinserimento nella comunità che veda la partecipazione concreta della Fondazione PescarAbruzzo a Pescara nel rispetto di quanto previsto nel suo Statuto, al pari di quanto già avvenuto a Torino con la Fondazione CRT”. Lo afferma il deputato del Partito Democratico Luciano D’Alfonso, in una lettera indirizzata al presidente della Fondazione.
Nel testo, D’Alfonso sottolinea come iniziative di questo tipo rappresentino "un investimento civile e sociale di primaria importanza", capaci di incidere concretamente sul percorso rieducativo previsto dall’articolo 27 della Costituzione. Il deputato evidenzia inoltre il ruolo fondamentale del lavoro come strumento di dignità, responsabilizzazione e riduzione della recidiva. D’Alfonso richiama l’importanza di un’azione condivisa tra istituzioni, mondo del terzo settore e realtà produttive del territorio, rimarcando come il progetto possa costituire "un modello virtuoso" per l’Abruzzo e non solo. In questo quadro, il coinvolgimento della Fondazione PescarAbruzzo, “che deve perseguire scopi di utilità sociale tra cui l’educazione, l’istruzione e la formazione”, viene indicato come elemento fondamentale per la riuscita dell’iniziativa.
"Favorire percorsi concreti di formazione e occupazione per le persone detenute – conclude D’Alfonso – significa rafforzare la coesione sociale e dare piena attuazione ai principi costituzionali, trasformando il tempo della pena in un’opportunità reale di riscatto e reintegrazione".
“Fortissimi restano i dubbi di legittimità documentale con cui la Regione Abruzzo ha autorizzato la procedura negoziata in affidamento diretto per il Giro d’Abruzzo 2025 di ciclismo: non si è badato a spese, contraendo debiti fuori bilancio per oltre 2 milioni. Una vera anomalia che è diventata un capolavoro di riscrittura procedurale quando due consiglieri regionali hanno deciso di far approvare quel debito con un emendamento e sub-emendamento al bilancio”. Così in una nota il deputato abruzzese del PD, Luciano D’Alfonso per porre seri interrogativi al presidente della Regione Marsilio. “La maggioranza in giunta regionale ritiene che il prestigio mediatico del Giro d’Abruzzo giustifichi la sospensione delle regole contabili e amministrative? Quali altri eventi autorizzano lo stesso trattamento? Ritengo che la Commissione di Vigilanza regionale abbia la necessità e l’urgenza morale di condurre una indagine approfondita e capillare sulla vicenda”, conclude D’Alfonso.
“Il museo è un’istituzione che monumentalizza la memoria per costruire civiltà, un compito incompatibile con chi, nel suo ruolo di preside, ha commesso il grave errore di restare in silenzio davanti all’esecuzione di ‘Faccetta nera’ durante un’esperienza scolastica. Quella condotta ha rappresentato una forma di consenso statuale a un inno del ventennio che collide con la funzione di chi deve sovrintendere ai musei abruzzesi. Non mettiamo in dubbio la persona, ma la sua condotta pubblica: quell’errore va riconosciuto e distanziato dalle sedi in cui si tutela l’identità collettiva, evitando che le nomine diventino un veicolo di superficialità o nostalgismo.”
“Questa querelle nasce da una scelta del Presidente Marsilio che, per ragioni di contabilità elettorale, ha suggerito un nome che trascina il Ministero della Cultura in una zona d'ombra non meritata. È necessario un dibattito pubblico per evitare che gli interessi di parte prevalgano sul prestigio delle istituzioni. Arrivo a esprimere una sincera solidarietà al Ministro Giuli: non merita di essere tirato per la giacchetta da richieste territoriali così malamente motivate che tentano di aggiustare i conti del passato, intrappolando il Dicastero in dinamiche che non gli appartengono.”
Così il deputato del Pd Luciano D'Alfonso.
Bocciata alle elezioni, nominata nel Cda dei Musei statali d’Abruzzo
“Apprendiamo dalla pubblicazione sul sito del MiC che il ministro Giuli è stato accompagnato per la nomina nel Cda dei Musei statali della regione Abruzzo di una candidata bocciata dagli elettori alle ultime elezioni regionali con Marsilio, oggi probabilmente richiedente e riconoscente. Una scelta che appare come una ricompensa politica e che sconcerta, anche alla luce di precedenti noti alle cronache, come la gestione di un istituto scolastico in cui agli studenti veniva imposto di cantare Faccetta nera. Una decisione che non può essere considerata isolata, ma che si inserisce in un sistema di potere avallato e sostenuto dal presidente Marsilio, che continua a causare – se non a promuovere da protagonista – scelte spregiudicate e di chiara matrice partitica nella gestione delle istituzioni pubbliche.
Con quale criterio il ministro continua a consentire l’occupazione delle istituzioni culturali con esponenti del proprio partito, trasformando incarichi di prestigio in parcheggi per candidati bocciati e figure ideologicamente segnate e discutibili? Il tutto avviene nell’anno in cui l’Italia e l’Abruzzo celebrano L’ Aquila Capitale italiana della Cultura, un appuntamento che meriterebbe competenza, autonomia e una netta distanza da nostalgie che l’Italia democratica dovrebbe aver definitivamente sepolto. Queste nomine non fanno bene né alla cultura abruzzese né a quella italiana” così una nota del deputato democratico Luciano D’Alfonso.
“Cercava grazia il Presidente Marsilio al cospetto dei Fratelli romani, e invece dal Governo Meloni ha trovato giustizia: la legge Salva-Abruzzo rappresenta il commissariamento graduato della Sanità regionale ridotta a una fetta di groviera, piena di buchi da cui continuano a fuoriuscire risorse. E questa volta da Roma non ci saranno ulteriori trasfusioni salvifiche: finite le sacche, finiti i trasferimenti a una regione divenuta ‘canaglia’ agli occhi del Paese. ‘L’unica Regione in piano di rientro (sanitario) in cui si registra una inversione di tendenza in senso peggiorativo dei risultati d’esercizio, con compromissione degli obiettivi del Piano di rientro’ si leggeva nel verbale della riunione congiunta del Tavolo Tecnico al MEF per la verifica degli adempimenti regionali con il Comitato permanente per la verifica dei Livelli Essenziali di Assistenza-LEA che il 10 luglio scorso ha bocciato la gestione Marsilio” così il deputato democratico Luciano D’Alfonso
“L’aeroporto di Pescara è destinato alla Serie B. E’ questa la verità sullo scalo d’Abruzzo svelata nelle 115 pagine del Piano Nazionale degli Aeroporti che a brevissimo entrerà formalmente nelle Aule del Parlamento per l’esame e che scrive lo sviluppo e la proiezione di tutte le infrastrutture aeroportuali italiane da qui al 2035 e al 2050. Pescara appare nell’elenco dei 40 scali di interesse nazionale, ma non viene considerato tra i 14 aeroporti di interesse strategico. Non è neanche compreso nell’elenco dei 17 scali di Aviazione generale. Non è neppure destinata a essere tra i 10 aeroporti in cui verranno realizzati, entro i prossimi 10 anni i vertiporti urbani; non è stata preso in considerazione come aeroporto per ‘operazioni spaziali’ ruolo attribuito a Grottaglie, ne’ c’è un piano di sviluppo per i cargo. Secondo le proiezioni, al 2035 l’aeroporto d’Abruzzo non superera’ la soglia di 1.336.198 passeggeri annui. Al massimo per Pescara si prefigura un futuro come aeroporto di supporto allo scalo di Roma Urbe per i cosiddetti ‘voli istituzionali’ dopo Viterbo e Ciampino, al pari di Ancona e Perugia. In queste settimane tutti gli stakeholder avrebbero dovuto consegnare le proprie osservazioni al Piano Nazionale, per correggere previsioni eventualmente errate. Chiediamo: La Regione Abruzzo ha presentato le proprie osservazioni e se Sì quando intende renderle pubbliche e condividerle? Il Governatore Marsilio conosce il contenuto del Piano Nazionale? Quali strumenti la maggioranza di Governo pensa di mettere in campo per attuare quel macroscopico piano di sviluppo tante volte annunciato e che dovrebbe portare il Pescara-resto del mondo in Abruzzo? Quali gli Investimenti regionali sullo scalo? Da quel che sembra i cittadini e gli imprenditori abruzzesi sembrano destinati a restare fuori dai grandi circuiti”.
Così il deputato Dem, Luciano D’Alfonso.