Serracchiani e Gianassi: Nordio risponda a interrogazione parlamentare, senza correzioni infrazione comunitaria
“Un’altra tegola si abbatte sul Governo e sul Ministero della Giustizia: la nuova direttiva anticorruzione europea, nonostante le rassicurazioni del Ministro, ripristina nuovamente l’abuso d’ufficio. La direttiva, all’art. 11, disciplina “l’esercizio illecito di funzioni pubbliche”, obbligando gli Stati membri a prevedere come ipotesi di reato quella dei funzionari che violano intenzionalmente la legge nell’esercizio delle loro funzioni, per l’appunto l’abuso di potere. Chiediamo quindi al Ministro Nordio cosa intenda fare, visto che con la sua iniziativa normativa, il reato é stato abolito, contravvenendo cosi alla direttiva che era già in discussione. Circostanza che avevamo più volte segnalato, anche per evitare una potenziale infrazione. Ennesima decisione arrogante e non condivisa che si rivela un boomerang per un Governo che sta in Europa solo a parole” così in una nota la responsabile giustizia e il capogruppo in commissione giustizia alla Camera, Debora
Serracchiani e Federico Gianassi che annunciano di aver depositato insieme a tutti gli altri componenti dem una interrogazione al governo per chiedere spiegazioni.
“Quando Delmastro era sottosegretario alla Giustizia è divenuto socio in affari di una ragazza di 18 anni, figlia di persona già sotto processo, condannata e poi arrestata per agevolazione di associazione mafiosa. Nei giorni antecedenti al voto per il referendum, la Capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi ha dichiarato 'votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura'. Di fronte a comportamenti così gravi, il ministro Nordio o ha taciuto o addirittura è stato difensore. Una cosa intollerabile”. Lo dichiara Federico Gianassi, deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, durante il Question Time con il ministro Nordio alla Camera.
“Ancora ieri mattina – sottolinea il parlamentare dem - il ministro dichiarava che Delmastro avrebbe chiarito la sua posizione e poche ore dopo si è dimesso. Aveva detto che Bartolozzi sarebbe rimasta al suo posto e anche lei dopo poche ore si è dimessa. Poiché Nordio non è in grado di chiarire alcun ché, faccia l'unica cosa di buon senso che può fare: se ne vada anche lui”. “Nordio è stato sfiduciato da 15 milioni di italiani e oggi è la rappresentazione allegorica della sconfitta. La corsa di Nordio è finita: liberi il ministero dalla sua presenza e consenta alla giustizia italiana di ripartire”, conclude Gianassi.
“Le dimissioni di Delmastro sono un atto dovuto anche se tardivo. Il sottosegretario, già condannato per rivelazione di segreto di ufficio, che aveva accusato esponenti del PD per un’ispezione in carcere di inchinarsi ai mafiosi, si è messo in società nel ramo della ristorazione a Roma, insieme a un pezzo del gruppo dirigente di Fratelli d’Italia del Piemonte, con una ragazza appena maggiorenne figlia di persona sotto processo e poi condannata e arrestata per agevolazione di associazione mafiosa. Di questa partecipazione societaria non c’è traccia nelle dichiarazioni che per la trasparenza devono essere pubblicate. Non è ingenuità, è gravissimo e per questo erano scontate le dimissioni. Così come sono scontate le dimissioni di Bartolozzi che invitata a votare Si per spazzare via la magistratura. Ma cosa dice Meloni che li ha difesi fino a poche ore fa, ha evitato di prendere provvedimenti prima del referendum e ha minimizzato i loro comportamenti?” Così il capogruppo democratico in commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi commenta le dimissioni di Bartolozzi e Delmastro.
BONAFÈ E GIANASSI PRESENTANO INTERROGAZIONE SU MANCATE COMUNICAZIONI PATRIMONIALI DELMASTRO
I capigruppo PD nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi, annunciano il deposito di un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Giustizia in merito al rispetto degli obblighi di comunicazione patrimoniale previsti dalla legge sui conflitti di interesse.
L’atto, richiama l’articolo 5 della legge 20 luglio 2004, n. 215, sul conflitto d’interesse che impone ai titolari di cariche di Governo di comunicare all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) le situazioni patrimoniali e le eventuali variazioni rilevanti, comprese partecipazioni societarie e cariche detenute.
Secondo quanto riportato da notizie di stampa - sottolineano i dem - il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove avrebbe partecipato alla costituzione della società “Le 5 Forchette Srl”, detenendo una quota del 25% del capitale sociale. Le stesse fonti riferiscono che tale partecipazione sarebbe stata successivamente trasferita alla società “G&G Srl”, interamente riconducibile al medesimo sottosegretario, configurando una variazione nella titolarità e nella struttura delle partecipazioni societarie.
Nell’interrogazione i deputati PD sottolineano come tali circostanze, se confermate, possano integrare variazioni patrimoniali rilevanti ai fini dell’applicazione della legge n. 215 del 2004, con conseguente obbligo di comunicazione all’AGCM entro i termini previsti.
I firmatari chiedono al Ministro se il sottosegretario abbia comunicato le suddette variazioni patrimoniali e, in caso affermativo, quali siano le date e i contenuti essenziali delle comunicazioni. In caso contrario, si sollecitano le iniziative necessarie per verificare il rispetto degli obblighi di legge e garantire la piena trasparenza delle situazioni patrimoniali dei titolari di cariche di Governo.
“Leggiamo oggi sui giornali una raffica di articoli sul caso Delmastro che raccontano di una forte irritazione di Palazzo Chigi, di comportamenti inopportuni da parte del sottosegretario e di una gestione complessiva della vicenda giudicata poco accorta. Eppure, tutti questi stessi commenti e retroscena si concludono nello stesso modo: ‘Delmastro deve restare al suo posto’. Un copione già visto, che lascia emergere un quadro preoccupante. Si alimenta l’idea di una gestione amichettistica del potere, o peggio ancora di una protezione politica che nulla ha a che fare con il merito dei fatti. L’unica vera preoccupazione che sembra emergere è che la caduta del sottosegretario possa avere conseguenze sugli equilibri del governo. È un messaggio sbagliato e grave per le istituzioni. Perché dà l’impressione che, pur di restare attaccata alla poltrona e garantire la sopravvivenza del proprio equilibrio interno, la Presidente del Consiglio sia disposta ad accettare qualsiasi cosa.
Servirebbero trasparenza, rigore e rispetto delle istituzioni. Non la difesa a oltranza di chi sbaglia e la creazione di un club di politici protetti e intoccabili.” Così Federico Gianassi Capogruppo PD in Commissione Giustizia della Camera.
“Perché Meloni non dice nulla su Delmastro? Cosa le impedisce di chiederne le dimissioni?”. Lo chiede il capogruppo del Pd nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi che sottolinea: “In nessun Paese al mondo sarebbe tollerata la permanenza al governo di un sottosegretario condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio e che diviene socio di una giovane ragazza, appena maggiorenne e senza precedenti attività imprenditoriali, figlia di persona sotto processo e condannata per agevolazione di associazione mafiosa. Perché Delmastro ha scelto questi soci per mettersi in affari? Perché ha omesso la comunicazione agli organi di controllo delle variazioni della propria situazione patrimoniale? Siamo di fronte a una sequenza di fatti che, se confermati, colpirebbero profondamente la credibilità e l’onorabilità delle istituzioni. Meloni si sta assumendo una responsabilità politica e istituzionale enorme nel mantenere Delmastro al governo. Perché la premier tace? Di cosa ha timore? Ancora più grave è che ciò avvenga alla vigilia del voto di domenica e lunedì, che dovrebbe invece svolgersi nella massima trasparenza. Gli italiani hanno il diritto di sapere chi li governa e chi sono gli estensori di una riforma costituzionale che incide sull’equilibrio tra i poteri dello Stato, a partire dall’indipendenza della magistratura” conclude Gianassi.
“I quotidiani titolano che Delmastro era in società con la giovane figlia di persona sotto processo e poi condannata al carcere per avere agevolato un’associazione mafiosa. Stiamo parlando dello stesso Delmastro che accusava il Pd di “inchinarsi ai mafiosi”? Del sottosegretario alla giustizia con delega al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria? Del sottosegretario condannato per rivelazione di segreto di ufficio? Oggi una nuova puntata di questa serie tragicomica. Siamo davvero oltre ogni limite. Le sue giustificazioni, secondo cui avrebbe lasciato la società “per rigore etico e morale” quando ha capito con chi si era messo in società, sono una toppa peggiore del buco. Di fatto si scusa dicendo di non sapere con chi si mette insieme per fare affari. Il Paese merita trasparenza, coerenza e serietà. Non si può scherzare con la fiducia dei cittadini e con la credibilità delle istituzioni, soprattutto quando si parla di lotta alla criminalità organizzata. È il momento di fare chiarezza immediata. Come può il sottosegretario proseguire nel suo lavoro come se nulla fosse e come può Meloni fischiettare e fare finta di nulla?” così Federico Gianassi Capogruppo PD nella Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
“Siamo al doppio standard: il governo guidato da Giorgia Meloni dichiara che i magistrati non debbano fare politica, eppure affida il Ministero della Giustizia a Carlo Nordio, capo corrente a tutti gli effetti, calpestando ogni apparenza di credibilità. La verità è evidente: la riforma della giustizia punta a indebolire l’indipendenza della magistratura, portandola sotto il controllo politico. Nordio ne è la dimostrazione più plastica”. Così il capogruppo Pd nella commissione giustizia alla Camera, Federico Gianassi, nel corso di un incontro per il NO ad Ascoli. “Questa riforma voluta dal governo con un Parlamento bypassato - ha attaccato Gianassi - rappresenta un rischio, perché non solo non affronta e risolve i mali della giustizia, ma li aggrava con un intervento radicale sul pubblico ministero, trasformato da un organo di giustizia a un super poliziotto, e il giudice che viene indebolito".
“Siamo allibiti dal fatto che Giusi Bartolozzi non abbia ancora presentato le proprie dimissioni. Dopo parole così gravi e inappropriate che rappresentano un attacco alle istituzioni democratiche da parte di chi per missione dovrebbe difenderle, il passo naturale è uno solo: lasciare immediatamente l’incarico. E invece nulla.” Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Giustizia alla Camera.
“E se lei non si dimette, perché Palazzo Chigi non le impone un passo indietro? Se non la fa, il Governo mostra di condividere le parole della capo di Gabinetto di Nordio che costituiscono una minaccia all’autonomia e all’indipendenza della
magistratura. Oppure il Governo e la premier Meloni sono troppo deboli di fronte alla capo di Gabinetto del Ministro?”
“Che cosa sta succedendo davvero? Il governo chiarisca subito se ha paura di Bartolozzi e perché nel caso dovrebbe averne”.
“Siamo allibiti dal fatto che Giusi Bartolozzi non abbia ancora presentato le proprie dimissioni. Dopo parole così gravi e inappropriate che rappresentano un attacco alle istituzioni democratiche da parte di chi per missione dovrebbe difenderle, il passo naturale è uno solo: lasciare immediatamente l’incarico. E invece nulla.” Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Giustizia alla Camera.
“E se lei non si dimette, perché Palazzo Chigi non le impone un passo indietro? Se non la fa, il Governo mostra di condividere le parole della capo di Gabinetto di Nordio che costituiscono una minaccia all’autonomia e all’indipendenza della
magistratura. Oppure il Governo e la premier Meloni sono troppo deboli di fronte alla capo di Gabinetto del Ministro?”
“Che cosa sta succedendo davvero? Il governo chiarisca subito se ha paura di Bartolozzi e perché nel caso dovrebbe averne”.
“La capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi ha dichiarato pubblicamente 'votate sì e togliamoci di mezzo la magistratura che sono un plotone d'esecuzione'. Frasi gravissime che disintegrano le parole della presidente del Consiglio Meloni che, sui social, aveva provato senza successo a dire che la riforma costituzionale non è punitiva nei confronti dei magistrati. Come può essere accettato tutto questo e come il governo può fare spallucce e girarsi dall'altra parte? La cifra politica di questo Governo è nascondersi. Ora lo fa anche con la capo di gabinetto Bartolozzi?”. Lo dichiara in Aula di Montecitorio il capogruppo PD in Commissione Giustizia, Federico Gianassi chiedendo un'informativa urgente del ministro Nordio.
“La capo di gabinetto non può rimanere anche un solo secondo in quel ruolo e se il ministro Nordio non prende provvedimenti significa che tollera quelle affermazioni. Il silenzio e l'imbarazzo del governo dimostrano che il vero intendimento della riforma è quello di punire la magistratura, perché l'esecutivo è allergico agli organi autonomi e indipendenti. Ma non funziona così nelle democrazie perché non esistono poteri illimitati, nemmeno quelli del Governo”, conclude Gianassi.
La Capo di gabinetto si dimetta se pensa quello che dice
“Clamoroso e inaccettabile. Il ministro Nordio condivide? Invitare in una trasmissione a ‘votare sì e togliere di mezzo la magistratura’, definendola ‘plotoni di esecuzione’, è un attacco diretto, deliberato e intollerabile all’autonomia e alla credibilità della giustizia italiana. Parole del genere da chi guida il gabinetto del Ministero della Giustizia non sono semplici errori: sono un’offesa alle istituzioni e suonano come una minaccia all’integrità dello Stato di diritto.
Chi ricopre un ruolo così delicato deve dimostrare fiducia nelle istituzioni e nel lavoro della magistratura. Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere. Se questa fiducia viene meno, l’unica scelta coerente è rimettere immediatamente il proprio incarico.” Così il capogruppo del Pd nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.
“Le dichiarazioni del ministro Nordio sulla vicenda che riguarda la sua capo di Gabinetto Bartolozzi rappresentano l’ennesimo grave attacco e tentativo di ingerenza nei confronti della magistratura. Dirsi ‘perplesso’ sulla tempistica di un atto dei magistrati significa mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza di chi è chiamato ad applicare la legge, significa adombrare malafede da parte dei magistrati. E aggiungere che la sua capo di Gabinetto proseguirà ‘con ancora maggiore motivazione’ ha anche il sapore di una sfida assurda, priva di senso, nei confronti di chi sta svolgendo il proprio lavoro ed è chiamato a verificare il rispetto delle leggi a cui tutti, anche il Ministro e i suoi collaboratori sono tenuti. Siamo oramai al rovesciamento della realtà: per il Governo la colpa è sempre dei magistrati, soprattutto quando adottano provvedimenti sgraditi. Invece di rispondere nel merito, si tenta di delegittimare la magistratura. Già nei mesi scorsi la maggioranza ha chiesto uno scudo per la sua capo di Gabinetto contestando il regolare corso della giustizia. Di cosa hanno paura? È ora di dire basta a questo attacco grossolano e continuo contro la magistratura. I giudici devono essere liberi e autonomi dal potere politico e il Governo non può pretendere che sia altrimenti. Anche per questo votiamo No”. Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera.
Autonomia e indipendenza magistratura non possono essere messe in discussione.
“Il nostro No al referendum è per la difesa dei valori costituzionali, per la difesa di un principio sacro della nostra democrazia: l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Questa riforma costituzionale è punitiva nei confronti della magistratura perché mina alle radici quel principio di autonomia e indipendenza che viene colpito con lo stravolgimento del CSM, con l’umiliazione del sorteggio imposto alla magistratura, con la mutazione genetica del ruolo del PM e con l’indebolimento della figura del giudice. Che questo sia l’obiettivo è evidente persino dalle parole della Presidenza del Consiglio che invita a votare Sì per fermare ‘l'invadenza’ della magistratura, confondendo invadenza con il potere-dovere della magistratura di verificare il rispetto del principio di legalità al cui rispetto anche il governo è tenuto. Noi votiamo convintamente No”. Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervistato da Rai Parlamento.
“È l'ora di dire basta a pressioni e intimidazioni del ministro Nordio sul voto al prossimo Referendum costituzionale. Il Comitato del No ha il sacrosanto diritto di raccogliere fondi per la campagna referendaria e i cittadini italiani hanno il diritto di investire risorse e impegno nelle ragioni del No per difendere la Costituzione scritta dai padri costituenti anziché quella scritta da Nordio e Delmastro”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, Federico Gianassi durante il Question Time con il ministro Ciriani in merito alla lettera della Capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giusy Bartolozzi con cui ha invitato il presidente dell’ANM alla pubblicazione dei finanziamenti al Comitato del No al Referendum.