12/03/2025 - 19:40

“La Camera respinge gli emendamenti che chiedono di escludere i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni. Questo atteggiamento irresponsabile della maggioranza infligge un duro colpo a molte indagini che non potranno più avvalersi di uno strumento fondamentale per contrastare la violenza di genere. I numerosi casi di cronaca confermano quanto le intercettazioni siano essenziali per perseguire i responsabili e proteggere le vittime.
Su un tema così cruciale, il Parlamento non dovrebbe essere diviso. La scelta della maggioranza, che boccia oggi gli emendamenti e però non esclude di esaminare la questione in futuro, è solo una foglia di fico per nascondere l’imbarazzo che serpeggia anche tra i suoi stessi banchi.” Così il capogruppo democratico nella commissione giustizia della camera, Federico Gianassi.

04/03/2025 - 17:33

“Apprendiamo dagli organi di stampa che vi sarebbe da parte del ministro Nordio l’intenzione di sottrarre il coordinamento della polizia giudiziaria al pubblico ministero, in violazione della costituzione. Ad ora dal governo nessuno ha smentito la notizia. Si avvalora quindi l’ipotesi che la separazione delle carriere abbia come obiettivi prioritari colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, politicizzare le  indagini e sottoporre il pm all’esecutivo. Non proprio l’esito auspicato anche da chi si è detto favorevole alla riforma” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.

27/02/2025 - 12:48

Serracchiani, Bazoli, Gianassi e Verini: riforma animata da furore ideologico e intenti punitivi

“Oggi i magistrati italiani scioperano contro la riforma del Governo Meloni sulla separazione delle carriere. Lo fanno organizzando iniziative aperte alla partecipazione dei cittadini ed esponendo la Costituzione. Il Partito democratico ha espresso la propria contrarietà alla riforma denunciando l’obiettivo che la stessa ha di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Continueremo la battaglia in sede parlamentare e nel paese contro una riforma animata da furore ideologico e intento punitivo. Gli attacchi violenti ed aggressivi contro singoli magistrati ci preoccupano enormemente e ci persuadono ancora di più a contrastare questa deriva pericolosa e a batterci per far funzionare davvero la giustizia: più organici di magistrati e cancellieri, stabilizzazione ufficio del processo, risposte serie ai magistrati onorari, investimenti per tecnologie e uffici giudiziari, durata ragionevole dei processi” così una nota di Debora Serracchiani, responsabile giustizia Pd, Alfredo Bazoli, capogruppo commissione giustizia Senato, Federico Gianassi, capogruppo Pd commissione giustizia Camera e Walter Verini, capogruppo Pd commissione antimafia.

 

25/02/2025 - 12:24

Con le sue azioni ha umiliato le istituzioni del nostro Paese

“La liberazione dell'assassino, torturatore e stupratore libico Almasri ha gettato discredito sul nostro Paese, imbarazzo profondo per l'umiliazione delle istituzioni. È bastato così poco per dimostrare come false le dichiarazioni di un pessimo governo che dichiara di non essere ricattabile. Il ministro Nordio è il principale responsabile e per questo poniamo la questione di sfiducia nei suoi confronti. I fatti sono incontrovertibili e la difesa del governo è stata la fiera delle reticenze e delle omissioni con un maldestro tentativo di auto-assoluzione”. Lo afferma in Aula il deputato dem Federico Gianassi intervenendo sulla mozione di sfiduci al ministro Nordio.
“Dopo molti giorni di silenzio – continua il capogruppo Pd in Commissione Giustizia - abbiamo ottenuto nuove dichiarazioni da parte di Meloni che affermava come la scarcerazione fosse stata presa dalla Corte d'Appello senza che la decisione della Corte penale internazionale fosse stata trasferita al ministero: bugie smentite dallo stesso Nordio perché tali informazioni erano state ricevute per il tramite dell’ambasciata dell’Aia. Nordio ha parlato prima di testo lungo, complesso, incomprensibile anche perché scritto in inglese e poi ha detto di averlo analizzato così bene da trovarne lacune e incongruenze: una contraddizione clamorosa per uscire dal grande imbarazzo e trovare una giustificazione in un errore di date”. “L'Italia ha bisogno di un ministro della Giustizia non di un pessimo avvocato difensore di uno stupratore. Nordio ora in Aula ride ma sa bene che rideranno meno i cittadini libici sottoposti alle torture di Almasri e non ride certo l'Italia con la Giustizia al collasso e davanti ad una riforma solo punitiva guidata solo dal furore ideologico contro l'autonomia della magistratura. Nordio disse che avrebbe approvato il codice dei crimini internazionali, è scomparso il codice e ora scompaiono con lui anche i criminali internazionali”, conclude Gianassi.

 

13/02/2025 - 17:34

Colpisce anche lotta a violenze di genere

“Una norma norma sbagliata, grave e pericolosa” così il capogruppo democratico nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi commenta la riforma della normativa sulle intercettazioni. “La decisione di introdurre un limite così stringente alla durata delle intercettazioni, persino per reati gravissimi come l’omicidio - prosegue Gianassi - rischia di compromettere la capacità dello Stato di reprimere i crimini e individuarne i responsabili. Ancora più preoccupante è l’applicazione di questa norma ai reati del codice rosso, su cui il governo si era invece impegnato a prevedere un’eccezione, rappresenta un grave passo indietro nella lotta contro la violenza di genere, minando strumenti fondamentali per la protezione delle vittime e il perseguimento dei colpevoli. Il fatto che tutti i nostri emendamenti siano stati bocciati è un ulteriore forzatura, il governo continua a non ascoltare e a trattare la giustizia con una logica ideologica e punitiva, quando invece servirebbero serietà, equilibrio e senso di responsabilità”, conclude Gianassi.

 

10/02/2025 - 15:05

“Fdi alla minoranza attaccava governo e maggioranza di turno per incoerenza tra impegni presi e azioni realizzate. Oggi quel partito ha fatto carta straccia del principio di coerenza e tradisce le promesse elettorali, scappa e si nasconde dinnanzi ai problemi. Da coerenza, coerenza, coerenza oggi Fdi è poltrona, poltrona, poltrona! E la ministra Santanché non è seconda a nessuno in fatto di brutalizzazione della coerenza: ha chiesto le dimissioni di capi di governo, di ministri e sottosegretari senza che ci fossero procedimenti penali a sorreggere tali richieste. Lo ha fatto nei confronti del ministro Speranza che con competenza, rigore e serietà ha affrontato la prova più difficile – il Covid – della storia repubblicana”. Così il deputato dem Federico Gianassi in Aula di Monetecitorio sulla mozione Sanatnche'.
“Oggi la ministra deve fare un passo indietro, anzi doveva già averlo fatto dimettendosi all’inizio di questa vicenda.  Difronte alle questioni politiche non si può scappare, non si possono fare sconti perché ne va della dignità delle istituzioni”. “Ma la Santanché non è la sola a scappare, con lei c'è Giorgia Meloni improvvisamente scomparsa insieme alle sue promesse. Le accise sul carburante sono ai massimi storici e gli scafisti che doveva rincorrere sono addirittura liberati e riconsegnati al paese d'origine come è successo con Almasry. L’unica coerenza della presidente del Consiglio è scappare davanti ai problemi”, conclude Gianassi.

30/01/2025 - 17:32

“Non si liberano assassini, stupratori, torturatori. Non si violano obblighi internazionali. Non si libera una persona nei confronti della quale la corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto, ma la si consegna alla corte. Questo doveva essere fatto. E invece assistiamo ad attacchi vergognosi e inaccettabili della destra italiana contro la magistratura, che è autonoma e indipendente. Così come è vergognoso che a distanza di due settimane da fatti così gravi, il governo non sia venuto in parlamento e continui a scappare. Le teorie del complotto e il vittimismo sono solo l’estremo tentativo di auto-difesa da parte di un governo che scappa dinanzi alle proprie responsabilità”. Lo dichiara Federico Gianassi capogruppo PD in commissione giustizia di Montecitorio.

22/01/2025 - 20:08

“Dal ministro Nordio abbiamo sentito toni trionfalistici e autoindulgenti. Si tratta di opinioni molto distanti dalla realtà. Udienze del giudice di pace rinviate al 2030, processo telematico in tilt, carceri che esplodono per il sovraffollamento, migliaia di precari al ministero della Giustizia che non sappiamo se nei prossimi mesi saranno ancora ai loro posti: questo è lo stato della giustizia italiana che è al collasso, ma che tutti vedono tranne il ministro e il governo; i quali continuano a muoversi con furore ideologico e intendimenti punitivi nei confronti della magistratura, così come avviene con la separazione delle carriere. Quelli che Nordio ha definito obiettivi raggiunti sono clamorosi errori e fallimenti. Come il richiamo al commissario straordinario per l’edilizia carceraria, luoghi dove registriamo il record dei suicidi. O come l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, che cancella per la prima volta dal codice penale il reato del pubblico funzionario che violando deliberatamente la legge discrimina un cittadino”.

Così il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Federico Gianassi, intervenendo in Aula dopo le comunicazioni alla Camera del ministro Carlo Nordio.

“Anche i pretesi successi sul Pnrr - ha aggiunto - meriterebbero ben altro atteggiamento. I dati, infatti, iniziano purtroppo a registrare controtendenze, come la riduzione dei procedimenti definiti nel settore civile e la riduzione del tasso di smaltimento. Questo mette a rischio il raggiungimento dei risultati stessi del Pnrr. La giustizia avrebbe bisogno non di ideologia, non di occhi rivolti al passato, ma di investimenti. Eppure anche su questo aspetto il governo taglia 500 milioni di euro di risorse dal 2025 al 2027. La strada imboccata è del tutto sbagliata. Occorrerebbe una svolta - ha concluso - ma nelle parole di Nordio non la vediamo”.

 

16/01/2025 - 18:04

“Il giudizio del Partito Democratico in merito al ddl costituzionale sulla separazione delle carriere è  pessimo. Ci siamo opposti e continueremo ad opporci a un provvedimento che è sbagliatissimo. La maggioranza ha assunto un atteggiamento punitivo nei confronti della magistratura. Non è un sospetto: sono le parole degli esponenti di governo a dirlo. Basti ricordare le parole di Matteo Salvini che dopo le sentenze dei giudici sul caso Albania, disse che occorreva mettere mano alla Costituzione e fare la separazione delle carriere. La verità è che è sgradita l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Tuttavia, non esiste una democrazia al mondo che non riconosca il principio e il valore dell'autonomia e dell’indipendenza della magistratura”. Così il deputato dem Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia.

“Questa destra – ha aggiunto l’esponente dem - è ossessionata dal furore ideologico. Continua a riproporre battaglie vecchie di 30 anni, mentre tutto il mondo è cambiato. Poiché è assolutamente incapace di guardare al futuro, si rifugia nella bandiera ideologica, in presenza di un comparto della Giustizia che è fragilissimo e che avrebbe bisogno, non di ideologia ma di fatti e azioni concrete. La destra ha appena approvato la manovra di Bilancio che taglia 500 milioni di euro per la giustizia dal 2025 al 2027. Il processo telematico è in tilt, i giudici di pace rinviano le udienze al 2023, il carcere e’ al collasso e di fronte a tutti i problemi della Giustizia il governo si volta dall'altra parte”.

“Questo provvedimento – ha concluso Gianassi - è pericoloso perché cancella il quadro che, sulla Giustizia, avevano saputo fare con grande saggezza i costituenti, ricostruendo l'Italia democratica. Questa riforma cambia norme, che garantivano equilibrio, e introduce una traiettoria molto pericolosa che oggi inizia e che domani può concludersi con la sottomissione del Pubblico Ministero all'esecutivo. Scenari davvero gravi che dobbiamo contrastare. Continueremo la nostra battaglia anche fuori dall'Aula di Montecitorio”.

15/01/2025 - 14:29

"La separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, così come proposta dal governo, rappresenta un grave pericolo per l'indipendenza del pubblico ministero. Questa riforma traccia un percorso che finirà per sottoporre il Pm al controllo dell'esecutivo, con conseguenze drammatiche per il nostro sistema democratico", ha dichiarato il capogruppo del Partito Democratico in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi.
"Se il pubblico ministero viene svincolato dalla cultura della giurisdizione e trasformato in un semplice accusatore seriale, come prevede questa riforma, si aprirà inevitabilmente una discussione politica sulla necessità di ricondurlo sotto il potere politico. Questo modello adottato in altri Paesi è oggetto di severa critica", sottolinea l’esponente PD. “Questa traiettoria – aggiunge Gianassi - rappresenta una regressione, che va contro principi di autonomia e indipendenza della magistratura sanciti dalla Costituzione italiana. Invece di rafforzare gli strumenti di garanzia e autonomia, il governo sta portando avanti una visione ideologica superata, che smantella modelli presi a riferimento a livello internazionale proprio per la loro capacità di garantire equilibrio e imparzialità".

15/01/2025 - 12:13

“L'estrazione a sorte della componente togata del Consiglio Superiore della magistratura mostra come questo governo abbia una visione opposta a quella che i padri costituenti ebbero nella realizzazione della Costituzione. Allora la scelta fu quella di garantire la tutela democratica e l'autogoverno della magistratura in un percorso che mirava all'autorevolezza del CSM, attraverso l’elezione della compagine togata, la presenza della compagine non togata e l’assegnazione della presidenza al Capo dello Stato. Oggi, con questo provvedimento, il governo ha invece l'ansia di indebolire, contenere e frustrare tale autorevolezza. Una differenza culturale che dimostra la pochezza di questa maggioranza quando si tratta di affrontare questioni costituzionali per le quali l’ansia delle istituzioni dovrebbe essere rivolta all’innalzamento della qualità della democrazia in Italia”. Così il deputato dem Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia, intervenendo in Aula durante la discussione del ddl costituzionale di riforma della giustizia.

14/01/2025 - 19:17

Gianassi: riforma punitiva e ideologica mentre giustizia collassa

"È gravissimo quanto sta avvenendo oggi in aula: la maggioranza e il Governo scelgono ancora una volta il silenzio su una riforma costituzionale che stravolge i principi fondamentali della nostra Costituzione. Siamo di fronte a una deriva autoritaria che segna un pericoloso precedente per il nostro sistema democratico," denuncia il capogruppo democratico nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.

L’esponente del Pd sottolinea come “l’approvazione della riforma sulla separazione delle carriere senza alcuna modifica rispetto al testo proposto dal Governo rappresenti un fatto senza precedenti nella storia parlamentare italiana. Mai prima d’ora – aggiunge - una riforma costituzionale era stata approvata dal Parlamento senza alcuna condivisione con le opposizioni né modifica. È il segno di un Parlamento ridotto a semplice passacarte delle decisioni di Palazzo Chigi," prosegue Gianassi.

“A preoccupare ancora di più è l’evidente bavaglio imposto ai parlamentari della maggioranza: "I patti interni ai tre partiti di Governo hanno silenziato ogni forma di dissenso, ma anche interventi a difesa del provvedimento, il che come dire nasconde o imbarazzo o debolezza o sudditanza. Il Partito Democratico – denuncia Gianassi – reputa questo pericoloso precedente e ribadisce la propria opposizione a una riforma dettata da intento punitivo verso la magistratura, mosso da pulsioni ideologiche, allergia ai principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura. E tutto questo avviene mentre la giustizia italiana è al collasso e dinanzi a questo disastro il governo si gira dall’altra parte. Noi non ci fermeremo e continueremo a opporci con forza a questo provvedimento”, conclude Gianassi.

14/01/2025 - 19:12

"Che razza di Ministro è lei, signor Nordio, che non ha neanche il coraggio di difendere le ragioni della propria riforma in Parlamento?" Con queste parole Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Giustizia della Camera, ha attaccato frontalmente il Ministro della Giustizia Carlo Nordio durante l’esame della riforma sulla separazione delle carriere.
Il deputato dem ha denunciato il comportamento imbarazzante del Ministro e della maggioranza, che durante tutta la seduta non hanno proferito parola: "La maggioranza ha messo il bavaglio ai propri parlamentari e, fatto ancora più grave, agli stessi esponenti del Governo. Nordio è rimasto in silenzio in aula, nonostante le ripetute sollecitazioni a spiegare e difendere un provvedimento che cambia radicalmente i principi fondanti della nostra Costituzione."
Gianassi ha sottolineato la gravità di questo precedente: "Siamo di fronte a un comportamento mai visto, che rappresenta un grave attacco al ruolo del Parlamento e al principio del confronto democratico. Questo atteggiamento è inaccettabile in una democrazia parlamentare”.

14/01/2025 - 14:28

"La scelta di procedere speditamente sulla separazione delle carriere blindando il testo costituzionale senza consentire interventi in sede parlamentare è un grave errore. Risponde ad una logica punitiva nei confronti della magistratura e a un atteggiamento ideologico sui temi della giustizia che guarda al passato e non sa disegnare il futuro di cui la giustizia italiana ha bisogno. Tutto questo avviene mentre nella manovra di bilancio il comparto giustizia da qui al 2027 subisce ingenti tagli, le udienze del giudice di pace vengono fissate al 2030, il processo telematico e’ in tilt e le carceri sono al collasso. Saremmo ancora in tempo per prendere una strada diversa. La maggioranza si fermi e ascolti le tante voci di contrarietà che si levano delle opposizioni e nel Paese". Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.

09/01/2025 - 14:58

La premier Meloni sostiene di voler andare avanti spedita sulle riforme, tra cui la separazione delle carriere che servirebbe secondo il governo a rafforzare la terzietà del giudice. In realtà quella che chiamano riforma per la separazione delle carriere dei giudici è la separazione delle magistrature. Un intervento mosso da un intento punitivo nei confronti della magistratura che è autonoma e indipendente ed è ispirato dalla tradizionale ossessione ideologica della destra in materia di giustizia. Si stravolgono così le regole stabilite dai padri costituenti e si finisce per trasformare il PM da organo di giustizia a accusatore seriale, un super-poliziotto tutto teso e improntato allo scontro processuale. Chi si è sottratto al confronto è solo il governo che ha blindato il provvedimento così come è uscito dal Consiglio dei ministri e la sua maggioranza che oggi non è nemmeno intervenuta in Aula per difenderlo. La separazione delle carriere di fatto già esiste per gli interventi degli ultimi anni ma il governo vuole solo dividere gli attori della giurisdizione e il Paese perché non accetta che in una democrazia matura la magistratura è autonoma e indipendente e non è invece chiamata a sostenere e realizzare il programma di governo”.

Così  Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera intervenendo sul ddl costituzionale Giustizia.

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