14/03/2026 - 13:52

“Anche davanti alle difficoltà degli italiani sui prezzi dell'energia, il governo Meloni resta trincerato nella sua più becera propaganda. Anche oggi, mentre il caro energia e carburanti segna nuovi picchi, l'esecutivo si concentra solo sul Referendum - che non sposta di una virgola il miglioramento della giustizia in Italia - e nell'attacco alla magistratura. Alla premier poco importa che la guerra in Medio Oriente, su cui non ha preso e non vuole prendere una posizione rispetto all'azione illegale e unilaterale di Trump e Netanyahu, costa oggi agli italiani ben 16,5 milioni di euro in più al giorno solo a titolo di rifornimenti di carburante al distributore. L'inerzia persiste e le conseguenze ricadono sulle famiglie e le imprese. Un altro fallimento conclamato per il governo Meloni”. Lo dichiara in una nota il vicepresidente della commissione Attivita' produttive della Camera, Vinicio Peluffo.

13/03/2026 - 17:48

“Sul caro carburanti assistiamo all’ennesimo capitolo dello scontro interno alla maggioranza. Davanti alla plateale incapacità del ministro Urso di gestire lo shock energetico che sta colpendo il nostro Paese, con prezzi dei carburanti in forte aumento e bollette sempre più pesanti per famiglie e imprese, il vicepremier Salvini sembra ora voler commissariare il collega di governo”.

Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera e deputato del Partito Democratico.

“Dopo il fallimento del tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Salvini prova a fare il gioco delle tre carte e rilancia annunciando che sarà lui a convocare le compagnie petrolifere. Un tentativo evidente di scavalcare Urso e scaricare su altri le responsabilità di una gestione confusa e inefficace”.

“Intanto continua questo braccio di ferro permanente dentro il governo: si scrive Salvini contro Urso ma si legge Lega contro Fratelli d'Italia. Siamo di fronte a una guerra senza frontiere tra i partiti di maggioranza mentre famiglie e imprese pagano carburanti sempre più cari e bollette alle stelle”.

“Il Paese avrebbe bisogno di misure serie e coordinate per affrontare l’emergenza energetica. Invece il governo si divide, litiga e si rimpalla le responsabilità. E il risultato è sotto gli occhi di tutti”. 

 

12/03/2026 - 12:35

Ferma anche la riforma della rete di distribuzione.

“Ci siamo accorti tutti, andando a fare rifornimento, di quanto siano aumentati i prezzi dei carburanti e di quanto rischino di crescere ancora nei prossimi giorni. Il punto è che il governo avrebbe tutti gli strumenti per intervenire subito, ma non lo fa. Il governo può agire immediatamente adottando la proposta lanciata da Elly Schlein di utilizzare le accise mobili, uno strumento previsto dal nostro ordinamento dal 2008. Nel 2023 il governo ha modificato il meccanismo rendendolo più complicato, ma può comunque attivarlo da subito. È questa la richiesta che rivolgiamo all’esecutivo”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.

“Giorgia Meloni  - aggiunge l’esponente dem - ha costruito un’intera campagna elettorale proprio sul tema delle accise, criticando i governi precedenti perché non intervenivano. Faceva video promettendo che una volta al governo le avrebbe abbassate. Oggi però non fa assolutamente nulla. Anzi, con la legge di bilancio dello scorso anno, il governo ha deciso di riallineare le accise, che di fatto significa aumentare il gettito. Lo stesso esecutivo stima che nel 2026 arriveranno oltre 500 milioni di euro in più dalle accise sui carburanti. Un tesoretto che si potrebbe utilizzare per abbassare il costo dei carburanti per cittadini e imprese, invece di lasciare famiglie e lavoratori soli di fronte all’aumento dei prezzi”.

“Il governo - conclude Peluffo - si era inoltre impegnato ad avviare una riforma della rete di distribuzione dei carburanti, che potrebbe produrre maggiore efficienza e trasparenza nel settore con effetti positivi anche sui prezzi. Ma quel testo oggi giace malinconicamente nel cassetto della scrivania del ministro Urso. Servono scelte concrete per intervenire sui prezzi e rendere più efficiente il sistema. Il governo invece continua a rinviare, mentre cittadini e imprese pagano carburanti sempre più cari”.

 

11/03/2026 - 09:36

“Il superamento dei due euro al litro per il gasolio e della soglia di 1,8 euro per la benzina è un segnale molto preoccupante che conferma come l’Italia sia entrata in una nuova fase di shock energetico. Il boom dei prezzi si sta già scaricando direttamente sulle tasche di cittadini e imprese. Di fronte a rincari così rapidi servono interventi urgenti e immediati per contenere gli aumenti ed evitare fenomeni speculativi. Non si può restare fermi mentre salgono i costi dei trasporti, della logistica e di interi settori produttivi come agricoltura e pesca.

Meloni chiarisca subito quali misure intende adottare per proteggere famiglie e imprese e garantire sicurezza energetica. Il governo si dia una svegliata: non sono accettabili ulteriori rinvii mentre i prezzi alla pompa continuano a salire.”

Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione attività produttive della Camera e deputato del Partito Democratico.

 

09/03/2026 - 10:56

“L’intervista del ministro Urso sui carburanti è l’ennesima operazione di propaganda su un problema reale che il Governo continua a non affrontare.

Urso rivendica il decreto carburanti del 2023 come se avesse introdotto strumenti efficaci contro i rincari. In realtà quel decreto ha prodotto soprattutto una misura simbolica: l’obbligo di esporre il cartello con il prezzo medio regionale nei distributori. Una misura contestata dagli operatori e poi bocciata dal TAR perché sproporzionata e inefficace.

Non ha ridotto i prezzi alla pompa, non ha aumentato la concorrenza e non ha inciso sui meccanismi reali di formazione dei prezzi.

Ancora più singolare è sentire il ministro parlare oggi di accise mobili come se fosse una novità del Governo Meloni.

Quel meccanismo esiste nel nostro ordinamento dal 2008 e applicato per la prima volta nello stesso anno con decreto. È stato utilizzato più volte negli anni ed è stato applicato su larga scala nel 2022 dal governo Draghi per contenere l’impatto dell’impennata dei prezzi energetici.

Il Governo Meloni nel 2023 non ha introdotto le accise mobili: al contrario le ha rese più deboli, trasformando un meccanismo automatico e obbligatorio in uno strumento facoltativo, rimesso alla discrezionalità del Governo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre il prezzo del petrolio torna a salire e la tensione geopolitica aumenta, l’Italia continua a non avere un vero strumento anticiclico per proteggere cittadini e imprese dai rincari dei carburanti.

Serve meno propaganda e più politica industriale dell’energia.
Servono strumenti automatici e trasparenti per calmierare i prezzi, una riforma della rete di distribuzione che il ministro continua a tenere nel cassetto e una vigilanza reale sulle dinamiche della filiera.

Continuare a inseguire le crisi con annunci e task force non basta.
Quando l’energia costa troppo non è un problema tecnico: è un problema di scelte politiche”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato Pd e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera, a proposito dell’intervista del ministro delle imprese e made in Italy Adolfo Urso alla Stampa.

 

06/03/2026 - 13:22

“La propaganda del governo si scontra con la realtà. Alla pompa i prezzi dei carburanti sono già aumentati sensibilmente e le promesse fatte ieri dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e dall’esecutivo di intervenire con decisione contro ogni forma di speculazione si stanno già rivelando vuote”.
Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera e deputato del Partito Democratico.
“Il fallimento del tavolo convocato oggi da Urso al Mimit ne è la conferma. Il governo non sta intervenendo sulle conseguenze in Italia del conflitto in Iran mentre cittadini e imprese continuano a pagare prezzi sempre più alti. Meloni può rilasciare interviste quanto vuole, ma quando ci si trova davanti alla pompa di benzina le promesse si scontrano con la realtà dei fatti. L’esecutivo avrebbe strumenti concreti per agire, a partire dall’accisa mobile, che invece ha scelto irresponsabilmente di non utilizzare. Servono misure immediate per contrastare le speculazioni e tutelare famiglie e imprese”, conclude Peluffo.

05/03/2026 - 17:05

"Il decreto energia è stato annunciato per più di sei mesi e poi presentato con un testo che non interviene sui nodi strutturali, ossia l'eccessiva dipendenza del nostro Paese dal gas anche nella produzione di energia elettrica. Era inadatto prima, a maggior ragione con la crescita vertiginosa del costo del gas a causa del conflitto in Medio Oriente. Chiediamo di modificare radicalmente il decreto bollette. Il provvedimento si incentra sulla sterilizzazione di una parte dei costi dell'ETS, continuando a favorire la produzione di energia elettrica da gas e riversando poi questo costo nelle bollette nei prossimi anni. È un meccanismo profondamente sbagliato. Dobbiamo invece puntare decisamente sulle rinnovabili: è l'unico modo per abbassare da subito le bollette per le imprese e per le famiglie". Così il deputato dem Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive.

“Il fatto che il governo Meloni non avverta l’urgenza di questa questione – sottolinea l’esponente Pd - non è una questione di consapevolezza, è una questione di scelta. Il meccanismo previsto è in netta contrapposizione con la normativa europea. E quando il governo dice di essere l'unico ad avere il coraggio di aprire un dibattito a livello europeo non è così: hanno complicato quel dibattito. Non stanno cercando una soluzione, stanno cercando un alibi. Continuano a non fare nulla per abbassare le bollette e puntano solo a dire che è colpa di qualcun altro".

"Per tutelare l'interesse nazionale — conclude Peluffo — bisogna scegliere di stare non solo dalla parte dell'Europa, ma di chi in Europa spinge per una maggiore integrazione. Continuare a essere dipendenti dal gas significa ricorrere sempre di più al GNL americano, venduto a prezzi fuori mercato. Mettersi il cappellino MAGA significa non fare gli interessi degli italiani e non aiutare famiglie e imprese ad abbassare le bollette".

 

04/03/2026 - 16:07

“La risposta del ministro Urso non solo non rassicura ma aumenta le preoccupazioni sul caro bollette a seguito dell'escalation della guerra in Medio Oriente. L'aumento esponenziale del prezzo del gas diventa devastante inquadrato dentro la crisi strutturale del costo dell'energia che abbiamo in Italia. Finché il sistema del gas rimane agganciato al prezzo marginale del termoelettrico questo significherà aumento immediato delle bollette per famiglie e imprese”. Lo dichiara il deputato PD e vice presidente della Commissione Attività produttive, Vinicio Peluffo in replica al ministro Urso durante il Question Time alla Camera.
“Il decreto energia varato dal governo – sottolinea il parlamentare dem -, già insufficiente in condizioni ordinarie, si dimostra del tutto inadeguato in casi emergenziali come quello che stiamo vivendo. Il decreto non ha mai modificato la formazione del prezzo elettrico, non interviene in modo stabile sugli oneri generali di sistema, non semplifica la vita alle energie rinnovabili, non accelera su accumuli e contratti a lungo termine. Lo stesso vale per i carburanti che a seguito dell'aumento del prezzo del petrolio sono rialzati 10 centesimi al litro in soli due giorni”.
“Servono interventi immediati con strumenti a disposizione a partire da Mr Prezzi e, in prospettiva, dall'utilizzo dell'accisa mobile. Serve una vigilanza reale sui meccanismi di formazione dei prezzi, trasparenza nelle filiere e controlli contro fenomeni speculativi. Serve, infine, la realizzazione della riforma della rete di distribuzione, un'altra promessa non mantenuta e chiusa ancora nel cassetto della scrivania del ministro Urso. L'emergenza non si governa con slogan o pannicelli caldi, né seguendo i mercati. L'emergenza la risolve la buona politica quando interviene strutturalmente, cosa che non fa il governo Meloni, che vive solo di inerzia e propaganda”, conclude Peluffo.

24/02/2026 - 18:40

A rischio diritto dei cittadini a libera informazione.

“La commissione di Vigilanza Rai, organismo preposto a un ruolo di grande rilievo per la tutela e garanzia della libertà di informazione riconosciuta dalla nostra Carta costituzionale, è bloccata. Questa maggioranza continua a disertare le convocazioni settimanali, impedendo il decorso ordinario della commissione». Lo denuncia in Aula il deputato del Partito Democratico Vinicio Peluffo, componente della commissione di Vigilanza Rai.

“È una situazione indecorosa – denuncia l’esponente dem - che ha due gravi conseguenze. La prima: in questo momento i cittadini non vedono garantito il proprio diritto a essere liberamente informati e ad avere un'informazione di qualità. Siamo nel pieno di una campagna elettorale su un referendum costituzionale e la commissione di Vigilanza non può esercitare il proprio ruolo di garanzia. Il secondo aspetto riguarda la qualità del servizio pubblico, che è letteralmente decaduta. Lo hanno notato tutti i cittadini: basta fare zapping per rendersene conto. Situazioni paradossali come il commento imbarazzante e sconclusionato della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali, seguita da miliardi di persone nel mondo, con elementi persino offensivi, sono il risultato del pugno di ferro del controllo politico di questa maggioranza sulla Rai”.

«I presidenti dei gruppi di Camera e Senato dell'opposizione hanno chiesto un incontro formale ai presidenti delle Camere per sbloccare questa situazione. Se la maggioranza non ha intenzione di corrispondere al proprio precipuo dovere istituzionale, chiediamo al presidente Fontana di intervenire affinché la commissione di Vigilanza RAI possa finalmente svolgere fino in fondo il proprio ruolo a tutela dei cittadini e della democrazia”, conclude Peluffo.

 

19/02/2026 - 18:57

“Il decreto bollette del Governo è un’operazione di facciata. Dietro il balletto di cifre, 3 miliardi secondo Pichetto Fratin, 5 miliardi ha detto la Presidente Meloni, – e le stime ottimistiche che parlano di 7 miliardi nel biennio – non ci sono nuove risorse strutturali, ma redistribuzioni interne e stime di possibili effetti futuri legati alle dinamiche di mercato. Per il 2026 il bonus per le famiglie vulnerabili sale a 115 euro, ma le risorse restano 315 milioni. Nessun euro in più. E soprattutto il contributo del 2026 non si somma ai 200 euro del 2025, come inizialmente lasciato intendere: è una misura più debole rispetto allo scorso anno.

Per le imprese che consumano energia si riducono oneri e si rimodulano incentivi esistenti, ma non si interviene sulle cause strutturali del caro energia. Si sposta il peso dentro il sistema, senza cambiarne l’architettura e il conto viene portato in bolletta. Si riorganizza chi paga, non si cambia il modello. La BCE ha certificato che in Italia le famiglie pagano l’energia elettrica fino al doppio rispetto alle imprese energivore. Il decreto non affronta questa distorsione, non riforma il meccanismo che lega il prezzo dell’elettricità al gas e non mette in campo una strategia industriale pluriennale. Finché il prezzo resta agganciato al gas, basta una crisi internazionale per riportarci al punto di partenza. Questo decreto gestisce il presente, ma non costruisce il futuro. L’Italia ha bisogno di una riforma strutturale del mercato elettrico, di stabilità regolatoria e di un piano energetico industriale serio. Non di bonus una tantum e slogan”.

Così il vicepresidente della commissione attività produttive della Camera, il deputato democratico Vinicio Peluffo.

 

11/02/2026 - 16:19

“Dei tanti numeri dati dal ministro Urso si è dimenticato di quelli principali: è l'Istat che ci dice che la produzione industriale è crollata da quando si è instaurato il governo Meloni del 2,1% nel 2023, del 3,5% nel 2024 e della stagnazione che emerge dai dati parziali del 2025. La perdita della capacità produttiva non è congiunturale ma strutturale con i costi dell'energia più alti di tutta l'Europa, debolezza degli investimenti, incertezza regolatoria e assenza di politiche industriali”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente della Commissione Attività produttive, Vinicio Peluffo in replica al ministro Urso durante il Question Time alla Camera.
“La realtà – sottolinea il parlamentare dem - mette in luce solo i grandi errori del ministro Urso: Transizione 5.0 è un fallimento di ritardi e di risorse non utilizzate; la legge sul Made in Italy ridotta a somma di contributi a pioggia inefficaci e con l’illusione di un fondo sovrano senza risorse; l'industria dell'acciaio è in crisi, così come la chimica di base, il tessile e l'automotive. Che fine ha fatto la promessa di produrre 1 milione di autovetture all'anno e di un secondo produttore? Nulla è accaduto se non il taglio dei fondi per l'automotive che aveva ereditato dal precedente governo”. “Non c'è nessuna politica industriale da parte del governo ma solo una somma di annunci, ritardi e retromarce”, conclude Peluffo.

09/02/2026 - 10:30

Peluffo e Pandolfo (Pd): Urso riferisca con urgenza al Parlamento

“L’allarme che emerge dall’inchiesta del Corriere della Sera sulla crisi del Made in Italy non può essere ignorato. Marchi storici ceduti, investimenti industriali in calo, incentivi incerti e una politica industriale che continua a mancare di una direzione chiara: è questo il quadro che oggi colpisce il cuore produttivo del Paese. Da mesi, come Partito Democratico, abbiamo sollevato il tema nelle sedi parlamentari, presentando interrogazioni su numerose crisi aziendali citate nell’articolo e depositando una mozione sulle politiche industriali. Purtroppo, alle nostre iniziative non sono seguite risposte adeguate da parte del governo. Per questo chiediamo che il ministro Urso venga immediatamente in audizione presso le Commissioni Attività produttive della Camera. Il governo ha appena presentato il Libro bianco sulle politiche industriali: è il momento di chiarire quali scelte concrete intenda mettere in campo per fermare la perdita di pezzi fondamentali del nostro sistema industriale.
Senza certezze sugli incentivi, senza una strategia sull’energia e senza una visione di medio-lungo periodo, il rischio è continuare ad assistere alla vendita di imprese e competenze costruite in decenni di lavoro. L’Italia non può permettersi una politica industriale fatta di annunci e documenti senza attuazione. Il Parlamento ha il dovere di esercitare fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e controllo. Il governo venga a spiegare cosa intende fare, subito”.
Così Vinicio Peluffo, deputato PD 
Vicepresidente Commissione Attività produttive della Camera e Alberto Pandolfo
Capogruppo PD Commissione Attività produttive.

 

30/01/2026 - 14:41

“L’energia è un tema centrale delle politiche pubbliche e una leva decisiva per la competitività del Paese, la coesione sociale e la sicurezza nazionale ed europea”. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo, intervenendo al summit organizzato dal gruppo parlamentare del Pd “Accendere il futuro – L’Italia e la sfida della transizione energetica” in corso a Milano.
Peluffo ha sottolineato che la transizione energetica va governata con scelte politiche chiare, perché “senza una vera strategia energetica e industriale il rischio è subirla, con costi economici, industriali e sociali”. Secondo l’esponente Pd, il Governo “continua a muoversi con misure temporanee, senza affrontare i nodi strutturali del prezzo dell’energia e della sicurezza energetica”.

“La sicurezza energetica è anche sicurezza industriale – ha aggiunto –: un Paese che paga l’energia più cara dei concorrenti europei perde competitività, investimenti e filiere produttive”.
Peluffo ha quindi ribadito che la transizione “non è un costo da contenere, ma una leva di sviluppo industriale, occupazionale e tecnologico”, a partire dalle rinnovabili, dalle filiere produttive nazionali e dalle comunità energetiche. “Senza equità economica e consenso sociale – ha concluso – la transizione si ferma. Accendere il futuro significa trasformarla in una grande politica industriale nazionale ed europea. Purtroppo questo tema è fuori dall’agenda del Governo”.

 

13/01/2026 - 19:54

“Le dichiarazioni di Donald Trump contro l’accordo commerciale con Canada e Messico e contro le auto prodotte fuori dagli Stati Uniti colpiscono direttamente anche Stellantis e l’intera filiera automotive, fortemente integrata tra Usa, Messico e Canada, con possibili ricadute sull’industria e sull’occupazione in Italia. Di fronte a questo scenario, dal governo Meloni non arriva alcuna presa di posizione. Un silenzio ancora più grave se si considera che l’esecutivo ha annunciato la convocazione, a fine mese, del tavolo automotive senza però presentare una strategia chiara o un’idea industriale credibile. Stellantis, che produce sia in Messico che in Canada, ha già annunciato investimenti negli Stati Uniti, ma questo non è sufficiente a mettere al riparo una filiera globale e integrata dalle spinte protezionistiche americane. Continuare a tacere significa accettare un progressivo indebolimento del sistema industriale italiano. L’appiattimento sui capricci americani fa male all’Italia. Serve una linea chiara a difesa dell’industria e del lavoro”. Così Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera.

 

12/12/2025 - 18:44

“Con l’emendamento alla manovra che taglia 20 milioni l’anno all’emittenza locale e sposta la gestione del Fondo per il pluralismo dal MIMIT a Palazzo Chigi, il Governo infligge un ulteriore colpo al pluralismo dell’informazione. È un atto che indebolisce l’informazione nei territori e smonta un sistema che garantiva equilibrio, trasparenza e presenza delle voci locali: un’altra tappa nella contrazione del pluralismo che denunciamo da mesi.”
Lo dichiarano i democratici Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera e Silvia Roggiani, componente della commissione bilancio della Camera.
“Le TV e le radio locali - proseguono i dem - sono già sotto pressione economica e competitiva. Invece di sostenerle, il Governo crea instabilità e sottrae competenze al ministero responsabile, smentendo perfino gli impegni presi dal Ministro Urso. Chiediamo il ripristino immediato delle risorse e il rispetto delle funzioni del MIMIT”.

Pagine