29/01/2026 - 12:13

“Il nostro lavoro va verso un esito finale. Ci sarà una relazione conclusiva che, credo, raccoglierà le varie ipotesi formulate nel tempo con il sostegno  dei documenti e delle audizioni. La mia impressione è che il nucleo della verità di cosa accadde davvero quel pomeriggio del 22 giugno del 1983 vada ricercato nelle primissime indagini. Le indagini ‘fresche’ svolte dalla Squadra mobile e dai Carabinieri”. Così il deputato Roberto Morassut, vicepresidente della Commissione d’inchiesta sul Caso Orlandi e Gregori, intervistato da Radio Radicale.

“Sono indagini - spiega Morassut - nel corso delle quali furono subito attive delle iniziative depistatorie di vario tipo e con vari obbiettivi e motivazioni. E che si sono incastrate, sommate, aiutate pur senza magari  provenire dallo stesso ‘cervello’. Però è all’inizio che stanno i semi del vero. Di cosa ha fatto veramente Emanuela davanti a quella fermata del 70. Sulla reale esistenza del fatidico ‘uomo Avon’. Il caso di Mirella è probabilmente diverso ma è stato montato ad arte da qualcuno ai primi di agosto del 1983, a seguito di un articolo che accostò le due vicende, per dare corpo alla pista del ricatto internazionale poi esclusa nel 1997 dal GI Adele Rando e alle quali motivazioni, personalmente, credo. Un qualcuno che poteva probabilmente avere accesso alle ancora scarne e scarse fonti del fascicolo su Mirella. Sono ovviamente mie valutazioni che sorgono da elementi peraltro noti. Lavoreremo ancora nei prossimi mesi e ritengo che qualche lume in più possa essere offerto”.

 

28/01/2026 - 19:58

“Il Governo e la maggioranza hanno paura del voto dei giovani. Non si spiega altrimenti la bocciatura degli emendamenti delle opposizioni che chiedevano di consentire, anche in occasione del prossimo referendum costituzionale, il voto a studenti e lavoratori fuori sede nel luogo in cui vivono, studiano e lavorano. Il parere negativo del Governo e il voto contrario della maggioranza rappresentano una prova politica inequivocabile: Palazzo Chigi teme il voto popolare e di fronte a questo timore, si sceglie la strada peggiore, quella di limitare l’accesso al voto invece di ampliarlo. Impedire a centinaia di migliaia di studenti e lavoratori fuori sede di votare al referendum significa mettere in atto una vera e propria censura del voto popolare, una scelta grave e politicamente inaccettabile. Il diritto di voto non è una concessione della maggioranza di turno, ma il fondamento della nostra democrazia” così la capogruppo PD in Commissione Affari Costituzionali Simona Bonafè. 

28/01/2026 - 19:21

 “È evidente che il governo non ha visto la trasmissione Report o, comunque, non ha capito quello che ha visto. Nel senso che il problema non è che l’Ecm sia disabilitato, perché tutti sono disabilitati se non fanno l'aggiornamento. La questione centrale è che nonostante siano disabilitati l’inchiesta della trasmissione televisiva, attraverso la testimonianza del giudice Tirone, ha svelato che un informatico da remoto riesce a leggere esattamente quello che sta scrivendo il magistrato sul suo computer. E questo nonostante l’Ecm sia disabilitato e l'accesso da remoto sia fatto senza alert e senza richiesta di autorizzazione. Adesso, se il governo ha capito che questo meccanismo può creare problemi alla segretezza e alla sicurezza, perché insiste nel dire che va tutto bene e non interviene per le opportune modifiche? E siccome il governo, sempre rispondendo alla nostra interrogazione, dice che sono in corso accertamenti al ministero della Giustizia, allora non è vero che il ministro Nordio non se ne sta preoccupando: perché se ci sono degli accertamenti, vuol dire che ha deciso di verificare ciò sta succedendo. Allora delle due l’una: o Nordio c’è o ci fa”.

Così la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, commentando la risposta del governo in commissione Giustizia all’interrogazione del Pd sulla vicenda Ecn svelata dalla trasmissione Report.

 

28/01/2026 - 19:01

“Ci chiediamo anche noi cosa stia succedendo, perché quando le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina coinvolgono un artista italiano dovremmo essere tutti entusiasti. Invece assistiamo a polemiche scomposte e offensive da parte di alcune forze di maggioranza”. Lo afferma la deputata Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, commentando, sui canali social dei deputati dem, le tensioni sulla cerimonia d’apertura dei Giochi.

“È una polemica inutile, sbagliata e che ha il sapore di una censura preventiva, nel pieno rispetto ovviamente delle regole che presiedono all’organizzazione delle Olimpiadi. Quello che spaventa il Governo Meloni è forse la libertà degli artisti e dei pensatori, la possibilità di esprimere il proprio pensiero anche in rapporto al potere. Lo abbiamo già visto in passato con altri esponenti della cultura e dello spettacolo: non è una questione di maggioranza o opposizione, ma di libertà di espressione”.

“Le Olimpiadi – conclude Manzi – nascono come un momento di sospensione dei conflitti. In un contesto globale segnato da guerre e tensioni, sarebbe più utile rilanciare il messaggio universale dei Giochi piuttosto che alimentare polemiche dal sapore provinciale e dal contenuto molto basso”.

 

28/01/2026 - 18:48

“Il Financial Times conferma il fallimento della tassa Meloni di 2 euro sui pacchi extra UE che sta dirottando le spedizioni verso gli altri paesi europei: Governo intervenga per cancellarla prima che figuraccia internazionale faccia giro del mondo. L’auto dazio imposto dall’ultima manovra non sta colpendo solo le imprese della logistica italiana ma anche la credibilità dell’Italia” così sui social il deputato democratico, Andrea Casu.
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28/01/2026 - 17:49

“Il rischio di chiusura di alcuni punti nascita in Toscana, legato al mancato raggiungimento dei parametri numerici previsti dalla normativa nazionale, pone un tema serio che non può essere affrontato con rigidità burocratica. Il forte calo della natalità che attraversa l’Italia – certificato ormai da anni dai dati Istat – non può trasformarsi in un boomerang per i territori marginali e per le famiglie, scoraggiando ulteriormente la scelta di avere figli. La Regione Toscana ha giustamente avanzato la richiesta di deroghe mirate per salvaguardare presìdi come quelli della Asl Sud Est, della Gruccia o di Campostaggia, strutture che rappresentano un punto di riferimento sanitario e sociale per aree vaste e spesso periferiche. La chiusura automatica dei punti nascita rischierebbe di indebolire il diritto alla salute e alla prossimità dei servizi, soprattutto nelle zone interne, montane e rurali.”: è quanto dichiara una nota congiunta dei parlamentari Pd eletti in Toscana Emiliano Fossi, Marco Furfaro, Marco Simiani, Simona Bonafè, Federico Gianassi, Laura Boldrini, Christian Di Sanzo, Dario Parrini, Ylenia Zambito e Silvio Franceschelli.

“Allo stesso tempo, la sicurezza di madri e neonati deve restare un principio non negoziabile, nel rispetto dei protocolli del Ministero della Salute. Proprio per questo è necessario uscire da una contrapposizione sterile e procedere rapidamente al rinnovo e all’insediamento del Comitato percorso nascita nazionale, oggi scaduto, per valutare le richieste di deroga sulla base di criteri organizzativi, professionali e territoriali ed aprire un dibattito complessivo sull’opportunità di rivedere alcuni parametri. Difendere i punti nascita non significa infatti abbassare gli standard, ma rafforzare la rete sanitaria, investire su personale, trasporti materno-neonatali, consultori e integrazione tra ospedali e territorio. È questa la sintesi da perseguire: contrastare la denatalità, garantire presìdi sanitari nei territori marginali e assicurare, sempre e ovunque, la massima sicurezza per le donne e i loro bambini. Utilizzare questa situazione in maniera strumentale, come sta facendo la destra in Toscana, denota una evidente mancanza di cultura di governo e la conclamata incapacità di dare risposte concrete ai problemi delle comunità coinvolte": conclude la nota.

28/01/2026 - 17:32

"Nelle ore in cui la comunità di Masafer Yatta, in Cisgiordania, subisce un violentissimo attacco da parte dei coloni israeliani che bruciano case, rubano pecore e feriscono le persone, al Comitato diritti umani della Camera abbiamo audito le rappresentanti dell'Operazione Colomba che hanno testimoniato come la violenza contro la popolazione palestinese in Cisgiordania sia drammaticamente aumentata e mai così estesa come ora.
"Mai vista tanta violenza in 21 anni di nostra presenza" hanno riferito le volontarie dell'organizzazione pacifica e non violenta la cui presenza a Masafer Yatta ha lo scopo di fare da deterrenza e fornire protezione ai palestinesi accompagnandoli nelle attività quotidiane: dalla scuola al pascolo alla coltivazione degli olivi.
Dal 7 ottobre si è aggiunta un nuova figura: i soldati-coloni, riservisti a cui è stato chiesto di entrare nell'esercito e che indossando la divisa sono legittimati a usare le armi contro i civili palestinesi, anche a scopo privato. È a questa categoria che appartiene il colono che ha minacciato i carabinieri italiani a Ramallah.
Le volontarie di Operazione Colomba hanno riferito come in Cisgiordania stiano esponenzialmente aumentando gli avamposti che poi diventano nuovi insediamenti illegali dei coloni usurpando terre, e sottraendo energia elettrica e acqua ai palestinesi. Interi villaggi non esistono più, come Khallet Athabà che è stato totalmente raso al suolo e i cui abitanti sono stati costretti a fuggire. È solo uno dei tanti esempi del piano di pulizia etnica che il governo Netanyahu sta attuando in Cisgiordania e davanti al quale l'intera comunità internazionale tace colpevolmente". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

28/01/2026 - 17:31

“Ha fatto bene la segretaria del Pd Elly Schlein a dire che gli uomini dell’Ice non sono i benvenuti in Italia. Negli Stati Uniti accadendo fatti incredibili, vergognosi e pericolosi per i valori democratici”. Lo afferma Matteo Mauri, deputato e responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, commentando l’ipotesi di una presenza di agenti Ice alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

“Di fronte a quanto sta succedendo negli Usa – sottolinea l’esponente dem – bisognerebbe mettere limiti chiari e paletti invalicabili. La difesa della democrazia italiana e dei valori democratici devono venire prima di tutto. Colpisce, invece, l’opacità del governo Meloni: a giorni alterni sventola la bandiera della sovranità, ma poi abbassa lo sguardo quando Trump alza la voce. L’ipotesi stessa dell’invio di agenti Ice è ‘una provocazione’. Parliamo di una forza che si sta macchiando di violenze gravissime negli Stati Uniti, con uccisioni, arresti arbitrari, arresti di bambini. Anche se ovviamente non verrebbero qui a svolgere funzioni di ordine pubblico, e ci mancherebbe altro, il messaggio politico e simbolico sarebbe devastante”.

“Gli Stati Uniti – conclude Mauri- hanno personale di sicurezza più che sufficiente: mandino qualcun altro. La democrazia vive anche di simboli e di messaggi. Consentire oggi la presenza degli uomini dell’Ice in Italia significherebbe accettare una deriva inaccettabile. È giusto che una parte larga del Paese, non solo l’opposizione ma tanti cittadini, esprima indignazione per quello che vede e dica chiaramente che con tutto questo non vuole avere nulla a che fare”.

 

28/01/2026 - 17:21

“La riforma che ha portato alla nascita di Porti d’Italia S.p.A. colpisce duramente anche il sistema portuale pugliese, tagliando risorse fondamentali per la gestione e lo sviluppo degli scali. I numeri parlano chiaro: meno 7,5 milioni di euro all’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio e meno 4,3 milioni a quella del Mar Adriatico Meridionale”. Lo dichiarano i deputati pugliesi del Partito Democratico Claudio Stefanazzi, Ubaldo Pagano e Marco Lacarra.
“Si tratta di risorse che venivano utilizzate direttamente sui territori per garantire operatività, sicurezza e programmazione degli investimenti. Con questa riforma il Governo sceglie invece di sottrarle alle Autorità di sistema, riducendone autonomia e capacità decisionale. Soprattutto in una regione come la Puglia, dove i porti rappresentano un’infrastruttura strategica per l’economia, la logistica e la difesa, questo indebolimento è una scelta grave e miope. Centralizzare non significa migliorare, ma allontanare le decisioni dai territori e rallentare lo sviluppo. Con questa riforma il Governo, e in particolare il Ministro Salvini, stanno sacrificando ancora una volta l’interesse pubblico per creare un nuovo poltronificio. Si ritorni indietro su queste scelte prima di distruggere infrastrutture fondamentali per il Paese.”

28/01/2026 - 17:15

“Non molto tempo fa, in quest’Aula, abbiamo celebrato i suoi cento anni. In quell’occasione, sappiamo di essere riusciti a strappargli un ultimo sorriso. Discreto, appena accennato, ma autentico. Oggi quell’immagine ci accompagna, perché ci ricorda che la memoria della Repubblica non è mai astratta. Ha un volto, una storia, una responsabilità. Antonio Gramsci odiava gli indifferenti, e credeva che vivere volesse dire essere partigiani. Sergio Flamigni è stato esattamente questo. Mai spettatore, mai neutrale, sempre partigiano, dalla parte della Costituzione, del lavoro, della giustizia, della verità. Anche quando la sua ricerca lo portava controcorrente, anche quando veniva frainteso o attaccato. E in un tempo in cui l’indifferenza sembra spesso prevalere, la sua lezione resta attuale e necessaria. Coltivare la memoria, difendere le istituzioni, non distogliere lo sguardo dalle zone d’ombra della nostra storia, perché è lì che la democrazia viene messa alla prova. A nome del Partito Democratico, voglio rivolgere alla sua famiglia, a tutte le persone che lo hanno affiancato nel Centro di Documentazione Archivio Flamigni presenti sulle tribune, il nostro più sentito cordoglio e il ringraziamento di un Paese che gli deve molto”.

 

Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, intervenendo nell’Aula di Montecitorio.

 

28/01/2026 - 16:58

L’allarme lanciato da Assocarta sulla chiusura di sei impianti cartari nel solo 2025 è la prova del fallimento delle politiche industriali del Governo Meloni, che resta a guardare mentre un’eccellenza del Made in Italy affonda. È inaccettabile che l’Italia, leader nel riciclo, sia costretta a esportare 1,7 milioni di tonnellate di carta verso l'Asia per poi riacquistare il prodotto finito, regalando valore aggiunto, Pil e oltre 1.300 potenziali posti di lavoro ai competitor stranieri. Il paradosso di un settore che lavora solo al 70% della capacità a causa di costi energetici fuori controllo e oneri ambientali sproporzionati rispetto ai partner UE non può più essere ignorato dal Ministro Urso.

Con questa interrogazione chiediamo al Ministro delle Imprese di rompere il silenzio e attivare immediatamente un tavolo di confronto con la filiera. Non possiamo permettere che la perdita di competitività strutturale divori un comparto strategico che, se messo in condizione di operare, potrebbe generare una crescita di 1,4 miliardi di euro l’anno e nuovi investimenti, specialmente nel Mezzogiorno. È tempo di risposte concrete su energia e difesa dei livelli occupazionali: proteggere la filiera della carta significa proteggere l'economia circolare e la sovranità industriale del Paese.

Così i deputati del Pd Vinicio Peluffo, Marco Simiani, Augusto Curti e Irene Manzi.

 

28/01/2026 - 16:56

“Da parte del governo servono parole di verità sulla situazione drammatica in Sicilia, Sardegna e Calabria dopo la devastazione che ha portato il ciclone Harry. Quelle parole che non sono state ancora pronunciate dalla presidente Meloni ma solo dal capo della Protezione Civile: tutta la collina su cui si poggia la città di Niscemi sta franando sulla piana di Gela e serve garantire certezze ai cittadini coinvolti. Mentre nel governo Meloni e in quello della Regione Sicilia regna la confusione, occorre chiarezza sulle misure da intraprendere e sulle risorse da finanziare. Gli stanziamenti al momento sono a dir poco irrisori per un danno che si aggira attorno a 2 miliardi e il governo non ha ancora provveduto a bloccare i contributi e differire le scadenze fiscali a persone e imprese. Due provvedimenti da varare subito”. Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Trasporti, Anthony Barbagallo durante il Question Time con il ministro Ciriani sul maltempo che ha devastato Sicilia, Sardegna e Calabria.
“Stigmatizziamo l'assenza in Aula del ministro Musumeci che avrebbe dovuto essere qui alla Camera a rendere conto al Paese. Sono ore drammatiche per il Sud e la Sicilia in particolare. In questo momento non è importante trovare i colpevoli ma dare soluzioni. L'inerzia del governo non è consentita”, conclude Barbagallo.

 

28/01/2026 - 16:51

“La risposta del Ministero del Lavoro al Question time è una vera e propria resa dello Stato davanti alla chiusura di Cargill a Giammoro (provincia di Messina). Governo Meloni e Regione Siciliana non solo non hanno impedito la dismissione dello stabilimento, ma l’hanno di fatto accompagnata, scegliendo l’inerzia invece della difesa del lavoro e dell’industria”.

Così la deputata Pd, Maria Stefania Marino, sulla discussione del suo atto in commissione Lavoro alla Camera.

“Dopo mesi di incertezze - ha aggiunto - è chiaro che i ministeri competenti ed il Presidente Schifani abbiano lasciato campo libero all’azienda: nessun piano industriale, nessuna proposta di reindustrializzazione, nessuna tutela occupazionale. Dalla risposta del governo non emerge alcuna strategia, ma solo un drammatico vuoto politico e istituzionale. Così si distrugge un presidio produttivo che non era in crisi e si condannano quarantanove lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’assenza dello Stato. La chiusura di Cargill è l’ennesima dimostrazione del fallimento della politica industriale del governo Meloni in Sicilia: si perdono competenze, salari, futuro e dignità del lavoro mentre le istituzioni restano a guardare. Il Partito Democratico - ha concluso - non accetterà questa resa: continueremo a incalzare governo e Regione in Parlamento e sul territorio finché non verranno assunte responsabilità precise e aperta una vera prospettiva occupazionale”.

28/01/2026 - 16:38

“Ci aspettavamo che oggi la presidente Meloni a Niscemi e il governo in Aula si presentassero con un nuovo decreto. Una cosa seria, perché stanziare 33 milioni per oltre 2 miliardi di danni nella solo Sicilia non è serio. Ma non fa ridere. Oggi il ministro Musumeci dà la colpa al fato, ai mali storici della Sicilia, al comune di Niscemi e in definitiva ai cittadini. Ma lui non è un modesto epigono di Verga. É stato presidente della Regione e ora ministro da 3 anni e mezzo. Noi avevamo stanziato miliardi contro il dissesto idrogeologico, voi li avete tagliati e sul piano di adattamento climatico non avete messo un euro”. Lo dichiara il deputato siciliano del PD, Peppe Provenzano in replica al ministro Ciriani durante il Question Time alla Camera.
“In Sicilia se piove frana, se non piove è siccità – sottolinea il parlamentare dem – e Musumeci non se la deve prendere con il fato ma con la cattiva politica della Regione Sicilia, che quelle risorse non le ha spese mentre distribuisce mancette. Una regione immobile, sommersa dalle inchieste, che non ha le carte in regola neanche per gestire l'ordinario, figuriamoci lo straordinario”. “Serve un’assunzione dì responsabilità nazionale. Fin qui è mancata. Si metta da subito uno stop ai tributi per i cittadini e imprese colpite – continua Provenzano - ristori veri, una gestione efficace dell'emergenza e della ricostruzione con un trattamento specifico a Niscemi, servono competenze altissime. Si usino le risorse del Ponte sullo Stretto stanziati per il 2026 perché, al di là di quello che si pensa su un progetto inutile e dannoso, non verranno mai spese. Non è benaltrismo, è serietà. Non si tratta di prendere soldi dai siciliani, ma di restituirli per le vere priorità. E restituite anche i 4 miliardi sottratti della decontribuzione o i 2,5 miliardi tagliati ai comuni del Sud o i 3,5 miliardi tagliati dal fondo perequativo. Questo governo ha abbandonato il Sud e ridotto la Sicilia alla marginalità. Non è la natura che presenta il conto. È il prezzo che stanno pagando i siciliani per carenze di anni. Noi non li lasceremo soli e ve ne chiederemo conto”, conclude Provenzano.

28/01/2026 - 15:42

“La Francia ha fissato l’età minima di accesso ai social per gli under 15, mentre a livello europeo si discute di fissare il limite a 16 anni. L’Italia poteva essere il primo Paese dell’Unione a intervenire, ma non lo è stata perché una proposta di legge bipartisan è stata bloccata dal governo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge sull’accesso dei minori alle piattaforme social.

“La nostra proposta – sottolinea l’esponente dem – è stata firmata da tutti i gruppi politici, di maggioranza e opposizione, e ricalca esattamente il modello francese. È un testo che mette tutti d’accordo e che potrebbe essere approvato rapidamente. Eppure è rimasto fermo, probabilmente anche per le pressioni delle piattaforme, che temono un danno economico. Di fatto, il governo Meloni ha scelto di bloccare un intervento di tutela dei più giovani. C’è ancora tempo in questa legislatura per approvare una legge condivisa che protegga ragazze e ragazzi. Ma, ad oggi, dobbiamo registrare che Giorgia Meloni ha voluto fermare una proposta che guardava ai giovanissimi e alla loro sicurezza”.

“Ci sono – conclude Madia - pericoli gravissimi legati all’uso precoce dei social: cyberbullismo, violenza, distorsione dell’immagine corporea, disturbi alimentari. Ma anche nei casi considerati ‘fisiologici’ si registrano calo dell’attenzione e dell’apprendimento, problemi fisici ed endocrinologici, aumento della sedentarietà. La Società italiana di pediatria è stata chiara: sotto una certa età i social non vanno usati. Servono regole serie, ora”.

 

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