"Sono venuta a sapere in queste ore che anche alcune mie foto sono finite sul famigerato forum "Phica.net", accompagnate da commenti sessisti, volgari e violenti. Non è la prima volta, purtroppo. Ma anche in questo caso procederò come ho sempre fatto e cioè denunciando alle autorità.
Davanti a chi pensa di poter disporre del corpo delle donne, sia dal vivo sia online, non si può e non si deve tacere.
Trovo, per altro, imbarazzante il comunicato dei gestori del sito che davanti alla denuncia di decine di donne che hanno trovato centinaia di commenti e loro foto non autorizzare dicono che "non siamo riusciti a bloccare in tempo tutti quei comportamenti tossici". Segnalo che alcune delle mie foto e dei commenti irripetibili che le accompagnano risalgono al 2020. Ma di cosa parlano? Il forum si qualifica a cominciare dal nome che i gestori hanno scelto di dargli.
Non sono singoli comportamenti tossici: è una cultura tossica che forum come quello non fanno che alimentare. Ed è sul piano colturale che bisogna agire. Non subiremo questa rivoltante violenza misogina". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Solidarietà alle parlamentari e alle donne vittime delle manipolazioni on line. È stata offesa la loro dignità e quella di tutte. È violenza e misoginia che va combattuta con ogni mezzo. Più controlli e più sanzioni e una presa di coscienza più determinata da parte degli uomini.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"La polemica della destra su una iniziativa del Comune di Bologna per la limitazione del danno per chi è dipendente dal crack è infondata, strumentale ed inaccettabile. Si tratta di una iniziativa opportuna e corretta, volta a contrastare le dipendenze. Invece di polemiche inutili servirebbe l' unità di tutte le forze politiche. Per combattere il traffico di droga con tutte le iniziative utili, di repressione dello spaccio, di prevenzione, di superamento delle dipendenze". Così Andrea De Maria, deputato PD
"In Campania prosegue la mobilitazione contro la chiusura dei punti nascita di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri. Tre presìdi che registrano meno dei 500 parti annui fissati dall’Accordo Stato-Regioni del 2010, ma che si trovano in territori classificati come disagiati, con distanze spesso superiori ai 50 km dagli ospedali più vicini. Non è una questione di numeri o di bilanci: è una questione di diritti costituzionali. In territori così fragili la deroga è un atto dovuto". Lo scrive sui social il deputato campano del Pd Stefano Graziano.
"Per questo - prosegue l'esponente dem - raccolgo l’invito dei Comitati civici e chiedo la convocazione urgente di un incontro al ministero della Salute. È necessario aprire subito un tavolo istituzionale per garantire la continuità dei punti nascita".
"Su un tema che riguarda la vita delle persone e la sicurezza delle famiglie - conclude Graziano - non ci possono essere divisioni politiche. Chiedo a tutti i colleghi parlamentari campani di unirci in questa battaglia comune. Io ci sono".
Stamattina sono stato al Carcere della Dozza. Il numero dei detenuti è aumentato molto. Su una capienza di 500, ad oggi i reclusi sono 796. Questi numeri non permettono più di svolgere efficaci attività di rieducazione e di reinserimento. Il personale in organico effettivo è di 455 unità su una pianta organica prevista di 510. Si ammassano corpi senza prospettiva e solo grazie al personale e ai volontari la situazione è in qualche modo alleviata. Ho visto le attività dei volontari e le attività di reinserimento al lavoro, poche ma preziose. Così il carcere è solo pena, con la sola prospettiva di continuare a delinquere. I tossicodipendenti sono 364. In carceri così non escono dalla dipendenza, ma sono destinati a uscire ancora come spacciatori. La manutenzione, quando ci sono i soldi per farla, non si può fare perché non c’è spazio. Alla polizia penitenziaria mancano ispettori e sostituti. Alla direttrice del carcere , al personale e ai volontari va tutto il mio apprezzamento. Al governo dei proclami della Meloni rivolgo una richiesta di umanità minima: perché non applicare la liberazione speciale anticipata? Già oggi è previsto - solo per chi è certificato di buona condotta - uno sconto di pena di 45 giorni ogni semestre. Se si porta lo sconto a 60 giorni ogni semestre, persone detenute con meno di un anno potrebbero uscire. E ripeto solo con buona condotta certificata. Non farlo, significa peggiorare una situazione di grave emergenza e di negazione della dignità umana. Se i Comuni lavorano per ridurre i danni, con iniziative per togliere dallo spaccio i tossicodipendenti, il carcere li moltiplica. La destra si vanta di aumentare le pene contro la droga, ma non fa nulla per prevenire, e ridurre il problema che assilla i Comuni.
Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Quanto accaduto nelle ultime ore, con l’ennesima ondata di insulti e commenti sessisti scoperti online e rivolti a colleghe e rappresentanti delle istituzioni, è un fatto gravissimo che non può lasciarci indifferenti. Alle donne coinvolte va tutta la mia solidarietà. Non possiamo accettare che il web diventi terreno fertile per la diffusione di odio e sessismo”.
Lo dichiara Michela Di Biase, deputata del Partito Democratico.
“Di fronte a episodi così inquietanti, non basta la condanna. Serve un cambio di paradigma culturale che parta proprio dalle istituzioni. Per questo è urgente che il Parlamento acceleri sull’approvazione della legge che introduce il principio del consenso nei casi di violenza sessuale, ancora ferma in commissione alla Camera. Non si tratta soltanto di una modifica normativa - sottolinea Di Biase, che è relatrice del provvedimento - ma di una scelta che afferma con chiarezza che il corpo delle donne non è mai disponibile senza un sì esplicito e consapevole. È la strada per costruire una società fondata sul rispetto, sulla parità e sulla libertà delle persone. Il contrasto alla violenza sulle donne – aggiunge la deputata Pd – non si gioca soltanto sul piano repressivo, ma soprattutto sulla capacità di costruire una cultura diversa, che parta dal linguaggio e arrivi fino ai comportamenti quotidiani, online e offline. È un dovere che riguarda tutti - conclude Di Biase -e che il Parlamento deve assumersi senza ulteriori rinvii”.
“Come molte altre donne, sono stata vittima di abuso online attraverso la pubblicazione non autorizzata su un forum porno. Ho deciso di reagire presentando denuncia, non solo per me ma soprattutto per tutte le altre donne vittime di questa violenza” così sui social la deputata democratica Lia Quartapelle.
"Meloni sostiene che mentre lei salva i bambini, l’opposizione si limita a scrivere le mozioni sulla tragedia di Gaza. Intanto si tratta di una pesante sgrammaticatura istituzionale. Al Governo c’è lei e l’opposizione fa il suo mestiere avanzando proposte a cui non si è mai degnata di dare una risposta. La verità è un’altra: all’Italia serve un Presidente del Consiglio che sia conseguente rispetto alle parole che pronuncia. Perché continua a negare l’embargo delle armi a Israele? Come per esempio ha fatto Berlino? I bambini si salvano se finisce la guerra, se i soldati non sparano più sui civili, se c’è un riconoscimento del diritto dei palestinesi ad avere uno stato, se si fanno sanzioni effettive per fermare i signori della guerra, se si sospendono i trattati di cooperazione e i memorandum militari. L’Italia pesa se ha un ruolo politico, non se si limita a fare il compitino per non disobbedire agli USA di Donald Trump". Lo dichiara in una nota il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera.
“Le parole pronunciate oggi dalla presidente Meloni al Meeting di Rimini sono il segno di un’ambiguità politica evidente che rischia di indebolire ancora di più la posizione dell’Italia in Europa.” Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione Politiche europee, commenta le dichiarazioni della premier sulla presunta irrilevanza geopolitica dell’Unione europea.
“Il discorso pronunciato è paradossale e contraddittorio rispetto alle azioni messe in campo negli anni passati all'opposizione ed oggi al governo del Paese, volte ad ostacolare ogni reale passo in avanti verso una maggiore integrazione europea con ulteriori cessioni di sovranità da parte degli Stati membri. Meloni cita Draghi, ma ne strumentalizza il messaggio: Draghi invoca un’Europa più unita, più forte, più autonoma. Meloni ha sempre sostenuto l’opposto e ha sempre lavorato per un’Europa in tono minore, debole, frammentata. L’Europa ha consentito di avere circa 80 anni di pace, di costruire benessere e sviluppo, di affrontare la pandemia, di difendere valori essenziali di democrazia, diritti fondamentali e libertà. Va rafforzata sempre di più l'integrazione per affrontare da protagonista le sfide geopolitiche, economiche e sociali del nostro tempo. Ma è l'opposto di ciò che vuole la Premier e tutta la destra sovranista antieuropeista.
“Se Meloni è davvero convinta che l’Europa debba riscoprire e rilanciare il proprio ruolo nel mondo, cominci col sostenere le proposte di riforma presentate da Mario Draghi e quelle elaborate da noi democratici, a partire da maggiori investimenti comuni nei settori strategici sul modello del Next Generation EU. Perché non si può citare Draghi al mattino e poi inseguire posizioni sovraniste e Trump la sera.”
Non ha una sua idea, non ha una soluzione su alcun dossier e non ha fatto nulla da poter raccontare. Oggi a Rimini Meloni ha solo assicurato il suo personale impegno su tutto. Ma sempre solo a parole. Doveva cambiare il paese, si limita invece a raccontarne uno fantastico dove farà, vedrà, agirà. Domani. Oppure mai. Lascia soli gli italiani ad affrontare i tagli alla sanità, una scuola in abbandono e un lavoro malpagato e insicuro. È tornata dalle vacanze ma non ancora nel paese reale.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei deputati.
“Le immagini che arrivano dalla laguna di Orbetello come dal Delta del Po sono impressionanti e descrivono una realtà drammatica. Se dal Commissario straordinario per il granchio blu, Enrico Caterino, e dal governo, non arriveranno risposte immediate, la situazione rischia di diventare irreversibile”. Così in una nota i deputati Antonella Forattini e Marco Simiani, rispettivamente capogruppo in commissione Agricoltura e capogruppo in commissione Ambiente e i deputati dem in commissione Agricoltura Marino, Romeo Rossi e Vaccari.
“Alla ripresa dei lavori parlamentari – prosegue la nota – interrogheremo il ministro per capire se intenda finalmente rimuovere un commissario inadeguato o se preferisca lasciare che un settore primario come la pesca scompaia del tutto. In commissione Agricoltura abbiamo ascoltato un commissario che ha offerto una rappresentazione lontanissima dalla realtà, parlando di un comparto ormai desertificato, con centinaia di partite Iva perse, redditività e produttività azzerate, e senza alcuna prospettiva di rilancio. Un quadro che peggiora di giorno in giorno, senza che in due anni di emergenza sia arrivata una sola risposta concreta”.
“La pesca italiana – concludono gli esponenti dem – non può morire nell’indifferenza del governo. Non basta incentivare il consumo del granchio blu, serve una strategia seria per salvaguardare un comparto che rappresenta lavoro, identità e presidio ambientale. Noi continueremo a chiedere interventi immediati e strutturali”.
Il governo cambi completamente rotta e accolga l’appello dei vescovi italiani sulle gravi criticità delle aree interne del Paese. Come Partito democratico chiediamo da tempo l’urgenza di investimenti per evitare lo spopolamento e la desertificazione di interi territori, ma purtroppo ci pare evidente che il governo Meloni sia completamente sordo e pure incapace di sfruttare l’occasione straordinaria del Pnrr per difendere e valorizzare le nostre aree interne.
Così il capogruppo Pd in commissione Difesa alla Camera, Stefano Graziano.
“Ancora una volta il ministro Piantedosi preferisce attaccare le Ong invece di riconoscere lo sforzo di chi si dedica a salvaguardare e garantire la vita umana in mare. È grave che, di fronte al salvataggio di persone in condizioni di pericolo, il Viminale scelga di insistere su sanzioni e fermi amministrativi piuttosto che ringraziare chi svolge questo prezioso lavoro dove lo Stato non arriva”.
Così Matteo Mauri, deputato e responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, commenta le parole del ministro dell’Interno dopo il fermo della nave Mediterranea della ong Mediterranea Saving Humans.
“Le Ong non sostituiscono lo Stato – prosegue l'esponente dem – ma colmano vuoti che non dovrebbero esistere. Per tutta risposta questo governo costringe i migranti salvati in mare, spesso in condizioni molto precarie, a inutili giorni aggiuntivi di navigazione verso porti molto distanti dal teatro delle operazioni. Viaggi che, oltre che infliggere altre inutili sofferenze, tengono a lungo lontane le navi di soccorso dal Mediterraneo centrale, dove si continuano a consumare moltissime tragedie".
Invece di criminalizzare chi salva vite - conclude Mauri - il governo dovrebbe rafforzare le capacità di intervento istituzionali e cooperare con chi in mare agisce per umanità. E dovrebbe scusarsi pubblicamente per aver permesso a un torturatore conclamato come Almasri, di tornarsene tranquillamente in Libia. La propaganda e l'opportunismo politico non può valere più della sicurezza delle persone. La priorità, per chi ha giurato sulla Costituzione, deve essere una sola: salvare vite, sempre e senza esitazioni”.
“Definire un Presidente di Regione un “cancro” non è solo un’offesa a chi la subisce. È un insulto alla dignità delle istituzioni, alla lotta quotidiana di migliaia di famiglie che convivono con una malattia terribile ed è la dimostrazione di come l’odio rappresenti ormai la cifra culturale distintiva della destra”.
Così Marco Furfaro, membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, commenta il post pubblicato dal presidente del Consiglio comunale di Poggio a Caiano, Mauro Mazzoni, in cui definisce Eugenio Giani “un cancro di cui la Toscana deve liberarsi”.
“C’è un limite che nemmeno in campagna elettorale si dovrebbe mai superare. Quando il linguaggio della politica è disumano e violento, si diventa indegni del ruolo che si ricopre e incompatibili con la responsabilità istituzionale che si dovrebbe onorare ogni giorno”.
“La Toscana, fortunatamente, è terra di civiltà. E il 12 e il 13 ottobre, saranno ancora una volta i cittadini a ricordarlo a questa destra violenta e inadeguata”.
"Sulle pensioni si sta giocando una partita tutta interna al governo. Con la Lega che ha iniziato la campagna elettorale per le elezioni regionali. Non è chiaro a nessuno se questo dibattito estivo avrà uno sbocco concreto, intanto si alimentano aspettative. Che tra l’altro riguardano la persone in carne ed ossa che non sanno quale sarà il regime pensionistico a cui avranno accesso alla fine di questo anno. E’ incredibile che da Palazzo Chigi non arrivi una mezza parola di chiarezza, anche perché ancora una volta la titolare del dicastero del Lavoro non è pervenuta, non si sa che fine abbia fatto nonostante l’insediamento di un tavolo con le parti sociali sulla previdenza. Una cosa è certa: il TFR è dei lavoratori, non di Durigon. E pensare di usare quei soldi per nascondere il fallimento di chi aveva promesso di abolire la legge Fornero non è accettabile". Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.