*Non smetteremo di parlare di Gaza, di impegnarci nelle aule parlamentari e fuori, si raccontare le storie delle persone uscite dalla Striscia. Come oggi nella bellissima piazza Dante di Grosseto grazie alla libreria Palomar che ha organizzato questo partecipatissimo pomeriggio. Continueremo a parlare dello sterminio del popolo palestinese e della pace a cui non possiamo rinunciare neanche davanti all'immobilismo delle istituzioni europee e, tra loro, anche di quelle Italiane. Per fermare Netanyahu, la mobilitazione di tutte e tutti è fondamentale. Facciamoci sentire, ovunque, anche con la musica come hanno fatto oggi Stefano "Cocco" Cantini e Luca Tonini che erano insieme a noi e che ringrazio.
Spero che questo appuntamento sia di ispirazione per altre librerie in tutta Italia e per chiunque voglia fare la propria parte davanti all'orrore. C'è un genocidio in corso e noi non possiamo restare a casa". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Serve una regolamentazione giuridica semplice ed efficace sull’intelligenza artificiale, non una normativa che, come il decreto sicurezza, limita i diritti invece di tutelarli”. Lo ha dichiarato Chiara Gribaudo (PD), vicepresidente del partito, intervenendo oggi alla Camera dei Deputati al convegno “Intelligenza artificiale e rapporti di lavoro – Attualità e prospettive”.
“L’IA può salvare vite e migliorare le condizioni di lavoro, ma può anche diventare uno strumento di controllo e di esclusione. Per questo – ha aggiunto – non possiamo permettere un’introduzione unilaterale nei luoghi di lavoro, senza il coinvolgimento delle rappresentanze e senza tutele chiare”.Gribaudo ha sottolineato la necessità di “garantire responsabilità umana, informazione trasparente e diritti”, richiamando anche l’impegno dell’UE e dell’Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro sul tema della transizione digitale. “Solo governando questa trasformazione – ha concluso – l’intelligenza artificiale potrà essere davvero al servizio di un lavoro dignitoso e sicuro”.
Tra i relatori anche l’avvocato Stefano Margiotta, docente all’Università degli Studi Roma Tre, che ha contribuito al dibattito con un approfondimento giuridico sul disegno di legge C-2316 e l’articolo 11.
“Leggo che l’ex segretario della Cisl, Luigi Sbarra, entrerà nel Governo Meloni come sottosegretario al Sud. Tanti auguri. Ora forse è più chiaro il motivo per cui si schierò con forza per il no al salario minimo due anni fa”. Così, in un post social, il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro, commenta la proposta della presidente Meloni di nominare Sbarra a Sottosegretario con delega al Sud.
“Questi giorni di grande caldo stanno facendo ancor più male al ministro dei Trasporti. Salvini parla di tutto e lo fa a sproposito. È poco chiaro, anzi surreale accostare la sicurezza nazionale con il Ponte sullo Stretto. Qual è la connessione tra un'opera che sicuramente non rispetta i parametri della sicurezza ambientale e sismica, con la sicurezza nazionale?”. Così in una nota il deputato Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in Commissione Trasporti.
“Il peggior ministro d'Europa, per dire no a Bruxelles sul 5% del Pil per la difesa, usa la solita propaganda per la sua chimera di grandezza: il ponte sullo Stretto. Chiaramente i problemi dei siciliani che hanno un Tpl ridotto all'osso e grandi difficoltà nei trasporti e nelle infrastrutture verranno rimandati alla prossima campagna elettorale. Solo allora si ricorderà di loro, nel frattempo preferisce a vagheggiare su un ponte come opera militare”, conclude Barbagallo.
“Apprendiamo della ‘proposta’ della Presidente Meloni di nominare Sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra. L’ex Segretario della CISL dovrà quindi confrontarsi direttamente con le tante crisi occupazionali che si sono aperte nel Mezzogiorno negli ultimi anni e con una situazione di generale arretramento dell’industria in tutto il Sud.”
Così Claudio Stefanazzi, deputato pugliese e membro della Commissione Finanze a Montecitorio.
“Proprio oggi ho depositato un’interrogazione parlamentare sullo stabilimento Basell di Brindisi. Un tema su cui proprio la CISL ha dato ampie rassicurazioni nel corso di una recente audizione in Commissione Attività Produttive, confermando la linea del Governo e parlando di ‘inesistenza di un rischio occupazionale’ sia per Eni Versalis che per le imprese dell’indotto, di cui appunto Basell fa parte. In attesa della formalizzazione del suo incarico, non possiamo che essere ansiosi di sapere quali soluzioni Sbarra intende adottare per scongiurare il terremoto che si prospetta nella chimica di base italiana, a un passo dalla completa dismissione. Sarà per me un grande piacere sottoporgli questa e molte altre questioni roventi.”
Domani mattina alla Camera il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, guidato da Antonio Tajani, sarà chiamato a rispondere all’interrogazione presentata dal Gruppo parlamentare del Partito Democratico, che denuncia il “grave boicottaggio tecnico e istituzionale del referendum perpetrato nei confronti dei cittadini italiani residenti all’estero.Un voto ostacolato non da un divieto formale, ma da tagli ai fondi, ritardi nella spedizione dei plichi elettorali, assenza di campagne informative sui media in lingua italiana e disservizi organizzativi, che hanno compromesso seriamente l’esercizio democratico del voto. La denuncia arriva da numerose comunità italiane nel mondo che hanno segnalato l’impossibilità concreta di partecipare alla consultazione dell’8 e 9 giugno. L’interrogazione è stata promossa dai deputati del Pd eletti all’estero Toni Ricciardi, Nicola Carè, Christian Di Sanzo, Fabio Porta. “Come deputati eletti all’estero – dicono i democratici - abbiamo il dovere di vigilare sulla piena attuazione del diritto di voto per milioni di connazionali iscritti all’AIRE. Per questo, domani chiederemo conto in Aula al ministro Tajani sui fondi stanziati, sui criteri adottati per la loro ripartizione tra i consolati e sulle direttive operative eventualmente impartite". Ecco il testo della domanda a cui dovrà rispondere il Maeci: "Si chiede di sapere quale sia l'ammontare complessivo e il riparto dei singoli capitoli dei fondi stanziati per l'organizzazione del voto degli italiani all'estero in occasione dell'attuale tornata elettorale, anche in raffronto alle ultime due tornate elettorali (elezioni politiche 2022 ed elezioni europee 2024) e quali siano i criteri adottati dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per la distribuzione delle risorse economiche tra le sedi consolari, tenuto conto delle differenze di popolazione iscritta all'AIRE, dei costi locali e della necessità di garantire parità di accesso e condizioni eque per l'esercizio del voto”.
Siamo molto preoccupati per quanto sta succedendo in Egitto dove si sono registrati fermi ed espulsioni di molti cittadini internazionali impegnati nella Marcia per Gaza. Risultano bloccati anche quindici italiani che agli organi di stampa hanno parlato di “vere deportazioni”. Proprio ieri abbiamo chiesto in Aula alla Farnesina di agire per assicurare il successo della carovana di migliaia di persone provenienti da 54 Paesi che sta avanzando verso Rafah attraverso il Cairo per portare solidarietà al popolo palestinese e per consegnare aiuti umanitari. Quando il mondo non agisce di fronte a un massacro di queste proporzioni, se semplici cittadini volontariamente con i loro mezzi si fanno carico di questa marcia per portare pace e giustizia devono essere sostenuti, devono essere facilitati e tutelati così come accaduto alla nostra delegazione italiana di parlamentari, ONG, giornalisti e accademici che dal 16 al 19 maggio. Chiediamo perciò al governo di intervenire con urgenza per garantire la sicurezza e la tutela dei nostri connazionali in marcia per Gaza.
Così in una nota la deputata Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera.
“L’Istat certifica una stabilità nei dati sulla disoccupazione, ma il vero tema è la qualità dell’occupazione: i contratti a termine continuano ad aumentare, segnale di un lavoro povero, precario, spesso occasionale. Si tratta di un’occupazione a basso valore aggiunto, che non garantisce diritti né sicurezza. Mentre in Spagna il contratto a tempo indeterminato è tornato a essere la regola, in Italia il governo continua ad alimentare la precarietà”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, che in un’intervista sui canali social dei deputati dem sottolinea come l’esecutivo “sia diventato il principale agente di instabilità del lavoro: l’utilizzo estensivo di voucher, contratti a termine e lavoro in somministrazione mina la forza contrattuale dei lavoratori e aggrava le condizioni di insicurezza”.
Sul fronte della sicurezza, Scotto contesta le affermazioni della ministra Calderone: “Collaborare con l’opposizione significa, prima di tutto, eliminare il massimo ribasso negli appalti, chiudere la stagione dei subappalti a cascata e investire risorse vere nella sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma soprattutto significa scegliere il lavoro stabile contro la precarietà, che è una delle cause principali delle morti sul lavoro, come certifica l’Inail”.
Critico anche il giudizio sulla cosiddetta “patente a crediti” per le imprese edili: “È uno strumento inefficace. Basta una semplice autocertificazione, e i controlli sono ridotti al minimo: nei primi sei mesi solo il 2,7% delle imprese è stato verificato, su 800mila patenti rilasciate solo 21 sono state sospese. In un Paese dove muoiono tre lavoratori al giorno, 1100 nell’anno precedente significa che non siamo davanti a una soluzione, ma a un’illusione”.
“L’Ufficio Parlamentare di Bilancio lo ha confermato: la riforma dell’IRPEF voluta dal centrodestra non alleggerisce il carico fiscale, ma lo aumenta per buona parte del ceto medio. È esattamente ciò che il Partito Democratico denuncia fin dall’inizio di questa legislatura: una riforma sbagliata, che penalizza i contribuenti e contribuisce all’aumento della pressione fiscale, in aperta contraddizione con le promesse elettorali del governo Meloni”. Così Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“In un contesto economico internazionale già critico – aggiunge l’esponente dem – con la frenata del Pnrr, l’inasprimento dei dazi da parte degli Stati Uniti e la fragilità dell’economia italiana, il governo continua a raccontare un Paese che non esiste. Mentre gli altri Paesi programmano il futuro con serietà, l’esecutivo Meloni preferisce rifugiarsi nella propaganda, ignorando la realtà dei dati e delle difficoltà. Siamo alla quarta modifica del PNRR, dopo che il governo aveva promesso di rivoluzionarlo rispetto alla versione Draghi. Ma la verità è che il livello organizzativo e la capacità di attuazione non sono neanche lontanamente paragonabili. Molti obiettivi non sono stati raggiunti e i dati che il governo sbandiera sono gonfiati: si basano sull’assegnazione di gare e contratti, ma non c’è alcuna certezza che le opere verranno effettivamente completate entro il termine del 31 dicembre 2026. Il rischio concreto è che le imprese vadano pagate e l’Europa non rimborsi l’Italia.”
“Un grande Paese come l’Italia – conclude Pagano - dovrebbe affrontare questa fase convocando maggioranza e opposizione attorno a un tavolo. Il Pnrr è nato grazie a un lavoro condiviso, con l’ex governo Draghi, e oggi va salvaguardato. Se perdiamo quei fondi, insieme a quelli strutturali europei, ci condanniamo a una crescita nulla. E se non si crea ricchezza, si distribuisce solo povertà. Il Pd è disponibile al confronto, ma il governo preferisce ignorare i problemi e ostentare sicurezza. A loro diciamo: non è in gioco una carriera politica, è in gioco il destino di milioni di cittadine e cittadini”.
Hanno invitato Rutte, segretario generale della Nato, ma poi ognuno gli ha detto una cosa diversa. Sulla richiesta dell’aumento degli investimenti per la difesa ogni forza di governo ha un’idea diversa. La più fantasiosa come sempre quella di Salvini che in quelle spese vorrebbe far rientrare anche il suo ponte sullo Stretto.
Per il resto mi pare che numeri e tempistica indicati da Rutte risultano chiaramente irrealistici.
Serve un salto di qualità nella difesa europea e non una corsa al riarmo dei singoli stati. Scelta controproducente come ci ha detto l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, che non ottimizza le soluzioni e non determina alcun risultato in termini di crescita per il paese.
Lo ha detto a Tagatà Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Non esiste alcuna reale riduzione delle tasse, in particolare per i lavoratori dipendenti e il ceto medio. Il governo continua a raccontare una narrazione falsa, mentre la pressione fiscale aumenta e le disuguaglianze si aggravano”. Lo dichiara il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, commentando l’allarme lanciato dall’Ufficio parlamentare di bilancio sul regime a tre aliquote IRPEF.
“Il problema principale – spiega l’esponente dem – è che non si interviene sull’effetto dell’inflazione e del cosiddetto fiscal drag: gli aumenti contrattuali ottenuti grazie all’azione sindacale vengono di fatto riassorbiti dalla crescita della tassazione. Un paradosso intollerabile, in cui chi lavora e produce si ritrova penalizzato, senza che il governo faccia nulla per correggere questa distorsione. Inoltre, le riduzioni di risorse a Comuni, Province e Regioni stanno determinando aumenti della fiscalità locale, aggravando ulteriormente il carico fiscale sui cittadini, soprattutto su chi già paga l’IRPEF. Siamo davanti a un sistema sempre più iniquo. Mentre la pressione fiscale cresce, il governo continua a proporre nuove rottamazioni. Salvini invoca una ‘pace fiscale’ che di fatto si traduce in una nuova ondata di condoni. Ma i risultati sono fallimentari: al concordato preventivo ha aderito solo il 13% dei contribuenti. Così si incentiva solo l’attesa del prossimo condono, disincentivando i pagamenti regolari”.
“Questa non è lotta all’evasione, né riduzione delle disuguaglianze – conclude Merola – è la resa dello Stato alle spinte corporative e agli interessi particolari, a scapito dell’interesse generale del Paese. La verità è che si riduce il peso delle imposte progressive a favore di quelle sostitutive: oggi solo il 40% delle entrate fiscali deriva da tasse realmente progressive. Si sta svuotando l’IRPEF e con essa l’autonomia finanziaria degli enti territoriali. Il risultato è un sistema fiscale sempre più insostenibile, che genera disparità crescenti tra territori, generazioni e cittadini”.
“Oltre mille morti sul lavoro nel 2024, malattie professionali in aumento, infortuni tra studenti in crescita. I numeri parlano chiaro: sul tema della sicurezza non bastano più le parole, servono fatti. Non è più tollerabile un mondo del lavoro fatto da precarietà e insicurezza. Il sistema ispettivo resta sottodimensionato e il caporalato non si combatte davvero se non si investe con adeguati investimenti nei controlli”. Lo ha ribadito oggi in Aula il deputato Pd Mauro Laus, intervenendo sulla relazione della ministra Calderone per la sicurezza sul lavoro.
“Invece di proseguire con strumenti già depotenziati, come la patente a punti in edilizia – ha sottolineato l'esponente dem - il governo dovrebbe smetterla con leggi vetrina o slogan. La precarietà non è solo un problema di diritti, ma un fattore che mette a rischio la vita stessa dei lavoratori. Chi vive nell’incertezza non può lavorare in sicurezza. Un Paese che non protegge chi lavora, è un Paese che non ha futuro”, ha concluso Laus.
“Profondo dolore per la scomparsa di un servitore dello Stato, Carlo Legrottaglie, caduto mentre era impegnato a garantire legalità e tutelare la sicurezza dei cittadini. A nome del Gruppo Pd, esprimiamo il nostro cordoglio e ci stringiamo con commozione e rispetto alla famiglia del militare caduto e alla comunità dei Carabinieri, a cui va tutta la solidarietà e gratitudine per l'impegno quotidiano. Occorre fare piena luce sulla dinamica di quanto accaduto per rispetto verso il sacrificio di Carlo Legrottaglie che merita giustizia”. Lo dice il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in Commissione Bilancio, esprimendo il cordoglio per Carlo Legrottaglie brigadiere capo dei carabinieri ucciso ad Francavilla Fontana questa mattina, durante il suo ultimo giorno di servizio.
“Faremo, lavoreremo, stanzieremo: queste sono le parole della ministra Calderone oggi in Aula come se in questi due anni e mezzo fosse stata altrove, la ministra del Lavoro di un altro Paese. Le morti sul lavoro sono un dramma che va affrontato come una vera emergenza nazionale perché la sicurezza è il metro della civiltà di un Paese. E in questo l'Italia non è all'altezza. Non è cortesia il fatto che Calderone sia a Montecitorio, ma è grazie alla proposta del Pd che il governo è tenuto a riferire ogni anno in Parlamento sulla sicurezza sul lavoro”. Lo ha detto il deputato Marco Sarracino, responsabile coesione territoriale del Pd, intervenendo sulla relazione della ministra Calderone per la sicurezza sul lavoro.
“Il metodo voluto dal governo – continua l'esponente Pd - si basa sulla svalutazione del lavoro da un lato e sulla compressione dei diritti dall'altro ed è incurante della condizione di milioni di lavoratori. Meloni dichiarò che il suo governo sarebbe stato di 'chi lascia fare e chi vuol fare', ma lo ha fatto sdoganando tutto: le tasse come un pizzo di Stato, il lavoro senza tutele, l'impresa senza regole, addirittura la vita umana come un costo da tagliare”. “Così non si può andare avanti, la sicurezza non può essere un tema isolato in un Paese dove si lavora tanto e si guadagna troppo poco, dove i salari sono fermi da decenni, dove intere generazioni vivono nella costante precarietà o vanno all'estero perché non si sentono rispettati. Il lavoro deve dare dignità, ma il governo Meloni toglie la speranza”, conclude Sarracino.
"Non parliamo più di morti bianche, non lo sono, sono morti ingiuste e spesso nascono da una visione distorta del lavoro che mette prima il profitto e dopo la sicurezza, che ancora troppo spesso viene considerata un pezzo di carta, quando dovrebbe essere un patrimonio condiviso e non un onere”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’Inchiesta parlamentare sugli incidenti sul lavoro in Italia, rispondendo alla ministra Elvira Calderone alla Camera.
“Siamo d’accordo che serva formazione e rispetto delle norme, ma dobbiamo chiederci: quale cultura della sicurezza hanno lavoratori sottoinquadrati? Quale cultura hanno lavoratori che magari non parlano la nostra lingua? Quale cultura della sicurezza hanno lavoratori che devono svolgere un lavoro nel minor tempo possibile? - ha proseguito la deputata dem - Vengono mandati allo sbaraglio. Per non parlare poi dei lavoratori irregolari, fuori dai numeri che abbiamo ma che sappiamo perfettamente che esistono”.
“Su appalti e subappalti non avete detto nulla, non avete fatto nulla, solo annunci. Ma è lì che bisogna intervenire, nella catena degli appalti e dei subappalti, dove si annida maggiore precarietà, maggiore insicurezza, minore formazione alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Serve il gratuito patrocinio per i famigliari delle vittime e serve una procura speciale. Non dobbiamo lasciare sole le piccole procure che spesso non riescono a gestire al meglio i procedimenti sugli incidenti sul lavoro, perché se no rischiamo di non dare giustizia ai famigliari, e in quel caso lo Stato perde due volte” ha concluso Gribaudo.